Ludovico
(vedendo la legna accesa, si frega le mani) Ottimamente: dove c'è fuoco, c'è vita!... (Si accosta al primo uscio a destra e chiama:) Caterina!
Caterina
(dietro l'uscio) Che c'è?
Ludovico
Si è addormentato?
Caterina
Sta per addormentarsi.
Ludovico
Vengo a dargli un bacino?
Caterina
Ma no! Se vieni tu, spalanca tanto d'occhi e siamo da capo.
Ludovico
Ci vengo?
Caterina
(impaziente) Ti dico di no!
Ludovico
Ih!... Hai paura che me lo mangi? (S'allontana e poi, sorridendo, pensa tra sè:) Però, questa volta ha ragione lei. (Siede presso la sua scrivania. Borbotta scherzosamente:) Laboremus! (Apre uno scartafaccio e si riconcentra nella riflessione.)
Caterina
(di dentro)
Ninna-nanna,
un vecchio canuto
ha trovato
il sonno perduto.
Ninna-nanna,
al bimbo egli viene
e gli porta
col sonno ogni bene.
Ludovico
(guardando ciò che aveva scritto) Che volevo dire, qui? (Leggendo le ultime parole:) «Assodata la differenza essenziale tra il perdonare e il dimenticare, noi ci rivolgiamo una domanda dalla cui sottigliezza, a prima giunta, siamo turbati...» (Pensa) Ah, ecco, ci sono! (Scrive.)
Caterina
(entra. — Ha l'aria preoccupata. Sta per chiudere la porta e dà ancora uno sguardo nella stanza donde è venuta, chiamando sottovoce:) Luisa! Luisa!
Luisa
(si avvicina all'uscio e resta sulla soglia.)
Caterina
Spegni il lume e accendi la lampada da notte.
Luisa
Sì, signora. (Via.)
Caterina
(chiude l'uscio con precauzione.)
Ludovico
(vedendola) Che onore!
Caterina
Sei solo?
Ludovico
(scherzando) Crederei di sì.
Caterina
Il tuo amico è andato via?
Ludovico
Non lo vedi?
Caterina
(attraversa la stanza, va sino alla porta in fondo e guarda fuori.)
Ludovico
Oh, che ti salta in mente? Ch'egli si metta a spiare dietro gli usci?
Caterina
Stai lavorando?
Ludovico
(lasciando la penna) Cominciavo appena....
Caterina
(tossendo un po') Quanto fumo in questa camera! Si soffoca....
Ludovico
Abbi pazienza: è Francesco che ha divorato una decina di sigarette. Apri un po' la finestra. Fa rinnovare l'aria.
Caterina
(eseguendo) Ma lèvati di là, tu: viene la corrente alle spalle.
Ludovico
Che che! Non ne ho paura, io. (Scrive di nuovo.)
Caterina
(guardando la finestra) Nevica.
Ludovico
(in tono buono) Meglio. Il gelo della strada ci fa amare di più il tepore della casa.
Caterina
Oh, come nevica!
Ludovico
Attenta che il freddo non s'insinui nelle stanze da letto.
Caterina
Le porte sono ben chiuse.
Ludovico
E il tuo piccolo padrone che fa?
Caterina
(serrando la finestra) Adesso sì che dorme.
Ludovico
(alzandosi giovialmente) E adesso sì che ci vado.
Caterina
No, lascialo stare.
Ludovico
Neanche vederlo? Che gelosa! Che gelosa!
Caterina
Come c'entra la gelosia?
Ludovico
Sì, sì: proprio gelosa. Ogni volta che mi accosto a quel bambino, non so che ti piglia; e se riesco a baciarlo, uh!, apriti cielo! Sei un bel tipo, sai? E anche ora... guàrdati in uno specchio.... Vedi che cèra hai fatta! E perchè?... Perchè io volevo dare la buona notte al piccino.
Caterina
E corri.... Io non te l'impedisco.... Ma se me lo fai svegliare....
