Quando un uomo prende una donna come moglie, l’ultima cosa di cui si preoccupa — quando pur se ne preoccupa — è l’opinione vera che questa donna abbia di lui e perchè ella acconsenta a sposarlo.
Gli basta d’essere sposato, e include nel fatto che ella nutra la «grande stima» e «l’ardente amore per lui». — Ora, quando un uomo si trova nelle condizioni che devono piuttosto alienare da lui, che avvicinargli una bella fanciulla, come mai non si spaventa all’udire che essa acconsente a divenir sua.... tutta sua? E invece se ne rallegra.... e crede che gli altri se ne rallegrino con lui sul serio!?
È vero che ve n’è anche di quelli, i quali, quando si sono messi in mente di sposare quella tal donna, la vogliono a qualunque costo.... e la sposano persino sapendo che ella non sa proprio cosa farsene di loro — anzi forse appunto per questo — come se il possedere un corpo inanimato o animato da spiriti ostili e disposto necessariamente alla vendetta, fosse cosa invidiabile. — E voi cosa volete farci?
Così noi sappiamo che il signor Minelli condusse a casa la sua sposina, convinto di due cose: — ch’egli era il di lei primo amore e che ella era fior di roba.
E Maddalena seppe tanto bene inebbriarlo, stordirlo colla bellezza, colle sue carezze, e colle arti apprese alla scuola di Giulio, che egli vi perdette la testa. Avrebbe dovuto sospettare qualche cosa.... non è vero... a tanta scienza....? ma egli non poteva sospettare; egli diceva semplicemente: — «Questa è una donna!.... altro che la mia prima!» — E siccome non s’era mai trovato a simile festa, — l’abbiamo detto, — perdette la testa.
Qui bisogna sapere ch’egli in origine era un povero garzone di negozio, al quale si poteva predire anche.... nessun avvenire. La fortuna volle che a sua madre venisse in mente di farlo entrare in uno dei così detti oratorj. — Sono congregazioni di gente di tutte le età e condizioni, la quale i giorni festivi si diverte, prima di pranzo, in una cappella, per quattro o cinque ore, ascoltando delle messe, delle prediche, cantando a squarciagola dei Magnificat, dei Maria Mater Gratiæ, ecc. — e dopo pranzo, in un giardino.... non troppo all’inglese, giocando ai birilli e alle pallottole — con finale purificazione serale, dei maggiori, all’osteria.
All’oratorio un sacerdote prese a voler bene al nostro Minelli, per la di lui dolcezza e ingenuità, coprendolo della sua protezione e, venuto il tempo, gli trovò anche la moglie.
Era una fanciulla di trent’anni, discretamente tarlata, se non nella virtù, nel fisico, ma che portava una ventina di mille lire nel grembiale.
Dormiva poco, mangiava meno, scopava molto ed era tanto economa da far dire che le mancava persino il cuore di mirarsi nello specchio per paura di sciuparlo. Senza idee al di là della calza, un ghiaccio per quello che di solito infiamma le donne — e infine religiosa.
Questo non occorreva nemmen dirlo.
Ebbene, un simile matrimonio passò venti anni sereni e tranquilli, in cui se non si contribuì alla propagazione della specie, si misero insieme onestamente altre centomila lire, cosicchè quando Minelli prese la seconda moglie, era padrone di centoventimila lire, oltre l’avviamento del negozio, che ogni anno prosperava sempre più.
Sposare Maddalena, e mutarsi il vento e tutto andare a precipizio fu una cosa sola.
Con quali idee era entrata Maddalena nel matrimonio? Con nessuna e con tutte. Avrebbe veduto e, a seconda delle circostanze, si sarebbe regolata.
L’importante per lei era maritarsi.... per le ragioni che conosciamo.
Il marito era ricce.... «Tanto meglio! — si disse — godremo la vita. Ormai già non mi resta a far altro a questo mondo.»
E si accinse a godere colla smania con cui vediamo sulla scena un affamato gettarsi sur un pasticcio.
