Se il trovarsi in certi ambienti è sempre pericoloso per qualsiasi età, è perniciosissimo, indubbiamente, per un’età giovanissima.
Apprendendo la scienza della vita a grado a grado, non si muterà natura, se la natura ha certe propensioni decise, ma si potrà imparare ad evitare la sfrenatezza siccome anti-igienica e nociva nell’opinione pubblica; si potrà imparare a conservare la forma, non foss’altro, per rispetto di sè stessi.... — parliamo di chi ci tiene al rispetto di sè stessi. — Ma apprendendo tutto in un sol colpo, a sedici anni, si corre un gran rischio di perdere la testa — o, per lo meno, di guastarsela in modo che, dopo, la è questione semplicemente d’occasione — per cominciare — e in seguito si fa della vita un’occasione sola.
Sedici anni.... proprio l’epoca climaterica, in cui il sangue ricchissimo comincia a far sentire la sua possanza scagliandosi a ondate sul cuore o sul cervello — in cui il sistema nervoso comincia a tiranneggiare il corpo, a ridersi dei nostri principj, della nostra educazione, se abbiamo ricevuto quella che si chiama buona, e a uccidere quella volontà che dovrebbe essere il frutto delle nostre convinzioni, facendone sorgere altra.... certamente più naturale, ma forse poco parente della signora Morale, che conoscerete probabilmente come la conoscono i moralisti.... di vista.
Non sappiamo se il lettore alle parole: certi ambienti avrà detto: «Non capisco.» Si ricordi del come gli abbiamo presentato Severina. Se non ha capito primo, capisce adesso? — No. — Bravo; allora vada avanti e capirà.
L’appartamentino di Severina si sarebbe potuto definire il nido della voluttà — perchè tutto, dalle combinazioni dei colori delle tappezzerie e delle cortine, dalla morbidezza delle stoffe alla varia luce che in un certo gabinetto non pareva più luce, al profumo indefinibile e snervante — quel tal profumo — che impregnava l’atmosfera, dalle caste arditezze dei quadri mitologici agli intrecciamenti e alle contorsioni spasmodiche di bronzi rivali o copie dell’arte antica.... tutto era blandizie pei sensi. E all’anima sembrava che da ogni mobile, da ogni tela, da ogni bronzo uscisse una voce sommessa, insinuante, misteriosa, che diceva....: Ama. —
Non si poteva restar seduti impunemente in quella penombra....; era una malìa; la ragione s’oscurava, gli occhi si chiudevano.... era necessario balzar in piedi, fuggire.
Ma si potevo volere? — si voleva potere? Il sorriso di Severina sarebbe qui una buona risposta.
Noi siamo figli dei nostri padri e delle nostre madri — pare impossibile, non è vero? — e talora in fatto di padri.... abbiamo del lusso — ma realmente noi siamo figli di chi sa impadronirsi e dirigere l’anima nostra. Qualche volta siamo figli di nostro padre o di nostra madre e anche d’ambedue, quando essi, avendo la coscienza e l’amore della loro missione, s’impadroniscono appunto dell’anima nostra, e, gelosissimi del loro potere, non permettono mai ad alcuno di condividerlo — e allora, o bene o male, riesciamo moralmente l’imagine o dell’autore o dell’autrice o quella fusa d’entrambi ripetuta. Ma è raro, perchè, generalmente, tenerezza per la missione educatrice — che comincia un po’ prima e va un po’ più in là del mandare a scuola — non c’è strabbondanza. — E allora riesciamo figli o della cameriera o del vicino di casa, o del primo amico o di qualche prete — e se non di qualcuno fra questa gente, certo del primo o della prima amante.
Avviene anche a certi individui privilegiati, i quali si trovano moralmente abbandonati, o quasi, a sè stessi; che, senza saperlo, si sottraggono a qualunque influenza.... e riescono invece figli del loro tempo. Se in quel tempo poi v’è crisi nelle idee del secolo, possono riescire persino uomini di spirito — ma se non c’è crisi, non possono diventare che uomini spiritosi.
Quando le idee nuove danno battaglia campale alle idee vecchie, chi si batte pel trionfo delle prime è un uomo di spirito.
Quando battaglia, per lo meno visibile, non c’è; ma si sa beffarsi delle idee correnti, che si riconoscono false e ridicole, si è uomini spiritosi.
Chi è figlio solo di suo padre e di sua madre non sarà mai un uomo di spirito e neppure un uomo spiritoso, perchè i padri e le madri, in genere, amano fabbricare dei.... cretini.
