CAPITOLO SECONDO. Quest. 2.ª — Quali soggetti erano rappresentati nei clipei? Come erano questi disposti? Quanti erano?

Nel secondo capitolo della PARTE I dimostrammo che la voce clypeum, usata dal cronografo dell’anno 334[890], significava scudo rotondo, per lo più di bronzo, coll’effigie scolpita od a rilievo di una divinità o di un eroe o di qualche personaggio illustre; ed aggiungemmo che esso scudo solevasi collocare nelle pareti esterne dei tempî ed in luoghi pubblici. Dimostrammo parimenti che questi clipei ornarono il quarto ordine dell’Anfiteatro Flavio; dicemmo che tuttora si ravvisano i fori nei quali erano fissati quegli scudi, e promettemmo finalmente di dare il nostro umile giudizio circa i seguenti quesiti:

1.º Chi si rappresentò in quei clipei?

2.º Perchè questi non furono collocati in tutti e singoli gli spazi liberi, ma procedeano e si alternavano in una maniera tanto strana?

Eccoci adunque pronti ad esprimere il nostro parere: ma desideriamo che questo nostro giudizio sia ritenuto del tutto ipotetico, e ripetiamo ancora una volta di essere sommamente lieti, se altri potessero dare ai quesiti proposti soluzione più plausibile.

Negli scudi dunque, che anticamente decoravano i tempî e gli edificî pubblici, eranvi rappresentate le effigie delle divinità, degli eroi e dei personaggi illustri. Ora quali di questi soggetti erano effigiati nei clipei del nostro Anfiteatro?

Non pare probabile che in essi vi siano state le immagini delle divinità pagane, tanto perchè gli anfiteatri non erano tempî, quanto perchè, essendo quelle divinità così abbondanti in Roma gentile, l’imperatore Domiziano avrebbe potuto scegliere quaranta di esse e farle collocare in ciascuno dei quaranta spazî liberi del quarto ordine dell’Anfiteatro stesso. Ma noi abbiamo spazî i quali furono certamente privi di clipei!

Oltre a ciò, nell’Anfiteatro Flavio v’erano 160 fornici, e tutti con statue. Ora, se quell’imperatore avesse voluto decorare l’Anfiteatro colle immagini della divinità, avrebbe prescelto al clipeo collocato in alto, la statua posta in luogo più visibile, quali erano i fornici: contentando, in questa guisa il maggior numero possibile della sterminata serie dei Numi maggiori, minori e minimi.

Ma a questi argomenti di convenienza noi possiamo aggiungerne uno di fatto. Negli inizî del secolo XIX, in una escavazione praticata nelle basse arcate del Colosseo, furono rinvenuti parecchi torsi di statue panneggiate, nonchè una bellissima testa di Mercurio, la quale, come leggesi nelle Memorie enciclopediche Romane[891], servì a restituire la famosa statua acefala di questa divinità, che allora ornava il Giardino Pontificio, e che ora ognuno può vedere nel ricco Museo Chiaramonti al Vaticano[892]. Gli artisti esaminarono diligentemente la qualità del marmo, le proporzioni, lo stile; e giudicarono che la rinvenuta testa di Mercurio apparteneva alla statua suddetta[893]; ed oggi, tanto per la sua integrità, quanto per la finezza dell’arte e l’intelligenza dello scultore, quel simulacro forma uno dei principali capi di quell’interessantissima collezione. Ora questo fatto non conferma l’ipotesi che le immagini delle divinità non furono, nel Colosseo, scolpite od a rilievo sui clipei, ma bensì statue marmoree collocate nei fornici?

