Allora non si usavano ancora i treni-omnibus.
Quattro becchini o quattro conoscenti andavano bravamente sotto la bara e via se la portavano al cimitero.
Non di rado, i latori di voi — per modo di dire — di voi presente-passato, erano precisamente quegli amici o parenti che vi avevano rotto le scatole al punto da ridurvi fra quelle assi e dicevano di portarvi con piacere per consolarsi del dolore di avervi ammazzato.
Con ciò non si vuol fare alcuna maligna allusione a coloro che quella mattina portavano o accompagnavano un cataletto al più lontano dei carnaj suburbani. — Non osiamo scrivere: all’ultima dimora, dopochè la stoltezza umana, non contenta abbastanza di tormentare certuni quando sono vivi, non vuol lasciarli tranquilli neanche quando sono morti. Stoltezza tanto di buona fede, che piuttosto di non trasportare qualche osso, se non ne trova, supplisce con surrogati.... e, in un caso disperato, è certo che ne fabbricherebbe apposta!
Il dolore di quegli amici e parenti era proprio sincero. Al defunto avranno forse goduto più d’un pranzo, n’avranno sempre parlato bene il meno possibile, ne avranno corteggiato la moglie, avranno giocato dei tiri alla sua borsa — questo che cosa significa? — ma egli era stato tanto buono — tutti ora n’erano persuasi — e la di lui fine tanto miseranda e acerba — aveva venticinque anni! — che nessuno, per quanto apatista, poteva non sentire compassione. Alcune guance, specialmente di donne, erano rigate di lagrime.... ed erano lagrime sincere.... perchè il morto non aveva dato ordine di pagarle.... e i superstiti meno ancora.
Entrato il convoglio nel camposanto, si diresse verso la fossa assegnata al nuovo ospite e intorno a quella si dispose in cerchio, attendendo. Si sapeva che un amico doveva leggere alcune parole.
Infatti un giovinotto sui trent’anni levò un foglio, tossì, diede un’occhiata in giro, compose il volto a gravità dottorale e finalmente cominciò:
«Aveva ragione Leopardi, il quale scrisse:
«Amore e Morte
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
«Cose quaggiù sì belle
«Altre il mondo non ha, non han le stelle,
«ma doveva aggiungere che, quando si perde il primo di questi beni, l’altro è l’unica speme che ci resta.... e che l’affrontarla è pur una gioja sovrumana....
«Colla morte soltanto ci è dato salvarci dal dolore!
«Ma chi ci avrebbe detto solo domenica scorsa, quando, ricco di salute e di forza, tripudiava con noi ad agape fraterna, che oggi avremmo dovuto riunirci intorno alla sua tomba per dargli l’estremo vale?
«Chi ci avrebbe detto, quando egli ne parlava commosso delle sue domestiche gioje....»
Qui l’oratore — se volete dar tal nome a chi leggeva con coraggio non invidiabile uno dei soliti stravecchi esercizj di retorica — alzato lo sguardo a caso, mentre prendeva fiato, s’interruppe repentinamente.... e additò nella direzione dell’uscita del cimitero, dove erano apparse due ombre negre. Tutti guardarono ed ebbero un moto di sorpresa e di repulsione.
L’oratore, allora, con voce bassa e severa, mormorò:
— Sarebbe un profanare questo sepolcro il permettere che quelle due sciagurate avessero ad unirsi a noi per ascoltare l’espressione del nostro dolore.... Andiamo.... e che Dio.... —
Egli s’interruppe per interrogare i visi degli astanti, e vedendoli tutti addolorati ripetè con forza e sensibile reticenza:
— .... Che Dio abbia di loro pietà.... se pur la meritano. —
E i convenuti si sciolsero silenziosamente, le teste chine, disperdendosi fra le croci ed evitando — taluni non senza affettazione — di incontrarsi colle due donne che con la loro comparsa inattesa avevano disturbato la mesta cerimonia.