In questo mezzo la Camera massacciuttese creava cinquantamila lire di sterlini in biglietti di credito; e conoscendo, che gli uomini si lasciano molto condurre alle parole ed ai segni, così essi biglietti fe' fornire in gentil maniera. Era la divisa loro un Americano tegnente nella man ritta una spada, attorno la quale si leggevano queste parole latine: Ense petit placidam sub libertate quietem. Colla manca sostentava il seguente motto: Magna charta; e attorno, si leggeva così: Fatti in difesa dell'Americana libertà. La medesima Camera ordinava, si portasse da ardere all'esercito. Queste cose, egli pare, facessero quasi per maladetta forza, essendosi molto raffreddati gli animi loro, o per impazienza o per avarizia. Il generale Lee, che aveva sciolto molto il freno della lingua, e svertava ogni cosa, gli biasimava aspramente, e gli chiamava alla discoperta torpidi e timidi, siccome quelli, che per non perdere l'aura popolare, non si ardissero por mano ai risoluti consiglj, e venire in sul toccare i cofani. Il congresso generale poi decretava, che colle medesime pene, le quali fosser fatte portare a coloro fra gli Americani, che caduti erano in mano del nemico, fosser puniti per la legge del taglione quelli, i quali caduti in poter loro avessero dato favore alla ministeriale oppressione. E di vero erano nate molte querele tra l'una parte e l'altra in rispetto ai trattamenti usati ai prigionieri di guerra. Abbiamo molte lettere scritte in istile molto risentito all'un l'altro dai generali Gage e Washington intorno questa cosa. E siccome è probabile, che da ambe le parti si magnificassero i danni, così egli è certo, che non si è fatto coi prigionieri a buona guerra, e che si procedette contro i medesimi con molta inumanità. Del che nissuno deve pigliar maraviglia, essendo questi i soliti frutti delle cittadine guerre.
In tal modo travagliavano in sul finir del presente anno le cose civili, e quelle appartenenti alla guerra nella provincia di Massacciusset, e specialmente intorno le mura di Boston. Quei di dentro non s'ardivano saltar fuori, e diventavano ogni ora più stremi di vettovaglie e di legna da ardere, mentre quei di fuori non s'attentavano di assaltargli, e si credevano di dover vincere alla fin fine questa pruova di piano e di queto.
Ma la fazione più importante di tutto questo anno si fu quella dell'invasione del Canadà tentata dall'armi americane. Aveva il congresso considerato, che non senza grave cagione aveva il governo inviato per governatore in quella provincia il generale Carleton, uomo di animo invitto, di mente vasta, e di chiaro nome nelle faccende militari; ed investitolo, siccome già abbiam veduto, di sì piena autorità, che nissun governatore prima di lui ne aveva a gran pezza avuto altrettanta. Sapeva, ch'egli ogni sforzo faceva per far levar i Canadesi e gl'Indiani, e spignerli all'armi contro le colonie. E sebbene da principio molta ripugnanza avesse incontrato tra i primi, temevasi però, che coll'arti e coll'autorità sua riuscisse finalmente a potergli soldare. Non ignoravasi la disposizione in cui erano i popoli del Canadà, i quali erano, siccome Francesi, poco stabili, e non poco irritati all'atto di Quebec, siccome quello, che sebbene la religion loro favorisse, gli metteva però di nuovo sotto l'antica soggezione verso la nobiltà, ch'essi detestavano; e non si voleva trasandar l'occasione di far profitto di questo mal animo loro, prima che Carleton svolti gli avesse. Speravasi, che giunti colà gli Americani vittoriosi, non avrebbero i Canadesi esitato ad abbracciar le parti loro per l'odio che portavano alla nobiltà, e per la moderazione, colla quale gli Americani eran soliti procedere nelle cose appartenenti alla religione. La provincia del Canadà era allora sfornita di soldati di ordinanza, i quali tutti erano stati chiamati a Boston. Aveva per altro il congresso avuto intenzione, che nella vegnente primavera era il governo per fare un grande sforzo in quella provincia, mandandovi in copia armi, soldati e munizioni per assalir le colonie alle spalle. La qual cosa, se si fosse aspettata, senza farvi contro nissun rimedio, era da dubitarsi di qualche gran male. Imperciocchè i coloni, assaltati nel medesimo tempo di fronte ed alla coda, non avrebbero potuto resistere. Dava eziandio favore a questo disegno il felice evento dell'impresa di Ticonderoga e di Crown-point, per la quale era stata aperta agli Americani la via del Canadà. Pensavano, che si dovesse usar bene la presente occasione, in cui le soldatesche britanniche erano tutte rinchiuse in Boston, ed avevan là ben che fare, senza che andar potessero a prestar ajuto in una parte sì lontana dalle province della lega. Ma vi era da temere, che se s'indugiasse, avrebbe il governo inglese fatti gli opportuni provvedimenti per opprimere ad un tratto le colonie, ed all'antica divozione ritornarle. Nè non era da non curarsi la considerazione, che sui principj massimamente dei moti popolari si deve far dai Capi qualche rilevata impresa per confermar gli animi; senza di che si corre pericolo, che si raffreddino, e, deposta la foga, si ricompongano nella pristina quiete con grave danno e perdita loro. Nelle imprese dubbie, che i popoli sollevati tentano, la speranza ed il timore nascono e si depongono prontissimamente. Al che si debbe aggiungere, che altrettanto più ostinatamente difendono i popoli una causa, quanto più la credono giusta; ed altrettanto giusta la credono, quanto essa è felice. Da tutte queste ragioni mosso il congresso, si risolvette a far la spedizione del Canadà. Nella qual cosa però non è, che gli uomini prudenti non trovassero molte e gravi difficoltà. Questo non era più un volere star sulle difese, ma sibbene un offendere gravissimamente quel principe, al quale protestavano ancora fedeltà, portando le armi in una sua provincia, la quale in nissun modo gli aveva chiamati. Quest'era non solamente incitar con parole i sudditi quieti e non offesi alla resistenza contro l'autorità legittima del proprio sovrano, ma ancora occupar violentemente il paese loro, e trargli per forza a parte della sedizione. Si doveva temere, che un sì audace disegno non discoprisse troppo le intenzioni del congresso generale, e che perciò quelli fra i coloni, i quali di buona fede combattevano per ottener dal governo la rivocazione delle novissime leggi, e desideravano, detestando la totale separazione dalla Gran-Brettagna, di ritornare all'antica obbedienza, si ristassero, ed i compagni abbandonassero. Nè non istavano molti senza apprensione, che si perdesse per l'esecuzion di questo disegno quel favore, che molti abitanti dell'Inghilterra, e parecchj membri del Parlamento avevano sin allora alla causa dell'America prestato, perchè in tal caso, da sudditi offesi diventati sarebbero pregiudiziali nemici, da uomini oppressi soldati oppressori, da cittadini difendentisi contro una sembianza di tirannide insaziabili assaltatori di una pacifica provincia. Si doveva anche credere, che il timore che non fossero messe a sacco ed a ruba le merci e le proprietà inglesi, che in gran copia si ritrovavano ammassate nel Canadà, e massimamente nella città di Quebec, alienasse molto gli abitatori dell'Inghilterra. Ma però si discorreva dalla contraria parte, che allorquando si è già venuto all'armi e sparso il sangue, il persistere nella guerra difensiva, egli è un lasciar migliori condizioni all'inimico, il quale non ha il medesimo rispetto; che giacchè si era la guerra incominciata, si doveva essa con tutti i più efficaci mezzi continuare, e che certamente nissuno più efficace si poteva immaginar di quello di assalire e preoccupare il nemico nella sua parte più debole. Si osservava, che l'Inghilterra non avrebbe usato questa distinzione delle difese e delle offese, ma che avrebbe esercitato sopra tutti indistintamente la medesima vendetta; che l'armi sole, e queste gagliardamente e pienamente usate, e non i timidi rimedj quelli erano, che dovevano gli Americani dagli estremi danni preservare; che la felicità dell'impresa, la quale molta probabilità aveva, non solo i titubanti, ma forse anche gli avversi avrebbe conciliato, e che ogni tentativo che l'uomo faccia, qualche parte d'incertezza s'incontra e qualche pericolo; ma che non debbono perciò ristarsi gli animi generosi. Ricordavasi quell'antico motto, che chi non fa quando e' può, non fa quando e' vuole. Riflettevasi finalmente, che gli acconci parlatori delle due Camere del Parlamento o per amor della libertà, come dicevano, o certo almeno per l'ambizione e per l'agonia di contraddire ai ministri, non si sarebbero rimasti dal lodare, non che dal difendere la causa degli Americani, quantunque questi avessero fatto peggio, che assaltare la provincia del Canadà.
