Il dire che la vita del piacere avvizzisce il cuore e ci rende più egoisti di quel che siamo, è dire una verità nojosa — il dire che il piacere porta di frequente con sè tremende punizioni delle gioje che ci procura, come se tali gioje fossero delitti, è dire una verità nojosa e odiosa, perchè non bisogna mai disturbare la gente che si diverte.

Verso i trent’anni, Maddalena fu colta da malore così fiero e così lungo, da far temere non fosse indomabile. Tuttavia, guarì — relativamente, s’intende — perchè quando il sangue è guasto da certi principj malefici, vera vita non si può più godere.

Ma, pazienza ancora, il guarire relativamente! V’era un guajo ben più grave per lei.... la sua bellezza era sparita, non solo, ma anche la sua carnagione, l’occhio.... tutto in lei s’era tanto alterato da ispirare paragoni poco poetici.

Nè basta. La sua pinguedine, in dieci anni, era cresciuta sproporzionatamente — nondimeno la sapiente scelta delle stoffe e dei colori, l’abilissimo taglio delle vesti, la pressione spietata del busto lasciavano ancor supporre la statua.... statua fatta senza risparmio, ma marmo, con linee non inartistiche. E poi, c’era quel volto così pieno di vita e quegli occhi così rifulgenti che passava anche ciò che non poteva passare. Ma quando il suo sangue fu avvelenato, tutto diventò così floscio e cascante da potersi chiamare una donna.... spostata e squilibrata — il che, unito all’avvilimento da cui fu compresa a tanta degradazione fisica, tolse anche al suo incesso quella maestà che prima, come sappiamo, imponeva.

Allora, di adoratori.... non se ne vide più uno — le amiche giovani e belle la sfuggirono — ed ella restò sola.... ossia colla società di qualche veterana della stessa milizia, a cui unico conforto era il ricordare le fatte campagne.

Sulle prime Maddalena non si diede per vinta.... e mise in opera tutti i secreti miracolosi che l’arte e la ciarlataneria le offrivano, per ricuperare la primiera freschezza e vigorìa — ma ahimè! se volle parere ancor qualche cosa.... da lontano, dovette ricorrere ad empiastri e vernici d’ogni genere.... che non fecero tornare gli adoratori.

Allora, siccome la volpe era troppo vecchia e troppo bisognosa, per perdere le sue abitudini.... così, volendo continuare a tender reti agli imbecilli, dovette prendere delle precauzioni, per non spaventare nessuno, e accontentarsi della parte d’avventura di carnevale per i provinciali e per i gaglioffi, che chiamano avventura — in luogo di sventura! — un dominó il quale vi mangia una cena e può rubarvi borsa e orologio, oltre il lasciarvi qualche souvenir.

Ma, quel primo carnevale avendo reso poco, ella si trovò davanti la terribile prospettiva di una fila di anni più magri della più magra quaresima.

Il suo regno era finito!

E, quel che era desolante, mentre i re e le regine spodestate non patiscono l’asciutto, perchè, da brave formiche, anzi formiconi, nell’estate del potere, hanno messo in serbo abbondanti provvisioni per l’inverno dell’impotenza, Maddalena si trovava pressochè miserabile.

Spensierata, ella aveva sempre creduto ad un’estate eterna, e aveva sempre pazzamente gettato a due mani ciò che riceveva con una sola. Ora, dopo più d’un anno di malattia e d’abbandono, non le restava che qualche mlgliajo di lire, avanzo dell’eredità paterna, e il lusso ammassato in dieci anni.... il che, trattandosi di dover vendere, era proprio poco, ed entro alcuni anni, anche facendo economia — cosa molto dolorosa! — sarebbe tutto sfumato.

Allora.... allora le venne in mente sua figlia, che aveva, per tanto tempo, trascurata, e trovò che conveniva prenderla con sè e affezionarsela, perchè così, la figlia non avrebbe mai abbandonato sua madre.

