Così parlò quell'uomo ardentissimo; e se il suo non è stato profetare, non vaglia. Dal che si può forse con nuova pruova argomentare, esser vero il volgar motto, che meglio indovinano i matti che i savj; imperciocchè tra le altre cose si disse a quei tempi anche quella, che Wilkes sentiva dello scemo.

Ma il Capitano Harvey parlò all'incontro nella seguente sentenza:

«Abbenchè io non creda di essere da tanto, che nella presente causa io possa con tanta facondia disputare, con quanta il mio infuocato avversario ha favellato in favore di coloro, che all'antichissima potestà della Gran-Brettagna alla scoperta ed armata mano resistono, essendo quelle gentili discipline, che agli uomini insegnano l'arte del bene e leggiadramente favellare, troppo dalla mia professione diverse e lontane, tuttavia non mi rimarrò io dal dirne liberamente quel che ne sento, quantunque dovessero le mie parole dagli uomini parziali in mal senso essere interpretate; ed io stesso rappresentato, come autore d'illegittimi consiglj, come difenditore, siccome essi dicono, della tirannide. Ed in sul bel principio io non posso non deplorare la sventura dei presenti tempi; e quel destino, che la nostra cara e gioconda patria persegue, ch'ella sia a questi stretti termini condotta non solo dal pervicace animo di quegl'ingrati figliuoli, che vivono dall'altra parte dell'Oceano, ma eziandio da alcuni fra gli abitanti di questo regno, i quali, non che per debito di giustizia e di gratitudine, ma di onore ancora, dovrebbero quella sostentare e difendere, a quella porger la lingua e le mani ajutatrici. Fintantochè non si porrà un freno ai sediziosi, i quali con eguale costanza ed arte, che vergogna ed infamia loro soffiano la discordia, e spargono il veleno loro in ogni luogo, invano potrem noi sperare, senza venirne agli ultimi danni, di ridurre i Capi di quel popolo invasato al debito loro. Il negare, che la potestà legislativa della Gran-Brettagna non sia sovrana, intiera e generale sovra tutte le parti del suo dominio, mi par cosa troppo puerile, perchè vi si possa spender più parole intorno. Quello che voglio dire si è, che sotto queste coperte di diritti, sotto questi colori di franchigie, con questi pretesti d'immunità nascondono questi buoni e fedeli Americani il disegno non nuovo, ma ora apertamente messo avanti, di levarsi dal collo ogni specie di superiorità, e ad ogni modo una nazione independente diventare. Si dolsero gli Americani della tassa della marca. Ella fu tolta. Furonne essi contenti? Mai no; anzi ridussero le cose a peggiore stato, ora non volendo rifar i danni agli offesi, ed ora quelle risoluzioni annullare, che pizzicavan già fin d'allora di ribellione. Eppure non si trattava in quei casi di tasse nè interne nè esterne. Furono quindi posti i dazj sul vetri, le carte, i colori ed i tè. Di nuovo si ammottinano; e la benignità di questa troppo amorosa madre rivocava ancora la più parte di quei dazj, lasciando solo quello in sui tè, che doveva al più gettare sedicimila lire di sterlini. Anche questa avrebbe per l'inudita pazienza e mansuetudine sua rivocata la Gran-Brettagna, se i coloni, coi quieti e pacifici modi procedendo, avessero la rivocazione addimandata. Ora si lamentano degli eserciti stanziali mandati colà per mantenervi la pubblica quiete. Ma, in nome di Dio, qual è la causa della presenza loro in Boston? Le disturbanze americane. Se i coloni non avessero dapprima la pubblica tranquillità turbata; se non avessero insultati i vostri uffiziali; se le proprietà pubbliche e private rispettate avessero, nè apertamente alle leggi del Parlamento ed agli ordini del Re contrastato, essi i soldati armati non avrebbero dentro le mura loro veduti. Ma il fatto sta, che pongon essi espressamente le cagioni per potersi poscia lagnare degli effetti. Allorquando era presente un pericolo, allorquando sovrastavano gli esterni ed i domestici nemici, eglino agli eserciti stanziali posti nel cuore stesso delle province loro non solo acconsentivano, ma questi da noi richiedevano con ogni maniera di più efficace istanza. Ma passato il pericolo, e restituiti i coloni colla pecunia e col sangue nostro alla pristina sicurezza, tostochè questi eserciti son diventati necessarj per frenare i faziosi, per dar forza alle leggi, tosto sono essi contrarj alla legge, sono una manifesta violazione delle libertà americane, sono un tentativo di tirannide; come se non fosse diritto ed obbligo dell'autorità suprema di mantener del pari la pace interna, che l'esterna, e di contener egualmente i domestici nemici, che i forestieri. E come se temessero gli Americani di esser un dì chiamati a parte della rappresentazione nazionale nel Parlamento, preoccupano il passo, e vi ammoniscono, che per la lontananza loro non possono nel Parlamento britannico venir rappresentati. Il che, se non m'inganno, vuol significare, che non voglion essi una comune potestà legislativa coll'Inghilterra avere, ma sibbene più tosto una propria loro, e da questa nostra affatto separata. Ma che vado io divisando, o quali dubitazioni son queste? Non si contentano essi di metter la discordia in casa loro, di corrompervi tutti gl'istrumenti del vivere civile, ma vanno ancora a gettar semi di erbe contrarie nelle vicine province della Nuova-Scozia, delle Floride, e principalmente in quella del Canadà. Nè qui si rimangono le americane fraudi. Non abbiamo noi letto qui, sotto di questo felice e benigno cielo, le infiammative parole della dicerìa loro al popolo inglese indiritta per trar questo a parte della ribellione? Anche qui avrebbero voluto, e per quanto sta in loro, tentato hanno, introdurre le ruberie, i saccheggi, le ferite, gli oltraggi, i tumulti e l'aperta resistenza alle leggi. Ahi misero! ahi disgraziato! ahi mille volte infelice popolo inglese, se lasciato ti fosti dalle lusinghe americane sedurre, dalle arti ingannare, dalle provocazioni incitare; che di questa lietissima pace, di questa dolcissima libertà già più tu non goderesti, e la feroce anarchia avrebbe già distrutte le tue ricchezze, annientata la tua potenza, ed ogni contento di questa felicissima vita, che ora vivi, guasto e contaminato. Già rompono ogni freno, già d'ogni rispetto si dispogliano, ed in mezzo alla cupezza delle arti loro, in mezzo a quell'ombre, nelle quali si avviluppano, lascian, come loro malgrado, trapelar l'intento loro; e se non la realtà istessa, certo la forma e lo stile assumono di una nazione independente. Chi di noi non si è commosso sin dentro all'anima, chi non ha pigliato sdegno, udendo le risoluzioni del congresso, colle quali in modi e parole, che meglio si converrebbero alle altiere Corti di Versailles e di Madrid, che a' sudditi di un gran Re, prescrivono superbamente, che ogni commercio, ogni traffico sia interrotto tra la loro e la nostra contrada? Fra tutte le altre nazioni possiamo le merci nostre, le nostre derrate trasportare. Solo sotto il cielo inospitale dell'America, solo in quelle terre tinte del nostro sangue, e bagnate del nostro sudore sparsi in prò e benefizio degli abitanti suoi non può l'industria inglese sperar protezione, trovare asilo. Siam fatti e nati noi per sopportare, che i sudditi nostri descrivano il cerchio di Popilio, ed imperiosamente ci dicano, con quali condizioni, e non altrimenti, ci consentano ad obbedire alle antiche leggi della comune patria? Ma bene sta; eglino ne sono ben contenti, perciocchè sperano, che abbia a nascere dalla nostra magnanimità la guerra, e dalla guerra l'independenza. E qual è questo popolo, cui i benefizj non obbligano, la mansuetudine inacerba, la necessità della difesa da esso stesso indotta offende? Se adunque non può più rimanere dubbio alcuno intorno l'intendimento di questi sconoscenti coloni; se una universale resistenza al civil governo ed alle leggi del paese; se l'impedire il reciproco e libero commercio tra una parte e l'altra del regno; se il contrastare ad ogni atto della potestà legislativa dell'Inghilterra; se il negare in fatti ed in parole la sovranità di questa contrada; se il por mano nella pecunia pubblica; se l'insignorirsi delle fortezze, delle armi e delle munizioni del Re; se il provocare i sudditi di quelle e delle vicine province a pigliar l'armi, ed a resistere all'autorità legittima della Gran-Brettagna sono atti di ribelli, egli è pur forza il confessare, che gli Americani sono in istato di ribellione constituiti. Orsù adunque pigliamo i consiglj risoluti; e se un'altra alternativa non ci è lasciata, se bisogna usare quella potenza, che il giusto Iddio ci ha concessa, onde protegger l'universalità dell'impero, mostriam pur noi agli Americani, che se i nostri gloriosi antenati sparsero il sangue loro per lasciarci questa libera costituzione, noi, come degni posteri loro, ad onta delle fazioni al di dentro, e delle ribellioni al di fuori, sapremo bene quella intatta ed incorrotta ai nostri discendenti tramandare. Odo dire a questi propagatori di sinistri augurj, che sarem perdenti nella contesa. Ma tutte le imprese umane han sempre in sè stesse una parte d'incertezza. Hanno perciò da ristarsi gli uomini generosi, e da lasciarsi condurre oziosamente all'arbitrio della fortuna? Certo, se queste timide dottrine prevalessero, se volessesi sempre andare a gioco vinto, nissuna rilevata impresa si tenterebbe, e tutto governerebbe il caso ed il cieco destino. Abbenchè nella presente bisogna io creda, che noi dobbiamo migliori speranze avere; conciossiachè, passando anche sotto silenzio il valore dei nostri soldati, e la perizia dei nostri capitani, gli uomini fedeli non sono, come credono alcuni, o come fingon di credere, sì rari in America; nè potranno gli Americani sopportare il difetto delle cose al viver necessarie, che il numeroso navilio nostro sarà per vietare, perchè ai lidi loro non approdino. Questo è quello che nel presente fatto io sento; questi i pensieri di un uomo nè parziale nè invasato, ma da ogni anticipata opinione libero, e pronto a combattere, a versare il proprio sangue per allontanare la sfrenata licenza, per ispegnere i semi della crudele anarchia, per difendere i diritti e le libertà di questo innocentissimo popolo, o sia, ch'egli incontri i nemici di lui negli strani e selvaggi deserti dell'America, o nelle coltivate pianure dell'Inghilterra. E se fra di noi vi sono Catilina, i quali tra le tenebre ordiscano le pericolose trame contro lo Stato, che siano essi disvelati e tratti a cotesta luce; che siano offerti, come vittime, in sagrifizio alla giustissima vendetta di questa cortese patria; che i nomi loro siano d'infamia notati infino tra la più tarda posterità, e la memoria loro esecrabil fatta a tutti gli uomini ingenui e dabbene in ogni secolo avvenire».

