Il congresso adunque, considerate molto bene tutte queste cose, e spinto dalla necessità, deliberò di usar la presente occasione. E stante che tutta questa lega, la quale contro l'Inghilterra si andava preparando, aveva per fondamento principale, e quasi per anima la Francia, così molto per tempo nell'anno 1776 aveva mandato presso quel governo Silas Deane, acciò spiasse meglio, quali fossero le intenzioni di lui verso l'America; disponesse vieppiù gli animi a favor suo, ed ottenessene intanto tutte quelle somministrazioni d'armi e di munizioni, che meglio sapesse e potesse. Eseguì egli molto diligentemente le sue commissioni, specialmente in rispetto all'ultimo capo delle somministrazioni. Non solo ottenne dagli uomini, o dalle compagnie private, tra i quali merita particolar menzione Carone di Beaumarchais, che con molto utile, e degli Americani e suo, prestò in questo un'opera molto eccellente, ogni sorta di armi e di munizioni, le quali dalle navi americane apertamente, e dalle francesi di nascosto erano portate in America; ma ancora trovò modo di cavarne dalle armerìe regie. Ebbe principalmente da queste quindicimila archibusi ad uso delle fanterie, i quali avviò con gran diligenza in America, dove furono molto opportuni. Usava ancora di condurre agli stipendj dell'America quei gentiluomini francesi, i quali di ciò si dimostravano vaghi; ma in ciò con poca soddisfazione del congresso, il quale non potette sovente star contento agli accordi fatti dal Deane, nè qualche volta ancora alle persone.

Ma, chiarita la independenza, e diventando da un altro canto le cose della guerra molto strette, aveva il congresso giudicato, cosa conveniente fosse il mandar uomini di maggior autorità, acciocchè rappresentando questa solenne ambascierìa tutto l'aspetto della repubblica rendessero al re Luigi testimonio di una singolare affezione e reverenza. Facessero anche ogni opera, perchè quello che non era che un semplice desiderio, diventasse volontà efficace, e l'intenzione si convertisse in atto. Per la qual cosa il congresso nella sua tornata dei 26 settembre chiamò commissarj alla Corte di Francia Franklin, Jefferson, e Deane, uomini tutti di gran maneggio e di giudizio fino. Ma essendosi scusato Jefferson, ebbe lo scambio in Arturo Lee. Il mandato loro fu di continuar a far procaccio di armi e di munizioni, di ottener licenza dal governo di allestir a spese degli Stati Uniti nei porti francesi alcune navi da guerra per correre addosso alle proprietà inglesi; e finalmente di tenere con uffizj ed offerte spesso sollecitato il governo di Francia, acciò concludesse un trattato d'alleanza, del quale il congresso aveva fatto una bozza, e rimessa ai commissarj. Avevano anche nel mandato medesimo di operar in modo, che la Francia accomodasse gli Stati Uniti con un presto di dieci milioni di franchi; e quando non se ne potessero ottenere altrettanti, se ne avessero almeno sei, o finalmente al postutto quattro. Sopra ogni cosa, procurassero, che la Francia riconoscesse pubblicamente la independenza degli Stati Uniti. E siccome sapeva il congresso, che quello che teneva sospesi gli animi dei principi a non voler far sì tosto questa riconoscenza, si era il timore, che gli Americani gli abbandonassero ad un bel bisogno, ed all'antica obbedienza ritornassero, così ordinò a' suoi commissarj, facessero ogni opera per persuadere al Re Cristianissimo, che gli Stati Uniti non erano mai per ritornare sudditi al Re della Gran-Brettagna; e che di niuna cosa, ch'egli per questa pia causa si promettesse delle forze ed opera loro, non sarebbe per ritrovarsi in alcun tempo ingannato; che mai non avrebbero conceduto agl'Inglesi nissun traffico esclusivo, o maggiori vantaggi, o privilegj di commercio, che ai sudditi della Francia concessi non fossero. Volle ancora, che offerissero ed ottenessero, che nel caso di guerra tra la Francia e la Gran-Brettagna, gli Stati Uniti e la Francia si obbligassero a dinunziarsi vicendevolmente i negoziati tendenti alla pace, i quali potrebbero nascere, acciocchè l'una parte e l'altra potessero, quando il volessero, entrarvi. Sollecitassero una nuova provvisione di venti o di trentamila archibusi con una certa quantità di artiglierie e gran copia di munizioni, da essere ogni cosa conviata dalle navi francesi sino in America; il quale convoglio però far si dovesse a spese degli Stati Uniti. E per aggiungere negli animi francesi alle speranze dei vantaggi da ritirarsi dall'unione con essi Stati anche il timore dei danni da una nuova congiunzione loro coll'Inghilterra, comandò il congresso a' suoi mandatarj, artatamente andassero spargendo, che malgrado la buona volontà degli Stati Uniti, non potevano però essi colle sole forze loro resistere alla prepotente forza della Gran-Brettagna lungo tempo; che ci era pericolo, se abbandonati fossero a loro medesimi, fossero per la necessità delle cose costretti a cedere, e che per la conquista ottenesse il governo britannico ciò, che la volontà loro non avrebbe mai potuto consentire. Rispetto poi alla Spagna, a fine di scemar il timore, ch'ella aveva della ribellione nelle sue proprie colonie, l'assicurassero con quelle più efficaci protestazioni, che migliori immaginar sapessero, che mai in nissun caso avrebbero le colonie spagnuole ricevuto dagli Stati Uniti molestia alcuna. Finalmente stessero vigilanti per penetrare, se mai covasse qualche nuovo trattato in Europa per inviar nuovi soldati mercenari a danni dell'America. E quando tale fosse il caso, si studiassero con ingegno di ottenere dalla Corte di Francia, che s'intromettesse per istornare un sì pernizioso disegno.

Avute tutte queste istruzioni partirono i mandatarj americani. Arrivava Franklin addì 13 dicembre a Nantes, e poco poi a Parigi. Da molto tempo non era in questa città capitato un uomo, che più di questo e venerando fosse, e venerato, o si consideri l'età sua, che già era oltre i settant'anni trascorsa; o l'eccellenza dell'ingegno, o la vastità della dottrina, o la fama della virtù. Nè medesimamente di lunga pezza era stata tra gli uomini francesi, naturalmente molto avidi di novità, tant'aspettazione, come in questi dì. Pareva, che di altro non si parlasse fra di loro, di altro non si scrivesse, ad altro forse non si pensasse, che a questa medesima causa americana, la quale tutti universalmente lodavano ed ammiravano. Giunto adunque l'inviato americano, se i popoli lo riguardassero, se con ogni curiosità le parole, gli atti e le opinioni ne spiassero, non è da domandare. Nè si potrebbe negare, che non abbia molto acconciamente quella via seguita, che alla condizione della sua patria, ed alla sua propria ottimamente si convenivano; Si dimostrava egli, ed in ogni luogo si appresentava come un cittadino d'un'infelice patria agli estremi casi ridotta dalla britannica crudeltà. Con quelle canute chiome, ed in quell'età ormai caduca, venuto essere a traverso un mare smisurato a raccomandare la causa di lei a coloro, che soccorrer la potevano. Non mai sì pietosa opera, come questa, essersi offerta a compire alla generosità francese; esser la Francia l'avvocata dei miseri, la difenditrice dei perseguitati, la protettrice degli oppressi; quella guerra essere per la parte britannica crudele; quel sangue sparso dagli Americani innocente; sperar essi nel patrocinio del Re ritrovare alcun rifugio alla loro misera e travagliata fortuna, e potersi un dì ridurre a vita tranquilla e sicura. Si ritraeva poscia alla villa di Passy, posta presso le porte di Parigi, dove pareva, deplorasse in quel secesso i duri casi dell'America. Si spargeva la voce, se a caso o a studio non saprei, che il governo inglese aombrasse per la vicinanza di lui, ed al francese domandasse, lo facesse allontanare. Quindi nacque fra i popoli quella compassione, che si ha di satura verso la virtù perseguitata. Tutti perciò lo guardavano con maggior curiosità; e ne' suoi passeggi, dove gli facevan l'accompagnatura molti fra i suoi paesani stati prima o manomessi crudelmente, o proscritti dal governo britannico, siccome pure nelle brigate sì pubbliche che private, e nelle adunanze delle accademie dei dotti, dove interveniva spesso, si facevano le affoltate per vederlo. Su pei canti si vedevano i ritratti di Franklin, dipintovi con aspetto venerabile, e con vestito, come si suol fare, anzi un po' strano, che no. Viveva poi a Passy con una certa semplicità, che molto ritraeva da quella degli antichi filosofi; ed i suoi arguti motti, e le gravi sentenze facevan sì, che molti a Socrate lo somigliassero. Così il nome di Franklin era in bocca di tutti; e la moda, che sì spesso aggira i cervelli francesi anche nelle cose più leggieri, s'era questa fiata volta ad un oggetto molto grave, e degno d'osservanza. Ma egli intanto, contento all'aver guadagnata l'attenzione, ed eccitata verso la patria sua la compassione di quegli spiriti parigini cotanto gentili e ben creati, a questo non si ristette; che anzi con eccellente industria, e con molta segretezza andava presso i ministri, dai quali era udito con allegra fronte, avanzando la causa dei suoi mandatori. Nel che faceva grandissimi frutti, e si speravano dalla Francia di breve pubblici ed efficaci ajuti.

