Chi era, innanzi tutto, il giovine signore, per il quale Maddalena aveva provato i primi palpiti?
Vi sono dei giovinotti che fanno la bella vita, ossia odiano ogni lavoro, vestono bene, mangiano meglio, si vedono dappertutto dove c’è qualche cosa da godere, che sulle labbra hanno sempre il sorriso dell’uomo felice, fra le labbra uno zigaro di contrabbando, cui non mancano mai venticinque centesimi per il vermouth o per l’absinthe — e che non hanno rendite accertate. Per lo meno, nessuno le conosce.
Infatti, sostanza propria non ne hanno mai avuto, meno qualcuno che ha, o si dice abbia consumato, qualche migliajo di lire slanciandosi nel mondo.
Sia come si vuole, la loro fortuna è ora composta soltanto di debiti, ma a guisa dei grandi Stati, a cui essi commettono la spiritosità di paragonarsi, tali debiti sono per essi una fonte di credito.
La loro ricetta per pagare i debiti è la solita: i vecchi non pagarli. — i nuovi farli diventar vecchi.
Hanno delle amanti di tutti i generi, specialmente del peggiore.... che non è il meno abbondante — e nel numero si trovano anche delle donnine a modo, la cui onestà ha avuto un istante di.... sonnolenza, come si trovano delle donne che non aspettano più i cinquanta, ma che li hanno dimenticati. La vecchiaja deve pur esser consolata, se si vuol guadagnare.... il cielo.
Non sono precisamente lenoni o cinedi, o mantenuti o buffoni.... nel senso medioevale.... sono un consommé di tutto questo.
Anche la parola parassiti è un po’ troppo bassa per qualificarli.... perchè sono piuttosto invitati che mendicanti. Diremo: son gente che san fare! San fare colle donne, le quali hanno sempre un estremo bisogno di ridere, e talvolta — en petit comité — anche di sghignazzare.
San fare cogli amici ricchi — non apprezzano che la società degli amici possidenti.... molto possidenti — i quali, annojati o sciocchi, hanno bisogno assoluto e continuo di qualche bello spirito che li distragga, si lasci burlare, li burli, li presenti ad una ballerina o ad una.... signora, e partecipi ai loro olimpici sacrifizj notturni.
I meno abili, al tempo del bagni e delle villeggiature, restano in città — i più abili partono e non di rado tornano in fondi.
Non hanno ricevuto quel che si dice una educazione — ma sul bigliardo, al tavolo da gioco, in stalla e nei gabinetti di Venere hanno imparato tanto, che più di una celebrità scientifica o letteraria, appetto di loro, farebbe la figura di un imbecille o d’un uomo dell’altro mondo.
Non pochi sarebbero imbrogliati a scrivere una lettera al sarto.... ma è certo che a una prima rappresentazione d’un’opera, d’una commedia o d’un ballo, la loro sentenza è irrevocabile. Per il ballo, vada; è questione di piedi.
Questo è quello che si vede di tal sorta di gente, dai diciotto ai trentacinque anni circa. Dopo, chi muore logorato dagli eccessi — chi s’imbarca sul mar conjugale con una invidiabile indifferenza per le avarìe che la nave ha già sofferte.... e potrà soffrire in seguito — chi vivacchia il più onestamente.... che può, sul gioco — chi si fa mentore di qualche rampollo, per sorreggerlo nei primi passi sul sentiero.... della gloria e della virtù — chi si fa.... sensale di connubj più o meno legali — e chi va in galera.... o meriterebbe d’andarvi.
I più onesti, i più indipendenti diventano letterati, ossia scrivono tutti i giorni una lettera a qualche vecchio amico — a qualche noto negoziante — nelle quali lettere si è sicuri di trovar sempre le seguenti parole: Caduto assoluta miseria — supplico filantropia — qualunque tenue elemosina — eterna riconoscenza — lasci risposta portinajo.
Giulio Bindi non era ancor uno di quegli individui di cui ci siamo or ora occupati, ma aveva tutte le buone disposizioni e batteva proprio la via giusta per divenirlo.
Ma dobbiamo anche dire che, nato in altra famiglia, egli sarebbe probabilmente cresciuto qualche cosa di meglio.
Suo padre era un fiacchissimo uomo, con un carattere ancor più debole. In gioventù era stato sempre schiavo degli amici; quando gli diedero moglie — per strapparlo dalle unghie d’una sgualdrinella, che, fingendo filare del sentimento, non faceva che pulirlo e poi ripulirlo indefessamente — egli, che era abituato a vivere da schiavo, fu spaventato della responsabilità assuntasi; il bastone del comando in casa sua gli sembrò d’un peso insostenibile e scambiò le parti, prendendo volontariamente quella dell’obbedire. Meno male se la moglie fosse stata una donna di buon senso, energica, risoluta, ma essa non era che buona.... Sapeva mangiare, si lasciava vestire, e pel resto si rimetteva a quanto faceva una vecchia cameriera, la quale l’aveva veduta nascere e l’aveva seguita nel matrimonio. Per fortuna quella valeva qualche cosa ed era onesta, se no, povera casa!