Attutato il fremito, che le due veementi orazioni concitato avevano fra i circostanti, fu posto il partito e funne vinta la proposta ministeriale con due terzi più di voti favorevoli.

In tal modo si terminò nel Parlamento il più importante affare, che da molto tempo indietro fosse stato alla sua disaminazione sottoposto. Tanto gli abitanti dell'Inghilterra, quanto quei della restante Europa stavano tutti intenti e disiosi di sapere, qual dovesse essere il fine di questa contesa. Mentre stava tuttora in pendente, i ministri esteri, che risiedevano in Londra, spiavano attentamente ogni procedere dei ministri britannici, ed i dibattimenti del Parlamento, dandosi a credere, e non senza cagione, che qualunque avesse ad esserne la uscita, sarebbe ella di gravissimi avvenimenti feconda, non solo per l'Inghilterra, ma eziandio per tutti gli altri regni dell'Europa.

A questi dì fu letta in Parlamento una petizione dell'isola della Giamaica molto grave, e tutta in favor delle colonie. Non piacque, e fu posta, secondo il solito, dall'un de' lati.

I ministri, avendo vinto la pruova coll'aver fatto chiarir ribelli gli abitanti di Massacciusset, si risolvettero a discoprire innanzi il Parlamento, qual fosse il disegno loro intorno gli affari dell'America. Essi, o non conoscendo la ostinazione dei popoli sollevati a nuove cose, o avendo la mente occupata dalla passione, ovvero dalla timidità degli animi loro rattenuti, persistevano nella credenza, che gli Americani non avrebbero lungamente sopportata la privazion del commercio loro, e che perciò, divisi tra di loro, avrebbero chiesti i patti. Medesimamente, facendo troppo fondamento sulle asseverazioni dell'Hutchinson e degli altri uffiziali della Corona, ch'erano stati, od erano ancora in America, i quali costantemente affermavano, che gli amici dell'Inghilterra erano in quelle province potenti di numero, di forze e di riputazione, credettero di doverne venire a rigorose determinazioni, senza però accompagnarle colle debite armi. Così condotti, secondo il solito, da quell'affascinamento di mente, la causa loro fidarono non alle certe operazioni delle armi e dei soldati, ma piuttosto alle credute parzialità ed incostanza degli Americani. Perciò il lord North introdusse una provvisione, il fine della quale si era di confinare il traffico ed il commercio delle province della Nuova-Inghilterra nella Gran-Brettagna, l'Irlanda e le Isole inglesi dell'Indie occidentali; e nel medesimo tempo di proibir loro la pesca sui banchi di Terra-Nuova. Il danno, che da questa provvisione dovevan pruovare gli abitanti della Nuova-Inghilterra, da questo solo si può argomentare, ch'essi impiegavano ogni anno in queste pescagioni circa quarantaseimila botti, e seimila marinai; e che il provento loro nei mercati esterni sommava a un dipresso a trecento ventimila lire di sterlini.