Ma in questo mezzo, essendosi la fortuna tanto contraria dimostrata nella Nuova-Jork, e nella Cesarea agli Americani, trovandosi le cose loro di tal maniera afflitte, che non che altro l'istessa città capitale della lega portava grandissimo pericolo di cader in mano del vincitore, temette il congresso, che tosto che le infelici novelle fossero pervenute in Francia, si raffreddassero le pratiche già incominciate coi governi francese e spagnuolo da' suoi delegati; e che questi governi dubitando della prossima rovina dell'America, e della costanza degli Americani, non si ritraessero. Per la qual cosa deliberò di fare alla Francia ed alla Spagna nuove e più gagliarde protestazioni tendenti a far credere, di voler ad ogni rischio nella intrapresa via continuare, ed a far loro più grassi partiti, quando a favor suo si discoprissero. Scrisse ai suoi delegati, assicurassero di nuovo quei governi, che gli Americani s'erano fermi a voler mantenere ad ogni evento la independenza. Comandò loro, ponessero ogni studio, perchè la Francia si discoprisse ad ogni modo contro la Gran-Brettagna con assaltar l'Elettorato d'Hannover, o quell'altra parte dei dominj britannici, che più opportuna sarebbe creduta sia in Europa, che nell'Indie orientali od occidentali. E per questo ottenere più facilmente, facessero certo il Re Cristianissimo, che in caso, che Sua Maestà denunziasse la guerra alla Gran-Brettagna, congiungerebbero gli Stati Uniti le forze loro colle sue per conquistar le isole di Terra-Nuova e del Capo-Brettone, e che, ottenuto l'intento, si escluderebbero per sempre dalle pescagioni del merluzzo su per quelle spiagge i sudditi del Re britannico, e quei di qualunque altra nazione, dimodochè solo gli Americani ed i Francesi avrebbero il diritto di esercitar quelle pescagioni; che il Re Cristianissimo possedesse in piena proprietà la metà dell'isola di Terra-Nuova, purchè egli fornisse all'uopo gli Stati Uniti del necessario navilio per soggettar la provincia della Nuova-Scozia; e che questa medesima provincia coll'isola del Capo-Brettone, e la rimanente parte della Terra-Nuova fossero ridotte sotto l'imperio della repubblica. Quando poi le mentovate offerte non bastassero a persuader la Francia alla guerra, proponessero di più, che gli Stati Uniti erano pronti a consentire, che tutte quelle isole inglesi dell'Indie occidentali, le quali nel corso della guerra conquistate fossero dalle forze unite della Francia e dell'America, cadessero in assoluta proprietà del Re Cristianissimo; e che a questo fine avrebbero essi somministrato le provvisioni a proprie spese, e sino al valsente di due milioni di dollari, come pure sei fregate allestite e fornite di tutto punto, e pronte a mettere in mare. Che avrebbero in somma tutta quella assistenza data in queste spedizioni, che a buoni e fedeli alleati meglio si convenissero. Che finalmente avrebbero stipulato, che tutto il traffico, che si sarebbe fatto all'avvenire tra gli Stati Uniti e le Antille, sarebbe esercitato dalle navi dei sudditi di Sua Maestà Cristianissima e degli Stati Uniti. L'animo poi del Re Cattolico volevano si tentasse con promettergli, caso dinunziasse la guerra alla Gran-Brettagna, di aiutarlo a ridurre in sua potestà la città ed il porto di Pensacola. Gli si proponesse ancora di concludere cogli Stati Uniti un trattato di alleanza e di commercio somigliante a quello, che al Re Cristianissimo era stato proposto. Aggiunsero all'uno ed all'altro Re, che quando fosse vero, come già n'eran pervenute le novelle, che il Re portoghese avesse con insulto da' suoi porti cacciato, o confiscato i vascelli americani, e quando ciò fosse cosa grata alla Francia ed alla Spagna, avrebbero gli Stati Uniti a quel Re intimato la guerra.

Nè qui si ristettero in questa bisogna i pensieri del congresso. Mandarono commissarj alle Corti di Vienna, di Prussia e di Toscana, nelle quali non si vedevano male disposizioni verso l'America, anzi molti segni d'istimare la salvezza della repubblica. Volle, che que' sovrani fossero accertati della determinazione degli Stati Uniti a voler persistere nell'independenza. Gli piacque ancora, che questi commissarj usassero ogni studio loro, perchè le sopraddette Corti, ma specialmente l'Imperatore di Germania, ed il Re di Prussia s'intromettessero, perchè non fossero mandati a' danni dell'America altri soldati mercenarj tedeschi o russi. Ebbero anche in mandato di proporre alla Corte di Berlino un trattato di amicizia e di commercio, quando ciò non dispiacesse ai Re, Cristianissimo e Cattolico.

Queste furono le risoluzioni prese dal congresso in fortificazione dello Stato in tanto pericolo delle cose sue. Nel che si vede, ch'ei trattava colla medesima costanza i negoziati co' principi e niente più pigramente provvedeva alle cose, che appartengono all'esercizio della guerra. Non solo ei non fece alcuna vista di voler abbandonar il proposito dell'independenza, o di calare a qualche accordo coll'Inghilterra, ma neanco nissuna proposizione, od offerta fece ai principi forestieri, la quale dimostrasse la disperazione, o si sconvenisse ad uno Stato ottimamente constituito, forte ed independente. Per verità alcuni membri del congresso posero in questa occorrenza certi partiti, che minor costanza e fiducia dinotarono. Conciossiacosachè taluno fosse diventato fautore, che si facesse abilità ai commissarj presso la Corte di Francia, offerissero di trasferire, a favor di questa tutto quel monopolio di commercio, di cui aveva goduto l'Inghilterra; altri, che le si proponesse il monopolio d'alcuni capi di commercio, ed altri ancora una lega offensiva e difensiva. Ma vinse la fortuna della repubblica, la quale l'aveva a migliori condizioni destinata; e tutte queste proposte, contraddicendo la più sana e la miglior parte dei membri del congresso, non si ottennero. Nissuno non vedeva, che se accettate si fossero, avrebbero, mostrando disperazion delle cose, un tutto contrario effetto partorito a quello, che gli autori loro ne aspettavano. Perciocchè la Francia aveva ben altri e più forti motivi, che questi non erano, per romper la guerra alla Gran-Brettagna, i quali avrebbero bastato per indurla a pigliar tal partito, solo che gli Americani si dimostrassero costanti nel proponimento loro, e con forti animi, e con ogni sforzo la guerra esercitassero.

Queste instruzioni del congresso inviate a' suoi commissarj furono per via intraprese dagl'Inglesi, i quali le fecero pubblicare. Del che non si mostrò malcontento il congresso. Perciocchè non dubitava, che il dimostrare con tanta efficacia, che continuasse in tutti la medesima prontezza a non voler tornare sotto l'obbedienza britannica, mentre la fortuna loro era condotta a tanto bassamento, convincesse coloro fra i principi europei, i quali lo sceveramento dell'Impero britannico desideravano, ch'era tempo, che si discoprissero, acciocchè quello, a che gli Americani non volevano consentire, l'inferiorità delle forze loro e la conquista non se lo facessero.

