Lo re domanda erba per vedere chiaramente. Sidrac risponde:
Anche è un'erba alta mezzo palmo, e à foglie verdi a guisa d'occhi, e à poco seme, e poche radici e lunghe. Chi la tenesse in bocca, egli vedrebe tanto chiaramente, ch'egli conoscierebe apertamente lo verde dal bruno, da lunga VII miglia, e vedrebe di notte chiaramente.
Lo re domanda erba per vedere le stelle di giorno. Sidrac risponde:
Anche è un'erba alta uno mezzo dito, e à foglie a guisa di lupini, e gialli i fiori, e dentro vermigli, radice di due palmi e più. Chi mettesse di questa erba sopra il capo suo e nella sua bocca, egli vedrebe apertamente le stelle di giorno.
Lo re domanda erba per saldare fedite. Sidrac risponde:
Anch'è un'erba verdetta terragna (1522), lunga due braccia, foglie agute, fiori bianchi, seme giallo, radice lunghe. Chi la mettesse sopra fuoco, e poi la pestasse, e la mettesse sopra la sua fedita fortemente legata, e tenessevela uno dì, si salderebe, tutto che la fedita fosse molto grande.
(1522) Nel n. t. ragna. — Abb. corr. col C. R. 2. — Il C. F. R.: vert tendre.
Lo re domanda erba per la tossa. Sidrac risponde:
Anche è un'erba piccola come menta per noce (1523), e à sottili foglie e lunghe, e à i fiori violetti, seme vermiglio, radice ritonde. Chi mettesse uno dì e una notte di questa erba in bocca, la tossa si partirebe incontanente da lui.
(1523) E il C. R. 2.: piccola per le nocie. — Come sarebbe possibile correggere l'errore dei due Codd. senza il testo francese? Nel quale si legge: une petite erbe chi monte en roches.
Lo re domanda erba che fa dire dormendo ciò che l'uomo avrà fatto. Sidrac risponde:
Anch'è un'erba lunga presso di due palmi, e à fiori come bottoni gialli, seme fesso e bianco, radice ritonde. Chi mettesse di questa erba sopra la criatura che dorme, cioè solamente di quelli bottoni, egli manifesterebe ciò ch'egli avesse fatto già V anni.
Lo re domanda erba che non lasci l'uomo vedere. Sidrac risponde:
Anche è un'erba piccola di mezzo dito sopra terra, e à foglie nere. Chi la mettesse in bocca, e andasse tra gente, niuno il potrebbe vedere.
Lo re domanda erba per torre la parola alle genti. Sidrac risponde:
Anche è un'erba che non à se non V foglie tenere, vermigli fiori, e rosso seme, gialle radice ritonde. Chi mettesse sopra il suo capo quella erba, e passasse tra gente, neuno gli potrebe favellare, tanto come egli lo sentisono.
Lo re domanda erba d'amore. Sidrac risponde:
Anche è un'erba grande uno palmo; e à teneri rami e sottili, foglie ritonde violette, fiore bianco, violetto seme, gialle radici lunghe. Chi tagliasse di questa erba al nome d'alcuna persona ch'egli volesse, e poi la portasse sopra (1524), quella persona l'amerebe, e mai di lui amare non si rimarrebbe, tanto com'egli avesse quella erba adosso.
(1524) sur soi C. F. R.
Lo re domanda erba d'odio (1525). Sidrac risponde:
Anche è un'erba di due palmi, e à foglie a guisa de le stelle, fiori vermigli, seme vermiglio, radice lunghe. Chi portasse sopra sè di quella erba, egli sarebe odiato da tutta gente. E se alcuna bestia l'avesse adosso, andando, l'altre bestie no' la vorranno mai vedere nè trovare, nè udire di lei favellare, nè in camino nè in contrada, tanto com'egli sarebbe di quella diliberato (1526).
(1525) Nel n. t.: erba di Dio. — Abb. corr. secondo i due codd. R. 2. e F. R.
