Lo re domanda: dove fu fatto Adamo? Sidrac risponde:
Adamo fu facto in Ebrot (283), ove egli morì e fu sopellito. E quando elli fu facto, fu messo in paradiso, cioè in uno luogo molto dilettevole (284), in Oriente. Là (285) sono albori di diverse maniere (286); egli sono buoni contra diverse infermitadi: uno tale albore v'à che, se l'uomo mangiasse del frutto, giammai fame non avrebe; e se del secondo mangiasse, giammai istanco (287) non sarebbe; e al drieto (288), s'egli mangiasse di quello che si chiama frutto di vita, giammai non infermerebe e non invecchierebbe, nè mai non morrebbe. E in quello paradiso fu egli messo; e Eva fu fatta in quello paradiso dal lato (289) all'uomo, quando egli dormia, cioè a intendere della sua costa (290). E simigliantemente, come egli furono d'una carne, così furono d'una volontà e d'uno cuore (291). E Iddio volle ch'egli fossono simiglianti a lui, che siccome di lui disciesono tutte le cose, così nascono di lui tucte le cose e tucti gli uomini (292), cioè d'Adam (293); e però fu fatto Eva di lui. E si li fece tali ch'egli potessono peccare, per magiore merito avere; che, quando egli furono tentati, s'egli non avessino consentito al diavolo, allora sarebono stati sì afermati (294), che giammai eglino e gli altri non potrebono avere peccato. Inanzi ch'eglino peccassono erano ignudi (295), e non aveano di loro membri vergogna, se non come degli occhi; che sì tosto come egli feciono quello peccato verso lo loro criatore, sì si vidono ignudi, e spogliati del vestimento della grazia. Essi ebono cupidizia l'uno verso l'altro, e si cominciò a nasciere tra loro una grande confusione, e ebono vergogna degli loro menbri. E perciò che l'uomo sapesse che tutte le schiatte doveano essere colpevole di questo peccato, fece rimanere lo nodo che àe la gola (296). E 'l nostro Signore sapea (297) che grande bene e grande profitto dovea essere (298) di quella ischiatta. Anzi che peccassono vidono Idio in paradiso. Lo diavolo ebe grande invidia di ciò, ch'egli dovea montare là, onde egli era caduto, si entrò nel serpente, e parlò alla femmina, e la ingannò; che, si tosto com'ella fu nata, ella fue ingannata. Essi non dimorarono in paradiso se non sette ore (299); e le tre ore (300) mise Adamo nome a tutte le bestie; alle sette ore (301) mangiò la femina il pome (302), e diello al marito, e egli lo mangiò per lo suo amore; e a ora di nona furono cacciati fuori del paradiso. E incontanente disciese l'agnolo da cielo, cherubin (303), con una spada di fuoco in mano; quello fuoco era uno muro di fuoco (304), onde quello paradiso ne fue intorniato (305), apresso quello peccato. Cherubin fu quello che guarda lo fuoco ch'è intorniato al paradiso, e getta adietro i corpi e gli spiriti (306); chè nullo ispirito v'enterrà, nè buono nè reo, infino a tanto che il figliuolo di Dio perverrà in terra, e morrà inpeso (307) in croce, per questa disubidienzia che Adamo fece verso lo suo criatore. E per quello amore ispegnerà lo muro del fuoco, che intornia (308) il paradiso, e ronperrà le porti (309) del ninferno, e trarranne fuori Adamo e gli suoi amici, e metteragli nel paradiso celestiale. E allora (310) tutti quelli che morranno perfetti, sì saranno amici di Dio, e andranno in paradiso celestiale, e non troverranno chi loro lo vieti. Certo bene dee l'uomo credere a quello Idio, che manderà lo suo figliuolo di cielo in terra, per noi diliberare (311) si lascierà morire.
(283) Ebron C. F. R., C. R. 1.
(284) diliciano C. R. 1.
(285) ine C. R. 1. — ileuques. C. F. R., che è da corr. ilueques.