Ludovico
Va' là, che glie la ricanto io la ninna-nanna. (Canzonandola affettuosamente:)
Ninna-nanna,
un vecchio canuto....
Che credi? Non è una cosa tanto difficile....
Caterina
E corri.... Fa il comodo tuo....
Ludovico
Dio! Che faccia di rabbia! (Pausa. — Diventando triste) Ma sta tranquilla: non ci andrò. Non mi piaci più quando metti quel muso. (Risedendo presso la scrivania e celiando come se parlasse tra sè:) Andate a fare dei figliuoli sul serio, vedete quel che vi capita! (A lei, in tono fanciullesco) Del resto, io mi vendico; e come mi vendico!... Gli dedico dei versi....
Caterina
A chi?!
Ludovico
Oh bella! A mio figlio. Da che campo, è la prima volta che commetto questa corbelleria. Ma che vuoi! Ho capito che in certi casi si debba sentire il bisogno di... verseggiare. Decisamente, ci sono cose le quali non si possono pensare che in versi.... Siedi, siedi vicino a me. Te ne voglio offrire un saggio.... È tanto tempo che non mi stai vicino mentr'io lavoro!
Caterina
(sedendogli dirimpetto) Per non farti distrarre....
Ludovico
Ma che distrarre! che distrarre! Quando sedevi sempre a questo posto per leggere o ricamare, le mie idee si succedevano così fluenti e facili che mi sembrava di scriverle come se qualcuno me le dettasse.... (Tira un cassetto della scrivania e cerca.) Li tengo ben nascosti i miei versi, sai, perchè, modestia a parte, sono di una bruttezza rara. (Ridendo) Ah ah ah, addirittura infantili. Nondimeno, dicono quel che devono dire, e, conveniamone, da un sociologo noioso come me ci sarebbe da aspettarsi di peggio. Vedrai. (Con in mano alcune pagine scritte) Leggerò il primo sonetto. Ti secca?... Eh sì, lo vedo che ti secca.
Caterina
(inquieta — dissimulando) Leggi.... Tutto ciò che è tuo m'interessa: ne sei persuaso.
Ludovico
(con un pudore di collegiale) Mi dài soggezione, mi dài. Basta! Animo, Ludovico! (Legge:)
Vagisci, o bimbo, e il tuo vagito pare
non so quale prodigio d'eloquenza.
Non pensi, è ver, ma a tutto fai pensare
in questa tua dolcissima incoscenza.
(A Caterina) Non ti va?
Caterina
(soffrendo) Sì sì, continua.
Ludovico
(prosegue a leggere:)
Non pensi, è ver, ma quante cose care
al babbo dici, inconsciamente, senza
che l'aria stessa le possa rubare
alla felice tua breve innocenza.
O bimbo mio....
(Interrompendosi) No, no, è inutile, non ti va, non ti va. Non so se per le idee o per la forma, ma è indubitato che non ti va; ed io non me ne dolgo punto. Che diamine! Te l'avevo detto: sono versicoli che metto insieme per mio sfogo. E non temere: ti risparmio il resto.... (Sforzandosi di scherzare) Abbasso il poeta! (Ripone nel cassetto le paginette.) Sei contenta?
Caterina
Ma ti sembra che io mi permetta di giudicare quello che tu scrivi?
Ludovico
Giudicare no. Ma non ti piace quello che non ti piace. Che male c'è? Non ne parliamo più...: non ne vale la pena. Lascia, lascia che io mi goda bene la tua presenza. Ti vedo qui, seduta presso la mia scrivania, come nel tempo buono, e non mi par vero. È così eccezionale ed è così bello che... non so... vorrei solennizzare questo avvenimento, vorrei fare il chiasso, vorrei farti festa insomma....
(Un silenzio.)
Caterina
Dammi qualche libro da leggere.
Ludovico
Vado in biblioteca....
Caterina
No, un libro qualunque. Piglio questo. (Ne prende uno di su la scrivania) Permetti?
Ludovico
Ma questo è il Codice.
Caterina
E tu studii il Codice?