Ma qualunque fossero la costanza del congresso, o l'opportunità delle sue proposte ai principi forestieri, poco si poteva sperare, che in tanto pericolo delle cose sue acconsentissero questi al venire a parte, abborrendo ciascuno dal prender briga di ripescar coloro che sommergono. Certo poco profittan le parole, quando elleno non sono dalle buone armi, e dal favor della fortuna accompagnate. E così deboli erano le speranze, alle quali si atteneva sul finire del presente anno il destino dell'America, che si doveva ragionevolmente credere, che due o tre notti fredde, che si fossero messe, fatto gelar le acque della Delawara, avrebbero posta in mano degl'Inglesi, senza che gli Americani opporvi si potessero a patto nissuno, la città capitale di tutta la lega. E quando questa gelata contro il solito della stagione non avesse avuto luogo, la più gran parte del già sì debole esercito di Washington si sarebbe risoluta pel finir delle ferme nell'uscir dell'anno. Nè si poteva credere, che in tanta avversità nuovi soldati venissero a pigliare il luogo di quelli, che se ne andavano. In questo stato di cose altro non si poteva aspettare, che un soggettamento senza ostacolo delle province più aperte, e che, ritiratisi i miseri avanzi dell'esercito americano ai luoghi più forti, nelle selve e nelle montagne inaccessibili, nascesse una guerra guerriata, la quale nulla potrebbe importare alla somma dell'impresa. Ma Washington non si disperava; e prima che, o il gelicidio sopraggiungesse, o finissero le ferme dei soldati, volle con audace e ben ponderato consiglio far nuova pruova della fortuna della repubblica, con affrontar un nemico vittorioso e forte, il quale a tutt'altro pensava fuori che a questo. Del che debbono i posteri suoi avergliene una eternal riconoscenza; imperciocchè da questa improvvisa fazione cambiossi ad un tratto, e fuori di ogni aspettazione la condizion della guerra, ed incominciò la vittoria ad inclinare alle parti americane. Aveva egli osservato, che Howe, o fosse per procurare a' suoi soldati alloggiamenti più comodi in quell'aspra stagione, o per impedire, come si credette, il reclutar degli Americani, o che giudicasse in modo la guerra vinta, ed i nemici inabili a qualunque sforzo, aveva troppo distese le ali del suo esercito, occupando tutta la provincia della Nuova-Cesarea, e la riva sinistra della Delawara da Trenton sino a Burlington. Aveva le sue stanze a Trenton il colonnello Ralle, valoroso capitano di Essiani colla sua brigata di fanti, ed alcuni pochi cavalleggieri inglesi, e cinquanta stracorridori, che sommavano in tutto a quattordici o quindici centinaia di soldati. Alloggiava più sotto a poche miglia a Bordenton il colonnello Donop con un'altra brigata di Essiani; ed ancor più in giù, distante a venti miglia di Filadelfia, aveva i suoi quartieri un'altra schiera di Essiani e d'Inglesi. Gli uni e gli altri stavano a mala guardia, sia perchè conoscevano, esser il nemico non che debole, quasi affatto distrutto, sia perchè per le passate rotte lo tenevano molto imbelle, e come spogliato d'ogni onore della milizia. Il rimanente esercito si era fermato in luoghi più lontani, e principalmente a Princetown, a Brunswich e ad Ambuosa. Washington, considerata bene la larghezza degli alloggiamenti del nemico, entrò in isperanza di potere con un improvviso assalto opprimere quelle bande, le quali erano più vicine al fiume, e sì dall'altre lontane, che non avrebbero potuto essere soccorse a tempo. Perchè poi l'assalto procedesse con ordine, e partorisse maggior frutto, distinse tutto il suo esercito, il quale per la più parte consisteva nelle cerne della Pensilvania e della Virginia, in tre schiere, la prima delle quali, ch'era la principale, dovesse varcar il fiume a Mackenky's-ferry circa nove miglia sopra Trenton. Questa doveva guidar egli stesso, accompagnato dai generali Sullivan e Greene, ed aveva seco alcuni pezzi di artiglierie da campo. S'intendeva, ch'ella facesse impelo contro Trenton. La seconda, che obbediva agli ordini del generale Irwin, doveva traversar a Trenton-ferry un miglio circa sotto il borgo di questo nome, ed arrivata sulla sinistra del fiume impadronirsi spacciatamente del ponte posto sul rio di Trenton, e ciò per impedire che il nemico, rotto che fosse a Trenton dalla schiera di Washington, non potesse per questa strada trovare il suo scampo. La terza, ch'era posta sotto i comandamenti del generale Cadwallader, doveva traghettare a Bristol per andar a pigliar il posto di Burlington. La notte di Natale fu destinata alla fazione. Preso, come si è detto, modo ad assalir il nemico, procedevano gli Americani con mirabile silenzio ed ordine verso la Delawara. Dicevasi ai soldati per tener fermi gli animi loro, e deliberati al combattere, stessero obbedienti agli ordini, e nell'animo forti; si levassero dal viso le macchie dell'Isola-Lunga, della Nuova-Jork e della Cesarea; si poneva loro davanti la necessità, la gloria, le magnifiche spoglie della vittoria; avvisassero, che quella notte fatale doveva il destino della patria definire. S'infiammavano d'ardentissimo desiderio della vittoria. Giugnevano tutto e tre le schiere sull'imbrunire sopra la sponda del fiume. Aveva sperato Washington di poterlo passare, e trasportar sull'altra riva le artiglierie, prima che fosse fatto mezza notte, e perciò aver tempo di sopraggiungere sullo spuntar dell'alba, e sorprendere il nemico a Trenton. Ma essendo il freddo molto aspro, il fiume si trovò sì fattamente ingombrato di grossi diacci, che non si potette por piede e sbarcar le armi sull'altra sponda prima delle quattro della mattina. Passato il fiume, la schiera si divideva in due bande, delle quali la prima voltasi a diritta s'incamminava a Trenton per la via più bassa, che corre a riva la riviera; e l'altra condotta dallo stesso Washington camminava per la via superiore, o sia per la strada di Penington. E siccome la distanza per a Trenton per queste due strade era ad un di presso eguale, si credette, potessero l'una e l'altra banda arrivarvi nel medesimo punto. Fu imposto loro, venissero tostamente, ed a prima giunta alle mani, e, messe in fuga le prime scolte, corressero senza frappor tempo in mezzo contro il grosso del nemico a Trenton, acciocchè non avesse questi comodità di apparecchiarsi all'assalto. Facevano ogni diligenza per arrivare prima del dì. Ma erano molto ritardati da un grosso nevazìo, e da una pioggia grandinosa, che rendevano anche le vie molto sdrucciolose. Arrivavano alle otto l'una e l'altra banda. Malgrado tanti Impedimenti, e l'ora già tarda, non ebbero gli Essiani del Ralle alcun avviso dell'approssimarsi del nemico. Gli Americani adunque venuti sopra alla non pensata, fatto impeto nelle scolte, le mettevano in rotta. Ralle mandava in soccorso il suo reggimento, acciocchè, ricevuta la prima impressione, gli ritardasse, finchè il grosso avesse tempo di ordinarsi alle difese. Ma la fuga dei primi sbaragliava anche gli ordini dei secondi, e gli uni e gli altri si ritiravano a rotta al principale alloggiamento. Il capitano tedesco, ordinati a molta fretta i suoi, gli traeva fuori per dar la carica al nemico in luogo aperto. Ma ferito mortalmente nel primo assalto, e affoltandosi gli Americani con molta furia, i lanzi si voltarono in fuga, lasciando sul campo sei pezzi di minute artiglierie. Si attentaron essi di scantonarsela difilatamente per la via di Princetown. Ma, accortosi Washington del disegno, fatte marciare rattamente alcune compagnie, che da fronte gli assalissero, gl'intraprese. Accerchiati in tal modo da ogni parte i tre reggimenti dei lanzi di Ralle, di Anspach e di Knyphausen furon costretti a por giù le armi, e ad arrendersi a prigionieri di guerra. Alcuni pochi, massimamente cavalleggieri, stracorridori, ed altri fanti più spediti, in somma quasi cinquecento soldati, trovarono modo di scampare per la via di sotto, che conduce a Bordenton. Un altro numero di Essiani, i quali erano quella mattina usciti alla busca, e lontani dal campo, udito il remore, e poscia la rotta dei compagni, se ne fuggirono a Princetown. Aveva bene il generale Irwin fatto ogni sforzo per passare il fiume al tempo prescritto, e poter quindi cooperare per la parte sua al compimento di tutto il disegno. Ma tanto si erano in questa parte del fiume accumulati i ghiacci, che la passata ne fu del tutto impossibile. E perciò questa parte di Essiani ebbero la via libera per ricoverarsi in salvo a Bordenton. L'istesso incontro ebbero i tentativi fatti dal generale Cadwallader per valicar più sotto, ed andar a pigliare il posto di Burlington, come n'era stato il pensiero. Perchè dopo di aver trasferito sulla sinistra riva una parte delle sue fanterie, non si trovò modo a portar oltre le artiglierie; e perciò inabili a far frutto alcuno, e trovandosi in pericolo, furon di nuovo fatte venire sulla diritta. Così una parte sola del disegno del capitano del congresso ebbe l'esito che si aspettava. Ma da quello che si ottenne, si può argomentare, che, se non correva in quella notte il verno sì aspro, e tutte avessero la esecuzione loro avuta, tutte le bande regie, che si trovavano nelle vicinanze del fiume sarebbero state attorniate e prese. Pochi fra gli Essiani furono morti o feriti, non più di trenta o quaranta. Ma i prigionieri sommarono a prima giunta a meglio di novecento; poi, raccolti quei che si erano nascosti per le case, a meglio di un migliaio. Ottenuto questo prospero successo, Washington si ristette, non volendo perdere per imprudenza quel frutto, che con tanta discrezione aveva acquistato. La forza delle sue genti non era tale, che potesse resistere a quelle, che in poco d'ora avrebbero i capitani inglesi potuto raccorre. Conciossiachè una grossa banda di fanti leggieri aveva le sue stanze a Princetown, Terra distante a poche miglia da Trenton; alla quale avrebbero potuto facilmente congiungersi la brigata di Donop, ed altri battaglioni, che avevano gli alloggiamenti nei circonvicini luoghi. Perciò abbandonato Trenton, e conducendo seco a man salva i prigionieri, le conquistate armi e le bandiere, si ritrasse sulla destra riva del fiume.

I Capi americani si deliberarono di usare in ogni modo la opportunità della vittoria a fine di spirar coraggio e maggior caldezza agli animi de' sbigottiti popoli. Perciò fecero marciare a guisa di trionfo i soldati cattivi, le armi e le insegne conquistate per le vie di Filadelfia. Ciò nonostante, tanto era spaventoso ai popoli d'America il nome di questi Tedeschi, che molti si eran dati a credere nel momento stesso, in cui andavano i vinti a processione per la città, che questo fosse un inganno dei Capi per aggirargli; stimando, fosse impossibil cosa, che i lanzi fossero stati superati dai soldati americani. Degl'Inglesi non temevano altrettanto; perchè gli conoscevano; ma di questi forestieri assai, siccome l'uomo suol più temere delle cose ignote; e poi la lingua loro strana, le maniere affatto nuove, gli abiti diversi generavano lo spavento. Ma quando si accorsero, esser vera la cosa, non si potrebbe con parole descrivere, quanto si rallegrassero a sì insperato accidente, e si confortassero quei popoli; e siccome prima gli stimavan da più, così ora gli tenevan da meno degl'Inglesi. E brevemente da quest'affare di Trenton cominciò a variarsi la condizione delle cose, sicchè quei, che quasi disperati erano, diventassero confidentissimi. Nè minor maraviglia provarono gl'Inglesi a così subito ardimento, ed a questi nuovi rigogli di un nemico, il quale credevano vinto e disfatto. Non potevano restar capaci, come una gente, che nell'arte della guerra era tenuta fra le prime, fosse stata obbligata a cedere ad una milizia raunaticcia, male armata, e peggio disciplinata. Quindi, come si fa nelle disgrazie, i rimproveri, le accuse ed i sospetti erano frequenti; che il generale inglese avesse ordinato i quartieri del suo esercito troppo larghi; che Ralle mal si fosse consigliato, trovandosi più debole, a lasciar l'alloggiamento, ed uscir alla carica; che fossero stati a sì mala guardia; e che invece di star alle poste iti fossero scorrazzando a saccomanno. Comunque ciò sia, ogni cosa in moto nell'esercito britannico. Donop, udite le novelle, temendo di sè, e de' suoi, si ritirò più che di passo per la via d'Ambuosa, ed andò a congiungersi col generale Leslie a Princetown; ed il generale Grant, il quale con il grosso dell'esercito stanziava a Brunswick, si condusse pur esso ad accozzarsi colla vanguardia a Princetown. Il conte di Cornwallis medesimo, il quale si trovava alla Nuova-Jork in procinto di far vela per l'Inghilterra, sentito l'impensato accidente, se ne tornò speditamente nella Nuova-Cesarea.

Ma intanto gli Americani, ripreso ardire, correvano all'insegne, e l'esercito di Washington si trovò talmente ingrossato, ch'egli alzò l'animo a maggiori pensieri, e credette poter tentare qualche cosa sulle rive della Nuova-Cesarea. Perciò ordinò a Cadwallader, che, valicato il fiume, andasse a pigliar un posto forte dall'altra parte, dimodochè però procedendo con molta cautela, evitasse i casi improvvisi. Mifflin con un grosso polso di bande pensilvanesi s'era accostato al generale Irwin, e l'uno e l'altro passarono il fiume. Poco poi seguitò Washington medesimo, e si fece la massa di tutte le genti a Trenton. Quivi le genti della Nuova-Inghilterra, compiute le ferme, se ne volevano andare; ma colle preghiere, e con un caposoldo di dieci dollari ciascuno, i più furon fatti rimanere. Il nemico, che si era fatto forte a Princetown, deliberò di non perder tempo, e di andar ad assalire Washington ne' suoi alloggiamenti di Trenton, prima ch'ei ricevesse nuovi rinforzi, e forse anche sapendo e sperando, che pel finir delle ferme si sarebbe una parte del suo esercito sbandata.

