[1] Colum. de R. R. Lib. 5. Cap. 1.
[2] Ecco i titoli delle sue dissertazioni giunte a mia notizia, delle quali però ho potuto leggere le prime tre solamente. Nelle memorie dell'Accademia di Berlino pel 1783. Sur les causes de la différence des langues. Sur l'origine de la langue Allemande. Nel 1785. Supplement aux mémoires sur les causes ec. Sur le caractère des langues, et particulièrement des modernes. Nel 1788. Sur la langue celtique, et celles qu'on pretend en autre sorties. Suite des observations sur la différence des langues et leur origine. Nel 1794. e 1795. Sur l'origine grecque esclavonne et teutonique de la langue latine. Sur l'origine véritable de la langue Italienne, sur l'origine de la langue Françoise et Espagnole. Sur l'origine de la langue Angloise. Il Denina poi stampò la Clef des langues, ou Considerations sur l'origine et la formations des langues, à Berlin, chez Quien, 1803. T. 3. in cui si vedono ripetute le cose dette in quelle dissertazioni coll'aggiunta di nuove considerazioni.
[3] Tutti sanno che in Francese si scrive gants non gands. Se il Signor Denina avesse guardato il Du Cange alle voci Wantus, Wanto, Gvvantus, Guantus avrebbe veduto che queste voci erano usate ne' Secoli barbari almeno fino dal principio del Secolo nono, e perciò molto prima della vantata fabbrica di Gand. In Francia si chiamavano Wans come si ha da una carta del 1172. citata ivi, e alla v. chirothecæ. Questa voce proviene forse dall'antica lingua Teutonica.
[4] Non so donde egli tragga questa notizia. Forse perchè βρώσκω in Greco significa comedo? Ma bisognava prima provare che le lingue Settentrionali vengano dalla Greca, il che non si può provare, quantunque si abbiano in quello non poche voci simili alle corrispondenti voci di questa. Cominciando da Sigismondo Gelenio, che nel 1543. stampò in Basilea il suo Lexicon Symphonum delle lingue Latina, Tedesca, Greca, e Schiavona molti hanno scritto della somiglianza di quelle lingue colla Greca, ma niuna reale e ben fondata conseguenza sulla origine loro si è fino ad ora a mio giudizio ricavata da tanta erudite fatiche.
[5] V. Lennep. Prel. de Anal. Ling. Gr. Cap. 5. ed ivi lo Scheid.
[6] Nelle note alla Cronica Cassinense di Leone Vescovo d'Ostia.
[7] Storia della Lingua Italiana ricavata dalle Miscellanee, e Lettere M. SS. nelle Delizie degli Erud. Tosc. del P. Ildefonso T. 2. p. 226.
[8] Storia della Poesia T. 1. p. 41.
[9] Lib. 2. Cap. 1. T. 13. p. 143. La stessa opinione tennero il Gravina, della Rag. Poet. Lib. 2. e il Quadrio Stor. e Rag. d'ogni Poes. Lib. 1. Dist. 1. Cap. 2.
[10] P. 1. Lib. 11. Op. T. 5. p. 214.
[11] Campi Stor. Eccl. di Piac. T. 1.
[12] Quindi si vede, che l'Articolo Italiano in origine non è che il pronome ille alterato per corruzione di lingua, a cui si aggiunge una proposizione ne' casi obliqui, cioè del, o dello viene da de ille; al, o allo da ad illo in Latino barbaro per ad illum; dal, o allo da de illo. Or l'articolo Germanico viene anch'esso dal pronome quello
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Articolo. N. der G. des D. dem A. den |
Pronome. der dessen dem den ec. |
[13] Non parlo di quelle, che il dominio degli Spagnoli introdusse fra noi alla fine del Secolo XVI. e nel XVII. le quali appartengono all'accrescimento non all'origine della lingua, della quale si tratta quì. Alcune antiche voci Italiane derivate dallo Spagnolo sono accennate dal Gigli nel Vocab. Cateriniano.
[14] Elog. Ital.
[15] Risorg. d'Ital.
[16] Stor. della Lett. Ital.
[17] Antiq. Med. Ev. Diss. 40.
