Vediamo un po’ che cosa abbia fatto Maddalena, dopo il veglione, perchè quel suo biglietto a Soranzi è abbastanza strano.

In omaggio al vero, riconosciamo che ella ha accettato la prima visita di Oreste senza alcun secondo fine biasimevole. L’unico suo fine era precisamente quello di valersi di Soranzi come di un sensale di matrimoni incaricato di trovare il «marito generoso».

Ella è ben lieta che Soranzi trovi bella e buona sua figlia — questo vuol dire che s’interesserà, con ardore, per collocarla bene.

Ma la frequenza — quattro di fila — la lunghezza delle di lui visite le pajon soverchie per un mediatore, oltrechè «compromettenti» — e il suo genere di conversazione un po’ troppo poetico. Maddalena s’impensierisce seriamente, tanto più che vedendo la figlia tutt’altro che indifferente alle premure di lui — premure, delle quali non sa come combattere l’influenza sul di lei animo, dopo averle presentato Soranzi come «un distintissimo signore, suo amico d’infanzia e tanto amico anche del povero papà....»

Il combatterla ora sarebbe pericoloso. Maddalena che è donna, le sa queste cose.

Bisognava prevenirla, indisporla contro di lui. Si potrebbe, è vero, con una parola sola, demolire Soranzi; basterebbe dire: — Guarda che egli è ammogliato — ma allora, Soranzi trovando subitanea freddezza, s’indispettirebbe, vorrebbe saperne la ragione.... e se ne andrebbe per sempre — il che è da evitarsi, perchè Maddalena, ora che ha riafferrato Soranzi, non vuol più lasciarselo sfuggire. In un caso estremo, ella potrebbe ricorrere a lui, senza umiliazione.

Invece, farà così: interrogherà cautamente Soranzi.... e se mai.... ella lo farà ragionare, e, toccandogli le corde del dovere, dell’onore, ecc., ecc., lo indurrà a diradare le sue visite.... pur non ritirando la sua protezione.

Quando non lo vedrà più, o ben di rado, Silvia non vi penserà altro.


Partendo dopo la sua quinta visita, Soranzi dice a Maddalena:

— Spero bene che non le avrai detto che io ho moglie.

— Perchè?

— Il perchè te lo dirò.... un giorno.

— Ah! ah!.... e se glielo avessi già detto?

— Disdici.

— Ohe! Soranzi.... avresti per caso delle malinconie pel capo?.... Se così fosse.... io dovrei rinunciare all’onore....

— Se tu sapessi....!

— Che cosa?

— Senti, Maddalena.... io sono sempre stato, dopo quel tempo....... l’uomo il più freddo. Mi credevo morto alle passioni. Ebbene.... ora mi vedi ridotto come un fanciullo, incapace di ragionare.... disperato.... quasi al punto di domandarmi che ne farò della mia vita.

— Senti, Soranzi.... da quella brava donna che sono.... ti dirò: non venir più.... Ma pensa che hai moglie!

— Ah! non parlarmene.... Ma non sai che da due giorni, vaneggio.... che io odio mia moglie.... tanto che, mi pare che per Silvia.... io sacrificherei....

— Va.... va.... tu bestemmi.


Tu bestemmi — ma, non appena Soranzi è partito, Maddalena si sdraja, nella sua poltrona, pensando alla fatta scoperta. «Soranzi odia sua moglie, e per Silvia è pronto a tutto».

Sì.... e Maddalena non può ingannarsi....; nel tremore della voce, delle mani, nel balenìo degli sguardi, ella ha indovinato la passione vera, possente, quella passione che non conosce ostacoli, e siccome Soranzi è uomo d’onore — anche i ribaldi hanno bisogno dell’onore.... degli altri — così tal passione non è a disdegnarsi.

Se Soranzi non ama sua moglie, potrebbe.... separarsene. — Se ama Silvia, potrebbe divenirne l’amico, il protettore. — La colpa, dopo tutto, dice Maddalena, è della Legge. L’uomo è lo schiavo delle passioni.... e la legge vuol incatenare le passioni, il che significa incatenar torrenti.... Tanto peggio per la Legge.

Se Soranzi farà questo, è certo che io mi troverò al coperto per sempre. Quanto a Silvia.... ella sarà ben grata a sua madre.... Maggior felicità potrebbe forse darle altro uomo.... se ella amasse Soranzi? — Restano la società e la moglie....; ma la società è composta di tanti individui, di cui ognuno farà molto bene pensando ai casi suoi.... del resto, padroni! Non renderanno perciò meno felici Soranzi e Silvia, e non torceranno un capello a me. — Quanto alla moglie, poi, se non sa farsi amare.... io non so proprio cosa farci!