(286) mainiere C. R. 1.
(287) lasso C. R. 1.
(288) da dirieto C. R. 2. — a la perfine C. R. 1. — au deran C. F. R. — Vedesi come il traduttore del testo Laurenziano abbia volgarizzato secondo il significato etimologico della parola. Au darrien, au daarrain, a la deraina, significa in ultimo luogo, alla perfine, e deriva da deretranus, e questo da de retro, onde il drieto, dietro del nostro testo.
(289) de la costa C. R. 1.
(290) de la sua costa diricta C. R. 1.
(291) coragio C. R. 1. — corage C. F. R. — Nel franc. ant corage, coraige vuol dire cuore, sentimento, volontà. Lo stesso significato ha coratge in prov. e coraggio in ital.
(292) Abbiamo adottata la lez. del C. R. 2., che è conforme al C. F. R.: que tout encement (esement, ensement) com de lui descendent toutes coses, encement nasquissent tuit li home d'Adam.
(293) cioè Adam C. L. Abbiamo aggiunto il d'. Nel C. R. 1. v'è di più: d'Adamo ke fu masso di tucta l'umana generatione.
(294) fermi C. R. 1.
(295) inudi C. R. 1.
(296) Del nodo della gola non parlasi nè nel C. F. R., nè nel T. F. P., nè nel C. R. 1.
(297) che sapea C. L. e C. R. 2. — Abbiamo tolto il che, parendoci errore evidente, e non leggendosi nè nel C. R. 1., nè nel T. F. R.: et nostre sire soit, ec.
(298) nasciare C. R. 1. — estre C. F. R. Probabilmente il testo francese da cui fu trad. il nostro, diceva istre, una delle forme del vb. issir, uscire, che dal volgarizzatore fu confusa con estre, essere.
(299) VII dì C. R. 1.
(300) e a la terza ora C. R. 1.
(301) a la sexta ora C. R. 1.
(302) pomo C. R. 1. — pome C. F. R.
(303) lo quale avea nome cherubin C. R. 2.
(304) Concordano tutti i codd. Il T. F. P. ha: qui sembloit feu, et de celle espee fist ung mur, ec.
(305) avironato C. R. 2. — environee C. F. R.
(306) i corpi e gli spiriti che di paradiso, che nullo, ec. C. L. — Abbiamo tolto che di paradiso, stando alla lez. del C. R. 2.
(307) apresso C. L. Abbiamo corr. col C. R. 2. Nel C. R. 1.: pendente.
(308) invirona C. R. 1.
(309) Per porte. Cf. Nannucci, Teorica, Cap. X., 265, 268.
(310) e da ine inanzi C. R. 1.
(311) ricomparare C. R. 1., per ricomprare.
Lo re domanda: quando Adamo fu fuori del paradiso dove andò egli? E Sidrac risponde:
Adamo sì venne in Ebrocti (312), ove egli fu fatto, e là ingienerò gli figliuoli (313). E poi (314) cento anni egli pianse Abel suo figliuolo, che Caino l'avea ucciso; e unque poi non si volle acostare (315) alla moglie. Ma però che Idio non volle nasciere della malvagia semenza (316) di Caino, fece Adamo amaestrare per l'agnolo suo, che giacesse colla moglie: e egli sì lo fece, e ingenerò uno figliuolo ch'ebbe nome Sem, della cui ischiatta lo figliuolo di Dio nascierà (317). E sapiate tutti di vero che dal tenpo d'Adamo infino al tenpo di Noè, non piove (318) unque, e non aparvono nuvoli in cielo (319). E non mangiavano carne e non beveano (320) vino: e tutto quello tenpo era così bello come la state; e si era abondanza di tutte le cose; e tutto questo rimase (321) per lo peccato della gente.
(312) Ebron C. R. 1. e C. F. R.