Nasce Giulio. Che cosa volete riesca con un padre il quale non sa cosa sia volontà, e con una madre la quale dice sempre di sì — gente che ignora cosa deve essere realmente la vita, e non ha altre idee del mondo se non queste: che vi sono delle botteghe in cui si compera il cibo — dei mercanti che vendono gli abiti — e che d’autunno si va in campagna, perchè c’è l’aria fina?
Lasciate fare a lui! A tre anni strilla tutto il santo giorno, rompe tutto — a quattro, prova che la favella è stata data all’uomo per dir insolenze. Comanda a bacchetta tutte le più strambe enormità.... Se qualcuno s’avvisasse di resistergli..... come Luigi XIV imporrebbe il suo capriccio collo scudiscio — a otto anni fuma, a dieci vien sfrattato dalla scuola per scandalo.
Lo fanno studiare privatamente, perchè finisca d’imparare.... niente — a quindici anni va.... dapertutto.... — A sedici ha già quattromila lire di debiti.
Padre e madre, come imbecilliti dallo spavento, lasciano fare...., essi capiscono ch’egli rovinerà la casa, ma come resistere? Essi non pensano che a lagnarsi col terzo e col quarto, ma non sanno fermare il già terribile dissoluto.
Uno zio interviene — cerca far capire la ragione, mettendogli sott’occhi tutte le conseguenze disastrose e non lontane, perchè la famiglia è semplicemente e modestamente agiata.
Miracolo insperato.... riesce a persuadergli di mutar sistema.
Sì, Giulio si pente, Giulio si impiegherà — e sarà presto un uomo come si deve.... Se, finora, è stato il dolor di capo di casa sua.... si sa bene.... gioventù.... quella benedetta gioventù!
Ecco Giulio impiegato.... chi sa, chi sa un giorno cosa diventerà?!
Che cosa? aspettate sei mesi. Egli ed un amico hanno fatto la conoscenza di due mime.... che, per una certa mimica..., siamo intesi! — Ma ci vuol molto denaro per scritturarle.... e, denaro, nè l’uno nè l’altro ne hanno. Perdersi d’animo per questo?.... Diavolo....! si fa una cambiale falsa!
La cosa viene scoperta — fulmine in casa Bindi — chi corre di qua, chi corre di là per vedere, per sentire, per rimediare, per assopire.... e, si intende, per pagare.
Giulio è consigliato di dar le sue dimissioni, ed eccolo a spasso tutto il giorno come un virtuoso senza scrittura.
Il padre e la madre non fanno che piangere, non mangiano più.... e in breve se ne vanno all’altro mondo.
Giulio non perde il tempo a piangere.... fa i conti. — Vendendo tutto, gli restano ancor cinquantamila lire....
A ventitrè anni ne ha già mangiate quaranta in buona compagnia.... e comincia a domandarsi se non gli converrebbe sposar Severina.
Egli ha conosciuto, due anni prima, Severina ai bagni e le ha ispirato una forte passione — passione tutta sensuale, se volete, ma quel che è certo è che Severina va matta per Giulio, tanto, che non solo non gli ha mai chiesto niente, ma lo colma continuamente di doni di valore, ch’egli ricambia.... con dei mazzolini di fiori.
Giulio non ama Severina, ma l’accetta, primo, perchè come donna non è da disprezzarsi — secondo, perchè egli sa che ella non avrà il cuore di lasciarlo esposto.... alle intemperie, quando saranno sfumate anche le ultime diecimila lire.
Come si spiega il pazzo furore di Severina per Giulio? Ecco: in amore, prima di tutto, è difficile spiegare qualche cosa — ma in questo caso si spiega col dire che Giulio era l’ideale d’una fantasia!....
Se scriviamo la parola, gridate all’immoralità.
Giulio era un bel giovine — non una perfezione, via....; per esempio, le estremità lasciavano a desiderare — ma aveva nel viso un’espressione così originale che a certe donne dava il capogiro.
Quando egli guardava con intenzione una pecorella desiata, si pensava all’Arcangelo Gabriele che, sorridente come un Satiro, le dicesse, non col labbro, col solo sguardo: — Non è peccato, veh! —
Uno stimolo.... ed insieme un conforto.
Ecco quel che aveva sedotto Maddalena.
Cosa singolare, ella fu iniziata alla vita da un profumo e da un sorriso.
Il profumo di Severina le aveva aperto l’animo alla voluttà — il sorriso di Giulio gliene aveva dato la sete — e si sa cos’è la sete.... quando non si può bere.
Una donna può aver sortito la natura più ardente e saper imbrigliare, se non la propria fantasia, per lo meno i suoi desiderj tanto da poter attendere, senza soffrire, che spunti il giorno delle nozze legali — le sole che le insegnarono essere riconosciute dalla società.