Questa provvisione però non passò di quieto nelle due Camere; che anzi le batoste ed il romore non vi furon pochi. Molti membri del Parlamento fecero grande opera, perchè la non fosse approvata, e più di tutti il marchese di Rockingam, il quale presentò a questo fine una petizione dei mercanti di Londra.

La provvisione però si ottenne con grandissimo favore. Gli opponenti protestarono; i ministeriali non sen curarono.

Questa proibizione da ogni commercio forestiero, e dalle pescagioni di Terra-Nuova, la quale soltanto le quattro province della Nuova-Inghilterra dapprima riguardava, i ministri, avendo trovato il Parlamento secondo il bisogno tenero e pieghevole, distesero poscia anche alle altre colonie, eccettuate quelle della Nuova-Jork e della Carolina Settentrionale; allegando, ch'elle si erano accostate all'altre nelle perniziose leghe contro il commercio e le manifatture inglesi. La proposta fu approvata di leggieri. Trascorsi alcuni dì, mossero, che alla medesima legge fossero sottoposte le colonie situate sulla Delawara, perciocchè anco queste avessero aperti spiriti di ribellione. La cosa passò. Così i ministri britannici seguivano i consiglj spezzati, e parevano fare, come i fanciulli fanno, i quali intorno ad un argine si trastullano; che ora a questa, ora a quell'altra buca corrono, dove l'acqua ha rotto, per riturarle.

Intanto si apparecchiavano a mandare in America diecimila soldati; la quale forza credevan sufficiente, per costringere all'obbedienza, e far le leggi eseguire; imperciocchè facevano tuttavia un gran fondamento sulle parzialità degli Americani, e sul numero di coloro, i quali credevano alla causa britannica affezionati. Questo errore dei ministri è stato la principal cagione della diuturnità della guerra, e del fine che ella ebbe, essendochè egli importava moltissimo alla somma delle cose, che le prime impressioni fossero gagliarde; che fosse tolta in fino dalle prime mosse agli Americani l'opinione del poter resistere; e che fossero incontanente, con un grandissimo ed incontrastabile sforzo, alla necessità di por giù l'armi ridotti. Ma i ministri amarono meglio l'esito di questa guerra, nella quale una sì gran posta si metteva, alle speranze sempre incerte delle Sette e delle parti, che non alle buone armi e sufficienti fidare.

Ma qui non ebbero fine i consiglj dei ministri britannici. Volendo accoppiar al rigore una qualche mansuetudine, e levar anche l'occasione all'America di recalcitrare, misero innanzi un modello di legge, il quale importava: che allorchè in qualche provincia o colonia il governatore, il Consiglio, e l'assemblea, o Corte generale proponessero di fare una provvisione di pecunia in conformità delle rispettive condizione, circostanze e facoltà loro, affine di contribuire proporzionatamente alla comune difesa; la qual rata, o proporzione dovesse raccolta essere in ciascuna provincia o colonia sotto l'autorità della generale Corte ed assemblea, e tenersi a disposizione del Parlamento, ed allorchè si obbligassero ancora a fare un'altra provvisione pel mantenimento del civil governo, e per l'amministrazione della giustizia, in tal provincia o colonia, in tali casi fosse giudicato conveniente, quando una simile proposta fosse dal Re nel suo Parlamento approvata, e per altrettanto tempo, per quanto ella sarà fatta, astenersi dal porre in sì fatta colonia o provincia alcuna gabella o tassa o gravezza, eccettuate quelle, che siano al regolare il commercio credute necessarie.

Questa proposizione del lord North, siccome dispiacque a molti fra i ministeriali, i quali opinavano, che la dignità ed i diritti del Parlamento ne fossero grandemente pregiudicati, e che nissuna concessione dovesse farsi ai ribelli, finchè tenevano le armi in mano, così fu anche con grandissimi segni di disapprovazione da parte degli opponenti ricevuta, i quali bassa, vile ed insidiosa la chiamarono. Ma i ministri consideravano, che qualunque avesse ad essere l'effetto della legge in America, se gli Americani non l'accettassero, sarebbersi convinti i popoli inglesi, che nulla poteva vincere l'ostinazione dei coloni, e che, trattandosi di pecunia, essi non volevano a patto niuno entrar a parte delle pubbliche gravezze. E se la provvisione più concordia doveva ingenerare in Inghilterra, pareva anche verisimile, che avrebbe disunito gli animi in America; conciossiachè, se una sola provincia accettava la offerta, e calava agli accordi, la confederazione dei coloni, la qual sola formidabili gli rendeva, sarebbesi del tutto risoluta. Questa ultima speranza non dissimulò lord North, facendo la sua orazione nel Parlamento. La qual cosa recò grande offesa agli Americani, lamentandosi, che il ministro volesse usare la divulgata massima di divider per imperare; come se il ministro inglese avesse dovuto riputare non lodevole quello, che eglino riputavano biasimevole; e le cose fra i nemici dovessero presso l'uno e l'altro andare al medesimo ragguaglio ed alla medesima stregua.

Questi erano i pensieri dei ministri rispetto alle cose americane. Ma intanto quei, che in Inghilterra e nel Parlamento medesimo favorivano le parti dell'America, non perdutisi punto d'animo per l'infelici pruove fatte, e preveggendo ottimamente, qual piena fosse per andare addosso ai coloni, se le risoluzioni ministeriali fossero mandate ad effetto; non volendo mancare al debito loro verso la patria, e forse anche mossi da ambizione, caso che le cose sinistrassero, deliberarono di fare nuovi sforzi per indurre, se possibil fosse, il governo a far deliberazioni meglio atte a calmare quegli spiriti inveleniti, ed a disporgli alla concordia; imperciocchè non credevano per niun modo, che il mezzo proposto dal lord North fosse per partorire gli effetti, che se ne attendevano.

