975.  Apud Mai Script. Vet. Nov. Coll. Tom. V, p. 380.

976.  Mazzolari, Sacre Basiliche, p. 300.

977.  Magnan, Le Ville de Rome, Tom. IV, col. 16.

978.  Terribilini, Mss. Cas. XX, XI, Tom. VIII, p. 371.

979.  Loc. cit.

980.  Visconti, Sposizione d’alcune antiche iscrizioni crist. Atti dell’Acc. Rom. di Arch. 1823, Tom. II, p. 629.

981.  Nibby, Rom. ant. e mod. part. I, Tom. I, p. 101.

982.  Canina, L’Architettura Romana, part. III, p. 148.

983.  Note al Venuti sull’op. cit., p. 59.

984.  O’ Reilly, I Martiri del Colosseo, p. 41.

985.  Giampaoli, Rel. storica del nuovo prosp. di S. Pudenziana, p. 21.

986.  Fabio Gori, loc. cit. p. 11.

987.  Eccettuato il Giampaoli, il quale nella sua opera: Memorie delle catene di S. Pietro, p. 25 mutò di parere, e si unì a quelli che dichiararono falsa la lapide.

988.  De Rossi, Musaici cristiani, fasc. XXIII (Musaico della nicchia della Confessione Vaticana).

989.  Tomasetti, Breve itin. di Roma, p. 86.

990.  Promis., Gli Architetti e l’Architettura presso i romani, Mem. storiche, Serie III, Tom. 27. p. 146.

991.  Armellini, La Chiesa di Roma, ediz. 2, p. 161.

992.  Analecta Bolland. Tom. XVI. p. 216.

993.  O. Marucchi, Elements d’Archeologie, Tom. III, p. 285. Id. La Forum Romaine 1903, pag. 259.

994.  Histoire de Rome etc., Vol. I, p. 182.

995.  Storia universale della Chiesa, ed. XI, Torino 1904, vol. II, p. 790.

996.  Historia critica, Ecclesiae Cattolicae, vol. I, p. 635.

997.  P. Scaglia, Notiones Archaeol. vol. I, pars-prior. p. 418.

998.  Nel sotterraneo di questa (Chiesa), e precisamente nella crociera a mano dritta, v’è l’iscrizione cristiana, dalla quale può rilevarsi che Gaudentius, un cristiano, fu l’architetto dell’Anfiteatro Flavio e che fu martirizzato. Tomasetti, loc. cit.

999.  Lo stesso si dica del Martigny e del Cabrol. V. i loro rispettivi Dizionarî, v. Colisée e Amph. Flav.

1000.  Inscript. Christ. Tom. I, p. 26.

1001.  Comolli, Bibl. vol. II, p. I, class. I, p. 51.

1002.  Vedi P. I, c. III, di questo lavoro.

1003.  Cf. Bull. Serie III, an. I, p. 135.

1004.  M. Armellini, Scoperta della cripta S. Emerenziana, ecc. p. 109.

Qui furono le signore: Portia Gabrielli, Maddalena Tassi Varesi, Caterina, Giulia et Lavinia suoi figli il Venerdì Santo l’anno 1635. Cavando Evangelista Bucci. Vi sono anche altri nomi e date degli anni 1634 e 1670.

1005.  De Rossi, Bull. di A. S. Serie III, an. I, p. 136.

1006.  Id., loc. cit.

1007.  Un falsificatore può determinarsi a far incidere una lapide, 1º per esser lodato quale scopritore fortunato di un’iscrizione interessante; 2º per far trionfare una sua opinione; 3º per lucro, e in tutti i casi, coll’animo pravo d’ingannare i posteri. Ma noi, come vedremo, non troviamo neppur uno di questi motivi per dichiarare la nostra lapide falsa.

1008.  Maffei, Arti criticae lapidariae libr. III. c. II, p. 159 e segg.

1009.  Così ad es.: la collezione di lapidi cimiteriali del sotterraneo della Chiesa dei SS. XII Apostoli.

1010.  Bull. serie III. an. I, p. 95.

1011.  «Poichè l’arte aveva creato variazioni (dipinti in Priscilla, titoli in marmo nel coem. maius ostrianum); troviamo che fin dal più antico periodo delle Catacombe romane si possono distinguere un tipo di scrittura priscilliana ed uno ostriana». Cf. Kaufmann Manuale d’A. C. p. 172.