[18] Trionf. d'Am. C. 4. e più chiaramente in Præf. ad Ep. fam. Quod genus apud Siculos (ut fama est) non multis ante sæculis renatum, brevi per omnem Italiam ac longius manavit, apud Græcorum olim ac Latinorum vetustissimos celebratum; siquidem et Romanos vulgares rythmico tantum carmine uti solitos accepimus.
[19] Coment. intorno alla Storia della Volg. Poes. T. 1. Cap. 2.
[20] Elog. Ital. Cap. 7. e segg. Si veda anche il Quadrio, Stor. e Rag. d'ogni Poes. il Tiraboschi Stor. della Lett. Ital. il Bettinelli Risorgim. d'Ital.
[21] Orig. ec. d'ogni Lett. T. 1. Cap. 11. p. 297. e segg.
[22] Luog. cit.
[23] Dell'uso, e dei pregj della lingua Italiana libri 3. con un discorso intorno alla Storia del Piemonte, Torino, Balbino, e Prato 1791. T. 2. in 8. e di nuovo Pisa 1813. Oltre a ciò che il titolo promette, vi è un discorso intorno al modo di ordinare una Biblioteca scelta Italiana dello stesso Autore, una Lettera del Tiraboschi contenente alcune osservazioni sul primo volume, e la risposta, in cui si dileguano le poche obiezioni di quella lettera, ed una lunga, e dotta sua lettera all'Ab. Bettinelli, nella quale di più e diverse cose appartenenti all'argomento dell'opera si ragiona, e specialmente di un libro dell'Ab. Velo, del quale parlerò fra poco.
[24] Ces. Op. T. 1. p. 249.
[25] Sulla preminenza d'alcune lingue, e sull'autorità degli scrittori approvati, e dei Grammatici, ragionamento dell'Ab. Giambattista Velo. Vicenza. Esso non era da prima che una prefazione alla dissertazione su' caratteri del gusto Italiano presente, stampata in Vicenza, il 1786. sotto il nome dell'Ab. Garducci.
[26] Nella lettera citata all'Ab. Bettinelli.
[27] Della lingua Toscana Dialoghi sette. Torino, 1777. T. 2. in 8.
[28] Salvini. Pros. Tosc. p. 297.
[29] Nell'Orazione cit.
[30] Lettere di Virg. e Risorg. d'Ital.
[31] Saggio sulla necessità di scrivere nella propria lingua Op. T. 4.
[32] Opere T. 3.
[33] Discorso intorno alla lingua di cui servir ci dobbiamo. Mantova 1771.
[34] Verona, 1737.
[35] Gigli Reg. per la Tosc. Fav. nella pref.
[36] Cinquantasei sono le Accademie, delle quali si hanno lettere d'approvazione unite al Vocabolario Cateriniano stampato per la seconda volta colla falsa data di Manilla, ed alla sua vita.
[37] Girolamo Gigli ne' suoi scritti ebbe solo per fine di satirizzare, il qual mestiere egli appieno non intendeva per voler troppo caricare, non già per istruire perchè di simili materie egli non era capace, e il suo studio non era altro che nel Vocabolario, o in qualche Gramatica. Benvoglienti presso il P. Ildefonso Del. degli erud. Tosc. T. 2. p. 192. Egli non la perdonò nè pure alle Accademie della sua patria come si raccoglie da una lettera inedita del Marmi, che fra poco sarà pubblicata, nè ad alcuno de' più insigni letterati, come Nicolò Amenta, e il Canonico Crescimbeni.
[38] Quint. Inst. Orat. Lib. 1. Cap. 9.
[39] Peto, Cæsar, et a te, et ab his, qui mea volumina sunt lecturi, ut si quid parum ad artis grammaticæ regulam fuerit explicatum ignoscatur. Vitr. lib. 1. Cap. 1. in fin.
[40] Quint. Inst. Orat. Lib. 7. Cap. 1. in fin.
[41] Quint. Lib. 1. Cap. 5.
[42] Phil. 13. Cap. 19. e nella Filippica 3. Cap. 9. riprende lo stessa Antonio per quelle parole da lui dette, nulla contumelia est, quam facit dignus.