Escluse le divinità, rimangono gli uomini illustri. Ma i personaggi più illustri dell’Impero furono senza dubbio gl’Imperatori; e questi, a mio parere, vi furono effettivamente effigiati. Io congetturo che Domiziano abbia fatto incidere o fondere undici clipei, quanti cioè erano gli Imperatori che avevano governato l’Impero da Augusto fino a Domiziano stesso; e che poscia, li abbia egli fatti collocare negli spazî liberi esterni del quarto ordine dell’Anfiteatro; curando, per quanto fu possibile, una certa simmetria nella loro disposizione. Sennonchè, onde ottenere questa simmetria, come avrà egli fatto? Se gli Imperatori, e conseguentemente gli scudi, fossero stati dodici, era cosa facilissima il disporli simmetricamente. Bastava fissare tre clipei in ciascuna delle quattro parti corrispondenti ai quattro principali ingressi dell’Anfiteatro. Ma gli Imperatori, e quindi i clipei erano soltanto undici! Ed allora?....

I fori o le tracce superstiti mi sembra possano dare un indizio del modo con cui Domiziano sarà riuscito a raggiungere, per quanto fu possibile, questa simmetria. Secondo la nostra ipotesi, i clipei sarebbero stati undici. Faceva dunque mestieri decorare uno degli ingressi con due soli clipei. E poichè l’ingresso rivolto all’Esquilino era, diremo così, meno nobile, conveniva lasciar questo (come infatti si lasciò) con due soli clipei, anzichè gli altri ingressi dell’asse maggiore e quello dell’asse minore, il quale fu indiscutibilmente decorato, come apparisce dalle medaglie, di uno scudo centrale. Noi dalla parte dell’Esquilino troviamo le tracce dei clipei in due spazî liberi, egualmente distanti dall’ingresso centrale; e questi spazî si trovano sui fornici corrispondenti ai numeri XXXV e XLII. La disposizione di questi due degli undici clipei c’invita a congetturare che dalla parte opposta ve ne siano stati collocati altri due, e alla stessa maniera relativamente all’ingresso imperatorio. Anzi in quella parte che guarda il Celio ve ne dovette essere un terzo, il quale, come apparisce dalle medaglie dei Flavî, trovavasi nello spazio centrale (V. Fig. 12.ª).

Ora ragion vorrebbe che sugli altri due ingressi dell’asse maggiore fossero stati collocati gli altri sei clipei: tre in ciascuna parte, e allo stesso modo disposti. Ma se la presenza dei fori allo spazio corrispondente al numero XXIII ce lo persuaderebbe, la mancanza dei fori allo spazio LIIII della parte opposta ce ne dissuade assolutamente; e ci spinge a ritenere che in queste due parti non vi poterono essere più di due clipei. Dico non più di due clipei, perchè immaginandone noi tre, l’uno tanto prossimo all’altro, ne sarebbe venuta una disposizione troppo difforme da quella che avevano i tre clipei nel centro della parte più nobile; mentre se noi ne immaginiamo soltanto due, ai numeri LVI e LIX da una parte, XVIII e XXI dall’altra, detti clipei sarebbero stati distanti fra loro in ciascuna parte, quanto lo erano i tre situati sull’ingresso imperatorio.

Manca ora di trovare il posto degli ultimi due. Io opino che, essendo la parte dell’ingresso imperatorio la più nobile (come ce l’attestano le medaglie, le quali sempre riproducono l’Anfiteatro dalla parte suddetta), i clipei siano stati collocati nei punti intermedî fra i numeri LIX e LXIII, e fra XVIII e IV. Ma non essendo stato possibile collocarli ai numeri LXVI e XI, equidistanti da LIX e LXXIII, e da IV e XVIII, perchè quegli spazî erano occupati dalle finestre; mi sembra ragionevole ritenere che essi fossero stati collocati ai numeri LXVII e X, anzichè agli altri LXV e XII; per la ragione che, collocando ciascuno dei due clipei in quei dati punti intermedî da me prescelti, essi (sebbene alquanto disugualmente distanti dai laterali) sarebbero sembrati posti pressochè ad egual distanza dagli altri clipei, per l’effetto ottico prodotto dall’ovale, più spiccato verso l’estremità dell’asse maggiore e meno verso quella del minore.

