Volendo Howe usar pienamente questa sbattuta degli Americani, ed impedirgli, che non rifacessero testa, raunata una grossa banda di circa sei migliaia di soldati sotto la guida di Cornwallis, le fe' valicar il fiume del Nort a Dobbsferry, e correre contro il Forte Lee, sperando d'intraprendere tutta la guernigione, che entro vi si trovava. Consisteva essa in duemila soldati. A mala pena si potettero salvare, abbandonato il Forte, tostochè intesero il caso del Forte Washington, ed ebbero i primi avvisi del passare e della forza del nemico. Le artiglierie, le munizioni, le bagaglie, e massimamente le tende, perdita gravissima, vennero in mano dei vincitori. I vinti si ritirarono al di là dell'Hackensack. I vincitori potevano andare a percuotere nelle parti più interne della Cesarea.
Da questa avversa fortuna dell'esercito americano, e massimamente dalla perdita dei due Forti Washington e Lee, e dall'assalto così feroce dato al primo, ne nacque subito grandissima mutazione di cose. Si manifestarono quegli effetti, che la stessa battaglia così infelice dell'Isola-Lunga non aveva potuto operare, vale a dire la dissoluzione dell'esercito. Le milizie correvano difilate ed alla sfuggiasca alle case loro; i soldati stessi d'ordinanza, quasi disperati delle cose, si sfilavano anch'essi, e disertavano alla giornata. In questo periodo della guerra pareva la fortuna americana affatto disperata. L'esercito di Washington restò si dimagrato, che, se arrivava, più non passava i tremila combattenti, e questi sconfortati, e quasi affatto perduti d'animo in una contrada piana e sfogata senza istrumenti da trincerarsi, senza tende in una stagione sì rigorosa, ed in mezzo a popoli poco zelanti, anzi avversi alla repubblica. Doveva il capitano del congresso fronteggiare un esercito vittorioso e grosso di più di ventimila soldati, tutti gente disciplinata, ed usa alle guerre, il quale condotto da capitani eccellenti, e volendo usare la caldezza della vittoria lo perseguitava alla distesa; ed intendeva di por fine, spegnendo le reliquie dell'esercito repubblicano, quei dì medesimi alla guerra. Si aggiungeva a queste difficoltà, che, quantunque gli Inglesi non abbondassero, non mancavano però di alcune torme di cavalleggieri, i quali correvano la contrada; mentrechè Washington non aveva altri cavalli fuori di alcune piccole e cattive bande del Connecticut guidate dal maggiore Shelden. Il quale difetto, in quelle campagne piane e cavalcherecce, di quanto danno e pericolo fosse per riuscire, nissuno è, che non lo veda. Nè meglio era fornito di artiglierie, che di cavalli; che anzi di coteste armi tanto necessarie si trovava in grandissimo bisogno. Queste genti poi erano la più parte milizie, quasi tutte della Nuova-Cesarea, le quali, o nella fede balenavano, od eran disiose di ritornarsene, in tanto pericolo, alle case loro, desiderando di campare, se possibil fosse, le sostanze ed i parenti dalle imminenti calamità. Quei pochi soldati stanziali, che pure continuavano sotto le insegne, la maggior parte compivano le ferme col finir dell'anno; e si temeva, che anche questo rimasuglio d'esercito avesse fra pochi dì intieramente a risolversi. Nè in tanta depressione di fortuna poteva il generale americano sperare di ricevere pronti o sufficienti rinforzi, essendo nei vicini luoghi sbigottite fuori di misura le popolazioni, dimodochè ciascuno temendo per sè, non voleva andare a soccorrer gli altri. Quei pochi reggimenti di ordinanza, i quali ancora si trovavano nei luoghi vicini al Canadà o erano là necessarj per arrestar i progressi del nemico, o erano anch'essi soggetti ad una vicina dissoluzione pel finir delle ferme. A tanti mali veniva ad arrogersi il pericolo delle sedizioni da parte dei mali affetti, i quali in varj luoghi chiamavano il nome dell'Inghilterra, ed una massimamente era vicina a rompersi nella Contea di Montmouth in questa provincia stessa della Nuova-Cesarea, di maniera, che fu egli obbligato a separare dal già troppo debole esercito una parte de' suoi, mandandogli contro quei popoli tumultuanti. Imperciocchè essendo ai leali per la presenza dell'esercito regio vincitore fuggita quella paura, che avuto avevano de' libertini, cominciarono a sputare contro ad essi quel veleno, che s'avevano fin là tenuto nel petto. Questa disposizione dei popoli a levarsi in capo, ed a far novità contro l'autorità del congresso, e quest'aura favorevole della vittoria determinarono di voler usare i commissarj inglesi. Perciò i fratelli Howe mandarono un bando, copiosamente spargendolo per tutto il paese. Comandavano a tutti coloro, i quali tenevano l'armi in mano, di sbandarsi, e di ritornar alle case loro; ed a quelli, che tenevano i magistrati civili, di cessare, e di spogliarsi dell'usurpata autorità. Offerivano nel medesimo tempo il perdono a tutti coloro, i quali nello spazio di sessanta giorni avanti gli uffiziali civili o militari della Corona si rappresentassero, dichiarando di voler usare il benefizio dei perdoni, e promettendo ad un tempo di voler alle leggi obbedire, ed alla reale autorità sottomettersi. Ebbe questo bando l'effetto, che i commissarj inglesi se n'erano promessi. Una moltitudine di persone di ogni ordine, ma più di quei della più infima plebe, o dei più ricchi, che di coloro, che si trovavano nella mezzana condizione constituiti, i quali per lo più tennero il fermo, accettando la mansuetudine del vincitore, correvano ogni giorno a chieder le perdonanze, ed a sottoscrivere la leanza. Parecchj fra costoro eran di quelli, che avevano nello stato popolare avuto i principali maestrati, stati essendo membri, o del governo provinciale, o della congregazione di sicurezza, o dei tribunali di giustizia. Si escusavano essi, e si offerivano dicendo, che quello che fatto avevano, lo avevan fatto per fin di bene, e per ovviar agli scandali maggiori ed inconvenienti, che nascer potevano, ed ancora tirativi dai parenti e dagli amici, senza aver potuto ricusare. E chi avesse la loro prima arroganza veduta, e la presente sommessione e mansuetudine, e con quanta umiltà favellassero, loro esser quei medesimi cittadini mai credere potuto non avrebbe. Ma gli uomini amano meglio leggieri, o simulatori esser tenuti, che caparbj e contumaci; e molto preferiscono scampar il danno con vergogna, che sopportarlo con virtù. Nè solo queste cose giravano nella Nuova-Cesarea, dove per la presenza dell'esercito vittorioso era maggiore il pericolo, ma ancora dalla Pensilvania veniva la gente ad umiliarsi presso i commissarj, ed a promettere obbedienza e fedeltà. Vennervi fra gli altri i Galloway, la famiglia degli Allen, ed alcune altre fra le più ricche e riputate. L'esempio diventava pernizioso, e se ne dovevano temere i più pregiudiziali effetti. In questo modo precipitavano con impeto grandissimo le cose dell'America, calamità sopra calamità continuamente accumulandosi. Pareva vicina l'ultima rovina. Gli uomini più prudenti cominciavano a non conoscere alcun fine lieto all'impresa, e già predicevano il prossimo fine della guerra, e la totale obbedienza delle colonie.
Ma Washington, in mezzo a tanta avversità, non disperava della salute pubblica. Era maravigliosa la sua costanza; e non che facesse fuori alcun segno di dubitazione o di timore, si dimostrava all'esercito suo travagliato ed oppresso con volto sereno, e quasi colla certa speranza, che l'avvenire dovesse portare congiuntura migliore. La rea fortuna non aveva potuto non che vincere, piegare quell'animo invitto. Nè minore costanza dimostrava il congresso disposto, per arrivare al fine suo, di tentare ogni fortuna. Pareva, che anzi colle avversità crescesse in quegli animi pertinaci l'ardire. A questa grandezza d'animo dei Capi americani dee la finale vittoria, e l'independenza sua l'America riconoscere. Pigliava Washington tutte quelle risoluzioni, che per la brevità del tempo, e per la strettezza delle circostanze più utili alla mente sua si offerivano, a fine d'ingrossar di nuovo il suo esercito, non colla speranza di poter a quei dì arrestare il corso delle cose favorevole al nemico, ma piuttosto per non parere di aver del tutto abbandonata la Repubblica, e per tener rizzata al vento una qualche insegna, sino a tanto che la pietà divina, o la benignità della fortuna conducessero più fondate occasioni di risorgere. Aveva egli qualche tempo prima, siccome di già abbiam notato, comandato al generale Lee, che con una parte dell'esercito tenesse il paese verso le rive superiori del fiume del Nort, perchè potesse all'esercito canadese soccorrere, il quale combatteva contro le genti di Carleton in sui laghi. Ma veduti i bisogni della Nuova-Cesarea, ed il vicino pericolo della città di Filadelfia, alla volta della quale l'inimico s'incamminava difilato, gli mandò facendo grande instanza, perchè venisse a congiungersi con lui. Il che tanto più sicuramente si poteva eseguire, che si ebbe poi l'avviso, che Carleton, occupato Crown-point, e fattosi padrone del lago Champlain, siccome si vedrà nel progresso di queste Storie, non avendo voluto tentar Ticonderoga, si era ritirato. Scrisse eziandio al generale Schuyler, che dall'esercito canadese mandasse, senza frappor tempo in mezzo, alla volta sua le genti della Pensilvania e della Cesarea. Ordinò medesimamente al generale Mercer, il quale conduceva una massa di genti leggieri, e spedite a Berghen, venisse subitamente a raccozzarsi con esso lui. Ma però poca speranza si poteva in questi aiuti collocare pei presenti bisogni; stantechè il cammino era lungo, le strade difficili, vicine a compiersi le ferme dei soldati, ed il nemico vittorioso instava senza dar respitto. Nè trascurava il generale americano gli aiuti delle cerne, o sia milizie. Aveva scritto ai principali maestrati della Pensilvania mostrando loro il presentissimo pericolo di Filadelfia, se con pronti ed efficaci ajuti non si soccorreva all'esercito, e pregandogli molto instantemente, gli avviassero le milizie della provincia. Ma avendo queste lettere poco o nissuno effetto partorito, mandò a quella volta il generale Mifflin, che in quella provincia aveva gran credito, ed era persona molto grata a quei popoli, acciò coi più vivi colori dipignesse loro il presente pericolo, e la necessità di correre grossi ed unanimi alle difese. Scriveva parimente al governatore della Nuova-Cesarea, per farlo avvisato, che s'ei non raccoglieva le bande paesane, e non le faceva speditamente marciare alla volta dell'esercito, impossibil era, che il nemico non corresse vittorioso tutta la provincia, e che, valicata la Delawara, non s'impadronisse di Filadelfia. Ma ogni diligenza in questa parte riuscì quasi del tutto vana. Le contrade più basse della provincia o mal affette, o sbigottite non volevano muoversi; e le superiori a stento si risolvevano a pigliar le armi per marciar in soccorso della patria.