Fatta la risoluzione non fu lento il congresso a fare tutti quei provvedimenti, ch'erano a sì importante spedizione necessarj. Tremila soldati, parte abitatori della Nuova-Inghilterra, e parte Jorchesi furono trascelti all'impresa. Erano capitanati da due brigadieri generali Wooster e Montgommery, ed avevano per capitano generale il maggiore generale Schuyler, uomini tutti, in cui l'America aveva grandissima fede collocata. E siccome per arrivar nel cuore del Canadà, bisognava far la via del lago Champlain, dei fiumi Sorel e San Lorenzo, dei quali l'ultimo largo e profondo bagna le mura di Quebec, città capitale della provincia, così si era dato opera a construrre piatte a Ticonderoga ed a Crown-point per trasportar le soldatesche, ovunque d'uopo fosse. Dovendosi poi andare in una provincia, la quale non era nella lega americana entrata, e che si reggeva alle sue proprie leggi, non si poteva sperare che gli abitanti suoi ricevessero i biglietti di credito che correvano nelle colonie, e medesimamente si abborriva, che i soldati vivessero a discrezione in una contrada, che s'intendeva doversi rendere favorevole ed amica. Perciò il congresso aveva, fatto un sforzo, raggranellato cinquantamila dollari in ispecie, e destinatigli alla spedizione. Egli era ancora necessario per assicurarsi alle spalle, che si confermassero nell'amicizia gl'Indiani, che abitavano le rive del fiume Mohack, che mette in quello del Nort un poco al di sopra di Albanìa. Perciò il generale Schuyler si era fermato in questa città, e teneva continue pratiche coi medesimi, coi quali esercitava grandissima autorità. Era già arrivato Montgommery a Crown-point accompagnato da una parte dell'esercito, e stava aspettando l'arrivo del rimanente. Carleton, che stava molto avvisato, vedendosi venire tanta piena addosso, e pensandosi che, se s'impedisse agli Americani l'entrare nel fiume Sorel, sarebbe loro impossibil cosa stata il penetrar nel Canadà, aveva fatto construrre ed armare un grosso giunco, con altri legni minori, e dal Forte di San Giovanni intendeva di fargli innoltrare sino all'emissario del lago nel Sorel, sperando in tal modo, e non senza ragione, di chiudere affatto il passo agli Americani. Montgommery, avutone intenzione, giudicando questo disegno di Carleton di quella importanza ch'egli era, determinò di preoccuparlo, e si mosse, con quelle poche genti che aveva, verso il Sorel. Entratovi andò ad occupare l'isola delle Noci, la quale giace sull'entrar del fiume presso il lago. In questo mezzo arrivava Schuyler da Albanìa, non senza però aver prima lasciato gli ordini opportuni per far marciar le genti della spedizione all'isola delle Noci. Quivi accozzatisi i due generali mandarono un bando ai Canadesi, col quale gli esortavano a congiungersi cogli Americani per difendere le libertà loro, e dichiararono, ch'essi entravano nella contrada, non come nemici, ma come amici e protettori, e che solo avrebbero combattuto contro le guernigioni inglesi. Per accoppiar poi alle dimostrazioni la forza, determinarono di avvicinarsi al Forte San Giovanni, il quale, posto alla sinistra riva del Sorel, tutto lo signoreggia ed impedisce il transito verso il San Lorenzo. Adunque si mossero, sebbene senza artiglierie, verso San Giovanni, e sbarcarono ad un miglio e mezzo distante dal Forte dentro di una palude, per la quale marciarono, serbando gli ordini, verso il medesimo a fine di riconoscere il luogo. In questo mentre ebbero a ributtare un feroce assalto degl'Indiani, i quali volevano impedire, non guadassero un fiume. Dispersi quelli, gli Americani si accamparono la notte a veggente del Forte, ed incominciarono a farvi le trincee. Ma avuto avviso, che il Forte era ottimamente munito, non isperando di far frutto per allora, se ne ritornarono il giorno seguente all'isola delle Noci, dove determinarono di aspettare i rinforzi e le artiglierie. Quivi per impedire il passo alle navi di Carleton da San Giovanni al lago chiusero la riviera, che quivi ha il suo letto molto angusto, con macchine opportune. Intanto ritornava Schuyler ad Albanìa per ultimar il trattato cogl'Indiani, e per accelerar l'arrivo dei soccorsi all'isola delle Noci. Ma quivi o trattenuto dagli affari, od impedito dalla malattia, imperciocchè ei pativa di gotte, si ristette, di maniera che tutto il governo della guerra del Canadà rimase nelle mani del solo Montgommery, uomo per altro molto capacissimo a sostentare un tal peso. Incominciò egli con opportune pratiche a spiccar gl'Indiani dalle parti di Carleton, acciocchè stessero neutrali, il qual fine ottenne senza molta difficoltà. Poi essendo arrivati i rinforzi e le artiglierie, deliberò di andare a porre l'assedio a San Giovanni. Consisteva il presidio in cinquecento, o seicento soldati d'ordinanza, con dugento Canadesi capitanati dal maggiore Preston. Ma l'esercito del Canadà, siccome tutti gli altri delle colonie unite, avevano carestia di polvere e di palle d'artiglieria, e perciò si faceva poca impressione contro la Fortezza. Si aggiungeva a questa difficoltà il difetto della disciplina nelle truppe provinciali ritrose e male obbedienti ai comandi. A questo rimediava il Montgommery colla pazienza, colle promesse e colle minacce, ajutate tutte dalla sua magnanimità e dall'autorità della persona sua, che presso tutti era grandissima. Per superar poi la prima offerì la fortuna un mezzo favorevole. È posto un poco sotto il Forte San Giovanni, pure sul fiume medesimo di Sorel, un altro piccolo Forte chiamato Chambli, il quale non avevano gl'Inglesi fornito, perchè credevano che il nemico non vi potesse arrivare, se non si fosse prima impadronito di quello di San Giovanni. A questo voltò tosto il pensiero il generale americano. Mandovvi un buon polso di genti tra coloni e Canadesi sotto i comandamenti dei maggiori Brown e Livingston, i quali arrivati alla non pensata entrarono nel Forte, e se ne fecero padroni. Il presidio, ch'era debolissimo, fu fatto prigioniero. Vi si trovarono alcuni pezzi di artiglieria con centoventiquattro barili di polvere. Le bandiere inglesi conquistate furon mandate a gran festa al congresso. Gli Americani, ottenute le munizioni, delle quali mancavano, strinsero l'assedio di San Giovanni, aprirono una batteria a dugento cinquanta passi dal Forte, e vi piantarono le artiglierie.
Molte bande di Americani correvano il paese tra il fiume Sorel e quello di San Lorenzo, dove furono ricevuti con grandissime dimostrazioni di allegrezza dai Canadesi, i quali venivano ad unirsi con loro a schiere, portando armi, vettovaglie e munizioni. Trovandosi adunque superiori, si accrebbero loro gli animi, ed i due Capi, il colonnello Allen ed il maggiore Brown, l'uno e l'altro gente molto avvisata, fecero la determinazione di sorprendere e pigliar per una battaglia di mano la città di Monreale, capitale del Canadà superiore, posta in un'isola fatta da due rami del San Lorenzo. Allen pervenuto a Longueil, trovate le barche, traversò il San Lorenzo di notte tempo sotto Monreale. Doveva nell'istesso tempo varcare Brown: ma mancò; onde l'altro si trovò in pericoloso frangente. Carleton, il quale era allora in Monreale, ed era uomo, che sapeva bene usar le occasioni, conosciuta la debolezza dell'Allen, gli venne all'incontro con alcune centinaia d'uomini tra Inglesi, Canadesi ed Indiani. Si attaccò una feroce mischia, nella quale Allen si difese con molto valore. Ma sopraffatto dal numero, perduti molti de' suoi, ed abbandonato dagli altri, principalmente dai Canadesi, fu costretto ad arrendersi. Il governatore non volle far seco lui a buona guerra; ma, fattolo incatenare, lo mandò in Inghilterra.