(1526) mentre che questa erba avesse C. R. 2.
Lo re domanda per iscaldare il corpo d'uomo. Sidrac risponde:
Anche è un'erba di V palmi o di meno, cioè foglie fesse, e fiori bianchi, e seme giallo, e radice ritonde grosse. Chi la portasse e bevesse lo sugo tre dì a digiuno, egli sarebe la notte di calda conparasione; altresì la femina come l'uomo.
Lo re domanda erba per infrescare il corpo. Sidrac risponde:
Anche è un'erba lunga di due palmi o di meno, e à foglie in guisa d'isoppo, e fiori gialli, e seme giallo, e radice forcute. Chi la pestasse, e bevesse lo sugo uno dì a digiuno, egli sarebe di fredda conparisione, altressì come uno uomo castro (1527); e non potrebe ingenerare nè giacere con femmina, chè egli à perduto la forza e lo vigore.
(1527) com I home chi cust perdu ses coilles C. F. R.
Lo re domanda erba per fare ingenerare. Sidrac risponde:
Anche è un'erba lunga di quattro palmi o di meno e è a guisa di crescioni, e à fiori violetti, e lo seme vermiglio, e radice piccole forcute. Chi la facesse pestare e bollire con mele, e mangiassene XXX dì a digiuno, egli ingienerebbe, s'egli o la femina non fosse sterile.
Lo re domanda erba per la sete. Sidrac risponde:
Anche è un'erba di mezzo palmo, fiori bianchi, seme bianco, foglie e radici. Chi tenesse uno poco di quella erba sotto la lingua, tanto quanto egli la tenesse non avrebe sete dentro.
Lo re domanda per disfare incantamenti. Sidrac risponde:
Anch'è un'erba di meno di due palmi, e à foglie come salcio, fiori gialli, e seme giallo, e radice piccole. Che l'ardesse tanto a lunga, quanto lo suo fumo durasse, incantamento che v'avesse sarebe disfatto, e niuno incantamento vi potrebe fare.
Lo re domanda erba per pericolo d'acqua. Sidrac risponde:
Anch'è un'erba poco meno di due palmi e di meno, foglie violette, seme giallo, radici corte. Chi passasse acqua dolce con essa, egli non avrebbe niuno pericolo; tutto fosse l'acqua molta pericolosa, si non potrebe egli annegare.
Lo re domanda erba per salvare memoria. Sidrac risponde:
Anch'è un'erba lunga come uno uomo o di meno, in guisa d'ulivo, e à fiori a guisa di bottoni biondi, seme vermiglio, radice lunghe e grosse. Chi portasse uno di questi fiori sopra capo, non potrebe perdere la sua memoria, per niuna cagione, per cruccio nè per vino nè per niun'altra cosa.
Lo re domanda erba per incantare i suoi nimici. Sidrac risponde:
Anch'è un'erba di lungheza di sei palmi o di meno, e à sottili fronde a guisa di ramerino, e fiori verdi, e il seme nero, vermiglie radici e lunghe e forcute. Chi questa erba portasse sopra sè, e passasse in terra tra suoi mortali nimici, niuno gli potrebe nuocere, tutto ch'eglino avessono la sua morte giurata.
Lo re domanda erba per farnetico. Sidrac risponde:
Anche è un'erba di due palmi, e à VII rami, e in ciascuno ramo à uno fiore biadetto, seme giallo, e gialle radici un poco forcute. Chi la bollisse con mele, e facesse di quelle inpiastro, e mettesselo sopra il capo raso di colui che à il farnetico, egli guarirebbe.
Lo re domanda erba per colui che non può tenere l'orina (1528). Sidrac risponde:
Anche è un'erba d'uno palmo, e à molte foglie a guisa di menta, fiori vermigli, radici gialle. Chi beesse il suo sugo a digiuno, egli gli conforterebbe le reni, chi la beesse tre dì.
