204. Leo. Ost. Chron. Monast. Cassin. lib. III. c. 21. p. 431.

205. Baron. Annal. Ib. § 15 — 23.

206. L'opinione dell'autore non è quella della chiesa cattolica vittoriosamente difesa da tante egregie opere, e specialmente da quella profondissima d'Antonio Arnaldo intitolata: Perpetuité de la fois ec.

207. Pietro Leone non ottenne per altro nè la confidenza dell'imperatore, nè quella d'Onorio II. Il vescovo scismatico Benzo lo aveva dipinto come un furbo. Benzoni Episc. Albensis Panegir. Hen. III. Im. lib. II. c. 4. et 8. p. 985. 987 apud Menchen. Scrip. Germ. t. I.

208. Benzo Paneg. lib. II. p. 982 ec. — Vita Alexandri II ex Card. Arrag. t. III. p. I. p. 302. — Vita ejusdem pont. ex Amalrico Augerio p. II. p. 356.

209. Al nostro segretario Fiorentino dobbiamo questa verissima osservazione energicamente sviluppata nelle sue storie. Accadeva ai papi ciò che vediamo accadere a chiunque per dignità o per merito trovasi elevato a somma riputazione; i lontani ne conoscono soltanto le virtù, i vicini le virtù ed i vizj. N. d. T.

210. Il sig. Fiorentini detto Lucchese scrisse con prodigiosa erudizione la vita della contessa Matilde. Abbiamo pure una vita in prosa di un anonimo, ed un'altra in versi di Donizzone suo suddito e cappellano di Canossa, ambedue suoi contemporanei, le quali trovansi nel tomo V. Scrip. Rer. Ital., e nel tomo I. Script. Brunsvic. Leibnitrii.

211. Matilde era nata da Bonifacio e Beatrice l'anno 1046 e morì nel 1115.

212. Lambertus Schafnaburgensis de rebus gestis a German. p. 403. apud Struvium Scriptorum Germanicorum, t. I.

213. Lambertus Schafnab. de Rebus German. p. 420.

214. Riporterò intorno a questo avvenimento i versi di Donizzone, cappellano di Canossa, il quale fu probabilmente testimonio dell'avvilimento d'Enrico. Sarà questo in pari tempo un saggio della sua barbara poesia. Vita Com. Mathil. l. II. c. I. p. 366.

. . . . . . . . . . . . Frigus

Per nimium magnum Janus dabat hoc in anno.

Ante dies septem quam finem Janus haberet,

Ante suam faciem concessit papa venire

Regem, cum plantis nudis a frigore captis

In cruce se jactans, saepissime clamans

Parce beate pater, pie parce mihi peto plane.

Tanto Lamberto, che Donizzone erano partigiani del papa, e nemici d'Enrico, onde chiudono tale racconto con invettive contro l'ultimo per avere violate le condizioni che gli erano state imposte.

215. Sigeberti Gemblacensis Cronog. p. 843.

216. Baronius Annal. ad an. 1076. § 24.

217. Vita Greg. VII. ex Card. Arrag. p. 313. — Landulphus Senior l. IV. c. 3. p. 120. — Gaufridus Malaterra Hist. Sicula l. III. c. 37. tom. V. Rer. Ital. p. 587.

218. Pauli Bernriedens. vit. Greg. VII. c. 110. p. 348.

219. Donizzo Vita comitissae Matil. l. II. c. 7. p. 371.

220. Ciò è detto assai impropriamente, confondendo la Chiesa col papa e colla sua corte. N. d. T.

221. Dodechini appendix ad Marianun Scotum apud Struvium Scrip. Germ. t. I. p. 661. — Sigeberti Gembl. Chronog. p. 848.

222. L'armata de' crociati che attraversò l'Italia era capitanata da Ugo fratello del re di Francia, da Roberto di Fiandra, da Roberto di Normandia, e da Eustachio di Bologna. Cacciò di Roma l'antipapa Guiberto, togliendogli, ad eccezione di castel s. Angelo, tutte le fortezze.

223. Annal. Hildeshemens. apud Leibn. p. 733. — Dodech. append. p. 666. — Sigeberti Gemb. Chr. p. 854.

224. Il Sigonio non è uno scrittore contemporaneo; e perciò la sua penna non è ligia alle passioni di un secolo di guerre civili. Altronde egli si appoggia alla testimonianza di più antichi autori, quali sono Ottone di Frisinga l. VII. c. 8. 12. p. 113. all'ab. Uspergense nel Cronico p. 243, all'anonimo scrittore della vita di Enrico IV. ec.