Il governatore, preso nuovo ardire da questo prospero successo, si determinò a far qualche pruova per liberar dall'assedio San Giovanni. A quest'effetto aveva raggranellato tra Indiani, Inglesi e Canadesi un buon numero di soldati. Ma non credendosi di aver forza sufficiente per ottener il suo fine, deliberò di partir da Monreale per andarsi a congiungere col colonnello Maclean, il quale col reggimento di Scozzesi chiamato i Reali Montanari fuorusciti occupava la foce del Sorel nel San Lorenzo. Intendeva egli con queste genti unite poter con sicurezza marciare contro Montgommery, e levar al tutto l'assedio. La fortuna non favorì il disegno. Stando il generale americano in sospetto, che la guernigione di Monreale governata da un uomo tanto sagace ed attivo, quanto Carleton si era, non facesse qualche motivo, aveva fatto correre da numerose schiere de' suoi la riva dritta del destro ramo del San Lorenzo. Il governatore, preparata ogni cosa, ed entrato nei battelli si attentava di passar il fiume per andar a sbarcare dall'altra parte a Longueil. Accortisi del disegno gli Americani condotti dal colonnello Warner piantarono le artiglierie in riva del fiume, e cogli archibusi stavano pronti a ributtare il nemico. Lasciarono avvicinare le navi del governatore, contro le quali, giunte ch'esse furono a gittata, scaricarono le armi, ma principalmente le artiglierie, che trassero a schegge. Le genti del governatore soprapprese da questo improvviso impeto, tosto si disordinarono. Abbandonata l'impresa si ritirarono di nuovo dall'altra parte del fiume a Monreale. Il colonnello Maclean, avute le novelle delle cose poco felicemente succedute intorno Longueil, si ritirava a Quebec, lasciando libera agli Americani la bocca del Sorel.
Intanto si procedeva caldamente nell'assedio di San Giovanni. Montgommery si era già molto colle sue trincee avvicinato alla murata, e si apparecchiava a dar l'assalto. Ma quei di dentro si difendevano gagliardamente, e non facevano alcuna vista di volersi arrendere, quantunque incominciassero a difettar di vettovaglie. Arrivarono finalmente i certi avvisi della rotta ricevuta da Carleton, e Montgommery mandò tosto dentro un trombetto accompagnato da uno dei prigionieri fatti dal Warner con una lettera per informar Preston di quell'avvenimento, che gli toglieva ogni speranza di soccorso, e per esortarlo a por giù un'ostinata difesa, la quale altro non era per partorire, che uno inutile spargimento di sangue. Ricusava dapprima Preston, e domandava qualche giorno di soprastamento. Ma l'Americano non poteva consumar il tempo inutilmente, essendo già molto innoltrata la stagione. L'Inglese fu obbligato ad arrendersi il giorno tre di novembre, dopo un mese e mezzo d'assedio, salve le robe e le persone, e con tutti gli onori della guerra. Furon condotti prigionieri per la via di Ticonderoga in quelle colonie, che furon credute più accomodate. Così venne in poter degli Americani il Forte di San Giovanni, il quale dopo la perdita di Ticonderoga e di Crown-Point era meritamente riputato la chiave del Canadà. Vi si trovarono diciassette bocche da fuoco tutte di bronzo, ventidue di ferro, sette bombarde, con una quantità notabile di palle e di bombe, ed alcuni attrezzi navali; munizioni da guerra e da bocca poche, essendo state logorate.
Preso il Forte di San Giovanni corsero tosto i provinciali ad occupar le bocche del Sorel, e quella punta di terra, che questo fiume forma nella sua congiunzione col San Lorenzo. La cosa era di somma importanza per impedire, che le navi armate, le quali il governatore teneva allestite a Monreale, non potessero, calando a seconda dell'acqua pel San Lorenzo, salvarsi a Quebec. Si aveva speranza eziandio d'intraprendere la persona stessa di Carleton, il quale si trovava tuttavia in Monreale, città, che non essendo fortificata, non era capace di alcuna difesa. A questo fine rizzarono i provinciali batterie su quella punta, ed essendo il fiume molto largo construssero con grandissima sollecitudine foderi e batterie galleggianti, colle quali non solamente impedirono il transito all'ingiù al naviglio del governatore, ma di più, assaltatolo, l'obbligarono a ritirarsi verso Monreale. Tutto quell'apparato navale, ed il governatore medesimo correvano grandissimo pericolo. Arrivava intanto sotto le mura di Monreale Montgommery il giorno dopo, che Carleton ritrattosi a bordo delle navi l'aveva abbandonato. Gli abitanti proposero incontanente molti articoli di capitolazione, ai quali Montgommery non volle ratificare, allegando, che non essendo essi in istato di difesa non potevano far accordo, e perciò intimò loro, si arrendessero a discrezione. Tuttavia essendo egli non meno cortese, che valoroso, ed ornato di tutte quelle virtù civili, che in uomo capir possono, concesse ai Monrealesi umanissime condizioni, promettendo loro con una scritta di sua mano, che avrebbe protetto le proprietà, le persone e la religione. Aggiunse, volendo accennare un accordo e lega colle colonie unite, che sperava, che i civili e religiosi diritti di tutti i Canadesi stati sarebbero stabilmente constituiti da un provinciale congresso; che le Corti di giustizia sarebbero ordinate a modo della costituzione inglese, e generalmente, dei chiesti patti, concesse tutti quelli, che la sicurezza del suo esercito, ed i suoi ulteriori disegni potevano consentire. Queste cose faceva Montgommery non solo, perchè così portava l'animo suo, che invero era cortesissimo e liberalissimo, ma eziandio per dar sicurtà agli altri Canadesi, e principalmente agli abitatori di Quebec, acciocchè, deposto ogni timore, e confidandosi affatto nella fortuna e nella fede sua, alle parti americane si accostassero. Assicurati così gli abitanti di Monreale, entrò vittorioso nella città addì tredici di novembre.
Le genti di Montgommery, essendo mal in arnese, erano grandemente noiate dal freddo della stagione, che incominciava ad innoltrarsi, e dal rigor di quel clima. Specialmente nel viaggio loro da San Giovanni a Monreale, essendo quelle terre molto basse e piene di fango, incontrarono molte fatiche e disagi, i quali però sopportarono con incredibile pazienza. Ma giunte in Monreale incominciarono ad inritrosire; e molti soldati, essendo terminata la condotta, se ne volevano alle case loro ritornare. Ma Montgommery colle parole e coll'autorità sua, e coll'aver partiti fra di loro nuovi abiti di panni trovati in quella città, e comprati a buon prezzo, ne fermò una parte. Gli altri se n'andarono, sicchè diminuì l'esercito già non troppo grosso. Ma più crescevano gli ostacoli, e più s'infiammava nell'impresa quell'animo smisurato del Montgommery.