E altressì queste erbe che noi abiamo nominate, quando sono secche, ànno altresì la loro vertude, come verdi. E anche ne sono molte volte altre assai, maravigliosamente virtudiose, che l'uomo le potrebe trovare per l'universo mondo; ma nonne vogliamo fare menzione, che tropo sarebe grave; che per tutte le cose à vertù, ciò è nelle parole e nell'erbe e nelle pietre preziose; ma sopratutto sono le vertudi nelle parole. Ciò sono le parole che adorano Iddio, lo criatore di tutto il mondo. Tali parole vagliono a tutti bisogni, e scanpano e scanperanno le persone di molti pericoli. E noi facciamo priego a l'altissimo signore del cielo e della terra, che scanpi quello ch'è scritto qui de' pericoli dello 'nferno e delle brighe del mondo. Iddio gli dia buona vita e sanità conpiuta. Amen. E faretene a Cristo orazione, per quelli che à scritta questa ragione.
(1528) Nel C. R. 2.: a guarire delle reni.
Lo re domanda: qual'è il più degno luogo del mondo? Sidrac risponde:
Lo più degno luogo del mondo si è lo bellico del mondo, cioè Ierusalem, e per ragione egli dee essere corporalmente; chè il bellico del mondo si è lo mezzo del mondo; e chi vi fosse, tanto sarebbe presso del levante come del ponente, e di mezzo giorno come di tramontana. In quella terre sarà la terra di promessione, nella quale sarà fatto lo giudicamento del figliuolo di Dio, quando egli verrà in terra la seconde volta, a giudicare i vivi e' morti; chè quando lo mondo finirà, sarà conpiuto lo comandamento di Dio.
Lo re domanda: quando tutto il mondo finirà, e il figliuolo di Dio verrà a giudicare i vivi e' morti, quali saranno i vivi e quali saranno i morti? Sidrac risponde:
Spiritualmente e corporalmente egli giudicherà i vivi e' morti. I vivi sono quelli che saranno istati suoi amici, che saranno degni d'avere la vita che mai non averà fine, e la conpagnia degli angeli in cielo. E li morti saranno quelli che saranno istati suoi nimici, che non avranno voluto in opere e in parole ubidire i suoi comandamenti, onde egli saranno degni d'avere le pene dello 'nferno, nella conpagnia del diavolo. Che egli non vorrà seco ma che una maniera di gente: ciò fieno quelli che l'averanno conosciuto, e ciascuno dì lo conoscieranno, e lo suo comandamento faranno. Ma sopra tutte maniere di rei giudicherà quelli che le sue parole sapranno, e gli suoi comandamenti non osserveranno: ciò fieno gli falsi cristiani. Ma gli buoni che saranno del suo popolo, i quali comandamenti osserveranno, quelli fieno e sono dal cominciamento del mondo giudicati ad avere la vita senpre eternale, e la gloria del cielo. E altressì tutti i miscredenti saranno giudicati a senpre eternali pene.
Lo re domanda: La città del figliuolo di Dio Ierusalem, la quale è nel bellico del mondo, di cui sarà alla dopo la sua morte? Sidrac risponde:
La città del figliuolo di Dio sarà di più gente e di più lingnaggi. Molti re la disiderranno d'avere per la sua dignità. E VII volte dee essere presa e guasta; e molta buona gente vi sarà morta e lapidata. La prima gente che la piglieranno, apresso la morte del figliuolo di Dio, saranno quelli che l'uccideranno, li giudei, ch'elli la teranno apresso poco tenpo; che la torrà loro il popolo di Dio, e la signoregeranno, gli quali saranno convertiti al figliuolo di Dio: ciò fieno gli greci, gli quali signoregeranno gran parte del mondo, e saranno in loro tenpo la più pregiata e la più possente gente del mondo; gli quali sapranno tutta l'arte della stolomia. Questa gente greca per la loro potenzia e signoria innorgogliranno; e Iddio, per distruggere il loro orgoglio, farà nasciere uno uomo, Macometto d'Iberia, della più forte gente del mondo; e torrà loro tutta la terra, e gitteragli in uno cantone del mondo, in Romania, e perderà podere e senno.