[43] Benvoglienti presso il P. Ildefonso Deliz. degli erud. Tosc. T. 2. p. 239. e 241.
[44] Cesarotti Rischiar. Apol. fra le sue Opere T. p. 261.
[45] Anzi a lui non è bastato ciò, ma ha creduto d'aver fatto assai meglio di loro. Riguardo ad Omero non ne recherò esempj, perchè ad ogni tratto si posson vedere nelle sue annotazioni all'Iliade. Dirò perciò solamente d'Orazio. A quelle parole post certas hiemes uret Achaicus ignis. Lib. 1. Od. 16. (che per altri è la 15.) v. 35. egli fa quest'annotazione. «Questa chiusa è languida; dopo un tuono tutto profetico si termina con una frase istorica, e si abbandona Paride nel punto più importante. Meglio, per te fellon fia cenere.»
[46] Op. T. 1. p. 23. 25.
[47] Vedi Werheyx excurs. in dial. Antonin. in calc. Anton. lib. ed. 1774.
[48] Ivi p. 137. 138.
[49] Cic. Pro Archia.
[50] Contr. Hær. in Proem. § 3.
[51] Cic. de Orat. Lib. 5. Cap. 10.
[52] Ivi Cap. 14.
[53] Ivi Cap. 11. Tiberio dovendo usare la parola monopolium ne domandò perdono: e in un decreto essendosi adoprato emblema volle, che se ne sostituisse un'altra, che fosse latina, e non trovandosi si esprimesse pluribus et per ambitum, con più lungo giro di parole. Non sarebbe difficile l'aggiugnere più altre autorità somiglianti.
[54] Ivi Cap. 10.
[55] Ivi Cap. 12.
[56] Ivi
[57] Conte Napione luog. cit. T. 2.
[58] Rosini risposta ad una lettera del Cav. Vincenzo Monti Pisa. 1818. Risposta del medesimo ad una lettera del Sig. Conte Galeani Napione di Cocconato. Ivi 1818. Nicolini Discorso.
[59] Fantuzzi Scritt. Bol. T. 6. p. 181.
[60] Sarebbe però desiderabile, che almeno le leggi, gli editti, e in una parola tutto ciò che si stampa a nome di chi governa fosse purgatamente scritto. Ma per grande sventura sì fatte cose si vedono sovente in modo al tutto barbaro. Vuolsi però dar molta lode al Signor Conte Vaccari, il quale mentre era in Milano Ministro degli affari interni volle porre qualche riparo a questo obbrobrio, ed esortò il Signor Giuseppe Bernardoni a compilare un elenco d'alcune parole oggidì frequentemente in uso, le quali non sono ne' vocabolarj Italiani. Questo elenco fu stampato a Milano il 1812.
[61] Avv. T. 1. lib. 2. Cap. 10.
[62] Cort. Reg. ed Oss. della ling. Tosc. lib. 2. Cap. 17.
[63] Luogo citato p. 23. e 101.
[64] Luogo citato p. 209.
[65] Della ling. Tosc. dialog. 5. 6. e 7.
[66] Zanotti Op. T. 7.
[67] Pratica e compendiosa istruzione a' principianti circa l'uso emendato ed elegante della lingua Italiana, Roma 1711., e di nuovo Roma 1765. in 12.
[68] Lezioni di ling. Tosc. Venezia 1722. in 8.
[69] Roma 1721. in 8.
[70] Lezioni di lingua Toscana dette nel Seminario Arcivescovale di Firenze. Firenze. 1737. in 8.
