Arrivati a questo punto, noi non possiamo più narrare, descrivere, occupandoci di tutti i particolari. Dobbiamo accontentarci di prender delle note più o meno aride, a seconda delle situazioni...., sperando che bastino.


L’indomani del veglione — congedandosi da Maddalena, dopo la prima visita — non presente la figlia.

Or. Lo sposo glielo troveremo.... non ti nascondo però che lo sposo vorrei esser io.

Madd. E io te la darei con entusiasmo, se tu non avessi moglie.

Or. Ahi! tasto doloroso.... A rivederci. —

Soranzi, partendo, dice ch’egli è pazzo, ch’egli non deve lasciarsi, come un giovinetto, inebriare dalla bellezza di quella fanciulla, al punto d’aver il convulso...., si dice che egli ha quarant’anni, che ha moglie.... che.... che...., insomma, tutto quello che un uomo onesto può dirsi, per cancellare una impressione più profonda del bisognevole e irragionevole — perchè la ragione deve permettere solo ciò che i contratti sociali danno per lecito. — Ma se la ragione propone, il fisico dispone. — Soranzi torna a casa; appunto perchè non vuol esserlo, è preoccupato; il suo appartamento, per la prima volta, gli par tetro, una spelonca — e anche il dolce sorriso di sua moglie, per la prima volta, lo muove a ira. Non parla che per rispondere brevemente, con cortesia stentata.... esce, vaga, rientra, si rinchiude per lavorare....; è inutile!.... L’imagine di quella vergine di sedici anni lo perseguita, s’è ficcata nella sua mente.... non vuol uscirne più. Ah! gli acerbi e già maturi vezzi.... Ah! quelle mani fatte da Amore per l’amore.... quelle babbuccie, entro le quali si troverebbe appena tanto da potervi imprimere un bacio.... e i ricciolini.... d’aria di quella nuca, e la freschezza di quel viso, e la lanuggine impercettibile di quelle guance fatte per smorzar i baci, e gli occhi grigi erranti che pajono ansiosi.... e non lo sono ansiosi, perchè il sorriso è puro, è il sorriso della donna che ignora. Lo si capisce, dai suoi entusiasmi, che non sa niente....; tutto per lei è bello, nuovo, sorprendente. — E tuttavia, qualche cosa vi deve essere che si muove in lei....., ella deve udire come un susurrío interno, sia pure indistinto, ma che a volte la turba....

E Soranzi ricordava che, a qualche sua occhiata ardente, le di lei palpebre avevano avuto un tremito, e che mentre egli parlava, ella ascoltava, come meditabonda, coll’occhio che pareva bere, e che, senza ch’ella lo sapesse, la di lei lingua errava lambendo il labbro.

Brividi e vampe.... Silvia! Silvia!


Sono trascorsi quindici giorni dall’incontro di Maddalena con Oreste, al veglione — e in casa Soranzi si vive già d’una vita nuova.... ma d’una vita che toglie il respiro.

La moglie e la servitù, che per tanti anni vissero in un ambiente di perfetta pace, di dolcezza tale che avrebbe ammansato l’essere più insocievole.... ora non sanno più in che mondo si trovano.

Soranzi sta fuori gran parte del giorno, il resto lo passa rinchiuso nel suo studio. Ben di rado si lascia vedere o fa udire la sua voce, ma anche quel poco è di troppo.

Egli è irascibile, impetuoso — in tutti i suoi moti, in tutti i suoi detti v’è alcun che di così secco, di così nervoso e, a volte, di così feroce, perfino.... che davvero fa paura. I servi, alle sue scampanellate, accorrono, ascoltano, si inchinano, s’affrettano ad obbedire.... Qualunque cosa ordinasse, non replicherebbero sillaba.... — e pensare che, un tempo, si parlava fra padrone e servitori come da amico ad amici, e si discorreva tranquillamente sul da farsi e il non da farsi.

Quando pranza in casa, non dice una parola.

Un giorno, la moglie gli ha detto, colla sua maggior soavità:

— Che cos’hai, Oreste?

— Nulla ho. Lasciami stare. —

Un cognato, dietro le preghiere della sorella, gli ha domandato, un altro giorno, ridendo:

— Vedo che sei arrabbiato...., hai forse giocato alla Borsa?

— Che! — e girando sui tacchi, l’ha piantato là come un matto.

Tutti sono certi che egli ha un dispiacere, che non vuole, non può confidare ad alcuno....

— Un po’ di pazienza.... tutto passerà. —

Pare che non abbian avuto torto.

Un giorno, Soranzi, da un’ora all’altra, è tornato quel di prima. Esultanza generale. Come mai questo?