1777

Adunque il dì due gennaio Cornwallis marciava coll'antiguardo sopra Trenton, dove arrivò verso le quattro della mattina. Il retroguardo si trovava a Maidenhead, Terra posta a mezzo cammino tra Princetown e Trenton. Altri reggimenti erano sulle mosse da Brunswick per andar a rinforzare l'esercito principale. Washington, trovandosi il nemico sì grosso e sì vicino, ritirava i suoi alloggiamenti sull'opposta riva del rio di Trenton, che chiamano anche Assumpink, dove, occupato e guardato bene il ponte, attendeva a fortificarsi. Gl'Inglesi si attentavano di passare in varj luoghi; ma sempre invano, trovandosi tutti i guadi ottimamente custoditi. Si diè mano dall'una parte e dall'altra al trar delle artiglierie, sebbene con poco frutto, stando forti gli Americani nel loro vallo; il che durò sino alla seguente notte. Cornwallis aspettava i rinforzi per andar all'assalto all'indomani; ma l'Americano non intendeva di tirar un sì gran dado. Da un altro canto il ripassare la Delawara, ch'era allora più che mai fosse ingombra di ghiacci, ed avendo sì vicino e sì gagliardo il nemico, era impresa troppo piena di pericolo, perchè tentar si potesse. Perciò si trovava di nuovo in grandissima difficoltà. In questo stato di cose fece Washington una molto audace risoluzione, e questa si fu, poichè si era condotto tanto innanzi, che senza manifesto pericolo non poteva tornar indietro, di abbandonar ad un tratto le rive della Delawara, e di portar la guerra nel cuore stesso della Nuova-Cesarea. Avvisossi, che Cornwallis, siccome pareva più verosimile, dubitando di esser tagliato fuori dalla provincia della Nuova-Jork, e temendo forte per le canove, che abbondantemente ad uso di tutto l'esercito britannico s'eran fornite in Brunswick, si sarebbe anch'esso allontanato dal fiume, ed in tal caso la città di Filadelfia sarebbe preservata, una gran parte della Nuova-Cesarea ricuperata, e la guerra da difensiva cambiata in offensiva; il che avrebbe dato nuovo animo all'universale dei popoli. Ovvero, persistendo l'Inglese nel suo disegno, si sarebbe recato al di là del fiume, ed impadronitosi di Filadelfia. Ma, qualunque avessero ad essere gli effetti di questo sinistro avvenimento, sarebbe stato sempre miglior consiglio il perder Filadelfia, conservando intiero l'esercito, che il perder ad un tratto e quella, e questo. Fatta la deliberazione, la quale fu approvata da una Dieta di tutti i capitani dell'oste, si pose tosto mente a mandarla ad effetto. S'inviaron gl'impedimenti più sotto a Burlington; e quando fu alta ora, cioè un'ora della mattina, non buzzicandosi i nemici, gli Americani riaccesi i fuochi nel campo loro, lasciate le guardie al ponte ed ai guadi, perchè secondo il solito facessero la ronda, e battessero le strade, si difilarono con eguale, e silenzio, e rattezza, passando per la via più lunga di Allenstown per isbrigarsi dal rio, e schifar l'incontro del nemico a Maidenhead, verso Princetown. S'eran posati quella notte in questa Terra tre reggimenti inglesi, due dei quali già s'erano inviati a levata del sole per alla volta di Maidenhead. Sopraggiungevano in questo mentre gli Americani, e gli assalivano con molta vigorìa. Gl'Inglesi si difendevano con gran valore, dimodochè le milizie americane, le quali erano andate le prime all'assalto, si volgevano in fuga, e si ritiravano disordinate. In questa prima affrontata fu ferito mortalmente il generale Mercer, mentre faceva ogni sforzo per rannodar i suoi. Ma Washington, veduta la rotta della vanguardia, e conoscendo ottimamente, che la perdita della giornata sarebbe stata la totale rovina dei suoi, si spinse avanti colla sua schiera composta di quelle genti, che avevano avuta la vittoria di Trenton, e rinfrescò la battaglia. Sopraffatti i due reggimenti inglesi dal numero e dalla furia del nemico, furon separati l'uno dall'altro, e si trovarono in grandissimo pericolo. Il colonnello Mawhood, che ne guidava uno, dopo d'aver sostenuto con maraviglioso ardire per un pezzo il durissimo assalto, fatto un grande sforzo, e puntando colle baionette ferocemente, si aprì la via per mezzo gli ordini delle schiere nemiche, e si ritirò a salvamento a Maidenhead. L'altro, che era la retroguardia, sostenuta lunga pezza la carica, non potendo aprirsi la via verso Maidenhead, ritornò per la via di Hillsborough a Brunswick. Un terzo, che si trovava tuttavia a Princetown, si ritirò anch'esso, dopo un leggier conflitto, di gran passo a Brunswick. Morirono in questo fatto degl'Inglesi da cento, e circa trecento furon fatti prigionieri. Dal canto degli Americani pochi meno morirono. Ma tra questi il generale Mercer, lodato ed esperto capitano della Virginia, lasciò grandissimo desiderio di sè nell'animo di tutti, e principalmente in quello di Washington, il quale lo riputava molto, e teneva caro. Dopo il combattimento gli Americani fecero la mossa a Princetown.

A levata del dì, accortosi Cornwallis, che gli Americani avevano abbandonato il campo di Trenton, e conosciuto tostamente, qual fosse il disegno loro, levatosi anch'esso dal suo si avviò molto tostamente verso Brunswick, temendo delle bagaglie e munizioni che ammassate vi erano. Arrivò alla coda dell'esercito americano a Princetown. Washington si trovava di nuovo in grave pericolo. I suoi soldati erano aggravati dal sonno, non avendo dormito le due notti precedenti, ed oltreacciò stanchi dalle fatiche, afflitti dalla fame, pressochè nudi in quella sì aspra stagione. Aveva alle spalle un nemico, che lo perseguitava, possente di numero, fresco dal riposo, abbondante di tutte le cose. In tal condizione, non che potesse sperare di continuar ad offendere, doveva recarsi a gran ventura, se potesse a luoghi forti e sicuri ritirarsi. Per il che, lasciata la Terra di Princetown, s'incamminò rattamente verso le parti superiori e montagnose della Cesarea; e per ritardare il nemico ebbe rotti i ponti sul fiume Millstone, che corre tra Princetown e Brunswick. Quindi, valicato il fiume più grosso detto il Rariton, andava a porre gli alloggiamenti a Pluckemin, dove le sue genti si riconfortarono dalle sofferte fatiche e dai corsi pericoli. Ma trovandosi molto debole, ed assottigliandosi il suo esercito ogni dì di vantaggio pel numero degli ammalati e degli andantisi, deliberò di accamparsi più in su in un luogo più sicuro. Perchè, dopo che ebbe per la necessità delle cose tentato colle precedenti fazioni la fortuna, gli piaceva il procedere sicuramente, e l'uscire il meno che potesse dalla potestà di sè medesimo. Si ritirò a Morristown nell'alta Cesarea. Cornwallis, non credendo di poter seguitar il nemico con frutto su per quelle balze, si avviò a Brunswick, dove trovò il generale Matthews, che aveva avuto una gran battisoffiola, e già aveva incominciato a sgomberar le bagaglie e le munizioni. Ma Washington, ricevuti alcuni racimoli di nuove fanterie, e riconfortati i suoi, fra breve uscì di nuovo alla campagna correndo tutto il paese sino al fiume Rariton; che anzi, valicato questo, ed entrato nella contea di Essex, s'impadronì delle Terre di Newarck, di Elisabetta, e perfino di Woodbridge, di maniera, che ei signoreggiava tutta la costa della Cesarea, che guarda l'Isola degli Stati. E seppe così bene, e tanto acconciamente pigliar i posti, ed affortificargli, che i regj non ebbero ardire di tentare di sloggiarnelo. In cotal modo l'esercito britannico, il quale aveva corso vittoriosamente tutta la Cesarea sino alla Delawara, e ridotto in così imminente pericolo la città stessa di Filadelfia, si trovava ora ristretto nei soli due posti di Brunswick, e di Ambuosa, i quali eziandio per la sola via del mare potevano colla Nuova-Jork aver comunicazione. Così da un esercito presso che ridotto allo stremo fu salvata Filadelfia, preservata la Pensilvania, ricuperata la Cesarea quasi tutta, ed il suo avversario vittorioso e potente in istretti termini confinato; e non che osasse offendere, ridotto alla necessità del difendersi.

Tutte queste sì inaspettate fazioni acquistarono grandissima riputazione al capitano del congresso, e tutte le nazioni, non che l'americana, furono soprapprese da non poca maraviglia. Ognuno lodava la prudenza, la costanza e l'ardimento del generale Washington. Tutti lo chiamavano il salvatore della sua patria; tutti lo pareggiavano coi più riputati capitani dell'antichità, e specialmente col nome di Fabio americano lo distinguevano. Era egli nelle bocche di tutti gli uomini, e nelle penne degl'ingegni più elevati. I maggiori personaggi di Europa fecero con esso lui ogni uffizio di lode e di congratulazione. Così non mancarono al generale americano nè una insigne causa da difendere, nè l'occasione di acquistar gloria, nè l'ingegno per usarla, nè la fama che lo esaltasse, nè tutta una generazione d'uomini atta e molto ben inclinata a celebrarlo.

Il congresso poi, preso maggior confidenza in lui, ed avendo veduto, che per opera sua già s'era risvegliata la fortuna della repubblica, decretò, che nelle consultazioni fatte nelle Diete militari non foss'egli obbligato alla pluralità dei voti, nè al parere degli uffiziali generali, coi quali opportuna cosa credesse il consigliarsi. Volle anzi, che in ogni caso seguisse quei consigli, che di per sè conoscesse, poter ritornare a maggior benefizio dell'impresa. Ritornò il congresso a Filadelfia, intendendo di vieppiù riconfortare i popoli.