Perciò Edmundo Burke, uno dei membri della Camera dei Comuni, il quale per ingegno, per dottrina e per lode d'eloquenza i più famosi eguagliava, e gli altri avanzava, incominciò a dire, che molto piacere aveva provato nell'animo, vedendo che i ministri si erano dimostrati propensi a far concessioni; che poichè lord North istesso aveva messo avanti un partito, che si credeva poter condurre alla concordia, ciò accettava egli in felice augurio di quanto era per dire; che in una tale disquisizione non si doveva alle vane immaginazioni, alle astratte idee dei diritti, alle generali teorie di governo riguardo avere, ma piuttosto dalla natura delle cose, dalle attuali circostanze, dall'uso e dall'esperienza argomentare. Ei fece quindi una accurata investigazione del presente stato delle colonie, esaminando la situazione, l'estensione, la ricchezza, la popolazione, l'agricoltura, il commercio loro e quei rispetti, che tutte queste cose avevano colla grandezza e la potenza dell'Inghilterra. Ei rammentò quello amore alla libertà che gli Americani da ogni altro popolo distingueva; osservò, che fino a tanto che l'Inghilterra aveva governato l'America in conformità di tutte queste circostanze, erano l'una e l'altra concordi e felicissime state; e che bisognava, per ristorar l'antica condizion delle cose, ridursi di nuovo al consueto modo di governo. Considerò le varie maniere di reggimento proposte pell'America, e notò principalmente quello della forza; metodo, il quale, siccome è quello, ch'è il più semplice ed il più facile ad esser compreso da tutti, così gli uomini a questo hanno tosto ricorso nelle difficili occorrenze; ma che ciò che pare più speditivo, riesce il più delle volte meno spediente; ei disse, che l'utilità di usare la forza dipende dai tempi e dalle circostanze, le quali sono variabili sempre ed incerte; che essa tende necessariamente alla distruzione e non alla preservazione; che questo era un insolito modo di governare le colonie, e perciò pericoloso a cimentare; che la floridezza loro, che i benefizj, che ne trae l'Inghilterra, ad un metodo affatto contrario, a cause del tutto diverse si dovevano più convenevolmente riferire. Seguitò dicendo, che senza correr dietro alle questioni dei diritti e dei favori, la regola più sicura per governar le colonie era di chiamarle a parte della libera costituzione dell'Inghilterra, ed assicurare gli Americani colla fede data del Parlamento, che la Gran-Brettagna non sarebbe mai per iscostarsi da quelle regole, che una volta fossero stabilite, che in questa materia meglio la prudenza, che il diritto dovevasi considerare; che i solenni dottori delle leggi in questa cosa non avevan che fare, ma era mestiero piuttosto consultar la esperienza; che questa aveva già da lungo tempo indicato la strada che si doveva tenere, alla quale era d'uopo ritornare, tutti i nuovi ed insoliti consiglj abbandonando. Discorse finalmente, che nissuna ragione si aveva per dubitare, che i coloni avessero ad essere per l'avvenire più renitenti a concedere di per sè stessi i sussidj, di quello che fossero stati per lo passato. E che perciò s'indirigessero dai segretarj di Stato le consuete requisizioni alle assemblee loro.

Insorsero i ministri, e questa volta, cosa strana e da non aspettarsi dalle tolte di lord Bute, si dimostrarono molto teneri della libertà; tanto è vero, che se qualche volta i fautori dell'anarchia popolare, così anche quei della Realtà assoluta gridano non di rado il nome di libertà, conoscendo gli uni e gli altri, che se i popoli non possono amare quello che lor nuoce, possono bensì facilmente essere ingannati dalla sembianza, e col nome solo di quello che lor giova. Dissero, che sarebbe stata cosa alla libertà pericolosa, se le colonie potessero senza il consenso del Parlamento, e sulle semplici requisizioni dei ministri concedere i sussidj alla Corona; che del rimanente le americane assemblee non avevano mai avuto la facoltà legale di concedere di per sè stesse questi sussidj; che questo era un privilegio privato del Parlamento, il quale non poteva ad un altro corpo qualsivoglia venir comunicato; che si leggeva nella dichiarazione dei diritti e delle libertà degli uomini inglesi, che il por tasse ed il cavarne pecunia per uso della Corona col pretesto di qualche prerogativa, e senza il consenso del Parlamento, è cosa contro la legge; che un ministro, il quale sofferisse, che le colonie facessero una qualche concession di pecunia alla Corona senza il consenso del Parlamento, sarebbe colpevole di Stato; che se in tempo di guerra, per la necessità delle cose, quest'abuso è stato qualche volta tollerato, non lo poteva esser del pari a' tempi di pace, senza il totale sovvertimento della costituzione; che spogliatosi una volta il Parlamento del diritto di tassar le colonie, nissuna certezza si poteva più avere di alcun sussidio da parte di quelle, stantechè, che avessero finora fornito non voleva significare, fossero per fornir in avvenire; che potrebbe darsi, che ad un bel bisogno ricusassero, ed in tal caso non si avrebbe più in pronto alcun mezzo per obbligarle; e che finalmente, se avevano fatte provvisioni di moneta nell'ultima guerra, ciò fu, perchè si trattava della causa loro, e del pericolo, in cui si trovavano; ma che in altri casi ed in altri interessi più dai loro lontani, sarebbe molto da dubitare, se del pari volessero somministrare.

Così risposero i ministeriali. Cimentato il partito pel signor Burke non si ottenne. Ma però il rifiuto di questa proposta non fu senza grave dispiacere da molti fra gl'Inglesi ricevuto, i quali ardentemente desideravano, che si trovasse un qualche termine, onde si potesse venire agli accordi. Ma i più, fra i quali i ministeriali, la pensavano diversamente. Il fatto era, o almeno assai pareva che fosse, che nella condizion delle cose in cui si era, l'affare della tassazione fosse diventato la menoma parte della contesa; che la gara era venuta più addentro, e distesasi ad altri oggetti di maggior momento alla natura e forma stessa del governo appartenenti. I ministeriali, e quelli che seguitavano le parti loro, si erano grandemente insospettiti, che sotto quest'ombre di pretensioni intorno le tasse e libertà costituzionali, si nascondessero trame tendenti ad alterare la forma del governo, e propagare e forse mandare ad effetto quelle opinioni intorno la Repubblica, le quali di tante discordie e di tante guerre state erano al l'Inghilterra cagione. I presenti libertini d'America, e quei che gli favoreggiavano nella Gran-Brettagna molto somigliavano a quelli dei passati tempi, e si temeva, covassero i medesimi disegni. Guardavasi sopra le parzialità in favore degli Americani, come sopra criminose macchinazioni contro lo Stato; e gli autori loro estimavansi una setta d'uomini audaci, ambiziosi ed ostinati, i quali per acquistar il potere, per esercitare la vendetta avrebbero ogni cosa tratto a rovina ed al sangue. Si credeva, che siccome i padri ai figliuoli loro, così i libertini, che vissuti erano ai tempi della rivoluzione d'Inghilterra, avessero le opinioni ed il veleno loro tramandato ai presenti, e che questi volessero per mezzo della rivoluzione americana pervenire ai loro perniziosi fini; che già avevano una parte ottenuto dell'intento loro colla ribellion nuova dell'America e colla discordia cittadina in Inghilterra; e che in aspettazione di futuri avvenimenti avessero intanto formato il disegno, non potendo per ora della somma delle cose insignorirsi, di travagliare continuamente coloro che governavano, colle vociferazioni, colle combriccole, cogl'incentivi loro. E per verità così esorbitanti erano stati da qualche tempo i procedimenti dei partigiani in quella contrada, che nissuna, non dirò civile modestia, ma misura si era osservata; e che tutte le vie e tutti i mezzi riputavansi onesti, purchè conducessero al fine che si aveva in mira. Perciò in sì fatta ricordanza delle antiche offese, in una cosa trattata con tanto affetto, ogni partito, che si movesse in favor degli Americani, era ricevuto con grandissima sospizione. Si pensava, che non facesse all'interesse della Gran-Brettagna di venire a patti coi coloni, se prima non erano raumiliati e rintuzzati quegli spiriti repubblicani. E siccome ciò non si poteva se non colla forza delle armi ottenere, così si desiderava che queste si adoprassero. Imperciocchè, qualunque fosse stato l'effetto dei mansueti consiglj, avrebbero essi, dicevasi, palliato, non guarito il male, il quale avrebbe poscia nella prima occasione ripullulato, e, distendendosi vieppiù, fatto peggiori danni che prima. Così pensavan molti dentro e fuori del Parlamento. A queste opinioni e timori si deve principalmente attribuire la durezza, che incontrarono tutte le proposizioni di concordia fatte dai parziali degli Americani. Oltre a questo credettero i ministri, che questi degli Americani fossero piuttosto impeti popolari, che fondati consiglj, i quali, poichè fossero alquanto ribolliti, avessero leggermente a risolversi.