Di simpatia, d’amore, di stima, di intime compiacenze della vita di famiglia — non era a discorrersi neanche per baja.
Se avesse potuto sposar Giulio quando la sua fede in sè e in lui era intiera, l’amore le avrebbe dato quei principj, quelle convinzioni che occorrono per una donna di famiglia — perchè una donna innamorata è capace di tutto e, non persino, ma principalmente d’essere onesta.
Ma l’amore essendole stato strappato dal seno, di sorpresa, con tanta violenza, ella rimase come.... senza un viscere, eppur viva.
Ella non fu più una donna. Coll’amore aveva perduto ogni senso morale, ciò che si chiama cuore — e, quel ch’è peggio, senza alcuna speranza di riacquistare nè l’uno nè l’altro.
Dunque: marito ricco e godere.
E per disgrazia, Minelli, invece di frenarla, si associò a lei a lavorare per la comune rovina. Egli, che durante tutta la sua vita non aveva dato prove che d’energia e di buon senso — trasportato dalla sua folle passione, non diede, dopo le seconde nozze, che prove dì debolezza e di stoltezza.
Nonchè rifiutare.... offriva. — Anche le cose a cui Maddalena sarebbe stata indifferente, quasi quasi venivano da lui imposte.
«Oggi faremo» — «domani andremo» — «ecco cosa t’ho comperato....» e così via.
Non v’era da desiderare. Era già fatto.
Niente di meglio per Maddalena. Abiti, giojelli a profusione, gite di piacere, teatri, cene, pranzi, e tutto senza posa al punto che doveva essere un faticare piuttosto che un godere.
La casa, che durante il primo matrimonio era arredata con una semplicità quasi campagnuola — vi si vedeva il puro indispensabile e tutta roba di gusto più che tramontato — ora pareva un bazar. E il cambiar il vecchio in nuovo aveva costato quindicimila lire.
Il ragioniere del signor Minelli vedeva con spavento questo scialacquo crescente, e arrischiava talora una timida osservazione.... Minelli ascoltava, gonfiava le gote, poi si passava una mano sulla fronte.... e le cose continuavano sempre sullo stesso piede — il che vuol dire sempre in peggio, perchè le rendite non aumentavano e non si faceva che consumar capitale.
Il ragioniere, vedendo l’inutilità delle sue premure, tacque, lusingandosi che, quando alla chiusura del bilancio sarebbe risultato il guasto profondo fatto da tante follie nella situazione della casa, il signor Minelli avrebbe fatto senno.
Ma s’ingannò. Minelli vide, fu malcontento, disse che bisognava fare, che bisognava dire, che sperava anni migliori pel seguito.... ma che quanto alle spese di casa era difficile ridurle.... Però avrebbe fatto il possibile. Si capisce subito che non fece niente. La solita storia. Non v’è alcuno di quelli che si rovinano, che non lo sappiano di rovinarsi, eppure nessuno sa fermarsi a tempo e salvarsi. In che cosa mai sperano?
Un fatto che avrebbe dovuto avere le più benefiche conseguenze per casa Minelli, fu invece una cagione di nuove spese, e nulla più. Vogliamo parlare del giorno in cui Maddalena mise alla luce una figlia.
Allora si vide alcun che di stranissimo in quella casa. Si festeggiò la nascita con un ricevimento, in cui, fra confetti e vini di lusso, si consumò in poche ore un capitale, si fecero brindisi innumerevoli alla neonata, alla puerpera, vi furono dei versi sulle gioje della famiglia, vi furono complimenti, abbracciamenti e baciucchiamenti senza fine per il papà, per l’avventurata mamma, che il cielo aveva benedetti subito regolarmente.... e poi, buona notte! l’indomani si mise la bambina sulle braccia della nutrice, che partì, e non si parlò più di figlia nè di gioje della famiglia, come se nulla fosse nato....!
Le varietà del genere madre sono infinite.