Ma per aver siffatta forza d’animo, per mantenersi sempre presente a sè stessa in modo da deludere ogni insidia, in modo da rendersi sorda alle grida del suo sangue, è necessario che, nella sua educazione, vi sia stato qualche cosa che l’abbia messa presto in guardia contro i così detti pericoli. È necessario quindi che le abbiano insegnato quel pudore che in natura non esiste; che, nelle prime letture, vi sia stata una direzione; che non abbia fatto le seconde letture; che abbia avuto la scuola del buon esempio; o che, avendo avuto per caso l’altra scuola, quei mali esempj abbiano partorito tali funeste conseguenze da spaventarla e da consigliarle l’apatia siccome la miglior ricetta per vivere tranquilla.
Ma quando una donna cresce senza che le insegnino nulla — senza veder nulla — senza aver appreso niente alla scuola del mondo, formandosi da sè stessa sola il proprio carattere, è molto probabile, diremmo certo, che se non la salvano gli altri, da sè stessa non sappia salvarsi dalle prime seduzioni, e che ella affretti anzi la sua caduta — perchè il suo carattere morale non è che il suo temperamento fisico, l’unico consigliere ch’ella conosca.... senza conoscerlo.
Ed è quello che sarebbe avvenuto a Maddalena, solo che avesse conosciuto Giulio prima d’aver ricevuto le lezioni di Severina, la quale, facendo un po’ di fisiologia dell’amore, le aveva insegnato delle cose che per una fanciulla potevano essere utili. — In genere — le aveva detto fra le altre — una ragazza che ha un amante e vuol sposarlo, non deve amarlo che platonicamente. L’uomo essendo cacciatore.... va in giro fiutando per cercare la sua selvaggina, che è la donna. Se la selvaggina pone una condizione al lasciarsi pigliare.... può essere che l’uomo non sappia resistere allo stimolo dell’appetito, e per poter mangiare.... accetti la condizione — ossia sposi.
Se la selvaggina invece, sedotta dalle lusinghe del bel cacciatore, trascura di porre la condizione e non vola via, vien presa, cucinata.... e divorata.
La condizione della donna nella nostra società è tale che noi dobbiamo dare — nel fare il primo passo — la maggior importanza a quello che per noi realmente non ne ha — o se ne ha una.... è negativa — perchè ponendo sempre quella condizione, molti uccellini dal becco gentile vedono, con grande dolore, un cacciatore dopo l’altro prendere la fuga e restano là sempre sul ramo, essi che, poverini, si farebbero pigliare tanto volontieri.... finchè.... sfiancati dall’ambascia, sfiatati e spiumati.... cadono e spirano.
Questo dico — diceva Severina — quando si vuole il matrimonio che nella nostra società assicura la considerazione.... e il pane, anche se si è brutte o si ha perduto la profittevole gioventù.
Quando si è disposte a farne a meno del matrimonio, e si ha il coraggio di andar incontro a tutte le incertezze e a tutti i rischi.... allora è un altro pajo di maniche.
Ma allora bisogna anche prendere, e presto, l’offensiva contro gli uomini.
Severina non credette dover spiegare a Maddalena che cosa fosse quest’offensiva.
Maddalena voleva il matrimonio — non solo perchè sua madre aveva sposato suo padre, ma perchè essendo fortemente innamorata di Giulio, non voleva correre il rischio di perderlo col non porre l’accennata condizione.
Ma Giulio non accettava. Non poteva — diceva egli. — Uno zio molto ricco l’aveva minacciato di privarlo dell’eredità se mai avesse a prender moglie senza il suo permesso, perchè la moglie voleva dargliela lui.
Lo zio ricco c’era infatti, ma guai a Giulio, se dopo l’affare della cambiale avesse osato pur di salutarlo!
Ora Giulio — diceva lui — non voleva sposare altra donna che Maddalena, ma bisognava aspettare che lo zio facesse il suo dovere di zio, ossia prendesse un biglietto d’andata.... senza ritorno — ma intanto potevano amarsi!!
— Sì, amiamoci platonicamente — diceva Maddalena — cosa che accomodava pochissimo a Giulio, il quale per la fanciulla aveva un forte capriccio, reso anche più acuto dalla certezza assoluta d’esserne il primo amante — ma non comprendeva l’amor platonico e non voleva, nelle sue circostanze, nemmen fermarsi sulla parola matrimonio, visto che per la moglie occorreva un bell’appartamento, una buona tavola, un morbido letto, abiti, cappellini, divertimenti.... tutta roba che costa, e visto che non conveniva rinunciare a Severina, ossia al proprio benessere futuro.
Amiamoci platonicamente....
Ma era platonismo quello?
Sì, se platonismo vuol dire.... vuol dire.... allora era platonismo per loro come lo è per molti amanti, come lo era per quella tal mamma che diceva: — Nè per.... nè per.... la mamma non sgrida mica.... basta che.... —
A noi pare una ipocrisia, una transazione peggiore del così detto male.