Ludovico
Lo studio, sì, lo discuto, lo combatto....
Caterina
E perchè?
Ludovico
Perchè esso è quasi sempre la negazione dell'indulgenza e del perdono. Un cattivo libro!
Caterina
(lasciandosi cadere il libro dalle mani) Già.
(Un silenzio.)
Ludovico
(alzandosi) Eh, sì! Altro che saltare e fare il chiasso e festeggiarti! È da un pezzo che tu non me ne dài più agio.... Sei triste, tanto triste! Non sorridi più! Mai! (Pausa.) E dire che ci siamo amati così bene che a me pareva di vivere..., non so,... in un'atmosfera d'amore. Credevo che a completare la nostra felicità non ci mancasse che un piccolino, e, ora che abbiamo anche questo, invece di vederti contenta, io ti vedo pensosa, sofferente, tutta avvolta in te stessa. Tu sei infelice, Caterina! (Pausa.) E non protesti, non mi correggi, non mi smentisci!... Ma dimmi, almeno: è per colpa mia che sei infelice?
Caterina
(fievolmente) No.
Ludovico
Ma non essere timida. Se hai dei rimproveri da farmi, che aspetti? Fammeli. Se c'è un malinteso, se c'è un equivoco, lo chiariremo certamente. Che ci può essere di grave fra me e te? Niente. E intanto, io rifletto, rumino, indago, ed è peggio! Mi smarrisco... e divento inetto a qualunque energia. Il tuo contegno ha come costruita una barriera tra noi due, e io non ardisco più di darti un bacio, non ardisco più di abbracciarti, e quando restiamo soli io ti sono davanti interdetto e impacciato e sento di essere grottesco. Adesso andrai in collera, lo so; ma è così, è proprio così: da che abbiamo un figlio, tu mi eviti, tu mi sfuggi. Egli ti assorbe, egli ti ha tutta per lui, e certo nessuno più di me ammira il tuo attaccamento materno; ma lo strano è che tu mi diventi livida, tu soffri se ti accorgi che da lui io mi lascio assorbire come te, e soffri e ti tormenti se ti accorgi che io mi piglio quella parte di gioie e di emozioni che mi spetta. Puoi negarmelo questo? Me lo puoi negare? Ecco, lo vedi: non me lo neghi....
Caterina
(vorrebbe parlare, le sembra d'essere afona.)
Ludovico
Non hai neppure il coraggio, non hai neppure l'impulso di mitigare la gravità di quello che io dico, e te ne stai lì, muta, enigmatica, incomprensibile, senza curarti che il mio cervello è in balìa delle fantasticaggini più balorde e delle supposizioni più assurde. Se continuiamo così, Caterina, in fede mia, impazziremo tutt'e due! (Torna a sedere alla scrivania. Prende la penna, ma poi la getta via, quasi con violenza.) Ma che!... Lasciamo andare.... La testa non è a posto. (Pigliando, in disordine, lo scartafaccio ed altre carte e ponendo tutto in un cassetto) Nascondetevi qui, mie povere idee d'amore e di pace! Questa sera voi non siete che una goffa ironia! (Chiude il cassetto, e ne ripone in tasca la chiave) Non è forse vero, Caterina? Non è forse vero? (Pausa.) E taci! E taci ancora! E taci sempre! E nulla è più desolante di questi tuoi silenzi! (Sovreccitandosi) Io mi ci perdo.... Io mi ci perdo come nel buio! Io mi ci perdo come nell'ignoto!
Caterina
(con debole accento) Scusami, Ludovico.... Stasera ho qualche cosa qui, alla gola, che mi trattiene la parola, che mi trattiene la voce. Sono nervosa.... Non avertelo a male.... Volevo stare un poco vicino a te. Anzi, volevo proprio parlare con te. Sono venuta qui apposta per questo.... Ma vedo che sarà meglio ch'io vada a riposare. (Alzandosi) Parleremo domani.... Diremo molte cose.... Ma stasera no, niente. Tu, cerca di lavorare. Il lavoro ti distrarrà. Così potessi lavorare anch'io! (Si avvicina a lui.)