Lo re domanda: qual'uomo sarà quelli che nascierà di boschi che sì grande sarà? Sidrac risponde:
Egli sarà uno uomo Macometto, povero e di laida fazione, pastore di cavagli; e sarà amonito (1529) dal diavolo, tanto ch'egli lo farà suo profeta, per suo reo ingegno, e non avrà se non XL uomini in suo podere. Per gli aguati e scaltrimenti del diavolo, e' ingannerà molta gente; e la maggiore parte del mondo convertirà a sè; e guadagnerà la magior parte del mondo, inverso il levante; e ordinerà in fra la gente una legge molta malvagia; e tutto questo farà per l'amunimento (1530) del diavolo. Egli ordinerà inanzi la sua morte uno capo della sua legge, e chiamerallo Califfo; e comanderà a lui e al suo popolo che difendano la sua legge colla spada. E così sopraprenderà una grande parte del mondo; ma alla fine egli perderanno tutto, che gli saracini regneranno oltra a CVII quarantuno anni. Quando questo termine fia compiuto, egli sarà presso alla fine della loro signoria; pure a quello termine averanno egli perduto le tre parti del loro podere; e saranno in servigio del popolo del figliuolo di Dio, latini (1531). Ma altra generazione di gente che quelli latini loro toglierà la terra in prima; che altra gente più miscredenti che saracini torrà loro la terra (1532), che quando gli saracini saranno nel loro grande istato, egli signoregeranno grande parte del levante e ponente, e Ispagna e la magior parte dell'isole di mare di Turchia e d'Erminia e di Soria la grande e la piccola; ch'egli saranno idolatri, la magiore parte di loro.
(1529) enseigne C. F. R.
(1530) industria C. R. 2.
(1531) en servage as latins pueple dou fis de Deu C. F. R.
(1532) autre nacion che cil a chi tolleront la terre, et autres plus mescreans diaus, tatars, chant il seront au comencement de leur honor, segnoreront ecc. C. F. R.
Lo re domanda: questa brutta gente saracini terranno molte terre che signoregeranno il ponente (1533)? Sidrac risponde:
Uno tenpo le terranno; ma apresso ciò verranno uno reame franceschi (1534), che saranno una sola gente (1535), molti fermi nella credenza e nelle virtù d'Iddio; e in quello reame sarà uno re, che avrà nome Carlo magnio, che istrugierà molta di quella gente miscredenti; e torrà loro molte terre, per la volontà di Dio. E da quello Carlo inanzi, dimorerà tutta la gente miscredenti nel servigio (1536) del popolo del figliuolo di Dio.
(1533) terranno la terra che signoreggieranno quelli del ponente? C. R. 2. — Ma migliore lezione ci sembra quella del C. F. R.: teront mout la terre ch'il signoreront en ponent?
(1534) veront franceis C. F. R.
(1535) bone gens C. F. R.
(1536) servage C. F. R.
Lo re domanda e dice: dopo questo che sarà (1537)? Sidrac risponde:
Apresso la morte del re Carlo magnio veranno quelli del ponente, latini, della fe' del figliuolo di Dio; e torranno loro molte terre, a quella lorda gente saracina, e guarderanno Damiato e Antioccia, e la città del figliuolo di Dio, Gerusalemme. E molti di quelli che faranno lo comandamento e lo conquisto, dimoreranno in Soria (1538); e gli altri torneranno al ponente; e quelli rimarranno uno grande tenpo (1539). Ma poi verrà del levante uno soldano (1540); quelli torrà molte terre al popolo del figliuolo di Dio, e anche la nobile città di Gerusalemme. Ma poi a uno tenpo uscirà una brutta gente d'entro a due montagne; ciò fieno tartari; e torranno tutto il levante a quella lorda gente saracina. E quand'elli saranno al cominciamento del loro onore, i saracini terranno grande parte del mondo. Poi averanno alla venuta de' tartari perduto lo ponente e lo levante e grande parte delle loro terre. Ma lo Califo fia morto per quelli tartari e preso. Apresso uno tenpo uscirà fuori uno re di quella lorda gente saracina, e farà molte diversità al popolo del figliuolo di Dio; e torrà loro molte terre, e confonderà (1541) Robraste e Antinocie, e le metterà in grande distretta.