Coll'essersi i provinciali renduti padroni di Monreale, si era tolta ogni speranza al navilio del governatore. Si trovava questi come assediato in quella parte del fiume San Lorenzo, ch'è compresa tra quella città e le bocche del Sorel. Sotto gli serravano il passo le batterie galleggianti, ed i foderi armati con artiglierie sotto i comandamenti del colonnello Easton. La presa del governatore stesso pareva inevitabile; la quale se avesse avuto luogo, si sarebbe ad un tratto terminata la guerra del Canadà, e gli Americani avrebbero acquistato tutta questa provincia colla città di Quebec. Tutta la somma della guerra, tutta la speranza della vittoria era posta nella sola persona del governatore, il quale coll'animo suo invitto, colla prudenza e colla sperienza governava ogni cosa. In così imminente pericolo ei trovò la via di scampare, quando pareva più vicina la perdita sua. Montato su d'un battello, e fatto avviluppare i remi per diminuire il romore dei medesimi in sul batter dell'acque, ebbe la ventura di passare, usando l'oscurità della notte, a traverso delle guardie delle navi nemiche, e di ritornarsene sano e salvo a Quebec. Il generale Prescot, che, partito Carleton, aveva il comando delle navi, fu obbligato ad arrendersi. Vennero in mano dei provinciali il generale stesso con molti altri uffiziali, alcuni gentiluomini, che tenevano i maestrati civili nel Canadà, i volontarj canadesi, e molti soldati inglesi, i quali tutti avevano cercato rifugio a bordo delle navi, quando Montgommery si era avvicinato a Monreale. Lasciate le guernigioni in Monreale e nei Forti di San Giovanni e Chambli per tener aperta la via tra Quebec e le colonie, conservar nella divozione i Canadesi, e tener in rispetto gl'Indiani, siccome pure le guernigioni di Detroit e di Niagara, s'incamminava alla volta di Quebec con poco più di trecento soldati, che soli rimanevano di tutto l'esercito.
Mentre così si travagliava nelle parti superiori del Canadà, sovrastava da una parte inaspettata un presentissimo pericolo alla città stessa di Quebec. Aveva Washington nel campo suo presso Boston concetta nell'animo una impresa molto mirabile per la novità sua, e per la difficoltà ed i pericoli, che si dovevano superare nel mandarla ad effetto. Ma se ella era arrisichevole, non era meno utile. Ei pensò, che una via vi doveva essere, quantunque non battuta, e solo corsa dai montanari a' buoni tempi, la quale dalle parti superiori del Nuovo-Hampshire e della provincia di Mena guidasse a traverso deserti, paludi, bricche e montagne pressochè inaccessibili nel Canadà inferiore dalla parte di Quebec. Considerò, che una impressione fatta in questo luogo sarebbe tanto più efficace stata, quanto più era inaspettata. Conciossiachè non solamente nissun esercito era mai passato per quelle solitudini aspre e selvagge, ma eziandio nissuno si era mai recato in mente, che ve ne potesse alcuno passare. Sapeva egli, che la città di Quebec non era a gran pezza fornita delle cose necessarie alla difesa. Il disegno di Washington era molto opportuno per cooperare con quell'esercito, che doveva per la via trita dei laghi e del Sorel penetrare nel Canadà superiore. Si sapeva, quanto deboli forze avesse seco Carleton, e che non poteva, dividendole opporsi con qualche speranza a due eserciti, che lo assalissero, uno verso Monreale, e l'altro dalla parte di Quebec. S'ei si ostinasse a difendere il paese intorno Monreale, Quebec veniva in poter degli Americani. S'egli per lo contrario accorreva a Quebec, avrebbero essi occupato Monreale, e tutte quelle vicinanze.
Il governo di questa insolita e difficile fazione fu commessa al colonnello Arnold, uomo, non che audace, temerario, e con ciò di grand'ingegno e di ammirabile fortezza. Furono scelte a quest'impresa dieci compagnie di archibusieri, tre di corridori ed una di artiglieri sotto gli ordini del capitano Lamb. Seguivano alcuni volontarj, tra i quali il colonnello Burr, quegli, che fu poi vice-presidente degli Stati Uniti d'America. Sommavano in tutto a undici centinaia di soldati.
Scorre per la provincia di Mena un fiume, che i paesani chiamano Kennebec, il quale sorge dalle montagne che dividono questa provincia da quella del Canadà, e correndo da tramontana verso ostro, va a mettere in mare poco lungi da Casco-Bay. All'opposto delle sorgenti della Kennebec, dall'altra parte dei monti, e non molto distante da quelle, nasce un altro fiume chiamato Chaudiere, il quale va a sboccare nel fiume di San Lorenzo poco sopra alla città di Quebec. Tra le sorgenti della Kennebec e della Chaudiere havvi un tratto, per dove si passa da una sorgente all'altra tra aspre montagne, e, come suole, impedito da spessi torrenti e paludi. Non si trova in tutti questi luoghi anima vivente. Questa è la via che le genti dell'Arnold dovevano tenere per arrivare a Quebec. Aveva egli ricevuto ordini convenevoli per corrispondere all'esercito di sopra per mezzo degli Indiani di San Francesco, i quali abitano le rive di un fiume di questo nome, posto tra quel della Chaudiere ed il Sorel. Doveva ogni ingegno usare per mantenersi i Canadesi amici, e per tener avvisato il generale Washington di tutto ciò, che accadesse alla giornata. Ei portava seco mille lire di sterlini, e bandi pei Canadesi in copia. Imperciocchè in quei tempi, come poi, di bandi, che ora gl'Italiani chiamano con vocabolo dedotto dai Latini, ma in effetto pel pizzicore di parlar francescamente, proclami e proclamazioni, non v'era penuria.
Adunque Arnold con tutto questo apparato e tutte queste genti piene di ardire e di speranza, partì dal campo di Boston verso la metà di settembre, ed arrivò al porto di Newbury, situato alle foci del fiume Merrimack; donde imbarcatosi sulle navi, che ivi lo aspettavano, pervenne per via del mare alle bocche della Kennebec nel Nuovo-Hampshire. Spirando il vento favorevole entrarono nel fiume, ed arrivarono alla villa di Gardiner, dove, imbarcate su dugento battelli le vettovaglie e le armi, procedettero su pel fiume sino al Forte Wester situato sulla destra riva. Da questo luogo le genti furono divise in tre schiere, la prima delle quali composta tutta di corridori, e guidata dal capitano Morgan, si mosse oltra per andar a sopravveder il paese, tentare i guadi, preparar le strade, e soprattutto riconoscere un luogo di porto, ch'essi chiamano nella lingua loro portaggio. Sono questi portaggi luoghi de' fiumi, dove, cessando di esser navigabili, è mestiero portare a braccio od a soma tutte le cose, e per fine le navi stesse, fin dove di nuovo diventano atti a potersi navigare. La seconda schiera partì il giorno dopo, e la terza il posdomane. Le acque erano molto rapide, il letto del fiume sassoso, interrotto spesso da cadute e da altri impedimenti. Accadeva non di rado, che le acque superavano, ed entrando nei battelli o guastavano, o sommergevano le vettovaglie e le munizioni. Ai numerosi porti, o sia portaggi erano obbligati non solo a caricare e scaricar le navi, ma eziandio a recarsele in sulle spalle, e portarle oltre ai luoghi navigabili. Per la via di terra non s'incorreva in minori difficoltà, che per quella dell'acqua. Dovevasi penetrare per foltissime selve, valicare aspri monti, guadare profonde paludi, e superare orribili precipizj. Questi ostacoli tutti dovevan vincere i soldati portando addosso ogni roba loro. Perciò procedevano molto lentamente. Incominciavano le vettovaglie a venir meno, primachè si arrivasse alle sorgenti della Kennebec, sicchè molti furon costretti a mangiarsi i cani, od altro cibo più insolito e sozzo, che lor venisse fatto di trovare. Molti consumati dalle continue fatiche, e stenti ammalavano. Tosto che si toccarono le fonti della riviera morta, ch'essi chiamano Dead-river, e che è un ramo della Kennebec, il colonnello Enos ebbe ordine di mandar indietro gli ammalati e tutti quelli, ai quali, non si potessero somministrar i viveri. Ma egli usando la occasione, se ne ritornò con tutta la sua schiera al campo di Boston. Vedendolo comparire, si commosse l'esercito a grave sdegno contro di lui, siccome quelli, che i proprj compagni avesse abbandonato in un estremo pericolo, e perciocchè la sua diserzione poteva guastar tutto l'esito della impresa. Ma però tratto in giudizio fu assoluto, essendosi conosciuto, che in quei luoghi strani e deserti era impossibile trovar vettovaglie per tutti.