Ciò nonostante non ebber fine ancora le proposte di concessioni e le petizioni; le quali forse appunto si facevano, perchè si sapeva, che non si ottenevano. Furon ributtate; ed in tal modo fu posto fine ad ogni speranza di concordia. Così si aspettavan di necessità gli estremi casi; così le cose precipitavano ad una inevitabil guerra, ed universalmente i cittadini, non senza grande orrore, rimiravano le calamità, ch'erano alla patria sovrastanti.

Intanto in America si preparavano ogni dì più le occasioni ai futuri mali, e pareva che anche là ad ogni modo fosse già per rompersi la cittadina guerra. Il congresso massacciuttese aveva decretato, che si procacciasse quanta polvere d'artiglierie si potesse trovare, ed ogni sorta di armi e di munizioni, che potessero bastare per un esercito di quindicimila soldati. Ciò si eseguiva da tutti con moltissima sollecitudine, e siccome queste cose abbondavano principalmente in Boston, così si studiavano con ogni più destra maniera di farne procaccio, e scapolarle a luoghi sicuri nelle campagne, ingannando la vigilanza delle guardie, le quali stavano sull'istmo. I cannoni, le palle ed altri istrumenti di guerra si trasportavano a traverso le poste dell'istmo sulle carrette cariche di letame; la polvere dentro i canestri, o le zane di coloro, che venivano dal mercato di Boston, ed i cartocci eran nascosti dentro le casse piene di candele. Così riuscivano i provinciali nell'intento loro. E perchè si temeva, che il generale Gage mandasse a pigliar le munizioni nei luoghi, ai quali erano state sgombrate, si elessero uomini, i quali tutte le notti appostassero a Charlestown, a Cambridge ed a Roxbury, e mandassero subitamente corrieri alle Terre, dove erano le canove, ogni qual volta si vedesse uscir da Boston qualche banda di soldati. Ma Gage non si ristette. Avendo egli avuto sentore, che fosser deposte nelle vicinanze di Salem alcune bocche di artiglierie, vi mandò una mano di soldati del castello, acciocchè le pigliassero e ritornassero in Boston. Sbarcarono a Marblehead, ed essendo proceduti sino a Salem, non le trovarono. Stavano essi per passare un ponte levatojo, pel quale si aveva il passo a Danvers, dove si trovava adunato molto popolo. Fu levato il ponte per impedire il passo alle genti regie. Il capitano del Re comandava fosse abbassato, ed il popolo ricusava. Si abbarruffavano coi soldati. Era vicina a nascere qualche mostruosità. Sopraggiunse in questo punto un Bernardo, ecclesiastico di molta autorità, il quale tanto disse e tanto fece col popolo, che il ponte fu messo giù. Sopra il quale passate le soldatesche, e data una scorribanda dall'altra parte in segno della potestà, che acquistata avevano di correre il paese, se ne tornarono di queto alla nave. Ma intanto i paesani avevano sgombrate a luoghi più sicuri le artiglierie e le munizioni, di modo che la spedizione del Gage riuscì di niun effetto. Così per la prudenza di un sol uomo non si venne, come n'era il pericolo imminente, al sangue. Tuttavia la resistenza che incontrarono i soldati, aveva molto inasprito gli animi loro; e se prima già si viveva in cagnesco in Boston, dopo questo fatto l'irritazione ed il rancore erano sì grandemente cresciuti, che ad ogni momento si temea, non si venisse alle mani tra i soldati del presidio ed i cittadini.

Ma, aspettando la guerra, il destino, particolarmente degli abitatori di Boston, era un oggetto diventato di comune apprensione. Il presidio era gagliardo, le fortificazioni condotte a perfezione, e poca speranza si aveva di potere quella città sottrarre dalla divozione britannica. Nè potevano i cittadini aver migliore speranza di scampar per la via del mare, essendo il porto occupato dalle navi di guerra. In tal caso i Bostoniani, posti in mezzo all'arrabbiata soldatesca, avrebbero dovuto tutte quelle calamità sopportare, che dalla licenza militare si possono temere. Erano essi, come in una sicura prigione rinchiusi, e potevano anche servir di statichi in mano dei capitani britannici; il che avrebbe le operazioni, che gli Americani avevano in animo di fare tanto civili, che appartenenti alla guerra, grandemente impedite. Perciò varj disegni furon posti avanti per istrigarsi da tanta necessità; i quali, se non dimostrarono molta prudenza, certo arguirono una non ordinaria ostinazione. Consultarono alcuni, che tutti gli abitanti di Boston dovessero abbandonar la città, ed in altri luoghi trasferirsi, dove sarebbero fatte loro le spese del pubblico. Ma questo disegno era impraticabile del tutto, perciocchè stava in potestà del generale Gage l'impedirlo. Altri volevano, che si facesse una generale stima delle case e delle masserizie degli abitanti, e si ponesse quindi fuoco alla città, e fossero colla pecunia pubblica ristorati dei sofferti danni e dei perduti averi. Dopo matura considerazione anche questo pensiero fu giudicato di difficilissima, anzi d'impossibil esecuzione. Ciò nonostante molti alla spicciolata lasciavano la città, e nelle parti più interne della provincia si ritiravano; alcuni pel fastidio del confino, altri per paura delle vicine ostilità, ed altri finalmente per timore di essere ricerchi delle cose fatte contro il governo. Ma molti con ostinata risoluzione eleggevano di rimanere, seguisse quello volesse. I soldati del presidio infastiditi del lungo confino desideravano di prorompere, e cacciar via questi ribelli, dai quali ricevevano tanto incomodo nelle vettovaglie, e che in tanto dispregio avevano. I Massacciuttesi dall'altro canto erano fieramente sdegnati all'opinione di poltroneria, nella quale erano dai soldati tenuti, e desideravano di far qualche pruova per mostrar loro quanto fossero ingannati, e per far le vendette.

