Ma all'incontro parlò Guglielmo Pitt, uomo venerabile per l'età, e per gli egregi fatti in prò della patria.
«Io non so, onorandi cittadini, nobilissimi signori, se più debba meco stesso rallegrarmi, che la mala valetudine mia, la quale da sì lungo tempo affligge, e travaglia questo mio corpo già da molti anni stanco e quasi caduco, rimettendo testè un poco della solita sua ferocia, m'abbia in questo della facoltà concessa di veder queste mura, ed in mezzo a questo venerabil consesso comparire per potervi di una cosa importantissima, ed alla salute della patria nostra tanto vicina favellare; ovvero della necessità dei fati dolermi, perciocchè essa patria a tanto splendore e maestà in quest'ultimi tempi pervenuta, e potentissima e formidabil fatta a tutto l'universo, ora da interno male occupata, e vinta, e dalle civili discordie in varie parti lacerata e distratta corra imminente pericolo di esser colle proprie mani a quel termine condotta, al quale trarla non han potuto tutte le più potenti nazioni dell'Europa, che a' suoi danni s'erano congiurate. Ed avesse voluto Dio, che la mia infermità allora medesimamente m'avesse di qua recarmi permesso, quando dapprima si parlò dell'americana tassazione; che se la mia debil voce abile non fosse stata di volgere altrove il corso delle presenti calamità, e la tempesta, che sì dappresso ci minaccia, distornare, almeno avrei contro di quella il mio testimonio arrecato. Ma ora ella è una legge vinta; e, se seguendo il mio costume, io son per parlare modestamente di quella, siami lecito almeno di favellarne con libertà. Certamente nissun soggetto mai venne all'attenzion vostra sottoposto, che più di questo importante fosse, se si eccettui quel solo, che, havvi ora un secolo, fu con tanta contesa ed ardenza d'animi agitato, cioè se voi stessi aveste ad esser liberi, o servi. Questi, che con tanta passione fece le parole prima di me, mantiene, che si dee vincere la prova, perchè così all'onor nostro importa. La qual cosa, se non m'inganno, vuol dire, che, ragione o torto che si abbia, si deve tirar avanti nell'incominciata impresa, e seguire un'ombra vana, che alla perdizione vi può per la diritta via condurre. Ma può stare il puntiglio d'onore contro il giusto, contro il ragionevole, contro il diritto? O dove può meglio consistere l'onore, che nell'esercizio delle cose ragionevoli? Questo reame non ha il diritto di tassare le colonie, quantunque esso abbia, e ciò dico colla più grande asseverazione, l'autorità suprema e sovrana in ogni altra occorrenza di governo, e di legislazione qualsivoglia sopra di quelle. Sono i coloni sudditi di questo regno, son dotati, quanto voi stessi siete, di tutti i naturali diritti al genere umano appartenenti, e dei peculiari privilegj, i quali spettano agli uomini inglesi; del pari obbligati dalle sue leggi, del pari partecipi della costituzione di questa libera contrada. Gli Americani sono i figliuoli, non i bastardi dell'Inghilterra. La tassazione non è parte dell'autorità che governa, o di quella che fa le leggi, essendo le tasse doni volontarj, concessioni gratuite, che solo dai Comuni possono procedere. Nella legislazione concorrono tutte e tre le supreme potestà del regno; ma in riguardo alle tasse, il concorso dei Pari e della Corona non è necessario per altro, se non per l'autenticazione degli atti, che le impongono, cioè per dare a questi la forma prestabilita dalla legge. Ma il dono e la concessione ai soli Comuni appartengono; e questa Camera rappresenta quei Comuni, ed essi il rimanente degli abitanti virtualmente rappresentano. E perciò, quando noi in questa Camera qualche cosa doniamo e concediamo, ciò doniamo e concediamo, che è nostro. Ma, nell'americana tassa che cosa fate voi? Noi i Comuni della Gran-Brettagna di Vostra Maestà diamo, e concediamo, che? La roba nostra? No; noi diamo e concediamo alla Maestà Vostra la roba dei Comuni vostri dell'America. Della qual cosa niuna più assurda immaginar si potrebbe. Fu testè affermato, non esservi niuna differenza tra le tasse interne ed esterne, ed esser la tassazione una parte essenziale della legislazione. Ma, di grazia, la Corona, i Pari non sono, e l'una e gli altri egualmente che i Comuni, della potestà legislativa investiti? Certo che sì; la Corona ed i Pari hanno la potestà di tassare? Mai no; e ciò nissun pretende. Or dite su, o Giorgio Grenville, se queste due posizioni son vere, come sono verissime, e voi il concedete, non ne segue di necessità, che la tassazione non fa parte della semplice legislazione, e ch'ella è una qualche cosa da essa diversa? E' si dice, che gli Americani sono qui