Accenneremo solo delle seguenti:
Vi sono delle madri-nate che amerebbero i proprj figli anche se il padre fosse la creatura più odiosa, anche se egli si fosse sottratto colla fuga a qualsiasi responsabilità. — Vi sono delle donne che amano i figli, perchè amano il marito — altre che si rassegnano a mantenerli, perchè non si è potuto non averli e li educano perchè un giorno «ne porteranno in casa» — altre infine che odiano la loro prole. Queste ultime non sono donne, sono.... cimici.
Maddalena fu estremamente seccata quando sentì d’essere madre. «Perchè avere dei figli?» si diceva. Nelle disposizioni in cui aveva preso marito, e tutta simulazione e affettazione nelle sue tenerezze per quell’uomo, del quale una sola cosa le premeva — «che spendesse per lei» — ella non vedeva a cosa potessero servire dei figli.
L’istinto materno aveva forse esistito in lei, ma in tal caso era stato ucciso in germe insieme all’amore per Giulio. Così ella era madre come un bruto qualunque, anzi peggio, perchè aveva generato contro la sua volontà. Questo non lo disse per convenienza, ma lo fece capire quando dichiarò al marito che «non ne voleva più.» Ella voleva essere libera. Ecco perchè, battezzata la figlia, la mandò alla campagna e ben lontano.
Il marito diceva qualche volta: «Andiamo a trovare la nostra Silvia» — «Sì.... andremo», rispondeva Maddalena, ma non si andava mai. Non è a credere però che proprio nessuno pensasse alla povera Silvia. Oh! ci pensavano i Papetti, che di tanto in tanto montavano in diligenza e facevano le loro brave quaranta miglia per andar ad abbracciare la bambina....
Ritornavano poi a dire cose meravigliose della sua bellezza e del suo spirito.... ma non sgelavano nulla. Padre e madre avevano ben altro a fare, come stiamo per vedere.
Si può farne a meno dell’amore, nella vita, quando si hanno delle ragioni per non volerne sapere, ma non si può trovare bella e neanche sopportabile la propria casa se l’amore non vi regna.
Maddalena s’annojò tanto della casa conjugale negli ultimi mesi della gestazione, che si propose, non appena avesse riacquistata la primiera libertà di movimenti, di stare in casa il meno possibile.
E tenne, e la prima cosa che volle, tosto che potè uscire, fu non pranzar più a domicilio. — Il marito sulle prime non ne voleva sapere, poi cedette a malincuore, infine si abituò al nuovo genere di vita e fu contento come di tutto il resto.
Questa innovazione malaugurata ebbe le più funeste conseguenze.
Primo, la casa da quel momento fu casa.... di nome. Non v’era attaccato più niente. Casa volle dire solo: luogo dove si sta a dormire.
Secondo, il marito, che già nei primi mesi della seconda unione aveva perduto alquanto della sua diligenza e attività — quando si prese l’abitudine di pranzar fuori, a poco a poco finì col trascurar del tutto i suoi interessi, perchè da principio si stava all’osteria un pajo d’ore, e poi si arrivò a passarvi tutta la sera e quindi anche parte della notte. Si giunse al punto che il tempo bastava appena per smaltire a letto e per riempirsi di nuovo.
Un’abitudine poi ne genera delle altre, e, colle molte amicizie di buontemponi che la vita all’osteria procurò a Minelli, egli prese insensibilmente anche l’abitudine ai liquori e specialmente al terribile absinthe.
Dopo pochi mesi di tal disordinare, non si riconosceva più in Minelli l’uomo una volta robusto e pieno di vitalità. Già era cominciata quell’incuria di sè stesso così propria della gente dedita al bere. La barba incolta e brizzolata, gli abiti sempre gualciti, scuciti, unti....; non si vedeva mai quando eran nuovi. Gli occhi imbambolati, la persona accasciata, incapace di celeri movimenti. Solo quando aveva trangugiato una dozzina di bicchierini di quelle infernali bevande.... aveva dei sussulti galvanici. Egli pareva rianimarsi allora, ma tosto cascava addormentato col volto di tutti i colori. Risvegliatosi, ricominciava per riaver qualche spirito.... e tosto ricadere.