[71] Il P. Zaccaria nella Storia Letteraria T. 3. p. 377. sull'autorità del Vincioli attribuisce al Muratori una Grammatica intitolata: Nuovo metodo per imparare la lingua Italiana in poco tempo. Ma siccome non se ne fa menzione nella sua vita scritta dal nepote, nè dal Tiraboschi nella Biblioteca Modenese credo che ciò sia errore. Lasciando questa, che almeno è incerta, altre grammatiche si posson citare, e fra l'altre le seguenti. Trattato sopra le regole per parlare e scriver Toscano di Gio. Battista Pucci. Siena 1767. in 8. Nuovo metodo per la lingua Italiana estensivo a tutte le lingue di Girolamo Andrea Martignoni. Milano 1755. T. 2. in 4. Non m'è riuscito di vedere quest'opera, nè so se propriamente essa debba essere annoverata fra le Grammatiche. Corso Teorico di lingua Italiana, e Logica dell'Ab. Idelfonso Valdastri. Guastalla 1783. in 4. L'autore ragiona filosoficamente intorno alla lingua, il che succede quasi sempre con vantaggio più apparente che reale. Prospetto de' Verbi Toscani regolari, e irregolari di Gio. Battista Pistolesi. Roma 1761. in 4. L'opera del Signor Pistolesi è lodevole, ma dee cedere il primato a quella del Signor Abate Mastrofini. Di questa io non parlo, perchè è pubblicata nel secolo presente, che io non ho preso a considerare.
[72] Osservazioni della lingua Italiana raccolte dal Cinonio in questa nuova edizione accresciute dall'Accademico Intrepido (Girolamo Baruffaldi) Ferrara 1709. in 4. e di nuovo colle annotazioni del Cavalier Baldraccani. Venezia 1722. in 4. Il Baruffaldi avea preparate altre aggiunte al Cinonio e per questo motivo fece un trattato del nome, che è rimasto inedito. Zacc. Stor. Lett. T. 14. p. 355. Era riserbata al chiarissimo Sig. Cavaliere Luigi Lamberti la gloria di dare all'opera la desiderata perfezione, il che egli ha fatto nell'edizione di Milano del 1809. in 4. vol. 8.
[73] Napoli 1717. T. 2. in 8.
[74] Idea Generale del Vocabolario della Crusca, ed osservazioni intorno alla moderna ortografia Italiana con un piccolo trattato della Poes. Ital. agli studiosi scolari della Città di Foligno, Ozio d'Alcindo Menonio. Foligno 1756. in 4.
[75] Quadrio Stor. e Rag. d'ogni Poesia T. 1. p. 75. e Mazzucch. Scritt. Ital. T. 2. p. 673. il quale corregge I. Iarchio Specim. Hist. Ac. Ital. il quale fa fiorire questa Accademia nel secolo decimosettimo.
[76] Parere (del Canonico Biscioni) sopra la seconda edizione de' Canti Carnascialeschi. Firenze. Moucke 1750. in 8.—I primi due dialoghi di Decio Laberio (Ab. Rinaldo Bracci) in riposta, e confutazione del parere del Sig. Dottore Antommaria Biscioni sopra la nuova edizione de' Cantici Carnascialeschi, e in difesa dell'Accademia Fiorentina. In Culicutidonia per Maestro Ponziano di Castel Sambucco (Lugano per l'Agnelli) 1750. in 8.
[77] Firenze pel Martini. 1707. in 4.
[78] Colonia (Firenze) nella Stamperia Arcivescovile 1708. in 4.
[79] Coram Reverendis. Molines in Romana Primogeniturae de Salviatis super localibus et Tabulis pictis 28. Iunii 1706.
[80] Voc. Cater. alla v. Maggiorente.
[81] Cento osservazioni di lingua, nelle quali si spiegan diversi modi particolari, usati dalla lingua Toscana. Bologna 1740. in 12.
[82] Dei difetti dell'antico vocabolario della Crusca che dovrebbero correggersi nella nuova edizione dimostrati dal Conte d'Ayala. Vienna nella Stamp. di Antonio Strauss. 1811. in 4. Ivi p 10. Questo libretto non appartiene al mio instituto, essendo scritto nel secolo decimonono. Io però ho creduto non dovere trascurare l'esame di questo suo avviso, esaminando la quarta impressione del Vocabolario.
[83] Op. T. 1. p. 125.
[84] Lettere Fam. T. 2. p. 66. ed. del 1769.
[85] Crusca Pref. §. 1.
[86] Pasta Voci e maniere di dire e osservazioni di Toscani scrittori ec.