virtualmente rappresentati. Ma di grazia, da qual provincia mai, o da qual contado, da qual città, da qual borgata sono essi rappresentati? Certamente da quella provincia, o contado, o città, o borgata, che eglino nè gli antenati loro non hanno mai nè veduto nè conosciuto, nè mai saranno per vedere nè per conoscere. I Comuni dell'America, o sia le assemblee loro, quelli sono i rappresentanti loro, quegli hanno avuto ed esercitato sempre, quelli hanno ed esercitano tuttora il diritto di tassare i coloni. E' sarebbero schiavi stati, se un tal diritto posseduto non avessero. Io non sono venuto qua armato di tutto punto, nè ho diligentemente rivilicato i vecchj libri dei nostri statuti, come il mio valente avversario ha fatto. Ma questo so, che se si voglia far accurata considerazione delle cose antiche, e' diventerà manifesto, che niuno mai, anche nei regni i più arbitrarj fu tassato, se non era rappresentato, ed a' tempi nostri, anche quei, che non mandano deputati al Parlamento, sono tutti abitanti della Gran-Brettagna, e, o possono, quando vogliano, rendere il partito nell'elezione di quelli, o con coloro, che il rendono, hanno o congiunzione, o autorità: e piacesse pure al cielo, che tutti meglio fossero rappresentati, che eglino non sono; perciocchè questo è il vizio della costituzione nostra, e forse avverrà, e mi giova sperare, che un dì la bisogna della rappresentazione, parte sì essenziale de' nostri primitivi ordini, e la principal salvaguardia delle libertà nostre, sarà a quella perfezione condotta, che ogni buon Inglese deve desiderare. Si dimanda, quando, e come sia stata l'America emancipata? Ed io dal canto mio dimando, quando, e come ella sia schiava stata? Si dice qui in questa Camera esser rizzato il segnale della resistenza, l'insegna della ribellione, e così d'infame nota si tassa la più bella prerogativa dei senatori inglesi, quella di dir ciò che sentono, e delle cose, che alla patria appartengono, sinceramente e liberamente favellare. Eglino hanno di questa malavventurosa legge con libertà parlato, ed i minacciati pericoli presentiti e presagiti; e questa libertà è loro a delitto riputata. Molto mi duole, che la libertà del discorso sia in questa Camera a delitto attribuita, e ciò mi pare le tristissime cose annunziar per l'avvenire, se le nostre lingue, se li nostri petti, se le mani nostre alla disegnata tirannide con animi fortissimi non opponiamo. Odo dire, che l'America è ostinata, ch'essa corre alla ribellione. Io son ben contento, e mi rallegro, che l'America abbia resistito. Tre milioni d'uomini così dimentichi di ogni senso di libertà, che volontariamente, e di queto fossersi a diventare schiavi sottomessi, sarebbero opportuni stromenti stati a farci schiavi noi stessi. Ei dice ancora, imperciocchè d'invettive e di male parole non ha difetto, che l'America è ingrata, e vanta a cielo la sua bontà verso di quella. Ma queste bontà non eran forse in ultimo al benefizio di questo reame dirette? E come è vero, esser l'America ingrata? Non dà forse ella buona corrispondenza di sè medesima? Certo al sì. I profitti che la Gran-Brettagna ritrae dal commercio dell'America, sono di due milioni di sterlini all'anno. Questo è il fondo stato, che vi ha fatti andar trionfanti per ogni dove a' tempi dell'ultima guerra. Le terre, le quali settant'anni addietro davano una rendita di duemila lire all'anno, ora ne danno di tremila, e ciò si debbe all'America riferire. Questo è il prezzo, ch'ella vi paga per la protezione vostra. E passo sotto silenzio l'incremento della popolazione nelle colonie, l'avvento colà di nuovi abitatori da tutte le parti dell'Europa, e l'ulterior progresso del commercio americano, se ei verrà con savie leggi regolato. Ciò non ostante noi abbiamo ad udir qui un pubblicano venir fuori vantandosi di voler tenere per segno di un diritto, che non si ha, il picciolo, il nonnulla nel tesoro reale! Ei si duole di essere stato malconcio nei pubblici diarj. Del che altro non saprei dire, se non se che questa è una comune sventura a tutti coloro, che nella repubblica tengon grado, od esercitano i maestrati. Ei dice ancora, quando ei per la prima volta propose la tassa, nissuno alzato essersi per contraddire. Ma chi non sa, quanto grande sia la modestia di questa Camera, quando si tratta di contraddire ad un ministro? Della quale se non si spoglieranno una volta questi onorandi gentiluomini, credo bene, che i popoli rimetteranno molto di quel rispetto e fede, che in loro han collocati. Si parla molto fra la gente e più che dicevol non saria, della potenza, e della forza dell'America. Ma in una giusta causa, ma nella