1012.  Epitaph. S. Severae p. 77.

1013.  Il comm. O. Marucchi (V. Le Forum Romaine, p. 259. Ediz. dell’anno 1903), dopo aver detto che l’iscrizione di Gaudenzio è una grossière contraffazione moderna; che il suo stile strano, è assai differente dallo stile antico, che la forma stessa dei caratteri tradisce la sua origine; e dopo aver espresso il desiderio che l’Accademia di S. Luca si decida a porre almeno un’indicazione per prevenire i visitatori di questa falsificazione, aggiunge (in nota) che ha saputo dal Bacci esservi nel rovescio un’iscrizione cristiana antica, che dice: Augurina in pace.

Rispetto il parere del ch.º Professore e amico, ma, a mio giudizio, l’Accademia di S. Luca ha fatto molto bene a lasciare la lapide nel sito in cui si trova da tre secoli; ed anche a non mettervi indicazione di sorta, almeno fino a che non si sappia con ogni certezza la falsità della stessa. La notizia che il Bacci ha dato al ch.o Marucchi, dell’essere cioè questa lapide opistografa, non è nuova, perchè l’Aringhi, il Fletwood, il Marini, il Visconti, ecc., ce l’avevano già detto; la formola poi, non è Augurina in pace, ma: AVRELIA AVGVRINA HIC EST. L’iscrizione è incisa nel mezzo del lungo e stretto marmo; è intiera, e si estende da una estremità all’altra del marmo o tavola marmorea, in questa guisa:

AVRELIA ❦ AVGVRINA ❦ HIC EST

La frase HIC EST, senza l’aggiunto POSITA (il quale, d’altronde si sottintende) è classica, e rivela quanto sia antica.

Taluno potrebbe dubitare della cristianità di questa lapide, appunto perchè classica. Se si rifletta però alla provenienza, e al fatto che l’iscrizione è incisa su di una lastra marmorea di assoluta forma cimiteriale cristiana, ogni dubbio svanisce. L’Aringhi (loc. cit.) congettura che quell’Aurelia Augurina cui si riferisce l’epigrafe, possa essere l’uxor di Gaudenzio, perchè, dice, uxores olim cum viris eodem sepulchro illatas fuisse novimus etc. — Potrebbe essere. I nomi sono antichissimi: un T. Aurelius Fulvus, per es., fu console ordinario imperando Domiziano (a. 85 d. C.); Augurinus è dei tempi della repubblica. I loculi bisomi poi, ed esempî analoghi d’iscrizioni opistografe, relative ai due coniugi, non è cosa nuova agli archeologi.

1014.  Cf. M. Armellini, Lez. di Arch. Sacra, pp. 270-271; De Rossi, Bull. Arch. crist., serie III, an. VI, pp. 70-71-73.

1015.  P. Scaglia, Epig. Vol. II, c. II, p. 52.

1016.  De Rossi, loc. cit.

1017.  Lupi, loc. cit.

1018.  Id., loc. cit., p. 17.

1019.  Bull., serie III, an. I, p. 95.

1020.  Bull., serie II, an. VI, p. 58.

1021.  Id., serie III, an. I, p. 137.

1022.  Id., loc. cit., p. 135.

1023.  Si adduce anche la difficoltà degli apici o punti, come qualcuno li chiama. Ma non è, come vedremo, obiezione insormontabile.

1024.  Storia di Roma, ed. Desclée, etc. Roma alla fine del mondo antico p. 174. Roma 1908.

1025.  Relativamente alla paleografia, gli scrittori che han giudicato la lapide dagli esemplari che generalmente si trovano sui libri, non hanno del tutto torto. L’hanno fatta irriconoscibile! Ognuno abbondò in sensu suo. Perfino han posto sulla vocale I i punti rotondi. Cf. P. I, c. III di questo studio.

1026.  E la copia fatta dal Grimaldi sarà esatta?

1027.  Non è dunque certo che avvenne allora.

1028.  Dunque quelle due lapidi fanno eccezione alla regola. Dunque si dànno eccezioni!

1029.  Non è dunque del tutto certo.

1030.  E fecero male; ma peggio ancora fanno quelli che mettono sugli I i punti ROTONDI. Qui sta l’errore!

1031.  E ciò è verissimo, nè noi diremo essere accenti.

1032.  Come il Mommsen (c. I, l. X, 6524) credè potersi liberare dall’imbarazzo in cui lo pose il Garrucci relativamente all’iscrizione Furfonense, di cui tra breve parleremo.

1033.  Zaccaria, Ist. lap. p. 388, edit. rom.

1034.  Pag. 82, N. Z.

1035.  Epit. S. Severae, p. 129.

1036.  Marmor Pisan.

1037.  Ma questa di Pisa, citata dal Zaccaria (Istit. lap. p. 338, ed. Rom.), non ha i punti (Bormann C. I, L. XI, 1441).