[87] Molti ne ha portati il chiarissimo Signor Cav. Vincenzo Monti nella notissima sua Proposta di alcune correzioni ed aggiunte al Vocabolario della Crusca. Non tutte però le sue correzioni sono giuste. Il Sig. Nicolini nell'opera citata ne ha accennate alcune, e dicesi che altri voglia accrescerne il novero. Io ne noterò una sola, perchè è fondata sopra una sua opinione, che non giudico vera. Egli condanna la voce birracchiuolo, o sbirracchiuolo, e dice che niun diminutivo ha la lingua Italiana, che termini in acchiuolo. E il Vocabolario non ne offre alcuno. L'uso però ha ladracchiuolo, birbacchiuola, che sono nel tempo stesso diminutivi e peggiorativi, ed hanno certa energia da non disprezzarsi. Ma a me rincresce di trattenermi più a lungo in così cattiva compagnia.
[88] Ragionamento presentato all'Accademia della Crusca il dì IX. Marzo 1741. da Rosso Martini per norma d'una nuova edizione del Vocabolario Toscano. Firenze nella Stamperia di Guglielmo Piatti. 1813. in 4.
[89] Nella Collezione d'opuscoli T. 15. p. 90. e seguenti.
[90] Luigi Targioni Discorso sulle riflessioni relative al Vocabolario della Crusca. p. 16.
[91] Fu stampato prima nel volume 95. del Giornale letterario di Napoli, ed ora di nuovo in Firenze dal Piatti, 1813. in 4. Questa è l'edizione di cui mi servo.
[92] Quando il P. Ildefonso scriveva non era anche venuta in luce la Teoria e prospetto, ossia Dizionario critico de' Verbi Italiani conjugati dal Signor Abate Marco Mastrofini.
[93] Nel Vocabolario però v'è per ancora alla v. Per §. XXXVII. E' da avvertirsi, che il passo in cui si legge questa espressione è dell'Accademico della Crusca Rosso Martini.
[94] Andare di pari, o al pari con alcuno vuol dire andare con alcuno in modo, che uno non vada avanti l'altro. Quando significa uguagliare vuole il dativo secondo l'esempio portato dalla Crusca: Ch'andar la fece altera oggi di pari al Tebro, al Xanto.
[95] Nel Vocabolario della Crusca non si trovano le voci esemplare e corpo nel senso in cui le adopero quì. Le usò però il Redi nelle lettere. Subito, che si darà fuori io gnene manderò un'esemplare. Il S. G. D. ne vuol mandare una mano di corpi a molti letterati suoi amici. L'Alberti porta questo passo alla v. Corpo §. ma si scordò poi d'aggiungere questo significato alla voce Esemplare.
[96] Il Vannetti morì ai 13. Marzo 1795. e il Lombardi ai 9. Marzo del 1792.
[97] Il P. Gio. Pietro Bergantini Teatino Veneziano si è dato (dice il Mazzucchelli Scritt. It. V. 2. P. 2. p. 944.) principalmente ad una vasta lettura dei nostri migliori scrittori colla mira d'accrescere ed illustrare la nostra lingua volgare, non solamente estraendo da essi quelle voci, che o non si trovano riferite nell'insigne Vocabolario della Crusca, o vi sono riferite e spiegate in significati diversi dagli usati talvolta dai detti scrittori, ma facendo infinite osservazioni appartenenti all'eloquenza della lingua Italiana. Frutto di questa fatica sono le seguenti opere. 1. Della volgare elocuzione, illustrata, ampliata, e facilitata. Volume 1. contenente A. B. Venezia presso Giammaria Lazzaroni in foglio. Lo Stampatore non potendo soffrire la spesa dell'edizione che doveva comprendere dodici Tomi l'opera rimase imperfetta. 2. Idea d'opera del tutto eseguita, e divisa in sei Tomi, che ha per titolo Dizionario Italiano, ovvero voci di scrittori Italiani separatamente da quelle, che sono sul Vocabolario comune raccolto da Avido Mantineo P. A. (nome Arcadico del P. Bergantini.) In Venezia presso Pietro Bassaglia. 1753. in 4. E' questo un avviso della meditata edizione dell'opera precedente, ma accresciuta tanto, che dirsi può un'opera nuova. 3. Dizionario di Eloquente Italiana M. S. Forse è l'opera annunziata al N. precedente. Sospesa la stampa della prima opera il Bergantini trasse dal suo M. S. le voci, e i significati che mancano al Vocabolario della Crusca, e gli stampò col titolo: Voci Italiane d'Autori approvati dalla Crusca nel Vocabolario di essa non registrate con altre molte appartenenti per lo più ad arti, e scienze, che ci sono somministrate similmente da buoni Autori. In Venezia presso Pietro Bassaglia 1745. in 4. e molto accresciuto. Ivi 1760.