225. Appartiene senza dubbio a quest'epoca l'abboccamento tra il padre ed il figlio, di cui il vecchio Enrico informò Filippo I re di Francia con una lettera del 1106. «Appena lo vidi, gli scrive, commosso nel più intimo del mio cuore da dolore e da paterno affetto, mi gettai a' suoi piedi supplicandolo, scongiurandolo in nome di Dio, della sua fede, dell'anima sua, a non macchiare in questa occasione, quand'anche co' miei peccati mi sia meritati i divini castighi, la sua coscienza ed il suo onore; imperciocchè veruna legge umana o divina costituisce il figliuolo vindice dei delitti del padre.......» Nella medesima lettera gli parla della sofferta prigionia. «Lasciando da un canto gli obbrobrj, le ingiurie, le minacce, le scuri pronte a cadermi sul capo, se non facevo quanto mi era comandato, la fame e la sete ch'io soffersi per opera di tali ch'erami ingiurioso di vedere e d'ascoltare; per non dire ciò che ancora più doloroso riesce, che altra volta fui felice ec. .....» Questa commovente lettera ci fu conservata da Sigeberto Gemblacense presso Struvio t. I. p. 856.

226. Sigon. De Reg. Ital. l. IX.

227. Le prime convenzioni fatte con Pietro Leone vengono riportate dal Baronio all'anno 1110. § 2, e quelle di Sutri all'anno 1111. § 2; ma per ben intenderle convien leggere Petrus Diacon. Contin. Chronici Cassin. l. IV. c. 35. p. 513. e le lettere d'Enrico V. presso Dodechin. Ap. p. 668., ed abbreviate in Sigibertus Gemlac. Chronog. p. 861.

228. Chron. Monast. Cassin. l. IV. c. 38. p. 517. — Pandulp. Pisani vita Paschalis II. p. 357. — Vita Pascalis II ex Cardin. Arragonio p. 361.

229. Chron. Cassin. l. IV. c. 39. p. 517.

230. Veggasi quest'atto presso Sigeb. Gembl. Chron. p. 863.

231. Chron. Monast. Cassin. l. IV. c. 40, p. 518.

232. Baron. Annal. Eccl. ad ann. 1111. § 25.

233. Siccome i pretesi diritti de' papi alla sovranità di una parte dell'Italia non avevano altro fondamento che la donazione della contessa Matilde, è cosa veramente notabile, che in quell'atto di donazione non s'incontri un solo vocabolo indicante sovranità, diritti signorili, dominj di paesi e città, giustizie, omaggio di vassalli; nulla in somma fuorchè la semplice trasmissione dei dominj rurali. Pro remedio animae meae et parentum meorum, dedi et obtuli Ecclesiae sancti Petri, per interventum Domini Gregorii Papae VII, omnia bona mea jure proprietario, tam quae tum habueram, quam ea quae in antea aequisitura eram, sive jure successionis, sive alio quocumque jure, ad me pertinent, et tam ea quae ex hac parte montium habebam, quam illa quae in ultramontanis partibus ad me pertinere videbantur. La contessa aveva già fatta tale donazione sotto il papato di Gregorio VII, ma perdutasi la carta, la rinnovò in favore di Pasquale II. Questa carta è stampata in calce al poema di Donizzone. Script. Rer. Ital. t. V. p. 384.

234. Chron. Monas. Cassin. l IV. c. 60. e 61. p. 528.

235. Card. Arag. in vita Calix. II. p. 420. — Baronius Annal. Eccl. an. 1122. § 11. ec. p. 149. t. XII.

236. Pauli Diac. de Gest. Longob. l. III. c. 31. p. 451.

237. Questo punto di Cronologia viene assai contrastato. Alcuni scrittori riferiscono la nomina di Zottone sotto l'anno 568, ed ancora ad un'epoca anteriore alla invasione d'Alboino, mentre altri Lombardi erano ausiliarj di Narsete. Veggasi Camilli Pellegrini Dissertatio I de ducatu Beneventano. Murat. Scrip. Rer. Ital. t. V. p. 165.

238. Quando Belisario assediò Napoli, non solo questa città era già fortificata, ma inoltre governata e difesa dai suoi cittadini, che temevano sopra tutto di avere guarnigione nella loro città. Procop. de Bello Gothico l. I. c. 8. 9. et 10. p. 14.

239. Dall'anno 30 fino al 60 dell'era volgare. Dion. Grisos. Discorso intorno alla vita campestre presso Cousin Despreaux, Storia della Grecia l. 66. t. XV.

240. Dall'an. 457 al 461. Novella di Majoriano Cod. Teod. verso il fine t. V. p. 34. — Gibbon c. 36. t. VI.

241. Camil. Pelleg. de ducatu Beneven. Disser. V. VI. et VII. Rer. Ital. t. V. p. 173.-187.

242. Const. Porphirog. de Admin. Imp. p. II. c. 27. p. 68. — Byzant. Ed. Venet. t. XXII.

243. Id. de Thematibus l. II t. X. p. 22.

244. Terracina ov'incontrasi questa ricca vegetazione, era la città più occidentale del ducato di Gaeta. Camillo Pellegrini Diss. V. p. 173.

245. Io non trovai in paese persona che volesse guidarmi a traverso quelle montagne; per altro vedremo in questa storia, che alcune armate le attraversarono; tra le altre una di Ruggero I re di Sicilia l'anno 1135.

