Io non so quello che taluno sarà per dire, leggendo queste storie, considerando, che mentre i popoli in tutte le colonie correvano all'armi, pervertivano o annullavano le leggi pubbliche, ed ogni sorta di dimostrazione ostile facevano contro l'autorità del Re, i governatori, i quali questo rappresentavano, si stessero, per così dire, colle mani alla cintola, e nissuna di quelle determinazioni pigliassero, che fossero atte a ristorare l'antica obbedienza e divozione. Se qualcuno avesse preso maraviglia, che nessuno dei governatori abbia fatto sforzi eguali alla gravità delle circostanze, ci ponga mente, che in nissuna provincia si avevano in pronto eserciti stanziali per costringere gli abitatori alla obbedienza. La sola forza, alla quale solevano i governatori ricorrere per mantenere la pubblica quiete e far eseguir le leggi, eran le bande paesane, le quali essendo parte del popolo sollevato, ed alle voglie di questo del tutto favorevoli, nissuna forza rimaneva per proteggere efficacemente l'autorità loro. Non era quivi il caso, che si osserva ne' regni europei, nei quali una milizia, che non è più parte del popolo, ma sibbene questo signoreggia, e, perpetuamente armata essendo, è sempre apparecchiata a mandar ad effetto le leggi ed i comandamenti del principe. Per lo contrario nelle colonie inglesi la milizia non era altra, ma sì la stessa col popolo, e, mancata questa, mancava di necessità ogni nervo del governo. Tuttavia i governatori si adoperarono più o meno efficacemente, secondo la natura e circostanze loro, nel voler mantenere l'autorità del Re; dal che ne nacquero memorabili effetti, siccome in appresso si vedrà, e l'estinzion totale del governo regio.

Abbiamo già notato i disgusti che correvano tra lord Dunmore e l'assemblea, e generalmente tutti i popoli della provincia di Virginia. Nuovi umori si mossero, tostochè arrivarono dall'Inghilterra le novelle della provvisione d'accordo del lord North, e si può dire, che un mezzo, che portava in titolo la pace e la concordia, sia stato la cagione, non solo di discordia, ma di aperta guerra. Il governatore pose innanzi gli occhi dell'assemblea, che fu a quest'uopo convocata, la provvisione, dicendo molte cose della bontà del Parlamento. Ei si lasciò anche intendere, che il frutto della condiscendenza loro sarebbe stato l'annullazione delle lamentate leggi. Ma le dolci parole poco profittavano negli animi esacerbati e nelle menti insospettite dei Virginiani. L'assemblea, che voleva la gara, in vece di entrare nella disquisizione della proposta, venne tosto in sulla querela del magazzino, e voleva che si ristorasse. Ma non potendo ciò fare senza il consenso del governatore, mandarongli dicendo, fosse contento, vi potessero entrare. Qui nacquero le altercazioni, e mentre tra il sì ed il no si tenzonava, ecco che il popolo a calca vi fè impeto dentro, e ne portò via le armi. Ma se prima erano alterati, ora, veduto lo stato in cui si trovava, entrarono in grandissimo furore; la polvere guasta; i focili tolti dagli archibusi; ogni cosa mancante, artiglierie piantate, ed effetti predati nell'ultime turbolenze.

Il governatore, veduta la mala parata, si ritirò colla sua donna ed i figliuoli a bordo di una nave da guerra, ch'era sorta in sull'ancore presso Jork-Town nella riviera di questo nome. Prima di partire lasciò un messaggio indiritto all'assemblea, col quale dopo di aver narrato, che in rispetto al pericolo, ch'egli e la sua famiglia correvano per causa della infuriata moltitudine, aveva cosa prudente stimato di ritrarsi ad un luogo di sicurezza; annunziava, ch'ei desiderava, continuassero le bisogne loro; che dal canto suo avrebbe continuato ad esercitare l'uffizio; e mandassero, secondo che mestiero ne sarebbe, alcuni dei membri loro a conferir con lui a bordo della nave sugli affari che correvano.

Rispose l'assemblea, che non potevano recarsi a credere, che alcuno vi fosse in mezzo ai Virginiani d'animo così scellerato, che fosse capace di trascorrere all'eccesso, del quale il governatore apprendeva. Si lamentavano, ch'ei non gli avesse fatti consapevoli dei suoi timori prima di abbandonar la sede del governo; che avrebbero volonterosamente tutti quei partiti abbracciati, ch'egli stesso avesse saputo proporre per la sicurezza sua e della sua famiglia; che in quel luogo così sconcio non era possibile di seguir il corso degli affari con quella convenevolezza e celerità, che richiedevano. Lo pregavano perciò, ritornasse, soddisfacesse all'impazienza dei popoli, e gli disponesse con questa pruova di confidenza alla quiete ed alla concordia.

Il governatore rescrisse molto acerbamente, perchè questi moti popolari troppo più, che non si conveniva, gli perturbavano l'animo. Ritornò però in fine sulla provvision dell'accordo, conchiudendo, che sarebbesi recato a felicità sua, se avesse potuto esser l'istrumento della concordia tra le disgiunte parti dell'impero britannico.

La mansuetudine del fine non era valevole a mitigare l'acerbità concetta negli animi per le male parole del principio della lettera. E se questa fu aspra, nissun dubiti, che la risposta dell'assemblea non lo sia stata molto più. In rispetto poi alla provvisione d'accordo risposero, ch'essa era vana ed insidiosa. Conchiusero, che cambiava bene il modo dell'oppressione, ma non la levava; perciò non la volevano accettare.

Stando in tal tempera gli animi da ambe le parti, le altercazioni eran senza fine. Finalmente avendo l'assemblea fatte le provvisioni, mandò dicendo al governatore, fosse contento di venire nella città di Williamsburgo per dar la ferma alle medesime. Rispose Dunmore, che non voleva la sua persona arrisicare in mezzo ad un popolo impazzato, mandassergli le provvisioni; le avrebbe esaminate. Venisse anche l'assemblea per fermar gli atti che avesse approvati. Qui fu fatto fine ad ogni pubblica corrispondenza tra il governatore e la colonia di Virginia. Se il governatore non voleva fidar sè stesso ai Virginiani, questi non vollero di vantaggio fidarsi in lui. Senza di che pareva anche una strana cosa, che in mezzo a tanti sospetti gli uomini principali di tutta una provincia andassero a mettersi a bordo di una nave da guerra affatto in balìa di una persona, che credevano avversa, e che avrebbe in tal modo potuto ritenergli, come statichi a' suoi ulteriori disegni.

Ricevuta questa risposta l'assemblea vinse un partito, col quale dichiarò, che si avevano sospetti, che qualche sinistro disegno si tramasse contro il popolo di quella colonia. Perciò si avvertivano gli abitatori di star avvisati e pronti a difendere le proprietà e gl'inestimabili diritti loro. Fatte poscia protestazioni di lealtà al Re, e di amore verso l'antica patria si risolvettero, aggiornandosi al mese di ottobre. Così verso la metà di luglio cessò affatto il governo reale in Virginia, dopo ch'esso aveva bastato per ben dugento anni con universale soddisfazione dei popoli, e felicità di tutti.

Ma soprastava grave travaglio e pericolo alla provincia. Si temevano sulle coste e sulle rive dei grossi e numerosi fiumi, che la bagnano, le correrie del nemico, che tanto prevaleva per le forze di mare. Nè si stava senza sospetto sugli schiavi, che in essa erano numerosissimi, e che Dunmore aveva dato intenzione di voler far rivoltare contro i padroni. Questa generazione d'uomini crudele, e crudelmente trattata, se si fosse congiunta con alcuni leali in quei primi momenti, in cui il governo virginiano era tuttavia così tenero, avrebbe potuto operare i più perniziosi effetti, e forse lo sterminio totale della provincia. Per la qual cosa fecero i Virginiani un convento, nel quale presero grandissima confidenza. Procedettero senza soprastamento alcuno ad assoldar genti, a procacciar munizioni, a far provvisioni di pecunia, ed a tutti quei partiti pigliare, che credettero poter partorire qualche benefizio alle cose loro.

Escluso in tal modo Dunmore o per propria caparbietà, o dalla necessità delle cose dal proprio governo, non volle per altro, essendo egli uomo pratico nell'arte della guerra, abbandonar la speranza di ricuperar l'autorità; al qual tentativo l'invitavano oltre l'animo suo tenace e capace di ogni più grande disegno, anche il desiderio, che aveva grandissimo, di far qualche rilevata pruova in servigio del suo Re, e l'opinione, in cui egli era, che sarebbe nato qualche gran moto infra gli schiavi. Credeva eziandio, che fosse grande il numero dei leali, i quali non avrebbero, come ei riputava, mancato di romoreggiare, quando si fosse rappresentato con forti e numerose navi sulle coste, e per fino nel cuore stesso della provincia. La quale speranza, se non era affatto vana, non aveva però in sè certezza alcuna; ed il motto volgare, che dice, che chi vive nella speranza muore a stento, in nissun caso più pienamente si è verificato, che in questo. Ma questo sperare nelle Sette e divisioni intestine dei popoli sollevati è stato un errore comune in tutti i tempi, ed a tutti i capitani. In fatto però vennero a congiungersi col governatore tutti coloro, che venuti essendo in voce di popolo non potevan più rimanere sicuramente nella provincia, ed un certo numero di schiavi, gente tutta di mal affare. Con questi, e colle fregate da guerra, che là stanziavano, aveva in animo di poter fare qualche impressione di momento nei vicini luoghi. Ei non omise nemmeno nissuna diligenza per accrescere il suo navilio, per poter raccor più gente, e maggiormente alla terra avvicinarsi. Nel che avendo ottenuto il suo intento, poichè già aveva in pronto oltre le fregate un gran numero di navi minute, si mise all'opera, mostrandosi ora in questa parte, ora in quella. Ma di per sè non era abile a produrre qualche considerabil effetto. Sperava bensì, che il popolo avrebbe fortuneggiato, e pigliate le armi in favore del Re. Ma questa speranza fu vana. Allora stretto dalla necessità incominciò le ostilità, le quali riuscirono piuttosto una ladronaia, che una buona e giusta guerra. Cosa in vero brutta, che il governatore corresse con ogni sforzo ai danni della sua provincia, e fosse costretto ad accattar colla forza i viveri, dei quali abbisognava. E che dall'altro canto coloro, che testè, e per lungo tempo, obbedito avevano ai comandamenti suoi, s'ingegnassero diligentemente a ributtarlo. Abbenchè i Virginiani affermavano, ch'era loro data onesta cagione di così far dal governatore; poichè le soldatesche regie non solo la conservazione di sè, ma di più la distruzione del paese avevano in mira. Si lamentavano, che rapissero le persone a loro moleste, ed in sulle navi le confinassero; che guastassero le piantagioni, incendiassero le case, rubassero i Neri; nella quale devastazione seguirono molte ferite e morti. I Virginiani fecero marciar verso i fiumi e le coste alcune bande di fresco assoldate dal convento provinciale. Ne seguiva una guerra altrettanto crudele, quanto era inutile, ed a niun altro fine tendeva, che a vieppiù accendere ed inasprire gli animi da una parte e dall'altra.