difesa di un buon diritto l'Inghilterra ha, molto più che non bisogna, per ridurre l'America a divozione. Ma quando si tratta di queste tasse, quando si vuole un'evidente ingiustizia proseguire, io sono il primo a render il partito contro, ad alzar le mie mani e la mia voce, perchè non sia. In tal caso la felicità dell'evento sarebbe deplorabile, la vittoria pericolosa. Se avesse l'America a cadere, ella cadrebbe come l'uomo forte; ella abbraccierebbe, e scrollerebbe le colonne dello Stato, e seco trarrebbe a rovina la costituzione stessa. È questa la vostra vantata pace? Cacciar la spada non nel fodero, ma sì nelle viscere dei vostri concittadini! Volete voi correre alle discordie civili, ora, che tutta la Casa di Borbone s'è alleata contro di voi? Ora, che la Francia disturba le vostre pescagioni in sulla Terra-Nuova; ora, che impiglia il vostro commercio degli schiavi in Africa; ora, che soprattiene le robe dei vostri sudditi del Canadà impromesse dai trattati; ora, che la Spagna denega il riscatto delle Manilie, ed il loro prode conquistatore vien chiamato un vil marrano, un detestabile saccheggiatore? Certamente gli Americani han misfatto, e scostati sonsi dalla prudenza e dalla temperanza. Ma voi con l'ingiustizia vostra gli avete tratti ad impazzare. Vi darà il cuore di punirgli a cagion di quella mattezza, ch'è opera vostra? Mai no; sia piuttosto l'Inghilterra, siccome quella che è la più forte, e siccome alla madre meglio s'appartiene, la prima ad usare la benignità e la moderazione. Compatite i loro errori, siate cortesi alle loro virtù. Adunque per concludere una volta io dico, che giudico alla dignità nostra più consentaneo, ed alla libertà più utile, ed in tutto al nostro regno più sicuro, che la provvisione della marca sia assolutamente, totalmente ed immediatamente rivocata; e con ciò io sento ancora, che nell'istesso tempo si dichiari e si affermi, l'autorità di questa contrada sopra le colonie essere sovrana, e potersi ad ogni capo qualsivoglia di legislazione estendere. Si statuisca, che noi possiamo il commercio loro regolare, confinar le manifatture, ed ogni poter qualsivoglia esercitare, fuori di quello di trar dalle mani loro la pecunia senza il loro consentimento».
Queste parole gravemente, e con grande asseverazione dette da un uomo di tanta autorità ebbero molta forza negli animi degli ascoltanti. Vi rimaneva però ancora molta ruggine per cagione delle enormità, alle quali erano gli Americani trascorsi; e forse non si sarebbe vinta la rivocazione, se nel medesimo tempo i ministri non l'avessero accompagnata coll'atto declaratorio, del quale si parlerà poco sotto. Alcuni portano anche opinione, che la cosa sia stata molto ajutata colla promessa, che si sarebbe tosto introdotta la rivocazione del dazio posto sui melichini; la quale veramente fu poscia deliberata, e vinta nel mese d'aprile. I Deputati dei contadi, dove si fa il melichino, altrimenti detto sidro, tutti rendettero il partito per la rivocazion della marca. Quale di questo sia la verità, messo e raccolto il partito nel giorno ventidue di febbrajo, la provvisione per la rivocazione dell'atto della marca fu vinta, non senza però un gran numero di voti contrarj. I sì arrivarono a dugento sessantacinque, ed i no a cento sessantasette. Essa fu approvata nella Camera dei Pari con cento cinquantacinque voti favorevoli e settantauno contrarj. Nel medesimo tempo si vinse l'atto declaratorio, il quale statuì, che il Parlamento della Gran-Brettagna aveva il diritto di far leggi e statuti di sufficiente forza e valore per obbligar le colonie in tutti i casi qualsivogliano. Il dì diciannove marzo il Re recatosi alla Camera dei Pari, diè la sua approvazione all'atto della rivocazione, ed a quello della dependenza delle colonie verso la Corona della Gran-Brettagna. In questa occasione i mercatanti, i quali in Londra si ritrovavano, vennero in folla per testimoniare la gratitudine ed allegrezza loro. Le navi, che erano sorte in sul Tamigi dispiegarono a festa le bandiere; si fecero i fuochi alle case in tutti i canti della città; si sentivano gazzarre, e si accendevano i falò in ogni luogo; e, brevemente, non si tralasciarono nissuna delle dimostrazioni solite a farsi dai popoli in simili occorrenze verso la bontà del Re e la sapienza del Parlamento. Si spedirono subitamente corrieri a Falmouth, acciocchè per tutto il Regno e nell'America portassero le novelle di una legge, che pareva, dovere da una parte, contentando gli animi, acquetare i tumulti; e dall'altra quei timori dissipare, che dai danni provati nelle manifatture erano proceduti.
FINE DEL LIBRO SECONDO