246. Costan. Porphyr. de Adminis. Imperii, p. II. cap. 27. p. 68.

247. Camillo Pellegrini de ducatu Benev. Diss. V. p. 175.

248. Anastas. Bibl. de vit. Greg. II p. 156. t. III. p. I.

249. Erchempertus Monacus Cassin. Hist. Longob. Beneventi c. 2. et 3. p. 237. t. II. Rer. Ital.

250. Erchemp. c. 4. p. 238. — Anon. Saler. ap. Camil. Pell. p. 287. t. II. p. I. — Il porto di Salerno trovasi propriamente a Vietri, due miglia a ponente dalla città, poichè la medesima rada di Salerno è assai cattiva.

251. Erchemp. Monac. c. 4. p. 238.

252. Id. c. 5. p. 238. — Grimoaldo mandò in risposta a Pipino che gl'intimava d'arrendersi il seguente distico latino:

Liber et ingenuus sum natus utroque parente,

Semper ero liber, credo, tuente Deo.

253. Questo secondo Grimoaldo aveva un soprannome tedesco, o piuttosto danese. Store Seitz, la grande costa; e questo nome popolare è una testimonianza che tra i Lombardi Beneventani del nono secolo parlavasi ancora l'idioma tedesco. Anon. Salern. Paralipom. c. 29. t. II. p. II p. 195.

254. Ib. c. 33. p. 198.

255. Johan. Diaconi Chron. Epis. Neapol. Ecclesiae, t. I. p. II. p. 313.

256. Erchemp. Mon. Cassin. Hist. Longob. Ben. c. 10. p. 239. — Giannone Istoria civile del Regno di Napoli, l. VI. c. 6. p. 517.

257. Johan. Diac. Chr. Episc. Neap. p. 313.

258. Anon. Salern. Frag. apud Camil. Pelleg. p. 290. — Leo Ost. Chron. Cassin. Lib. c. 20. p. 294.

259. Acta Sanct. apud Bollandistas in vita sancti Antonini abbatis Surrentini ad diem 14 febbr. — Muratori Annali d'Italia an. 837.

260. Veggasi presso il Pellegrini questo trattato sotto il titolo: Capitulare Principis Sicardi. t. II. p. 256.

261. Johan. diac. Chron. Epis. Neapol. p. 314.

262. Georgii Cedreni Hist. Comp. t. VIII. Byz. Ven. p. 403. — Anon. Salern. Paralipom. c. 45. p. 208.

263. Anon. Salern. Paralip. c. 58. — 60. p. 217. — Chron. Amalph. Frag. ap. Murat. Antiqu. Ital Med. Aevi. t. I. c. 2. et 4. p. 208.

264. Anon. Salern. Paralip. c. 62. p. 219. — Erchempertus Monac. c. 13. p. 240.

265. Anon. Saler. Paralip. c. 63. et 64. p. 221.

266. Anon. Salern. Paralip. c. 63. et 64. p. 221.

267. Erchemperti Chron. c. 17. p. 241.

268. Erchemper. Mon. Cassin. c. 17. p. 241. — Anon. Salern. Paralip. c. 67. p. 223.

269. Capitulare Radelchisi Princ. Benev. de divisione Princip. apud Camil. Pelleg. t. II. p. 260.

270. Johan. diac. Chron. Epis. Neap. p. 315.

271. Vita Leon. p. IV. apud Anast. bibl. p. 237.

272. Anon. Saler. Paralip. p. 73 — 75. p. 228. — Chron. Amalph. Frag. c. 1. p. 207. Antiqu. Ital. tom. I.

273. Anon. Salern. Paralip. c. 76. p. 130. — Chron. Amalph. c. 8. p. 209.

274. Il tari che vale due grani, o un quinto più del carlino, trovasi ancora, almeno come moneta di conto, usato nel regno di Napoli dopo i tempi della repubblica Amalfitana.

275. Freccia de Subfeudatione. Presso Giannone storia civile del Regno di Napoli, l. VII. c. 3.

276. Const. Porphirog. de Basil. Maced. t. XVI. p. 132.

277. È appunto in questo modo che i sudditi ribelli della Porta ed i suoi nemici ricadono sotto il giogo della medesima, aspettando essa pazientemente che le loro forze si diminuiscano. Di là ebbe origine il proverbio turco, che con un carro tirato dai buoi il gran signore piglia le lepri alla corsa.

278. Questo è il nome che nella nuova divisione dell'impero d'Oriente diedero i Greci alle province. Eranvene diciassette in Asia, e dodici in Europa. Const. Porph. de Themat. ap. Banduri Imp. Orient. t. I.

279. Ottone II sposò Teofania figlia dell'imperatore romano Lecapeno, predecessore di Foca, e sorella di Costantino e Basilio, che succedettero a Zimisco.

280. Non è a dubitarsi che in sul finire del decimo secolo non si fosse Venezia totalmente emancipata dall'impero greco; tanto più che aveva gente e ricchezze per difendersi da sè medesima contro le potenze settentrionali, non esclusi gl'imperiali. N. d. T.

281. Ditmar. Restit. apud Leibn. t. I. l. III. p. 346. — Herm. Cont. Chron. p. 267. Scrip. Germ. apud Struv. t. I. — Arnulph, Hist. med. l. I. c. 9. t. IV. Rer. Ital. p. 10.