L’amore, nascendo per mezzo dei sensi ed essendo continuamente servito dai sensi, non può conservarsi perfettamente spirituale. Eliminala la perfezione, siamo ridotti al più o al meno materiale a seconda degli individui — e per quanto riguarda la sua sfera d’azione, alle circostanze, alle paure.... ed anche agli interessi.
Or, quando in amore non può esservi il più completo abbandono dell’anima e della materia avvampanti d’una sola fiamma — e si cerca un modus vivendi — l’amore perde affatto il suo carattere sacro e diventa una.... mostruosità.
Ah! perchè mai, a questo punto, non possiamo scrivere latino?!
Maddalena poteva ancor presentarsi come Rosiera, ma il suo spirito s’era corrotto e il suo fisico ne risentiva guasti orribili. — E amava da pochi mesi soltanto! — Ma poteva ella, a lungo andare, uscire vittoriosa da tale lotta? — Noi abbiamo veduto quali fenomeni si manifestassero in lei — che cosa ne pensasse il medico — che facessero i genitori — e infine la ribellione di Maddalena che, quando l’amorosa febbre fu giunta al parossismo, non volle più saperne di subordinazione, di convenienze domestiche.
Era pronta a tutto.
E glielo disse a Giulio, l’indomani — dopo avergli narrato la scena avuta in casa.
— Guarda, Giulio.... io spero che non avrò altre noje di questo genere, ma se mai tornassero ad importunarmi per farmi sposare quell’imbecille.... o chiunque altro...., io ho già deciso.... io lascio famiglia e tutto e vengo con te.... E allora avvenga che vuole.... Io sento che non posso essere d’altri che tua! —
Queste parole, che avrebbero trasportato in cielo un vero amante, diedero un colpo mortale al capriccio di Giulio — lo spaventarono tanto che, a sua volta, decise subito in quello stesso istante di troncare ogni rapporto con Maddalena.
Ispirare una passione, anche furiosa, lo lusingava, purchè però questo non avesse mai a frastornare i suoi piani. Se Maddalena, come qualche altra di sua conoscenza, si fosse rassegnata, pur con grave suo sacrifizio, a prender marito, serbando viva la sua passione per lui Giulio.... ah! allora sì.... anzi quello era il da farsi, perchè il loro amore sarebbe entrato in una fase novella, nella quale i voti ardentissimi avrebbero trovata larga soddisfazione — ma, Maddalena, che rifiuta un partito conveniente ed è risoluta a rifiutarne quanti altri possono presentarsi, non solo, ma ad abbandonare la casa paterna per gettarsi nelle sue braccia.... per sempre!.... ah! questa prospettiva è spaventevole. —
Perdere Severina?.... Ah! non fia mai! Bisognerebbe essere pazzi. E un Giulio commetter pazzie? Ma siete matti?
In quel momento, tuttavia, ringraziò con effusione la generosa fanciulla.... le disse che il di lei sacrifizio lo commoveva fin nelle viscere — pianse con lei.... sul crudele destino che li perseguitava, le giurò eterna fede, e la abbracciò e baciò con tale trasporto, che la povera radazza, sentendosi suggere dalle labbra e la vista e la vita, non avrebbe certo ricordato le utili teorie di Severina.... se egli in quel punto, temendo una buona fortuna come la più grande delle sventure, non si fosse imposto un assoluto rispetto....
Maddalena partì compresa d’immensa gioja.... e l’ultima sua occhiata, l’ultima sua stretta di mano dissero a Giulio la di lei profonda riconoscenza.
Egli l’aveva risparmiata, quale maggior prova d’amore?
Il giorno successivo, Giulio s’appostò in modo da non essere veduto da Maddalena; quando, secondo il solito, ella separossi dalla Brigida, la lasciò continuar sola il suo cammino, e raggiunse invece la domestica consegnandole un biglietto per la giovinetta. Quindi s’allontanò.
Egli non aveva altro a fare. Era libero!
Maddalena errava tutta mesta e inquieta nella via in cui avveniva regolarmente il suo incontro con Giulio, soffermandosi davanti a questa e a quella vetrina, dando ad intervalli rapide occhiate or in questa, or in quella direzione, per veder s’egli giungesse; per la prima volta Giulio non era il primo al convegno — quando con sua sorpresa sentì la voce di Brigida dirle sommesso:
— Prenda....; una lettera per lei.
— Una lettera di chi?
— Di lui.
— Oh! Dio! — e Maddalena, come colta da un triste presentimento, impallidì; poi: — Chi te l’ha data?
— Ma lui!
— Ma perchè?
— Cosa vuole che ne sappia io?
— Aspetta — ed entrata in una porticina, aperse e lesse:
«Mia carissima,
«Perdonami se jeri non ti ho detto che ragioni d’interessi mi obbligano ad assentarmi per qualche tempo.... ma davvero, in quel momento di tanta espansione, io non avevo il coraggio di avvelenare la tua purissima gioja con una sgradevole notizia.
«Puoi imaginare se io non farò di tutto per abbreviare la mia assenza!
«Quando sarò di ritorno...., credo fra un mese, sarà mia premura d’incontrarti.
