848.  In un masso di cipollino.

849.  V. Suet., Calig. 32. Cic., Pro Roscio Amer. 6. Fabretti, R. De columna Traiana. Roma 1863, p. 151. Sabatier, Description Générale des Medaillons contorniates. Paris 1860, p. 46. In quest’opera il Sabatier pubblica la medaglia di un VRSE, e nella palma vuol riconoscere un flabellum. A me sembra una palma.

850.  Cap. in Pert., VIII.

851.  E. Q. Visconti, Monum. scelti Borghesiani, Tom. I, Tav. I e II, opina che il ciondolo rotondo sia qui una tessera gladiatoria. Ma queste non erano rotonde, sibbene quadrilatere. Il Prof. Correra (B. C. A. Com. di Roma, Anno XXIII, Serie 4, Fasc. 3) crede quel ciondolo una medaglia; ed aggiunge non poter essere una bulla, perchè trattasi di un atleta.

852.  Loc. cit.

853.  Correra, loc. cit. p. 201.

854.  Gori, loc. cit.

855.  F. Gori, loc. cit. p. 122.

856.  Gori, ib. Fu anche in questo sterro diretto dal Rosa che si rimosse la croce dal centro del Colosseo e furono abbattute le edicole della Via-Crucis. Varî giornali stimatizzarono quel fatto; e nessuno arrise al progetto ridicolo del Gori, loc. cit. p. 5, il quale consisteva in voler sostituire alla croce la statua della Libertà.

857.  Cf. B. della Commis. Arch. Com. serie 4, fase. p. 118 e seg. ann. 1895.

858.  G. Gatti, Cf. il cit. Bull. Com. p. 118.

859.  In Dom. 4.

860.  Spectacula assidue magnifica et sumptuosa edidit non in amphitheatro modo, verum et in circo.... at in amphitheatro NAVALE quoque.

861.  Lib. 67, c. 25.

862.  Trad. del Nibby, Roma ant. pag. 401-402.

863.  De Naumachia. — lib. Spect.

864.  Marang. Delle memorie sacre e profane dell’Anfiteatro Flavio, p. 62.

865.  Dedit et navale praelium in veteri naumachia: IBIDEM et gladiatores etc. (Suet. in Tito, cap. VII).

866.  Indica perfino qual parte: quella, cioè, che riguarda le statue.

867.  Memorie storiche del Colosseo, p. 141.

868.  Loc. cit. p. 402.

869.  Lib. I, cap. XXIX.

870.  Epigramma XXVIII del lib. Spect.

871.  Dopo il regno di Domiziano.

872.  Pompae e Libitinensis.

873.  Muniti d’inferriate.

874.  Si trova dalla parte del Laterano. Nella Tav. V, le cloache sono segnate in colore bleu.

875.  Un tratto di questa cloaca fu scoperto negli scavi del 1874. — È larga m. 0,63 ed alta m. 1,95. — Si dice che pel restauro di questa cloaca furono spese lire 200,000.