— Perchè bevi così, Minelli? — gli diceva alle volte qualche amico, dolente di vederlo compiere un lento suicidio.
— Bevo.... per mettermi in forza.... e per dimenticare.
— Che cosa dimenticare? i tuoi affari vanno a gonfie vele, tua moglie ti vuol bene.
— Sì, è vero, ma ho bisogno di dimenticare.... capisci....? Bisogna essere qui.... qui nel cuore! —
Nessuno ci capiva nulla, per cui si cominciò a dire che il povero Minelli andava impazzando.
Che cosa mai aveva bisogno di dimenticare?
Eh! aveva bisogno di dimenticare la sua miseria fisica e morale, non voleva vedere il dissesto de’ suoi affari, non voleva vedere la sua imbecillità.
Egli voleva vedere una cosa sola.... sua moglie.... e sempre più cresceva la sua passione per lei, perchè ella diveniva sempre più magnifica. La vita dell’osteria le si confaceva!
La chiamavan già la «Minella dalle belle spalle.»
Aveva il volto freschissimo della prima gioventù e l’opulenza di forme dei trent’anni. Era una di quelle bellezze che quando passano vi strappano una bestemmia.
E Maddalena, colla sua influenza, avrebbe potuto salvare Minelli. Perchè non lo fece?
Un giorno il padre e la madre le dissero:
— Guarda che tuo marito beve troppo.... lo dicono tutti.
— È un’esagerazione.... — rispose.
— Guarda che gli farà male....
— Ma che!
— Ma sì, quando si bevono tanti liquori, si muore abbruciati.... Bel gusto sarebbe per te restar vedova così giovine. —
A queste parole ella ebbe un sorriso sinistro.... e scrollò le spalle.
Nero abisso in cui non vogliamo nemmeno lasciar cadere uno sguardo.
Intanto il tarlo continuava il suo lavoro nella fortuna del merciajo.
La voce della sua negligenza, del suo dilapidare s’era sparsa — e, nonostante gli sforzi del suo ragioniere, l’avviamento della sua bottega ne soffriva. Tutti prima erano abituati a vedere il Minelli, ed ora il Minelli non c’era mai o quasi — e quando c’era, pareva stupido. Gli avventori si stancavano. Ad aggravare il male, s’aggiunse una nuova piaga.... i giovani di negozio cominciarono a fare quel tal mestiere.... cosicchè spesso avveniva che certi articoli, i quali non erano mai stati venduti, non si trovassero più. Perchè? Ma come? Chi è stato? Il ragioniere sbuffava, sgridava.... ma l’occhio e il braccio del padrone mancavano e non c’era rimedio possibile.
E che faceva Maddalena?
Un primo amore da ridere aveva fatto di lei una moglie, e quindi una madre per ridere. Che le restava a fare? — Ridere. — Qual miglior modo di divertirsi, che studiare quel mondo per lei affatto nuovo in cui s’era trovata sbalestrata, quasi d’improvviso?
Quanto gliene aveva detto Severina era poco in confronto della vasta scienza, e l’aveva messa in viva curiosità di imparare il resto. D’altronde, avesse anche Severina potuto dirle tutto, altro è viaggiare sui volumi dei viaggiatori, e altro è viaggiare colle proprie gambe.... toccare e vedere.
In poco tempo ne toccò e ne vide tante che il suo cervello ne fu profondamente guasto. Vi sono degli individui che passano in mezzo a tutte le immondezze e ai delitti senza soffrirne altro che un po’ di noja alla vista e all’olfatto — vi son altri invece cui l’immondezza e il delitto seducono, e non hanno ancor finito di vedere che già sono immondezza essi medesimi o rei. — Altri infine si divertono e imparano.... pel momento.... salvo poi il far più o meno loro pro di quanto hanno appreso — a norma delle circostanze.