Ludovico
(la guarda con occhi docili.)
Caterina
Buona notte. (Gli prende la testa fra le mani e gli bacia la fronte.)
Ludovico
(prendendole i polsi) Mia Caterina, perchè vuoi che un'altra notte passi su questa tristezza così piena di dubbî?
Caterina
Non lo capisco io stessa. Aspetto da tanto tempo una forza interiore che mi aiuti e mi costringa a non più tacere.... Mi pareva d'averla quando sono entrata in questa camera... e poi non l'ho ritrovata più. Ma l'avrò, l'avrò! Io uscirò da questa miseria, che è durata troppo. Io ne uscirò comunque, e nulla certamente accadrà che sia più brutto e più miserabile di ciò che è accaduto sinora. (Si avvia per uscire a destra, quasi precipitosamente.)
Ludovico
(alzandosi di botto e richiamandola in tono imperioso) Caterina! Oramai tenteresti invano di prolungare l'indugio. (Con solennità prepotente) La forza che in questo momento ti costringe a non tacere è la mia volontà. Parla!
Caterina
(volgendosi a lui e restandogli di fronte, ha gli occhi lampeggianti d'istantanea fierezza.) E sia!
Ludovico
(corre verso di lei con ansia incalzante.)
Caterina
(comincia coraggiosamente) Quando tu... (Ma subito porta la mano alla gola come se si sentisse strozzare).... No, no, no, non è possibile! non è possibile!... (Con desolazione lagrimosa) Come si possono pronunziare certe parole!?...
Ludovico
(sempre più febbrilmente) Parla, parla!
Caterina
Ma nessun lume d'intuizione ti soccorre ancora? Non senti ancora penetrare tutta intera la verità dentro di te? Non la leggi qui, qui, nei miei occhi?
Ludovico
(quasi tremante e girando lo sguardo altrove) Caterina!...
Caterina
(afferrandolo per le braccia, costringendolo a guardarla e accostando il volto al volto di lui) Fissami bene in faccia, Ludovico!... Non volgere gli sguardi altrove, come un fanciullo pauroso.... Fissami con coraggio, e comprendimi, e non obbligarmi a pronunziare le parole roventi.... Leggi, leggi qui.... Liberami tu stesso da questo incubo.... Ricòrdati tutto, Ludovico.... Ricòrdati.... Ricòrdati la tua assenza di un anno fa... la tua lunga assenza....
Ludovico
(segue con terrore la catena delle reminiscenze, ansimando come per un soffocamento progressivo.)
Caterina
Ricòrdati il tuo ritorno.... Ricòrdati...! Giungesti, di sera, lieto, espansivo, amoroso come un innamorato; e io ti ricevetti con un impeto pazzo che ti parve uno scoppio di giovinezza esuberante.... Eppure... ricòrdati, ricòrdati.... Il nostro amplesso fu preceduto da una certa mia resistenza, da un tremito che mi prese tutta, da un dibattito insolito, e terminò in una profonda tetraggine quasi funebre! E..., dopo un periodo breve, sopravvennero i primi sintomi della maternità e le prime ribellioni alla tua esultanza, e poi seguì la nascita del piccolino con tutte le torture che mi costò, e seguirono gli scatti di rancore, gli scatti di ferocia contro me stessa e l'infrenabile sdegno per tutto ciò che m'indicava la tua contentezza di padre, la tua fiducia, la tua tranquillità, le tue illusioni.... Mi comprendi, ora? Mi comprendi? Mi comprendi?...
Ludovico
(con le pupille dilatate, guardandola sempre, atterrito ma attonito, e facendosi entrare l'idea orrenda nel cervello — con voce soffocata) Non è... mio figlio?!
Caterina
(senza fiato, eppure con un moto di sollievo) Finalmente, l'hai detto!