(313) VII anfans C. F. R. — filz et filles T. F. P. — Nel C. L. si legge: e là ingienerò gli figliuoli disse Signore e poi cento anni, ec. Disse Signore, che non trovasi in nessuno degli altri codd., ci è parsa una interpolazione dell'amanuense, e l'abbiamo soppressa.
(314) e per C. R. 1. — e più C. R. 2.
(315) asenbiare C. R. 1. — assembler T. F. R.— Assembler, assambler, assanber, ant. fr., unirsi ad alcuno; e assemblement, unione dell'uomo colla donna.
(316) semente C. R. 1.
(317) nasceo C. R. 1.
(318) piobe C. R. 1.
(319) nè apparì arco in cielo C. R. 1. — l'arc dou ciel C. F. R.
(320) bevivano C. R. 1.
(321) cessò, mancò.
Lo re domanda: fece Adamo altro peccato inverso lo suo criatore, se non quello ch'egli trapassò (322) lo suo comandamento e mangiò lo pome (323)? Sidrac risponde:
Non certo (324); ma questo fu tropo gran peccato, ch'egli disiderò d'essere Iddio, e (325) però mangiò lo pome, che Idio gli avea vietato. Egli non volle fare lo comandamento di Dio, e la criatura non dee fare nulla (326) contra lo suo creatore. Certo se tu fossi inanzi a Dio, e alcuno ti dicesse guardati indietro, e se tu non lo facessi (327) tutto il secolo pericolerà; e (328) Idio ti dicesse, io non voglio che tu guardi indrieto, anzi voglio che 'l secolo pericoli, tu dei (329) fare lo comandamento del tuo criatore, e l'altro no, conciosia cosa che (330) 'l mondo perisca. E così fece Adamo, egli era (331) dinanzi a Dio. E sì tosto come lo diavolo lo molestò (332), egli guardò indietro, e però fece magior peccato, che di pericolare tutto il mondo. Et in quello solo peccato fece secte criminali peccati, per li quali (333) egli ingonbrò (334) tutti quelli che doveano nasciere di lui. Primieramente fue argoglio ch'egli volea essere pari di Dio; lo secondo fu (335) innobedienzia, ch'egli trapassò lo comandamento del suo criatore; lo terzo fu avarizia, ch'egli disiderò più che Idio non gli volea dare (336); lo quarto fu sacrilegio, ch'egli prese in sè quello che Idio gli avea difeso (337); lo quinto fu la spirituale fornicatione, che la sua anima era coniunta a Dio, e quando egli fece la volontà del diavolo, sì fece adulterio (338), e però perdette l'amore del suo verace isposo; lo sesto fu micidio (339), ch'egli uccise sè e tutti gli altri; lo settimo fu morte e ghiottornia (340), ch'egli mangiò lo pome, e credette alla volontà della femina, e fece quello che Idio gli avea vietato (341), e tolse l'onore a Dio. Per quello peccato gli conviene fare sodisfazione, che chi dell'altrui toglie, rendere gli conviene, e per l'amendamento (342) si piglia mercede. E perciò che Adamo dee fare sodisfazione a Dio, egli è ancora in tenebre d'inferno, e sarà, infino a tanto che il verace profeta figliuolo di Dio verrà in terra per lui diliberare.
(322) travalcò C. R. 1.
(323) la poma C. R. 1.
(324) None niente C. R. 1.
(325) ma C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
(326) neuna cosa dia fare C. R. 1.
(327) che tu nollo avessi fatto C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. — e se nol fai C. R. 1.
(328) Abbiamo agg. questo e dal C. R. 2. e C. R. 1.
(329) dii C. R. 1.
(330) Qui ha il senso di malgrado che, nonostante che, conforme al franc. ja soit ce que, ja seit ce que, di cui è traduzione. Cf. Burguy, Gramm., II, 383; Roquefort, Gloss. — Nel C. R. 1.: Se tucto el mondo perisse.
(331) Pare che debba sottintendersi infinchè o quando. Nel C. R. 1.: k'era.