Il governatore inserpentito incendiò la Terra di Hampton, situata sul porto di questo nome. Avrebbe voluto pigliar ivi le stanze, e farvi un capo grosso. Ma i Virginiani, sopravvenuti a calca, il rincacciarono.

Lord Dunmore pubblicò la legge marziale, per la quale ogni ordine civile doveva cessar nella provincia; si esortarono i leali a ripararsi alle insegne del Re, a ritener presso di loro i censi dovuti alla Corona ed altre tasse, finchè la pace fosse ristorata. Si dichiararono inoltre i servitori appartenenti ai ribelli, Neri o Bianchi che si fossero, del tutto liberi, purchè, pigliate le armi, andassero ad unirsi alle soldatesche reali.

Questo bando, e massimamente la dichiarazione di liberar gli schiavi, che dimostrarono, Dunmore fosse un uomo poco prudente e poco temperato nell'animo, non produssero quegli effetti, ch'egli aveva sperato. Fu essa generalmente e nelle colonie, e in tutti gli altri paesi biasimata, siccome quella, che tendesse a turbar fin in fondo la società, a distruggere la domestica securità, ad ingenerare mortalissimi sospetti, e ad eccitare una gente, già di per sè stessa crudele, all'ire ed al sangue. In fatti poi questo partito del governatore riuscì non che vano, dannoso. Irritò molti, e non sottomise nessuno.

Tuttavia essendo il governatore venuto a terra, prese i suoi alloggiamenti a Norfolk, Terra molto grossa posta sulle rive del fiume Elisabet, nella quale, e nelle vicinanze abbondavano i leali. Quivi concorsero a lui alcune centinaia di questi, e di Neri, dimodochè diventò in quella parte superiore ai nemici. Alcune milizie provinciali, le quali avevano fatto le viste di opporsi, furon di leggieri sconfitte. Già si aveva concetta nell'animo la speranza di esser in grado di ricuperare la provincia, ed alla divozione del Re tutta ritornarla.

Queste cose, come origine di più importanti moti, e seme di più gran guerra furono gravemente sentite dai reggitori dello Stato di Virginia; onde deliberarono di porvi un pronto rimedio. Mandarono con ogni maggior diligenza alla volta di Norfolk un reggimento di soldati d'ordinanza, ed una mano di minuti uomini sotto i comandi del colonnello Woodford. Avuto il governatore intenzione di questi rinforzi, occupò molto prudentemente un forte luogo sulla sponda settentrionale della riviera Elisabetta, chiamato Great-Bridge, o sia Gran Ponte, distante a poche miglia da Norfolk. Questo dovevano traversare i provinciali, se volevano arrivare alla Terra. Quivi construsse tosto un puntone dalla parte di Norfolk, che affortificò il meglio che seppe e potè per la brevità del tempo, e lo fornì copiosamente d'artiglierie. Il puntone era da ogni parte attorniato d'acque e da paludi, e solo vi si aveva il passo per un dicco, o sia argine molto lungo. Le forze del governatore non erano di gran momento. Aveva da due centinaia di stanziali, ed una banda di volontarj norfolchesi. Il resto era, tra gentame di Bianchi, e servidorame di Neri racimolati in fretta, una moltitudine disordinata. I Virginiani pigliarono gli alloggiamenti a fronte degl'Inglesi in un piccolo villaggio a gittata di cannone. Avevano avanti di sè il dicco molto stretto, l'estremità del quale affortificarono anch'essi con un puntone. In questo stato stettero molti dì l'una parte e l'altra senza far moto alcuno. Finalmente accortosi Dunmore, che l'indugio era pregiudiziale a lui ed utile agli Americani, ai quali abbondavano le vettovaglie, e che s'ingrossavano ogni giorno, essendo egli stesso d'animo grande, ed avendo forse a vile i soldati del nemico, deliberò di dar la batteria. Sperava in questo modo di potersi aprir la via nelle viscere della provincia. Adunque la mattina dei 9 dicembre prima del dì ordinò a Fordyce, capitano di una compagnia di granatieri, andasse all'assalto. Marciarono baldanzosamente contro il puntone degli Americani. Fordyce guidava l'antiguardo; il luogotenente Baturst i fanti perduti. Il capitano Leslie veniva dopo con una schiera di trecento tra Neri e Bianchi, e dugento stanziali. Si risentì tosto il campo americano, e si apparecchiò alle difese. Il combattimento durò lunga pezza con un'ostinazione incredibile. Finalmente, morto Fordyce, che meritò in questo fatto le lodi di animosissimo soldato, a pochi passi del puntone, e molti de' suoi, le genti britanniche si ritirarono al ponte. Gli Americani non gli seguitarono, impediti dall'artiglieria del Forte. I Neri fecero cattivissima pruova, e si salvarono con la fuga. Trattarono gli Americani dolcemente gl'Inglesi venuti in mano loro, duramente i leali. Fu questo fatto, dal canto di Dunmore, più di temerario capitano, che di animoso soldato.

Il governatore, perduta ogni speranza di far frutto in questa parte, abbandonato il Gran Ponte, si ritirò a Norfolk, lasciando in poter dei nemici alcune bocche da fuoco. E non credendosi sicuro in questa Terra e nella vicinanze, deliberò di montar di nuovo sulle navi, il numero delle quali si era molto accresciuto per l'aggiunta di quelle, che si erano trovate nel porto di Norfolk. Il che gli venne fatto in un gran bisogno; poichè molti fra i leali, abbandonato il paese, cercarono rifugio sull'armata, portando seco gli arredi e suppellettili più preziose. I provinciali occuparono Norfolk, il quale quasi deserto trovarono, avendo i più sgombrato alle navi del governatore.

Mentre in tal modo si travagliava sulle coste della Virginia, covava un disegno di grand'importanza, e questo era di levare in armi gli abitatori delle parti diretane delle colonie, ma particolarmente della Virginia e delle due Caroline, i quali si sapeva essere bene affetti verso la causa reale. Si sperava ancora, che gl'Indiani si sarebbero accozzati, e non solamente avrebbero molestato alla coda i provinciali; ma inoltre crescendo di numero e di forze, pervenuti sarebbero a traversare le province, e congiungersi sulle coste col lord Dunmore. Fu creduto istrumento opportuno a questo disegno un Giovanni Conelli, nato nella contea di Lancastro in Pensilvania, uomo arrisicato ed audace molto, il quale, trovatosi con Dunmore, aveva da lui ricevuto favorevoli condizioni, ed un mandato amplissimo per poter mettere ad esecuzione il carico, che gli era stato dato. Adunque questo Conelli, lasciato Dunmore, andò a tentare gli animi degl'Indiani dell'Ojo e quelli dei leali sui confini delle colonie. Avendo in ciò fatto grandissimo frutto, se ne ritornava al governatore. Si era appuntato, che le guernigioni vicine, e principalmente quelle del Detroit, e del Forte Gage fra gl'Illinesi gli prestassero assistenza, e si sperava altresì, che gli uffiziali delle guarnigioni del Canadà lo avrebbero secondato. S'intendeva, che tostochè le genti sue fossero in pronto, dovesser far capo grosso a Pittsburgo, e quindi, valicate le montagne Allegany, correre la Virginia, e, traversatala, andarsi a congiungere con Dunmore nella città di Alessandria, posta sulle rive del fiume Potamack. La fortuna si era favorevole dimostrata a questi primi principj. Era già Conelli andato parecchie volte sano e salvo da un luogo all'altro, e tenute le sue pratiche cogl'Indiani e coi leali molto segrete. Già si andava avvicinando a Detroit sulle estreme frontiere della Marilandia presso il borgo di Tamar, seco stesso rallegrandosi di essere oramai uscito da tutti i pericoli. Ma in questo luogo fu conosciuto, carcerato, e le scritture che portava, pubblicate per ordine del congresso. Così questa segreta trama che Dunmore, mancando di armi vive, aveva ordito, riuscì come parecchie altre di niun effetto. Solo s'inasprirono vieppiù gli animi dei coloni, e la sua autorità andò soggetta a maggior diminuzione.