282. Lupus Protopasta Chron. Barense t. V. p. 40.

283. Dal nome di questo governatore ricevette il suo la provincia di Capitanata. Fu prima chiamata Catapanata, poi accostossi per abitudine al vocabolo italiano Capitano. Leo Ostien. Chron. Cassin. l. II. c. 50. p. 371.

284. Il Regno per eccellenza intendesi presso gli scrittori italiani il regno di Napoli.

285. Leo Ost. Cron. Mont. Cassin. l. II. c. 37. t. IV. p. 362. — Anon. Mon. Cassin. t. V. p. 55.

286. I frutti del mezzogiorno eccitavano i caldi desiderj de' settentrionali. Allettati dal racconto dello squisito loro sapore, i Varangiani andavano dal fondo della Scandinavia a Costantinopoli per formar la guardia imperiale; e nell'idioma islandese, altra volta comune a tutti gli Scandinavi, dicesi anche al presente figiahasta, desiderar i fichi, per desiderare alcuna cosa appassionatamente. Bonstetten.

287. Leo Ost. l. II. c. 87. p. 363. — Guilelmi App. de rebus Norm. Poema l. I. t. V. p. 253.

288. Georg. Cedr. Hist. Compend. p. 553. — Guil. Appul. l. I. p. 254.

289. Leo Ostiens. l. II. c. 39. p. 364.

290. Leo Ost. l. II. c. 58. p. 378. — Guilel. App. lib. I. p. 255. — Giannone Istoria Civile l. IX. c. I. t. II. p. 17.

291. Gauf. Malaterrae Hist. Sic. l. I. c. 5 et 6. t. V.

292. Se deve credersi a Camillo Pellegrini, era Guaimaro IV: ed il principe di Capoa, di cui si parlò poc'anzi, era Pandolfo IV. Antonio Caraccioli Propilea chiama il primo Guaimaro III, l'altro Pandolfo II t. 5. p. 8., ma credo che prenda abbaglio.

293. Leo Ost. l. II. c. 65. p. 385.

294. Henr. Brencmannus de Rep. Amalfit. Diss. I. ad Calc. Hist. Pandect. p. 8. — Leo Ost. lib. II. c. 85. p. 401.

295. Leo Ost. l. II. c. 67. p. 387. — Cedr. Comp. Hist. p. 577. — An. Borr. cum notis Camilli Pellegrini p. 150.

296. Leo Ost, lib. II. c. 67. p. 389. — Gauf. Malaterra Hist, Sicula l. I. c. 9 et 10. p. 551. — Guilel. App. l. I. p. 257.

297. Racconta Leone Ostiense, che essendosi i Normanni impadroniti di molte possessioni di Monte Cassino, e di due fortezze s. Vittore e s. Andrea, ogni giorno riceveasi da loro qualche oltraggio, onde l'abbate del monastero era ridotto a tale, che aveva risoluto di abbandonare il monastero e stabilirsi al di là dei monti. All'improvviso lo stesso conte di questi Normanni, chiamato Rodolfo, o più tosto Rainolfo, giunse a Monte Cassino accompagnato da molti soldati, e si temeva che avesse intenzione di prendere l'abbate e d'ucciderlo, pure egli e le sue genti lasciarono, come vogliono le leggi ecclesiastiche, i loro cavalli e le armi fuori del tempio, in cui essi entrarono per pregare. Mentre stavano inginocchiati avanti all'altare maggiore, i frati serventi del monastero si avventarono ai loro cavalli, ed alle armi, chiusero le porte del tempio, e sonarono campana a martello. Gli abitanti della città accorsero armati di freccie, attaccarono i Normanni che non avevano che le spade per difendersi, e che invano imploravano il rispetto pei sacri luoghi, ch'essi avevano tante volte profanati. Quindici di loro furono ammazzati, il conte posto in prigione, e ricuperate colle forze tutte le possessioni di Monte Cassino, o restituite ai monaci come prezzo della liberazione di Rainolfo. Chron. Mon. Cassin. l. II. c. 71. p. 390.

298. Leo Ost. lib. II. c. 87. p. 402.

299. Gaufredi Malaterræ l. I. c. 11 et 13. p. 552.

300. Guilelmus Appulus l. II. p. 260.

301. Gaufredi Malaterræ l. I. c. 14. p. 553.

302. Gaufredi Malaterræ l. I. c. 16. p. 553.

303. Gaufr. Malaterræ l. I. c. 25 et 26. p. 556.

304. Gaufridus Malaterra l. I. c. 35. p. 553. — Guilelmus Appulus lib. II. p. 262.

305. Ismaele Alèmujad, più conosciuto sotto il nome d'Abulfida, fa incominciare le turbolenze della Sicilia e la divisione dell'isola in piccioli principati l'anno 426 dell'Egira (1034 — 1035) Hist. Sarac. Sicula p. 253. t. I. p. II. Rer. Ital.