(332) Ci pare migliore la lez. del C. R. 1.: l'amaestrò. Nel C. F. R.: lor mostra. Mostrer, ant. fr., insegnare.
(333) Così ha il C. R. 1., la cui lezione ci è parsa preferibile a quella del C. L.
(334) Così tutti i Codd. Encombrer in ant. fr. e encombrar in prov. hanno il significato di souiller. Il Raynouard reca questo stesso passo, tolto da un testo prov. del Sydrac: el fetz VII peccatz mortals per que encombret cels que devion naisser de lhuy. Cf. Burguy, Gramm., e Roquefort, Gloss.
(335) ch'egli fu C. L. Errore evidente, che abbiamo corr. col C. R. 2.
(336) gli avia donato C. R. 1.
(337) proibito.
(338) avolterio C. R. 1.
(339) omicidio C. R. 1.
(340) mortal ghiotornia C. R. 1.
(341) vetato C. R. 1.
(342) lo mendamento C. R. 1.
Lo re domanda che cose tolse Adamo a Dio, e come gliele converrà rendere. Sidrac risponde:
Adamo tolse a Dio tutto quello che doveano avere tutti quelli che di lui doveano nasciere, e simigliantemente vincere lo diavolo, com'egli era vinto da lui. E se tutti quelli che doveano nasciere di lui in tal maniera lo doveano (343) ristorare, come se egli non avesse unque peccato, però ch'egli avea magior peccato che tutto il mondo, si dovrebbe rendere tal cosa che fosse magiore di tutto lo mondo; ma egli non potè fare nè l'uno nè l'altro; però rimas'egli in cattivitade.
(343) la dovea C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2.
Lo re domanda perchè non fue perduto di tutto in tutto (344), che (345) così grandissimo peccato avea fatto. Sidrac risponde:
Perciò che non potea essere disfatto quello che Idio avea fatto e stabilito. Iddio avea ordinato che egli conpierebe lo numero degli eletti del legnaggio d'Adamo, e non però (346) egli avea volontà d'amendarlo (347), et egli (348) non potea, e la misericordia di Dio non gli volle perdonare, e mettere nel suo regno tale come egli era. E se Idio gli avesse perdonato la sua ingiuria, sanza sodisfacimento, dunque non sarebe tutto potente, se egli mettesse tale uomo nella (349) sua gloria senza vendetta, là onde egli avea cacciato l'agnolo per una sola cogitazione, dunque non sarebe mica diritto; però dee essere presa la vendetta (350) del peccato, cioè del peccatore. Quando uno uomo truova pietre preziose in alcuno luogo lordo, elli no le mette mica nel suo tesoro, infino a tanto che non l'à lavate. Però che lo servo dee essere fedele del suo signore, e egli era andato al tiranno, che l'avea messo in carcere, serà mandato lo figliuolo dello re, e batterà lo tiranno, e rimenerà lo servo al suo signore colla sua gloria.
(344) in tutto C. R. 1.
(345) puoi che C. R. 1.
(346) impertanto C. R. 1.
(347) amender C. F. R.
(348) egli C. L. — Abbiamo agg. et dal C. R. 2.
(349) in della C. R. 2.
(350) presso alla vendetta C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e C. R. 2.
Lo re domanda e disse: perchè non mandò Iddio uno angelo inanzi per lui diliberare, o ch'egli avesse fatto uno uomo per lui diliberare? Sidrac risponde:
Se l'agnolo raccattasse (351) l'uomo, dunque sarebbe (352) suo servo, e l'uomo dee essere ristorato, sicchè egli sia simigliante all'angelo. E l'altra cosa divisò Idio, che l'angelo (353) è fiebole nella sua natura, e se egli divenisse uomo, di tanto avrebe meno di potestà. E se egli avesse fatto un altro uomo, e l'avesse mandato per lui diliberare (354), dunque non aparterebbe (355) nulla la ragione alla schiatta d'Adamo. E però che l'agnolo non potea raccattare l'uomo, nè egli per sè non potrebbe fare sodisfazione, si piglierà primieramente lo figliuolo di Dio carne in una sola persona, fatta in due maniere: l'una maniera si è che vincierà lo diavolo e serà Iddio, e vincierà lo diavolo simigliantemente che lo diavolo vinse l'uomo, e averà podestà sopra tutte le cose, come elli serà Iddio, che aprirà lo cielo e tutti coloro che entrare vi dovranno; l'altra maniera si è ch'egli diventerà uomo, e farà ciò che fa (356) l'uomo sanza peccato.