[98] Mazzucchelli luog. cit. p. 947. e Gamba Serie ec.
[99] Accademia Fiorentina s'intitolò l'Accademia instituita dopo la soppressione della Crusca.
[100] Di avvivatore v'ha un esempio del Menzini, che l'Alberti non ha notato. E 'l guardo avvivator lieta rivolse. Opere T. 3. p. 15.
[101] Annotaz. a Fr. Guitt. p. 119.
[102] Gigli Regole per la Toscana favellap. 591. ediz. di Lucca del 1734.
[103] Lo stesso si dica della parola deserta per messo, o servito delle frutte che ivi pur si ricorda dal Gigli. Le altre voci Lucchesi registrate da questo scrittore nel luogo stesso non sono di questo genere, ed hanno origine diversa.
[104] Girolamo Andrea Martignoni fece con nuovo metodo un Vocabolario Toscano, nel quale tutte le voci sono ridotte a tre classi, di cose fisiche, morali, e scientifiche, e ciascuna è suddivisa in più altre classi. Ne stampò la prima parte a Milano il 1743. e il P. Daniele Trinchineta Minor Conventuale ne pubblicò ivi la seconda il 1750. Il Cesarotti Op. T. 1. p. 217. ricorda un Dizionario Padovano, e Toscano dell'Ab. Gaetano Patriarchi, in cui a fronte d'ogni vocabolo e idiotismo Padovano sta l'equivalente Toscano, e il P. Zaccaria Stor. Lett. T. 11. p. 5. parla del Dizionario Siciliano, Italiano, e Latino del P. Michele del Bono della Compagnia di Gesù.
[105] Voci maniere di dire, e osservazioni di Toscani scrittori, e per la maggior parte del Redi, raccolte, e corredate di note da Andrea Pasta, che possono servire d'istruzione ai giovani nell'arte del medicare, e di materiali per comporre con proprietà, e pulizia di Lingua Italiana i Consulti di Medicina, e di Cirusia. Brescia per Gio. Maria Rizzardi 1769. E di nuovo in Verona nella Stamperia di Dionigi Ramanzini, 1806. nell'ultimo volume dell'edizione Veronese del Vocabolario della Crusca.
[106] Zaccar. Stor. Lett. d'Ital. T. 14. p. 357.
[107] Ivi p. 356.
[108] Opere T. 5. p. 181. Ed. di Venez. del Palese.
[109] Un egregio Vocabolario militare ha poi fatto il chiarissimo Signor Giuseppe Grassi, il quale però essendo impresso recentemente, non è del mio instituto il parlarne.
[110] Dalla p. 260. fino a 576.
[111] Stampato in Firenze il 1728.
[112] Bologna pel Pisani 1732. in 4. e di nuovo Bergamo 1744. Colle aggiunte del Bandiera si stamparono per la prima volta in Venezia il 1756. e poi molte, altre volte.
[113] Alla v. strage si vede fra i sinonimi massacro che egli chiama voce dell'uso; ma un buono scrittore non vorrà adoperarla.
[114] Palermo pel Feuer. 1756. T. 2. in 8.
[115] Padova nella Stamp. del Seminario 1763. in 4.
[116] Venezia 1755. in 4. Egli fece anche il Rimario delle voci Italiane rimate licenziosamente e delle parole tronche, e quello della Commedia e Canzoniero di Dante, che sono inediti. Zaccaria Stor. Lett. d'Ital. T. 14. p. 357. Ivi gli si attribuisce ancora il rimario della Gerusalemme, che si dice pure inedito. Ma questo rimario fu compilato dallo Sgargi, e il Baruffaldi ne fu l'editore. Questi ne cominciò uno, ma non lo compiè, come dice egli stesso nell'edizione Veneta delle opere del Tasso T. 1. p. 374.