876.  V. Lanciani, Ancient Rome p. 55.

877.  Lanciani, Commentarî di Frontino p. 153.

878.  Parte II, cap. VII.

879.  V. Cassio p. 73, ove parlando degli archi neroniani scrive: § 10 — «A canto alla strada, continuavano, e ancora ben si distingue essere in piedi un solo, e in qualche distanza altri XIII dei quali nel piegar della strada essendone alcuni rovinati, e perciò interrotta la loro concatenazione, la riassumono VIII intersecata a sinistra la stessa via terminando il loro filo al portone esteriore del vestibolo di S. Stefano (Rotondo) distante dalla porta ed atrio del tempio 82 passi andanti. E qui conviene positivamente avvertire, come più volte si è da me osservato, che degli VIII archi gli ultimi IV più vicini al vestibolo o portone, avevano archi sopr’archi, o dir si voglia sesto col quale grado grado l’un dopo l’altro andavano dolcemente abbassandosi per retta linea verso un grosso pilastro isolato, lontano dal già detto portone e ultimo arco 90 simili passi. Egli è però sicuro (e sarebbe di gran vantaggio l’opposto, perchè gioverebbe al nostro intento senza ulteriori ispezioni) che il numerato spazio di distanza, o per nuove aggiunte di costruzioni, o per la mutazione della faccia del luogo cambiata in orto e vigneto con recinto di nuovi muri è così deformato, che non lascia segni sensibili d’inclinazione degli archi sino al castello, che stava e sta al lato settentrionale dell’isolato pilastro, dove non è da porsi in dubbio che avessero li descritti archi il lor termine; benchè nella metà del già detto recinto vi si vegga altro pilastro verso al quale forse continuavano gli archi la lor dirittura; ma per essere sformato e senza segni di appoggio o incastro d’archi, non mi permette farne certa assertiva, benchè io la stimi assai verosimile. Il pilastro isolato che sta eminente nel fine della piazza tra il circondario di S. Stefano e di S. Maria in Domnica, o modernamente Navicella, è di larghezza 14 palmi nel fianco settentrionale, nell’altezza eguaglia la torre che dicessimo delli Consoli, alla quale corrisponde lo speco che sulla cima di questo e di quello si scopre, a livello d’altro dei VII archi posteriormente piantati oltre alla torre sul limite degli orti o vigneti dei Ss. Gio. e Paolo, conceduti dal Pontefice Clemente XI alli PP. Missionari. Nella metà dello stesso pilastro appariscono ad oriente vernale, e a ponente gl’incastri degli archi rovinati. A settentrione, siccome sopra accennammo, v’è un sito riquadrato di larghezza uniforme al pilastro, nel quale senza dubbio era alzato il ricettacolo o fosse castello, in cui separatamente calavano le acque portate dagli archi provenienti dal vestibolo di S. Stefano, e si distribuivano con tubi in diverse parti del quadrivio di quella piazza (de’ quali tra poco) perchè vi sta il chiusino a volta con telaro di bianco marmo per sostenere la quadrata consimile pietra: indizio che nella chiavica interiore vi si custodissero li tubi e fistole o di piombo o di creta.......»

A p. 68 scrive: «Scorsi 43 anni, cioè nel 762 corrispondente al 9 dell’e. v. eletti consoli P. Dolabella e C. Junio Silano trovati fatti gli acquedotti di queste due acque da M. Agrippa oppur risarciti, per risoluzione del Senato condussero dall’antica porta Esquilina (o forse dal sito in cui si vede oggi la Taurina ossia di S. Lorenzo) al monte Celio, e di colà all’Aventino l’acqua Marcia e al Palatino; e per farne alli nominati colli la divisione, in distanza del castello (che tuttora si vede sul quadrivio della piazza della Navicella non più di 30 passi andanti) piantarono un arco composto di tivertini (sic) accanto al sito in cui fu poscia eretto lo spedale e chiesa di S. Tommaso apostolo, denominato per le molte forme o condotti che vi passavano, S. Tommaso in Formis......»

A p. 76 § 14 prosegue: «Più ancora si assicura l’esistenza di questo castello sin dal tempo di Nerone, che per formar l’ampio stagno o piscina al fianco orientale dell’aurea sua casa, seccato ed atterrato da Vespasiano per erigervi l’ammirabile Anfiteatro..... vi condusse un grosso rivo dell’acqua Claudia, della quale si vede tuttavia il gran condotto sotterraneo che scende sotto al chiusino per retta linea nella strada per cui si va al lato orientale dell’Anfiteatro, nella di cui vicinanza dove ha principio lo stradone che guida a S. Gio. Laterano apparisce la superficie della volta dello stesso condotto, che poco più oltre andava a sboccare nello stagno. Tal condotto fu pure ammirato dal nuovissimo autore delle memorie del medesimo Anfiteatro (Marangoni), ma non capito, perchè non salì sul quadrivio del Celio a vederne l’origine e il suo progresso».

880.  Commentarî di Frontino, p. 158.

881.  Secondo la quantità d’acqua che vi avranno fatto affluire.

882.  Xiphil. e Dione — p. 542 ed. Basileae.

883.  Osservazioni sull’arena e sul podio dell’Anfiteatro Flavio fatte dal sig. Pietro Bianchi di Lugano architetto..... illustrate e difese da Lorenzo Re romano..... nella sessione dell’Accademia di Archeologia li 17 Decembre 1812.

884.  Loc. cit., p. 130, § 2.

885.  Loc. cit. p. 141.

886.  De Naumachia.

«Augusti laudes fuerant committere classes,

Et freta navali solicitari tuba;

Caesaris haec nostri pars est quota? vidit in undis

Et Thetis ignotas et Galatea feras.

Vidit in aequoreo ferventis pulvere currus,

Er domini Triton ipse putavit equos.

Dumque parat saevis ratibus fera praelia Nereus,

Abnuit in liquidis ire pedester aquis.

Quidquid et in Circo spectatur et in Amphitheatro,

Dives Caesarea praestitit unda tibi.

Fucinus et pigri taceantur stagna Neronis

Hanc norint unam saecula Naumachiam».