Le cose intanto continuarono nel medesimo stato tutto l'inverno, e la maggior parte della primavera. Seguivano però spesse scaramucce tra le due parti, le quali altro effetto non partorivano, che quello di tribolare ed istancar l'esercito britannico, e di dar nuovo coraggio agli Americani. Erano, siccome abbiam detto, le genti del Re ristrette nelle due Terre di Brunswick e di Ambuosa, donde poco s'ardivano di saltar fuori, e non potevano non che buscare alla scapestrata, foraggiare senza pericolo. Perchè non solo la gente assoldata di Washington, ma gli abitatori stessi della Cesarea a grandissima rabbia commossi dalle enormità commesse, principalmente dagli Essiani, e parte anche dagl'Inglesi, prese le armi, saltavan fuori dalle case loro e dai luoghi opportuni alle insidie, e le bande scorrazzanti con subiti assalti opprimevano. Quei, che non potevano portar le armi, facevan l'uffizio di spie, di maniera, che appena, i regj incominciato avessero una mossa, i repubblicani n'erano informati, e si apparecchiavano a sturbarla. Questo tanto cambiamento nell'animo dei Cesariani, i quali, subito dopo le fazioni della Nuova-Jork, dimostrati si erano favorevoli alle armi del Re, debbesi alla barbara ferità, colla quale i soldati del Re la guerra esercitavano, intieramente riputare. Si levò in America un romor universale contro le crudeltà, gli ammazzamenti, i ratti, le rapine del distruggitore esercito; le quali se convien credere, siano state esagerate, forza è pur confessare, siano state la gran parte vere. Questi Essiani naturalmente feroci, per niente avvisantisi nè di umanità, nè di non umanità, nissun modo conoscendo, che violento non fosse, nè altra sorta di guerra, che quella di ridur tosto col maggior possibil danno sì pubblico che privato il nemico a divozione, non mettevano nissun freno alle voglie loro, nè nissun fine alle devastazioni. Fu scritto da alcuni, che fosse nata tra questa gente zotica una opinione, che quelle terre che in America conquistassero, avessero a diventar loro proprie, e perciò riputassero i possessori di queste, come naturali nemici loro, che bisognasse spegnere ad ogni modo. Ma che trovandosi poscia ingannati della opinione loro, venissero in sul saccheggiare ed abbottinare a guerra rotta le cose mobili. E si disse ancora, che questi uomini trauzeschi con tanta ingordigia in ciò si adoperassero, che finalmente ne diventasser sì ingombri di preda, che fossero male atti alle fazioni militari. Questo desiderio del predare accrescevano vieppiù gli Americani cogl'improperj contro gli Essiani. Avvezzi alla libertà detestavano, ed abborrivano quest'imbestiati mercenarj, i quali non contenti, dicevano, di sopportare il dispotismo in casa loro, si facevano ancora per pochi denari gl'istromenti della tirannide in casa altrui, venivano a tramescolarsi in una domestica querela, dove non avevano interesse di sorta alcuna; che avevan lasciate le case loro nel vecchio mondo per venir a far beccheria nel nuovo di un popolo innocente e generoso, il quale non aveva fatto loro ingiuria alcuna; che anzi aveva ricevuto in luogo di asilo, e confortato ospitalmente una moltitudine degli antenati loro, che fuggivano una tirannide simile a quella, che ora vorrebbon essi nell'America stabilire. A queste parole i Tedeschi si accanivano vieppiù, e dimostravan coi fatti la rabbia loro. Era un aspetto terribilissimo e crudelissimo a vedere quella campagna fertilissima abbruciata e danneggiata in ogni suo bene. Amici e nemici, repubblicani e reali, tutti erano vittime di tanto furore. Sverginate le donzelle, svergognate le spose nelle case, e sotto gli occhi dei padri e dei mariti loro. Molte fuggivano spaventate nelle selve. Ma nemmen là potevan trovare rifugio contro la bestiale lussuria dei barbari imperversati, che con ogni diligenza le ricercavano. Le case arse o distrutte, i bestiami o rapiti, o uccisi; ogni cosa disterminata. Il generale essiano de Heister non che comportasse tant'enormità a' suoi soldati, dava loro la briglia in sul collo; ed il generale inglese avrebbe voluto, ma non poteva frenarle. Erano questi Essiani altrettanto numerosi, quanto gl'Inglesi medesimi, e non si volevan disgustare. Quindi questa peste pel malo esempio, e per l'impunità si appiccò alle genti britanniche, sicchè facevano a gara colle tedesche nel rubare, rapire, violare, ardere, e guastare. La Nuova-Cesarea ne fu sperperata in fondo. L'America fu riempita di querele, e la fama di tante ingiurie si sparse per tutta l'Europa con gran carico dell'Inghilterra. I popoli si raccapricciarono; particolarmente i Francesi mansueti di natura, nemici agl'Inglesi, favorevoli agli Americani. Dappertutto si diceva, essere rinati in America per opera del governo inglese il gotico furore e la settentrionale barbarie. Ma tanta immanità ritornò in capo, e riuscì ancor più pregiudiziale agli autori, che non ai sofferitori. Gli amici in America diventaron nemici, ed i nemici di maggior odio e desiderio di vendetta si riempirono. I popoli correvano all'armi più unitamente, e più volonterosamente per cacciar dalle terre loro, come dicevano, quegli efferati ladroni. Così l'enormità dell'esercito del Re egual danno, e forse maggiore arrecarono alla causa britannica, che non le armi stesse di Washington e le risoluzioni del congresso.

Ma questa smania del far suo quello d'altrui aveva anche contaminato l'esercito americano. Mandavansi a ruba le case, e le proprietà dei miseri Cesariani sotto pretesto, che fossero leali. Soldati ed uffiziali in questa brutta usanza si esercitavano. Così gli saccheggiavano gli Essiani e gl'Inglesi, allegando, fossero ribelli; gli depredavano gli Americani affermando, fossero leali. Sì oltre procedette la cosa, che Washington, al quale queste cose infinitamente cuocevano, fu costretto per raffrenare l'insolenza de' suoi e temperare un tanto furore, a pubblicar un bando, le più severe pene minacciando ai commettitori di tante mostruosità.

In questo mezzo i leali facevano vista di voler far novità nelle Contee di Sommerset, e Worcester in su quel della Marilandia, ed in quella di Sussex nello Stato della Delawara, siccome pure in su quel d'Albania e nella contrada dei Moacchi. Vi si mandaron le soldatesche per fargli stare in cervello. Il congresso decretò, si sostenessero, e si confinassero a luoghi sicuri i sospetti. In questo tempo il generale Heath, il quale stava alla guardia delle alture della Nuova-Jork, tentò il Forte Independenza situato nelle vicinanze di Kingsbridge. Ma quei che lo guardavano, risposero audacemente, e si preparavano alle difese. Gli Americani disperando di far frutto per assalto, abbandonata l'impresa, se ne ritornarono a luoghi alti e forti.

Non facendo sul principio di quest'anno Howe nissun moto, che potesse dar sospetto agli Americani, ch'ei volesse di breve uscir a campo, deliberò Washington di usar la presente quiete per liberar dal vaiuolo i suoi, peste sì terribile a quei popoli. Era stato di questo malore talmente afflitto l'esercito settentrionale nel varcato anno, che non altro, se non se gli ostacoli incontrati sui laghi avevano impedito, che l'esercito inglese non venisse sopra il fiume del Nort. Temevasi nel presente di una simile calamità per l'esercito del mezzo. Deliberò Washington di sottomettere tutte le sue genti, e tutti quegli aiuti, che da varie parti gli pervenivano, ad un generale annestamento del vaiuolo. La cosa fu con tanta prudenza condotta nel campo, che niuna occasione fu offerta al nemico di poter far danno. Si ordinò nel medesimo tempo ai medici dell'ospedale di Filadelfia, innestassero grado grado tutti quei soldati, che dalle province meridionali erano inviati al campo, e che venivano a far capo grosso in quella città. Negli altri luoghi di posata le istesse cautele si usavano, in guisa che si ebbe ottenuto per le vicine fazioni un esercito esente da un male, che di gravissimi pericoli poteva diventar cagione. Da quest'esempio delle soldatesche nacque un insigne benefizio a tutte quelle popolazioni; perchè imitandolo generalmente, pochi furono coloro, che non usassero l'innesto, e appoco appoco i popoli diventarono esenti da tal malattia.

Frattanto essendo già trascorsa la stagione sino più oltre di mezzo marzo, e non potendo Howe uscir ancora a guerra campale per la mancanza delle tende, e di altre bagaglie, che aspettava dall'Inghilterra, deliberò di tentare almeno qualche spedizione, che potesse riuscire di notabil danno al nemico. Avevano gli Americani durante l'inverno fatto una molto considerabil massa di vettovaglie, di strami e di munizioni di ogni sorta in quell'alta e montagnosa contrada chiamata Courtland-Manor. La fortezza del luogo, la vicinità del fiume del Nort, l'opportunità di poter ricevere dalle occidentali province tutte quelle cose, che là inviate si sarebbero, e la facilità di farle pervenire all'esercito cesariano, avevano persuaso ai Capi americani a fare su di quelle alture la generale riposta. Giace poi più sotto sul fiume del Nort, distante a cinquanta miglia dalla Nuova-Jork, una piccola Terra chiamata Peek's-hill, la quale serviva di porto per ricevere le provvisioni, e rimandarle all'esercito. Ma siccome assalire ad un tratto tutto il Courtland-Manor era impresa, se non impossibile, molto difficile, essendo il luogo fortissimo e ben custodito, così il Capitano britannico si determinò a fare soltanto la fazione di Peek's-hill. Si avviarono gl'Inglesi a quella volta per la via del fiume. Tostochè ebbero gli Americani le novelle dell'avvicinarsi del nemico, stimandosi inabili al resistere, e non isperando per la brevità del tempo rimuover le munizioni, posto fuoco alle baracche ed ai magazzini, si ritirarono. Giunti gl'Inglesi sbarcarono. Il danno fu grande; ma non tanto, quanto se l'erano gl'Inglesi dati a credere, maggiore però di quanto pubblicassero gli avversarj.

Un'altra somigliante fazione fu fatta dagl'Inglesi alcuni giorni dopo sulle terre del Connecticut. Avevan gli Americani una gran riposta di bagaglie e di munizioni a Danbury, grosso borgo del Connecticut nella contea di Fairfield. Fu commessa la cura di andar a guastarle al generale Tryon. Oltre la distruzione delle provvisioni, speravasi che i leali sarebbero accorsi a congiungersi coi soldati del Re. In questo era Tryon confidentissimo, siccome quegli, che prestava gran fede alle parole dei fuorusciti, pronti sempre a credere quello, che desiderano. La sera dei venzette aprile una banda di duemila soldati, passato il Sound, sbarcò, dopo tramontato il sole, sulla costa del Connecticut tra Fairfield e Norwalk. E senza metter tempo in mezzo, s'avviò a Danbury, dove arrivò l'indomani. Il colonnello Huntingdon, che vi era di presidio con pochi soldati, veduto il nemico vicino, si ritirò in su ai luoghi forti. Gl'Inglesi non avendo carreggio da trasportar le munizioni, le guastarono. Fu gravissimo il danno, massimamente per la perdita di parecchie centinaia di tende, delle quali stava l'esercito americano in gran bisogno, perdita tanto più grave, che mancavano negli Stati Uniti le materie atte a poterle rifare. I leali non fiatarono.