In questo mentre si preparava contro Norfolk un evento lagrimevole. Quantunque molti fra i leali di Norfolk e del contado vicino avessero cercato asilo sull'armata del governatore, molti però erano rimasti, o sia, che non fosse bastato loro l'animo di lasciar le proprie terre, o sia, che temessero i disagi del mare e della fame, o sia pure, che sperassero di trovare più mansuetudine nei concittadini loro, i quali facevano professione della libertà, ch'essi stessi non avevano fatto provare a questi, quando erano stati superiori in quel tratto di contrada. Certo è, che i libertini diventati superiori essi, gli aspreggiarono fieramente, e sopra di loro tutte quelle più gravi nimicizie esercitarono, che tanto sono frequenti nelle guerre civili tra gli uomini di diverse Sette. Il governatore arrabbiato, e commosso alle miserabili grida dei leali, se ne volle vendicare. Questo mal talento si accresceva ogni giorno a motivo delle avvisaglie, che seguivano frequentemente tra le due parti, sforzandosi i provinciali d'in sulla spiaggia d'impedire, che i reali non isbarcassero per andare alla busca nel paese, e questi per lo contrario brigando in ogni maniera di furar vettovaglie ad ogni tratto. Per la moltitudine delle bocche erano stremi di ogni cosa, e non avevano più di nissun ben vivente. Finalmente essendo arrivata dall'Inghilterra nella cala di Norfolk una nave da guerra, Dunmore mandò a terra un tamburino, intimando ai provinciali, somministrassero i viveri, e cessassero il trarre; altrimenti avrebbe fulminata la Terra. I provinciali risposero del no. Il governatore deliberò di cacciargli colle artiglierie, e di ardere le case che stavano in sulla riviera. La mattina mandò a dar notizia della presa risoluzione, acciocchè le donne, i fanciulli e tutte le bocche innocenti potessero ritirarsi in salvo. Il primo di gennajo la fregata il Liverpool, due corvette ed il giunco armato del governatore traevano furiosamente contro la città, e nel medesimo tempo alcuni uomini delle ciurme sbarcavano e mettevano fuoco alle case. Tosto le fiamme si apprendevano, l'incendio si propagava. Tutta la Terra fu consumata. Arse anche tutto il paese all'intorno per opera dei provinciali stessi, perchè volevano levare al nemico qualunque comodità, e tor quel nido alle genti del Re. Tali sono gli effetti dell'ire civili, tali i risultamenti delle umane discordie. Ma l'uomo è troppo spesso o ambizioso, o ingannato; e se non mancano in ogni età gli autori delle guerre, non manca nemmeno loro l'ingegno di ricoprirne coi soliti inorpellamenti le cagioni, sicchè i miseri popoli oppressi e soppozzati in fondo non sappian il più delle volte, da chi ne abbiano il buon prò. In questo modo fu distrutta una delle più ricche e delle più fiorenti città della Virginia.

Narrato lo stato della provincia di Virginia, dopo che vi aveva il governo regio cessato, l'ordine della storia ricerca, che noi ci voltiamo a raccontar quelle cose, che a questi tempi accaddero nelle altre. Già abbiamo detto l'ardor dei popoli, che si manifestò nella Carolina Meridionale al tempo, in cui vi si ebbero le novelle del fatto di Lexington, e come vi si facesse un convento provinciale, si sottoscrivesse una lega e vi si assoldassero fanti e cavalli per difendere la colonia. In mezzo a questi travagli arrivava il governatore Campbell, al quale nonostante i pubblici romori furon fatte le grate accoglienze. Ei si pensò di voler usar la milizia per ostare ai reggimenti d'ordinanza, che stati erano levati dal convento, o congresso provinciale, ed a questo medesimo contrapporre l'assemblea provinciale. Sperava in tal modo, col dividere i popolani, diminuir le forze loro ed interrompere i loro disegni. Perciò di propria autorità spedì i ruotoli agli uffiziali della milizia, e convocò l'assemblea secondo gli ordini antichi. Ma l'uno e l'altro disegno riuscì vano; le milizie stettero ferme nella impresa del popolo, e l'assemblea sì ostinatamente resistette ad ogni sua proposta, ch'ei fu necessitato a congedarla. Parve star quieto per qualche tempo. Ma si sapeva che teneva pratiche segrete coi leali, che non eran pochi, e massimamente sui confini verso le montagne ed i laghi. Per iscalzarlo i provinciali operarono di modo, che uno, Adamo Macdonald, capitano nei reggimenti provinciali, uomo in molta fede presso i libertini, andò a visitare il governatore sotto il nome di Dick Williams, qualificandosi di messo, che i leali mandavano per professar la fede loro e ricevere gli ordini. Il governatore, che si sentì sollecitare dove gli pizzicava, si discoperse, e disse tutto quel che sapeva. Macdonald, scovato nel modo che si è detto il governatore, rapportò le cose al Consiglio generale. Si levò un romore grandissimo. Il Consiglio diputò al governatore alcuni de' suoi, fra i quali lo stesso Macdonald per chiedergli, mostrasse loro i dispacci ricevuti dall'Inghilterra. Campbell ricusò risolutamente. Si mosse il partito di farlo arrestare, ma non si ottenne. Il governatore ebbe paura, e si ritirò a bordo di una corvetta, ch'era sorta nel porto. Portò seco il sigillo della provincia. Il Consiglio mandò a pregare, ritornasse. Non volle. Così cessò affatto il governo reale nella Carolina Meridionale, e tutta l'autorità pubblica fu trasferita dagli antichi maestrati nel convento provinciale, nella congregazione di sicurezza, e simili maestrati popolari, alla potestà dei quali il popolo non pose alcun limite, se non se, guardassero, la repubblica non ricevesse danno.

Ma intanto il governatore Campbell non istava ozioso. Sapeva, che i reali erano numerosi in certe parti della provincia, e sperava, che incitandogli e rizzando un'insegna, intorno alla quale avessero potuto raunarsi, avrebbe fatto qualche gran frutto. Nella parte posteriore della provincia abitava una generazione d'uomini chiamati regolatori. Eransi questi nel 1770 arrogato il diritto di eseguire essi stessi le leggi contro i malfattori. Sì oltre procedettero, che di propria autorità davan le pene corporali a questo ed a quello. Per ovviare a tanta enormità fu mandato lord Mantague, il quale, usando molta severità, restituì in mezzo a quella gente trascorsa l'autorità delle leggi. Adunque questi regolatori ricordevoli dello scotto avuto per causa di quelle illegittime assemblee, non fu mai, che avessero voluto consentire ad accostarsi al congresso ed agli altri maestrati popolari, che, egualmente che i passati, riputavano irregolari ed illegali. Ritrovavansi nei medesimi luoghi molti Olandesi ed Irlandesi, i quali siccome quelli che dalle concessioni e liberalità del Re avevano ricevuto le terre, o per debito di gratitudine, o per paura di perderle, se si fossero congiunti coi libertini, si conservavano fedeli, ed ogni opera facevano per contrastare ai nuovi reggitori. Ai medesimi si congiunsero alcuni altri Irlandesi, i quali veniticci per paura dalle province settentrionali si erano in questa ritirati. Perciò determinò Campbell di usar queste genti per arrivare ai fini suoi. Andò seminando fra di loro, che le colonie d'America erano di gran lunga troppo deboli per poter resistere alla potenza della Gran-Brettagna; che non si trattava, che di una piccola tassa sul te, il qual essi non erano usi di logorare; che gli abitanti delle coste erano quelli, che si opponevano a questa tassa, e ciò per averne il te franco, senza prendersi pensiero, che questa ostinazione loro avrebbe privato gli abitatori delle parti interne di molti oggetti al vivere necessarj; che la sola spesa di mantenere i reggimenti provinciali oltrepasserebbe d'assai quella, a cui sommavano le tasse imposte dal Parlamento. Accrebbero il mal animo di costoro le violenze dei popolani, i quali si sforzavano, volessero o no, di far loro sottoscrivere la lega. Dal che nacque, che molti, che rimasti sarebbero neutrali, si gettavano di forza nella parte contraria. In nessuna parte della provincia erano i leali altrettanto numerosi, quanto in quel tratto di paese che giace fra i due fiumi Broad e Saluda. Ricusarono di secondare le risoluzioni del congresso, di sottoscrivere la lega e di far leve di soldati. I libertini desiderando di procedere pacificamente, mandarono in quei luoghi due uomini di grandissima autorità Guglielmo Enrico Drayton, e Guglielmo Tennent. Questi molto dissero e molto fecero per sopire i sospetti nati fra quei popoli, ma con niuno o poco frutto. Quindi nacquero gravi gelosie tra le due parti. Corsero all'armi, e le due osti presero il campo l'una dirimpetto all'altra. S'interposero i buoni cittadini per evitar il sangue, e finalmente dopo alcuni giorni di pratica si conchiuse un accordo, pel quale i leali dettero la fede di rimaner neutrali. Ma ruppe queste prime speranze di qualche riposo un Roberto Cunningham, persona inquieta, ed uno dei Capi più vivi dei reali, il quale non cessava di sparger nuovi semi di discordia. Da ogni parte i reali correvano all'armi. Il congresso, volendo porre il piè su di quelle prime faville, ordinò al maggiore Williamson, comandante la milizia, di marciar contro i sediziosi. Ma questi, in maggior numero essendo, prevalevano. I tempi correvano difficili, ed il congresso caroliniano avendo un esercito ed un'armata inglese a fronte, a ridosso i concittadini sospetti, non poteva sperar di ottenerne la vittoria. I Capi provinciali per opprimere questi tentativi degli avversarj fecero marciare alla volta dei luoghi sospetti molte bande di milizie e di soldati di ordinanza sotto gli ordini dei colonnelli Richardson e Thompson, ai quali si accozzarono di vantaggio i colonnelli Polk e Rutherford, che guidavano i Caroliniani settentrionali. I reali, dispersi, discordi, e privi di Capi di riputazione, trattando tutte le cose con timore e con dubbioso consiglio, dovettero ricevere i patti dai vincitori. A questo subito impeto dei libertini stettero per lungo tempo quieti, e non fecero più nissuna dimostrazione, fino a che le armi inglesi non prevalsero nelle province della Giorgia e della Carolina Meridionale.