(1537) Nel n. t. presso a questo la morte del re Carlo? — Abb. corr. col C. R. 2. — Probabilmente doveva leggersi: che sarà dopo la morte del re Carlo.
(1538) Nel n. t. manca dimoreranno. — Abb. suppl. col C. R. 2.
(1539) et la terront I grant tens C. F. R.
(1540) I roi ce est Salahadin C. F. R.
(1541) Abbiasi presente il significato del vb. confundre nell'ant. franc.
Lo re domanda e dice: appresso (1542)? Sidrac risponde:
Quelli del ponente franchi, apresso uno tenpo passeranno lo mare, per grande forza, e per conquistare la città del figliuolo di Dio loro signore, cioè Ierusalem; e poi prenderanno consiglio d'andare in altra parte, e niente faranno, anzi torneranno indietro; onde a questa gente franca non rimarrà poi gente in Soria, che tutto fia de' saracini, onde egli monteranno in grande orgoglio; e quello sarà loro diretano podere, e presso della loro fine. Apresso a poco tenpo passeranno gli franceschi per terra e per mare, e conquisteranno tutta la terra, per la loro grande forza, di grande gente; e piglieranno tutte le forteze e le terre de' saracini; e fornirannola tutta di cristiani, e terrannola uno grande tenpo. E uno di loro terrà la terra di verso gli tartari, sicchè intra loro non avrà ma uno (1543) grande fiume d'acque fredde, che vengono d'oriente. Questo uomo domanderà una nobile donna cristiana, donna del Caire e di Babillonia, per moglie; ma quelli che governerà e terrà ivi, no' glie la vorrà dare; onde quelli che guarderà gli passi dell'acque fredde ne sdegnerà molto, e avrallo in grande dispetto; e però penserà di tradire la terra. E manderà a dire a coloro che usciranno delle due montagne, tartari, e prometterà loro di dare loro lo passaggio (1544), e d'essere in loro aiuto contra i cristiani. E per questa cagione passeranno i tartari, e piglieranno a forza tutta la terra di fuori. Allora quelli del Cairo e di Babilonia, che fieno fermamente credenti nel figliuolo di Dio, gli sconfigieranno, caccieranno i tartari di là da quello fiume dell'acque fredde; e piglieranno colui che gli arà traditi. Poi apresso uno tenpo quelli delle due montagnie faranno conpagnia cogli greci, per conquistare il Cairo e Babillonia; e verranno per grande forza; e conquisteranno tutta la terra, dentro e di fuori, del Cairo e di Babillonia; e uccideranno molto del popolo del figliuolo di Dio; e loro terranno tutte le terre, in tale modo che non rimarrà loro di tutte che una città sopra mare, Alexandria, e una forteza in terra, lo franco Moreale; e terrannola uno grande tempo; e averà molte riccheze nella città del figliuolo di Dio, Ierusalem. Ma apresso uno tenpo quelli del ponente, franchi, per grande gelosia si raguneranno molti insieme, che le guerre faranno in tutto finire tra cristiani. E quando egli fieno tanta grande moltitudine ragunati, egli si partiranno in due parti: l'una parte andrà in Romania, sopra i Greci e sopra i Tartari, che saranno con loro in compagnia, e toranno loro la magior parte di Romania. L'altra parte andranno nelle contrade d'Alexandra, e andranno contra i tartari loro nimici, e si gli sconfigeranno malamente, e loro torranno tutte le terre, e andranno loro dietro infino alla terra di Baldacca; e quivi dimoreranno III anni; e tutto dì verrà aiuto a' loro nimici. E uno dì di venerdì andranno alla battaglia gli cristiani incontro a' tarteri; e nel cominciamento della battaglia