In mezzo a queste incerte speranze, e nell'aspettazione di questi deboli rinforzi, gl'Inglesi non istavano punto a bada, e, seguitando sollecitamente la prosperità della fortuna, cacciavano di luogo a luogo le schiere americane. Si erano queste ritirate dietro l'Hackensack; ma questo fiume poco grosso non poteva riputarsi un riparo sufficiente contro la furia inglese. Ed oltre a ciò trovandosi alle spalle ed in poca distanza la Passaica correvano le genti di Washington il pericolo, abbondando gli altri di stracorridori, di esser fra questi due fiumi rinserrate. Perlochè il generale americano, varcato la Passaica sul ponte di Acquackannunc, andò a pigliare i suoi alloggiamenti a Newarck sulla destra riva di questo fiume. Il che fatto, gl'Inglesi, passato l'Hackensack, corsero il paese sino alla Passaica. Ma approssimandosi molto gagliardo Cornwallis, Washington, lasciate anche le rive di questo, si ritirò al di là del fiume Rariton ad una Terra detta Nuovo-Brunswick. Quivi le bande marilandesi e cesariane, essendo compiute le ferme loro, abbandonato il restante esercito, alle case loro se ne ritornarono. Disertarono parimente alcune bande pensilvanesi, e quello che già era sì debole, diventò quasi stremo di genti. Sopraggiungevano a stormo gl'Inglesi. Washington, fatte prima con quei miserabili avanzi alcune dimostrazioni, come se non solo difendersi, ma offendergli volesse, diè luogo, e, lasciato Lord Stirling con dodici centinaia di soldati a Princetown, acciò speculassero le mosse del nemico, si ritirò colle restanti genti a Trenton sulla sinistra riva della Delawara. Nè potendo sperare di mantenervisi lungo tempo, trasportò al di là del fiume i malati, le bagaglie e le munizioni, e fe' sgombrar all'opposta riva tutte le barche, acciò gl'Inglesi non se ne potessero valere per valicare. Determinava di rimanersene tuttavia sulle rive della Cesarea, acciocchè, se qualche occasione si offerisse di ritardare il progresso dei nemici, la potesse pigliare. Anzi avendo tra cittadini armati di Filadelfia, ed il battaglione tedesco ricevuto un rinforzo di due migliaia di soldati, si spinse avanti, intendendo di ritornare a Princetown. Ma rinforzandosi vieppiù la fama che Cornwallis veniva contro molto potente da Brunswick per diverse vie, dimodochè poteva la strada al fiume venirgli mozza, indietreggiò di nuovo, ed il dì otto decembre, lasciate le rive della Cesarea intieramente in balìa del nemico, si ritirò sulla destra riva della Delawara, non senza aver prima rotti i ponti, guastate le strade, e sgombrate le navi. Appena aveva la dietroguardia toccato la destra riva, che comparirono sulla sinistra i primi feritori inglesi. Ma questi non trovando modo a passare il fiume si ristettero. Così in questo momento non rimaneva altra difesa alle genti americane, che il fiume Delawara, il quale se avessero gl'Inglesi potuto passare, la città di Filadelfia sarebbe subitamente venuta in poter loro. E certamente l'acquisto di sì nobil città, ch'era il capo di tutta la lega, nella quale sedeva il governo con tutti i principali maestrati, e si trovavano ammassate le munizioni di guerra e gran copia di vettovaglie, avrebbe tale effetto prodotto sulla mente di quei popoli, che forse gl'Inglesi avuto ne avrebbero la totale vittoria, od almeno le cose si sarebbero talmente a favor loro inclinate, che presto avrebbero potuto sperare il fine della guerra. Ma Cornwallis aveva troppo lungo tempo, seguendo gli ordini del generale Howe, che non governò questa cosa così calda, come avrebbe dovuto, soprastato a Brunswick, sicchè fu fatta facoltà a Washington di porre tutti gl'impedimenti al passaggio del fiume. Nè non si può non riprendere nei capitani inglesi la negligenza di non aver fatto apprestare dapprima tutte le cose necessarie a far i ponti, e di non aver sul fatto construtti foderi per passare. Perciocchè su quella prima giunta avrebbero in tal modo potuto trasportarsi all'opposta riva. Forse credettero nella sicurezza della vittoria, che la guerra fosse vinta affatto, e che avrebbero potuto, ogni volta che, e quando il volessero, traversar il fiume, ed insignorirsi di Filadelfia. Caso notabile, che nelle cose di guerra, più che in qualunque altra azione umana, non si dee credere di aver tutto fatto, quando qualche cosa rimane ancora a farsi. Egli è ben certo, che questo inaspettato indugio degl'Inglesi operò in tutto il corso della guerra a danno loro, ed in salute degli Americani. Gl'Inglesi posarono il principal alloggiamento a Trenton, e colle due ali si distendettero su e giù sulla riva del fiume. Questo, correndo prima da maestro a scirocco, giunto a Bordenton, e fatto ivi un gomito, ovvero angolo, si torce ad un tratto, andando verso Filadelfia, a garbino, di maniera che quando gl'Inglesi lo avessero passato superiormente a Trenton ad un luogo detto Coriell's-Ferry, od in quei contorni, si sarebbero trovati altrettanto vicini a quella città, che gli Americani stessi, i quali guardavano le sponde del fiume opposte a Trenton. E che tale fosse il disegno loro lo dimostrava il tentativo fatto, quantunque riuscito vano per la diligenza di lord Stirling, d'impadronirsi di certi battelli a Coriell's-Ferry. Per impedir quel passo faceva fare il generale americano certe trincee, alle quali soprantendeva il generale Putnam, ingegnere molto pratico, dallo Schuilkil sino alle alture di Springatsburg. Ma siccome gl'Inglesi riparavano i ponti sotto Trenton, e molto s'ingrossavano a Bordenton, così temettero gli Americani, che intendessero di passare il fiume ad un tratto di sopra a Coriell's-Ferry, e di sotto verso Burlington; ed in questo modo corresser loro alle spalle, e tutte le genti loro rinchiudessero dentro quella punta di terra la quale la Delawara abbraccia col suo rivolgimento. Per ovviare a questo pericolo Washington faceva stanziar nei luoghi opportuni le galee, acciocchè, e subito avvisassero, ed il nemico valicante ributtassero. Per altro, essendo maggiore il pericolo verso le parti superiori, le sue migliori genti vi disponeva per modo, che guardar potessero i luoghi più pericolosi. Si facevano puntoni qua e là, e si munivano di artiglierie. Ordinava eziandio, che in caso d'infelice evento, e che il nemico passasse il fiume, si facesse la massa generale a Germantown, grosso borgo poco distante da Filadelfia. I capitani britannici, vedute le difese del nemico, o forse sperando di poter sicuramente valicare il fiume, quando pel rigor del freddo sarebbe gelato, il che, secondo il solito della stagione, che già molto era inoltrata, non poteva tardar ad avvenire, invece di seguir gli Americani in sulla ritirata, e non dar loro spazio di rifarsi, non tentato il passo, posero le genti alle stanze. Quattromila soldati presero gli alloggiamenti sulla sponda medesima del fiume a Trenton, a Bordenton, al Caval Bianco, ed a Burlington. Grosse bande stanziarono a Princeton, ed a Brunswick, dov'era la massa delle vettovaglie e delle munizioni. Il rimanente alloggiò qua e là in differenti luoghi della Cesarea.