I Caroliniani essendosi al tutto risoluti al partito della guerra, incominciarono a voltar l'animo a tutti quei provvedimenti, che potessero abilitargli ad esercitarla con frutto. Pensarono sulle prime a far procaccio di polvere d'artiglierie, della quale avevano grandissimo difetto. Stava sull'ancore vicino al rialto o banco, che essi chiamano barra, di Sant'Agostino nella Florida Orientale una nave inglese, che aveva un gran carico di polvere. Alcuni popolani audaci e pratichi del mare si recarono con grandissima celerità sopra la nave, l'abbordarono, e s'impadronirono di quindici migliaia di libbre di polvere, che con eguale felicità trasportarono in Charlestown. Questo fu acquisto utilissimo in tanto bisogno loro, e ne fornirono molto opportunamente i Massacciuttesi, siccome pure l'esercito, che fece poco dopo la spedizione del Canadà. Ma rimaneva ancora in potestà del Re il Forte Johnson posto sull'isola James, la quale sta a rimpetto della città. Questo Forte signoreggiava il porto di Charlestown. La notte il colonnello Motte con una buona smannata di nuove leve, sbarcato sulla isola entrò dentro, essendosi la guernigione ritirata, come inabile a resistere, sopra le navi da guerra. I Capi del popolo ordinarono, che nissuno stesse a somministrare acqua o vettovaglie alle navi del Re, altro che del giorno al dì. Gl'Inglesi bloccavano il porto e facevan molte prede con infinito danno della città. Perciò il colonnello Moultrie con una masnada di soldati provinciali, e colle artiglierie andò ad occupare la punta di Huddrel, e piantativi alcuni pezzi ben grossi obbligò i capitani inglesi a snidare di quei luoghi, e ad allargarsi in alto mare. Così la città si trovò per allora libera dal travaglio dell'armi inglesi. Ma per preservarsi dai futuri assalti deliberarono di far fortificazioni sulla punta di Huddrel, che difende l'entrata alla città per la via del canale di Hog-Island, e di accrescere quelle del Forte Johnson, il quale assicura il porto in faccia a James's-Island. Rizzarono eziandio un nuovo Forte in questa medesima isola a ponente del Forte Johnson, ed un altro sull'isola di Sullivan, il quale chiamarono poscia col nome del colonnello Moultrie. Le milizie provinciali si esercitavano, e i reggimenti di ordinanza s'ingrossavano ogni giorno. In somma in tutte le parti della provincia si preparavano le difese contro gli assalti del nemico.

Ma questo zelo dei Caroliniani a difendere la propria provincia, quantunque vi andassero molto di buone gambe, era anche acceso vieppiù dalle risoluzioni del congresso generale. Aveva questi decretato, che se si avesse a difendere Charlestown contro i tentativi dei nemici, si dovessero mantenere a spese della lega nella colonia tre reggimenti di fanti; che se il convento o la congregazione di sicurezza giudicassero spediente di arrestare o distruggere qualsivoglia nave che si fosse, il facessero, ed avrebbe il congresso approvato. Raccomandò eziandio, si piantassero Forti e batterie nei luoghi, che più opportuni giudicassero.

Nè erano in questo tempo state del tutto quiete le cose della Carolina Settentrionale, provincia, nella quale i reali abbondavano forse più che in qualunque altra, cavatane però quella della Nuova-Jork. Eravi governatore un Martin, uomo pronto ed operoso, il quale si studiava continuamente a novità per accrescere le parti del Re. I libertini stavano in molta gelosia rispetto massimamente agli abitatori delle contrade superiori della colonia, tutti Scozzesi, e montanari fuorusciti, coi quali si sapeva, che il governatore teneva pratiche continue. Il congresso non aveva tralasciato di prendere risoluzioni, che atte fossero a rompere questi disegni. Aveva raccomandato ai popoli della colonia, amatori della libertà, si collegassero ed ordinassero in bande di milizia, e nel caso in cui l'assemblea od il convento provinciale giudicato avessero necessario di far genti, queste dovessero esser considerate come parte dell'esercito generale, e condotte al soldo della lega. La quale risoluzione del congresso fu mandata ad effetto, se non con un consenso universale, certo con sufficiente prontezza. Si fece anche un convento provinciale, il quale assunse l'autorità della consueta assemblea dei rappresentanti. Si arrosero, secondo il solito, le congregazioni di sicurezza, e gli altri maestrati popolari. Il governatore s'insospettiva, ma non si perdeva di animo; ed a fine di poter sostenere un primo impeto, finchè ad un gran bisogno fosser venuti in suo soccorso i leali delle parti superiori, fece affortificare il suo palazzo a Newburn, e munirlo d'artiglierie. Il popolo s'infuriò, corse alle artiglierie, se ne impadronì, e ne portò via sei pezzi. Il governatore allora si rifuggì precipitatamente al Forte Johnson sul capo della Fear-river. Temendo i provinciali, che quivi si affortificasse e facesse qualche capo grosso, siccome pure, che quel luogo servisse come di porta, per la quale entrar potessero quelle forze, che sarebbero mandate contro la colonia, deliberarono di cacciarlo da quel nido. Ei pare eziandio, che non fossero senza sospetto, che fosse per bandire la libertà degli schiavi a fine di servirsi dell'opera loro per ristabilire il governo del Re. Desideravasi un pronto rimedio. Fecero una massa generale a Wilmington, città molto principale della provincia, ed elessero condottiere il colonnello Ashe, il quale dagli stipendj del Re si era condotto a quelli del popolo. Corsero tosto contro il Forte Johnson; ma il governatore, il quale non aveva voluto aspettare tanta piena, si era ritirato a bordo di una nave del Re. La notte che seguì, il colonnello Ashe entrò nel Forte, e vi arse ogni cosa. Guastò poi il paese, acciocchè il governatore non se ne potesse prevalere. Chiarirono il governatore nemico all'America, e gl'imputarono di aver voluto sollevar i Neri contro i padroni, la qual cosa non gli fu apposta falsamente. Rispose con una lunghissima scrittura, che fe' propagare nella provincia. Ma il congresso provinciale chiarì questo bando del governatore libello famoso, e lo fece ardere pubblicamente per le mani dell'esecutor della giustizia. Fecero anche a questi dì una lunga lettera agli abitanti della Gran-Brettagna piena delle solite protestazioni. Queste cose tutte attizzavano singolarmente il popolo. Ma quello che diè nuova e maggior esca a questo fuoco si fu, che nel giardino, e dentro le volte del governatore furono trovate nascoste polvere e palle con altre armi e munizioni. Intanto aveva il convento provinciale decretato, si facesse una leva di mille stanziali, ed un'altra di tremila di minuti uomini. Creò biglietti di credito pel mantenimento loro. Il congresso generale desiderando di viemmeglio assicurare le cose sue, e conoscendo di quanta importanza fosse l'aver favorevoli i regolatori ed i montanari, che abitavano le parti superiori, mandò loro due ministri del Vangelo per fargli capaci della natura della controversia, che correva allora tra la Gran-Brettagna e le colonie. Così nissun mezzo intentato si lasciava dai Capi del popolo per arrivare ai fini loro. Le armi e la pecunia si preparavano; i soldati si esercitavano, e gl'inesperti si ammaestravano. Gl'indifferenti od i tiepidi si riconfortavano. I Capi popolari in questa colonia per l'abbondanza degli avversi si mostraron altrettanto più operativi, quanto più difficil'era la condizione, nella quale si ritrovavano.

Nella Pensilvania si procedeva temperatamente, o fosse l'indole più quieta degli abitanti, o la prudenza del governatore. Tuttavia, e l'assemblea provinciale, che continuava a risiedere in Filadelfia, e tutti gli abitatori generalmente non si dimostravano meno costanti nel procacciar le difese. A questo fine si esercitavano con molta efficacia nell'armi. E siccome per la vastità e la profondità dell'acque del fiume Delawara, il quale corre vicino alle mura della città di Filadelfia, vi era pericolo che gl'Inglesi colle navi loro vi si accostassero, la qual cosa sarebbe stata cagione di gravissimo danno alla provincia e universalmente a tutta la lega, si consigliarono di serrar il passo con affondar dentro nel filo dell'acqua grosse e pesanti travate, ch'essi chiamarono cavalli di frisia, e che noi con vocabolo italiano chiameremo triboli. Questi triboli eran così fatti, che su due grosse travi poste in fondo del fiume fra di loro paralelle, e ad una convenevole distanza, e congegnate insieme con le opportune correnti, o sia travicelli trasversali si elevavano all'insù, ed inclinantemente un poco verso la china del fiume altre due grosse travi colle teste broccate di ferro capaci di forar le navi, che si attentassero di andar su pel fiume. Tutte queste macchine gravi per sè stesse, ed aggravate ancora da grosse pietraje, non potevano nè sì facilmente esser rotte, nè arrovesciate, nè rivoltate. Furono esse, essendo state con molto ingegno immaginate, e con ogni maestria costrutte, di non poca utilità negli avvenimenti della guerra. Oltre a ciò i Pensilvanesi erano diligentissimi nel fornir le armi e le munizioni. L'assemblea provinciale aveva deputato una congregazione d'uomini eletti per sopravvedere, se le armi si fabbricavano con quella prontezza che si desiderava, e con quella perfezione ch'era richiesta. Questi non cessavano di andare attorno per istimolare all'opera gli archibusieri ed altri armaiuoli. E perchè non venissero meno le polveri, delle quali già si provava grandissimo difetto, pubblicarono, che si sarebbe dato un premio a chiunque avesse portato salnitro ben condizionato. Ordinava l'assemblea, si levassero parecchj battaglioni, e si vestissero ed armassero. Grandissime quantità di polvere si fabbricavano nelle vicinanze di Filadelfia, e da un sol molino se ne avevano cinquecento libbre la settimana. In somma ogni cosa si volgeva alla guerra. Il governatore non poteva opporsi ad una inclinazione cotanto universale, non avendo in pronto nella colonia soldatesche proprie.