Fig. 12.ª

Ciò supposto, cerchiamo d’indagare qual ordine si sia potuto tenere nel collocare le effigie di questi undici Imperatori. Io mi permetto congetturare che siano stati disposti per ordine cronologico, ed in questa guisa: al numero LXVII Augusto; al LIX Tiberio; al LVI Caligola; al XLII Claudio; al XXXV Nerone; al XXI Galba; al XVIII Ottone; al X Vitellio; al IV Vespasiano; sull’ingresso imperatorio, Tito; al numero LXXIII Domiziano. Quest’ordine, che pone l’effigie d’Augusto a destra del gruppo centrale, e fa coincidere i clipei dei tre Flavî fondatori dell’Anfiteatro nell’ingresso imperatorio, parmi rafforzi la ragionevolezza della supposta disposizione dei clipei (V. Fig. 13ª).

Fig. 13.ª

Ma qui sorge spontaneamente una difficoltà. Oltre ai fori che vediamo negli spazî liberi, corrispondenti alle arcate superstiti che portano i numeri XXXV e XLII, e che hanno aperto la via alla soluzione del problema propostomi, noi abbiamo altri spazî similmente con fori; e questi spazî si trovano precisamente sopra gli archi portanti i numeri XXIII, XXV, XXXI, XXXIII, XL, XLVIII, e L! Come spiegarci questo fatto?... O noi dobbiam dire che questi secondi clipei furono aggiunti successivamente, secondo che si succedevano gli Imperatori; o dobbiam dire che furono aggiunti tutti in una volta. Nella prima ipotesi, non essendovi tracce di clipei in tutti gli spazî liberi, e d’altronde essendo il numero di questi molto inferiore a quello degli Imperatori che succedettero a Domiziano; converrebbe affermare che in un dato tempo si fosse cessato dal collocare nel quarto ordine dell’Anfiteatro le effigie dei reggitori dell’Impero. — Io, non vedendo ragione plausibile di questa cessazione, preferisco attenermi alla seconda parte del dilemma; e trovando opportunissimo il tempo della grande restaurazione dell’Anfiteatro, compiuta da Severo Alessandro, opino che questo Cesare sia stato appunto colui il quale fe’ collocare i clipei tutti in una volta, e, con ogni verosimiglianza, tanti quanti furono gli Imperatori da Nerva (immediato successore di Domiziano) a Severo Alessandro inclusivamente. Questi Imperatori furono quindici, ma i periodi di regno furono solamente tredici, perchè Marco Aurelio e Lucio Vero (161-180), Caracalla e Geta (198-217) regnarono insieme; e ritengo probabile che nei clipei relativi a questi due periodi di regno fossero i due rispettivi Cesari rappresentati insieme, come era solito farsi nelle medaglie e nelle monete. Così vediamo accoppiate le teste di Nerone e Agrippina, di M. Antonio e Cleopatra, di Postumo ed Ercole; e quelle di M. Aurelio e L. Vero, di Caracalla e Geta, le quali nelle medaglie le vediamo l’una di contro all’altra.

Anche qui è necessario investigare il modo con cui Severo Alessandro avrà distribuito i tredici clipei che egli (secondo la mia ipotesi) aggiunse agli undici già posti da Domiziano.

Nella parte superstite del recinto esterno dell’Anfiteatro (la quale è poco meno della metà dell’intero recinto) noi, oltre alle tracce di due dei clipei da me attribuiti a Domiziano, vediamo le tracce di altri sette clipei. Ora, ammessa la mia ipotesi, nell’altra metà ve ne dovettero essere stati altri sei. — Accingiamoci senz’altro ad indagare il posto che essi poterono occupare.