In questo, per essi, sta la vera propagazione della razza umana e.... per Dio!... le scuole li secondano bene e compiono l’opra.
Siccome Ildebrando e Caterina non avevano saputo veder altro in Maddalena che una macchinetta di carne, cui basta impinzare di cibo, coprire e mandare a scuola — e non avevano mai pur sospettato la possibilità, il dovere di una cura dell’anima; così avvenne che Maddalena dovette riescir figlia di Severina, la quale non vi mise, del resto, alcun proposito di corruzione.
A lei bastò d’essere Severina.
Per la mancanza d’altri principj e di esperienza da opporre a quella scuola, per la sua natura e per l’età, Maddalena era già terreno ben preparato per certa coltivazione. — Restava solo da lasciarvi cadere la semente.
Fin dal primo giorno Severina aveva parlato a Maddalena come si parla ad una donna già donna — con una perfetta indifferenza di soggetti, come si discorre della pioggia e del bel tempo. Dai particolari della toilette a quelli della più intima igiene — capitolo speciale — dai commenti liberissimi sui fatti diversi riportati dai giornali alle discussioni sulle passioni descritte nei romanzi, aggiunte le chiose sulle situazioni più.... interessanti — tutto aveva il colorito d’una realtà così semplice che Maddalena non poteva a meno di sorridere, prendendovi un piacere infinito. Ella si diceva che sino a quel tempo era stata così chiusa in sè stessa, solo forse perchè non aveva mai sentito parlare. Quello di Severina soltanto le pareva un parlare.
Da Severina seppe che il cuore d’una donna è un valore nominale inutile, spesso dannoso a lei — che il valore reale corrente, e il solo quindi che le dà valore e le torna utile, è la sua toilette.
Una bella donna con un bel cuore, ma senza una bella toilette, è nulla in confronto d’una donna anche bruttina ma molto elegante.
Da Severina seppe che gli uomini, in genere, colle donne, o fanno il tiranno o fanno l’imbecille. Fanno il tiranno con quelle poverine tutto cuore, senza fiele, che, cresciute per il sacramento, non conoscono che la sommissione, il lavoro e la rassegnazione — fanno l’imbecille colle furbe, che hanno il talento della pelatura, amano l’ozio, la vita gaudente.... e mettono alla porta chi vien fuori di tempo, solo perchè ne ha il diritto.... o, per lo meno, crede d’averlo.
Da Severina seppe che gli uomini, sempre in genere, cercano nella donna un talento solo: l’arte di.... — scusate, ma non ricordiamo la parola.
A farla breve, in poco tempo Maddalena ricevette tante lezioni da potersi dir maestra.... se non altro, in teoria. Le mancava la pratica, ma sulle prime pareva non curarsene.
Anzi affettava un tal disprezzo per l’uomo, che, alla sua età, faceva ridere. Mentre le altre fanciulle, a seconda del grado maggiore o minore di modestia o di ipocrisia, sol che vedano un uomo simpatico, gli piantano in faccia due avidi occhi o gli lasciano andare, così di traverso, quella timida occhiatina che dice tante cose; Maddalena non si degnava di guardar alcuno, qualunque fosse l’eleganza o la bellezza di chi passava. Li vedeva, s’intende, ma il suo sguardo sembrava fisso, diritto, sur un punto invisibile, che non aveva nulla d’umano.
E come andava! Marciava.
Impettita, la bocca sdegnosa, con passo fiero, piuttosto lungo, sempre eguale, non curante i miseri mortali che incontrava, lasciando cader solo uno: stupido! se alcuno, per caso, abbagliato dalla di lei bellezza, osava fermarsi, susurrando una frase d’ammirazione.
Ah! sì, Maddalena s’era veramente fatta bellissima in pochi mesi, dacchè aveva apprese e praticate tutte le arti, diremo così, cosmetiche di Severina, non esclusa quella tanto vantaggiosa per la bellezza, che consiste nel dare ad una buona mensa la debita importanza. E il risultato si vedeva. Tutto quello che doveva spiccare.... spiccava — e il suo catechista, se l’avesse riveduta allora, con quanto fervore avrebbe esclamato: Oh! virgo potens! — Oh! causa nostræ letitiæ! — Oh! vas insigne devotionis! — Janua cœli!