La provincia, e principalmente la città della Nuova-Jork si ritrovavano in grave travaglio. Erano da ogni parte esposte alle offese delle armate britanniche, e questa aveva un presidio, sebbene debole, di soldati reali d'ordinanza. S'aspettavano inoltre dalla Gran-Brettagna nuovi rinforzi, e si sapeva che tutte le genti che arrivavano in America, sbarcavano e facevano capo grosso nella Nuova-Jork. Fecero dunque un mandato ai deputati loro al congresso generale, perchè movessero, acciocchè questi avvisasse, in qual maniera dovessero procedere nel caso, in cui arrivassero le genti, le quali era noto, fossero già partite dall'Irlanda per alla volta dell'America. Rispose il congresso, stessero sulle difese, le lasciassero sbarcare, fossero permesse di rimanere nelle baracche, purchè pacificamente e quietamente si comportassero; non potessero però rizzar fortificazioni per interrompere la comunicazione tra la città ed il contado; se usassero la forza, si resistesse colla forza; le munizioni da guerra si sgombrassero ai luoghi interni della provincia; si dinotassero i rifugi per le donne e pei fanciulli; si armassero, e stessero avvisati gli abitanti. Ma i Jorchesi non indugiarono molto ad essere liberati dalle apprensioni in cui erano. Le genti regie arrivarono; ma invece di sbarcare alla Nuova-Jork andarono a prender terra a Sandy-Hook, donde, trovati gli ordini del generale Gage, si rimbarcarono per alla volta di Boston. Il fatto di Breed's-hill aveva assottigliato il presidio di questa città, e nuovi soldati abbisognavano per riempir le compagnie. Quelle soldatesche istesse, che da molto tempo avevano gli alloggiamenti nella Nuova-Jork, si ripararono a bordo di una nave da guerra, ch'era sorta nel porto, dimodochè la città, liberata affatto dalla presenza delle soldatesche reali, fu intieramente in propria balìa riposta.

In questo tempo arrivò da Londra a Nuova-Jork il governatore Tryon, uomo d'ingegno molto svegliato, d'animo pronto e di molta autorità nella provincia. Fu accolto gratamente. Ei non si ristava nel promuovere la causa reale. Nel che faceva gran frutto. Le cose passarono assai quiete per un tempo. Poi successe una baruffa, in cui una nave regia trasse a palla ed a scaglia contro la città, perchè i cittadini vollero allontanar le artiglierie da certi luoghi. Molti fuggendo si ritirarono in contado. Il governatore, pregato il convento, la congregazione di sicurezza e gli uffiziali delle milizie, lo udissero, l'ottenne. Disse, che aveva provato grandissimo dolore alla presente discordia; pregò, usassero prudentemente la potestà, che avevano intiera; osservò, che i partiti violenti allargavano la ferita, e ponevano la Terra in manifesto pericolo di esser da capo in fondo distrutta. Da questo si vede chiaramente, a quali termini fosse condotta, ed a quanto deboli fondamenta si appoggiasse allora l'autorità reale in America; perciocchè nella provincia stessa della Nuova-Jork, in cui forse più che in nissun'altra abbondavano i leali, il governatore era a tali strette arrivato, che invece di comandare era obbligato di pregare. Da ciò si manifesta ancora, che il Tryon era stato inviato non per governare una provincia, che più non lo voleva obbedire, ma per brigare di segreto, per seminar la zizzania, per corrompere i buoni, e per istipendiar i tristi. La qual cosa quanto sia lontana dalla dignità del governo di una nazione potente, e quanto atta sia a renderlo agli occhi dell'universale contennendo, ognuno sel può immaginare. Ei sarebbe stato molto migliore partito, se il governatore, conosciuta la condizione delle cose, si fosse ritratto altrove, lasciando la provincia tutta in poter dei libertini. Imperciocchè il reggere senza comandare, ed il comandare senza essere obbedito non poteva essere se non con molta diminuzione della dignità sua e dell'autorità regia.

Il congresso generale era entrato in grandissimo sospetto alle arti, che il governatore Tryon usava. Temevano, ch'ei vi movesse umori pericolosi, i quali fluttuando avrebbono facilmente sortito qualche fastidioso termine. Perciò pensarono al rimedio. Deliberarono, si arrestassero, e con buona guardia si custodissero in tutte le province tutti coloro, siano, chi esser si vogliano, ed avesser nome come lor paresse, i quali per le opinioni loro dessero qualche sospetto. Questa fu la legge dei sospetti. I deputati jorchesi ne mandarono copia nella provincia loro. Tryon, udita la novella, dubitando di qualche strana risoluzione, si rifuggì tosto a bordo di una saettìa inglese, che stava in porto. Portò seco il sigillo della provincia. In sul finire dell'anno poi, avendo avuto licenza dal Re, mandò un bando ai Jorchesi, col quale notificò loro questa intenzione del Principe, ed il desiderio, ch'egli aveva grandissimo, che si ritrovasse tra l'una parte e l'altra qualche termine di onesta composizione. Così svanì del tutto perfino la sembianza dell'autorità regia nella Nuova-Jork, la qual autorità però era cessata già da molto tempo prima. Questo fu il fine delle speranze, che i ministri avevano collocato nelle arti e nei maneggi del governatore Tryon, il quale riputato avevano istrumento molto potente a travagliare le cose di quella provincia tanto principale.

Intanto aveva il convento provinciale divisa la colonia in altrettanti distretti, dimodochè ciascuno fornir dovesse una compagnia di soldati. Nel medesimo tempo aveva ordinato, quale avesse ad esser la forma e l'ordine delle compagnie. Ma erano in molti più vane dimostrazioni, che vere protestazioni. Imperciocchè alcuni membri del convento provinciale stesso si discoprirono con dire, che i biglietti di credito non avrebbero ricevuto, e che si sarebbero allo stendardo reale riparati, quando fossero arrivate le soldatesche inglesi. I soldati jorchesi stessi disertavano alla ricisa. Tanto era stato efficace il subbillare di Tryon, o sì grandi erano l'avarizia, o la paura, o la fedeltà degli abitanti. Delle quali cagioni, quando si voglia credere, che l'ultima sia stata la vera, non si potranno con tuttociò i Jorchesi scusare dalle note di viltà e d'ipocrisia, per non aver essi avuto ardire di seguitare apertamente le bandiere reali, ed aver anzi simulato zelo per la causa, che la maggior parte dei coloni abbracciata avevano. Ma le simulazioni e le dissimulazioni in nissun tempo sono tanto frequenti, quanto nei rivolgimenti politici delle nazioni. Perciocchè quelli, che testè seguivano i Re, dopo seguirono le repubbliche, e quei che testè seguivano le repubbliche, appresso parteggiarono pei Re, secondo che gli guidava o l'ambizione, o l'avarizia, o l'una o l'altra di queste due pesti. Tal è la miserabil condizione dell'umana natura, ch'ella non è mai a sè stessa consentanea; e che quando lascia un partito per correre ad un altro, questo fa il più delle volte piuttosto per biasimevoli cagioni, che per lodevole consiglio.

La Marilandia seguiva l'esempio delle altre province. Anche in questa l'autorità della consueta assemblea fu trasferita in un convento, che si fece nella città di Annapoli, il quale propose gli articoli di una lega da accettarsi da tutti i suoi membri, e da tutti gli uomini liberi della provincia. Si univano, e la lor fede impegnavano l'uno verso dell'altro, e tutti verso l'America di persistere giusta lor possa nella opposizione, sia coll'armi, sia colle restrizioni commerciali. Decretarono, si arrolassero quaranta compagnie di minuti uomini, e che tutti gli abitanti della provincia, uomini liberi, dai sedici ai cinquant'anni, eccettuati solamente gli ecclesiastici, i medici esercenti l'arte loro, i serventi del governatore, i minuti uomini, i bombardieri, e quelli i quali le opinioni religiose proibivano dal portar le armi, si facessero descrivere in una qualche compagnia di milizia. Dal che si può conoscere, quanto assegnati, e da ogni cieco impeto lontani fossero quei popoli, i quali stretti da un sì grave bisogno essendo, esentarono però dal carico della milizia quegli uffiziali del pubblico, che più credevano all'utilità comune necessarj; ed in quanto rispetto avessero le opinioni appartenenti alla religione. Determinarono con molta accuratezza, quali avessero ad essere gli ordini di questa milizia, e quali le paghe dei soldati e degli uffiziali. Crearono ancora una congregazione di sicurezza, che governar dovesse le bisogne spettanti alla milizia ed ai minuti uomini; e che a tempo delle vacanze del convento tutte quelle provvisioni facesse, le quali alla salute della provincia si appartenessero. Ordinarono congregazioni per sopravvedere il tutto, e per ricevere e mandare l'un all'altro le opportune notizie. Finalmente crearono 266,666 dollari in biglietti di credito per sovvenire ai bisogni della milizia. Intanto il popolo aveva già fatto impeto nel magazzino provinciale, e ne aveva portate via le armi e munizioni, che erano una quantità notabile.