887.  Fino all’altezza di m. 1,70 circa, quantità necessaria a sostenere le barche.

888.  Il quale, chiudendo lo speco, potevasi mantenere sul pavimento dell’arena inondato, per quel tempo che si voleva.

889.  De Naumachia.

890.  Domitianus Imp... Amphitheatrum usque ad clypea.

891.  Tom. II, p. 49.

892.  In questo stesso Museo (Iº Riquadro n.º 2) si conserva «Apollo sedente, figura di bello stile, trovata al Colosseo nel 1805». Cf. Descriz. compendiosa dei Musei.... nel Palazzo Vaticano.... E. G. Masi, 1887.

893.  «Il modo d’indossare la penula che lascia libera l’azione delle braccia e della persona, propria perciò de’ viaggiatori e degli araldi, vi fe’ riconoscere un’imagine di Mercurio. Per tale fu restaurata coll’adattarvi una testa rinvenuta nel Colosseo nell’anno 1803, aggiungendovi il braccio sinistro col caduceo». E. G. Masi, loc. cit. p. 111.

894.  Queste leggi sono state estratte dalle Sentenze di Paolo.

895.  Cf. le opere del prof. A. Profumo, e specialmente il suo recentissimo opuscolo L’incendio di Roma dell’anno 64 (Feltre, Tip. Panfilo Castaldi, 1909). — Tacito dichiara l’incendio «forte an dolo Principis incertum». Il ch. Profumo (loc. cit. pag. 20 e segg.) tratta magistralmente questa questione.

896.  «Abolendo rumori subditit reos et quaesitissimus poenis affecit quos per flagitia invisos vulgus Chrestianos (sic) appellabat». Tac. (Ann. 15, 38-44). Il lodato Profumo (loc. cit.) prova ad evidenza che «le ipotesi che alcuni critici sogliono proporre in sostituzione per l’auctor (di Cristiani, di Ebrei, ecc. ecc.), sono: dal lato documentario, campate in aria; — dal lato critico, nulle, poichè fuori delle sole due versioni (forte an dolo Principis) che l’evo ha conosciuto. Mi duole, soggiunge, che ricada in questa categoria la ipotesi subordinata dell’Hülsen; quella di una comparticipazione di Cristiani con gli uomini che attizzavano in qualche modo l’Incendio. Le nostre cinque fonti (Plinio, Stazio, Suetonio, Tacito e Dione) non ne fanno motto; gli apologisti Cristiani posteriori non debbono mai difendersi, fra le tante e tante, da una simile anche parziale accusa, che sarebbe riuscita nell’Evo, per concetto della sacra Roma, gravissima; nè ve n’è traccia neppur minima nei frammenti anticristiani a noi giunti: quel silenzio generale e costante, adunque, che caratterizza la non rispondenza dell’ipotesi col pensiero dell’evo, e pagano e cristiano. Resterebbe il famoso XV, 44, di Tacito su quel primo gran processo o gruppo di processi ai Cristiani, ch’è dallo storico collegato all’incendio. Esso è molto oscuro. Nel mio lavoro (Le fonti ecc.) ne ho proposta una soluzione: — assenza totale di processi ad incendiari, e pagani e cristiani; gran processo, o processi, d’indole politico-morale ai Giudaici «quos per flagitia invisos vulgos Christianos appellabat», poichè per questa attiva propaganda ebraica (Cfr., p. es., Flavio Gius., in Guerra Giud., I, pr. 2) ormai la questione Giudaica preoccupava l’animo romano per la sicurezza delle Provincie dell’Oriente; ed infatti, l’anno dopo, il 66, s’inizia la definitiva campagna militare, con la distruzione di Gerusalemme a supremo intento. Un processo a dei Giudaici malvisi in Roma dal volgo, detti Cristiani, era quanto di meglio si potesse escogitare in quei giorni, ad abolendo rumori sul dolus Principis».

897.  Il Trastevere e la Porta Capena.

898.  S. Giustino il Filos. Dial. con Trifone II. 17.

899.  Origene, Contr. Cels. lib. VI, n. 27.

900.  Suet. in Nerone, c. XVI.

901.  Tac. Ann., XV, 44.

902.  Tert., Apol. cap. I, in fine. Tertulliano chiama Nerone dedicatore damnationis nostrae.

903.  Epist. prima.

904.  Plin. secund. Epist. lib. X.

905.  Cf. Sulpiz. Sev.

906.  Sebbene talvolta sotto qualche Imperatore, o per il suo carattere naturalmente mite, od anche per noncuranza, quegli editti siano stati applicati meno frequentemente.

