Come certi negozj, che verso strada sembrano servir per un traffico e poi nel retrobottega servono per.... tutt’altro — così vi sono delle fanciulle, che apparentemente hanno una condotta irreprensibile, proprio secondo tutte le regole adottate, e poi hanno un.... retro-bottega.

Nel mentre, stando a quel che si vede, una di tali fanciulle conduce un’esistenza monotona, insignificante, precisamente puerile — in cui non trovate che innocenti sollazzi, confetti, fiori, in cui la più grande emozione sembra quella d’una vestina nuova e di quattro salti con accompagnamento di frittelle — ella ha, o, per meglio dire, si procura, se lo vuole, se lo può appena, una.... retro-vita, la quale, per poco che la fanciulla sia prudente, si sottrae a qualunque sindacato.

Non entreremo in particolari per ragioni facili ad indovinarsi ed anche per non sembrar posseduti dalla smania di generalizzare. Ci occuperemo solo del caso speciale di Maddalena, e ancora, non senza aver premesso che, se i particolari appunto della retro-vita delle ragazze in discorso fossero conosciuti o, se più vi garba, se si volesse farne materia di studio, se ne trarrebbero delle deduzioni che influirebbero a modificare di molto l’educazione della donna — per cui essa crescerebbe più sinceramente ingenua, mentre l’ingenuità or non copre che la così detta malizia, alla quale i bambini e gli sciocchi danno tanta importanza — per cui essa sdegnerebbe mentire, mentre ora che vi è forzata.... trova precisamente, in un apparato di menzogne, il mezzo di far la sua volontà — beffandosi di tutti — per cui, infine, vivrebbe più serena e tranquilla, mentre ora è in preda a malsane curiosità ed a fantasticherie.... poco azzurre.... per non dir altro.

V’è una famosa scienza che vien ritenuta pericolosa, dannosa per le ragazze — ma è pericolosa, dannosa, solo ora, perchè se ne fa un mistero altissimo.

Invece di costringere la donna a scoprirne da sè gli arcani.... insegnatele voi stessi quella scienza, con linguaggio aridamente scientifico, all’aprirsi della sua mente, e vedrete che non le farà nè freddo nè caldo.... precisamente come l’abbicì.

E allora forse non vi saranno più tante fantasie sregolate, sfrenate — non vi saranno più tante morenti d’etisia. Ma lasciamo le fanciulle in generale e veniamo a Maddalena.

La casa, o, per esser più esatti, il casamento in cui abitavano i Papetti, aveva due cortili.

Il primo era piccolo ma civile, come si conveniva alla parte di fabbricato prospiciente la via; il secondo, invece, si poteva quasi chiamare una corte rustica. L’esservi una stalla e un pollajo gliene davano, se non altro, l’odore, e il suolo ineguale e tutto mal ciottolato, senza un pensiero al mondo dei poveri bipedi, che avrebbero dovuto arrischiarvisi, diceva chiaro che si era pensato solo ai quadrupedi.

Nell’androne, che dal primo metteva nel secondo cortile, v’erano due aperture, una a destra, l’altra a manca, che lasciavan veder le scale al servizio della parte posteriore del casamento, il quale aveva anche due ale.

L’ala sinistra, come il corpo, aveva tre piani oltre il terreno — mentre la diritta era a un sol piano, che non si poteva dir terreno, ma che era molto basso.

Quell’ala doveva essere una qualche precauzione di un antico proprietario, marito molto geloso de’ suoi diritti.

Dal fabbricato si vedeva un gran giardino al di là del muro, che correva fra le punte delle ale.

La scala a sinistra, che saliva a chiocciola, serviva la parte alta — corpo e ala —; la scaletta a destra, di soli quindici gradini, saliva diritta all’uscio dell’unico e microscopico appartamento che si trovava nell’ala rispettiva.

I Papetti abitavano nell’ala a sinistra, ma non più al terzo piano — da qualche tempo, cominciando a pesar gli anni, eran discesi al secondo.


Un anno e mezzo circa prima che Maddalena facesse quella bella scena alla quale assistemmo, era venuta ad occupare l’appartamentino dell’ala destra una donnina tutta sola...., ossia con una cameriera a doppio uso.

Era costei una sedicente vedova. Poteva anche essere vedova realmente, ma siccome il marito pareva essere sempre stato morto, così il «sedicente» sta bene.