1038.  C. I, L. X, 6524.

1039.  Sylloge Inscript. Lat. p. 290. Aug. Taurin. MDCCCLXXV.

1040.  Loc. cit.

1041.  Vol. I, tav. XII.

1042.  Oltre a ciò il falsificatore del sec. XVII avrebbe usato punti tondi, mai triangolari. Del resto esistono parecchie iscrizioni dei tempi di Urbano VIII; eppure sull’I non v’è punto di sorta.

1043.  Lo stesso Cabrol (Dictionnaire D’Archéologie chrétienne, voce Amphithéatre, col. 1653, Paris, 1904), l’ha riprodotta in caratteri comuni e senza apici.

1044.  Anche ammesso che il musaicista al rifare l’iscrizione «Ego sum via, veritas et vita» avesse aggiunto arbitrariamente i punti sugl’I, non per questo l’iscrizione sarebbe falsa, ma una riproduzione genuina e verace dell’iscrizione primitiva. A tutti nota è l’iscrizione damasiana che dice: HIC HABITASSE PRIVS, etc. I due primi esametri di questo carme si leggono nel sepolcro apostolico dell’Appia, e sono una riproduzione fatta nel secolo XII. Ora se le sillogi, e specialmente il codice di Einsiedeln, non ci avessero conservato quel carme, la critica moderna avrebbe ritenuti quei due esametri per una falsificazione di quel secolo. Eppure è una riproduzione genuina!

1045.  Loc. cit. p. 146.

1046.  Ripostigli, p. 198.

1047.  Ann. Inst. XII, p. 241.

1048.  Intorno ad alcuni monumenti antichi esistenti al IV miglio dell’Appia. Roma 1882, pagina 63.

1049.  De Rossi, Bull. Archeol. Anno I, pp. 23 e 50.

1050.  M. Armellini, Lez. ecc. 101. «Col 426, egli dice, la sepoltura cessò nei sotterranei e incominciò nei portici e intorno le basiliche ma fuori del tempio, onde S. Gregorio Magno, come narra nel l. IV dei dialoghi, ricorda che i portici del Vaticano si trasformarono in cimiteri.... Lo splendore delle nostre necropoli ebbe un crollo spaventevole quando dopo caduta nel 410, di memoria imperitura, la regina del mondo in mano di Alarico».

1051.  O al più nel secondo decennio.

1052.  Cf. P. Scaglia, l. c., p. 52. Questo stesso ch. scrittore a p. 10, dice: De forma litterarum nihil dicendum, nisi quod eadem est atque in ethnicis epitaphiis, sed MULTO DETERIOR propter lapicidarum imperitiam.

1053.  Fabbretti, Inscript., c. V, p. 363.

1054.  Maffei, Art. crit. lap. l. III, c. II, p. 175.

1055.  Morcelli, De stil. Inscript., l. II, part. 3, c. IX, p. 462, vol. 2.

1056.  Cf. Garrucci, Sill. Inscript., p. 52, 75, 86, 88, 91, 92. — Pizzamiglio, Storia della Moneta Rom.

1057.  Garrucci, loc. cit., pp. 185-192, 215.

1058.  Cf. Bruzza, Bull. dell’Ist. Arch., an. 1870.

1059.  Dissert. VIII, p. 164.

1060.  Inscript. Christ., Tom. I, p. 114, p. V.

1061.  Scaligero, Cf. Red. var. lect., c. XIX, not. ad lib. V, Varr. de ling. lat.

1062.  Cf. Specimen., p. 56.

1063.  Cf. Cenot. Pis., dis. IV, quest. 2.

1064.  Cf. Epit. S. Severae, p. 183.

1065.  Pag. 138.

1066.  Cf. Instituzioni, l. II, c. XI; p. 320.

1067.  Cf. Fabretti, Inscript., p. 110, vol. V, p. 541, n. 278. Bull. A. C. Tom. III, pagina 151 ecc.

1068.  P. G. Marchi, Monumenti delle arti crist. primit., p. 116. Roma 1844.

1069.  Gruter, p. 553, n. 2.

1070.  De Rossi, Bull. Arch. crist. an. III, p. 12.

1071.  Marangoni, App. agli atti di S. Vittorino, p. 168.

1072.  Grut., loc. cit.

1073.  De Stil. Inscript., l. III, p. III, c. VIII.

1074.  Pag. 49.

1075.  Arv. p. 37.

1076.  Orig. I, XX.

1077.  Graffiti di Pompei, p. 47.

1078.  Grut., 1019, 4.

1079.  Murat., 918, 2.

1080.  Loc. cit., lib. III, c. II, p. 172.

1081.  Cf. Civiltà Catt., Serie IX, Vol. XII, p. 718, § 2. V. anche il P. Scaglia, Not. archeol. crist. Vol. II, pars prima. Epigrafia, pp. 8-9, il quale, dopo avere riportato un po’ di errori più comuni nelle epigrafi, aggiunge: integrum possem librum replere idiotismis et erroribus omnimodis....