Arrivarono frattanto le novelle della concione tenuta dal Re al suo Parlamento, delle risoluzioni da questo fatte, e della dicerìa, per la quale erano stati i Massacciuttesi chiariti ribelli. Tutta la provincia si pose in arme; la rabbia diventò furore, l'ostinazione disperazione. Ogni speranza d'accordo fu spenta; la necessità pungeva anche i più tiepidi; ed un desiderio di vendetta occupava gli animi di tutti. L'esca è apprestata, le materie disposte, l'incendio imminente. I figliuoli sono pronti a combattere contro i padri loro, i cittadini contro i cittadini, e, come dicevan gli Americani, gli amici della libertà contro gli oppressori, contro gli stabilitori della tirannide. «In quelle armi, in quelle destre, affermavano, esser posta la speranza di salute, la vita della patria, la difesa delle proprietà, l'onore delle castissime donne. Con quelle sole potersi ributtare una efferata soldatesca, potersi conservar quello che l'uomo ha più caro costaggiù, ed i diritti intatti alla posterità tramandare; ammirerebbe il mondo il coraggio loro; gli uomini ingenui gli proseguirebbono coi voti e coi desiderj loro, e con somme lodi gli esalterebbero infino al cielo; la memoria loro diventerebbe cara ai posteri, sarebbe d'esempio e di speranza agli uomini liberi, e di terrore ai tiranni di ogni età; si facesse vedere alla vecchia e contaminata Inghilterra, quanto potesse quella innocente ed incorrotta gioventù d'America; si dimostrasse, quanto i soldati proprj avanzino di valore e di costanza i mercenari; non rimaner altra via di mezzo; doversi o vincere, o morire; esser gli Americani posti fra le are fumanti di gratissimi incensi da una parte, e tra i ceppi e le mannaje dall'altra. S'insorga adunque, si dia dentro, si combatta. Così richiedere gli interessi più cari di quaggiù; così comandare la santa religione; così voler quel Dio, che ricompensa al di là gli uomini virtuosi, e punisce i tristi. Si accetti il felice augurio; che già quei satelliti prezzolati mandati là da malvagi ministri, per ridurre agli estremi casi quei popoli incolpevoli, rinchiusi stanno dentro le mura di una sola città, dove la fame gli conquide, la rabbia gli arrovella, la morìa gli consuma; non doversi aver dell'evento temenza; la fortuna arridere alle imprese degli uomini generosi». Così si aizzavano l'un l'altro; così s'incitavano alle difese. Il momento fatale è giunto; il segno è dato della guerra cittadina.

Era Gage informato, che i provinciali avevan fatto massa delle armi e munizioni loro nelle Terre di Worcester e di Concordia, delle quali l'ultima è a diciotto miglia distante dalla città di Boston. Messo su dai leali, che gli avevan persuaso, non troverebbe resistenza, essendo, dicevan essi, i libertini codardi e vili, e forse non credendo, che la cosa avesse a venire così ad un tratto al ferro, si risolvette di mandare a quest'ultima alcune compagnie per ivi pigliar quelle armi e munizioni, ed o condurle in Boston, ovvero distruggerle. Si disse ancora ch'egli ebbe in mira di far mettere le mani addosso con questa improvvisa fazione a Giovanni Hancock ed a Samuele Adams, due dei Capi più vivi dei libertini, e che aggiravano a posta loro il congresso provinciale, il quale a quei dì si teneva nella Terra di Concordia. Ma perchè non si sollevassero gli animi, e non si desse origine alle commozioni popolari, le quali avrebbero potuto sturbar il disegno, determinò di procedere cautamente e sotto coperta. Perciò comandò ai granatieri e ad alcune compagnie di fanti leggieri, si tenesser pronti al marciar al primo cenno fuori della città, aggiungendo, che ciò era, perchè facessero una mostra, e sì esercitassero in certe mosse e rappresentanze di fazioni militari. I Bostoniani n'ebbero sospetto, e mandarono dicendo all'Adams, ed all'Hancock, stessero avvisati. Il comitato di sicurezza, che così chiamavano un Consiglio d'uomini eletti per sopravvedere e vegghiare la pubblica sicurezza deliberò, che le armi e le munizioni fossero disperse qua e là in differenti luoghi. Intanto Gage per procedere con più segretezza ordinò, che molti uffiziali, che erano stati del disegno del generale indettati, andassero, come per diporto, a desinare a Cambridge, la qual Terra, molto vicina a Boston, è posta in sulla strada per a Concordia. Era il giorno diciotto aprile; la sera si disperdettero qua e là sulla strada e sui tragetti per tagliar la via ai procacci, che per avventura vi fossero mandati a fine di recarvi l'avviso della mossa dei soldati. Il governatore ordinava, nissuno uscisse dalla città. Per altro il dottor Warren, uno dei più svegliati libertini, ebbe a tempo odore della cosa, e mandò speditamente uomini a posta, a qualcuno dei quali fu mozza la strada dagli uffiziali appostati, altri però trapelarono e portarono le novelle a Lexington, Terra posta in sulla strada, prima di arrivare a Concordia. Si divulgò la cosa; la gente traeva in copia; si suonavano in ogni parte le campane a stormo; le salve sollevavano a calca tutte le Terre circonvicine. In questo mezzo alle undici della sera un grosso squadrone di granatieri, e di fanti leggieri fu imbarcato a Boston, ed andò a pigliar terra in un luogo chiamato Phippsfarm, donde marciò alla volta di Concordia. In questo stato di cose erano talmente mossi gli umori, che ogni piccolo accidente gli poteva, siccome avvenne, far traboccare.