Un giorno Severina, la quale aveva notato la specie di sprezzo di cui Maddalena sembrava onorare gli uomini, sprezzo che faceva contrasto con tutte le varie curiosità onde la giovinetta era presa — le disse:
— Non sprezzar tanto, mia cara.... non crederti superiore alle altre donne, perchè tu pure, come le altre donne, hai un cuore, e sei di carne. Sta certa che verrà anche per te il momento di perdere la testa.
— Oh! io non m’innamorerò mai.
— Perchè?....
— Perchè non posso desiderare alcun uomo, se il mondo è come lo dipingi tu.... Prima di conoscerti, alle volte fantasticavo.... ti dico la verità.... è tanto naturale.... — ma ora che, grazie a te, so cosa è il mondo....
— Che bambina!.... E se trovassi un’eccezione fra questi uomini?
— Un’eccezione?
— Un uomo può essere il più sciocco o il più malvagio degli uomini.... ma quando una donna lo trova bello.... egli diventa il migliore degli uomini. Le donne credono di amare un uomo per le sue qualità.... come, del resto, anche gli uomini credono di amare una donna per i suoi pregi morali. Non è vero. Si ama quell’uomo o quella donna perchè i suoi lineamenti, e spesso anche solo le altre sue forme, rispondono a quel sentimento del bello che è in noi, e vive ed è in continua agitazione, senza che noi vi riflettiamo, ricercando avidamente delle soddisfazioni. Un artista mi diceva che è il sentimento estetico.... Io non lo credo. Quando penso a quello che sento io, credo invece sia il sentimento del sesso.... Infatti, incontrando una bella donna, io dico solo: «Ecco una bella donna» — è la sensazione purissima dell’occhio che vede un complesso armonico di linee.... Ma quando io incontro un bell’uomo, ossia quell’uomo che, secondo la mia natura, è bello, io sento una commozione, alla quale ti giuro che l’Accademia delle Belle Arti è affatto estranea.
— Tu senti una commozione? Dammene una idea....
— Non posso.... non capiresti. La stessa tua domanda mi mostra lo stato dell’anima tua. Essa desidera, essa attende.... ma egli non viene. Tu non sai chi egli sia, nè dove possa trovarsi. Forse verrà domani.... forse fra un anno.... fra dieci.... venti.... forse non verrà mai.
— Ah! non dirlo....
— Vedi.... come ti sei tradita! Il tuo disprezzo per gli uomini è il disprezzo di certi giovinetti per le donne. Non potendo ancora sentire, non possono comprendere quello che sentono gli altri, e per ciò solo credonsi invulnerabili e compassionano o deridono chi cade. Ma viene anche per essi il giorno terribile.... E se non viene.... tanto peggio! Allora, che vita miserabile! — Dunque ora siamo intese, e quando verrà, dimmelo.
— Io lo cerco nella folla e non lo trovo.
— È un errore il cercare. Alla tua età si ha un ideale che non si saprebbe forse nemmeno dire come sia fatto.... È un po’ di tutti.... e non è niente di nessuno.... È.... è.... quando verrà, tu dirai: «Eccolo.... è lui!» — e ti parrà d’averlo sempre conosciuto. —
Severina aveva ragione, e Maddalena desiderava ardentemente di poter esclamare qualche giorno, magari presto.... «Eccolo, è lui!» — ma non sperava molto. Intanto continuava a marciare sprezzante: dicendo fra sè: «Possibile che fra tanta gente non vi sia quello che voglio io?»
Erano le quattro di sera di una tiepida giornata di novembre, e le nostre amiche uscivano dalla cancellata dei giardini, quando Severina sentendo sul suo una leggiera pressione del braccio di Maddalena, domandò:
— Che cosa c’è?
— È strana! sai che quasi quasi direi.... — Maddalena non potè finire. Un giovine signore, incontrandole in quel punto, s’era fermato salutando rispettosamente la fanciulla e prendendo la mano di Severina.
— La signora Maddalena mia vicina ed amica — fe’ Severina, presentando — mio fratello.... —
Il fratello disse poche parole, poi risalutò e si allontanò.
A Maddalena erano parse insignificanti le frasi che Severina e quel signore avevano scambiate. Severina non vide che quel signore aveva guardato più volte a lungo negli occhi di Maddalena — nè che questa aveva sopportate con sufficiente fermezza quelle occhiate, e aveva sorriso all’ultima che egli, staccandosi, avevale lanciata.
— Ti piace mio fratello? — fe’ scherzando Severina, non appena fu sola coll’amica.
— Visto che è tuo fratello, ti dirò che mi piace! — rispose Maddalena, ridendo.
Severina non seppe resistere, e ne disse tutto il bene che ne pensava — e non era poco.