Arrestatosi in tal modo l'esercito inglese sulle rive della Delawara o per negligenza, o per troppa confidenza de' suoi capitani, ovvero per la costanza e la prudenza del generale americano, aspettava questi i rinforzi sia di milizie, che di soldati d'ordinanza. A questo fine nissuna diligenza si lasciava indietro. I generali Mifflin e Amstrong, l'uno e l'altro uomini riputatissimi e di grandissimo seguito nella Pensilvania, trascorrevano questa provincia, esortando i popoli a pigliar le armi per correre alla difesa della città capitale e della patria. Queste esortazioni, e l'imminente pericolo partorirono i soliti effetti. Molti andavano sotto le insegne, quantunque non con quella prontezza che si desiderava. Ed acciocchè le genti stanziali servissero come quasi di nodo, attorno al quale venissero volentieri a congiungersi le bande paesane, aveva Washington ordinato al generale Gates, che dall'esercito canadese partendo colle migliori sue schiere venisse ad accozzarsi rattamente con esso sulle sponde della Delawara, lasciati però guardati i passi più forti dalle milizie della Nuova-Inghilterra. Arrivava Gates all'esercito pensilvanico il giorno venti di dicembre. Similmente aveva fatto replicatamente gran pressa al generale Lee, perchè, posti dall'un de' lati tutti gli indugj, venisse a congiungersi colle restanti genti sulla Delawara. Ma egli mal volentieri eseguiva i comandamenti del capitano generale, ed andava ponendo tempo in mezzo, ossiachè per ambizione amasse meglio comandare ad un esercito separato, ossiachè credesse, più opportuna cosa fosse il tenere i luoghi superiori e montagnosi della Nuova-Cesarea per esser pronto in tal modo ad avventarsi sul fianco destro dell'oste britannica. In mezzo a questi suoi indugj gli sopravvenne un caso, che lo ridusse ad una miserabile cattività, e riempì di rammarico tutta l'America, la quale aveva posto nel suo zelo, nell'ingegno e nella perizia delle cose della guerra grandissima confidenza. Trovandosi egli in un luogo detto Baskinbridge lontano a venti miglia dai quartieri dei nemici, si credeva fuori di ogni pericolo, e stava a mala guardia. Alloggiava un dì discosto molto dal grosso delle sue genti con alcuni pochi soldati. Il colonnello Harcourt, il quale co' suoi cavalleggieri scorazzava la contrada, ebbe per mezzo di un Leale avviso della cosa, ed a corsa si avviò al luogo, dove tanto incautamente stanziava Lee. Arrivatovi sprovvedutamente, si assicurò senza strepito delle sentinelle, ed entrato a furia nella casa gli pose le mani addosso, e lo arrestò. Fattolo poscia immantinente su d'un veloce cavallo montare, colla medesima prestezza e felicità lo condusse prigione nella Nuova-Jork. La qual cosa conosciuta dagli Americani ne sentirono somma molestia, mentre gl'Inglesi ne presero grandissimo contento, i quali andavano vantandosi, aver acquistato il palladio americano. Di questo fatto se ne fecero grandi allegrezze in Inghilterra, e perfino nella Corte, come se fosse stata vinta qualche gran battaglia, o come se questo fosse più prospero avvenimento dell'invasione stessa della Cesarea, e dell'acquistate speranze di entrar di corto nella città di Filadelfia. Nacque poi da questo accidente una molto acerba contesa tra i generali delle due parti in rispetto al modo, col quale esso generale Lee, e tutti gli altri prigionieri di guerra dovessero esser trattati. A' tempi di Gage non aveva mai questi voluto consentire allo scambio dei prigionieri. Dal che ebbero origine molte crudeltà dall'una parte, e dall'altra. Ma quando Howe pigliò egli il generalato, o sia per la natura sua, che più umana fosse di quella del suo antecessore, o per le istruzioni, che intorno a ciò avesse ricevuto dal governo, o sia veramente, che per bella forza fosse indotto a ciò fare per la gran quantità degl'Inglesi, che venuti erano in mano degli Americani, era calato agli scambj, i quali avevano luogo di quando in quando. Ma, preso Lee, non volle il generale inglese far con questo a buona guerra, e lo fe' confinare in una stretta prigione, nella quale era molto diligentemente custodito, come se un prigioniero di Stato fosse. Allegavasi dal canto suo, che essendo Lee descritto come uffiziale negli eserciti inglesi doveva disertore e traditore riputarsi. Nel che è da sapersi, che Lee tirava prima la mezza paga come uffiziale inglese; ma in sul bel principio della guerra americana aveva chiesto la licenza, e rassegnato il grado suo in Inghilterra, per potersi, come libero, agli stipendj dell'America condurre. Ma o sia, che la rinunziazione non fosse arrivata in tempo, o che nella mente del governo, o dei generali inglesi più potesse l'odio veramente grande, che concetto avevano contro di lui, che l'uso delle polite nazioni, lo volevan credere e trattare piuttosto come prigioniero di Stato, che di guerra. Non avendo Washington in poter suo alcun uffiziale inglese, che fosse constituito nel grado di Lee, aveva fatto la proposta a Howe di scambiarlo con sei uffiziali essiani; ed in caso la proposta accettata non fosse, richiedevalo, fosse Lee trattato a quel modo, che al suo grado si conveniva, e ch'era conforme non solo all'uso delle civili nazioni, ma ancora a quello, che gli Americani medesimi tenuto avevano verso gli uffiziali inglesi prigionieri di guerra. L'Inglese ricusò. Il congresso decretò, si rappigliasse; e che il luogotenente colonnello Campbell con cinque uffiziali essiani fossero incarcerati e trattati, come Lee. Ciò fu eseguito. Ma i Massacciuttesi, trovandosi Campbell in Boston, arrosero molto sulla risoluzione del congresso, e lo confinarono in fondo di una prigione ad uso dei malfattori, dove gli era usato un grandissimo rigore. Washington non avrebbe voluto, si procedesse tant'oltre, stantechè Lee era bensì imprigionato, ma non già maltrattato. Temeva anche delle rappresaglie, essendo più Americani in mano degl'Inglesi, che non di questi in mano di quelli. Ne scrisse con parole molto gravi al congresso. Ma egli stette alla dura, e non vi fu modo, che Campbell e gli Essiani fossero liberati, finchè non ebbe Howe consentito a tener Lee nel grado di prigioniero di guerra.
In mezzo a queste altercazioni si sospendè il cambio dei prigionieri. Quei che si trovavano nella Nuova-Jork ebbero a provar ogni sorta di maltrattamento. Eran essi rinchiusi nelle chiese, ed in altri luoghi esposti a tutte le intemperie dell'aria. Non era loro concesso cibo sufficiente, pane poco e pessimo, companatico nissuno o non mangereccio. Gli ammalati misti coi sani, l'immondizia incredibile, scherniti dalle soldatesche, ed ancor più dai leali. Niuna specie di conforto. Ne nacquero un tanfo intollerabile, e malattie mortalissime. Meglio, che quindici centinaia passarono di questa vita in poche settimane. Credevasi, tanta crudeltà fosse a sciente per costringere i prigionieri a pigliar soldo nell'esercito inglese. Il che noi non ardiremmo affermare. Vero è bene, che a ciò fare erano esortati instantemente dagli uffiziali del Re. Ma ricusavano, preferendo una morte certa all'abbandonamento della patria. Poco più accettevol era la condizione degli uffiziali. Svaligiati prima e spogliati dagli avari soldati, eran poi nella cattività loro bersaglio ad ogni tristo. Alcuni furon tratti, feriti come erano, e quasi nudi a dileggio di popolo sulle carrette per le contrade della Nuova-Jork. Gli chiamavano, in mezzo agli scherni ed alle imprecazioni ribelli e traditori. Alcuni altri ebbero anche a toccar del bastone, perchè si studiavano di procurare qualche alleggiamento ai gregarj, i quali morivano di fame e di morbo negl'infetti abituri. Si era Washington doluto acerbamente coll'Howe, e fattogli spessi e gravi richiami sull'inumano procedere verso i prigionieri. Questi parte negava, parte si scusava, parte incolpava. Ma che non fosse netto, il pruova l'aver egli ricusato la proposta dell'Americano, acciò permettesse, che un agente suo venisse a far dimora nella Nuova-Jork, a fine di provvedere di ogni bisognevole i cattivi. Da questo la nimistà fra i due popoli diventava più intensa, e gli odj si rincappellavano. In fine i sopravviventi furon liberati e mandati allo scambio. Ma tal era la miserabil condizione loro, che molti ne morirono per istrada, prima di poter rivedere la patria, e ciò che tenevano più caro. Nacquero quindi nuove altercazioni, e di molto agre parole tra i due capitani generali, pretendendo l'Inglese, che gli si restituissero i suoi cattivi anche a ragguaglio dei morti, e negandolo l'Americano. In somma da tutta questa bisogna dei prigionieri si può comprendere, che nelle guerre cittadine gli amici diventano peggio che nemici, e le nazioni più civili, barbare. Ma gl'Inglesi vi ebbero di gran lunga maggior colpa.
Tornando ora, donde partimmo, il generale Sullivan, il quale, fatto cattivo Lee, era sottentrato nel comando in luogo suo, obbediendo agli ordini di Washington, traversata la Delawara a Filippoburgo, andò a congiungersi con questo sul finir di dicembre, dimodochè a quei dì montava la somma dell'esercito americano a sette migliaia di soldati, od in quel torno. Ma per altro la più parte compivano le ferme coll'anno, e si temeva di breve la totale dissoluzione.
Mentre l'esercito inglese perseguitava le reliquie dell'americano sulle terre della Nuova-Cesarea, e che, varcata da queste a fatica la Delawara, a sì debil filo si attenevano le speranze degli Americani, non si dimostrava più benigna la fortuna loro sulle spiagge dell'Isola di Rodi. Eran partiti a bordo d'un sufficiente navilio l'ammiraglio Peter-Parker, ed il generale Clinton con due brigate inglesi, e due d'Essiani per andar sopra quella provincia, e sottrarla dall'obbedienza della lega. Non aspettando gli Americani questo assalto, non avevano le difese apprestate, e perciò inabili al resistere si ritirarono, lasciandola affatto in poter degl'Inglesi. La occuparon questi l'istesso dì, che Washington varcò la Delawara. Fu questa una grave perdita alla parte americana, sia per l'opportunità dei luoghi, e sia perchè trovandosi in quelle acque l'armatetta dell'Hopkins, e molti armatori che avevan fatto gran danni alle navi inglesi, furon tutti obbligati di ritirarsi a gran fretta su pel fiume della Provvidenza, dove bloccati dal nemico furono messi in silenzio, e stettero inutili gran tempo. Occuparono anche gl'Inglesi le due isole vicine di Conanicut e della Prudenza. Si ebbero due pezzi d'artiglieria. Furon pochi i prigioni. Riuscì eziandio questa fazione dell'Isola di Rodi di molta utilità alla parte degl'Inglesi; poichè di quindi potevano travagliare le cose del Massacciusset; e gli ajuti, i quali raccolti sotto l'imperio del generale Lincoln dovevano da quest'ultima provincia recarsi ad ingrossar l'esercito di Washington, furon fatti soprastare, per tener a bada Clinton, ed impedire che non perturbasse la quiete di quella provincia. Lo stesso Connecticut era tenuto in gelosia, e non potette inviare rinforzi alle genti, che militavano sulla Delawara.