«Ricordati di me.
«Tuo affez. G.»
Afflittissima, e tuttavia senza ombra ancora di diffidenza nè di sospetto, tornò a casa. Ma, allora, letto, riletto quel foglio, meditando a lungo su ogni frase, per quella temenza che prende sempre chi ama, si turbò. Studiando l’atteggiarsi delle parole, per indovinare, le parve di trovare troppa regolarità.
Giulio non poteva sentire alcun dispiacere scrivendo quelle linee.... era freddo. E poi era un esprimersi da uomo innamorato quello? Quando sarò di ritorno.... credo fra un mese.... Quando? Credo? E per un mese egli la lasciava senza nuove — e non ne desiderava di lei? Ricordati di me...? Ed egli? E dove andava? Ragioni d’interesse? La sua mente si perdeva.... Ella ebbe paura e pianse.
Ma quel pianto non poteva essere lungo. Quasi subito si rivide, il giorno prima, in compagnia di Giulio, che la rendeva pazzo di felicità — e a quella visione incantevole, ogni timore sgombrò.
Era allora la fine d’aprile. Attese con pazienza, con quanto dolorosa pazienza lo dican gli innamorati, che passasse quel benedetto mese.
Ma quando fu scorso.... e uno, due.... dieci altri giorni si successero, senza ch’egli comparisse.... allora ella non ebbe più la forza di reggere al tormento, che ogni giorno si faceva sempre più atroce.... e andò a casa di lui.
— Il signor Giulio Bindi è tornato? — chiese alla portinaja.
— Dice?
— Il signor Giulio Bindi.
— Non lo conosco.
— Ma se abita qui!
— Qui non abita nessuno.... nè lui.... nè altri. —
A tali parole per lei insensate, Maddalena cominciando a credere di parlare con una demente, disse:
— Ma come!... non si ricorda più d’avermi veduta molte volte passare in compagnia del signor Giulio Bindi?
— Oh! Sarà benissimo! — e la portinaja ebbe uno strano indecifrabil sorriso — ne passan molte qui in compagnia.... ma qui non si domanda il nome di alcuno.
— Ah! Dio.... Permetta che sieda.... perchè io mi sento male. —
Maddalena aveva la fronte coperta di freddo sudore, e si sentiva infatti svenire....
Dopo essere stata un momento seduta, appoggiata alla spalliera, muta, il capo chino, gli occhi velati, respirando con affanno.... ripreso coraggio, fissando quella donna, esclamò:
— Ma allora...?!
— Ma allora — fe’ ruvidamente colei impazientata a siffatta scena, che le pareva incomprensibile — allora questa è una...
— Ah! — stridette Maddalena raccapricciando, e balzata in piedi, colle mani nei capelli, fuggì....
— Quante sciocchezze! — borbottò la portinaia sedendo e ripigliando la sua calza.
Quando Maddalena fu nella via, avvedutasi che tre o quattro persone s’erano fermate di botto osservandola con curiosità, diventò rossa. Con uno sforzo pensò a darsi un contegno più dicevole per una giovinetta, e tornò a casa — ma tremava tutta, i suoi denti battevano e le labbra erano bianche. I singulti le straziavan la gola, e la sua mente sconvolta così s’agitava:
— La sua casa!.... la sua casa!.... e io non avevo capito niente? Ma come capire, se io non sapevo niente? Ah! Giulio, tu mi tradisci..... ma se mi tradisci..... guai!.... Un mese.... ragioni d’interessi.... Bugiardo!.... Ah! se ti trovo.... Se.... E ora dov’è? Come potrò rintracciarlo? Come?.... Come.... ah! sì.... sì.... già.... che me ne importa poi a me della sua famiglia.... di tutti i motivi che possono aver la sua famiglia e lui.... e tutto il mondo!?... Sì, andrò da sua sorella.... e.... e per Dio! che allora saprò dove si può andarlo a cercare! —
Alla certezza che fra poco avrebbe saputo tutto, si fece un po’ più calma. Ma come sbattevano ancora quelle palpebre!
Senza por un minuto in mezzo, giunta a casa, salì immediatamente da Severina e tirò il cordone del campanello.
Ma in luogo di vedersi schiudere al solito, udì un leggiero sfregamento nell’uscio, e tosto, all’aperta spia, le apparvero gli occhi inquieti della domestica.
— C’è Severina?
— Sì.... ma c’è gente.... — rispose quella a bassa voce e con aria misteriosa.
— Allora tornerò. Ho bisogno di parlarle.
— Torni, sì.... ma domani.... e... più tardi.
— Va bene. —
La spia si chiuse, e Maddalena scese sospirando. Bisognava attendere ventiquattro ore.
Fu bene per tutti che Severina in quel momento avesse gente — se no, alle rivelazioni di Maddalena, chi sa quali scene sarebbero seguite! Allora non vi sarebbe stato certo un incidente che, se mise alla prova la bontà del cervello di Maddalena.... fu anche la medicina che la guarì per sempre del suo amore.