Nella Nuova-Cesarea continuava l'autorità regia secondo gli ordini consueti, la quale però non faceva nissun effetto, non essendo munita delle necessarie armi; e di già era sorta l'autorità popolare, la quale avendo le armi e l'opinione dell'universale volte in suo favore reggeva ogni cosa. Vi si descrivevano, si armavano, si ordinavano e si esercitavano le milizie a norma dei provvedimenti fatti da un congresso provinciale. Il popolo era corso al Tesoro provinciale, dove si contenevano da venti in trentamila lire di sterlini, e di questi si impadronì, riserbandogli alle paghe della milizia. Intanto oltre alle milizie provinciali il congresso generale raccomandò, che il convento della Nuova-Cesarea levasse senza soprastare, a spese della Camera generale, due battaglioni; che gli uffiziali le medesime paghe avessero dei compagni dell'esercito della lega; e che i soldati si conducessero per un anno. In questo frattempo il governatore convocava l'assemblea provinciale, alla quale favellando parlò con dolore delle presenti turbolenze, ed annunziò, che i comandanti delle armate britanniche sulle coste d'America tenevano ordini di procedere nimichevolmente contro ogni porto o Terra, nei quali o stati fossero offesi gli uffiziali del Re, o fatte genti, o piantate Fortezze, o messi a ruba i pubblici fondachi. Parlò ancora del desiderio dell'independenza, e toccò della sicurezza della sua persona, aggiungendo, che in questo se ne voleva del tutto rimettere nella fede loro. Rispose l'assemblea, in quanto alla independenza, negando molto asseverantemente; circa la sicurezza del governatore, stesse egli di buon animo; e finalmente in rispetto alle turbolenze, che le deploravano essi bene; ma che non potevan far altro, standone la causa nelle deliberazioni del Parlamento.

Le due province del Connecticut e dell'isola di Rodi avendo gli uomini loro di natura molto inclinati alla libertà, e non avendo l'impaccio di un governatore reale, imperciocchè giusta gli ordini antichi, esse stesse a voce di popolo se lo eleggevano, avevano molto per tempo fatto provvedimenti d'uomini, d'armi e di munizioni. Del che stavan essi in tanto maggior bisogno, quanto che la vicinanza delle genti inglesi da Boston dava lor sospetto, e le navi nemiche andavano corseggiando per le coste a fine di trarre vettovaglie; non solo per uso loro, ma eziandio del presidio assediato in quella città. Oltre di questo il capitano Wallace, comandante di una nave del Re, con alcuni altri legni armati in guerra noiava grandemente il commercio loro, predando ora questo, ora quell'altro legno mercantile appartenenti ai Rodiani od ai Connecticuttesi. Poi trasse a furia contro la città di Bristol. Le case, i fondachi e la chiesa ricevettero gran danno. La sera si fece un accordo, concedendo gli abitanti bestiame minuto all'infuriato capitano. Queste ostilità esercitate dalle navi del Re contro una città disarmata, diedero nuova cagione ai già troppo gravi disdegni degli Americani, i quali se ne dolsero nelle numerose scritture pubbliche e private, molto acerbamente.

Ma Wallace non era tale, che si lasciasse smuovere facilmente dal suo proposito, e forse anche la necessità lo costringeva. La colpa non era sua, ma sibbene di quei ministri, i quali avevano con rigidissimi decreti provocata la guerra, senza aver apprestate le necessarie armi. Perciò, poichè non si poteva combattere apertamente alla campagna per vincere, bisognava predare per vivere. Fece adunque una molto aspra correria nell'isola di Conanicut, depredando quanto gli si era parato davanti. Per dare ajuto ai Rodiani arrivarono dall'esercito massacciuttese alcune bande di soldati sotto i comandamenti del generale Lee, il quale da quell'uomo rotto, ch'egli era, e poco curante delle leggi e degli ordini pubblici, quando si trattava di dar favore all'americana rivoluzione, tosto obbligò i Rodiani a prestar un molto terribile giuramento, di non tener nissuna pratica cogl'istrumenti, così dicevan le parole del giuramento, della tirannide ministeriale, chiamati volgarmente le truppe e le armate del Re, di non prestar loro soccorso di sorta alcuna, di disvelar ai maestrati pubblici i traditori, e di pigliare le armi in difesa della libertà dell'America, quandunque il congresso generale ed i maestrati provinciali il richiedessero. Questo procedere di Lee fu riprovato dal congresso. Del che egli poco si curò; perciocchè chiamava timido consiglio la risoluzione di voler osservar le leggi civili in mezzo all'armi; e credeva potersi, e doversi a' tempi delle rivoluzioni far d'ogni erba fascio per arrivare al proposto fine. Il quale metodo però, se conduce una rivoluzione alla meta, lascia da un altro canto, come la esperienza dimostra, l'appicco e l'addentellato per un'altra.

L'assemblea dell'isola di Rodi decretò, che coloro fra gli abitanti della colonia, i quali tenessero pratiche coi ministri della Gran-Brettagna o cogli agenti loro, o fornissero gli eserciti, ed armate con armi, e munizioni da guerra o da mare, o servissero di piloti alle navi inglesi, incorressero la pena di morte, e la confiscazione delle terre e beni loro. Confiscò ancora i beni di alcuni, ch'ella chiarì nemici alle libertà dell'America. Ordinò ventimila lire di sterlini in biglietti di credito. Per la presenza di Lee, e per questi provvedimenti dei popolani le cose dell'isola di Rodi restarono in sicuro.

Continuava nel Nuovo-Hampshire il governatore Wentworth. Ma appoco appoco andavano prevalendo le forze dei libertini, e diminuiva a proporzione l'autorità sua in mezzo a quella popolazione. Perciò temendo di qualche sinistro caso si ritrasse ad abitar nel castello denominato Guglielmo e Maria.

I maestrati popolari si erano anche introdotti nella provincia della Giorgia, e l'autorità pubblica tolta ai maestrati consueti. Tuttavia prevalevano i partigiani regj, ed il congresso generale, stando in gran sospetto aveva ordinato, vi si tenesse un battaglione armato a spese della lega. Ma innanzi ch'ei vi arrivasse era accaduta nella città di Savanna una feroce mischia tra i libertini, che tenevano il Forte, ed i regj, che lo assaltavano. Rimasero questi superiori. I patti furon osservati, e non si udirono crudeltà commesse contro i vinti. Tuttavia nel rimanente della provincia eran più potenti i libertini, e si preparavano gagliardamente a dar l'assalto per insignorirsi di nuovo del Forte di Savanna. Erano essi, e meglio armati, e più concordi dei nemici loro, i quali mancavano di munizioni, e si trovavano dispersi in differenti luoghi.

In tal modo, siccome raccontato abbiamo, cessò l'autorità reale nelle diverse colonie, la quale fu succeduta appoco appoco da quella del popolo per mezzo dei congressi, o conventi straordinarj in ciascuna di esse. Ma ciò non bastava a quelli, i quali dirigevano i consiglj americani. Conciossiachè, siccome il fine loro era la independenza, e che questo stato di cose, appunto perch'egli era straordinario, e perciò di sua propria natura temporale, lasciava tutt'ora la via aperta, per la quale si poteva venire ad un accomodamento colla Inghilterra, conservate l'unione e la dependenza, così desiderarono, si creassero in ciascuna provincia ordini tali, che avessero la sembianza di una costituzione permanente, acciocchè s'inducesse l'opinione nei popoli, che gli Americani erano di per sè stessi abili al reggimento loro, e ad essere governati dalle proprie leggi. Nel che fare i Capi popolari non era, che non incontrassero qualche difficoltà, malgrado l'ardore che si manifestava in ogni parte nel seguitare i consiglj loro. I più lodavan bene la resistenza, ma detestavano tuttavia l'independenza, o almeno al disegno di questa si sgomentavano. Per la qual cosa coloro, che avevano la somma delle cose in mano, temendo che, se si discoprissero fuori di tempo, avrebbero del tutto guasta l'opera loro, si determinarono a procedere in questa bisogna con molta cautela, e la mandarono ad effetto, accennando, ch'ella fosse volta a tutt'altro fine, che a quello che intendevano. Era eziandio di molta importanza, che questo disegno s'incominciasse a tentare in quelle province, che più si erano mostrate avverse alla Inghilterra. Si sperava, che una volta, che fosse recato ad effetto in una od in più, le altre avrebbero seguitato. A questo fine nissuna provincia pareva più opportuna, che quella di Massacciusset. Adunque il congresso provinciale di questa colonia mandò attorno le scritte per l'elezione dei rappresentanti, i quali avessero a statuire la forma del governo. Dugento membri si assembrarono in Watertown, e pigliando le antiche forme della costituzione britannica, si risolvettero in assemblea ordinaria, o sia Camera dei rappresentanti, ed assunsero tutta quell'autorità, che a somiglianti assemblee negli antichi ordini competeva. Determinarono altresì di creare il solito Consiglio, il quale dovesse assistere nelle sue deliberazioni il governatore. Così l'autorità regia si cambiò, prima in autorità popolare tumultuaria, e poscia in autorità popolare regolare. Tutte queste cose si facevano, non già, come dicevan essi, per arrivare alla independenza, ma sibbene per indur l'Inghilterra a calare ad onorevoli e giusti accordi. Una delle prime provvisioni fatte da questa Camera si fu quella di riscuoter per via di una tassa trentamila lire di sterlini. Il che produsse un'alterazion d'animi non mediocre; imperciocchè quei popoli s'eran dati a credere, che poichè si trattava di non pagar tasse all'Inghilterra, così non ne dovessero neppur pagar nissuna al proprio governo.