907.  Ap. Lactant. Divinae institutiones l. V, c. XI.

908.  L’Anf. Flavio rivendicato ai Martiri, p. 27.

909.  Lattanzio visse un secolo prima del riordinamento della legislazione romana, fatto da Giustiniano.

910.  Cf. Pothier. Le Pandette di Giustiniano riordinate, Vol. I, Venezia 1833, pag. 103, numero 2.

911.  De fuga in persecutione c. IV, XII, XIII. — Ad uxorem l. I, c. 3.

912.  Contra Celsum, l. VIII, ed. Cantabr. p. 406.

913.  Epist. l. IV, ad Cornelium, § 4.

914.  De Ss. Martyribus Bernice, Prosdoce, § 4. Cfr. il Processo Verbale del 17 Luglio 180, scoperto nel 1890. — Apologisti Cristiani. Casa editrice Dott. F. Vallardi, Milano 1907.

915.  Apolog. cap. XXXIX.

916.  Dig. l. XLVIII, tit. XIX, l. 31.

917.  Dig. l. XLVIII. Tit. IX-XIX. Cf. Cic. Orat. pro Roscio 26.

918.  Passio S. Pionii 21 acta sincera, Ruinart, n. 4, p. 136 et seqq.

919.  Passio S. Perpetuae 19. Edit. Arm. Robinson, Cambridge 1891, pp. 89-90.

920.  Ruinart, Acta sincera.

921.  Bull. di Arch. sacra 1879, p. 21.

922.  Acta § 6 apud Acta sanctor. Ianuar. tom. I, p. 569.

923.  S. Paolo ad Rom. c. XVI, dal v. 3 al v. 15.

924.  Lez. di Arch. Crist. p. 6.

925.  De l’authenticité des Annales et des histoires de Tacite, Bordeaux 1890.

926.  Apol. c. XXXVII.

927.  Le sillogi epigrafiche di Tours, di Closterneubourg e di Göttwel ci hanno conservato un’iscrizione preziosa degli inizi del secolo V; la quale, mentre ci ricorda i grandiosi restauri fatti da Sisto III (432-440) nella basilica Liberiana, fa pur menzione di cinque martiri (V. Grisar, Roma alla fine del mondo antico pag. 303 nota 2ª) e dei cinque simboli del genere di morte da essi subìta. Il terzo di questi simboli è precisamente la damnatio ad bestias. Ecco il testo dell’iscrizione:

VIRGO MARIA TIBI SIXTVS (sic) NOVA TEMPLA DICAVI

DIGNA SALVTIFERO MVNERA VENTRE TVO

TE GENITRIX IGNARA VIRI TE DENIQVE FETA

VISCERIBVS SALVIS EDITA NOSTRA SALVS

ECCE TVI TESTES VTERI SIBI PREMIA PORTANT

SVB PEDIBVS IACET PASSIO CVIQUE SVA

FERRVM FLAMMA FERE (sic) FLVVIVS SAEVVMQVE VENENVM

TOT TAMEN HAS MORTES VNA CORONA MANET

«Di tale prezioso carme rimase superstite soltanto il primo verso fino al sec. XVII; e questa reliquia pure venne cancellata in seguito agli inconsulti restauri eseguiti a spese del card. Pinelli». P. Sisto Scaglia, Mosaici antichi della bas. di S. Maria Maggiore in Roma. Roma, F. Pustet, Editore, 1910.

928.  Notiones Archaeolog. Christ. Cap. II, p. 176, Romae 1908.

929.  Corpus antiq. rom. absolutissimum p. 440.

930.  Cf. G. B. Lugari, loc. cit. p. 9.

931.  The ruins and excavations of ancient Rome p. 283.

932.  Loc. cit. p. 10.

933.  Proc. Della Guerra Gotica l. I, c. XXII, XXIII.

934.  Qui il Lugari (loc. cit. p. 11 dell’estratto o p. 113 delle Dissert. della Pont. Accad. Rom. di Arch. serie II, Tom. VII) in una lunga nota dimostra che l’anfiteatro Castrense era capace di contenere il numero sufficiente di belve per gli spettacoli ordinarî; ed indica il sito ove poterono esservi le abitazioni per i militi del vivario e per i serventi.

935.  Lanciani, The ruins and excavations of ancient Rome, p. 388.

936.  Ficoroni, Le vestigia di Roma antica, p. 121.

937.  Nardini, Roma antica, tom. II pag. 17 ediz. de Romanis.

938.  Lucius Faunus, De antiq. urb. Romae, lib. I, p. 13 — Pomp. Let. De antiq. urb. Romae, lib. VII, pagg. 234, 235 — Marliani, Urb. Rom. Topogr. lib. VII, p. 134.