La giornata fu tanto lunga e uggiosa per Maddalena, che ella non aspettò la notte per coricarsi. Il crepuscolo cominciava appena quand’ella chiuse, contro il solito, le imposte, e si pose a letto. Le pareva che, circondandosi di tenebre, non solo i suoi occhi, ma anche la mente, potessero cessare di vedere — e riposare. Ma s’ingannava.
Le giovanissime e robuste membra avrebbero avuto piuttosto bisogno d’una eccessiva fatica fisica per poter esser fiaccate e ridotte in balìa del sonno.
Nella pienezza delle forze, dopo tante commozioni, in un simile stato d’esasperazione, credere che fra le coltri, nell’oscurità, in una calda sera di giugno, il travaglio dell’anima e dei sensi potesse scemare, era un errore, di cui ella dovè ben presto sentire gli effetti.
Allora il cervello s’accese, e se prima aveva solo sospettato, temuto il tradimento.... allora Maddalena, senza alcun sforzo, se ne fece una realtà con colori tali che le tolsero ogni lume di ragione.
Avvoltata nel lenzuolo, s’agitava sul letto, inconscia di sè, abbandonandosi a tutte le stravaganze che, in quello stato morboso, divenuta preda di sè stessa, la passione le imponeva. Era un delirio.
Or inveiva contro Giulio, caricandolo d’improperj — or gli rivolgeva dimande, e poi, come se avesse avuto risposta, gli replicava furiosa.... e il dialogo continuava fra il suo labbro e la sua mente....
Piangeva.... narrava le sue torture.... supplicava e.... s’adirava di nuovo.... ma tosto — le era forse stata detta una parola, una menzogna pietosa.... perdonava, gli rivolgeva i più teneri accenti — il sereno era tornato, rideva, si confessava pazza.... chiedeva scusa. — Seguiva un lungo silenzio, pareva assopito. Ma quindi si ridestava in un nuovo accesso di furore....; il tradimento era provato....!
«Sei andato con lei....! Chi è? Voglio saperlo! Voglio ucciderla.... e te pure ucciderò.... ma.... dilaniarti voglio!»
Il farneticamento durò più ore.... poi il sonno tanto invocato, e invano, al coricarsi, la colpì fulmineo.
Batteva il tocco dopo mezzanotte quando si svegliò. Si sentiva alquanto ristorata — la mente era un po’ confusa, ma calma. Ricordava il patito trambusto, ma con indifferenza....; l’esaurimento di forze la rendeva insensibile al dolore. Aveva solo una sete ardente — accese il lume e bevè.
Poi, coll’occhio semichiuso, affaticato, stette qualche tempo appoggiata alla spalliera, immobile, senza pensiero....
A un tratto le parve di sentirsi male, d’essere oppressa dal caldo, di non poter più respirare.
Lentamente lasciossi scorrere giù dal letto, e vacillante mosse alla finestra ad aprirne le vetriate. Sedutasi quindi là, respirò avidamente per procurarsi qualche sollievo, ma non ne ottenne, chè non spirava un filo d’aria.
Ai primi di giugno, la temperatura era già torrida. Da un mese e più non cadeva una stilla di pioggia. Fra la notte e il giorno unica differenza era l’assenza del sole. La stagione quell’anno era troppo bella, e gli uomini invocavano fulmini e tempeste che li liberassero da tanto felice primavera.
Dopo un quarto d’ora d’inutile attendere, Maddalena, non provando alcun refrigerio, stava per tornarsene a letto, quando udì chiudersi forte lo sportello della porta di casa. Ciò non la interessava punto, ma quando vi si aggiunse un rumor di passi nell’androne, vi prestò attenzione. Chi poteva venir a casa a quell’ora? Non era nelle abitudini di alcuno degli inquilini. Severina forse?... Ma il passo era d’uomo.... Il rumore cessò.... L’uomo saliva. Maddalena continuò a porger orecchio, e ben presto la sua piccola curiosità fu appagata.
Le imposte di una finestra furono schiuse, e una voce maschile, che veniva dalla camera di Severina, disse: «Ma qui si soffoca!» Maddalena, al suono di quella voce, balzò in piedi, col sangue rimescolato.... e stette un momento, prestando sempre orecchio, tutta ansante, colle occhiaje spalancate. Era.... non era.... non poteva credere.... attendeva qualche altra parola per avere una certezza qualunque.
E l’ebbe subito. Un No alto, sonoro, squillò, e vi tenne dietro un argentino riso di donna.
Maddalena mandò un gemito. V’era la peggiore, la più temuta delle certezze. Era lui! Allora, sconvolta, quasi demente, corse a soffiare sul lume, poi, a piedi nudi, brancolando nel bujo, riuscì di nuovo alla finestra, e con cautela, per non essere udita, ne socchiuse le gelosie tanto da poter vedere senza essere veduta.
Sulle prime le fu impossibile distinguere bene, perchè la notte era chiara, e nella camera il lume era collocato in modo che dalla finestra di Maddalena non si vedeva d’illuminato che una piccola parte del pavimento presso il terrazzino.