1082.  Hist. nat., l. XXXV, c. IX, in fine.

1083.  Storia della Lett. Ital. Tom. I, p. 8, ed. Napol.

1084.  Cap. XVII, p. 37.

1085.  Loc. cit.

1086.  Liv. lib. I, 28.

1087.  Garrucci, loc. cit., p. 166.

1088.  Varr. l. VI, de l. l.

1089.  Fabbretti, Inscript.

1090.  Nibby, Analisi ecc. Tom. III, p. 141.

1091.  Zaccaria, Instit. p. 187; Bull. dell’Ist. 1865, p. 84.

1092.  Bull. dell’Ist., 1860, p. 258.

1093.  Id., 1868, p. 228.

1094.  Inscript. Christ., Tom. I, p. 112.

1095.  Ammessa la genuinità della lapide, si dovrà pur ammettere, come vedremo, che Gaudenzio fu l’architetto del Colosseo.

1096.  Supponendo che fosse già cristiano.

1097.  Tale infatti fu l’idea primitiva, come dice Marziale:

Hanc unam norint saecula naumachiam.

1098.  Memorie storiche del Colosseo, p. 23, ed. 2.ª

1099.  Note al Venuti, Roma Ant. Venuti-Piale, Descriz. topogr. di Roma, 1824, tom. I, p. 51.

1100.  Dio., l. LXVII.

1101.  Anche tralasciando l’indizio estrinsico della forma della lapide, che è cimiteriale; anche prescindendo dalla testimonianza degli scrittori, coevi al rinvenimento di essa, i quali dicono che fu tratta fuori dal cimitero di S. Agnese; le parole Kristus, etc., dichiarano apertamente la cristianità di Gaudenzio.

1102.  Xiph. e Dione, Traianus, p. 553, Ed. Basileae apud Joannem Oporinum.

1103.  Dopo quello del Panvinio e dell’Iansoni, un catalogo molto ragionato e stimato fu pubblicato dal Contelori, ed un altro, ancora più accurato, dal Corsini.

1104.  Loc. cit.

1105.  V. Parte I, c. III di questo lavoro.

1106.  Vitr., Praef. I. VII.

1107.  Plinio, l. VII, c. XXXVII. Vitr., l. c.

1108.  Lib. VI, c. XXXVII.

1109.  Lib. XXXVI, c. XIII. Laberinto italico. Monumento sepolcrale di Porsenna re di Chiusi. V. Less. ragionato. Lübker.

1110.  Suida. Plinio l. XXXVI, II.

1111.  Xiph., in Adr.

1112.  Vitr., l. c.

1113.  Spart., in Adrian.

1114.  Lib. VIII.

1115.  Lib. IX, epist. XXXIX.

1116.  Plinio XXXIII, c. XV.

1117.  Epigr. LVI, l. VII.

1118.  Loc. cit.

1119.  Ad esempio S. E. il Card. Lugari e il suo fratello Cav. Bernardo, ambedue membri ordinari dell’Accademia Romana di Archeologia e notissimi per loro dotte pubblicazioni archeologiche.

1120.  V. Forcellini, voce Theatrum: de quocumque loco ad edenda spectacula apto.

1121.  Che i liberti servissero agli imperatori, anche come architetti è certissimo, e si deduce da parecchie lapidi sepolcrali: Cf. c. I. l. VI, 8722, 8724.

1122.  Venuti-Piale, Descriz. top. di Roma. Tom. I, p. 51. Roma 1824.

1123.  Il De Rossi, già si avvide che i martirologî omettono martiri rivelatici dalle iscrizioni (V. Bull. Arch. Crist. An. 1876, p. 59; 1877, pp. 109-113; 1878, pp. 12-94-95; an. 1883, pp. 151-152-155; 1886, pp. 26-28, ecc.).

1124.  Cf. Migne, P. L. vol. 124, p. 31.

1125.  Quel Passio e quell’S sono certamente del tempo in cui visse il trascrittore.