Gl'Inglesi medesimamente, per impedire che le colonie meridionali non potessero mandar ajuti a quelle di mezzo, nelle quali intendevano di far impeto, rinnovarono nella state del presente anno coi leali e coi selvaggi, che abitavano le parti superiori, le pratiche per fargli correre a' danni della Giorgia, delle Caroline e della Virginia. E quantunque i tentativi fatti nei precedenti anni per mezzo dei regolatori e degli sbanditi scozzesi avessero infelice fine avuto, speravano i mandatarj inglesi presso le nazioni indiane, e più di tutti lo Stuart, uomo audace ed operoso molto, di poter coll'aiuto di queste ottenere un miglior successo. Di esortazioni e di speciosi pretesti eran maestri; d'oro e di presenti abbondavano. Spargevano, che una grossa schiera d'Inglesi avrebbe sbarcato nella Florida occidentale; che, traversato il territorio degl'Indiani denominati Creek, Chickesaw e Cherokee, e congiuntisi i guerrieri loro avrebbero corso le Caroline e la Virginia; e che nell'istesso tempo una numerosa armata, ed un grosso esercito avrebbero dato gli assalti sulle coste. Stuart mandava attorno fra i leali lettere circolari, invitandogli a venirsi a porre sotto lo stendardo reale, il quale era stato rizzato nelle contrade dei Cherokee; aggiungendo, che menassero e portassero seco loro i cavalli, i bestiami ed ogni sorta di vettovaglie, le quali sarebbero loro a giusto prezzo pagate. I leali ricordevoli ancora delle recenti sconfitte non fecero alcun motivo d'importanza. Ma gl'Indiani mossi dalle parole e dai presenti, siccome pure dalla probabilità della cosa, e dal desiderio del sacco, accorrevano a stormo, e parevano voler correre popolarmente contro le colonie. Le sei tribù stesse, le quali fin allora se n'erano state religiosamente di mezzo, incominciavano a muoversi, e già avevano commesse le ostilità sui confini. I Creek più avventati ruppero la guerra, e la esercitarono colla solita barbarie. Ma avendo trovato, che i fatti non corrispondevano alle parole, e che i soccorsi non comparivano, si ristettero, e, dimandata la perdonanza, venne loro di leggieri conceduta. E tanto furon essi, o nella fede costanti, o delle parole inglesi diffidenti, od in tal modo compresi dal timore, che quando poco dopo i Cherokee gli richiedettero degli aiuti, risposero secondo l'usanza di quelle genti, che s'eran ben essi cavata quella spina dal piè, e che bene gliene incoglieva loro. Ma i Cherokee non istettero a soprastare. Assalirono con grandissimo furore le colonie, commettendo danni e crudeltà collo scarpello e coi mazzeri. Ammazzavano con eguale ferità, e coloro che abili erano a portar le armi, e coloro ch'erano inabili, i vecchi, le madri, ed i pargoletti loro indistintamente. In ciò facevano a tanto maggior sicurtà, ch'era comparsa a quel tempo l'armata di Peter-Parker nelle acque di Charlestown. Ma quando questa dopo l'infelice assalto dato al Forte Moultrie, abbandonò le coste della Carolina, i Cherokee si trovarono in grande stretta. Poichè, cessato il pericolo dalla parte inglese sulle coste, le due Caroline e la Virginia, intente tutte a opprimere questo male, mandarono le genti loro contro i Barbari, che devastavano la contrada. Queste genti non solo gli sconfissero in varj affronti; ma, entrate nelle contrade loro, tutto posero a ferro ed a fuoco, ardendo le abitazioni, tagliando gli alberi, guastando le biade, e tutti coloro ammazzando, che portato avevano, o tuttavia portavano le armi. Questo fu un quasi totale sterminio della nazione dei Cherokee. Quei, che sopravvissero, parte si sottomisero a tutte le condizioni del vincitore; e parte, venute meno le vettovaglie, si rifuggirono collo Stuart medesimo, autor principale della crudel guerra, e dell'eccidio loro, nella Florida occidentale, dove il governo inglese gli mantenne del pubblico. Cotal fine ebbe in quest'anno la guerra indiana, nella quale si può osservare, che nissun gastigo fu mai nè altrettanto severo, nè altrettanto meritato, quanto questo, che provò la nazione dei Cherokee messa su da uomini crudeli ed avari, i quali tanto più avrebbero dovuto vergognarsi di dar luogo a sì fatte enormità, in quanto che erano nati, cresciuti, ed allevati sotto questo clemente cielo d'Europa.
Ma tempo è oggimai di ritornar a favellare delle cose del Canadà, nel quale, non che posassero le armi, con grandissima contenzione si adoperavano. Abbiam noi nel precedente libro raccontato, come gli Americani cacciati dall'armi britanniche, abbandonato tutto il Canadà inferiore, e perfino Monreale e San Giovanni, si erano ritratti a Crown-point, nel quale luogo gl'Inglesi non avevano potuto seguitargli per difetto delle navi necessarie non solo a traversar il lago Champlain, ma anche a combatter quelle, che a difesa loro avevano gli Americani apprestate. Ma tal era l'importanza per la esecuzione dei disegni degli Inglesi, che ottenessero essi la signoria dei laghi, che Carleton stava tutto intento per apprestar il navilio. Voleva, seguendo le istruzioni dei ministri, penetrare per la via dei laghi sino al fiume del Nort, e quindi recatosi ad Albania congiungersi e cooperare coll'esercito della Nuova-Jork. Nel qual caso non era dubbio, che trovandosi separate da un esercito molto grosso e vittorioso le province della Nuova-Inghilterra dalle altre, le cose americane si sarebbero in gravissimo pericolo ritrovate. Quest'era il disegno, che da lungo tempo aveva covato nelle teste inglesi, e del quale tanto si dilettavano i ministri. Per verità la natura stessa dei luoghi del Canadà sino alla Nuova-Jork pareva dar favore a quest'impresa; conciossiachè, cavatone quelle alture, che tra l'estremità superiore del lago Giorgio e la sinistra sponda del fiume del Nort si frappongono, le quali non sono spazio maggiore di sedici miglia, tutto il tragitto dall'una all'altra di quelle due province si può fare sulle navigabili acque, prima pel San Lorenzo, poi pel Sorel, e quindi, pel lago Champlain, e da questo pel lago Giorgio, o pel Wood-creek sino alle terre di mezzo, e finalmente pel fiume del Nort sino alla città della Nuova-Jork. Siccome poi prevalevano grandemente gl'Inglesi di navilio, che il Canadà stava a lor divozione, che il capo principale della resistenza era nelle province della Nuova-Inghilterra, e che le vicinanze della Nuova-Jork erano molto acconce agli assalti marittimi, così non si può negare, avesse questo pensiero in se stesso molta ed utilità ed opportunità. Ma la difficoltà dell'impresa di Carleton era eguale all'importanza sua. Si aveva a construrre od a ricomporre una flotta di trenta vascelli armati di diversa grandezza, ed alti a portar le artiglierie, ed al combattere; delle quali cose l'una e l'altra erano malagevoli ad eseguirsi per la mancanza dei materiali. Il trasporto poi in certi luoghi per terra, ed il trar su pel ratti di Santa Teresa e di San Giovanni trenta barconi lunghi, molte piatte da carico, una gondola di trenta botti, con quattrocento altri battelli, era opera che pareva non che malagevole quasi impossibile. Ma i marinari inglesi per la perizia ed audacia loro non se ne sgomentarono. I soldati stessi gli secondavano, ed i paesani, fatti tralasciar l'aratro e la marra, erano spinti per forza ad entrare a parte della fatica. In ciò si affrettavano molto i Capi inglesi per prevenir l'inverno, che già si avvicinava, (queste cose si facevano nei mesi di luglio d'agosto, e di settembre); conveniva varcare due lunghi laghi; erano incerte le novelle sulle forze del nemico, il quale stava riparato nelle Fortezze di Crown-point e di Ticonderoga; avuta la vittoria per mezzo delle navi più grosse sul lago Champlain, quelle forse non avrebber potuto passare l'emissario tra il medesimo ed il lago Giorgio, dove peraltro dovevano necessarie essere. Superati finalmente tutti questi ostacoli, rimaneva, che si traversassero le terre di mezzo, selvose, paludose ed intricate per arrivare sulle rive del fiume del Nort, e recarsi sino ad Albania, nel quale luogo solo potevasi sperare di trovar riposo e rinfrescamento di ogni cosa. Ma non si ristavano gl'Inglesi a tante difficoltà. Pareva anzi, che a misura di quelle crescesse l'animo loro, ed in questo era eguale l'ardor dei soldati a quel dei capitani. Conoscevano benissimo l'importanza della cosa, e che, se avessero potuto arrivare ad Albania prima dell'inverno, sarebbe stato la totale vittoria, ed il fine della guerra. Nè non erano molto stimolali dai prosperi successi ottenuti dall'esercito della Cesarea. Ardevano di desiderio di aver parte ancor essi alla riuscita della guerra; e temevano, se non si affrettassero, che quello solo acquistasse la gloria di averla condotta a compimento. Lavoravano adunque con grandissima contenzione. Ma ciò nonostante, non potette esser terminata l'opera loro, e la flotta pronta al navigare, se non quando era già la stagione trascorsa sino al mese d'ottobre. Era quella molto gagliarda, e tale, che non mai su quei laghi si era la somigliante veduta, e non sarebbe nemmeno stata da tenersi a vile sui mari d'Europa. La Capitana, denominata l'Inflessibile, portava 18 cannoni, che buttavano dodici libbre di palla. Avevansi due grossi giunchi, uno di quattordici e l'altro di dodici; un fodero molto largo fornito di dodici cannoni con molti obici; ed una gondola di sette. Seguivano venti battelli, ed alcuni barconi lunghi armati di cannoni e di obici, con parecchie altre barche ad uso di palischermi. Quest'erano le navi atte a combattere. Ma abbondavano in grandissima copia le passeggiere ad uso di trasportar le vettovaglie, le bagaglie, le munizioni e le armi di ogni sorta. Guidava tutta l'armata il capitano Pringle, marinaro espertissimo; le ciurme erano pratiche de' luoghi, numerose ed accese di grandissimo desiderio della vittoria. I soldati poi da terra erano accampati ne' vicini luoghi, pronti, vinte che fossero le battaglie navali, ed avuta la signoria dei laghi, a correre contro il nemico nelle battaglie terrestri. Tremila soldati avevano gli alloggiamenti loro nell'Isola delle Noci, ed altrettanti a San Giovanni; i rimanenti parte sulle navi, e parte qua e là nelle vicine guernigioni.