Erano i soldati sotto la obbedienza del luogotenente colonnello Smith, e del maggiore Pitcairn, il quale guidava l'antiguardo. La milizia di Lexington, essendo incerto l'avviso della mossa degl'Inglesi, s'era riparata sul finir della notte qua e là. Finalmente verso le cinque della mattina dei diciannove si ebbe certo avviso, che eran già vicini i regj. I provinciali che si trovavano più vicini ed in pronto si assembrarono in numero circa di settanta, troppo pochi certamente, perchè potessero aver intendimento d'incominciar essi la battaglia. Arrivarono gl'Inglesi ed il maggiore Pitcairn ad alta voce gridò: disperdetevi ribelli; ponete giù le armi, e disperdetevi. I provinciali non obbedirono. In questo ei saltò fuori dalle file, e sparata una pistola, e brandendo la spada, comandò ai soldati traessero. I provinciali andarono in volta; i regj continuarono a trarre. I provinciali, ripreso animo, ritornarono alla battaglia. In questo mentre Hancock, e Adams, si allontanavano dal pericolo; e si narra, che strada facendo esclamasse quest'ultimo, tutto pieno di contento: O che gloriosa mattinata è questa mai! Volendo accennare i felici effetti che dalla sparsione di questo sangue dovevano, giusta l'opinione sua, alla patria risultare. Aveva egli in mente quel proverbio: Cosa fatta capo ha. I soldati si avvicinarono a Concordia. I terrazzani levatisi e raunatisi fecer sembianza di volersi difendere; ma veduto il numero dei nemici si ripararono ad un ponte, che si trovava a tramontana della Terra, ed intendevano di aspettare i rinforzi dai vicini luoghi. Ma i fanti leggieri arrivarono a furia, gli cacciarono e s'insignorirono del ponte, mentre gli altri entrarono nella Terra, e procedevano ad eseguire gli ordini che tenevano. Guastarono due cannoni da ventiquattro di palla coi carretti loro, e molte ruote ad uso di artiglierie; gettarono nel fiume e nei pozzi cinquecento libbre di palle, e disperdettero molte farine, che i provinciali avevano colà ammassate. Furon queste tutte quante quelle vettovaglie ed armi, le quali diedero la prima occasione ad una lunga e crudele guerra.

Ma qui non si terminò la cosa. Arrivavano i minuti uomini, ed i provinciali s'ingrossavano da ogni parte. I fanti leggieri, i quali correvano la campagna oltre Concordia, furon obbligati a ritirarsi, e nell'entrar della Terra seguì un feroce affronto. Molti furon morti da una parte e dall'altra. I fanti leggieri accozzatisi colla schiera di mezzo, e col retroguardo si ritirarono speditamente tutti verso Lexington; imperciocchè tutta la contrada all'intorno s'era levata in armi, ed i provinciali arrivarono in folla in soccorso dei loro. Prima che i soldati reali fossero arrivati a Lexington furono grandemente nojati alla coda ed ai lati, appiattandosi i provinciali dietro le macìe, le piante e le frequenti siepaje, donde offendevano senza poter essere offesi. I soldati del Re si trovavano in grandissimo pericolo. Sospettando Gage della cosa, aveva spedito frettolosamente in ajuto, sotto i comandi di lord Percy, sedici compagnie di fanti con alcuni soldati di marina, e due cannoni da campo, i quali arrivarono a Lexington molto opportunamente, allorquando dall'altro canto vi giungevano i regj stanchi e cacciati a furia dalle armi provinciali. Pare molto probabile, che senza di quel rinforzo sarebbero stati tutti tagliati a pezzi o fatti prigionieri; poichè non avevano più nissuna forza vivente, ed avevano spese tutte le munizioni loro. Fatta una buona pausa a Lexington, di nuovo si ponevano in cammino verso Boston, crescendo ognor più il numero dei provinciali, sebbene non fossero gl'Inglesi tanto molestati alla coda per causa dei due cannoni, che tenevano il nemico in rispetto. Ma dai lati erano assaliti vivamente, traendo gli Americani, i quali addopati ai monticelli ed alle macìe gli ammazzavano alla sicura. I soldati regj erano anche nojati dal calore e da un gran polverìo, che, soffiando allora un vento contrario, veniva loro in viso ed offuscava gli occhi. Gli stracorridori dei nemici, essendo velocissimi e pratichi dei luoghi, arrivavano per vie traverse alla non pensata, e facevan molto danno, pigliando di mira principalmente gli uffiziali, che per questo dovettero aversi molto riguardo. Finalmente dopo una incredibile fatica e con grave perdita di gente arrivarono i reali stanchi, anzi vinti dalla lassitudine, avendo essi camminato quella giornata, senza tener conto del travaglio nato dalla battaglia, meglio di trentacinque miglia, a tramonto di sole a Charlestown, ed il giorno dopo traghettarono a Boston.

Questa fu la prima presa d'arme, e tale il fatto di Lexington, che fu il cominciamento della guerra civile. I soldati inglesi, e più di tutti gli uffiziali, ne presero uno sdegno grandissimo, non potendo tollerare, che una gente raunaticcia, che una moltitudine indisciplinata, che infine i Jankee, che con tale nome chiamavano essi per disprezzo gli Americani, avessero loro non solamente fatto tenere l'olio, ma di più gli avessero costretti a dar le spalle, ed a ripararsi dentro le mura di una città. Per lo contrario i provinciali ne presero un grandissimo ardire, avendo conosciuto per pruova, che quelle famose soldatesche non erano invincibili, e che anche le proprie armi loro tagliavano e foravano.

L'una parte e l'altra usarono molta diligenza per provare, che gli avversarj furono gli assalitori. Affermarono gl'Inglesi, che gli Americani erano stati i primi a trarre dalle vicine case di Lexington, e che per quest'accidente le genti britanniche traessero anch'esse, uccidessero molti dei provinciali, e marciassero quindi a Concordia. Gli Americani negarono il fatto, e con molta asseverazione raccontarono, che il maggiore Pitcairn ordinasse ai suoi di trarre, quando dal canto loro ogni cosa era quieta; del che furono fatte fare molte giudiziali informazioni e deposizioni. Certo è, che il luogotenente colonnello Smith prese molto dispiacere, che i suoi avessero sparato. E' par probabile, che Gage avesse dato l'ordine ai suoi soldati di non trarre, se non solo nel caso, in cui venissero dai provinciali assaliti; onde se vero è, come sembra più verisimile, che i primi tiri siano venuti dai soldati del Re, ciò all'imprudenza piuttosto del maggiore Pitcairn, che ad altro ordine o causa si deve riferire.