Ludovico
(staccandosi da lei e, come un pazzo, mutando stranamente tono) Ah no! Non è vero! Non è vero! Tu m'inganni! Non riesco a intendere la ragione di questa follia menzognera, ma è certo che tu m'inganni, perchè se tu non m'ingannassi, se mi avessi detto la verità, ti affretteresti ora a difenderti per diminuire, almeno, la tua colpa.... Ne sentiresti la necessità, ne sentiresti l'urgenza; e invece tu non aggiungi una parola in tua difesa.... Tu non ti difendi!
Caterina
Io non sono qui per difendermi, Ludovico; sono qui per accusarmi. Io non amo l'uomo che mi ha posseduta, non l'ho amato mai, non l'amerò mai; ma non so e non è indispensabile ch'io sappia se ciò attenui l'infamia o sia piuttosto un'aggravante. Per difendermi bene dovrei dirti d'essere stata costretta con l'arma alla mano.... Ma dicendoti questo, mentirei. Ho mentito già troppo. Basta ora. Io devo salvarti dalla profanazione di ogni altra menzogna. (Umilmente) No, non sono stata costretta. Ci deve essere nelle donne come me una strana sensibilità di cui esse non sono consapevoli: una sensibilità che dorme nel pudore, nell'onestà, nell'orgoglio.... Il suo risveglio è inaspettato, Ludovico, è imprevedibile... ed è l'opera di chi meno pare ne abbia il potere. Oh la fragile creatura trascinata dal turbine! Non è un pervertimento il suo, nè un'esaltazione, no; è semplicemente la soppressione repentina della coscienza, è la tirannia, occulta, ma imperiosa, d'una grande forza che agisce in una grande debolezza. Si cede! Si precipita! Si precipita! (Con terrore e avvilimento) E la perdizione è completa! Quando il turbine è passato, quando ritorna la coscienza, qualunque sforzo si faccia col cervello, non si riesce a distinguere il punto di partenza.... Si è percorsa in un momento solo una strada abietta che sembra lunga lunga lunga e di cui si vede la fine e non si scorge più il principio. Se ne prova un'ipocondria di male inguaribile... un ribrezzo asfissiante... la nausea... il raccapriccio... uno spasimo indicibile che il ricordo accresce, ogni giorno, ogni giorno, spietatamente... e non se ne trova il rimedio, e non c'è speranza di trovarne mai!... (Affranta, ammiserita) Così vivo io, Ludovico; ed ora fa tu di me quello che vuoi!
Ludovico
(con la fisonomia d'un vero folle — brutalmente) E di': chi è stato il tuo amante di cinque minuti? Chi è stato l'uomo irresistibile, l'essere soprannaturale per cui ti sei gettata nella melma?... (Terribile, ma sottovoce) Tu mi dirai il suo nome, Caterina!
Caterina
No! Non te lo dirò!
Ludovico
(fremendo) Io devo saperlo!
Caterina
Non te lo dirò!
Ludovico
Io t'infliggerò la tortura!...
Caterina
Non te lo dirò!
Ludovico
(minaccioso) Bada, Caterina!...
Caterina
Ma che vorresti, tu? Vorresti ch'io ti mandassi a cercare nella folla un individuo che fortunatamente è persuaso di non essere stato niente per me, un individuo ch'io avrei scacciato perfino dalla mia memoria se purtroppo il disgusto non avesse reminiscenze così persistenti? Vorresti ch'io incaricassi te di dirgli: «Sai, fra quella madre e quel figlio tu sei qualcuno, non lasciarti frodare...», e io dovrei consentirti di creare in quell'uomo il convincimento di avere un'importanza che sinora egli non saprebbe sospettare? Dovrei, per mezzo tuo, ricacciarlo, vivo o morto, come un aspide, nella mia esistenza?... Ah no! Torturami, battimi, mettimi pure una morsa alla gola: io mi lascerò soffocare cento volte senza mai proferire il suo nome!