(351) Se l'angelo avesse ricomparato C. R. 1.
(352) sarebbe l'uomo C. R. 1.
(353) l'uomo. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e col C. F. R.
(354) ricomparare C. R. 1.
(355) parrebbe C. L. — Abbiamo di creduto poter corr. aparterebbe sulla scorta del C. F. R. che ha: apartenist; e del C. R. 1. che dice: dunque non avarebbe apartenuto.
(356) e sarà ciò che l'uomo C. L. — Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2.
Lo re domanda (357): perchè vorrà egli nascere di vergine, e come sarà ella vergine quand'egli nascierà di lei? Sidrac risponde:
Per quatro modi (358), siccome Idio fece l'uomo: lo primo, quando Adamo fu facto non ebbe nè padre nè madre, se non Iddio, così nascierà lo figliuolo di Dio, della Vergine, e egli sarà sè medesimo padre (359), e la figliuola sarà sua madre (360). Lo secondo modo si è, siccome Eva nacque della costa dell'uomo, e divenne femmina, altressì lo figliuolo di Dio nascierà della Vergine, dello Spirito Sancto e del Padre, e ciò sarà egli medesimo, e diventerà uomo. Lo terzo modo (361) si fia (362) per la sua potenza, per la sua volontade. Lo quarto modo di solamente femmina nascirae (363), per confondere lo diavolo, e per diliberare l'uomo del suo podere. E dal cominciamento del mondo guardò Iddio quelli che più l'ameranno, e lo suo comandamento faranno, e lo suo benedetto nome adoreranno: di quello lignaggio sarà eletta la Vergine, che sarà netta e pura, sanza peccato, florente, e di tutte degnità; sì generrà (364) lo figliuolo di Dio salvatore, sanza nullo diletto, e partorirà sanza nulla ordura (365) e sanza niuno dolore. E lo Salvatore entrerà (366) nel suo corpo, e uscirà, e tuttavia chiusa (367), similemente come lo sole entra per la vetriera (368), sanza danneggiarla (369). E nel suo ventre piglierà umana natura, e dimoreravvi nove mesi, però che si conpierà nove ordini d'angioli, delle genti che nascieranno in questo secolo. E tutte le cose saprà egli come Idio; e secondo la sua podestà potrà egli fare tutte le cose; ma egli vorrà di tutto in tutto tenere (370) la natura dell'uomo sanza peccare.
(357) domanda disse C. L. — Abbiamo soppresso il disse.
(358) I modi C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2., e sulla scorta del C. F. R.
(359) ed elli medesimo sarà el padre C. R. 1.
(360) „Vergine madre, figlia del tuo figlio„.
(361) mainira C. R. 1.
(362) fa C. L. — Abbiamo pref. la lez. del C. R. 2.
(363) Così ha il C. R. 1. Nascirae manca al C. L.
(364) genererà.
(365) Ord, ordure fr. — Nel C. R. 2.: lordura.
(366) increrà C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 1. e col C. F. R.
(367) entrerà nel suo ventre la porta kiusa e n'escirà la porta chiusa C. R. 1.
(368) ventiera C. L. — Abbiamo corr. col C. R. 2. — Nel C. R. 1.: vetro. Nel C. F. R.: veriere, che vuol dire vetro e finestra.
(369) e no la danagia C. R. 1.
(370) manca al C. L. tenere. — Abbiamo suppl. col C. R. 1.