Maddalena era di questi ultimi.
Vedere, pigliar un gusto matto a studiare, a scoprire — e tener a mente.
E davvero aveva ragione di pigliarsi gusto. Nella sua posizione e colle numerose amicizie d’ambo i sessi, di cui il matrimonio e la vita nuova l’avevano circondata, ella poteva veder chiaro in tutto questo amalgama stranissimo che si chiama «Società,» niuna classe esclusa.
L’osteria è una specie di lavatojo, in cui si mettono in evidenza tutte le macchie della città e della provincia.
Non si smacchia mai nulla, è vero — ma in compenso, si scopron delle macchie anche dove non ve ne sono.
Minelli aveva cominciato dall’esser solo colla moglie all’osteria, poi vi si era aggiunto qualche amico, poi gli amici degli amici, in modo che in poche settimane la sala o il berceau, sotto il quale, a seconda del tempo, si pranzava, bastava appena per «Minelli e compagnia bella.»
Fino alla frutta, di solito, tanto più se v’era qualche faccia nuova, si conservava la bussola, si discorreva di cose di famiglia, di affari, di politica, specialmente estera, perchè più facile, ecc., ecc., — poi, a poco a poco, colle libazioni, il termometro saliva e veniva il resto, il vero condimento del pranzo, la più gradita droga, il coronamento dell’edificio, venivano cioè i discorsi lubrici.
Si cominciava dai doppj sensi, poi si passava ai sensi semplicissimi, e quindi si mettevano sul tappeto la vita materiale conjugale e le questioni analoghe in tutta la loro crudezza.
L’imprudenza dell’uno provocava l’accusa o le giustificazioni dell’altro. Si udivano certi rimproveri che avrebbero fatto arrossire.... un frate.... forse.... Si davano dei consigli che avrebbero ispirato ad un legislatore, delle aggiunte al codice penale. Si facevano dei paralleli.... a cui la storia era affatto estranea, ma che commovevano — v’erano delle liriche ad un dio che nell’antichità si vedeva da per tutto, e che ora si tien celato per render più saporito il suo regno.... perchè egli impera sempre.... Oh! sì — v’era..... v’era insomma la morale come veramente la intende il mondo.
Un marito, mostrando sua moglie, diceva: Ecco il mio sacramento — una moglie, parlando del marito assente, diceva: Oggi non c’è il mio matri...., cercate fra i moccoli la finale.... quanto a noi non la scriviamo. L’amor conjugale si assicurava non esser possibile perchè è sempre quella minestra. I figli, un imbarazzo che fanno diventar brutta la donna e tolgono gli agi alla casa, anzi, precisamente che impediscono di berne un bicchier di più.
Le mogli devono essere tanti mobili. I mariti sono copertoni, ecc. Poi venivano le storielle dei barcajuoli, dei curati, dei frati, delle monache, e si discorreva dei porti di mare e delle famiglie-alberghi, dove non si arriva mai tardi e si alloggia sempre bene. Il tutto accompagnato da commenti, discussioni, miglioramenti di testo....
V’erano dei momenti in cui si credeva di essere proprio.... in questo mondo.
E la società non era cattiva, vedete.
Era quella che si trova.... da per tutto.
V’era Minelli, dunque, e altri merciaj. V’eran dei commissionarj, v’era un parrucchiere de la haute, come diceva lui — un calzolajo del gran chic.... per sua sventura, assicurava — un sarto molto ganimede e ballante a cinquant’anni — v’eran degli impiegati senz’ordine e con meno concetto, ecc., ecc., e v’erano, s’intende, le rispettive consorti.
Nei giorni festivi, poi, la società era numerosissima. Venivan parenti ed altri amici, fra i quali delle vecchie zitelle che non capivan mai niente, e parlavan del loro gatto — delle vecchie vedove, e anche delle maritate, che si facevan capire senza fatica — dei fanciulli d’ambo i sessi, delle ragazze sboccianti, e delle ragazze già sbocciate alla ricerca.... delle api.