La mattina le avreste dato trentacinque anni — dopo le due pomeridiane non più di trenta — e la sera anche venticinque. Di notte, all’oscuro poi.... ma questo non lo sappiamo.

Era bellina, il che vuol dire anche bruttina — ma era simpatica.

Una personcina delicata, che non porgeva esuberanze, ma non aveva neanche deficienze — capelli neri, carnagione brunetta — e in tutta lei, ma specialmente nello sguardo, modestamente provocante, e nel sorriso misterioso continuo a fior di labbro.... un certo non so che, per cui una donna sembra dir tacendo: «Io so che ci sono, e quando voglio, qualcuno se n’accorge.»

Del resto, per la maldicenza non v’era niente da dire sul di lei conto. Riceveva pochissimo, nelle ore d’etichetta, e tutte persone comme-il-faut. Erano alcuni eleganti attempati.... amici del suo povero marito, e alcune signore, che apparentemente dovevano appartenere anche esse alla categoria delle vedove sedicenti e seducenti.

Tutta gente ben vestita, che andava e veniva senza far chiasso e senza dar nell’occhio. Una cosa sola si sarebbe potuto notare, ed è che delle visite mascoline non era mai accaduto che una s’incontrasse da lei con un’altra.... ma per notar questo, bisognava essere ben cattivi.

La sera ella non riceveva alcuno, tranne un giovinotto — ma era un suo fratello.

Tutto questo, che è pochissimo e insignificante, lo si sapeva dalla portinaja, che lo teneva dalla domestica della vedova in discorso.

Teneva anche che era buona buona ed aveva nome Severina.

Un freddurista dirà che è un bel nome per una signora.... e punto scoraggiante per gli audaci. Severa sì.... ma al diminutivo.... Lasciatelo dire.


Nei primi cinque mesi la signora Severina parve aliena dallo stringer relazione con un inquilino. O amava la solitudine, o doveva aver delle ragioni per conservarsi perfettamente libera, cosa difficile quando si hanno delle conoscenze nella stessa casa in cui si abita. Doveva anche essere, a giudizio dei vicini, una donna tutta sacra alla memoria del marito, perchè di carnevale non era uscita nemmeno una sera e perchè nessuno sembrava gradirle, mentre si sapeva che v’erano dei signori.... ma proprio signori, i quali se ne occupavano moltissimo.

Lettere non ne mancavano, la portinaja era stata importunata.... le lettere erano state consegnate — ma una faccia nuova in tutto quel tempo non s’era ancor vista passare. Si era ardito persino di corrompere la cameriera, ma essa.... aveva accettato le mancie, ridendo, e non solo non aveva mai riportato una risposta favorevole.... ma neanche una sfavorevole.

— Sono matti tutti! — diceva la cameriera alla portinaja — la mia signora non può pensare ad alcuno. —

I vicini, specialmente qualche giovinotto, incontrando Severina, la salutavano per tentar di ottenere un ricambio, che potesse servire di primo gradino alla solita scala — ma fatica gettata — ella non vedeva mai.

V’era tuttavia un’eccezione.

Maddalena, che s’era imbattuta qualche volta in Severina o nell’uscire o nel rientrare, aveva veduto sul suo volto un dolcissimo sorriso di simpatia, che era proprio tutto per lei Maddalena — ma essa era sempre seria e non aveva mostrato di accorgersi di quel sorriso. La sua selvatichezza non era ancora stata vinta da alcuno.

Un giorno però Maddalena, dopo che Severina le fu passata a fianco, guardandola colla solita espressione, non potè a meno di rivolgersi ad osservare quella elegantissima figurina, dalle movenze vagamente ondulanti, la quale andava lasciando dietro sè un profumo delicatissimo, strano, senza nome, così penetrante, che pareva scendere al cuore.

Tale almeno fu l’effetto che produsse in Maddalena, per la quale era una novità. Per la prima volta ella si era soffermata pensando a quella signora, e aperte le labbra aspirò l’aria tutta odorante per esalarla quindi in un sospiro.

Si sarebbe detto che v’era magìa.

Maddalena, che non aveva mai desiderato un’amica, da quel momento sentissi attratta verso Severina....; e il miracolo era stato fatto da un semplice profumo!

Maddalena non avrebbe potuto dirne allora la ragione — ma la ragione vi era. Ella sdorava già la pubertà.... e quel profumo, penetrando in lei, vi aveva vellicato per la prima volta il recondito senso della voluttà.