Rovistando fra le sue carte, gli è venuta fra le mani una lettera di suo padre — e gli son venute sott’occhio queste parole:

«Quando, al primo riveder quella donna, tu sentisti ridestarsi l’antico affetto — dovevi fuggirla. Era già moglie. Il sacrificio, allora, sarebbe stato ben lieve, credilo!»

«Non hai avuto quella meschinissima forza.... e or vedi le conseguenze orribili della tua debolezza!»

Legge tutta la lettera.... la rilegge. Povero padre! povera madre!.... se esistessero ancora, egli forse, mirando quei volti mesti, si sentirebbe meno debole.... S’immerge in una profonda meditazione. Tenta, vuole ragionare.

Da una parte.... sua moglie così buona — la sua posizione sociale — il suo passato onorevole e un avvenire splendido, perchè egli è uno degli uomini più stimati ed è già designato ai più alti ufficj.... — dall’altra parte, una giovinetta, la quale viene a togliergli, a rovinare tutto.... con che? perchè?

Si apre l’uscio ed entra il suocero, vegliardo veramente venerando, per vita operosa, intemerata e per alto sentire. A tale apparizione, Oreste sente un non so che di refrigerante nell’anima; gli pare che un genio benefico venga ad additargli la via della salvezza. Ma sì! basta rinchiudersi nel seno della famiglia, non pensare più a nulla, lavorare, non permettere che alcuna distrazione....

E gli va incontro affettuoso, riconoscente — eccolo di buon umore, cortese, affabile, espansivo.

Sua moglie è felice a tal cambiamento subitaneo — aspettato, del resto! dice: — La gioja è tornata in casa Soranzi e, speriamo, per sempre.

— Che cosa mi dicevi tu? — è il padre che parla colla figlia — Oreste mi pare sempre il migliore dei mariti.

— È vero!... non so.... qualche cosa l’avrà disturbato. Ma poteva ben dirmi....

— Eh! le donne vogliono saper tutto.... Lasciate passare, quando vedete nubi fosche.... se no, andrete a rischio di far delle burrasche con.... niente.


È scorsa un’altra settimana. Tutti i giorni è stata una lotta fierissima.

A certa ora, egli udiva sempre quella cara voce infantile.... gli pareva sempre di accarezzare quella manina, di provocare quegli scoppietti di riso, di sentir quell’alito fresco, odoroso.

Era una tortura.... ma egli non si muoveva — l’ora passava — aveva vinto.

Dopo otto vittorie, gli pare che il vincere costi meno, e che forse, in breve, egli sarà perfettamente libero da quell’incubo ad ora fissa.

A tale scoperta, egli diventa ilare, respira a pieni polmoni — e va ad abbracciar la moglie.

Dopo pranzo, ella e lui stanno presso il caminetto sorbendo il caffè — egli racconta una gaja storiella.

— Una lettera pel signor avvocato.... — fa la cameriera entrando.

Particolare: — legge Soranzi. La scrittura non gli è ignota, ma non ricorda di chi possa essere.... Apre, impallidisce.

«Soranzi,

«Tu non sei un uomo onesto. Tu m’hai stregato la figlia.... e adesso non ti lasci più vedere?

«Ella soffre, non prende cibo, dimagra.

«Non parla!.... ma l’occhio di una madre sa indovinare....

«Sarà una bella gloria per te, quando me la porteranno via!

«M.»

— Il mio cappello.... il mio soprabito — comanda Oreste, vibrato, balzando in piedi.

— Dove vai? — domanda la moglie.

— Dove mi chiama un affare urgente.

— Ma è qualche cosa di ben grave, di ben dispiacente! sei tutto alterato.....

— Tu sei pazza.

— No, Oreste, non dir così.... sai pure.... se hai qualche dolore, confidati con me.

— Non ho niente....

— Ma....

— Hai capito che non ho niente!? — grida Oreste, stralunando.

— Dio mio.... con te non si può più parlare! — geme la poverina, rompendo in lagrime.

— Eh! il miglior modo di parlare per una moglie, è tacere!

— Ma tu adunque vuoi che io muoja....

— Io?

— Ma sì!.... perchè se continua così, come si può vivere?

— Ebbene.... se.... se non si può vivere, così, con me.... regolati come credi.

— Ah! no, Oreste! — e la moglie si aggrappa a lui disperata — no, Oreste, senti.... senti per pietà.

— Lasciami.... lasciami.... — e respingendola con forza, sicchè ella cade inginocchioni, strappa dalle mani della cameriera quanto essa gli reca e fogge.

La cameriera rialza la signora semisvenuta, la adagia in una poltrona e le spruzza il viso con acqua. La signora ricupera gli spiriti.

— Desidera qualche cosa, signora padrona?

— No.... aspetta.... —

Dopo una lunga pausa.

— Di’ al Giovanni che vada a pregar mio padre di venir.... da me, stasera. Quanto a te.... non una parola con nessuno!