V’eran dei giovani di primo, secondo e terzo pelo, che cercavano e trovavano anche dei sollievi alle pene d’ogni età.
Prudenza non ve n’era mai troppa, ma quando i bambini morti di sonno s’abbandonavano sulla tavola, e le sboccianti insieme a piccoli tulipani di dodici, tredici anni vagavano fra le ombre a coglier lucciole, e le sbocciate romanticamente passeggiavano in un vialetto dove trovavan sempre qualche furtiva stretta.... di mano — allora nel grosso della compagnia composta di gente spregiudicata, o, come dicasi, «di mondo....» si alzava la gran cateratta e si dava la fuga alle acque.... Ah! ah! che orgia spirituale!
Quanti argomenti saltavano in scena che di solito sono roba da medici e da confessori! — quante confidenze in un orecchio.... che tutti udivano! — quante proposte a bruciapelo accolte con schiaffi.... corretti da sorrisi. — E le vecchie e grasse comari, crivelli disusati, avvinazzate, colle labbra grosse e nere pel bere, le guance pavonazze, come se la godevano, come si scompisciavano dalle risa, asciugandosi poi le lagrime della consolazione! Quanti altarini non si scoprivano! — E il marito della tale era innamorato della fantesca, alla quale portava il caffè la mattina, mentre era ancora a letto. — E la moglie del tale aveva.... non occorre dir cosa.... — E il lusso di questa costava tanto e tanto. — E quella buona massaja che aveva fatto la fortuna di suo marito.... colla sola e dolce fatica di qualche sospiro! — E quei due marito e moglie, che erano sempre in tre, al teatro, al caffè, all’albergo.... a spese non del marito! — E quella bella signora che si vedeva sempre così e colà, e che facendosi condurre al caffè dal suo favorito, per non farlo sfigurare al momento di pagare, gli faceva passare di sotto il tavolino il suo portamonete! — Un mercante diceva delle raccomandazioni di certe signore, le quali non vogliono che il marito veda tutto il conto: «Soltanto questo e questo e questo, gli faccia vedere.... il resto lo pagherò poi io!! — Ih! ih! ih! faceva il coro. —
Ma e la bella moglie di quel tal impiegato che lasciava i suoi ritratti presso varie buone conoscenze, le quali, si incaricavano di far nascere la ricerca dell’originale! — E non è la sola!.... gridava taluno — io ho visto degli album! — Oh! bello! Oh! bello! — rigridava il coro.
E naturalmente v’era gran varietà di soggetti. Non si limitavano alle cose.... allegre. V’erano anche le tristi. Si parlava degli odj di questa e di quella famiglia — del tal tentativo d’avvelenamento — di certe enormezze incomprensibili — di usure inaudite — di ruberie a man salva — di crudeltà consumate fra le mure domestiche — di infamie senza nome — di mariti che trascurano e peggio moglie e figli, e si fanno rovinare di borsa e di salute fuori di casa — di mogli che.... fanno altrettanto....
Ma alfine bisognava pur muoversi e andarsene a casa. Bello spettacolo quella marcia notturna! Pareva la ritirata da Mosca. Andavano a due, a tre, a quattro, a uno.... Chi barcollava, chi s’appoggiava al muro, chi correva, chi cantava.... tutto. — Chi urlava, chi bestemmiava.... Or non si trovava più questo.... or non si vedeva più quella. Le ragazze erano sempre davanti, molto davanti.... e mezzo stordite da un po’ di vino e dalla veglia ascoltavan commosse le prime dolcezze e facevano imprudentemente le prime concessioni.
Qualche moglie aveva suo marito indietro.... e intanto difendevasi da qualche conquistatore.... ma difendevasi male.... e qualche volta, nell’addio, v’era anche una non sempre tacita promessa.
Passando vicino a qualche coppia si udivano dei rimproveri.... e guardandoli in faccia non si poteva dire avessero delle ragioni legali per farsene.