Ma presto la scena mutò, ossia divenne più ampia e meglio visibile...., troppo.
Giulio, che era seduto, celato dal fogliame del terrazzino, si alzò e mosse per entrare nella camera, ma si fermò nel vano della finestra. Parlava con qualcuno, ma non si udiva nulla.
Prese quindi il lume, ch’era sur un mobile a lui vicinissimo, e s’avanzò lentamente verso il fondo della camera. Posò il lume sur un tavolino da notte, e si trasse in disparte facendosi invisibile a Maddalena.
Allora la camera si rischiarò tutta, e la fanciulla vide il letto, e sovr’esso, in posa languida, colle mani che s’intrecciavano sulla fronte, il seno ignudo, Severina.
I suoi occhi parevano chiusi.... parlava a spizzico.... e sbadigliava di tanto in tanto.... sorridendo deliziosamente.
A un tratto si scosse da quella specie di torpore, certamente artificiale, e coll’indice accennò alla finestra, ordinando alcunchè.
Ma, siccome non veniva obbedita, fe’ un celere movimento ed era per balzar dal letto — ma trattenuta — parve — da una parola o da un gesto, si mise nuovamente a giacere nella posa primiera.
Maddalena vide allora ricomparire Giulio alla finestra e, preso il cordone, farne calare la tenda....
Furibonda a tale atto, fu sul punto di gridare.... — ella voleva sapere, tutto sapere, avesse anche dovuto perdere la vita in quell’ora — ma la speranza (!) di non essere delusa del tutto, che ancor restasse qualche spiraglio, le diè la forza di frenarsi.
Non sperò indarno; chè se la tenda dapprima scese tutta fino al suolo, un leggier cigolío disse subito che si voleva lasciare un vano in alto per non togliere affatto la possibilità di ventilazione alla camera.
Maddalena ebbe quindi la triste consolazione di rivedere la camera fra un interstizio di circa una spanna.
Ma di visibile ora non v’era che la parte superiore del letto, poco più del guanciale. — Tuttavia a Maddalena bastava.
Essa, dopo qualche minuto, vide Severina con gesto vezzoso chiamare a sè Giulio, come se desiderasse qualche cosa — e poscia, dovendo aver ricevuto un diniego, mettersi a finger di frignare, agitando la mano.
Allora Giulio s’avvicinò al letto e porse a Severina il suo sigaro acceso.
Quella, non più frignante, soddisfatta, si mise a fumare beatissimamente.
Indi Giulio sturò una bottiglia e versò del vino color ambra in due calici, offrendone uno a Severina.
Ella si levò reggendosi sul gomito, preso il calice, vi posò le labbra e libò lentissimamente, guardando lui.
Gli rese poi il cristallo, e, come affaticata, si lasciò cadere il capo sul guanciale, coll’occhio semispento sempre in lui, e col sorriso di chi muore vedendo aprirsi il cielo.
Egli si curvò a baciarla, e si rizzò quindi facendo colla mano: — Aspetta.
Maddalena, per quanto si tenesse aggrappata con una mano alla ringhiera colla disperazione del naufrago, non poteva più sostenersi. L’altra mano, che teneva socchiuse e a un tempo unite le gelosie, era in tal convulsione che le imposte, come per vento, s’agitavano.
E.... un’ora ebbe il coraggio di restar là.... tremante di odio.... grondante di sudore, or gelido, or cocente — ma quando in quella camera, ad un tratto, si spense ogni luce.... anche le sue forze si spensero e cadde inginocchioni come tramortita.
— Maddalena! — gridò la madre dalla stanza attigua, destatasi di soprassalto al rumore che la figlia nel cadere aveva fatto, rovesciando la sedia e urtando nella vetriata.
La fanciulla con un sforzo eroico ricuperò in un lampo gli spiriti, e potè persino dire con calma:
— Che vuoi, mamma?
— Ma cosa fai?
— Nulla, m’era caduto il libro e sono andata giù a raccoglierlo.
— Ma ti pajon queste le ore da leggere?
— Ecco, ho finito. —
Allora si mosse, si buttò sul letto di traverso e vide farsi giorno, senza che dagli occhi accesi potesse spremersi una lagrima, straziandosi il seno colle unghie per impedirsi di urlare.
Quando il primo raggio di sole entrò a dirle che poteva alzarsi.... guardossi le mani.... erano sanguinolenti.... guardossi nello specchio.... si metteva orrore — era una furia. — Fece per scender dal letto.... non potè.... era tutta attrappita e indolenzita.
Si cacciò fra le coltri, ove la stanchezza e la luce del dì riuscirono ad assopirla.
Quando risvegliossi, era mezzogiorno e più.
Sulle prime guardossi intorno smemorata, ma quando il suo occhio posossi sulla finestra ancor aperta.... allora le si presentò alla mente tutta la terribile notte, rivide l’odioso quadro, e balzò dal letto coll’impeto d’una fiera....