avranno lo migliore gli cristiani sopra di loro nimici, infino al mezzo dì; ma dal mezzo dì inanzi gli loro nimici avranno vigore sopra loro, e sconfigeranno malamente, e caccerannogli fuori di loro terra, e uccideranno molti, e molti ne faranno annegare, al passare ch'egli faranno lo fiume dell'acque fredde; e loro torranno altra volta la terra del figliuolo di Dio, Gerusalem, e ancora lo Caire e Babillonia; in tale maniera che non rimarrà loro altro che Alexandria e Moreale. Allora n'andrà la novella in ponente; e non dimorerà III anni che gli cristiani passeranno daccapo, e passeranno molto grande gente; e con loro passerà lo loro capo, che sarà padre della magione del figliuolo di Dio, ch'egli chiameranno papa; co' lui molti re e baroni, e medesimamente lo re di Spagna. Questi guadagneranno tutto, e gitteranno i loro nimici fuori della loro terra, e uccideranno molti di loro, e caccierannogli insino a Baldacca, là ov'egli saranno istati isconfitti in prima; e quivi istaranno all'assedio; e gli tartari crescieranno molto tutto dì; e così faranno XIII mesi; e poi una domenica usciranno alla battaglia. Allora lo padre della magione del figliuolo di Dio monterà in alto, e amonirà la sua gente di benfare, e loro comanderà che egli vengano alla battaglia, al nome di Dio padre e filio e spirito santo. Allora fia la battaglia, e gli cristiani avranno la vittoria, che gli tartari fieno isconfitti malamente. E quella sarà la più aspra giornata di battaglia, che mai sia al mondo, chè grande moltitudine di tarteri saranno quivi morti, poi lo rimanente andranno uccidendo e cacciando, LXXXVII giornate, tanto che saranno all'albore secco; e quivi dimoreranno V mesi. E a loro giugnerà vivanda d'ogni parte, però ch'egli signoregeranno tutta la terra; e la magior parte convertiranno alla fede del figliuolo di Dio; e tutti quelli che non si vorranno convertire, si uccideranno colle spade. Che se allora le pietre e l'erbe avessono lingue, si griderebono, uccidete i miscredenti, che al figliuolo di Dio non vogliono credere. Apresso gli tartari si raguneranno incontro ai loro nimici, e anche saranno a l'altra volta sconfitti; e uccideranno tanti di loro, che di XVIIII iscanperà uno. E caccierannogli infino all'albore secco. Quegli che iscanperanno, piglieranno altro cammino, e si metteranno nella terra di loro nazioni, giorgiani, che i più di loro saranno di quella terra; e gli altri si riduceranno nella terra diserta di Tarsi (1545). E quando i cristiani saranno al grande albore secco, egli vi dimoreranno due mesi; e tuttavia andrà loro apresso la vivanda, e le cose bisognevoli al popolo, che tutte le genti gli serviranno, per tema ch'avranno di loro. In cotale dì chente lo figliuolo di Dio risuciterà, passando da morte a vita, lo padre della magione, del figliuolo di Dio, papa, farà sagrificio della messa al figliuolo di Dio, a quello albore secco, e in quell'ora che il papa sagrificheràe, averrà che l'albore secco rinverdirà, e metterà fiori e foglie e frutti (1546). E allora sapranno egli che la grazia di Dio sarà distesa sopra loro; chè il verdire dell'albore significa che il popolo del figliuolo di Dio avranno vendicata l'onta e la ingiuria che tutti i miscredenti gli aveano fatta, di ciò, ch'egli noll'ànno creduto. E allora la boce di Dio dirà che vadano inanzi, e andrannovi XXV giornate, e poi torneranno adietro.
