Quando Maddalena aveva pensato a levare Silvia dal collegio, aveva veduto la necessità di cambiar, prima, d’abitazione. In quella in cui si trovava, da quattro anni, era troppo conosciuta e v’erano troppe conoscenze di genere equivoco! Continuando ad abitar ivi, era a temersi che la figlia, o presto o tardi, venisse a sapere cos’era sua madre, e che certi vicini poco scrupolosi, o col mal esempio d’una esistenza tutt’altro che misteriosa, quando avrebbe avuto bisogno di tutto il mistero, o, con peggio, avessero poi a corromperla — cose molto probabili in quella casa.

La abbandonò quindi e se ne andò ad abitare, dove nessuno la conosceva, dove non conosceva alcuno, ma sapendo di entrare in una casa, come si dice, assai pulita.

Tali delicatezze non devono destare meraviglia. Tutti possono aver visto donne cadute tanto basso, da non esservi modo di cadere più giù — ed essere così tenere dell’onestà delle loro figlie, da far quello che molte buone madri non sanno nemmen pensare, per rimovere dai loro giovani anni fin l’ombra d’un pericolo, smaniose di farne tutto ciò che si può imaginare di virtuoso e con maggior probabilità di riuscita che non il comune delle madri, perchè sapendone di più, possono essere più avvedute, più caute, e certo più saggie consigliere.

Maddalena aveva, senza dubbio, le migliori intenzioni circa l’educazione di Silvia — ma le ansie d’un egoismo sfrenato guastarono poi tutto, come abbiamo veduto e come, pur troppo, vedremo.

Il quartiere, la casa furono così abilmente scelti — e il nuovo contegno di Maddalena così prudente, che ella conseguì il suo intento: di passare, cioè, per una donna onesta.

La signora Maddalena fu, pei pochi vicini, una vedova agiata «oh! una buona donna,» che aveva una bella figliuola, «quieta e buona come un angelo».

Cosa naturale, e anche per salvarsi dalla noja opprimente di una vita isolata, monotona, senza movimento, Maddalena fece conoscenza a poco a poco di alcuni vicini, e, fra gli altri, di una eccellente vecchia, la signora Mantovani, vedova come lei, che viveva sola colla fantesca.

La signora Mantovani aveva una figlia, Eugenia, maritata, che veniva a trovarla tutti i giorni, e, colla quale, Maddalena e Silvia strinsero in breve una buona amicizia. Tale amicizia divenne, anzi, intima con Maddalena, quando, per una certa storia, affatto estranea al nostro racconto, Eugenia ebbe bisogno d’una confidente sicura, alla quale dare incarichi molto delicati.

Silvia non aveva ancora sedici anni quando la suddetta storia si fece molto seria, complicatissima, — era allo stato di partita in quattro, con un quinto che voleva entrarvi per forza e minacciava di scompigliar tutto — ed Eugenia si trovò nella necessitò di recarsi ad un veglione, per vedere, per sapere, per rimediare, per calmare, per consigliarsi, per accordarsi.... tutte cose molto urgenti e impossibili a farsi in casa. Eugenia, naturalmente, supplicò Maddalena che l’accompagnasse, perchè, andando in teatro, sola col marito, non potrebbe essere libera un minuto — ed allora tanto valeva restar a casa. — D’altre amiche non si fidava.

Maddalena disse:

— Ma.... e dove metto mia figlia? non posso lasciarla sola in casa. —

Ed Eugenia rispose:

— Pregheremo la mamma di tenerla presso di sè per una notte. È così buona e vuol tanto bene alla Silvia che non dirò di no. —

Infatti, la signora Mantovani, all’oscuro di tutto, acconsentì col massimo piacere «per permettere alla cara signora Maddalena di passare almeno una sera allegra nel carnevale.»

Il marito di Eugenia ringraziò vivamente Maddalena d’aver accettato l’invito di sua moglie. — Un torrione vostro pari — aggiunse — potrà supplire il povero marito, che non sarà costretto a far il cavaliere servente alla consorte.... cosa che non si usa. —

Maddalena supplì infatti, e le due signore, in dominò, non fecero che girare per la festa, sole e non sospette per alcuno. Così Eugenia potè vedere, sapere, rimediare, calmare, consigliarsi ed accordarsi.

L’accordo principale era per le tre, quando, finite le cene, vi sarebbe stata tal confusione, da permettere anche le sparizioni inosservate.

Alle tre, Maddalena e l’amica, uscite dal loro camerino, andavano pel loro destino, ossia pel destino di Eugenia, quando s’imbatterono in un signore, al veder il quale, Maddalena emise un leggier grido di sorpresa, e fermossi, dicendogli in falsetto:

— Sei tu o non sei tu?

— Pare che sia io.... — rispose il signore ridendo.

— Proprio tu, Soranzi?

— Soranzi.

— Che bell’uomo ti sei fatto!

— Se non avessi moglie, ti direi qual è il dovere d’una donna che trova bello un uomo.