Ma le altre colonie andarono a rilento nel seguire i modi di Massacciusset, o sia perchè le mire sue verso l'independenza fossero state troppo manifeste, o sia perchè essendo la medesima posta in circostanze peculiari, le altre, che si ritrovavano in diverse, non credessero di dover seguitare i vestigi di lei. Contuttociò non si ristettero i Capi americani, e determinarono di usare in questa cosa l'autorità del congresso generale. Si fecero venire dal Nuovo-Hampshire nuove instruzioni a' suoi delegati in quel congresso, acciò sollecitassero, dichiarasse, qual fosse il suo consiglio intorno al modo di amministrar la giustizia ed il governo interno nella provincia. La cosa incontrò non poche difficoltà, opponendosi molti membri del congresso, i quali vedevano benissimo, dove questo disegno andasse a ferire. Tuttavia i libertini, siccome quelli, che avevano il temporale in favor loro, ed erano più degli altri operosi e vivi, prevalsero. Fu deliberato, si raccomandasse al convento provinciale del Nuovo-Hampshire, raunasse da tutte le Terre i rappresentanti del popolo, i quali dovessero quei partiti pigliare, e fare quelle risoluzioni, che meglio potessero la pace ed il buon ordine confermare della provincia durante la presente controversia. Ma il convento provinciale o impaziente, o perchè paresse più vera la cosa, quanto più calore in essa si mostrava, aveva prevenuto le mosse, e già aveva mandato attorno le scritte per la elezione dei rappresentanti. Convennero questi in Exeter, assunsero il nome e l'autorità della Camera dei rappresentanti, e crearono il solito Consiglio.

Ma l'esempio di Massacciusset e del Nuovo-Hampshire non parevano sufficienti a muover gli animi in tutte le altre a seguire le stesse deliberazioni. Gli abitatori delle altre colonie non istavano senza gelosia con quelle della Nuova-Inghilterra. Si desiderava perciò, che le medesime mutazioni seguissero in qualcheduna di quelle del miluogo. A quest'uopo la più opportuna era la Virginia, sia per la grandezza e potenza sua, come pei rivolgimenti politici, ai quali era testè stata soggetta, avendovi Dunmore, coll'aver pubblicato la legge marziale, fatto cessare ogni autorità civile da parte dell'Inghilterra. Il congresso generale adunque fece rispetto a questa le medesime risoluzioni, che fatte aveva pel Nuovo-Hampshire. Riferì in questa bisogna fra gli altri Samuele Adams, il quale in questa bisogna camminava con più affetto degli altri; e, se ciò gli attagliasse, non è da domandare.

Arrivarono in questo tempo dall'Inghilterra gli avvisi, che il governo aveva disdegnato di dar risposta alla petizione del congresso inviata al Re, e portata dal Penn, che fu governatore della Pensilvania. S'intese di più, che niuno fra i ministri si era piegato a domandargli checchessia intorno gli affari dell'America. Il che dimostrava l'ostinazione loro e le irrevocabili risoluzioni. Queste cose accrebbero singolarmente gli sdegni nelle colonie, diedero il gioco vinto ai fomentatori dell'independenza, i quali andavano dicendo a tutti coloro che lo volevano udire, che nulla si poteva più sperare dal governo inglese, e che la sola via di salute che rimasta fosse, quella era di farsi forti in sull'armi, di levarsi dal collo ogni superiorità, e di risolversi in fine a camminare colle proprie gambe.

Udite queste cose l'assemblea generale di Filadelfia, la quale stava per la dependenza, quantunque per volontà di resistere alle insolite leggi del Parlamento a nessuna fosse inferiore, si alterò grandemente, e mandò dicendo a' suoi deputati al congresso generale, avessero ad opporsi ad ogni proposta che fosse fatta, la quale ad una separazione dall'antica patria tendesse, od a cambiare la forma del governo. Quest'erano le tente, che si facevano in America per arrivare all'independenza.

Ma ritornando ora alla guerra guerriata, che si faceva sotto le mura di Boston, in due difficoltà, l'una e l'altra grandissime si ritrovavano gli Americani, la prima delle quali si era la carestia delle polveri, che tuttavia continuava, mal grado gli sforzi che si facevano per procacciarne; e l'altra il fine della ferma dei presenti soldati. Essendosi gli Americani, o dati a credere che la contesa si avesse a terminar di breve, ovvero temendo gli eserciti stanziali, avevano i soldati loro condotti solamente pel termine di un anno. Onde correvasi pericolo, che tutto l'esercito si disbandasse sul finir del presente, e così si risolvesse tutto ad un tratto l'assedio. Per rimediare alla prima posero in opera ogni cosa, ed il paese loro non potendo somministrare quella quantità di polvere, che fosse sufficiente, pensarono di andare a farne procaccio presso i forestieri. Molte navi fra le più veloci furon mandate sulle coste della Guinea in Africa, donde ne riportarono quantità grandissime, avendola comprata dalle navi europee, che per quelle spiagge andavano trafficando. I Filadelfiesi conoscendo il buon animo degli abitatori dell'isola Bermuda, ed in quanto bisogno stessero di vettovaglie, vi mandarono un grosso giunco, ed i Caroliniani una corvetta, e levaron circa centodieci bariglioni di polvere. L'assemblea di Massacciusset volle, che gli abitanti non ne consumassero col trarre senza necessità alle fiere, agli uccelli, o per modo di diporto. In questo modo incominciò a scemare nel campo bostoniano il difetto di questo principalissimo istrumento della guerra. Per andar poi all'incontro del finire della condotta dei soldati, il congresso mandò al campo deputati, acciò, accozzatisi col generale Washington, mettessero in uso que' più efficaci modi, che immaginar sapessero, per impedir la risoluzione dell'esercito. Questi delegati eran tutti uomini di gran maneggio, e fra di loro avanzava gli altri di credito e di nome il dottore Beniamino Franklin. Seppero condur questa bisogna con tanta prudenza, che quasi tutto l'esercito consentì, sebbene non senza grave difficoltà, a continuare ne' stipendj. Inoltre il congresso decretò, che l'oste che stava presso Boston, dovesse sommare al numero di più di ventimila soldati, e che le particolari colonie facessero leve di battaglioni a spese del continente.

In questi dì si chiarì traditore il dottor Church. Teneva pratiche segrete dentro Boston. Scoperto, essendo egli membro dell'assemblea dei rappresentanti, fu tradotto al cospetto di questa. Non negò, ma disse, che il faceva pel bene della patria. Non provò. Fu casso dall'assemblea. Alcuni credettero, fosse una cicatrice, o sia trattato doppio. Il congresso decretò, fosse tenuto nelle segrete del Connecticut.

Il generale Gage ritornò in Inghilterra, chiamatovi dal suo Re. Non riuscì all'aspettazione. Usò i consiglj miti, quando bisognava por mano ai gagliardi, e pose mano ai gagliardi, quando bisognava usare i miti. Arrivò in America accompagnato da molta benevolenza. Ne partì detestato, colpa forse più dei ministri che sua, i quali invece di decreti rigorosi avrebbero dovuto mandare possenti eserciti, o invece di possenti eserciti mandar proposte d'accordo consenzienti colle opinioni americane. Ma gli uomini non sanno per l'ordinario usar tutta la forza loro, nè superare affatto la vergogna del calar agli accordi; e quindi è, che gl'indugi, le peritanze ed i mezzani consiglj rovinano sì spesso le imprese. William Howe, capitano di molto grido e di chiaro sangue, succedette a Gage.

Si trovava in questo tempo Washington in molte e gravi difficoltà, le quali derivavano dall'ordinanza del suo esercito, ed ogni dì si accrescevano in proporzione, che quei primi calori dei soldati si raffreddavano. Ogni ora più si persuadeva, che le guerre non si vincono cogli impeti popolari, ma colle buone armi, coi buoni ordini e colla obbedienza. Di tutte queste cose si provava gran difetto nel campo, e principalmente delle due ultime. Un vizio principalissimo quello si era, che siccome la più parte delle genti dell'assedio erano state levate non dall'autorità del congresso, ma sibbene dai maestrati provinciali, così non erano comuni, ma per lo contrario molto differenti gli ordini loro in rispetto alle armi, alle paghe, ai gradi, alla disciplina e ad ogni sorta di fazione militare. La qual disparità quanto fosse per nuocere al pubblico servigio, nissuno è che non lo veda di per sè stesso. Oltreacciò egli aveva fatto gran fondamento sui soldati massacciuttesi, siccome quelli, ch'erano i più numerosi nel campo, e dovevansi riputare, per causa dell'opinione generale della provincia loro, i più zelanti nel proseguir l'impresa, e perciò più inclinati a seguir tutte quelle deliberazioni, che al buon esito della guerra potessero contribuire. Ma però ei fu molto ingannato nella credenza sua. I soldati massacciuttesi, seguendo troppo oltre quel desiderio della libertà, avevano eletto essi stessi i proprj uffiziali; il che nocque incredibilmente alla disciplina; imperciocchè mancando il rispetto verso i medesimi, nissuno voleva prestar obbedienza. Si debbe anche aggiungere, che alcuni fra essi uffiziali non avevan nissun ritegno nel por mano nelle private e nelle pubbliche facoltà. Gridavano libertà per poter senza freno soddisfare all'incredibile avarizia loro. Nè si creda, che poichè tanto afflitta fosse la patria loro se ne muovessero a compassione, o usassero qualche riguardo; che anzi la fame, e per così dire agonia del rapire, e le ingorde voglie parevano crescere all'avvenante dei bisogni di quella. Questa è stata in ogni tempo una peste fatalissima dei popoli ai tempi dei rivolgimenti politici; che i più tristi, i più perduti uomini facciano professione di amare il ben pubblico, e mettano sotto questa coperta ed a man salva ogni cosa a ruba ed in iscompiglio. In questo stato di cose i buoni non son creduti, perchè i tristi fanno le medesime protestazioni ch'essi fanno; ed i tristi non si possono frenare, perchè s'ha bisogno di loro. Un altro vizio dell'esercito americano quello si era, che ciascuna colonia, non il congresso generale, pagava, vestiva e vettovagliava le sue genti; il che era cagione di una discrepanza pregiudiziale molto all'ordine ed alla disciplina. Nè si era ancor immaginato, ovvero in mezzo a tante parzialità non si era potuto creare il maestrato, che chiamano abbondanziere, o contator generale, il quale solo reggesse tutte le bisogne appartenenti al pagare, al vestire ed al vettovagliar gli eserciti. Si aggiungeva a tutte queste cose, che alcuni fra i generali americani avevano preso dispiacere alle promozioni fatte dal congresso, e si erano ritirati sdegnosamente alle case loro. Le malattie ancora s'erano introdotte nel campo, e più di tutte la disenteria, peste cotanto fatale agli eserciti. Avvicinandosi poi la fine dell'autunno, e incominciando il freddo a noiare, i soldati pativano assai dal mancamento delle baracche; non che il congresso avesse questa cosa trascurata: ma gli appaltatori, quantunque avessero ricevuto il denaro dal comune, tuttavia seguendo l'uso loro, non fornivano, e gridavan con tuttociò a gola, che non erano pagati; e pareva, che avessero ragione essi e torto gli altri; tanto sono avviluppati e fini quegli andirivieni ed inorpellamenti loro. Tuttavia Washington colla prudenza ed autorità sua provvedeva ad ogni cosa; e se molta gloria acquistò nell'avere la presente guerra a buon fine condotta, certamente non minore lode gli si debbe per aver tenuto congregato un esercito tanto incomposto, disordinato e bisognoso. Questa è stata del pari, e forse più difficile impresa della prima.