306. Gaufr. Malaterra l. II. c. 1 — 15. p. 560.

307. Gaufr. Malaterra l. II. c. 29 et 30. p. 556.

308. Chron. Breve Normannicum t. V. p. 278.

309. Leo Ostiens. l. III. c 16. p. 423.

310. Gaufr. Malater. l. III. c. 3. p. 576.

311. Alexias Annae Comnensis l. IV. t. XI. p. 83.

312. Guilel. Appulus l. V. p. 276. ad fin.

313. La ricordanza delle imprese di Boemondo e di Tancredi, celebri eroi del Tasso, ci fu conservata da un loro contemporaneo Radolfo Cadomense, che ne scrisse la storia metà in prosa e metà in versi. Murat. Scrip. Rer. Ital. t. V. p. 285.

314. Intorno al regno di Ruggiero, duca di Puglia, merita d'esser letto il quarto ed ultimo libro di Gaufredo Malaterra, p. 590.

315. Petrus Diac. Contin. Chron. Cassin. lib. IV. c. 97. p. 554. — Abbas Telesinus lib. II. c. I. et sequ. p. 622. t. V. — Falco Benev. Chr. t. V. p. 106.

316. Brencmannus de Rep. Amal. Diss. I. p. 7.

317. Abbas Telesinus l. II. c. 7. p. 623.

318. Alexand. Abb. Telesin. l. III. c. 1-7. p. 634.

319. Falco Benevent. Chron. p. 118.

320. Abb. Telesin. l. III. c. 24. p. 638.

321. Brencmannus Dissert. II. de Amalphi Pisanis diruta, c. 24 et sequ. ad calcem Historiæ Pandectarum.

322. Abbas Teles. l. III. c. 25. p. 638. Racconta una cronaca pisana, che una flotta di Ruggiero forte di sessanta vele soccorse dalla banda del mare l'improvviso attacco del re. Breviar. Hist. Pisanæ t. VI p. 170.

323. Stando ad un frammento di cronaca pisana, che termina a quest'epoca, pare che i Pisani si determinassero alla guerra per aver Ruggiero preso il titolo di re d'Italia. Chron. Pis. t. VI. p. 110.

324. Veggasi la lettera di s. Bernardo a Lotario apud Baron. Ann. Eccles. an. 1135. § 19.

325. Falcone di Benevento allora esule dalla sua patria ribelle ad Innocenzo II erasi rifugiato in Napoli. Chron. p. 120. A.

326. Abbas Teles. l. IV. c. 2. p. 642.

327. Pet. Diac. Chr. Cassin. lib. IV. c. 105. p. 561.

328. Falconis Beneventani Chron. p. 122.

329. Brencmannus de Rep. Amal. Dis. I. c. 13.

330. Falco Benev. Chron. p. 124. — Chr. Mon. Cas. l. IV. c. 126. p. 598. — Romual. Arch. Saler. Chr. p. 189. t. VII. Rer. Ital. Nel racconto di questo storico debbono esservi senza dubbio delle lacune, benchè si pubblicasse come una narrazione continuata.

331. Petrus Diac. Chr. Monast. Cassin. l. IV. cap. ultimum, p. 602.

332. Veggasi questa Bolla presso il Baronio ad an. 1138.

333. Romuald. Salern. Chron. p. 190.

334. Falco Benev. p. 129.

335. Falco Benev. ad finem cum nota Camilli Pellegrini.

336. Il re vietò la circolazione dei Romesini, moneta di bassa lega di Costantinopoli, ossia della nuova Roma; ed in loro vece coniò dei ducati metà argento e metà rame. Falco Benev. p. 131.

337. L'autore scriveva nel 1808.

338. Mem. dei Ven. primi e sec. del C. Figliasi t. VI.

339. Const. Porphir. de Adm. Imp. Par. II. c. 28. p. 70. Biz. Venet. t. XXII. Andreae Danduli Chr. l. V. c. 5. t. XII. Rer. Ital. — Marin Sanuto istoria dei duchi di Venez. p. 405. t. XXII. Rer. Ital. Andrea Navagero storia veneziana, p. 926. t. XXIII. — Storia civile veneta di Vettor Sandi, l. I. c. 2. t. I. p. 14.

340. Vettor Sandi storia civile, l. I. c. 2. e 3.

341. Questa lettera, che tra le lettere di Cassiodoro è la 24. del XII. libro, fu inserita nella maggior parte delle storie veneziane; in quella dell'abbate Laugier, l. I. p. 149. nella cronaca di Dandolo, l. V. c. 10. p. 88., ed in Sandi con alcune osservazioni, t. I. p. 86. della storia civile.

342. Vettor Sandi storia civile veneta, l. I. p. 65. — Dandolus Chronic. l. V. c. 7. p. 84.

343. Vettor Sandi l. I. c. 3. § 4. p. 82. — Chr. Danduli l. V. c. 12. e l. VI c. I. p. 95.

344. Dand. Chron. l. VII. c. 1. p. 127. Marin Sanuto storia dei duchi di Venez. p. 443. — Navagero storia veneziana p. 933. — Vettor Sandi storia civile veneta l. I. c. 4. p. 94. — Laugier hist. de Venise l. II. p. 189.

345. Dand. Chron. l. VII. c. 5. et seq. p. 134.

346. Benchè la nazione veneziana non si formasse di Romani propriamente detti, ma d'Italiani, ben fondata era la pretesa loro; perciocchè ebbe origine quando sussisteva ancora l'impero, ed ella si compose tutta di cittadini romani d'origine italiana, senza mescolanza di stranieri.