Salita, ritiratasi nella sua camera, aperse la finestra, e appoggiatasi col fianco al parapetto, là stette tutta mesta guardando quel cortile, quel giardino, quelle mura.... Tutto era deserto, tutte le finestre chiuse, lo spazio era inondato da una luce pallida e fredda; non giungeva altro romore che quello lontano alternato di un martellar di scalpelli nella via.

Per la prima volta, guardatasi attorno, sentì uggiosa, pesante quella solitudine, che ella stessa aveva pur voluta fino a quel giorno — per la prima volta sentì un bisogno di respirare a pieni polmoni, e una forza nuovissima trascinarla al romore, alla folla, al mondo, alla vita — per la prima volta le venne in mente di mirarsi nello specchio.... ma, corsavi, fece una smorfia, perchè si vide pallida e quasi brutta. — Però, fermatasi alquanto, toccati i capelli, aperto un tantino l’abito, lì sotto il mento, fatto il confronto fra sè e Severina, provandosi a sorridere, finì a sorridere davvero. Aveva trovato che se anche Severina fosse stata mal pettinata e peggio vestita come lei, sarebbe stata forse più brutta di lei.... quindi passando al viceversa.... sperò poterla superare. Ma come fare, con chi consigliarsi, ella che non conosceva alcuno? Dire ai genitori: — D’or innanzi, voglio farmi bella, divertirmi, vivere — le pareva una enormità.

A chi ricorrere dunque per ajuto a fine di raggiungere il suo scopo per altra via? Un mezzo solo v’era, fare la conoscenza di Severina, che certo doveva essere una maestra eccellente, e l’avrebbe istrutta in tutto, e fors’anche avviata nel principio di quel labirinto intricatissimo che le pareva, ed è infatti, la vita.

Ma come riuscire a far la relazione di Severina? Offrirsi? Pregare? Questo ripugnava al di lei orgoglio.... tanto più che fra le possibilità v’era anche quella di un rifiuto.

Non restava che attendere dal caso una occasione favorevole per avvicinare la signora e afferrare tale occasione.

Ma per quanto Maddalena spiasse, l’occasione non si presentava. Severina restava invisibile, pareva non uscisse più. La fanciulla si cuoceva d’impazienza, e casa sua le diveniva ogni giorno più antipatica. Ma finalmente quel benedetto tempo, che se, tutto toglie, apporta anche tutto, permise alle sue speranze di rianimarsi.

Spuntato aprile, le vetriata dall’appartamento di Severina si schiusero ai soavi zeffiri, alla gaja luce della primavera — e la desiderata signora cominciò a far delle apparizioni sul suo terrazzino.

Maddalena allora cominciò dal canto suo, a passare, lavorando, alla finestra tutto il tempo di cui poteva disporre.

Non occorre dire che ogni qual volta Severina si lasciava vedere, Maddalena smetteva di lavorare e si sporgeva fuor della finestra per attirare la di lei attenzione.... ma questo pareva difficile.

Tuttavia, or col tossire, or col cantare, or col muovere la sedia o il tavolino.... fece tanto che un giorno Severina alzò gli occhi al secondo piano, e siccome la fanciulla scorse sul di lei volto il medesimo dolce sorriso, così sorrise anch’essa subito, chinando il capo.

Da quel dì Severina prese l’abitudine di guardar, al secondo piano, quella ragazza, che lavorava sempre, e il di lei viso esprimeva, oltre che simpatia, compassione. Si salutavano sempre, tuttavia per qualche settimana le cose non progredirono.

Ma poi una specie d’occasione non tardò a presentarsi, e Maddalena non se la lasciò sfuggire.

Affacciandosi alla finestra, vide una novità sul terrazzino della signora.

Un giardiniere vi stava disponendo con arte del vasi di fiori, che due facchini scaricavano nel cortile da un carro e portavano su.

Erano fiori delle specie più vaghe e più fragranti.

Maddalena, anche per l’attrazione simpatica che v’è sempre fra la giovinezza e i fiori, ma, innanzi altro, per tentare Severina, si mise a batter le mani in atto di gioja e maraviglia, cosicchè la signora levò lo sguardo e sorrise a Maddalena, la quale le fece un bell’inchino sporgendosi tutta come se volesse osservare più da vicino, odorare quasi l’olezzante famiglia.