Intanto Arnold colle due prime schiere seguitava il suo cammino, avendo consumato trentadue giorni nello attraversare una spaventevole solitudine, dove nè abitazione, nè volto umano s'incontrò a vedere. Le paludi, le montagne, i precipizj si appresentavano ad ogni passo, e parevano spegnere ogni speranza non che di riuscita, di salute. La morte desideravano più, che temessero. Le fatiche, gli stenti, i disagi erano senza fine. Pure persistevano con incredibile costanza, e la necessità, non che altro, gli sostentava nell'estremo caso. Arrivati in sulle lari, o sia in su quella più alta sommità dei monti, che dividono le acque della Kennebec da quelle della Chaudiere e del fiume San Lorenzo, quel miserabile avanzo di vettovaglie, che si trovavano in pronto, divisero in eguali parti fra tutte le compagnie, e fu detto loro, corressero avanti a cercar ventura, poichè quella era la sola speranza che rimaneva di salvamento. Arnold stesso precedeva tutti gli altri, e stracorreva qua e là per riconoscere i luoghi e cercar vettovaglie. Le compagnie erano ancora a trenta miglia lontane dai luoghi abitati, quando si trovarono, aver logorato insino all'ultimo boccone. Già si disperavano; quando ecco arrivare a precipizio Arnold, che tornava dalla busca, e portava di che soddisfare ai primi bisogni della natura. Si spingevano avanti, e finalmente con incredibile allegrezza discoprirono le fonti della Chaudiere, e pocostante divallatisi vieppiù, incontrarono le prime abitazioni dei Canadesi. Questi si mostrarono ottimamente affetti verso il congresso, e porsero tutti quegli ajuti che potettero. Arnold, che si affrettava, ed era impaziente di côrre il frutto di tante fatiche e di tanti pericoli non volle fermarsi, se non se quanto fu necessario, perchè giugnesse il retroguardo, e si raccogliessero gli smarriti. Quindi mandò fuori un bando del generale Washington scritto nello stesso stile, che quello di Schuyler e di Montgommery. Si esortavano i Canadesi ad entrar nella lega ed a condursi alle bandiere della general libertà; si affermava, che non venivano per rubare o perseguitare, ma per proteggere le proprietà e le persone, e che riputavano trovarsi dentro ad una contrada amica. Stessero adunque; non fuggissero dagli amici loro; fornissero aiuti e viveri, dei quali sarebbero largamente rimeritati. Di nuovo incominciarono a marciare, ed arrivarono il nove di novembre ad un luogo detto Pont-Levì, posto rimpetto a Quebec sulla destra riva del fiume San Lorenzo. Se gli abitatori di Quebec rimanessero stupefatti all'apparizione di queste genti, nissuno il domandi. Non potevano restar capaci, nè come, nè per qual via fossero in quelle spiagge pervenute. La cosa pareva loro non che maravigliosa, miracolosa; e se in quella prima giunta Arnold avesse potuto valicar il fiume e venir sopra Quebec, se ne sarebbe fatto padrone. Ma il colonnello Maclean, avendo avuto avviso per tempo delle cose per mezzo di una lettera, o intrapresa, o consegnata a posta, la quale Arnold, quando stava sulle fonti della Kennebec, aveva fidato ad un Indiano di quelli di San Francesco, perchè la recasse al generale Schuyler, aveva fatto opportunamente ritirar le navi dalla destra alla sinistra riva del fiume. Oltreacciò soffiava a quei dì un vento tanto gagliardo, che non si sarebbe potuto traversare il fiume senza un presentissimo pericolo. Quest'impedimenti preservarono la città. Arnold intanto fu obbligato a soprastare molti giorni, e solo poteva sperare di poter passare di notte tempo; poichè la fregata il Lizard sorta in sull'ancore presso la città, ed altri legni armati più piccoli, guardavano il passo. Ma per lo spazio di molte notti il vento soffiò più forte, che di giorno. I Canadesi avevano Arnold fornito di battelli; e solo aspettava il tempo opportuno per tentar il passo.
In questo mezzo la città di Quebec si trovava in grandissima debolezza, sia perchè essa era in parte sia per la pochezza della guernigione. I negozianti ed abitanti inglesi stavano molto di malavoglia per motivo delle leggi francesi testè introdotte nella provincia, e del poco conto, in cui il governo aveva le petizioni loro tenute. Si querelavano, che tutte le grazie, tutti i favori fossero volti agli abitanti francesi, e che la cura di volersi rendere benevoli questi nemici avesse nella mente dei reggitori fatto disprezzare gli amici; ch'essi Francesi montati in superbia non cessassero di oltraggiare e di soperchiare gl'Inglesi; che nelle brigate andassero questi umili servitori mettendo a bello studio discorsi intorno gli affari di Stato, e, battendo intorno le buche per fargli uscire, a fine di poter andar poscia a rapportar i detti loro a coloro, che avevano il governo in mano. Così, dicevan essi, quella libertà, di cui godono gl'Inglesi nei fatti e detti loro, si trasformava in pruova di poco affetto e di sinistri disegni. Si dolevano eziandio della licenza militare, e finalmente molto alterati si mostravano all'essere stata la città lasciata senza presidio, allorquando le soldatesche erano state mandate contro i ribelli verso il Sorel e Monreale, ed al non essere state in quel frangente ordinate le compagnie delle milizie cittadine. Nè pare, che gran fondamento si dovesse fare sulla fede dei Francesi, i più dei quali erano titubanti, ed alcuni anche avversi. Da un altro canto il presidio era debolissimo, e solo consisteva nelle compagnie dei reali Irlandesi del Maclean, ed in quelle delle milizie, le quali in ultimo per la diligenza del vice-governatore erano state messe in assetto. II Consiglio degli uffiziali delle navi non aveva permesso che le compagnie de' marinari sbarcassero a terra a causa della stagione molto tarda e delle difficoltà della navigazione.
Ma tostochè si videro comparire dall'altra parte del fiume le insegne americane, tutti i cittadini o soldati, o non soldati, o uomini da terra, o da mare, o Francesi, o Inglesi, che si fossero, riuniti dal comune e vicino pericolo, e volendo le ricchezze loro preservare, che non eran poche, bramosamente concorsero alle difese, e fecero con grandissima diligenza, prima che il nemico potesse valicare, tutte quelle provvisioni, ch'erano del caso. Le compagnie delle milizie cittadine furon disposte ai luoghi loro, ed armate. I reali Irlandesi mostrarono un grandissimo ardire, ed i marinari furon posti a terra, i quali essendo pratichi nell'arte del maneggiar le artiglierie, furon posti a ministrare quelle, che difendevano le mura. In mezzo a questi primi pericoli, l'opera del colonnello Maclean riuscì di grandissimo giovamento. Ed in vero ei si portò molto egregiamente per assicurar gli animi, e nel preparar tutte le cose necessarie alla resistenza.