Ludovico
(più terribile e più fremente) Ma dunque io non potrò neanche vendicarmi? Tra le rovine di ogni mio bene, d'ogni mia illusione, io sarò costretto a vedermi perennemente dinanzi il fantasma d'un uomo senza connotati, un'ombra schernitrice e inafferrabile, e sarò costretto a sentirmi quotidianamente come schiaffeggiato da una mano ignota?!... E questo non è nulla a confronto di tutto il resto!... C'è il frutto dell'obbrobrio, c'è il documento vivo della vergogna, della nefandezza, c'è la personificazione della sciagura che mi colpisce!... C'è un bambino che oggi balbetta e piange, e che ben presto mi chiamerà «babbo» e che sarà più crudele, più offensivo, più beffardo d'una platea di curiosi! E se anche, per una umiltà di paziente, per una nostalgia di pace, per una frenesia d'innamorato, io volessi perdonare a te come un Cristo, no, quel bambino non me lo permetterebbe perchè esso resterà lì, sempre lì, attaccato a sua madre, e si farà grande, e sarà un uomo, e la sua presenza, ostinata, invadente, alimenterà di ora in ora, di minuto in minuto, le mie sofferenze, il mio odio, le mie angosce!... Nessuna vendetta, non è vero? E nessun mezzo per abbreviare la durata del tormento?... Nessuno?... Nessuno?... Nessuno?... Proprio nessuno?... (Con un moto di ribellione cupa e feroce) Ah no!... Il mezzo c'è! Il mezzo c'è!... (Trionfalmente) Io l'ho trovato!... (Col viso acceso, con gli occhi di fuoco) Ti giuro che l'ho trovato!
Caterina
(intuisce d'un subito ed è invasa dallo spavento) Ludovico!
Ludovico
Bisogna eliminare la causa maggiore! Bisogna distruggere il documento vivo!
Caterina
Ludovico!
Ludovico
Bisogna sopprimere questa creatura che è nata per crucifiggermi!
Caterina
(atterrita) Ludovico!
Ludovico
(come per precipitarsi nella stanza a destra) Sì, io te l'ucciderò!
Caterina
(parandosi davanti a lui, con un grido) No, Ludovico! Pietà!... Pietà!... Pietà di me!...
Ludovico
(si arretra e si abbandona disfatto su una sedia.)
Caterina
(aspetta, lungamente, in un'atroce trepidanza.)
Ludovico
E sta bene!... Avrò pietà di te! (Si passa una mano sui capelli e lascia scorgere d'aver presa una decisione. Guarda il suo orologio. Si alza nervosamente. Tocca due volte il bottone del campanello. Va alla porta comune come per evitare che la cameriera entri. Resta sulla soglia parlando a lei:) Betta, prendete le mie valige, portatele giù in portineria... e dite a Luigi che faccia fermare una carrozza. (Rispondendo a qualche domanda della cameriera) Ma sì, c'è tutto.... Voi non avete che a chiuderle.... Sbrigatevi.
Caterina
(immobile, lo avvolge dei suoi sguardi pavidi.)
Ludovico
(attraversa la stanza in fretta, dirigendosi verso la porta a destra.)
Caterina
(ne ha un nuovo sussulto di spavento.)
Ludovico
(prima di varcare la soglia, si arresta. — Si sorveglia. — Si rivolge a lei) Pigliami, ti prego, il soprabito e il cappello.
Caterina
(guardandolo supplichevolmente, obbedisce e va. — Rientra subito recando il cappello e il soprabito, che pone sopra la scrivania.)
Ludovico
(assorto nella risoluzione presa, verifica il suo portafogli. Quindi afferra soprabito e cappello come per andarsene.)
Caterina
(timida, implorante) Ma dove vai?
Ludovico
Non lo so.
Caterina
E quando tornerai, Ludovico?
Ludovico
Non tornerò.
Caterina
Mi lasci per sempre?...
Ludovico
E che altro mi resta a fare?!
(Un breve silenzio.)