Ma intanto la contrada si era levata a romore. Già le milizie, dimostrando volontà e fede verso la repubblica, si erano aggreggiate a Reading sotto le insegne del congresso. Arnold, che per caso si trovava nelle vicinanze occupato nella bisogna dell'arrolare, udito il romore dell'armi, del quale tanto si dilettava, seguendo quel suo smisurato ardire, era corso a congiungersi coi compagni a Reading. Il generale Wooster, il quale dagli stipendj del congresso si era condotto, come brigadier generale delle milizie, a quei dello Stato del Connecticut, arrivò da un'altra parte con molte genti. Tutti ardevano di desiderio di venirne alle mani col nemico. Gl'Inglesi, veduto il pericolo, si ritirarono a gran passo per la via di Ridgefield. Gli Americani determinarono di opprimergli, prima che nuovi rinforzi ricevessero. Wooster molestava agramente, usando l'opportunità dei luoghi, il retroguardo inglese, quantunque i capitani colle minute artiglierie si difendessero valorosamente, e si fiancheggiassero con numerose torme di corridori. Ma finalmente l'Americano, combattendo, piuttosto con temerità giovanile, che con senil prudenza (era egli nell'età di settant'anni) fu ferito mortalmente, e portato fuori del campo, dove poco distante morì con quella costanza istessa, colla quale era vissuto. I suoi, conosciuto il caso del capitano, si disbandarono. Ma in questo mezzo era arrivato Arnold a Ridgefield, dove affortificatosi con barricate e terrapieni ordinava i suoi alla battaglia. Arrivarono gl'Inglesi, e ne seguì un feroce affronto, che durò assai tempo. I regj saliti di forza sui dirupi fulminavano gli Americani per fianco. Si disordinarono questi, e mal grado tutti gli sforzi di Arnold per rannodargli, si ritirarono alla spezzata a Pangatuck, distante a tre miglia da Norwalk. Gl'Inglesi impadronitisi di Ridgefield vi pernottarono, e l'indomani mattina, arse prima alcune case, ricominciarono a ritrarsi, camminando verso il Sound. Furono di nuovo incontrati dall'Arnold, il quale aveva raccozzate nuove genti con alcune artiglierie. Succedevano leggieri e continue avvisaglie dall'una all'altra riva, ed una più grossa al ponte del fiume Sagatuck. Ma finalmente gl'Inglesi superiori di numero e di disciplina, superati gli ostacoli, arrivarono al luogo dove le navi gli aspettavano, ed ivi non senza però gravi difficoltà e nuove battaglie s'imbarcarono. Il congresso fece rizzare un monumento a Wooster, e presentò a molto onore Arnold con un cavallo acconciamente bardato.

Questa spedizione con tanto apparato fatta non francò la spesa. Le provvisioni distrutte, se si eccettuano le tende, non importarono gran cosa; e l'arsione delle case di Danbury e di Ridgefield in un coll'altre bestialità commesse dai regj eccitò a maggior rabbia quei popoli già di per sè stessi molto ostinati ed ardenti. Si conobbe eziandio, quanto fossero vane le speranze, che Tryon aveva poste negli aiuti dei leali. Poichè da parte nissuna si romoreggiò a favor degli Inglesi; per lo contrario i popoli si levarono a calca, e corsero contro gli assalitori.

Questa medesima fazione degli Inglesi diè origine ad un'altra piena di molta audacia posta ad effetto dai Connecticuttesi. Avevano questi avuto notizia, che un abbondanziere inglese, aveva fatto accolta di munizioni sì da guerra, che da bocca, e specialmente di biade in un piccolo porto chiamato Sagg-Harbour nell'Isola-Lunga, dove stavano a guardia pochi fanti, ed un giunco armato di dodici cannoni. Ma ciò nonostante gli Inglesi stavano a molta sicurezza, perchè tenendo un frequente navilio nel Sound, non avrebbero potuto recarsi nell'animo, che gli Americani sarebbero stati sì arditi a volerlo varcare per andar sopra all'Isola-Lunga. Ma la difficoltà dell'impresa non potè tanto raffrenare quegli uomini arrisicati, che non tentassero di sorprendere a Sagg-Harbour con un'improvvisa e subita correria il nemico. A questo fine il colonnello Meigs, uno degli audaci compagni d'Arnold nella spedizione del Canadà, superati con incredibile prestezza tutti gli ostacoli del tragitto, arrivò prima del dì nel luogo delle canove; e, nonostante la resistenza della guardia e delle ciurme, arse molti legni, ed ogni cosa distrusse di quelle che stavano sulla marina. Ottenuto l'intento se ne ritornò a man salva a Guilford nel Connecticut, conducendo seco non pochi prigioni. Si portarono gli Americani in questo fatto molto umanamente, astenendosi dal sacco delle proprietà private, ed avendo anzi ai prigionieri tutte le robe restituite.

Mentre queste cose si facevano, cominciando omai il verno a indolcire, si avvicinava la stagione del poter osteggiar alla campagna, e nissuno dubitava, nel presente anno non avrebbero gl'Inglesi lasciato indietro cosa alcuna per ridur la guerra ad una finale conclusione. Un grosso esercito stava pronto ad assalire le province americane dalla parte del Canadà, ed un altro ancor più grosso instava contro quelle del miluogo. Tutti stavano in grandissima aspettazione delle future cose. Se i capitani inglesi avessero potuto uscir a campo, tostochè la stagione avesse svernato, certo è, che avrebbero fatto grandissimo frutto. L'esercito di Washington si trovava nella primavera tuttavia molto debole; poichè, quantunque alcuni fra coloro, i quali avevano compiute le ferme, pregati dai generali, e temendo della totale rovina della patria, quando l'esercito già debole abbandonassero, fossero rimasti, i più, inabili a sopportare in mezzo ai campi i rigori del verno, se n'erano alle case loro ritornati. La bisogna poi dell'arrolare per tutto il termine della guerra, od almeno per tre anni, procedeva molto lentamente, nonostanti i promessi vantaggi, ostandovi la natura di quei popoli, nemici naturalmente di ogni soggezione, ed amantissimi della personale libertà. Il trarre poi per sorte dalle bande paesane i soldati d'ordinanza, il che era l'ultimo rimedio, era riputata cosa, siccome nuova, così piena di molto pericolo. Nè si poteva l'esercito della Nuova-Cesarea rinforzare col far venir dalle province della Nuova-Inghilterra, le quali abbondavano d'uomini valorosi e pugnaci, nuovi aiuti, temendosi di Ticonderoga, del fiume del Nort, e della città stessa di Boston, dove una moltitudine di armatori americani ridotta si era colle prede, e contro la quale l'antico odio conservavano gl'Inglesi. Davano anche sospetto le genti britanniche, che stanziavano nell'Isola di Rodi, le quali potevano assalire il Massacciusset di fianco, e correre vittoriosamente le vicine province. Tanta era la necessità e la difficoltà, in cui si trovavano a quei dì gli Americani di far gente, che diedero la libertà a servi, cosa, alla quale prima grandemente ripugnate avevano, e pigliarono ai soldi i novizj dei mestieri. In tal modo si travagliava nell'inverno e nell'entrante primavera. Cominciando poi a spirare verso il finir di maggio l'aria più propizia, correvano gli Americani all'armi volonterosamente, e Washington ogni dì acquistava nuove forze. Perdettero adunque gl'Inglesi l'occasione di una facile vittoria, forse, come fu scritto, pel ritardo delle tende, ed allora ricominciarono la guerra, quando dovevano trovare più duro incontro. Ignorava Washington; quali avessero ad essere i disegni di Howe sul modo di fare la vicina guerra, e stava in molta apprensione, a quali parti fosse il suo avversario per volger le armi. Temevasi, che, rinnovata la guerra nella Nuova-Cesarea, si avviasse alla volta della Delawara; la quale valicata su di un ponte, che sapevasi essere stato a quest'uopo costrutto, s'impadronisse della città di Filadelfia. Dubitavasi eziandio molto, e quest'era la credenza di Washington, che il generale inglese si avvierebbe verso le parti superiori della provincia della Nuova-Jork, montando a ritroso pel fiume del Nort a fine di cooperar coll'esercito inglese del Canadà, il quale doveva nel medesimo tempo far impeto contro Ticonderoga; e, superata questa, venire a congiungersi nelle vicinanze di Albanìa con quello dell'Howe. Di questa mossa altrettanto più si doveva temere, che, oltre l'opportunità sua, sapevasi di certo, che già fin dall'anno passato aveva Howe ricevute istruzioni dai ministri di doverla eseguire; dalla quale però le sue vittorie dal canto della Nuova-Cesarea, ed il desiderio nato colla speranza di poter da sè solo porre un pronto fine alla guerra, l'avevano distratto. In tanta incertezza sulle operazioni future dell'inimico, Washington, avendo ricevuto i rinforzi, si determinò a pigliar tali posti, che fossero egualmente opportuni per potergli contrastare, sia che quegli s'incamminasse ad Albanìa, ossiachè si volgesse per la Cesarea alla volta di Filadelfia. Adunque le bande, che appartenevano alle province settentrionali, furon fatte alloggiare parte a Ticonderoga, e parte a Peek's-hill, quelle delle province di mezzo, e delle meridionali sino alla Carolina del Nort, nella Nuova-Cesarea, lasciandone alcune poche per la guardia delle province più occidentali. In tal modo, se l'Howe si avviava a Filadelfia, avrebbe trovato da fronte tutte le forze adunate nella Cesarea, e di più quelle di Peek's-hill, le quali sarebbero scese a tribolarlo sul destro suo fianco. Se quegli poi si fosse volto ad Albanìa, le genti di Peek's-hill avrebbero difeso i passi da fronte, e sarebbero rattamente venute in soccorso loro quelle della Cesarea, le quali avrebbero anche potuto molestare sul suo fianco sinistro il nemico sulle rive del fiume del Nort. Se per lo contrario l'esercito inglese del Canadà fosse venuto per la via del mare a congiungersi con quello dell'Howe sulle spiagge della Cesarea, potevano le genti di Peek's-hill ad un tratto congiungersi colle restanti in questa stessa provincia, e fare in tal modo un'oste gagliarda per difendere Filadelfia. Ma finalmente, se l'esercito del Canadà puntasse contro Ticonderoga, le bande di Peek's-hill avrebbero potuto correre in aiuto di quelle, che già avevano in cura di difendere quella Fortezza. Ma siccome troppo più grande, di quanto si sarebbe potuto pensare, si era l'importanza di conservare in poter della lega la città di Filadelfia, così determinò il congresso, si ponesse un campo sulla riva occidentale della Delawara, sia perchè là andassero a rannodarsi tutte le leve, che venivano dalle province australi ed occidentali, e sia perchè servir potesse alle riscosse. Quivi anche dovevano concorrere tutte le bande paesane della Pensilvania, confortate da alcuni reggimenti di stanziali. Si fece Capo di quest'esercito Arnold, il quale si trovava a quei dì in Filadelfia. Fatte tutte queste cose, Washington levatosi dal campo di Morristown andò il dì 28 maggio a pigliar con tutto l'esercito gli alloggiamenti a Middlebrook a poche miglia distante da Brunswick sulla sinistra riva del Rariton in una contrada difficile e montagnosa, dove non poteva essere sforzato. Quivi attendeva a fortificarsi maggiormente, ed in pochi dì questo nuovo campo diventò non che forte, pressochè inespugnabile. Aveva da fronte alcune creste di monti ed il fiume Rariton, che colle sue giravolte lo proteggeva. Alle spalle poi, e da fianco luoghi alpestri e sicuri. Signoreggiava ancora tutto il paese da Brunswick sino ad Ambuosa, dimodochè potevano gli Americani discoprir tosto qualunque mossa, che gl'Inglesi si facessero. Erano in questo mentre nell'esercito americano, inclusi i Caroliniani del Nort e le milizie della Cesarea, quindici migliaia di soldati, od in quel torno, tra i quali però si contavano molto servidorame, ed alcune bande indisciplinate.

