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From: marco@ghost.unimi.it (Marco Negri)
Subject: Re: L'Italia vista dagli USA
Message-ID: <1991May03.114806.28356@ghost.unimi.it>
Organization: Computer Science Dep. - Milan University
References: <6nygpvj@rpi.edu> <1991May2.000933.18387@jarvis.csri.toronto.edu>
Date: Fri, 03 May 1991 11:48:06 GMT
Lines: 84

distef@eecg.toronto.edu (Eugenia Distefano) writes:

>In article <6nygpvj@rpi.edu> giua@ecse.rpi.edu (Alessandro Giua) writes:
>>Il seguente articolo e' apparso sul New York Times di 
>>domenica 26 aprile 1991 nella sezione "The World: the week in review".
>>
>>*************************************
>>Italy's Political Circus Maximus Is Becoming
>>A Luxury the Nation Finds Harder to Afford
>>
>>by Clyde Haberman
>>

>						... Comunque, piu` che 
>esprimere giudizi sull'articolo in questione, mi piacerebbe dar voce qui 
>brevemente ad alcune preoccupazioni che nutro a proposito delle cosiddette 
>riforme istituzionali.

>E` piu` che ovvio che "something isn't working" e non ci voleva l'"acume" :)
>di Cossiga per accorgersene. Inefficienza, spreco, corruzione e immobilismo, 
>cause di sdegno e disgusto piu` che giustificati, sono sotto l'occhio di tutti.
>Mi sembra pero` un affrettato, pasticcione e, almeno per alcuni, interessato
>non sequitur questo affermare che tutto cio` deriva dal sistema proporzionale,
>che si vorrebbe correggere, e da un esecutivo relativamente debole, che si 
>vorrebbe rafforzare.

>Ci sono in Europa altri paesi (quelli scandinavi, l'Olanda, altri, credo) che 
>hanno istituzioni pressoche` identiche alle nostre (sistema strettamente
>proporzionale, alto numero di partiti rappresentati in Parlamento, regime 
>parlamentare piuttosto che presidenziale), ma che non hanno alcuno dei nostri 
>succitati problemi. Evidenza piu` che bastante, secondo me, che la radice di 
>tali problemi e` a monte e non nell'estrema democrazia del sistema. 

>E in che cosa aiuterebbe una repubblica presidenziale?  Non molto, visto che
>l'approvazione e la discussione delle leggi, si spera, competerebbero ancora 
>al Parlamento (non credo proprio che i gravissimi problemi menzionati dall'
>articolo -il deficit, lo squilibrio nord-sud, il crimine organizzato ecc.- 
>possano essere risolti a colpi di decreti presidenziali....); .....

>Io purtroppo non ho soluzioni da proporre ai problemi di inefficienza e
>immobilismo di cui sopra e pare che di questi tempi in Italia l'impegno della
>denuncia e dei "che fare?" non vada piu` di moda; chi fa come me e` 
>facilissimamente tacciato di qualunquismo, come se fare qualcosa, qualunque 
>cosa, anche qualcosa di sbagliato, sia sempre e per forza meglio di niente.  

>-- 
> Eugenia Distefano 
> distef@eecg.toronto.edu

Condivido, almeno nelle linee generali, l'intervento di Eugenia.
Vorrei pero` sottolineare che, in Italia, esistono due problemi peculiari
che, a mio modesto parere, sono non la causa ma la "condizio sine qua non"
di una buona parte dei nostri problemi.
In primo luogo, giusto per dare un'idea della gravita` della situazione
Italiana, vorrei ricordare due cifre riportate la settimana scorsa dalla Banca 
d'Italia e dai Ministeri competenti. Lo stato ha un introito fiscale pari al
54% del Prodotto lordo interno nonostante che ben il 23% delle
PIL sfugga ad ogni tassazione (Evasione Fiscale) : in due parole ogni italiano
(onesto) ha, nello stato italiano, un socio di maggioranza non producente.

Detto questo i due problemi a cui accennavo prima sono lo stato di diritto
e` l'intoccabilita delle cariche pubblico/amministrative.
Lo stato di diritto, grande e geniale invenzione, ha ormai piu` di 2000 anni
e, a mio modesto parere, e` assolutamente superato. Non si puo` pensare
di prevedere *tutto* per legge. In Italia si dice : "fatta la legge fatto
l'inganno". Esistono centinaia di aree di deregulation per mancanza di leggi
cosi come esistono centiaia di aree ove solo specialisti in quel settore
legale sono in grado di muoversi.
Sarebbe ora che le leggi (il parlamento) si occupassero, come nei paesi 
anglosassoni, di dare direttive generali e si smettesse di legiferare per tutto.
Vi faccio un solo esempio : un mio collega e` in attesa di assunzione da
parte dell'universita` dopo quasi 10 anni di precariato e, ora, stanno
approvando una legge appositamente per risolvere il suo caso.
Se questa non e` fantascienza ....

Il secondo problema e` che qualunque incarico, anche dirigenziale, nell'apparato
pubblico e` a vita, indipendentemente dalla qualita`, ed onesta`, del
lavoro prodotto. Quindi, anche se gli italiani potessero` scegliere il governo
(presidenziale o parlamentare poco importa) nulla cambierebbe in tutto 
l'apparato burocratico/amministrativo/produttivo dello stato.
Ricordatevi che gli impiegati statali inglesi, quando scrivono ad un cittadino
si firmano : "Il vostro umile Servitore".

Ciao. Marco
-- 
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