Finalmente essendosi il vento calmato, ed avendo Arnold fatte le provvisioni per passare il fiume, e per dar l'assalto alla città, la notte de' tredici novembre si mise all'ordine per tentar il passo. Imbarcò le sue genti, lasciandone da cencinquanta, perchè fabbricassero scale. Superata la corrente rapidissima dell'acqua, ed evitate non senza gravi difficoltà e pericoli le navi nemiche, sbarcò sull'altra riva poco sopra a quel luogo, dove il generale Wolfe nel 1759, con sì chiaro augurio per la patria sua, e sì funesto per lui, aveva sbarcato. E non potendo egli superare le grotte del fiume per esser quivi molto dirupate, marciò all'ingiù, avvicinandosi a Quebec, e camminando sempre su di quelle, finchè pervenuto a quell'istesso precipizio, per sormontar il quale il generale Wolfe aveva durato tanta fatica, saliva per quello, seguendolo i suoi audaci commilitoni. Arrivato in cima mise in ordinanza la sua piccola schiera sulle alture vicine alle pianure di Abraam. Quivi attese ad incoraggiarla, ed a raccor le compagnie, che erano rimaste indietro dall'altra parte del fiume. Aveva sperato Arnold di sorprendere la città, e d'impadronirsene alla non pensata. Ma gli avvisi dati per la lettera intrapresa, l'essere stato scoperto al Pont-Levì, e l'avere tratto contro un palischermo, che dal porto di Quebec se n'andava verso la fregata, avevano sollevati gli animi, e fatta accorta la città del pericolo ch'ella correva. Perciò si stava dentro a grande guardia. Della quale cosa egli ebbe certezza; poichè avendo mandato oltre le compagnie dei corridori per riconoscere i luoghi, e sopravvedere l'inimico, queste, tornate indietro, riferirono, che le scolte stavano molto avvisate, e che avevano fatta la chiamata. Ciò nonostante il colonnello avventato voleva dar l'assalto. Ma gli altri uffiziali gli contrastarono. Gran parte degli archibusi erano diventati inutili nel lungo viaggio, che i soldati fornito avevano; una sì gran parte delle munizioni si era guasta, che non rimanevano più di sei colpi a ciascuno de' suoi soldati. Artiglierie non n'aveva di sorta alcuna. Ma però, s'egli aveva perduto la speranza di farsi padrone della città per una battaglia di mano, conservava tuttavia quella, che mostrandosi in arme ed in ordinanza sotto le mura di essa, si romoreggiasse dentro, e quindi qualche via si aprisse per entrarvi. Per la qual cosa ei si mostrava spesso sulle alture, e mandò anche due tamburini a far la chiamata. Ma tutto fu invano. Il colonnello Maclean, ch'era, trovandosi tuttora assente Carleton, alla custodia della città, non solo vietò loro l'entrare in essa, ma ancora fe' trarre all'uffiziale che gli accompagnava. Tra queste cose ebbe l'avviso, che i soldati scampati dalla rotta di Monreale scendevano il fiume, e che Maclean voleva saltar fuori dalla Terra. Laonde gli fu forza il ritirarsi, ed andò a pigliar campo ad un luogo chiamato la Punta delle Tremule, a venti miglia distante sopra Quebec, per aspettar Montgommery, il quale doveva arrivare dal Canadà superiore. Mentre marciavano, osservarono la nave, che portava all'ingiù Carleton. Giunti poscia alla punta delle Tremule trovarono, che questi si era fermato poche ore prima in quel luogo. Tanto sono incerti gli avvenimenti della guerra, e da tanto fortunevoli casi dipende spesso la somma delle cose.
Intanto il governatore arrivava a Quebec. Tosto pose opera a far tutte quelle provvisioni di difesa, che la brevità del tempo, e la strettezza delle circostanze permettevano. Mandò fuori della città colle famiglie loro tutti coloro, che ricusarono di pigliar le armi in sua difesa. Il presidio annoverati tutti gli ordini delle genti, sommava in circa a quindici centinaia di combattenti, numero molto inferiore a quello, che sarebbe stato necessario per custodir diligentemente tutte le fortificazioni, ch'erano grandi e moltiplicate. Di essi, appena che alcuni fossero soldati di ordinanza; imperciocchè le compagnie di Maclean eran di nuova leva, ed una compagnia, che si aveva del settimo reggimento, tutte reclute. Il rimanente era un raccozzamento di milizie francesi e inglesi, di alcuni pochi soldati di marina, e di ciurme delle fregate del Re, e delle navi mercantili, che allora invernavano nel porto. Il principale nerbo della guernigione eran costoro, perchè sapevano egregiamente maneggiar le artiglierie.
In questo mezzo Montgommery speditosi dagli affari del Canadà superiore, lasciate le guernigioni nelle Fortezze, ed assicurati gli animi dei Canadesi tutto all'intorno, marciava alla volta di Quebec. La stagione era molto aspra, essendosi nell'entrar di dicembre, le strade difficili, le nevi copiose. Incontrarono però tanti disagi con incredibile costanza. Nel che si deve ammirare la prudenza e la fortezza di Montgommery, siccome pure l'autorità, che aveva presso i suoi soldati. Erano questi una moltitudine raccogliticcia, che, lasciate le civili arti, eransi tutto ad un tratto condotti a guerreggiare in sul campo nella più cruda stagione dell'anno: e quanto sia difficile cosa l'introdurre gli ordini e la subordinazione fra simil sorta di gente, nissuno è, che non sel veda. Al che si deve aggiungere ch'erano, e per gli abiti loro e per le opinioni, molto lontani da quella obbedienza, che tanto è necessaria negli eserciti. Oltreacciò era prossima al suo fine la condotta, e si appresentava alle menti loro la immagine di tornarne tosto ai domestici agi e felicità. In tali angustie si ritrovava il generale americano. Ma il suo nome caro a tutti, la sua eloquenza, lo splendore stesso della sua persona, le sue virtù ed il continuo esempio, ch'ei dava di maravigliosa costanza nel sopportare egualmente, ed anche più degli altri, tutti i disagi della presente condizione, non che confortassero gli animi, ad ogni più ostinata e più ardua impresa gli disponevano. Certo la gita dell'Arnold a traverso le orride solitudini, che il Mena dividono dal Canadà, e quella del Montgommery pel Canadà superiore, e l'aver l'uno e l'altro saputo in mezzo a tanti pericoli mantenere gli ordini e la buona volontà fra quei soldati, che usciti testè dalle case, ed invasati dal desiderio dell'independenza erano stati avvezzi a fare ogni voler loro, sono imprese, che se non superano, uguagliano almeno tutte quelle anche più difficili e fatigabili, che le storie ci hanno intorno i capitani antichi tramandate. E perchè queste fazioni siano state fatte da eserciti di poca levata a comparazion di quelli, che hanno esercitato le guerre nell'altre parti del mondo, non si debbono però scemare a quegli uomini arditi le debite lodi nella memoria dei posteri.
Arrivava Montgommery il primo dicembre alla punta delle Tremule con una banda di soldati, che se ascendevano, non oltrepassavano i trecento. Quivi con mirabile allegrezza Arnold, ed i suoi gli andarono all'incontro, e si accozzarono insieme. Aveva portato abiti da vestire i soldati d'Arnold, che ne stavano in grandissima necessità. Marciarono di conserva l'uno e l'altro all'ingiù, e arrivarono il dì cinque dicembre in vista della città di Quebec. Non eguagliava la forza loro quella del presidio, che assaltare volevano. Mandaron dentro un trombetto a far la chiamata. Il governatore ordinò, se gli tirasse addosso, e non fu lasciato entrare. Con tutto ciò Montgommery trovò modo, avuta da qualcuno di dentro la intesa, di far trapelar un'altra lettera, colla quale dopo di aver magnificate le proprie forze, la debolezza della guernigione, e l'impossibilità della difesa, dimandava una immediata dazione, minacciando l'assalto, e tutte quelle calamità, che alle città prese per forza sogliono far provare i soldati irritati e vittoriosi. Non ne fu nulla; perciocchè il governatore, vecchio e sperimentato capitano, non era uomo da lasciarsi intimorire così di leggieri. Con un esercito tanto debole, e con soldati sì poco avvezzi a mantener gli ordini, e non facendo quei di dentro alcuna vista di voler romoreggiare, non poteva il capitano del congresso avere molta speranza della vittoria. Tuttavia l'abbandonar un'impresa, alla quale si era volto con tanto spirito, gli pareva cosa troppo indegna del nome e valor suo. Senza di che non ignorava, che in su quei primi principj l'infelice fine di una fazione tanto accetta all'universale dei popoli, e sopra la quale avevano fondate tante speranze, avrebbe operato un pernizioso effetto nella comune opinione, e fattigli da animosi e confidenti ch'erano, scorati e disperati. Nè si poteva credere di poter conservare il rimanente della provincia del Canadà, che già si era conquistata, quando restasse tuttavia in poter degl'Inglesi la città capitale. Imperciocchè si sapeva, che la prossima primavera dovevano arrivare grossi rinforzi dalla Inghilterra, i quali ne avrebbero di leggieri cacciate le armi americane. Mancando adunque le armi sufficienti, ma non l'ardire, la sola via che gli restava aperta, quella si era di tribolare con ispessi e furiosi assalti la guernigione per tenerla in continua apprensione, travagliarla ed istancarla. Non era senza speranza, che in mezzo a questi continui affronti si presentasse qualche opportunità di fare una gagliarda impressione. Il che si aveva tanto maggior fondamento di credere, che la guernigione, debole anch'essa, non era a gran pezza abile a custodir convenevolmente le vaste e moltiplici fortificazioni di così gran città. Incominciò pertanto con cinque piccole bombarde a gettar bombe, e credeva con questo mezzo di far nascer dentro qualche moto. Ma tanta fu la prudenza e la vigilanza del governatore, tanto il coraggio, l'industria e la perseveranza degli uffiziali e soldati, e particolarmente dei marinari, i quali in quest'assedio prestarono un'opera molto eccellente, che non ne seguì alcun notabile effetto.