Contro tanti apparati facevano gli Americani gli estremi sforzi loro. I generali Schuyler e Gates soprantendevano il tutto. Arnold poi si trovava presente, e con quel suo smisurato ardire spirava coraggio a tutti. E siccome l'esito della guerra in queste parti dipendeva in tutto dalla forza dell'armata, così niuna diligenza tralasciavano gli Americani per ingagliardir la loro, e di tutte le cose necessarie fornirla. In questo però la cosa non riusciva all'aspettazione. Mancavan loro i legnami, e quei pochi che potevano ottenere, era d'uopo procacciare di lungi; nè la portata delle artiglierie era eguale a gran pezza al bisogno. Difettavasi ancora grandemente di marangoni, i quali, i più, si erano ai porti verso la marina condotti, dove molto faticavano nella costruzione dei legni da andar in corso. Quindi è, che nonostanti l'assiduità e la perseveranza, colle quali insistevano al lavoro delle navi, la flotta non sommava che a quindici vascelli di diversa grandezza, due giunchi, una corvetta, una fusta, tre galee, ed otto gondole. Le più grosse artiglierie, che si trovavano sul giunco principale, buttavano solamente sei libbre di palla. E perchè non mancasse al governo di questa armata un capitano, il cui ardire fosse uguale alla difficoltà ed al pericolo dell'impresa, le fu preposto Arnold. Doveva questi quella chiarezza, che acquistato s'era nelle battaglie terrestri, ora mantenere nelle navali. L'esercito americano poi, il quale malgrado i molti ostacoli, e specialmente il vajuolo, che l'aveva travagliato, per l'industria e la diligenza dei capitani saliva a otto o nove migliaia di soldati, alloggiava a Ticonderoga, avendo però lasciato una grossa guardia a Crown-point. Stando ogni cosa in pronto da ambe le parti, Carleton impaziente della vittoria spingeva avanti tutta l'armata verso Crown-point per incontrarvi l'inimico. Già era giunto a mezzo il lago, senza che avesse potuto discoprirlo, ed andava a suo viaggio senz'alcun sospetto, quando tutto ad un tratto apparve agli occhi degl'Inglesi l'armata americana, la quale molto opportunamente s'era appiattata dietro l'isola di Valicour, e chiudeva il passo per quel braccio del San Lorenzo, che scorre tra quest'isola e la sponda sinistra del fiume. A questa vista insperata si commossero grandemente gli uni e gli altri; gli Inglesi pel corso pericolo, gli Americani per la moltitudine e la grossezza pelle navi nemiche, delle quali alcune, cosa inudita su quei laghi, erano fornite di tre alberi. Ne seguì immantinente una feroce battaglia. Ma gl'Inglesi trovandosi sottovento non potevano prevalersi di tutte le navi loro, dimodochè nè l'Inflessibile, nè le altre più grosse potettero dar dentro. Solo combattettero il giunco, il Carleton, ed i battelli. Nel che diedero pruove di una perizia e di un coraggio non ordinarj. Gli Americani dal canto loro sostennero la battaglia con maraviglioso valore, la quale durò per ben quattr'ore. Finalmente continuando il vento a soffiar contro gl'Inglesi, e vedendo, che costretti a combattere con una sola parte delle forze contro tutta l'armata nemica non facevan frutto, il capitano Pringle richiamò, facendosi già notte, dalla battaglia i suoi, e pose le sue navi arringate in faccia, e presso a quelle del nemico. Arse in questo affronto il miglior giunco degli Americani, ed una gondola andò a fondo. Trovavansi in grave pericolo, e temevano una totale sconfitta, se in quel luogo stesso aspettato avessero una seconda battaglia. Perciò si determinarono ad andarsi a raccoppiare sotto le mura di Crown-point, dove speravano, che l'artiglierie del Forte avrebbero conguagliato la superiorità delle forze nemiche. Parve, volesse la fortuna mostrarsi favorevole a questo disegno di Arnold; e già le sue navi, perduta la vista delle inglesi, navigavano velocemente verso la nuova stazione; quando, diventato improvvisamente il vento prospero alle inglesi, che le seguitavano, queste sopraggiunsero loro addosso, prima che arrivar potessero a Crown-point. Quivi si rinfrescò con più rabbia di prima la battaglia, la quale durò per ben due ore. Ma quelle navi americane, ch'erano nell'antiguardo, cioè una galea e tre bastarde, giovandosi dell'occasione, che le altre tenevano a bada il nemico, dato alle vele, si ritirarono a Ticonderoga. Rimanevano coll'Arnold due galere e cinque gondole, che facevano una disperata difesa. In questo mezzo la galea il Washington condotta dal brigadier generale Waterburg, abbassata la tenda, si arrendè. In tanto pericolo vedendosi Arnold al di sotto, sia pel numero delle navi, sia per la quantità e la portata delle artiglierie, e sia ancora, perchè alcuni de' suoi non facevano quelle parti che dovevano, determinò di cedere alla fortuna in guisa però, che nè il suo navilio, nè i suoi soldati, nè i marinari non venissero in poter del nemico. Adunque con eguale destrezza che intrepidità mandò a traverso, e fe' arenare sulla spiaggia la galea il Congresso, sopra la quale ei si trovava. L'istesso fece delle cinque gondole. Ma queste cose mandò ad effetto in modo, che le sue genti ebbero tempo di sbarcare, e di ardere le navi, avendo a ciò contrastato gl'Inglesi invano per causa del vento, che soffiava da terra, e per la strettezza del lago. Arnold fu l'ultimo ad arripare. Perciocchè non volle abbandonar la sua nave, se non quando già era in fiamme, e dopo d'aver tenuto sino all'ultimo l'insegna inalberata. La qual cosa fu dagli Americani tutti tenuta un'azione degna di un animo forte e generoso. La rotta, quantunque grave, ricevuta dall'Arnold, non solo non nocque alla sua prima fama di guerriero valente ed animoso, ma gli acquistò di vantaggio il nome di pratico e destro marinaro. Gli Americani abbandonaron tostamente Crown-point, non senza di averlo prima smantellato, arso e distrutto tutte quelle cose che non potettero trasportare. Carleton l'occupò, e venne fra breve a congiungersi con esso lui il rimanente dell'esercito. Cotal fine ebbe l'impresa, che per far piuttosto la sedia della guerra nel paese degli inimici, che aspettare, fosse trasferita nel proprio, tentarono gli Americani nel Canadà. Così venne del tutto in poter degl'Inglesi il lago Champlain, ed altro ostacolo non rimaneva loro a superare per entrare nel lago Giorgio, se non la Fortezza di Ticonderoga. Se Carleton avesse potuto spingersi avanti, subito avuta la vittoria, ed in tal modo valersi della confusione, in cui era sulle prime il nemico, forse che si sarebbe senza molta difficoltà impadronito di quella importante Fortezza. Ma un vento da ostro, che soffiò per lo spazio di molti giorni, glielo impedì. In questo frattempo vi si affortificavano gli Americani con quella maggior diligenza, che sapevano e potevano. I cannoni furon posti sui carretti, nuovi bastioni furon construtti, ed i vecchi rassettati. Questi si accerchiarono con fossi, e si palificarono. Nuove genti si fecer venire in fretta per ingrossar la guernigione, e seguendo gli ordini di Washington si sgomberarono a luoghi più lontani i buoi ed i cavalli, acciò non potessero gl'Inglesi con elli vivere, e someggiare. Intanto non aveva tralasciato Carleton di mandare frequenti masnade di speculatori per le due rive del lago, e quando pel vento gli fu permesso, anche alcune navi delle più sottili sino nelle vicinanze di Ticonderoga, per ricavare, quali fossero l'animo e le forze del nemico, e la condizione della Fortezza. Ebbe in avviso, che questa era fornitissima, e la guernigione piena di ardire. Considerò pertanto, che la oppugnazione sarebbe stata lunga, difficile e molto sanguinosa; e che, questo stante, il benefizio che si poteva ottenere dall'acquisto della Fortezza, non sarebbe uguale alla perdita. Essendo già il verno grande, ed i tempi sinistri alla guerra, non si poteva nè invernar senza pericolo sul lago Giorgio pel difetto delle vettovaglie, e per la difficoltà di tenere aperte le vie verso il Canadà, nè usar la guerra con isperanza di buon successo nelle fredde e deserte regioni, che questo lago dal fiume Hudson dividono. Quindi è, che ei giudicò, che la presa di Ticonderoga riuscirebbe in quella stagione pressochè inutile; e giacchè si aveva la signorìa dei laghi, si poteva ritornare sopra di questa molto presto al tempo nuovo, senza esporre i soldati alle fatiche ed ai pericoli di una guerra poco guerriabile in quei tempi del più fitto inverno. Fatte adunque le sue consulte, allentò il pensiero di assaltar quella Fortezza, e deliberò di ritirare il suo esercito nei luoghi più bassi verso Monreale, e così fece sull'entrar di novembre, lasciando le sue prime scolte all'Isola delle Noci. Ma prima di andarsene ebbe per la singolar cortesia ed umanità dell'animo suo mandato alle case loro gli uffiziali americani, che prigioni erano venuti nelle sue mani, somministrando loro tutte quelle cose, delle quali bisogno avevano. L'istessa generosità usò verso i gregarj, i quali la più parte pressochè nudi essendo, fe' rivestire, e fornir di tutto il bisognevole, avuta però la fede dagli uni e dagli altri, non portassero le armi contro i soldati del Re. Questo consiglio di Carleton dell'esser ito a quartiere fu da parecchj biasimato come timido, e pregiudiziale molto alla somma della guerra. Imperciocchè, se si fosse già fin d'allora impadronito di Ticonderoga, ed avesse fatto svernar le sue genti nei vicini luoghi, avrebbe potuto uscire a campo molto per tempo nella seguente primavera. Nel qual caso non era da dubitare, che la guerra avrebbe un tutto diverso fine avuto da quello ch'ella ebbe in fatti. Ma il rendersi padrone di un luogo per natura e per arte tanto forte, quanto era veramente Ticonderoga, dipendeva al tutto dalla difesa, che vi avrebbero fatto dentro gli Americani; e certamente dal numero loro, dal valor dimostrato nei precedenti combattimenti navali, e dalla fede, che avevano grandissima nei Capi loro, dovevasi presumere, che sarebbe stata e lunga ed ostinata. Senza di che doveva pur molto importare la considerazione delle vettovaglie e della comunicazione del Canadà. Comunque ciò sia, questa ritirata del generale inglese, e questa invernale sosta riuscirono di grandissimo giovamento agli Americani. L'esercito che aveva militato sotto il generale Lee, ebbe abilità di andarsi a congiungere con quello di Washington sulle rive della Delawara, ed una parte dello stesso esercito canadese potette condursi sotto gli ordini di Gates al medesimo destino.