Gli Americani, non avvezzi allo spettacolo di un esercito proprio, concorrevano dalle vicine e dalle rimote contrade a vederlo. Uomini e donne arrivavano in copia al campo di Boston, e molto soddisfatti si dimostravano al marziale aspetto dei concittadini loro. I soldati si riconfortavano, e gli altri pigliavano migliori speranze. Gl'Indiani stessi accorrevano. Molto sospettosi di natura ed insospettiti volevano cogli occhi proprj assicurarsi della verità delle cose che avevano udite raccontare. Furon trattati molto civilmente, ed essi per divertir il campo, o per far nascere l'opinione della forza e destrezza loro facevano spesso sembianze e rappresentazioni delle feste e delle guerre a modo loro. Le vicendevoli accoglienze, la nata famigliarità, e la presenza di tante schiere americane unite insieme, che tenevan serrate dentro le mura di una città le soldatesche britanniche, fecero sì, che gl'Indiani, adescati ed attizzati in mille guise dagl'Inglesi, si mostraron tuttavia generalmente avversi al seguitar le bandiere loro; il che fu di grandissimo giovamento ai coloni.

Quantunque nissuna fazione di momento si facesse intorno a Boston, erano però spesso commesse leggieri battaglie, nelle quali gli Americani acquistavano nuovo ardire e nuovo desiderio di gloria. Washington molto desiderava che i suoi si mescolassero coi nemici in questi piccoli fatti, acciocchè per l'ozio non venisse a fiaccarsi la virtù loro, e si avvezzassero al romore delle armi, ed al veder in viso il nemico.

Intanto crescevano ogni dì più le necessità, in cui si trovava la guernigione di Boston. Le prede che le navi andavano facendo sulle vicine coste, non potevan bastare ad un tanto bisogno. Gli abitanti avevan ritratte le robe loro a' luoghi interni, e quelle che rimanevano, difendevano ostinatamente coll'armi. Nè potevano molto sperar gl'Inglesi di trar le vettovaglie dalle vicine isole o dall'altre parti del continente americano, che continuavano nell'obbedienza del Re, perchè esse stesse ne difettavano. Il qual difetto era prodotto da una provvisione del congresso, per la quale proibì ogni trasporto di derrate o merci dalle colonie verso il Canadà, la Nuova-Scozia, l'isola di San Giovanni, Terranuova, e verso le due Floride, siccome pure a' luoghi, dove gli Inglesi esercitavano le pescagioni. Succedevano frequenti avvisaglie tra gli Inglesi, che cercavano di foraggiare sulle coste di Massacciusset, ed i provinciali che s'ingegnavano d'impedirgli. Per questo aveva il Re ordinato, che le sue navi trattassero nimichevolmente quei luoghi che resistessero all'autorità sua. Inoltre gli abitatori di Falmouth, Terra fiorente e ricca, posta sulle marine di Massacciusset, avevano molestato una nave, la quale cercava di trasportar le robe di alcuni leali. Gl'Inglesi fulminandola colle artiglierie, e venuti anche a terra l'arsero tutta.

L'eccidio di Falmouth fu cagione di una molto audace risoluzione dell'assemblea di Massacciusset, la quale poco tempo prima aveva già ordinato, che si armassero navi per proteggere le coste. Decretò, esercitando la potestà sovrana, che si concedessero lettere di marca e di rappresaglia, e si creassero le Corti dell'ammiragliato, per giudicare della validità delle prede. Dichiararono per altro, che l'intenzion loro era solamente di difender le coste, e che si dovessero solo arrestar quelle navi, che inviate fossero a portar vettovaglie a quei soldati, che contro gli Americani esercitavano la guerra.

Poco tempo appresso, il congresso generale medesimo, a ciò indotto dalla necessità di tener travagliata la navigazione e le cose degl'Inglesi, e proteggere le sue marine, come pure dall'esempio delle prede fatte dai corsari massacciuttesi, determinò, si construisse ed armasse una flotta di cinque navi da trentadue cannoni, cinque altre di ventotto, e tre di ventiquattro una nel Nuovo-Hampshire, due nel Massacciusset, una nel Connecticut, due nell'isola di Rodi, due nella Nuova-Jork, quattro nella Pensilvania ed una nella Marilandia. Alla quale flotta prepose l'ammiraglio Hopkins. Il congresso parve esitare nel concedere le lettere di marca e di rappresaglia. Prese però una risoluzione, la quale, quantunque in nome meno nimichevole, in essere partoriva per altro i medesimi effetti. Diè facoltà alle sue navi di pigliar tutte quelle che impiegate fossero nel dare assistenza al nemico in qualsivoglia modo ch'esse ciò facessero. Creò anche poco poi le Corti dell'ammiragliato. Così appoco appoco si recava in mano l'autorità sovrana tutta intiera. Usarono gli Americani grandissima diligenza nell'allestir i legni, ed in men che non si poteva credere, un numero grandissimo correva i mari vicini, e faceva molte prede sugl'Inglesi, i quali un tanto ardimento non aspettavano, e si vedevano non senza maraviglia soprappresi su quell'istesso elemento, del quale si erano fin allora tenuti, e stati erano signori. Il corseggiare di questi nuovi navigli riuscì agli Americani molto vantaggioso, e di gravissimi danni cagione agl'Inglesi; perchè il governo britannico informato delle strettezze, alle quali si trovava ridotta la guernigione di Boston, aveva con incredibile spesa imbarcato una copia inestimabile di buoi, ed ogni altra sorta di bestiame vivente, di carni salate e di vegetabili di ogni maniera, e le aveva con una veloce armata alla volta di quella città inviate. I venti contrarj primamente la trattennero per un tempo inaspettato in mare, sicchè i bestiami morirono, ed i vegetabili si guastarono. Il rimanente arrivato sulle coste dell'America diventò preda in gran parte delle navi americane, e ciò spesso sugli occhi stessi dei comandanti delle navi inglesi, i quali o impediti dalle bonacce, o battuti dai venti contrarj non potevano soccorrere i loro. Si difettava massimamente in Boston di legna; al che il governo aveva voluto provvedere con avere imbarcato a bordo delle passeggiere una quantità considerabile di carbone. Queste la maggior parte caddero in mano degli Americani con grandissimo dispiacere e danno sì della guernigione, che dei Bostoniani medesimi, i quali nella stagione aspra, in cui già si era entrato, non avevano di che ardere. Nè solo si mostrò prospera la fortuna agli Americani nell'aver impedito i soccorsi di bocca, che dall'Inghilterra erano stati mandati al presidio, ma eziandio nell'avere intrapreso, come fecero, le munizioni da guerra, e le armi, delle quali essi stessi avevano un presentissimo bisogno.

Stretto da tante necessità il generale Howe aveva già mandato fuori di Boston, e fatto trasportare sulla terra-ferma vicina, meglio di settecento bocche inutili. Ecci chi scrive, che tra costoro si trovasse qualche sprazzo di vajuolo. Il che, se vero è stato, non è credibil cosa, sia stato fatto a bella posta per infettare il campo americano, essendo certamente l'animo dell'Howe molto lontano da sì orribile proposito. Certo è bene, che molti fra gli Americani se lo credettero, ed alcuni il pubblicarono; e l'assemblea di Massacciusset o perchè sel credesse ella, o perchè volesse, che sel credessero gli altri, ordinò, si mandassero ad effetto le cautele solite a pigliarsi ne' tempi sospetti di quella peste. Intanto Howe costretto dalle necessità per aver da ardere ordinò, si disfacessero di molte case in Boston; imperciocchè infestando gli Americani colle navi continuamente il mare, ogni speranza di trarre dalle vicine terre le legna ed il carbone era mancata.