Silvia, benchè, per varj anni — dopo la morte del nonno e della nonna — avesse veduto ben di rado sua madre, pure l’amava molto — era così bella la mamma! — Quei pochi nonnulla e confetti che ne riceveva, di tanto in tanto, le parevano il non plus ultra dell’affezione materna, anche perchè, il ragioniere e le maestre, presi da pietà per la quasi derelitta fanciulla, non volendo farla nè infelice, nè cattiva, fomentavano in lei la tenerezza filiale e le magnificavano la bontà e l’amore della madre. Così la ragazza, amando, cresceva felice e buona.

Imaginarsi la gioja di Silvia quando Maddalena la levò dal collegio, e come corrispose espansiva, ingenua, alle di lei interessate premure! Si sarebbe detto, tanta era la sua affettuosità, che ella sentisse essere quello l’unico modo di compensarla della bellezza perduta — e forse era così. — Poche madri potevano vantarsi d’aver una figlia tanto cara, e Maddalena per qualche anno visse tranquilla, senza preoccupazioni per l’avvenire, ma quando Silvia fu giunta ai quindici anni e, già vistosetta, cominciarono i complimenti, le occhiate, gli augurj, le apprensioni di Maddalena si ridestarono più vive che mai.... Se sua figlia si maritasse, che sarebbe di lei?.... Supposto anche che, per bontà, volesse continuare a pagare un certo assegno a sua madre, sarebbe pur sempre una meschinità.

E le condizioni economiche di tal matrimonio, ora d’importanza imprevedibile, lo permetterebbero poi? — il marito non si opporrebbe?... insomma, tutte le paure anche irragionevoli, ingiustificabili.... appunto perchè paure.

Ah! bisognava a qualunque costo far in modo che sua figlia non avesse mai a separarsi da lei.... o, per lo meno, che non avesse a separarsi senza che, prima, a lei Maddalena, fosse già assicurato un congruo trattamento per tutta la vita, e senza lesinerie, perchè ella era abituata bene, e non poteva assolutamente cominciare adesso a vivere come una pitocca....

Ed esaminando attentamente, come farebbe un perito, quasi a valutarle, tutte le varie perfezioni di quel vaghissimo fiore, ella diceva fra sè:

— Ma può un uomo negare qualche cosa alla madre di tanta figlia? —

Allora cominciò l’educazione, la vera educazione di Silvia, e la materia del primo corso fu, nell’intenzione di Maddalena, lo studio del modo di premunirsi contro l’amore.

Mise in avvertenza la figlia contro quegli insulsi complimenti ed augurj, parole d’uso, spiccioli convenzionali della conversazione, che si fanno a tutte e che, a spremerli, non c’è una stilla di sugo. — Le disse che il matrimonio era forse un male necessario o presto o tardi, ma sempre un male, e che quindi era bene non pensarci. — Lasciasse fare a lei, che era sua madre, la quale saprebbe guidarla sempre bene onde non avesse mai a trovarsi infelice. — Coperse di ridicolo tutti gli uomini in genere — e figurarsi se quella lingua non vi riuscì a meraviglia! — glieli dipinse tutti come ipocriti, sciocchi, venali.... Povera Silvia, se mai le avvenisse di credere a qualcuno.... povera dote! — e batteva su quella dote, unico scopo di tanti tristi. — Ah! se si presentasse quel tale che andasse bene.... sarebbe ella la prima a raccomandarglielo.... ma dopo un lungo studio, dopo.... dopo.... e dopo tante precauzioni che non finivano più.

Pochi mesi di tal scuola premunirono Silvia contro tutte le seduzioni della giovinezza.

Era la più indifferente ragazza di questo mondo per quanto, d’ordinario, occupa la fantasia delle ragazze — e poco le mancava a compiere i bellissimi sedici anni.... quando, un incidente qualunque venne a dar principio ad avvenimenti molto deplorevoli, in cui la fanciulla fu travolta, e rappresentò una parte.... che sarà giudicata, che fu anche odiosa.... ma che alla gente fornita di ragione, spassionata, farà dire: — Non poteva essere altrimenti. —