In questo tempo stava la fortuna americana in sul crollo della bilancia, ed il minimo caso sinistro avrebbe bastato a farle avere il trabocco. Di questo più si doveva temere, che sperar del contrario. Due grosse province la Nuova-Jork e l'Isola di Rodi erano già venute tutte intiere, siccome pure la più grande e la miglior parte della Cesarea, in mano dell'esercito vincitore. E sebbene le armi anch'esse vittoriose di Carleton avessero arrestato il corso loro sotto le mura di Ticonderoga, poca speranza si poteva avere, che, fatto un nuovo sforzo nella primavera, non s'impadronissero di questa Fortezza, ed arrivate sulle sponde del fiume del Nort non si congiungessero coll'esercito della Nuova-Jork. Nè potevasi ragionevolmente aspettare, che Washington, inferiore di forze egli stesso al suo avversario, fosse in condizione di poter rimandar all'esercito canadese quelle genti, che per la tregua nata sui laghi erano venute a trovarlo sulla Delawara. L'esercito suo poi, quantunque, come abbiam veduto, fosse stato ingrossato per alcuni aiuti, non era però con quello del nemico a gran pezza da paragonarsi nè pel numero, nè pell'ardire, nè per la disciplina dei combattenti, nè per la quantità delle provvisioni d'ogni maniera, nè per la qualità dell'armi. Sottentrava poi anche quella peste dell'esercito americano, vogliam dire il finir delle ferme dei soldati, che minacciava una prossima e quasi totale dissoluzione. Nè non dava molta molestia ai Capi il pensare alla prontezza, colla quale i popoli delle province sottomesse, e principalmente quelli della Nuova-Jork, si apparecchiavano a mutar fede, e correvano ai perdoni. Alcuni si arrolavano eziandio sotto le insegne reali, e sembrava, volessero alla civil guerra inglese arrogere la civil guerra americana. E siccome erano dati loro i perdoni, e ricevuti in grazia, così temevasi, che l'esempio loro avesse a riuscir pernizioso anche per le altre province, e che si destassero dappertutto maligni umori. Si sapeva, che in ciò si esercitava vivamente il governatore Tryon, il quale a bella posta stato era nominato Brigadier generale, e già aveva fatto grandissimi frutti. Per lo contrario la bisogna dello arrolare andava molto lenta dalla parte degli Americani; e di più molti disertori assottigliavano di dì in dì l'esercito già di per sè stesso tanto debole. A tutti questi mali augurj si aggiungeva un altro peggiore, e questo era, che i biglietti di credito incominciavano a scapitare; e siccome quasi niun'altra sorgente d'entrata pubblica si aveva fuori di questa, non osando il governo, tuttavia troppo tenero in quei principj, por mano alle tasse di moneta, e quando osato l'avesse, non potendo tali tasse, se non accrescere il male, aumentando il discredito dei biglietti, si temeva, che fosse per mancar di breve quel nervo principale delle guerre, la pecunia. Il gittar poi nuovi biglietti gli avrebbe certamente fatti cadere in maggior bassanza. Eppure astenersi dal gittarne, pei bisogni dello Stato ognor crescenti, non potevano. Nè vi mancavan di quelli, i quali non che gli ricevessero a perdita, non gli volevan ricevere del tutto. Adunque un presente tempo pericoloso, ed un futuro pericolosissimo si appresentava alla mente degli Americani. Si temeva da tutti, e si diceva da molti, che l'ora dello spegnimento dell'independenza fosse vicina a quella del suo nascimento. Parecchj ancora forte, ed apertamente biasimavano il congresso per aver chiarito l'independenza, ed in tal modo chiusa la via ad ogni onorevole accordo. Perciocchè se prima della dichiarazione si poteva compor con onore, dopo non si poteva se non con vergogna, e senza che diventassero gli Americani la favola del mondo.
In mezzo a tante e così gravi difficoltà il congresso non si perdette d'animo, e deliberò di mostrare il viso alla fortuna. Non che facesse vista di disperarsi, maggior fiducia dimostrava; ed in tanta depressione di cose nissun dubbio pareva, ammettesse sul finale esito dell'impresa. Conosceva egli, che buono studio vince rea fortuna. I membri suoi risguardando alla gloria anteponevano la pericolosa guerra alla pericolosa pace. E pel modo, col quale sostennero l'impeto dell'avversa fortuna, allorquando parevano le cose loro vicine all'ultima rovina, fecero sì, che il nome loro dovesse fiorire per la lode singolare di aver poste le fondamenta ad un nuovo Stato. Si maravigliavano le genti per ogni dove a tanta costanza; e se prima, allorquando i prosperevoli venti parevano volere questa americana nave nel sicuro porto spinger di breve, la sapienza dei piloti lodavan esse universalmente, ora essendo la medesima da una feroce burrasca sbattuta e quasi sommersa, l'ardire e la magnanimità loro ed ammiravano grandemente, e con efficacissime parole magnificavano. Cresceva in proporzione negli animi europei le benevolenza verso gli Americani, siccome l'odio contro l'Inghilterra, per voler essa soggettare, ed ai termini della servitù ridurre popoli sì generosi. Tanto o per ambizione si dilettano gli uomini degli sforzi, che fanno i deboli contro i potenti, o per commiserazione amano quelli, che fanno gli uomini generosi contro l'avversa fortuna. Quest'erano le americane afflizioni e virtù, allorquando, depresse le cose della repubblica, non appariva scintilla alcuna di lume propinquo.
Già raccontato abbiamo, quali siano state le risoluzioni del congresso a fine d'ingrossar con nuove leve l'esercito, e per allontanare il pericolo della brevità delle ferme, siccome pure per far correre all'armi le bande paesane. Intanto, come se presente non fosse, o non incalzasse così vicino un possente nemico, piacque al congresso di andar considerando alcuni articoli di confederazione e di perpetua unione tra gli Stati, acciocchè ognuno di questi venisse a conoscere, e l'autorità propria al di dentro, ed i suoi rispetti verso gli altri, e quali fossero nel capo della lega, cioè nel congresso medesimo le facoltà a reggere e governare il tutto. Furon essi articoli vinti nella tornata del congresso dei quattro ottobre, ed inviati spacciatamente per l'approvazione alle assemblee di ciascun Stato. I principali erano i seguenti:
Che i tredici Stati si confederassero insieme sotto il nome degli Stati Uniti d'America;
Che si obbligasser tutti, e ciascheduno alla comune difesa, e per le libertà loro mantenere;
Che ad ogni Stato particolare fosse conservata la facoltà di regolar le cose del suo governo interiore in tutto ciò, che non fosse contrario agli articoli della confederazione;
Che nissuno Stato particolare potesse nè mandare, nè ricevere ambascierie, nè negoziare, nè far trattati, nè romper la guerra (eccettuati i casi di repentino assalto) con alcuno re, principe, o potentato qualsivoglia senza il consentimento degli Stati Uniti;
Che nissuno, che tenesse o maestrato, o uffizio, o commissione qualsivogliano dagli Stati Uniti, o da qualcuno di essi, ricever potesse, nè presenti, nè paghe, nè uffizj, nè titoli di niuna sorta da alcun re, principe, o potentato forestiero;
Che non potesse niuna assemblea conferir titoli di nobiltà;
Che nissuno Stato potesse fare alleanze, o trattati qualsivogliano con un altro senza il consenso di tutti;
Che ciascuno Stato particolare potesse sia in pace, che in guerra quel numero di navi da guerra, o di soldatesche tenere, e non più di quanto dall'assemblea di tutti gli Stati stabilito fosse;
Che vi dovesse essere un tesoro generale ad uso della lega da riempirsi dalle rate particolari di ciascuno Stato, le quali determinar si dovessero all'avvenante del numero degli abitatori di ogni età, sesso ed ordine, eccettuati però gl'Indiani;
Che ogni anno il primo lunedì di novembre si convocasse a Filadelfia un congresso generale dei deputati di tutti gli Stati, al quale tutte quelle facoltà concedute fossero, che ai reggitori supremi delle nazioni si appartengono. E di tutte queste fu fatta una diligente enumerazione;
Che gl'impiegati, che tirassero o stipendio, o salario, o emolumenti di qualsivoglia natura si fossero, avessero divieto dal congresso;
Che vi fosse un Consiglio di Stato composto di un deputato per ciascuno Stato da eleggersi ogni anno dai suoi colleghi dello Stato medesimo, e nel caso che questi non si accordassero, dalla generale assemblea;
Che ciascuno Stato rendesse un solo suffragio;
Che il Consiglio di Stato avesse, e duranti le tornate, ed a' tempi delle vacanze della generale assemblea, la facoltà di governare gli affari generali della lega, consistendo però sempre nei limiti prescritti dalle leggi, e particolarmente dagli articoli della lega medesima.