347. Queste dilicate distinzioni non devonsi ricercare tra gli scrittori bizantini. Costantino Porfirogeneta fa dire ai Veneziani, che sempre sono stati, e vogliono essere sempre schiavi dell'impero d'Oriente. De administ. Imp. p. II. p. 70. Edit. Venet. t. XXII.

348. Dandolus Chron. l. VII. c. 15. p. 153.

349. La sua casa mutò nome nel decimo, o nell'undecimo secolo, prendendo quello di Badoero: essa sussiste ancora.

350. Dand. Chron. l. VII. c. 15. p. 23. p. 158. — Vettor Sandi l. II. c. 4. p. 253. e c. 5. p. 259.

351. Dand. Chron. l. VIII. c. 2. p. 170.

352. Const. Porphir. de Admin. imp. p. II c. 36. p. 85. — Chron. Dand. l. VIII. c. 3. p. 172.

353. Marin Sanuto stor. dei duchi di ven. p. 461. — Navas. stor. ven. p. 953. — Laugier hist. de Venise l. III. p. 296.

354. Chron. Dand. l. VII. c. 14. p. 206.

355. Const. Porphir. de adm. imp. p. II. c. 29. p. 71. et seq. — Questa è l'epoca della prima indipendenza di Ragusi. Veggasi intorno all'origine di questa repubblica, ed intorno alle sue forze militari, una nota curiosa del Raguseo Banduri: Animadversiones in lib. de administratione imper. p. 36. t. XXII. Bis.

356. Chron. Dand. l. IX. c. 1. p. 223.

357. Chron. Dand. l. IX. c. 1. p. 227. — Navas. stor. venez. p. 957. — Marin Sanuto vita dei dogi di Venez. p. 467. — Vett. Sandi stor. civile venez. l. II. c. 9. p. 325.

358. Anco un secolo prima trovasi un indizio del commercio e della crescente popolazione di Pisa. L'anonimo Salernitano racconta che l'anno 871, quando Guaffero, principe di Salerno, preparavasi a sostener l'assedio minacciato dai Saraceni, affidò la difesa di una parte dei muri di Salerno a due mila Toscani, che trovavansi in questa città. Questi erano, a non dubitarne, Pisani, giacchè più tardi assai cominciarono le altre città toscane a dedicarsi al commercio, o ad aver marina. Anon. Saler. Paralip. t. II. p. II. c. III. p. 256.

359. Tutti gli autori pisani non vanno d'accordo rispetto al nome di queste famiglie; ed alcuni fanno entrare in questo ruolo le Benetti e le Sardi. Raineri Sardo, Trattato dell'origine delle famiglie pisane. — Libro della Cancel. Comun. di Pisa, contenente gli stemmi e distinzioni di diverse famiglie pisane, f. 135, 137. Io non conosco questi due libri che dagli estratti mandatimi. — Comment. Const. Cajetani II. t. III. Rer. Ital. — Bernardi Marangoni Scrip. Etr. t. I. p. 316.

360. Il Gaetani non ammette questa origine della sua famiglia, facendola per l'opposto venire da Gaeta, cui attribuisce tutte le vittorie di quei duchi, i quali essendo elettivi non dovettero appartenere ad una sola famiglia. Comment. in Vit. Gelasii II t. III. Rer. Ital. p. 410.

361. Siccome la tradizione dell'origine di queste sette famiglie non è appoggiata ad autori contemporanei, potrebbe supporsi inventata dai genealogisti per compiacere la vanità di alcuni nobili, se la storia non ci somministrasse ne' cinquant'anni che succedono a quest'epoca i nomi di tutti questi gentiluomini, e se molte autentiche scritture non attestassero la loro esistenza ed il loro potere fino negli ultimi anni dell'undecimo secolo. Veggasi Murat. Antiq. Ital Med. Aevi LXIV. p. 1104 — 1161.

362. Ubertus Folieta Genuens. Hist. l. I. p. 225. Apud Graevium Scrip. Ital. t. I.

363. Tronci Ann. Pis. ad an. 1105. — Bern. Marangoni Cronaca di Pisa p. 318. Il Muratori dubita di questo avvenimento, perchè il nome di Chinzica essendo arabo, per quanto egli crede, è più probabile che si desse ad un quartiere d'Arabi, che ad una Cristiana. Ma il Muratori s'inganna. Il vocabolo Chinzica è tedesco e non arabo. Un luogo chiamato Chinzica presso Fulda viene ricordato in molte carte di quell'abbadia. Antiqu. Fuldens. lib. I. p. 409, 507, 508 ec. t. III. Rer. Germ. Struvii. E Cinzica Sismondi aveva sicuramente ricevuto nascendo una di quelle voglie Hennzeichen che aveva motivato il suo nome. Tutti i nomi delle sette grandi famiglie di Pisa hanno un'etimologia tedesca.