Mentre le medaglie dei Flavî ci mostrano il quarto piano dell’Anfiteatro decorato da tre tondi e quattro rettangoli, una delle medaglie di Severo Alessandro ed una di Gordiano ce lo rappresentano decorato da una serie di tondi, terminata da due rettangoli. Ognuno vede che queste ultime medaglie ci attestano, nel loro linguaggio convenzionale, un aumento di clipei nella parte centrale (sull’ingresso imperatorio), dall’epoca di Severo Alessandro in poi. Basato su questo fatto, colloco un clipeo al numero II ed un altro al LXXV, i quali, aggiunti ai tre Domizianei, formano un numero pressochè uguale a quello dei tondi espressi nelle ultime delle anzidette medaglie. — Le tracce esistenti ai numeri XLVIII e L, nella parte superstite del quarto piano, mi fanno argomentare che altri due clipei fossero stati aggiunti a quelli Domizianei (numeri LXVII e X), occupando i numeri LXV e XII. Gli ultimi due clipei che mancano per compire i sei, li colloco a piombo dei due ingressi posti alle estremità dell’asse maggiore.

Disposti in tal guisa i tredici clipei, ciascuna delle due parti principali (quella, cioè, più nobile — dell’ingresso imperatorio — e l’altra della porta principale, divenuta ai tempi di Severo Alessandro ancora più ragguardevole che per l’innanzi, sì per il tempio di Venere e Roma, sì per il famoso Colosso), quelle due parti, ripeto, sarebbero state decorate con simmetria.

Ci resta ora a vedere con qual ordine Severo Alessandro avrebbe collocati gli Imperatori effigiati nei clipei.

Mi par naturale che, potendolo egli fare, li debba aver disposti cronologicamente, ponendo, cioè, nel primo posto dopo Domiziano Nerva, immediato successore di lui; quindi Traiano, e così via dicendo, fino allo stesso Severo Alessandro. Il fatto poi che questa disposizione dei tredici clipei avrebbe fatto capitare Eliogabalo e Severo Alessandro (i grandi restauratori dell’Anfiteatro) sull’ingresso imperatorio, fra Vespasiano, Tito e Domiziano, mi conferma nella proposta opinione (V. Fig. 13ª).

Osservando la disposizione dei clipei nella parte superstite del quarto piano dell’Anfiteatro, nasce spontaneamente la curiosità di sapere perchè, potendosi disporre i sette clipei aggiunti ai due Domizianei, colla stessa simmetria con cui sarebbero stati disposti i clipei dalla parte opposta, (vale a dire sull’ingresso imperatorio); siano stati invece disposti irregolarmente rispetto all’asse minore.

In questo caso, purtroppo certo, noi non possiamo procedere altrimenti che per arzigogoli; ed io propongo ciò che in questo momento mi passa nella fantasia.

Non si potrebbe opinare che Severo Alessandro abbia trascurata la simmetria che con ogni certezza poteva ottenere sull’ingresso rivolto all’Esquilino, affinchè i tre fondatori ed i due restauratori dell’Anfiteatro non avessero riscontro sopra alcuno degli altri ingressi, e perchè tutti e cinque quei Cesari occupassero la parte più cospicua del recinto? Sennonchè Severo Alessandro pur ottenne, secondo la mia opinione, e subordinatamente al principio propostosi, una relativa simmetria nella parte meno nobile qual’era quella dell’Esquilino.

Difatti: nella parte caduta del recinto (giusta la disposizione da noi immaginata), tra un gruppo di clipei e l’altro restano cinque interpilastri, e cinque appunto ne restano dalla parte dell’Esquilino; talchè potremmo congetturare che in questa parte si sia data agli scudi quella disposizione, onde ottenere almeno la stessa distanza tra i varî gruppi di clipei in tutto il recinto.

Concludiamo:

Che fra un finestrone e l’altro del quarto ordine dell’Anfiteatro Flavio vi siano stati clipei fissi e non posticci, come opinò il Maffei, è certo. Quali soggetti però vi siano stati effigiati, noi non lo sappiamo con certezza; ma fino a che non si dia a questa questione una soluzione più plausibile di quella da me presentata, io riterrò che in quei clipei vi furono rappresentate le immagini degli Imperatori, da Augusto a Severo Alessandro.