Fu lasciato luogo alla provincia del Canadà ad entrare nella lega.
Poscia il congresso per confortar coloro, che sbigottiti si erano al sinistro aspetto delle cose, e perchè colla fortuna non si mutassero gli animi dei popoli, mandò fuori un cartello, col quale, raccontato prima la giustizia della causa loro, le lunghe ed inutili supplicazioni, ed i crudeli procedimenti dei ministri, la necessità della dichiarazione dell'independenza, e l'universale consenso, col quale era stata approvata, andò annoverando i prosperi successi, che accompagnato avevano le armi americane nelle settentrionali province, la cacciata di Boston, il ributtamento di Charlestown, l'arrestamento a Ticonderoga, l'abbondanza delle prede fatte sul mare, la copia delle vettovaglie, e la speranza di poter presto fornir l'esercito delle vestimenta, delle quali abbisognava. Gli esortò quindi, e particolarmente i popoli della Pensilvania, della Nuova-Cesarea, e dei vicini Stati, stessero concordi e forti nel difendere la patria. Addusse, che la presente condizione non era da niun errore commesso dai Capi, o da difetto di valore nei soldati da riconoscersi; ma bensì dalla brevità delle condotte. Ricordava, che già i principi forestieri avevano accomodato l'America di molte cose necessarie all'uso della guerra, e che si aveva la certezza di averne a ricevere più efficaci ajuti; che non mancassero a sè stessi, e non permettessero, che la ricca e popolosa città di Filadelfia venisse in poter del nemico; che non lasciassero fuggir la occasione di opprimere l'esercito di lui principale ora, che si trovava lontano dalle navi, nelle quali la sua principal forza consisteva. E quantunque la perdita di Filadelfia non fosse per essere la perdita della causa, tuttavia non permettessero, che il nemico ne trionfasse; che lo raffrenassero; che lo arrestassero; che convincessero gli amici dell'America, anche i più lontani, che quivi fosse una mente sola, ed una sola volontà per difendere contro uomini crudeli, ciò che l'uomo ha, e dee tenere più caro; pensassero, che si trattava di acquistar una perpetua quiete e sicurtà agli Stati Uniti, ed a' loro nomi una gloria immortale; durassero; serbassero sè medesimi a più prosperi successi; risorgessero a miglior fortuna.
E perchè l'autorità della religione confortasse e tenesse anch'essa in fede i popoli, determinarono, che si dovesse dalle assemblee dei diversi Stati fermar un dì di digiuno, di umiliazione, e di preghiera per impetrar dalla clemenza dell'altissimo Dio prosperità alle armi e felicità alla giusta causa americana.
Ma crescendo vieppiù il pericolo, ed avvicinandosi il nemico alle rive della Delawara, il congresso a ciò confortato dai generali Putnam e Mifflin deliberò addì dodici decembre di allontanarsi da Filadelfia, aggiornandosi al giorno venti dello stesso mese a Baltimore nella Marilandia. Partito il congresso da quella città gli abitatori entrarono in grandissimo spavento, sia pel timore dell'esercito nemico, sia anche per quello dei leali, che vi abbondavano; poichè sebbene molti iti fossero per aver i perdoni a trovar i commissarj inglesi, un più gran numero erano rimasti, e si dubitava forse fossero per fare qualche motivo pregiudiziale alla pubblica tranquillità; poichè già avevano impedito coi clamori e colle minacce loro, che non si fortificasse la città, come si era voluto fare. Questi erano la maggior parte della generazione dei Quaccheri. Washington era stato obbligato a mandarvi una buona smannata di soldati d'ordinanza sotto gli ordini del Lord Stirling, perchè i fedeli confortassero, e frenassero gli avversi.
Assembratosi il congresso a Baltimore, considerato l'imminente pericolo, e la necessità dell'autorità dittatoria, decretò, che avendo la più intiera fede posta nella saviezza, nel vigor della mente e nella rettitudine del generale Washington; fosse questi investito della più piena, ampia e compiuta facoltà di levare e raccorre nel più speditivo ed efficace modo da qualcuno, o da tutti gli Stati Uniti sedici battaglioni di fanti in arrota a quei dal congresso già ordinati, e di eleggerne gli uffiziali; di levare, fornire, compire di uffiziali tremila cavalleggieri, tre reggimenti d'artiglieri ed uno di ingegneri, e di stabilir loro le paghe; di chiamar dagli Stati, e far marciar le milizie; di far canove come e dove più giudicasse conveniente; di dar le licenze, e far gli scambj a tutti gli uffiziali sotto il grado di brigadier generale, e di empir tutte le vacanze in qualunque parte dell'esercito; di pigliare, ovunque ci fosse, e quantunque gli abbisognasse per l'uso dell'esercito, mettendo alle robe richieste un giusto prezzo, quando gli abitanti di buon grado vender non le volessero; di far por le mani addosso, e sostener tutti coloro, che i biglietti di credito rifiutassero, od in qualunque modo disaffezionati si mostrassero, mandando ai rispettivi Stati, ai quali i sostenuti appartenessero, i nomi loro, la natura delle offese, ed i testimonj da comprovarle. Statuirono eziandio, che tali straordinarie facoltà dovessero in Washington durare sino a sei mesi, se però diversamente non determinasse il congresso. In cotal modo i governatori dell'America mossi da un estremo pericolo, e dalla virtù del capitano generale in lui solo rimettettero tutto il pondo della guerra. In tanta depressione delle cose loro, ed in mezzo a tante calamità non si udì fra gli Americani alcuno, che accennasse non che il sospetto del tradimento, quello solamente di negligenza, o d'insufficienza nei primi Capi dell'esercito, e principalmente nel Capitano generale, nè venne meno quella fiducia, che in lui grandissima collocato avevano. Esempio da notarsi di temperanza e di modestia cittadina; imperciocchè quel popolo non credeva sè stesso invincibile per orgoglio, nè era sospettoso per ambizione. Quindi è, che riconosceva le sconfitte dalla necessità delle cose, e non dalle falte dei capitani; e per questa costanza nell'avuta fede meritò di trovare, e trovò in effetto capitani fedeli; mentrechè altri popoli, o corrivi al sospettar della fede altrui, o facili al prestar orecchi agli ambiziosi rapportatori, o impazienti delle disgrazie, o intemperanti nella superbia, spesso provarono con danno e pericolo loro, che chi non ha fede in altrui, non la trova.
Perchè poi non potesse venir meno in tanto bisogno la pecunia pubblica, il congresso applicò l'animo al far un accatto di cinque milioni di dollari, dei quali si pagasse ai prestatori un merito di quattro per centinaio; e che la fede degli Stati Uniti fosse impegnata al pagamento del capitale e degl'interessi; quello sul finir di tre anni, e questi ogni anno. Crearono a questo fine un uffizio di accattatori, e vollero che questi avessero per sè un ottavo per centinaio delle somme che ricevessero in accatto. Poco poi non riempiendosi questo, se non a stento, il merito del quattro per centinaio fu fatto salire al sei.
Fecero anche col medesimo intento un lotto, nel quale si metteva o dieci dollari, o venti, o trenta, o quaranta per polizza. Questo lotto doveva, dedotti i premj, gittare una somma di sette milioni e cinquecentomila franchi, e qualche cosa più. I possessori poi delle polizze beneficate potevano riceverne, in premio sotto certe condizioni una polizza del camerlingo, pagabile in moneta al fine di un certo spazio di tempo, e coll'interesse aggiuntovi del quattro per cento. Speravasi in tal modo, sia pel guadagno del lotto, sia per l'accatto dei premj riscuotere una buona somma di pecunia.
Queste cose si facevano altresì per ristorare il credito dei biglietti coll'allontanare la necessità di gittarne dei nuovi. Ma tutti questi rimedj in sì pericoloso frangente, se non riuscivano vani del tutto, eran però poco efficaci per ovviare a un sì gran male, come quello si era dello scapitar dei biglietti di credito. Si giudicò dunque necessario di venire a provvedimenti più gagliardi. E siccome questa sfidanza dei biglietti si manifestava principalmente nella Pensilvania, così il congresso decretava, che la congregazione di sicurezza di questa provincia fosse ricerca di fare le più efficaci e pronte provvisioni per punir coloro, i quali i biglietti ricusassero, e che il generale desse assistenza, perchè le risoluzioni della congregazione fossero recate ad effetto. La congregazione deliberò, che chiunque ricusasse di ricevere i biglietti di credito in pagamento, o soddisfazione di qualunque debito o contratto, o in prezzo di qualsivoglia grascia o merce, o di esse maggior prezzo domandasse in biglietti che in moneta, dovesse considerarsi per la prima volta, come un nemico della società, e perdesse o la somma del credito, o la roba contrattata, le quali ceder dovessero in proprietà del debitore, o del compratore. Pagasse inoltre allo Stato una multa maggiore o minore secondo il valore delle robe. Quelle persone poi, che cadessero in fallo per la seconda volta, oltre le mentovate pene avessero ad esser sbandite e confinate là, dove, e come al Consiglio medesimo più conveniente paresse. Stante poi che ad alcuni di simili sfiduciati erano già state prima fatte serrar le botteghe, e chiudere i traffichi, ed alcuni anche stati erano banditi, così a quelli fu fatta abilità di riaprire i traffichi, e questi furono ribanditi, sperandosi, che per la ricordanza delle passate pene, e pel timore delle nuove avessero ad astenersi da queste pratiche tanto al credito pubblico, ed alla somma delle cose pregiudiziali.