364. Ann. Antiq. Pis. t. VI. Rer. It. p. 108 e 168.

365. Ib. — Bernardo Marangoni p. 316.

366. Benvenuti Imol. Comment. ad Dantis Comœd. Antiqu. It. Medii Aevi t. I. p. 1089.

367. Bern. Marangoni Cron. di Pisa p. 320. — Ubertus Folieta Gennens. Hist. l. I. p. 236.

368. Bern. Marang. Cron. p. 324.

369. Ann. Laur. Bonincontri Miniatensis, frag. apud Mur. Scrip. Rer. Ital t. III. part. I. p. 421. Questo frammento viene riportato nelle note alla vita di P. Gelasio II. Gli Annali di Loren. Bonincontri non furono stampati interamente, e soltanto la parte posteriore al 1360. Rer. Ital. t. XXI. Præf. Murat. ad Bonincontrum.

370. Questi nomi sono greci Μωροζεινοι e καλοπρηνες, che pronunciando secondo i moderni greci si direbbe Moroxini e Caloprinis: cioè gli ospiti o i compagni degli sciocchi, e le persone che si prostrano assai. Forse questi soprannomi equivalgono a quelli di adulatori e storditi, che davansi le parti nemiche; e forse sono più antichi della contesa, ed erano già a quell'epoca cambiati in nomi di famiglia.

371. Andreæ Danduli Chron. l. IX. c. 2 et seq. p. 238.

372. Caffaro An. Gen. Scrip., Rer. It. t. VI. p. 284.

373. Ottobonus Scriba Annal. Genuensium lib. III. p. 355.

374. Id. ib.

375. Caffar. ad init. hist. Obertus Cancell. lib. II. Annal. Gennen. p. 342.

376. Caffar. lib. I. p. 284. — Ottob. Scriba lib. III. p. 304.

377. Chronica Varia Pisana t. VI. Rer. It.

378. Chronica Danduli t. XII. Rer. Ital. — Sandi autore della Storia civile di Venezia ebbe sott'occhio più manoscritti, cui per altro accordò poca confidenza. Gli archivj della cancelleria, ove consultò moltissimi antichi documenti meritano intera fede.

379. Andreæ Danduli Chronicon lib. IX. c. 10. p. 256.

380. Caffaro Ann. Genuens. p. 248. 253. — Gesta triumphalia per Pisanos facta p, 100. — Chron, Pis. p. 168. t. VI. Rer. It.

381. Diploma apud Murat. Antiq. It. t. II. p. 919. Questo diploma conferma i precedenti privilegi accordati ai Veneziani da Baldovino I, e dalla reggenza del regno in tempo della prigionia di Baldovino II.

382. Questi diplomi sono tutti prodotti dal Muratori t. II. p. 905 e seguenti. Antiq. Italic. Med. Aevi.

383. Dand. Chron. l. IX. c. 12. p. 272.

384. Laur. Vernensis rerum a Pis. in Major. gestor. Poema t. VI. Rer. Ital p. 111. — Ber. Marang. Cron. di Pisa p. 340.

385. Laurent. Vernens. Poema l. I. p. 115.

386. Id. lib. II. p. 118.

387. Laur. Ver. Poema l. VI. et seq. p. 129.

388. Gest. triumph. Pisan. t. VI. p. 105. Bernard. Marangoni Cron. di Pisa p. 362.

389. Caffar. Ann. Genuens. l. I. p. 254.

390. Baron. An. Eccl. ad an. 1132. § 6. — Ubertus Folieta Hist. Gen. lib. I. p. 249.

391. Fu allora senza dubbio ch'essi presero per stemma quello de' loro feudi, lasciando quello di famiglia.

392. Caffaro Ann. Genuens. l. I. p. 161. — Ubertus Cancell. Ann. Gen. lib. II. p. 292.

393. Antiqu It. Mœd. Aevi t. III. Diss. LXIV. p. 1161.

394. Caffaro An. Gen. l. I. p. 259.

395. Il vocabolo di maremma abbreviato dal latino maritima viene dato a tutte le parti della Toscana poste lungo il mare dalle alpi liguri fino al Serchio, e da Cecina fino allo stato della Chiesa. Tutto questo paese è malsano assai, ma non tutto paludoso, comprendendo al contrario diverse colline spesso prive di acqua.

396. Gio. Vill. St. Fior. l. IV. c. 30. t. XIII. p. 123.

397. La debolezza degl'imperatori d'Oriente, ed il timore ch'essi avevano de' Saraceni, non permettevano loro di pensare alle cose dell'Italia meridionale, come le guerre della Germania impedirono ad alcuni imperatori occidentali di prendersi cura delle città dell'alta Italia. In tale stato di cose i grandi feudatarj, rendendosi affatto indipendenti, andarono a poco a poco aggravando il giogo delle città, le quali avendo incominciato a far esperimento delle proprie forze, giunsero a scuotere il giogo de' loro tiranni, ed a farsi libere. In mezzo però alla loro libertà, e quantunque in guerra talvolta cogl'imperatori, non cessarono di riconoscerne l'alta supremazia, anche quando erano vittoriose; come apparisce chiaramente dalla pace di Costanza, che riconoscendo la libertà delle repubbliche lombarde, non le dissoggettava affatto dall'impero. N. d. T.