Spinto Howe sempre da quella fatale necessità, la quale fu la cagione manifesta della perdita di tutta l'impresa, e per cui non avendo mai voluto volgersi su pel fiume del Nort verso il Canadà per cooperare, e congiungersi con quell'esercito, si era ostinato a portar l'armi nella Cesarea e nella Pensilvania, aveva fatto il disegno di penetrare per la prima di queste province sino alla Delawara, cacciandone del tutto Washington, e riducendo la contrada a tale stato di divozione, che la comunicazione tra l'esercito e la Nuova-Jork ne fosse libera, ed esente da ogni pericolo. Pensava egli, che o Washington avrebbe accettata la battaglia, nel qual caso nissun dubbio aveva di non rimanerne colla vittoria; ovvero si sarebbe grado grado ritirato, il che pareva più probabile; ed allora, posate le cose della Cesarea con assicurarla alle spalle, e diminuito il numero ed il coraggio dei nemici per la prosperità della vittoria, si sarebbe, sperava, ad un tratto sul ponte, che si era a questo uopo apparecchiato, potuto valicar la Delawara, ed insignorirsi affatto di Filadelfia. Il generale americano non avrebbe potuto preservar questa città senza mettersi al pericolo di una battaglia, che l'Inglese molto desiderava. Ma se gl'impedimenti da incontrarsi nella Nuova-Cesarea non si fossero potuti superare senza molto o sangue o perdita di tempo, intendeva di usar l'opera dell'armata, e di quel numero grandissimo di navi passeggiere, che si avevano in pronto alla Nuova-Jork. Per mezzo di questo navilio potevasi l'esercito trasportar per la via del mare, od alle bocche della Delawara, e di là per a Filadelfia, ovvero a quelle del golfo di Chesapeak, pel quale si aveva l'adito facile alle parti più interne della Pensilvania, e più vicine alla città stessa di Filadelfia. Nell'uno e nell'altro caso sarebbe questa venuta in poter degli Inglesi. Il che ottenutosi, si sarebbe quivi fatto la massa generale, e potuto portar la guerra nel cuore stesso delle nimichevoli province della Pensilvania, della Virginia, e della Marilandia; le quali, e per i grossi fiumi che vi corrono, e pei profondi bracci di mare, che vi penetrano, si trovavano molto esposte alle offese di un nemico tanto potente sull'armi marittime. Ma egli è evidente, che il primo scopo, al quale doveva attendere il generale inglese, quello era della distruzione dei Washingtoniani, e perciò prima di venirne al mezzo del trasporto per la via del mare volle tentar la fortuna nella Cesarea, proponendosi di usar ogni arte per astringere il nemico alla battaglia. Per la qualcosa, avendo ricevuto d'Europa le tende, ed altri arnesi necessarj al campeggiare, con alcuni aiuti, principalmente di lanzi, sul cominciar di giugno, passò egli stesso in persona sulle rive della Nuova-Cesarea, e fe' marciare tutto l'esercito a Brunswick, lasciata però una sufficiente guardia in Ambuosa. Quivi, considerata molto bene la fortezza del campo, nel quale si era Washington riparato, non si ardì assaltarlo; e perciò, dimorato ivi prima alcuni dì, e così avendo appresentato la giornata al nemico, ed avendola questo rifiutata, deliberò di far le viste di volersi incamminare alla volta della Delawara. Pensava, che l'Americano, veduto il pericolo di Filadelfia, avrebbe per seguitarlo abbandonato quel posto inespugnabile. Ma Washington, che non voleva mettersi alla stretta dei fatti d'arme, se non al sicuro, non si muoveva. Ordinava intanto, avendo veduto da queste dimostrazioni del nemico, che il disegno suo era, di continuar la guerra non contro i passi, che guidano verso il Canadà, ma sibbene nella Cesarea, venissero in suo aiuto le genti di Peek's-hill. Metteva insieme una torma di cavalleggieri sotto gli ordini del colonnello Morgan, quello stesso, che con sì smisurato valore aveva combattuto nell'assalto di Quebec, acciò pizzicasse alla sfuggita il sinistro fianco dell'esercito inglese, e gli scorrazzanti frenasse ed opprimesse Sullivan; il quale con una grossa schiera stava alle stanze di Princetown, ebbe ordine di ritirarsi a luogo più sicuro sul Rocky-hill. Ma Howe, veduto, che Washington non si lasciava pigliare a queste dimostrazioni, determinò di avviarsi in fatti, ed avvicinarsi vieppiù alla Delawara. Perciò, la mattina dei 14 di giugno, molto per tempo, tutto l'esercito britannico, lasciati duemila soldati di guardia a Brunswick, si moveva diviso in due colonne verso quel fiume. La testa della prima condotta dal Conte di Cornwallis, e che seguitava la via a dritta, arrivava allo spuntar del giorno a Sommerset-Court-House a nove miglia distante da Brunswick. La sinistra guidata dal generale de Heister giungeva nel medesimo tempo a Middlebush, Terra situata più sotto sulla strada per a Princetown. Ma Washington, che pur persisteva nel voler temporeggiare la guerra, non si lasciava aggirare. Considerava, che il nemico non si sarebbe attentato, seppure non si determinasse temerariamente, il che dell'Howe prudente e circospetto capitano non si poteva sospettare, di recarsi sino sulle rive della Delawara, e passar questo fiume, avendo un esercito nemico a combattere sull'opposta riva, ed un altro più grosso alle spalle. Era altresì cosa evidente, che se l'intendimento del generale inglese fosse stato di varcar già fin d'allora la Delawara, là sarebbe corso velocemente senza fare alcuna ristata, e non avrebbe indugiato, come fece, a mezza strada. Nè era nascoso all'Americano, che l'Inglese era camminato sin là, sciolto e spedito, lasciando a Brunswick tutta la salmerìa, i battelli ed i ponti. Bene adunque ponderate tutte queste cose, molto prudentemente giudicò Washington, che l'intenzione del nemico non era già di correre alla Delawara, ma sibbene di cavarlo dal forte campo di Middlebrook, ed in tal modo trovar occasione, od anche indurlo alla necessità di una battaglia. Laonde non fece alcun motivo, ma continuò a starsene quietamente dentro il suo alloggiamento. Solo, essendo così vicino il nemico, arringò le sue genti in ordine di battaglia sui poggi che difendevano gli alloggiamenti da fronte, e così continuaron esse tutta la seguente notte. Intanto le milizie cesariane correvano all'armi da ogni parte; e Sullivan colla sua schiera si era, marciando sulla sinistra riva del Millstone-river, avvicinato al Rariton, di maniera che e potesse ritardare con frequenti badalucchi il nemico da fronte, ed accozzarsi all'uopo col generale Washington.