Severina, o indovinasse finalmente il desìo che cuoceva la fanciulla — o avendo ella stessa la medesima brama, vedesse opportuno il momento per iniziare conoscenza meno superficiale — il fatto è che, spiccata una bella rosa, la offrì, col gesto, a Maddalena.

Quella arrossì di piacere, e rispose con altro gesto che voleva dire: «Gradisco ma non so come pigliarla.»

Allora Severina non esitò più e le fe’ cenno che andasse da lei.

Maddalena non se lo fece ripetere, e detto alla madre, per aver un pretesto di scendere: — Vado a prender un po’ d’acqua, — giù a precipizio per la scala, su per quell’altra, da Severina.

La signora l’attendeva sull’uscio e raccolse con un: «Brava!» e con un bel bacio in fronte.


— Ma, Maddalena.... dove sei? — fe’ Caterina alla finestra, cinque minuti dopo, non vedendo tornar la figlia.

— Sono qui! — rispose Maddalena comparendo sul terrazzino, unita a Severina, che con un braccio le cingeva il fianco.

— Permette? — disse Severina alla madre della fanciulla.

— Ah! ma guarda.... guarda un po’ quella sfacciatella....! — esclamò Caterina tutta sorpresa, ma non senza piacere.

— Non la sgridi, la prego — continuò la signora — sono stata io....

— Ah! non dico.... anzi.... obbligata.... ma doveva chiedermi il permesso....

— Me la lascia un momento ancora?

— Ella è ben buona, sa!... se non è capace di dir due parole in croce! Basta.... faccia lei!

— Grazie. —

Maddalena rientrò in casa, mezz’ora dopo, tutta infiorata e con una sacchettina che «la signora le aveva data espressamente per la mamma.»

Quando Caterina sentì queste parole, le vennero le lagrime, e a Maddalena, che, dopo averle cantate le lodi della signora, le domandò se l’avrebbe lasciata ancora andare da lei, rispose tutta felice:

— Ma sì.... va.... è una signora come si deve, e non ti può che far bene. —

Come sono mai certi genitori e specialmente certe madri...., purchè i loro figli ricevano gentilezze in una casa, non badano più che tanto se convenga, poi, sotto tutti i rapporti, lasciarli andare in quella casa. E su questo proposito, senza che aggiungiamo altro noi, quelli e quelle che non sono più ragazzi, informino.

Se il primo giorno Maddalena si fermò mezz’ora dà Severina — il secondo vi passò un’ora, il terzo una mezza di più.... e ben presto la durata media delle sue visite fu di due ore.

L’effetto di quelle visite fu tale — in Maddalena avvenne in breve tempo una trasformazione così grande, che i Papetti ne furono maravigliatissimi.

Come.... la loro Lena, che pareva esser nata selvaggia.... in pochi giorni s’era civilizzata (sic)? — Come, quella Lena, che non parlava mai ed aveva un contegno da monaca.... si degnava d’esser gaja, si degnava di conversare affabilmente coi propri genitori? — quella Lena, che fin allora s’era sempre pettinata come una vecchia beghina, i capelli scendenti a guisa di cortina, tanto da nascondere per metà le sopracciglia, che parevano incollati sulle tempie e sapevan di sego, ora non si presentava che acconciata con leggiadrìa, emanando un olezzo gratissimo esotico? — quella Lena, infine, che aveva sempre portato l’abito meschino d’una.... stellina, nè mai pareva aver pensato a mutar foggia e stoffa, ora si abbigliava, studiava il figurino della moda, ne seguiva i consigli?

Davvero che la metamorfosi era sorprendente — e i Papetti ne gongolavano e appagavano, incoraggiavano anzi le fantasie, per quanto costose, di Maddalena, che la rendevano bella, bella come essi non avevano mai supposto potesse divenire — stella fulgente!... diceva papà — pensando che in tal modo le sarebbe più facile di destare il capriccio in qualche gran signore, che, s’intende, la sposerebbe.

E a quelli che si maravigliavano, a ragione, di tanta e improvvisa novità, dicevano:

— Prima andava bene come andava, perchè le ragazze devono venir su modeste, senza tante idee inutili — ora è giunto il suo tempo.... faccia anche lei quello che richiede la sua età.... la sua posizione.

Secondo il loro convincimento, Maddalena aveva una posizione!