— Non l’ho mai veduto da te.... — notò Maddalena.
— Non viene quasi mai.... e quelle poche volte che viene.... è di sera.
— Ah! —
Qui dobbiamo avvertire che se pareva esistere, ed esisteva anche, grande intimità fra le due amiche, v’era però una specie di regolamento.... di etichetta, diremo, che Severina non aveva imposto, ma che la finezza di Maddalena aveva compreso sin dal principio, regolamento ch’ella si sarebbe ben guardata dall’infrangere, e l’osservanza del quale ella capiva essere forse la condizione principale della loro amicizia. L’una aveva saputo farsi intendere, parlando sulle generali — e l’altra aveva inteso bene.
Ella sapeva che Severina riceveva solo in certe ore — e in quelle ore non aveva mai trovato nessuno da lei. Sapeva che Severina non voleva far visita ad alcuno per non riceverne. — Aveva fatto un’eccezione per lei, Maddalena — e basta.
In questo, Severina era stata molto morale — o molto prudente, per ragioni d’interesse tutto suo?
Sul punto di lasciarsi, quello stesso giorno, Severina, ricordando certe parole di Maddalena, domandò:
— E che cosa volevi poi dire, poco fa?
— Quando?
— Ma sì.... quando hai esclamato, mi pare: «È strana.... quasi quasi direi....»
— Ah! aspetta.... — fe’ Maddalena con sforzo per raccapezzare.... — ma.... non mi ricordo proprio più.
— Bè! me lo dirai un’altra volta. Addio. —
Maddalena aveva mentito. Se ne ricordava benissimo — ma se prima avrebbe parlato e volentieri, ora non voleva più parlare. Forse col tempo, se....
Gli è che, prima, avendolo per un ignoto qualunque che passava ignoto a lei e alla compagna, coll’esclamare: Eccolo, è lui! non avrebbe fatto che esprimere un’impressione nuovissima per lei — egli sarebbe tosto scomparso per sempre e l’impressione si sarebbe cancellata, lasciando tutt’al più un lieve rammarico di brevissima durata.... — ma ora, come esprimere quell’impressione alla sorella di suo fratello?
E se Severina parlasse? E se il fratello dicesse per caso, ridendo, d’aver pensato in veder lei, Maddalena, per la prima volta: Eccola, non è lei! — quale disfatta pel suo amor proprio, quale punizione del dispregio ch’ella aveva sin allora affettato per gli altri uomini!
Il primo da lei desiderato, che.... la rifiutava!
— No, no, tacere e attendere. Nello stesso modo che con un po’ di pazienza — si diceva — sono riescita a conoscere Severina — con un altro poco riescirò a conoscere suo fratello.... e ciò non mancherà, se l’impressione che io ho prodotta in lui è simile a quella ch’egli ha prodotto in me.... Dovrà essere precisamente lui quello a cui io sarò indifferente, quando tutti si fermano quasi estatici a mirarmi al mio passare? —
Guardossi nello specchio, provò il sorriso col quale lo avrebbe salutato, incontrandolo la seconda volta — e allora sperò.
La notte tuttavia non fu senz’ansie.
Quando avrebbe potuto rivederlo? e che sarebbe avvenuto poi?.... e.... e.... tutti quegli e che crea il sogno nella veglia, in cui si scorge da lungi una realtà possibile e si hanno ancora tutte le incertezze, per non dire i timori che non si tratti appunto che d’un sogno.
L’impressione poteva essere effimera, poteva aver fatto nascere un puro capriccio, ma era stata forte da ambe le parti. Chi poteva muoversi — l’uomo — cercò tosto chi non poteva muoversi, la donna, alla quale, per molte ragioni, non era permesso far un sol passo per cercare.
Ecco, come, l’indomani mattina, Maddalena uscendo con Brigida, la domestica, per la provvista giornaliera, s’imbattè nel giovine signore. — Ma l’incontro fu per lei così improvviso, ch’essa non ebbe tempo neppur di pensare a fargli quel tal sorriso studiato il giorno prima. Scossa, confusa, chinò il volto tutto di bragia e passò. E fu il miglior saluto.
Si rividero così una, due, quattro mattine di seguito.... ma, preparata allora, ella potè rispondere al di lui saluto con una grazia e con un sorriso, che dovevano scompigliare quel favorito fra i mortali.