— Sei fedele?

— Ecco una domanda, a cui una donna sola può rispondere....

— Perchè....?

— Perchè tanto il sì, quanto il no, in un uomo sono ridicoli....

— E in una donna....?

— In una donna.... il sì è un poema angelico.... il no.... un dramma.

— Io vado — disse Eugenia all’orecchio della compagna — altrimenti l’ora passa. Tu resta pure col signore, se t’interessa.

— Quasi quasi.... per ingannare il tempo.

— Bene, fra mezz’ora, vieni a prendermi, fila terza, numero cinque, a destra.

— Siamo intese.... sii felice. —

Eugenia s’allontanò.

— È qui tua moglie....? — disse Maddalena a Soranzi.

— Passò quel tempo, per lei —

— Allora dammi il braccio, se non hai paura delle male lingue, e andiamo nel tuo palco. Non posso girare, senza comprometter la mia amica, che è affidata a me.

— Si vede che è ben affidata!

— Che vuoi.... io non so resistere alle lagrime degli infelici.

— Ecco il mio camerino....

— No.... no, non entro.... vedo là un signore....

— Non temere.... è l’avvocato Bussola.... che la perde sempre.

— Che cosa....?

— La bussola.... È celebre per le sbornie che guadagna, in compenso delle cause che perde. Come vedi, è in uno stato che lo renderà molto prudente, qualunque cosa qui possa avvenire.

— Ah! non avverrà niente.... — e ciò dicendo, Maddalena entrò.

— Bevi?

— Bevo.

Soranzi sturò una bottiglia di Champagne.

— È un pezzo che non vai al Restaurant Bouquet? — fe’ Maddalena lentamente, come soprapensiero, senza guardarlo.

Egli, che stava per mescerle, si fermò, esaminando, sorpreso, quel dominò.

— Versa pure, sai,...

— Chi sei tu?

— Io sono una che era molto vicina a te.... una volta.... quando tu andasti al Restaurant Bouquet con una signora....

— Siccome non ci ero mai andato prima di quella volta, e non vi sono più andato dopo.... e quella volta, io non ho veduto nessuna donna....

— Eppure....

— Sentiamo un po’.... Quando è stato?

— Precisamente quattor.... no.... quindici anni fa....

— Dimmi chi sei!

— Te lo dirò.... un giorno.

— Ah! sei Maddalena! — gridò Soranzi giojoso e non senza commozione.

— Chi sa! — disse ella, con voce naturale.

— Leva.... leva quella maschera.... che io ti possa rivedere....

— No.... se la levo.... tu fuggi.

— Perchè?

— Perchè sono brutta.... d’una bruttezza.... classica.

— Non ti credo.

— Non credi a Maddalena, tu? a Maddalena, che direbbe la sua anche a Gesù Cristo? — Eh! sono rovinata, caro mio.... tanto.... che mi sono lasciata andare.... senti come sono floscia.... Per tutto il resto.... ti basti il dire che fiuto tabacco.

— Non importa! levati....

— In una festa, no.... sarebbe una apparizione troppo orribile per te, che mi hai conosciuta bella!

— E.... che cosa hai fatto, tutti questi anni?

— Non lo sai?!

— No.... come vuoi ch’io sappia?....

— Pare impossibile.... Ho fatto un po’ di tutto.... non per salvare l’anima.... per perderla. Adesso.... che non posso più far niente, tanto di ricuperarla.... faccio la donna onesta.... faccio la mamma, ecco!

— Ah! è vero.... tu avevi una figlia.... che ora deve essere quasi una donna.... È bella?

— Un sole.... Eh! è il mio dolor di capo.

— Per qual ragione?

— Oh! bella!.... per la ragione che è, si può dir, da marito.... e se me la tolgono, mi tolgono anche il pane, perchè ora viviamo in due col frutto della sua dote.... — A meno che — stridette, dopo una breve pausa — non le capiti un marito generoso, il quale faccia star bene anche la madre.... cosa molto difficile.

— Come l’hai educata?

— Oh! bene.... meglio di sua madre, certo.

— Vuoi lasciarmela conoscere?.... Chi sa che non glielo trovi io il marito.... generoso.

— Se tu fossi tanto bravo.... io ti benedirei!

— Lascia far a me.... Per la Maddalena della mia giovinezza, io farò questo e altro.

— Bene, Soranzi! tu almeno hai un cuore.... Ah! addio.... devo andare.

— Dammi il tuo indirizzo.

— Ahi sì.... Vieni in via.... numero 7, primo piano.

— Domani.... cioè, oggi alle quattro, io sarò da te.

— Grazie.... ah! se tu non mi avessi scritto quella brutta lettera.... quanto saremmo stati felici.... e io quanto sarei migliore!

— La tua risposta però fu ben orgogliosa. A proposito, hai poi lavorato?

— Io?.... altro che lavorato! ah! ah! ah! — e ridendo sgangheratamente, Maddalena fuggì in cerca dell’amica.