939.  Id., loc. cit., Pomp. Letus, loc. cit., Marliani, loc. cit.

940.  Bufalini, La pianta di Roma, tav. A, 2 ediz. 1879.

941.  Nota di ruderi e monumenti antichi per la pianta del Nolli, edita dal De Rossi, p. 19.

942.  Suet. in Calig. cap. IX.

943.  V. Nardini, Rom. ant. l. IV, c. II, p. 15; Nibby, Roma, parte I ant. p. 397.

944.  Suet., in Tib. c. LXXII.

945.  Id., in Claud. c. XXI.

946.  

PRO S. M. ANTONII. GORDIANI. PII

FELICIS. AVG. ET TRANQVILLINAE. SABI

NAE AVG. VENATORES IMMVNES. CVM CV

STODE VIVARI. PONT. VERVS. MIL. COH.

VI. PRAE. CAMPANIVS. VERAX. MIL. COH. VI

PR. FVSCIVS. CRESCENTIO. ORD. CVSTOS

VIVARI. COHH PRAETT. ET. VRBB.

DIANA. AVG. D. S. EX. V. P.

DEDICATA XII KAL. NOV.

IMP. D. N. GORDIANO. AVG. ET. POMPEIANO. CS.

Corpus, I L. VI, 130.

947.  

948.  Suet., in Claud. c. XXI.

949.  Id., in Claud. loc. cit.

950.  Dio. LIX, cap. X.

951.  Dio. p. 709, Ed. Leunel.

952.  V. Verona illustr. Milano 1826, p. 49.

953.  Variar. l. 4.42.

954.  loc. cit. lib I, cap. IV.

955.  Di qui si vede con quanta saggezza il ch.º H. Grisar (Roma alla fine del mondo antico p. 174) abbia scritto: «È certamente fuor di questione che l’ANFITEATRO FU SPETTATORE DI MOLTI MARTIRII».

956.  Cf. P. Delhaye, Anacleta Bolland. tom. XVI pagg. 209 e segg. ann. 1897.

957.  Il Grisar (loc. cit.) dice a questo rispetto: «Testimonianze sufficientemente sicure comprovano che quest’edificio (il Colosseo) fu spettatore della passione di S. Ignazio antiocheno, ma se si tratta di enumerare altri determinati campioni della fede che a lui dovrebbersi unire nella storia delle persecuzioni, allora il giudizio dello storico soggiace a molte difficoltà, la principale delle quali è che gli Atti ove parlasi di tali martirii romani, non sono relazioni genuine del tempo delle persecuzioni, ma pie leggende messe assieme nel quinto e sesto secolo, se non più tardi, le quali di solito contengono anacronismi ed inverosimiglianze..... Talora però nei prefati documenti il martirio avvenuto IN QUESTO LUOGO è ricordato CON TALI CIRCOSTANZE DA DIMOSTRARE che quel dettaglio fu tramandato IN FORMA SICURA».

958.  V. Parte III, cap. 1º.

959.  Cfr. p. 98.

960.  Fea, Miscell., Tom. I; Bartolini, Sugli Atti di S. Agnese, p. 110; M. Armellini, Il Cimitero dì S. Agnese, p. 10.

961.  Bellori, Vestigia Vet. Rom. Tab. XXVIII.

962.  Roma Subterr. l. III, c. XXII, p. 602.

963.  Cf. Mazzucchelli, Scritt. Ital. Tom. II, part. II, p. 703. — Tiraboschi, Storia della letteratura italiana. Tom. VIII, l. 3, p. 289. Ed. Rom. — Comolli, Bibl. architettonica, vol. II, p. I, clas. I, pp. 58-59-60-61.

964.  Apud Petrum de Cortona e schedis Ptolomei, Muratori, Tom. IV, p. 1878, n. 4.

965.  Reinesio, Col. XX, p. 249.

966.  Bonada, Col. X, n. 36.

967.  Fleetwood, p. 351.

968.  Lam, De E. A. p. 203.

969.  Mamachi, Tom. I, pp. 415-421-422.

970.  Bianchini, Hist. Eccl. Tom. II, saec. I.

971.  Mabillon, Musaeum Ital. Tav. I, n. 54-213-418.

972.  Marangoni, Mem. sacre e profane dell’Anf. Flav., ed. 2, p. 271.

973.  Venuti, Accurata e succinta descriz. delle antich. di Roma, part. I, c. I, p. 51.

974.  Orsi, Storia Eccles. ediz. rom. 1835, Tom. I, p. 22.