Aggiustati, così, i conti colla propria coscienza, Maddalena si accinse all’opera.... Opera facile — non c’era che da secondare tacitamente, mantenendo tuttavia, per decoro, una certa vigilanza che, mentre non doveva nuocere all’essenza, doveva rendere impossibile la forma.... finchè, Soranzi scoppiando, non si sarebbe dato, piedi e mani legati, a Maddalena.

Naturalmente, occorreva qualche incoraggiamento indiretto, onde le impressioni si disegnassero più presto e meglio nel cuore di Silvia. Questo ella ottenne con dei brevi soliloqui fatti, quasi non avvertisse la presenza della figlia.

Un giorno, per esempio, esclamava:

— Che bontà quel caro Soranzi, che ingegno, che spirito, che distinzione! —

Un altro:

— Quello è proprio l’uomo che andrebbe bene per Silvia. Io non darò mai consigli a mia figlia.... perchè il cuore è libero.... ma se mia figlia me ne chiedesse.... —

Un altro ancora:

— Quanti anni può avere Soranzi?.... Quaranta, mi pare.... Non se gliene darebbero trentacinque.... proprio, la bella età dell’uomo.... di cui una donna può fidarsi.... —

Una sera poi le disse:

— Mi pare che Soranzi non ti guardi di malocchio.... eh! briccona! — e tu?.... Ah! non vuoi rispondere.... diventi rossa!.... Basta.... fate voi. —


Una fanciulla, che è già ben disposta a favore d’un uomo che la corteggia.... non ha bisogno di molta esca per accendersi — se poi vede che la madre è fanatica per quell’uomo.... non ha più difese di sorta.... e non cerca difesa.... come non ha alcun turbamento di coscienza, perchè ella sa già d’aver una complice.

La coscienza dei figli, quasi sempre, non è che la coscienza delle madri.

Era un piacere intenso ma tutto intellettuale quello che provava Silvia durante le prime visite di Soranzi. Ben arrivato quel bel signore che veniva a rompere la monotonia della sua esistenza. E poichè egli aveva facondia, esperienza della vita, l’abilità dell’uomo di mondo ed il fuoco dell’innamorato, non poteva che sedurre la mente della giovinetta, nell’età in cui, sebbene inconsciamente, si è tanto avidi di impressioni nuove e di emozioni.

Il cuore non aveva ancor palpitato, ma palpitò subito.... quando Maddalena cominciò a delirare per Oreste.... Ella non si diceva che era l’amante di Soranzi.... ma lo amava.... — non si diceva che egli l’amava, ma sentivo d’essere, per lui, l’oggetto d’un culto. Non v’erano dichiarazioni, perchè non ve ne potevano essere, ma gli occhi di lui avevano tal eloquenza, che ella, or arrossiva, or si faceva smorta e, lui partito, restava lunghe ore pensosa.

Quando Maddalena vide che Soranzi, accortosi della muta corrispondenza di Silvia, si faceva.... poco prudente, pensò che era tempo di richiamarlo al dovere, in modo che egli, trovandosi al muro, avesse a prendere una decisione.

— Insomma, Soranzi, come la facciamo qui? — gli disse, — Per Bacco, abbi un po’ di coscienza.... Io ho paura che tu mi faccia innamorare la figlia.... e poi.... cosa succederà? Io t’ho già fatto capire.... ma vedo che tu vai avanti per la tua strada.... e io ti dico: fermati!

— Fermarmi? non veder più Silvia? ma ti pare possibile? Ma piuttosto....

— Taci....

— No.... piuttosto.... mi divido da mia moglie.

— Ma tu sei pazzo.

— E allora cosa vuoi ch’io faccia? Io sento che se continua così, finirò ad uccidermi.... Ma.... bada bene che in tal caso.... Silvia non sarà d’altri! —

Maddalena, a queste parole, diè un passo indietro e stette come atterrita — mentre, nel suo interno, gioiva.

Per alcuni minuti sembrò che non potesse trovar verbo, tanta era la sua commozione — poi disse, smozzicando, con accento di dolorosa rassegnazione:

— Tu vuoi rovinarmi.... Ebbene.... fa pure.... Noi, già, siamo due povere donne senza difesa.