(1542) Nel C. R. 2.: dopo questo che fia?
(1543) che I. C. F. R.
(1544) et mandera dire as tatars che il lor dora le passage C. F. R.
(1545) Se perdront au desert C. F. R.
(1546) Ved. ciò che scrive il Polo dell'albero secco (cap. XXX).
Lo re domanda: di quale maniera sono gli alberi (1547)? Sidrac risponde:
Egli sono II albori secchi, e egli andranno al più a lungi (1548), lo quale sarà sì grosso, che sette uomini nol potrebono abracciare (1549), e sarà cavato dentro; e sarà si presso al diserto, là ove lo sole non dimora se non una ora del giorno; e si è al capo del levante. E quivi ordineranno i cristiani gente per tutto il mondo, per guardare la terra (1550). Poi ritorneranno indietro alla città del figliuolo di Dio, Gerusalem, e indi Caire di Babilonia. Apresso usciranno indiani, e non terranno ma una parte della terra d'una gente credenti nel figliuolo di Dio (1551). Quelli manderanno per soccorso al signore di Babilonia, e quelli manderà loro gran soccorso, però ch'egli saranno credenti al figliuolo di Dio; e Idio darà loro vittoria sopra i miscredenti; onde molti di loro fieno morti, e gli altri si convertiranno alla fede del figliuolo di Dio; doventeranno subbietti al signiore di Babillonia, per soccorso ch'egli averà fatto loro.
(1547) li alberi secchi? C. R. 2.
(1548) au plus loins C. F. R.
(1549) che VII homes poront estre de dens C. F. R.
(1550) Adonc establiront gent en la terre por elle garder C. F. R.
(1551) Apres iront Indiens, et veront et tolleront I grant partie de la terre de une gent creant au fis de Dieu C. F. R.
Lo re domanda: che saràe apresso di questo? Sidrac risponde:
Apresso uno tenpo quelli (1552) saranno contra di loro nell'aiuto de' tartari; e poi s'accorderanno di venire al ponente, e diventeranno buoni amici insieme. Allora fia il mondo tutto in buona pace, a la subizione di quelli del ponente, franchi (1553); e ciò durerà uno grande tenpo. Ma poi verrà gente molto disconosciuta (1554), e faranno molte ingiurie al popolo del figliuolo di Dio, cristiani; e guadagneranno la terra infino all'acque fredde. I cristiani s'asenberranno contro a costoro, tre nazioni del popolo del figliuolo di Dio, e andranno contra coloro, e metterannogli a niente; e tutti quegli che scanperanno di coloro, si convertiranno alla fede del figliuolo di Dio. Allora ritorneranno anche all'acque fredde, e passeranno; e ritorneranno alla città del figliuolo di Dio, e avranno grande concordia e leale amore intra loro; e ciascuno di loro vorrà donare la signoria l'uno all'altro; e niuno di loro la vorrà ricevere, per fare onore al suo conpagno. Allora, uno dì ch'egli saranno in grandi pensieri di queste cose, istando insieme, si verrà una boce da cielo, e dirà loro: andate, e ciascuno di voi segga nel suo seggio, e faccia sagrificio a Dio; e quello sagrificio che più sarà alzato, di colui per cui si fa sia la signoria. Elli così lo faranno. Allora lo sagrificio di quello del ponente sarà più alzato grandemente, e elli avranno la signoria sopra tutti; e daranno le sottane signorie agli altri. E ciò sarà diritta ragione, ch'egli saranno signori degli altri, egli saranno avanterani (1555) in signoria e in potenzia. Ma egli per la loro umiltà e per la loro bontà vorranno dare l'altre piccole signorie agli altri; si loro confermerà la signoria (1556). E queste cose credo che saranno presso al nascimento del falso profeta anticristo, figliuolo del diavolo. Apresso ciò alquanto tenpo, molte città profonderanno e cadranno, e molte genti nascieranno, e molte dislealtà e falsità si faranno, e molte province arderanno. E questi saranno i segni della venuta del falso profeta anticristo.