Quello doveva essere il giorno della vendetta.... quale, poi, ella non sapeva... ella sapeva solo che voleva vendicarsi — e di entrambi!
Ma prima, di Giulio...; vederlo, fingere di ignorare, trangugiarsi tutte le di lui menzogne.... e poi.... e poi.... oh! l’ira l’avrebbe ben ispirata! — Dopo.... avrebbe pensato a Severina.
Si vestì per uscire.... ponendo una cura speciale in ogni minuzia della sua toilette. Voleva essere bellissima.... onde Giulio avesse a sentire tutta la perdita ch’egli faceva in quel giorno.... sciocco!
Stava abbottonandosi i guanti quando fe’ capolino nella camera la madre, curva, gelatinosa, che vedendo la figlia vestita fe’ le meraviglie.
— Come!.... ti credeva ancora a letto io.... Sono venuta qua tre volte, ma dormivi sempre, ed io ti ho lasciata stare. Vedi cosa vuol dire legger troppo! Vai fuori?
— Sì.
— Non fai colazione?
— No.
— Vuoi che te la prepari?
— No.
— Vai, senza neanche salutarmi?
— Sì.... addio.
— Sei sempre in collera per l’affar del matrimonio....? Oh! che tosa.... —
Maddalena era già sul pianerottolo e non udiva più.
Quando fu abbasso, si fermò, domandandosi dove andava. Ella aveva pensato a tutto fuorchè a questo. Fortunatamente ricordò che Giulio frequentava due dei principali caffè. Là qualcuno avrebbe saputo indicargli il domicilio di lui.
E si avviava, quando s’imbattè nella fantesca di Severina, che veniva dalla strada.
— Spero che non sarà salita dalla signora — disse quella.
— Perchè? — fe’ Maddalena, fermandosi punta da sospetto.
— Perchè non avrebbe potuto riceverla. C’è gente anche oggi.
— Ah! — e suo malgrado la fanciulla arrossì per tosto impallidire. — È quel giovinotto che è venuto da lei jeri sera tardi?
— Come lo sa? — e la fantesca la guardava sorpresa.
— Diavolo.... non vi sono segreti fra me e Severina.... Anzi.... prima di uscire voglio salire a salutarli.
— Ma....
— Ma che cosa? Lo conosco molto io quel giovine.
— E se la mia signora mi sgrida?
— Non temere.... Mi credi forse capace di commettere un’indiscrezione?
— Faccia lei. —
Salirono, la domestica aperse, e Maddalena si precipitò nell’anticamera.
— Dove sono?
— Là....
— Bene. —
Maddalena, coll’occhio sfavillante d’ira e di gioja a un tempo, spalancò l’uscio indicatole dalla servente, e si presentò sulla soglia, colle braccia incrociate sul seno, squadrando Severina e Giulio che stavano a un tavolino facendo colazione.
— Ma bravi! — esclamò essa.
Giulio si turbò.... ma subito si ricompose.
Quanto a Severina, dopo un primo moto di sorpresa, represse la noja che le cagionava quella visita intempestiva, e disse cortese:
— Avanti.... avanti. Che buon vento? —
Maddalena s’avanzò fino al tavolino. Una convulsione, che si sforzava invano di padroneggiare, le agitava le membra. L’ira e il dolore erano così intensi che voleva prorompere e non poteva disserrar le labbra.
S’appoggiò coi pugni alla mensa.... e guardò per qualche istante or l’una, or l’altro.
Giulio non diceva parola, e a capo chino attendeva rassegnato la burrasca.
Severina, che non capiva nulla, disse freddamente:
— Ma di’ un po’, Maddalena, si potrebbe sapere....? —
La fanciulla allora ruppe in uno scroscio di riso così stridulo, così spasmodico che pareva pazza.... e fe’, con accento che a Giulio mise i brividi:
— Che bravi commedianti siete voi.... per darla ad intendere al mondo!.... Suo fratello! Ah! ah! ah!.... tuo fratello! —
Severina guardò attonita Giulio, il quale fece un movimento per alzarsi — ma Maddalena gli afferrò il braccio e lo forzò a star seduto, gridandogli furente:
— Se ti muovi.... se dici una parola.... ti schiaffeggio, sai! brutta faccia smorta!.... —
E allora, vedendoli ambedue allibbiti e tremanti, sentì come un disdegno supremo di dir altro a simil gente.
Guardò per l’ultima volta Giulio, concentrando in quell’ultima tutta la nausea, tutto il disprezzo, quindi volte le spalle ai due, lentamente, dignitosa, grande.... uscì.
Era guarita.
Due mesi dopo, il signor Paolo Minelli, detto Minella Bellabarba, notissimo e grosso merciajo, memore della felicità goduta colla prima moglie, di cui piangeva da dieci mesi la «Ahi! immatura perdita» — per regalarsi, cosa di suo pieno diritto, di nuova felicità, sposava, a cinquant’anni, ornato di precoce e perfetta calvizie, la signora Maddalena Papetti....
Precisamente così.