— Io voglio render felice la Silvia, contenta te per sempre! — fe’ con slancio Soranzi, il quale, finalmente, vedeva rimossi gli ostacoli, vicino il compimento de’ suoi ardenti voti; e, strettale con forza la mano, uscì precipitosamente giubilante.

Maddalena, rientrando, abbracciò strettamente Silvia, baciandola e ribaciandola. Silvia la guardò maravigliata, sorridendo, e le disse:

— Che cos’hai?

— Nulla.... so io!


L’indomani, si attendeva Soranzi — non sapremmo dire chi lo desiderasse di più — ma non venne. Pranzarono più tardi del solito e male. — Non capisco.... non capisco: — borbottava, di tanto in tanto, Maddalena.

Il giorno seguente, l’attesero ancora.... e ancora mancò. Neppure il terzo dì, comparve, nè il quarto, nè il settimo. Maddalena sbuffava, ed il suo occhio aveva dei lampi sinistri.

Silvia non parlava, ma ogni giorno diveniva sempre più mesta, nè toccava quasi cibo.

Maddalena la guardava e cominciava a sentire dei rimorsi. — Se Soranzi non tornasse più.... e la figlia morisse di passione.... Uccisa da sua madre!.... No.... no! — Ella non pativa più scrupoli d’alcun genere.... ma, efferata non era ancora.... per lo meno, fino a tal punto.

D’altronde, la figlia, dopo che il mondo l’aveva abbandonata, era divenuta una necessità morale per lei. Non v’era merito, ma era così.

La mattina dopo, uscì, e recatasi a casa Soranzi, domandò al portinaio se il signor avvocato fosse assente o ammalato.

— Nè assente, nè ammalato — fu la risposta.

— Non capisco.... non capisco — ripeteva fra sè Maddalena, tornando a casa. — Che fare?

Madre e figlia lavorarono silenziose, sospirando. Verso le quattro, Silvia s’alzò e disse con voce velata:

— Scusa, mamma.... io vado a letto.

— Perchè, Silvia?

— Perchè.... non so.... mi sento male.

— È debolezza, sono otto giorni che digiuni, si può dire. Prendi qualche cosa....

— Impossibile.... credi.

— Bene.... va pure.... io esco un momento.... Non temere, torno subito, spero portarti a casa una buona medicina.

— Quale?

— So io.... —

Fu allora che scrisse e portò quel biglietto, che mise sossopra casa Soranzi e richiamò Oreste presso Maddalena.


Quando Maddalena, alle sei e mezzo, sentì quella scampanellata, balzò in piedi, con un ruggito di gioja.

— Ah! sei tu.... finalmente! — fece, aprendo con furia — ci voleva proprio che morisse!

— Perdona.... se tu sapessi.... Dov’è?

— Qui a letto.

— Ah!.... —

Silvia giaceva assopita.

Cogli occhi chiusi, col nuovo pallore delle guance smunte, ancor rigate di pianto, aveva qualche cosa d’etereo, che destò in Oreste la più profonda pietà.

Allora egli sentì che quella creatura lo distaccava da tutto il mondo.

— Vedi? — gli disse Maddalena. Poscia si mise ad accarezzare la fronte della figlia e chiamò dolce, dolce:

— Silvia.... Silvia.

— Che vuoi?.... — sospirò quella, aprendo gli occhi, poi, visto lui: — Ah! — e il suo volto si suffuse di subito rossore.

— Sei guarita, adesso?.... — continuò la madre sorridendo.

— Sì.... — fe’ Silvia, guardando lui con riconoscenza.

— Allora, prenderai qualche cosa.... e anch’io con te, — perchè devi sapere — aggiunse voltasi a Soranzi — che, in questa casa, sono otto giorni che non si mangia più o quasi. —

Maddalena uscita — Oreste non potè più frenarsi.... curvossi e depose un ardente bacio.... il primo bacio, sulle labbra della fanciulla, che ebbe un brivido e chiuse gli occhi.

— Tuo.... tuo per sempre! — le susurrò Oreste con passione — poi si tolse di là...., sentiva offuscarsi la ragione, ed ebbro, vacillante, raggiunse Maddalena.

— Sai la bella novità?.... — disse Maddalena alla figlia, quando rientrò nella di lei camera, con un tavolino, su cui era pronta una refezione — dopo domani, partiremo per la campagna. Soranzi ci invita a passarvi la primavera, in una villina, che mi dice essere un bijou.

Silvia giunse le mani e levò gli occhi al cielo....

Ma non pregava perchè.... era esaudita.