Pochi giorni dopo Montgommery piantò una batteria di sei cannoni e di un obice, distante settecento braccia dalle mura. Posavano queste artiglierie non sulla terra, ma su mucchi di neve e di acqua, che il rigor del cielo aveva congelato. Ma le artiglierie, essendo minute, facevan poca passata, e poco frutto se ne poteva aspettare. Intanto la neve, che cadeva continuamente a grosse falde, ingombrava la terra, ed il verno era diventato sì aspro, che non era possibile all'umana natura il poterlo sopportare alla campagna. I disagi, ch'ebbero i provinciali a sopportare sì per la crudezza del clima, che pel piccolo numero loro, sono piuttosto incredibili, che maravigliosi. Solo l'affezione, la quale portavano grandissima alla causa loro, e la fede, che fermissima avevano nel capitano, erano capaci a fargli star forti a sì dura pruova. Si aggiunse, che il vajuolo incominciava ad andar serpeggiando pel campo; il che dava un grandissimo terrore ai soldati. Si ordinò pertanto, che gl'infetti portassero un sorcolo di cicuta sui cappelli, perchè gli altri gli potessero riconoscere e starne chiari. Ma la costanza degli animi umani si cambia in disperazione, quando non si vede fine ai mali. Il che era tanto più da temersi nei provinciali, ch'era arrivato il termine della condotta, ed in tutti colla facoltà nasceva anche il desiderio di ritornarsene alle case loro. Montgommery si persuadeva, che senza un grande e prossimo sforzo non si sarebbe potuto soddisfare all'aspettazione universale, e la sua propria gloria ne sarebbe stata oscurata. In questa condizion di cose l'ardire doveva prudenza riputarsi, e si doveva meglio desiderare di lasciar la vita in un onorato fatto, che di ostinarsi con vergogna, la quale avrebbe recato gran danno all'armi americane.
Determinatosi adunque l'Americano a voler tentar l'assalto, convocato il Consiglio di guerra, aperse loro, qual fosse il suo pensiero, e dimostrò con accomodate parole, che, se l'impresa era difficile, non era però impossibile, dando probabile speranza, che col valore e colla prudenza, si sarebbero tutte le difficoltà superate. Tutti assentirono. Solo nicchiarono alcune compagnie d'Arnold per alcuni disgusti avuti col comandante. Ma essendosi alzato a favellare il capitano Morgan, uomo di gran valore, si lasciaron persuadere, e tutti unitamente concorsero nel voler la fazione. Aveva il generale già concetto nell'animo suo tutto l'ordine dell'impresa, e fatte le necessarie provvisioni per mandarla ad effetto. Intendeva di assaltare ad un tratto le due parti alta e bassa della città. Ma avutosi notizia, che un disertore ne aveva dato avviso al governatore, si risolvette a dividere il suo esercito in quattro schiere, delle quali due composte in gran parte di Canadesi sotto i comandi dei maggiori Livingston e Brown dovevano tener a bada il nemico con due assalti simulati contro la Terra superiore verso San Giovanni ed il capo Diamante. Le altre due, una guidata dal Montgommery in persona, e l'altra dall'Arnold dovevano nel medesimo tempo assalire dalle due opposte parti la Terra inferiore. Si sapeva bene, che, conquistata questa, rimanevano ancora a superarsi molte difficoltà per entrare nella superiore; ma speravasi, che gli abitatori, veduta cadere in mano dei vincitori la miglior parte delle ricchezze loro, avrebbero indotto il governatore a venirne ai patti.
L'ultimo dì dell'anno 1775 tra le quattro e le cinque della mattina, in mezzo ad un gran nevazìo si movevano con maraviglioso ordine le quattro schiere, ciascuna verso il luogo destinato. È voce, che il capitano Frazer degl'Irlandesi fuorusciti, facendo la ronda, abbia veduto i razzi, che avevano gli Americani mandati per segnale, e che tosto senz'aspettar altri ordini abbia fatto dar nei tamburi, e chiamata la guernigione all'armi. Le schiere di Livingston e di Brown impedite dalla neve, e da altri ostacoli non arrivaron in tempo a dar l'assalto dal canto loro. Ma Montgommery, guidando la sua, composta massimamente di Jorchesi, si faceva avanti sulla sponda del fiume, camminando per la via denominata l'ansa di mare sotto il capo Diamante. Quivi s'incontrava una prima barriera al luogo chiamato Potassa, la quale era difesa da una batteria di pochi cannoni; ed a dugento passi in fronte di questa stava piantato un Fortino con una guardia. I soldati di questa, la più parte canadesi, vedendo venir alla volta loro il nemico, presi dalla paura, se ne fuggivano, gettando via le armi. La batteria stessa fu abbandonata. E se avesse potuto l'Americano spingersi avanti tosto, se ne sarebbe senza dubbio insignorito. Ma girando egli il capo Diamante, le falde del quale sono bagnate dall'acque del fiume, massi enormi di neve gl'impedivano il cammino. Colle proprie mani s'ingegnava di aprir la via. Gli Americani seguivano alla sfilata. Era obbligato ad aspettargli. In fine avendone raccolto il novero di dugento, i quali incorava colla voce e coll'esempio, si mosse animosamente e velocemente alla volta della barriera. Ma in questo mentre uno, o due bombardieri fra gli assediati, avendo veduto sostare il nemico, riavutisi dalla paura, erano alla batteria ritornati, e dato di mano alla corda accesa, che stava di presso, dier fuoco ai cannoni, ch'erano carichi a scaglia, essendone soltanto i provinciali distanti a quaranta passi. Questo unico e fortunevole sparo spense ad un tratto le speranze, che si avevano gli Americani concette. Montgommery ed i capitani Macpherson, e Cheesman, ambidue giovani di grandissima aspettazione, e cari al generale, restarono miserabilmente morti sul campo.
Si sgomentarono i soldati alla morte del generale, ed il colonnello Campbell, al quale era rimasta la suprema autorità in questa parte, non era uomo da volere, e da poter eseguire una sì pericolosa impresa. Perciò diedero a furia indietro, sicchè quella parte della guernigione, che contro di essi doveva combattere, ebbe comodità di correre in ajuto di quella, che combatteva contro Arnold.