Intanto la sparpagliata comitiva andava.... andava.
Chi entrava di qua, chi prendeva di là.... finchè restavano soli tre o quattro molto cotti... che noi non seguiremo certo.
E le cose finivano forse là?
L’indomani cominciava la cronaca della notte. Un marito aveva battuto la moglie — una moglie aveva battuto il marito — un marito aveva costretta la moglie a fare, in camicia, il maneggio del fucile — un fanciullo s’era rotto la testa — un giovinetto aveva sbagliato di piano — .... un altro, di uscio, in casa propria — i tali erano così poco ubbriachi che, dopo molte vicende notturne, ora erano tutti a letto ammalati....
A lungo andare, in una compagnia come quella, raccogliticcia, senza scelta, messa insieme proprio a casaccio, non potevan non nascere intrighi, imbrogli d’ogni genere e se di quel che avvenne non si può parlare per non mormorare del prossimo, si può dire però che vi furono scene di gelosia — che vi furono ire di genitori.... Mariti e parenti ingenui, i quali lasciavan ber smoderatamente mogli e fanciulle.... come se il vino potesse produrre nella donna effetti differenti da quelli che produce nell’uomo!
Il solo che non diceva mai niente nè di nè a sua moglie era il buon Minelli, il quale anzi la incoraggiava a bere, perchè quando ella aveva il viso acceso e gli occhi, grazie a Bacco, più brillanti — gli occhi di lui del pari alterati dal vino la trovavano ancor più affascinante.
Forse Minelli avrebbe rinunciato a compiacenze di tal genere, se il liquido avesse fatto commettere delle sciocchezze a Maddalena, ma ella era sempre la «tosa di bronzo» — non obbediva al vino, lo dominava. Tanto è vero che in sei mesi, neppure la più piccola imprudenza si poteva rimproverarle.
Ella si teneva sempre vicina al marito, sorrideva e rideva alle licenze poetiche di tutti.... ma anche sollecitata non apportava il suo contingente. Non era in pubblico ch’ella amava prodursi. Oh! nella conversazione intima con qualche amica, era un altro pajo di maniche.
Allora ella diceva delle cose gustosissime.
Ma all’osteria, fra i fumi del vino e dello zigaro, quando si era perduta ogni misura, esporsi come gli altri le pareva triviale. L’immoralità le piaceva, ma piccante, di buon gusto, fina insomma. L’allieva di Severina non poteva essere che così.
Avvicinandosi l’inverno, Maddalena pensava seriamente a quello che farebbe in carnevale. Nel carnevale precedente non aveva potuto ballare, a motivo della gravidanza — ma si ricordava d’aver giurato allora a sè stessa di compensarsene ad usura nel prossimo inverno. Però il mendicare inviti o il ballare nei teatri non le garbava punto.
Una cosa che le avrebbe molto piaciuto sarebbe stato il dar delle feste in casa sua — ma l’angustia relativa dell’appartamento non permetteva di pensarvi. Ed ella voleva divertirsi, ballare, e godere uno splendido carnevale, senza noje, proprio colla perfetta libertà di cui avrebbe fruito in casa. Come fare? — Subito fatto.
Una sera Minelli — suggeritrice la moglie — disse che la compagnia era tanto buona che sarebbe stato un vero peccato il lasciarla disperdersi nell’inverno.
Gli pareva che, essendo tanto numerosa, si potesse benissimo costituire in Società per dare delle feste da ballo a sè stessa dal primo dicembre alla fine del carnevale.
Maddalena aveva pensato e suggerito bene. Il progetto di Minelli fu ricevuto con acclamazioni generali.
Otto giorni dopo la Società era costituita e lo statuto, steso da un socio pratico di simili faccende, approvato e firmato. Minelli fu eletto, per riconoscenza, presidente; la Società, in omaggio al gentil sesso, fu denominata: Delle belle donne, e il primo dicembre si apersero le sale, con tripudio generale.