398. Ciò deve intendersi della generalità, essendovene alcune scritte abbastanza filosoficamente, ed interessanti ancora per i forestieri.

399. Molti di questi diplomi vengono riportati dal Muratori nelle Antichità; e fra gli altri, due di Berengario I del 911 e 912. t. II. p. 467, et 469.

400. Murat. antiq. Ital. dissert. XLV. et XLVI. tom. IV.

401. Antiq. Ital. t. IV. dissert. XLV et XLVI.

402. Antiqu. Ital. M. Aevi diss. XXVI. t. II.

403. Montesquieu esprit des lois l. XXVIII.

404. Anonimi Ticin. de laudibus Papiae Comm. Rer. Ital. t. X. p. 1. — Bernardi Sacci patrit. Pap. hist. Ticinensis l. II. apud Graevium t. III. p. 603.

405. Ai tempi del Petrarca si aveva migliore opinione del clima di Pavia. N. d. T.

406. Arnulph. Mediol. l. II. c. 16. p. 18. t. IV. — Ricord. Malas. stor. Fior. c. 164. t. VIII. p. 987. — Burchardus epistola de excidio Urbis Mediol. t. VI. Rer. Ital p. 917. — Può vedersene un buon disegno in Ludov. Cavitell. Ann. Crem. t. III., Graevi p. 1289.

407. Veggasi il conte Marsigli. Ricerche storico-critiche sull'opportunità della laguna veneta pel commercio, sull'arti e sulla marina di quello stato 8. vol. 1803.

408. Luitprand. de legatione p. 487.

409. Murat. antiq. Ital. t. II. diss. XXXII, p. 989.

410. La maggior parte de' conquistatori d'Italia uscirono da quella parte della Germania ove parlasi il più grossolano tedesco, in cui tutti i nomi sono indeclinabili. In Allemagna la conjugazione de' verbi non ha che due tempi semplici, il presente ed il passato, tutti gli altri in ogni modo sono indicati dai verbi ausiliarj. La grammatica italiana tiene un di mezzo tra la tedesca e la latina.

411. Store Seite, il soprannome di Grimoaldo II, deriva, o parmi che derivi da Store, grande, in danese, o da Störer in tedesco, perturbatore, e da Seite, costa, cioè la gran costa, o il perturbatore delle coste, l'uomo inquieto. Ma l'anonimo Salernitano traduce questo soprannome con tal frase: qui ante obtutum principum et regum, milites hinc inde sedendo præordinat, Paralip. t, II. p. II. c. 29. p. 195. Ed un giornale tedesco me ne diede la spiegazione, che io non aveva potuto ritrovare: Störer Sitzen, il disordinatore delle scranne, era facilmente un maestro delle ceremonie.

412. Ecco una carta del 782, che darà un'idea del latino dei secoli più barbari; è una donazione della Chiesa di s. Damaso di Lucca fatta ad un'abbadessa della città, figliuola d'un re degli Anglo Sassoni. Antiq. Ital. Diss. I. p. 19. — In Dei nomine, Regnante Domno nostro Carulo Rex Francorum, et Langobardorum, et Domno nostro Pipino idem Rex filio ejus, anno regni eorum nono et secundo, mense augusto per indictione quinta. Promitto et manus meam facio, ego Magniprand Clericus, filio quondam Magniperti, tivi Adeltruda Saxa, Dei ancilla, filia Adelwaldi, qui fuit rex Saxonorum, Ottramarini, de Ecclesia Monasterii Sancti Dalmati, vel casis et omnia res, et hominibus ibidem pertinentibus, ubi te per alia cartula confirmavi, excepto Magnulo, quem liverum dimisi, ut si quacumque homo (excepto de qualibet pubblico) de ipsa et Clericis, et casi et hominibus eidem Ecclesiæ perninente, et vel successores tuo, quem tu ibidem ordinaveris, foris expellere potuerit, extra omnem meum conludio, per jura legem et justitia (excepto ut dixi de quolivet publico) ut ego redda vobis solidas septinientas Lucani et Pisani, quas mihi dedisti . . . . etc. etc.

413. Rer. Ital. Scrip. t. II, p. 479.

414. I principali poemi storici dal X al XII secolo sono: Donizo: Vita Comitis. Mathildis. t. V, p. 335. — Magister Moses, de Laudibus Bergomi t. V, p. 521. — Laurent. Verniens. Rer. Pisanar. t. VI, p. 111. — Panegir, Berengarii Augus. apud Leibnitz. t. I. — Guilelmus Appulus de Gestis Normann. t. V, p. 245. — Cumanus de excidio Novo Comi t. V, p. 399. — Guntherus in Ligurino. Edit. Basileæ 1569. — Benzo Albensis, Panegyricus Henrici IV apud Menchenium Scriptorum German. t. I.

415. Arnulph Hist. Mediol. lib. II, c. 18, t., IV, p. 19.

416. Landulph Sen. Hist. Med. l. II, c. 26, p. 86.

417. Landulph. Jun. sive de Sancto Paulo Hist. Med. t. V. Rer. Ital.

418.