Si era mosso questi guidando egli stesso la banda dei fanti perduti all'assalto, camminando per la contrada di San Rocco verso il luogo detto il Saut au Matelot. Seguitava il capitano Lamb con una compagnia di bombardieri, ed una bocca da fuoco. Veniva dopo la battaglia preceduta dai corridori del Morgan. In capo alla contrada avevano gli assediati piantato una batteria, la quale difendeva una barriera. La via, che dovevan tener gli Arnoldesi, era così ristretta dai mucchi di neve e dalle opere degli assediati, che le artiglierie, caricate a scaglia la strisciavano tutta. Procedeva intanto rapidissimamente Arnold, essendo molto noiato sul fianco dai tiri de' nemici, che traevano dalle mura. Quivi fu ferito in una gamba da una palla d'archibuso in modo, che ne fu offeso l'osso molto sconciamente. In tale stato con incredibile suo dispiacere fu da' suoi trasportato all'ospedale. Ma Morgan, uomo di natura molto terribile, preso il capitanato delle genti, e precipitatosi alla testa delle due compagnie faceva ogni sforzo per occupar la batteria. Le artiglierie nemiche traevano a schegge, ma con poco effetto. I suoi feritori destrissimi, come erano, ferivano per le cannoniere molti de' soldati inglesi. Applicate le scale allo stecconato saltavan dentro; gli assediati impauriti abbandonavano la batteria, che venne in poter degli assalitori. Morgan colla sua compagnia, ed alcuni altri de' più arditi, i quali dalla battaglia eran venuti correndo all'antiguardo, fecero molti prigionieri inglesi e canadesi. Ma le cose intanto diventavan molto pericolose per Morgan. La battaglia non lo aveva seguitato; ei non aveva guida, e non conosceva la città; non aveva artiglierie; la notte era molto scura. Determinava di fermarsi. Quivi i provinciali incominciavano a pensar ai casi loro. Il calore concetto pel passato fatto negli animi e nei corpi loro cominciava a raffreddarsi. L'ignoranza, in cui erano del destino dell'altre schiere, l'oscurità della notte, la neve che veniva giù a fiocca a fiocca, l'udire tratto tratto gli scoppj, e veder il lume delle armi nemiche alle spalle loro, e l'incertezza dell'avvenire ingombravano quegli animi, tuttochè feroci e rischievoli, d'insolito terrore. Solo Morgan non si ristava. Ordinava, stessero. Gli confortava a sperar bene. Correva intanto alla superata barriera per far inoltrare quei ch'erano rimasti indietro. Giungevano il luogotenente colonnello Green, ed i maggiori Biggelow, e Meigs colle compagnie loro. L'alba incominciava a spuntare, quando Morgan con voce terribile richiamava i suoi alla battaglia. Gli guidava a furia contro una seconda batteria, che sapeva esser lontana pochi passi, quantunque nascosta dietro una svolta della contrada. Girando il canto s'incontravano in una schiera de' nemici, che guidati dal capitano Anderson uscivano in quel punto dalla batteria. Fecer questi la chiamata agli assalitori. Morgan infuriato tirò di un'archibusata, per la quale Anderson, ferito nella testa, rimase morto. Gli assediati si ritirarono dentro, serrando il rastrello. Succedeva un ferocissimo assalto, nel quale molti morirono da ambe la parti, ma più dei provinciali per esser feriti ne' fianchi dalle finestre, e dagli sportelli delle case. Tuttavia alcuni de' più audaci, accostate le scale al palancato, facevan sembianza di volervi saltar dentro. Ma vedutovi due fila di soldati in ordinanza colle bajonette incannate pronti a ributtargli, non si attentarono. Noiati ora da ogni parte dai frequenti tiri, cercaron i provinciali rifugio qua e là per le case. Morgan rimase pressochè solo vicino la barriera. Invano chiamava egli i suoi, e s'ingegnava d'incoraggiargli. La stanchezza e la vista minaccevole del nemico avevan fiaccati gli animi, perfino dei più coraggiosi. Le armi loro stesse non servivano più all'uopo, essendo bagnate e guaste dalla tempesta, che tuttavia infuriava. Perciò, già disperate le cose, cercando d'uscire dalle mani dei nemici fe' suonar a raccolta. Ma i soldati, i quali si eran rifuggiti nelle case, non ardivano pel timore delle palle nemiche, che tuttavia fioccavano, saltar fuori nella contrada, per andar a girar il canto della medesima, dove sarebbero stati fuori di pericolo, ed avrebbero potuto ritrarsi sicuramente alla prima barriera. La sofferta strage, la furia del temporale, l'assiderazione prodotta dal freddo gli avevano fatti avvilire. In questo frattempo una banda di assediati con due pezzi d'artiglieria saltavan fuori dalla porta del palazzo; ed essendosi il capitano Dearborne, il quale colla sua compagnia di provinciali stava alle riscosse vicino a quella porta, arreso prigioniero, s'insignorirono di tutta quella parte della città, sicchè i soldati del Morgan restarono attorniati da ogni lato. Ei proponeva d'aprirsi coll'armi la via alla ritirata. Ma gli altri, sperando forse, che l'assalto dato dall'altra parte avesse avuto felice fine, e che Montgommery potesse cooperar con essi loro, non acconsentivano. Si risolvettero a rimanere, e a difendersi. Ma in ultimo accortisi per la moltitudine dei nemici, che ad ogni momento s'ingrossavano, di quello ch'era, cedettero al destino, e poste giù le armi, si diedero in balìa dei vincitori. Cotal fine ebbe l'assalto dato alla città di Quebec dagli Americani in mezzo alla stagione più rigida dell'anno, il quale, quantunque forse a prima giunta possa temerario parere a taluno, si vide però nel progresso, che non era affatto impossibile a dover riuscire. Imperciocchè certa cosa è, che, se Montgommery non restava morto nel primo affronto, ei si sarebbe fatto padrone dal canto suo della barriera, la quale, essendo stata la batteria abbandonata, e solo al momento della sua morte ministrata da pochi, non aveva difesa alcuna. La qual cosa giunta ai progressi, che dall'altra parte aveva fatto Arnold, e dopo lui Morgan, sarebbe stata cagione, che tutta la bassa città sarebbe venuta in poter degli Americani. Ma quale opinione si debba tenere di questo, se essi restarono privi del frutto della vittoria, non potrà certo questo loro egregio fatto mancare di vera laude. Il governatore, deposto colla vittoria ogni sdegno, trattò i prigioneri molto umanamente. Fece anche con onorate esequie all'uso di guerra sotterrare il generale americano.
La perdita di Montgommery fu molto, ed assai meritamente lamentata da' suoi. Nato egli da una famiglia molto chiara in Irlanda, aveva a buon'ora intrapresa la carriera dell'armi, e con molta lode combattuto nella ultima guerra tra la Gran-Brettagna e la Francia. Avendo pigliato a donna un'Americana, ed acquistato una terra nella Nuova-Jork, era tenuto, e tenevasi egli stesso Americano. Amava molto la gloria, ma più la libertà. Non gli mancò nè l'ingegno, nè la virtù, nè l'occasione; ma il tempo e la fortuna. E per quanto si può dalle preterite azioni dell'uomo argomentar alle future, se la morte nol toglieva a' suoi ed alla patria nella sua ancor verde età, avrebbe qualche singolare esempio lasciato di ottimo guerriero, e di amorevole cittadino. Fu amato dai buoni, temuto dai tristi, onorato dai nemici. Ebbe graziosissimo aspetto. Fu bello di corpo, e d'animo puro. Lasciò in questa vita la sua amatissima ed amantissima donna, con alcuni figliuoli ancor fanciulli, miserabile ad un tempo, e mirabile spettacolo alla patria loro, la quale per gratitudine verso il morto padre con ogni maniera d'amorevolezza e di riverenza gli proseguì. Così morì quest'uomo, non solo con infinita lode de' suoi, ma senza biasimo ancora, cosa maravigliosa, e quasi inudita, dei parziali stessi della contraria parte.
Carleton riportò una lode di prudente ed animoso capitano per aver mantenuta in sì grave frangente l'unione e l'ordine in una guernigione di soldati raunaticci, perancora non usi all'armi, e per aver con questa ributtato un feroce assalto dato da una gente infatuata e quasi disperata. E se sostenne fortemente la battaglia, non usò meno generosamente la vittoria.
Arnold, il quale dopo la morte di Montgommery aveva pigliato il governo delle genti, non tenendosi più sicuro vicino alla città, allargò il campo, pensando ormai ad ottenerla più per via d'assedio, che d'espugnazione. Perciò si ritrasse a tre miglia distante, dove affortificatosi il meglio che potette per la stagione, la carestia di ogni cosa, e la brevità del tempo, attendeva, quantunque molto impedito dalla sua ferita, a correre la contrada, e ad intraprendere le vettovaglie, che si conducevano alla città. Da un'altra parte Carleton contento alla presente sicurezza, ed alla vicina speranza dei soccorsi, non volle più, con tentar di nuovo la fortuna, mettere a ripentaglio l'acquistata gloria, la fortuna della provincia, e quella forse di tutta la guerra. Perciò se ne stette quietamente nella città, aspettando, e la stagione propizia e gli ajuti dall'Inghilterra. Con questa fazione si terminò in America l'anno 1775 per lasciar luogo al seguente, non meno di questo pieno di gloriose pruove e di memorabili avvenimenti.