Poco tempo dopo il congresso, avendo conosciuto, che l'autorità della congregazione di sicurezza di Pensilvania non aveva bastato ad arrestar il corso dello scapito in quella provincia, e vedendo, che questa peste giva appiccandosi anche alle altre, volendo anche coll'autorità sua dar maggior peso alle risoluzioni, che ad allontanarla tendevano, stanziò, che chiunque in qualsivoglia compra o vendita, o baratto stimasse l'oro o l'argento coniati a maggior prezzo che i biglietti di credito del congresso, fosse tenuto nemico alle libertà degli Stati Uniti, ed il valsente perdesse della moneta, o di quell'altra cosa qualsivoglia, la quale fosse venuta in quella compra o vendita, od in quel baratto, in cui quella differenza di valore fosse stata fatta. Decretò ancora, che si facesse richiesta alle assemblee provinciali, acciò rendessero i biglietti moneta legale che non si potesse rifiutare nel pagamento dei debiti sì pubblici, che privati; e che il rifiuto importasse l'estinzione del debito. Le assemblee fecero le provvisioni consentanee all'intendimento del congresso.
Il primo effetto di tutti questi provvedimenti fu, che crebbe all'avvenante del discapito il prezzo di tutte le robe, che si vendevano su pei mercati; ed invece di diminuire, pareva crescesse lo scapito pel gran desiderio che si dimostrava per impedirlo. L'altro si fu, che i debitori si liberavano con una moneta scadente verso i creditori; e sebbene in questo anno lo scapito non fosse grande, potendosi aver cento dollari coniati con centoquattro dollari in biglietti, il danno però fu assai grave, e l'esempio perniziosissimo. Laonde per andare all'incontro ad un male tanto grave, raccomandò il congresso alle assemblee degli Stati, dessero la fede loro per la redenzione dei biglietti gittati dal congresso, sperandosi, che la mallevadoria di ciascuno Stato particolare per la rata sua, al quale effettualmente spettava la redenzione, aggiunta a quella del congresso potesse procacciar maggior fidanza a questi biglietti. Si pensò ancora, che conveniente fosse, le medesime assemblee degli Stati ponessero senza più indugiare quelle tasse, che meglio credessero potersi per la condizione dei rispettivi popoli sopportare, e con minore scomodo esser pagate. Ei promise loro, che le somme in tal modo riscosse sarebbero a favore di ciascuno Stato ricevute in credito dagli Stati Uniti in quella rata del debito pubblico, ch'era stata a ciascun di quelli sortita. Le assemblee fecero le risoluzioni giusta i desiderj del congresso. Si vinse anche in questo un altro accatto di due milioni di dollari. Ma tutte queste provvisioni riuscivano di poco o di nessun effetto per la strettezza delle cose presenti, per l'incertezza dell'avvenire, per l'abbondanza dei biglietti che già erano in corso, per la facilità che avevano il congresso e gli Stati particolari, e per la necessità che sovrastava loro di gittarne ogni dì de' nuovi.
Ma qualunque fosse per esser l'effetto che le narrate risoluzioni del congresso dovessero operare, sia per far genti, come per mantener il credito pubblico, e ad ogni modo per arrestar il corso della vittoria al nemico, conosceva esso benissimo, che se i principi europei non ci mettevano le mani, ed all'America non soccorrevano, non si poteva concepire speranza di bene. Sapeva ancora ch'essi principi, e massimamente quelli, dei quali siccome gagliardi sull'armi marittime, si poteva più utile opera aspettare, e tra i quali il Re di Francia teneva il primo luogo, erano tutti, o per odio contro l'Inghilterra, o per la speranza di vantaggi, volti a favor dell'America. Di questo, oltre la propensione generale dei popoli, ne apparivano manifestissimi segni. Le navi americane erano ricevute nei porti francesi e spagnuoli sia in Europa che nelle Antille, non solo come appartenenti ad una nazione amica, ma veramente come se spettassero ad una nazione affatto independente. Dal che ricevevano i Francesi e gli Spagnuoli grandissimo benefizio; stantechè incominciavano a godere i vantaggi di quel commercio coll'America, il quale sin là stato era privato e proprio della sola Inghilterra. Nè solo si contentavano di accogliere nei porti amichevolmente gli Americani, ma di più permettevano, che gli armatori pubblicamente vi vendessero le prede, che avevano fatte contro il commercio inglese, tanto in Europa che in America. E poco o niun effetto avevano avute le rimostranze, che i ministri britannici avevano indiritte in questo proposito alle Corti di Versaglia e di Madrid. Nè era nascoso, che ogni dì partivano dai porti francesi navi cariche di munizioni da guerra alla volta dell'America. Una cosa eziandio che gl'Inglesi non potevano a patto nissuno tollerare, e della quale facevano un grandissimo scalpore, questa si era, che nell'Antille i Francesi non solo ricevevano nei porti loro i corsari americani, le prede comperavano, e di ogni cosa necessaria gli accomodavano; ma ancora non pochi fra i Francesi medesimi, armato navi in corso, e rizzatovi su lo stendardo americano, dopo di aver dal congresso ricevute le commissioni, scorrazzavano quei mari, e, fatte molte prede, il commercio inglese manomettevano. Il che siccome il governo francese non proibiva, forz'era concludere, che l'approvasse. Si vedeva poi anche una generale inclinazione in Francia in tutti gli ordini di persone, e massimamente nei gentiluomini di chiaro nome per andarsi a condurre ai soldi degli Stati Uniti; e già molti fra i medesimi arrivati in America si erano acconci col congresso, e fra gli altri il cavaliere Defermoy era stato eletto brigadier generale negli eserciti americani; ed il signor di Portail, uomo di chiaro ingegno e di pronto valore, Capo degli ingegneri, dei quali avevano gli Americani grandissimo difetto. Nè mai in nissun'altra guerra i Francesi, i quali tanto si dilettano nel romor dell'armi, si erano così disiosi dimostrati di andar a mettersi sotto le insegne di un potentato forestiero. La qual cosa, sebbene si possa in parte attribuire alle opinioni, che a quei tempi regnavano generalmente in Europa in fatto di materie politiche, ciò non di meno si debbe massimamente dalla conosciuta inclinazione del governo riconoscere. Ella è anzi cosa molto probabile, che la Francia avrebbe piuttosto, ch'ella non fece, rotta la guerra alla Gran-Brettagna, se il Re francese fosse stato di meno mansueta natura di quello, ch'egli era veramente. Nè non davano molto sospetto all'Inghilterra, e molta speranza agli Americani gli apparecchiamenti marittimi, che con incredibil ardore si proseguivano nei porti della Francia e della Spagna. Dimandavan ragione di sì grandi apparati i ministri britannici, ai quali si rispondeva, che si temeva, per una querela nata col Portogallo, di vicina guerra con quel regno. Ed oltre a ciò, che giacchè i mari erano gremiti di flotte inglesi e di corsari americani; che non solo la guerra marittima si esercitava con tanta rabbia da ambe le parti, ma che tali eserciti erano stati mandati dall'Inghilterra nel Nuovo Mondo, che mai somiglianti vi si eran veduti ne' tempi andati, anche la Francia e la Spagna dovevan farsi forti sull'armi per proteggere il commercio loro, ed assicurare all'uopo le colonie. Aggiungevano, ch'era ben da maravigliare, che coloro, i quali non contenti all'aver messo in pronto col maggiore sforzo loro tutte le nazionali forze, avevano anche mandato in America un grosso esercito di mercenarj forestieri, trovassero, che strana cosa fosse, che i vicini loro anch'essi si preparassero alle difese contro tutti quei casi che potrebbero avvenire. Queste escusazioni, siccome non soddisfacevano al governo inglese, così non toglievano nissuna speranza agli Americani, i quali vedevano benissimo, che gli addotti motivi non eran proporzionali di gran lunga alla grandezza degli apparecchiamenti. Nè era dubbio, che siccome il patto di famiglia stipulato nel 1761 tra il Re Cristianissimo ed il Re Cattolico aveva dimostrato in questi due Re l'intenzione di alleare e collegare tutta la Casa dei Borboni contro l'Inghilterra per abbassare la sua potenza, così questa querela americana ne dovesse esser l'occasione. Questo era evidentemente lo scopo, al quale tendevano gli straordinarj preparamenti della Francia e della Spagna; e se in luogo di quei peritosi dottori di legge, i quali allora reggevano i consiglj britannici, l'animoso conte di Chatam, o qualche altro che lo somigliasse, avesse in questo tempo avuto la somma delle cose in mano, certo è, che l'Inghilterra avrebbe fin d'allora intimato la guerra ai Borboni; poichè si sa per pruova, che la fortuna è amica agli audaci, e che questo mondo è di chi se lo piglia. La Olanda poi, sebbene per non esser ella Stato altrettanto guerreggevole, che la Francia e la Spagna erano, non facesse preparamenti che potessero dar sospetto, tuttavia, pel maggior desiderio del guadagno in sul mercanteggiare, gli Olandesi abbondantemente gli Americani fornivano di munizioni, di armi, e di ogni altra cosa, che più sia alle guerre necessaria. Tutti gli altri potentati dell'Europa più, o meno del medesimo animo si dimostravano. Solo il Portogallo, persistendo nell'alleanza, si manteneva fedele all'Inghilterra, e non volle mai consentire, che da' suoi si fornissero gli Americani delle cose appartenenti alla guerra, nè si desse ricetto ne' suoi porti ai corsari loro.