(1552) les griex C. F. R.
(1553) et tous seront suges as latins de ponent C. F. R.
(1554) desconoissans C. F. R.
(1555) avanzeranno in signoria e in potenza — Pare che da avantar il traduttore abbia fatto avanterani. Il C. F. R. ha: seront davant.
(1556) Corregg. col C. F. R.: et notre segnor... si lor confermera la segnorie.
Lo re domanda: lo falso profeta onde verrà e onde nascierà? Sidrac risponde:
Lo falso profeta anticristo nascierà nella grande Babilonia e Caire, d'una malvagia femmina della schiatta d'Adamo, lo quale concieputo nel ventre di sua madre, si sarà pieno di spirito di diavolo; e si nodrirà in ria cosa, per incantatori, e sarà re del mondo, perch'elli sottometterà a sè tutta gente, per IIII modi. Ch'elli convertirà in prima a sè tutti i ricchi uomini e nobili, ciò è per doni di grande ricchezze, e lo minuto popolo per paura, ch'egli sarà di crudeli tormenti ch'egli ordinerà sopra loro (1557). E d'altra parte conquisterà gli uomini sottili di scienzia, per grande sottiglieza di scienzia, ch'egli sarà molto pieno di sottili arti, e parlerà molto ingiegniosamente; però ch'egli saprà tutte l'arti e tutte le scritture, e sarà uomo di grande memoria. Per altra parte egli convertirà a sè i religiosi, e quelli che avranno abandonato il mondo per amore di Dio, per segni e per miracoli, ch'egli per gli suoi incantamenti mosterrà ch'egli farà iscendere fuoco d'aria, che arderà tutti gli suoi aversari; e i morti farà per arte di spirito maligno parere sucitati, ch'egli porteranno testimonianza di ciò ch'egli farà; e in questo modo (1558), che i diavoli enterranno nel corpo d'alcuno uomo dampne (1559), e si lo porteranno, e farannolo favellare per loro ingegnio, tutto altressì come s'egli fosse vivo. E si farà adorare e coltivare come Idio; edificherà la città del figliuolo di Dio, Gerusalem; e la gente della prima leggie, ciò sono gli giudei, lo riceveranno a grande onore, ch'egli verranno a lui di tutte parti del secolo. Ma alla fine egli torneranno alla diritta fede del figliuolo di Dio, per la predicazione di due buoni uomini, d'Enoc e d'Elia, ch'egli saranno veraci signori e leali a Dio, elli sofferranno troppo grandi e aspri tormenti. E questi buoni uomini saranno istati rapiti in cielo, è molto tenpo, e di cielo verranno a contastare lo falso profeta; e quello falso profeta gli faràe uccidere. E regneràe tre anni, e poi indegniamente per grande diavoleria metterà lo suo padiglione (1560), però ch'egli vorrà vincere gli giusti uomini, e quivi si troverrà morto di morte subitana, chè Idio l'ucciderà per lo sancto spirito di sua bocca; ciò è a dire ch'egli sarà morto per lo suo sancto comandamento. Quelli giorni saranno gli uomini minori che ora. E il falso profeta regnerà poco più di due anni e mezzo. E noi siamo minori che gli nostri antichi.
(1557) ce est par paor che il lor fera et per iustice che il metra sur iaus C. F. R.
(1558) Ne entendes mie quo il pora les mors resusciter, mais le diable entrera ec. C. F. R.
(1559) Pare che il trad. non abbia intesa la parola franc., onde l'ha trascritta come trovavala.
(1560) au monte Tabor C. F. R.