Maddalena, dopo aver incontrato tre volte il giovine signore, s’aspettava che, da un momento all’altro, Severina avesse a dirle: — Sai, mio fratello ti ama e mi ha incaricata di esaminare il tuo cuore. — Ma vedendo che Severina non solo non toccava quel tasto, ma non si lasciava sfuggire alcuna allusione, per quanto lontana, ad una possibilità di simpatia fra i due giovani — il quarto dì perdè la pazienza e volle esplorare il terreno. Come un bravo esploratore, cominciò tuttavia molto guardinga — tanto temeva ancora:
— Questa mattina ho incontrato tuo fratello.
— Ah! sì? — fe’ Severina con indifferenza.
— È la quarta volta che lo incontro....
— Come!? Da quando? — esclamò Severina, che non potè frenare un moto di sorpresa, e nel cui sguardo Maddalena vide con stupore qualche cosa di feroce che la colpì e la rese ancor più cauta.
— Almeno mi pare che sia lui, tuttavia posso ingannarmi.... — poi, dopo un momento di silenzio: — Ha moglie tuo fratello?
— Non l’ha e non la prende! — disse seccamente Severina lanciandole una occhiata sospettosa e scrutatrice.
— Fa bene! — fu pronta a dir bravamente alto Maddalena, continuando poscia fra sè: «Ho capito. Egli sarà ricco e si avrà paura che sposi una ragazza povera o quasi. Prudenza allora, e lavoriamo sotto acqua. Chi sa che un giorno io non venga a dirti: Severina, gioisci con me; tuo fratello mi sposa. — Se ciò avverrà, come io farò di tutto perchè avvenga, t’assicuro che te l’annuncerò con tutto il giubilo che si deve avere quando si finge dar per lietissima una notizia che si sa dover tornar molto dolorosa.»
— Io farò di tutto perchè avvenga — aveva detto Maddalena, e cominciò subito l’indomani a far qualche cosa, col dare al suo sguardo un’espressione che era un invito.
Brigida aveva ricevuto inoltre delle istruzioni — e quando il giovine signore si avvicinò, la fantesca scomparve nella bottega del droghiere.
Questo gioco, ripetuto il giorno successivo, fece capire al giovine che non si trattava di caso e ch’egli poteva ardire. Onde ardì subito.
All’incontrar la giovinetta sola, vedendone lo sguardo più che mai incoraggiante, si fermò, e salutandola come si saluta una duchessa:
— Buon giorno, signorina.... Vorrebbe lasciarsi salutare!
— Troppo gentile — (pausa, in cui si guardavano sorridenti, egli incerto, ella provocando tutto) poi: — Va da sua sorella? —
Il giovine non potè a meno d’arrossire, e balbettò:
— Da....? ah! sicuro.... da mia sorella.... A proposito, non ho mai avuto il piacere di incontrarla da Severina.
— Non vado mai da lei la sera.
— Ed Ella sa che io vi vado di sera?
— Sì, me l’ha detto sua sorella.
— Allora v’andrò di giorno.
— Non glielo consiglio.... Non credo che sua sorella sentirebbe un gran piacere se ci vedesse incontrarci.
— Come fa a saperlo?
— L’ho capito.
— Ed Ella è indifferente a questo?
— A.... cosa?
— Alla contrarietà che Severina mostrerebbe, secondo Lei, se sapesse che ci siamo riveduti....
— Ma.... — e fingeva incertezza guardando il suolo.
— Dica pure....
— Non.... so.... — e continuava il gioco.
— Allora glielo dirò in altro modo. Se mia sorella fosse contenta che io La incontrassi.... Ella cosa ne penserebbe?
— Non.... so.... — ma stavolta lo sguardo si levò timidamente, amoroso, sul volto del giovine, quasi a supplicarlo di non crederle.
— Pensandovi qualche tempo.... potrebbe riescire a saperlo?
— E.... poi? — Ella si guardava d’intorno quasi smarrita.
— E poi.... vedremo. Intanto non dica niente — se crede — del nostro incontro a Severina. La mia famiglia ha una gran paura che io pensi a maritarmi.... gliene dirò poi le ragioni. Del resto, io sono padrone di me stesso.... Ma forse, per una prima volta, ho già abusato della sua bontà.... Se è così.... creda.... glielo dico sinceramente.... creda che io bramo solo di abusarne al massimo grado. —
E con questo scherzo, ridendo, si lasciarono.
Si rividero.... si parlarono..., molto si parlarono, per ripetersi che si amavano.
Vediamo un po’ addentro in questo amore.... Vi sono tante specie d’amore!
Non v’è forse anche l’amore senz’amore?