Le due parti si accusarono anche scambievolmente siccome nelle guerre civili suol addivenire, di molte ed orribili crudeltà. Riferirono gli Americani, che gl'Inglesi incendiarono molte case, ne saccheggiarono più, distrussero quanto non potettero portar via, ed ammazzarono parecchie persone inermi e quiete. Gli Inglesi all'incontro affermarono, che alcuni dei loro, fatti prigionieri dai ribelli, furono con barbara ferità tormentati e messi a morte. Raccontarono eziandio, cosa orribile a dirsi, che uno dei feriti inglesi, rimasto essendo indietro, ed a grande stento sforzandosi di raggiungere i suoi, fu sopraggiunto da un Americano, giovane d'anni, ma di animo efferato, il quale gli spezzò con un'accetta il cranio, e fè schizzar fuora a forza il cervello. La qual cosa, se essa è vera, il che noi non ardiremo di affermare, quantunque la troviamo scritta come non dubbia presso autori meritevoli di fede, falso è bene ciò, che si divulgò allora da molti, che a parecchj tra i feriti e morti inglesi siano state dalla gente fanatica della Nuova-Inghilterra, secondo il costume dei barbari, che abitano le selve nelle contrade poste a ridosso delle colonie, tirate e staccate dal cranio le zaccagne, gli occhi spinti fuori dalle occhiaje e le orecchie tagliate. Ci giova credere, e non ci mancano autorità per affermare, che queste accusazioni sono molto esagerate da una parte e dall'altra; e che se qualche violenza venne commessa nel calor del fatto, egli è ben certo, che dopo di quello l'umanità trovò il suo luogo; che anzi si sa di sicuro, che i feriti rimasti in balìa dei provinciali ebbero a provare tutte quelle cure, che sono in uso presso le nazioni civili. Fu anzi mandato dire dagli Americani al generale Gage, che stava in sua facoltà d'inviar cerusici per medicare ed assistere i feriti, che in mano loro si ritrovavano.

Da questo primo fatto nacquero due cose, delle quali la prima si è, che si dimostrò, quanto fossero vani i vanti di quei bravi, i quali fuori e dentro del Parlamento discorsero con sì inconvenienti parole della codardia americana; e che generalmente la nazione inglese, ma più di tutti i soldati, si persuasero che la contesa sarebbe stata assai più dura e sanguinosa di quello, che si erano dati ad intendere dapprima. La seconda si è, che gli Americani ripresero maggior animo, e se prima erano ostinati a volere i diritti difendere, ora diventarono ostinatissimi. Si debba anche aggiungere, che i racconti delle crudeltà dalle soldatesche britanniche commesse, vere o false che elleno si fossero, e che i Capi non mancarono di propagare e magnificare in ogni luogo, colle più veementi parole e coi più vivi colori rapportandole, avevano una concitazione incredibile ed una maravigliosa rabbia negli animi dei coloni ingenerato; e per dare maggior vigore, se possibil fosse, a queste passioni, fecero gli uccisi con ogni maniera di onorate esequie sotterrare, estollendogli con sommissime lodi, e chiamandogli martiri della libertà; i nomi e le famiglie loro erano in molta venerazione tenuti da tutti. Erano posti e mostrati ad ognuno, come esempj da imitarsi nell'ardua contesa, nella quale l'America era tratta dall'ingiustizia e dalla prepotenza inglese.

Sedeva allora il congresso provinciale di Massacciusset in Watertown, dieci miglia distante da Boston. Avute le novelle della battaglia di Lexington scrissero una lunga lettera al popolo inglese, colla quale diedero ogni più minuta contezza del fatto, e si sforzarono di provare, che le genti del Re erano state esse le prime ad appiccar la battaglia, traendo contro le pacifiche milizie provinciali; e che avevano tanto a Concordia, quanto a Lexington molte esorbitanze commesse del nome britannico affatto indegne. Lo pregavano, si volesse tramettere per evitar le ulteriori calamità, che soprastavano sì alle colonie, e sì alla Gran-Brettagna; dichiararono e protestarono della lealtà loro; nel medesimo tempo affermarono, esser costante ed irrevocabil risoluzione loro di non volere a nissuna specie di tirannia sottomettersi; e ne appellarono al cielo per la giustizia della causa loro, per la quale erano a spendere tutte le facoltà e la vita stessa, ove d'uopo ne fosse, apparecchiati.

Ma non contenti alle parole, e volendo pigliare un giusto modo alla guerra, e dar una regola e norma certa ai moti de' popoli, che tumultuavano a masse per ogni dove, stabilirono le paghe agli uffiziali ed ai soldati, e fecero statuti per governare la milizia, ed il buon ordine fra la medesima mantenere. Per poter poi bastare alle spese, le quali in sì gran frangente erano necessarie, fecero una gittata di biglietti di credito, i quali si dovessero come moneta in tutti i pagamenti ricevere, per la guarentigia dei quali impegnarono la fede della provincia. Dichiararono inoltre, che al generale Gage, per aver egli mandato genti armate a distruggere ciò che si trovava nei fondachi pubblici nella Terra di Concordia, e che per questo fatto molti abitanti della colonia erano stati barbaramente ed illegalmente morti, non si doveva più niuna obbedienza prestare; che anzi dovesse riputarsi nemico a quelle contrade.

Deliberarono anche, si dovesse fare una leva di tredicimila e seicento uomini nella provincia, ed elessero generale loro il colonnello Ward, soldato molto riputato. La qual milizia dovesse essere la parte di Massacciusset, e mandaron pregando le province del Nuovo-Hampshire, del Connecticut, e dell'isola di Rodi, acciò fornissero le rate loro, finchè si venisse a compire un esercito di trentamila soldati. Giovanni Thomas, uffiziale molto pratico, fu eletto generale. Il Connecticut mandò speditamente una grossa schiera verso Boston, al comando della quale prepose il colonnello Putnam, vecchio uffiziale, che si era acquistato nelle due ultime guerre il nome di prudente e coraggioso capitano. Nè le altre province furon lente a far marciare le insegne loro, di modochè in poco tempo un esercito di trenta migliaia di soldati si trovò raunato intorno le mura di Boston. Tanta era l'ardenza prodotta nell'universale dei popoli dal fatto di Lexington, che i generali americani dovettero mandarne indietro parecchie migliaia. Prese Putnam i suoi alloggiamenti a Cambridge, e Thomas a Roxbury in sull'ala dritta dell'esercito per mozzar affatto ogni via al presidio per l'istmo verso il paese circonvicino. In tal modo fu posto, pochi giorni dopo la battaglia di Lexington, uno stretto assedio alla città capitale della provincia di Massacciusset; in tal modo una moltitudine collettizia, ch'erano riputati ribelli, e di animo codardo e vile, tenevano rinchiusi, senza che s'ardissero saltar fuori o vettovaglie procacciarsi, molte migliaia di sperimentati soldati capitanati da un generale di molto valore, che militavano sotto le insegne del Re, e ch'erano stati inviati colà colla ferma speranza, che avessero a far cagliar molto alla prima tutti gli abitatori di una contrada assai più vasta, ed a correre più difficile, che non è l'Inghilterra stessa. Ma in tutti i tempi gli eserciti stanziali si son fatto beffe dei soldati dei popoli sollevati; e questi soldati dal canto loro hanno sovente tenuto il fermo, e fatto stare gli eserciti stanziali.