Conosciuto Howe, che l'avversario non si lasciava pigliare a quei tranelli, e che le minacce a voler correre alla Delawara erano state infruttuose, volle provare, se la sembianza della paura, e della precipitosa ritirata verso Ambuosa lo potessero adescare, ed in tal modo acquistare la occasione di combattere. Per la qual cosa la notte dei 19, lasciati gli alloggiamenti, in cui già aveva incominciato ad affortificarsi, si ritirava con grandissima celerità a Brunswick, e quindi colla celerità medesima ad Ambuosa. Durante questa mossa andaron gl'Inglesi ardendo le case, o per furor soldatesco, o forse per vieppiù infiammar il nemico a seguitargli. In Ambuosa, gettato il ponte, che apparecchiato avevano pel passaggio della Delawara, sul canale che divide la terra-ferma dall'Isola degli Stati, traghettarono tosto in questa le salmerìe, e tutti gl'impedimenti più gravi. Poscia le genti stesse cominciarono a varcare, sicchè pareva che tutto l'esercito sarebbe in poco d'ora dentro di quell'isola ridotto, come se avesse perduto ogni speranza, ed abbandonato del tutto il disegno di annasar più oltre la Cesarea. A questo scaltrimento dell'Howe si lasciò Washington, nonostante la sua natura molto circospetta, ingannare. Ordinò pertanto prima ai generali Greene, Sullivan e Maxwell, seguitassero con grosse bande il nemico che indietreggiava; ma i due ultimi arrivarono troppo tardi. Morgan però co' suoi cavalleggieri lo andò infestando alla coda; e lord Stirling col colonnello Conway, lo noiarono sul sinistro fianco. Tuttavia potettero far poco frutto, marciando l'Inglese con grande circospezione, e molto grosso in sul retroguardo. Poi Washington istesso con tutto l'esercito, lasciato il suo sicuro alloggiamento de' colli di Middlebrook, volendo difendere da ogni insulto le bande mandate avanti, andò a porre il campo a Quibbletown, Terra situata sei o sette miglia più prossimamente ad Ambuosa. Lord Stirling occupò con una forte squadra il luogo detto Metuckin più sotto verso questa città. Si determinò Howe ad usar prontamente quella occasione, che astutamente aveva aperto a sè stesso. Incontanente la notte dei 25 richiamò le sue genti dall'Isola degli Stati sulla terra-ferma della Cesarea, e la mattina de' 26 marciò minaccevolmente contro gli Americani, avendo diviso il suo esercito in due schiere. Tre eran le parti del suo disegno; quello di tagliare il ritorno ai corridori dei nemici; l'altro di combattere il grosso dell'esercito loro; e finalmente l'ultimo, facendo marciare una grossa banda sulla sinistra molto celeremente, andar ad impadronirsi dei passi delle montagne, pei quali si ha la via al campo di Middlebrook, acciochè Washington non potesse più andarvi a cercar rifugio. La destra schiera guidata da Cornwallis era destinata a compir quest'ultimo fine, e perciò ella si avviava a gran passi per la via di Woodbridge alle Pianure Scozzesi. La sinistra condotta dall'Howe in persona camminava per la strada di Metuckin. Era l'intento dei capitani inglesi, che queste due schiere si congiungessero l'una coll'altra al di là di Metuckin sulla strada, che da questo luogo conduce alle Pianure Scozzesi; e che quindi di nuovo separatesi, la sinistra si voltasse rattamente contro il fianco sinistro dell'esercito americano alloggiato a Quibbletown, e la dritta nel medesimo tempo andasse ad occupar i colli posti sulla sinistra del campo di Middlebrook. Quattro battaglioni con sei bocche da fuoco alloggiavano a Bonhamtown per assicurar Ambuosa da ogni assalto improvviso. Ordinato in tal modo l'esercito inglese camminava molto celeremente non senza grande speranza della vittoria. Ma la fortuna, che voleva serbar gli Americani a miglior destino, disordinò ad un tratto il ben composto disegno dei capitani britannici. Lord Cornwallis, varcato che ebbe Woodbridge, s'incontrò in una masnada di settecento veliti, o sia corridori americani. Ne seguì un abboccamento, nel quale non indugiaron molto i repubblicani a voltar le spalle. Ma intanto il romor dell'armi, poscia le certe novelle recate dai fuggiaschi fecero avvertito Washington, che stava molto ritenuto, del vicino e gravissimo pericolo, nel quale si trovava. Si risolvette tostamente a ricuperare con celerità quello, che forse con imprudenza aveva abbandonato. Lasciato adunque tosto l'alloggiamento di Quibbletown se ne andò difilato a ripiantar di nuovo il campo a Middlebrook, dove giunto mandò senza metter tempo in mezzo grosse guardie ad assicurarsi i passi sulla sinistra, pei quali intendeva Cornwallis di penetrare sino sulle alture. Quest'intanto, sbaragliate senza fatica le prime bande di corridori che battevano le strade, s'incontrò finalmente nella schiera del Lord Stirling grossa di tre migliaia di combattenti, la quale fe' le viste di volergli contendere il passo. Aveva il capitano americano molto acconciamente ordinato le sue genti in mezzo alle selve, e protettele con molte artiglierie. Ma gl'Inglesi e gli Essiani, eccitati gli uni e gli altri da emulazione, diedero dentro con tanta furia, che ne furono tosto gli Americani disordinati, e costretti a dar luogo. Perdettero in questo fatto molti morti, feriti e prigionieri, con tre pezzi di artiglierie. Gl'Inglesi gli seguitarono sino dentro Westfield, sebbene con poco frutto per le selve, e per l'intenso calore della giornata. Lord Cornwallis, conosciuto che i passi erano diligentemente guardati, e disperatosi di poter ottenere l'intento suo, ritornò per la via di Raway ad Ambuosa. Howe medesimamente, veduto rotto, e guasto affatto il suo disegno per la subita ritirata di Washington al sicuro nido di Middlebrook, se ne tornò anch'esso in quella città. Le brigate di Scot e di Conway gli seguitarono alla seconda, e gli accompagnarono sino in sui confini, senza però offendergli in alcuna parte, perchè camminarono rannodati e cauti.

Ora i capitani britannici andavano considerando, che il voler seguitare ad osteggiar nella Cesarea, e per questa penetrare sino alla Delawara sarebbe non solo cosa inutile per l'ostinazione del nemico a non voler venirne ad una battaglia giusta, ma ancora per la fortezza de' luoghi, e per la nimistà degli abitatori, perniziosa oltre modo; perciocchè già la stagione s'inoltrava, e non v'era più tempo da perdere in ispedizioni infruttuose. Si risolvettero adunque di andar per la via del mare ad assaltar la Pensilvania (seguendo sempre quel pensiero loro di voler operare da sè, e non in congiunzione dell'esercito canadese, del quale già si avevano gli avvisi certi, avesse investito Ticonderoga; ed incerti, ma probabili, se ne fosse fatto padrone). Perciò tutto l'esercito, varcato il canale, passò nell'Isola degli Stati; e poco stante gli Americani entrarono in Ambuosa.

I grandi apparecchiamenti che si facevano dagl'Inglesi nell'Isola degli Stati, ed in tutta la provincia della Nuova-Jork pel trasporto dell'esercito per la via del mare, e l'incertezza del luogo, nel quale dovesse andare a ferire una sì grande tempesta, teneva sollevate tutte le province americane. Si temeva di Boston, del fiume del Nort, della Delawara, del Chesapeak, e perfino di Charlestown nella Carolina, dove era una considerabile canova di viveri e di munizioni. Il generale Washington stava vigilantissimo, e teneva continue e segrete pratiche coi repubblicani della Nuova-Jork, i quali giornalmente lo ragguagliavano di quanto vi si diceva e faceva; e secondochè gli avvisi o la fama portavano, che questo o quell'altro luogo avesse ad essere la meta della spedizione, mandava tostani procacci, perchè si ordinassero alle difese. Ma in questo avevano gl'Inglesi il vantaggio; perchè procedendo per la via del mare, potevano riuscir improvvisi nel proposto luogo innanzi che si fossero gli abitanti apparecchiati, od avessero le soldatesche potuto marciare in soccorso. Potevano gl'Inglesi già aver fatti notabili progressi prima, che questi arrivassero.

Ma fra tutti gli oggetti, ai quali potesse Howe tener la mira, avvisavano benissimo gli Americani, che due, siccome i principali, fossero anco i più probabili. Questi erano, o la conquista di Filadelfia, o la cooperazione pel fiume del Nort coll'esercito canadese. Quale però de' due avesse ad anteporre, non era facil cosa il definire. Perciò si stava Washington molto perplesso, e non si moveva dal suo campo di Middlebrook, dal quale poteva e sicuramente temporeggiar con gli accidenti, ed all'uopo correre con eguale prestezza a Filadelfia, od alle parti superiori dell'Hudson. In questo stato di cose una mossa dell'Howe lo persuadeva, che quest'intendesse di far la fazione d'Albania. Il navilio inglese da Princesbay, luogo poco lontano da Ambuosa, fu ridotto più in su verso la Nuova-Jork a Watering-place, e tutto l'esercito colle munizioni e le bagaglie, lasciata la costa vicina ad Ambuosa, se ne era ito ad alloggiar nella punta settentrionale dell'Isola degli Stati. Sopra che Washington, ordinato che due reggimenti di fanti ed uno di cavalleggieri rimanessero nella contrada tra Newark ed Ambuosa per difenderla contro le improvvise correrìe, se ne tornava col grosso del suo esercito nel suo campo di Morristown. Quivi era più vicino all'Hudson, e non tanto lontano da Middlebrook, che non potesse subitamente di nuovo occuparlo, quando il nemico facesse un'altra volta un impensato motivo sulla Cesarea. Spediva altresì Sullivan con una forte schiera sino a Prompton sulla via di Peek's-hill, acciocchè secondo il bisogno potesse spacciatamente recarsi a quest'ultimo luogo, o ritornare a Morristown. In questo mezzo si rinfrescava vieppiù la fama, che Burgoyne, capitano generale dell'esercito britannico sui laghi, era comparso molto grosso sotto le mura di Ticonderoga. Per la qual cosa il generale americano, sospettando viemmaggiormente della cooperazione dei due eserciti dell'Howe e del Burgoyne sulle rive dell'Hudson, ordinò tosto a Sullivan, si recasse a Peek's-hill, ed egli stesso andò ad alloggiare a Prompton, e poscia anche a Clove. Si ebbero poco poi le novelle della resa di Ticonderoga; e nel medesimo punto s'intese, che il navilio dell'Howe era venuto sino alla città della Nuova-Jork, e che anzi molti legni passeggieri già erano entrati nel fiume del Nort, e andati su sino a Dobbsferry, dove il fiume dopo di essersi notabilmente allargato, come quasi in un lago, che chiamano mare Tappan, di nuovo si ristringe. Questi tentativi giunti alla evidente opportunità dell'impresa, cancellarono quasi ogni dubbio nella mente di Washington, che l'intendimento del nemico quello fosse di far forza su per le rive dell'Hudson, e di levar i difensori di sopra quei passi per cooperar poscia coll'esercito canadese. Perciò comandava a Sullivan, che, immantinente varcato il fiume, andasse ad accamparsi dietro Peek's-hill sulla sinistra sponda di questo. Istessamente commise a lord Stirling di passare, e d'andar a congiungersi con Putnam, il quale era alla guardia delle alture, delle quali si stava in tanta gelosia. Ma, siccome le navi più grosse, ed una parte delle sottili si erano ridotte da Watering-place a Sandy-Hook verso l'aperto mare, e per alla volta della Delawara, e che il grosso dell'esercito inglese stanziava tutt'ora nell'Isola degli Stati, non istava del tutto Washington senza sospetto, che Howe fosse per imbarcarsi, ed andar sopra a Filadelfia.