Caterina
Io... t'ho detto tutto... con la speranza di risentirmi degna di te, con la speranza di offrirti la mia vita purificata, e invece, ecco, ti perdo!... Avrei potuto ancora mentire, mentire ogni giorno, mentire sino alla morte; ma l'amor mio non ha voluto permettere alla mia voce, ai miei occhi, ai miei baci la facile viltà d'ingannarti! E ho tanto sofferto (piange) e ho affrontato il sacrificio della confessione per poter aspirare al diritto di essere la tua compagna... per ridiventare, sinceramente, la moglie tua. Ah, se ti avessi amato meno, avrei risparmiato a te questo supplizio e a me la condanna di perderti così!
Ludovico
(dibattendosi fra due urgenze opposte ed eccitandosi al pensiero d'una soluzione liberatrice) Vuoi... vuoi veramente liberarmi da questo supplizio?
Caterina
(irradiandosi) E me lo domandi?
Ludovico
Vuoi veramente ch'io abbia l'eroismo di considerare la tua colpa come il delirio di un'inferma?
Caterina
(ansiosa) Sì!
Ludovico
Vuoi che io compia il prodigio di dimenticare... anzi, no, meglio, meglio ancora, di ricominciare da capo, di rivivere nella illusione, nella certezza della tua innocenza e della tua fedeltà?
Caterina
(avidamente) Sì, Ludovico!...
Ludovico
Ebbene... ebbene, vieni come me.... Andiamo via, andiamo via.... No, io non ti ucciderò il tuo bambino; ma è necessario che io non lo veda più, ch'io non lo senta, ch'io non ne sappia più nulla, è necessario ch'io non ricordi che tu sei madre, è necessario che egli non mi tolga nè un minuto, nè un battito, nè un pensiero, nè un sorriso, nè una lagrima della tua vita. (Lascia cadere a terra cappello e soprabito.)
Caterina
(sente passare a traverso il suo animo tutte le parole di Ludovico, ne trema, ne soffre, ne ha orrore, ne ha dolcezze profonde, e, a poco a poco, ne sarà presa, conquistata, e, senza che il suo cervello possa più funzionare, il suo cuore e i suoi nervi cederanno a lui completamente.)
Ludovico
(con frenesia, prendendole dapprima le mani, poi cingendola freneticamente con le braccia e parlandole sulla bocca) Tu lo affiderai alla tua buona nonna, ai tuoi parenti, a chi vorrai, e noi provvederemo a tutto, alla sua educazione, al suo avvenire, alla sua ricchezza.... Sì, anche alla sua ricchezza. E se un giorno crederà che io sia stato un malvagio costringendoti a rinunziare a lui, io non mi lamenterò, non mi difenderò mai dalle sue accuse, mai, mai, mai; ma adesso andiamo via.... Io devo andarmene immediatamente... perchè (con preoccupazione sinistra) la notte mi atterrisce e mi tenta, e non c'è nessuna enormezza di cui io non mi sentirei capace in questa casa, dove io l'ho visto nascere, dove egli respira, dove egli vive. Vieni, vieni, Caterina...: se non hai la forza di separartene in questo momento, non potrai averla mai più!... Vieni con me.... Dimostrami che hai affrontato il sacrifizio per essere ancora la mia compagna.... Dimostrami che io solo ti sono indispensabile. Noi andremo lontano come due profughi del passato e non saremo che due amanti assetati di godimento.... Distaccandoci da tutto ciò che è pieno di ricordi, noi ritroveremo noi stessi, riallacceremo le nostre anime, ricostruiremo il nostro paradiso....
Caterina
(è fra le braccia di lui, affascinata.)
Ludovico
... e chi sa quante nuove ebbrezze, quali nuove delizie, quale nuovo benessere, quale nuova felicità ci riserba la nostra giovinezza! Di', di', Caterina: (stringendosela forte al petto) ci verrai con me? ci verrai? ci verrai?
Caterina
(perdutamente) Sì... sì... ci voglio venire.... Non lo capisci che ci voglio venire? Non lo vedi che non hai bisogno d'insistere affinchè io ti segua dovunque? Non vedi che sono già solamente tua? Non vedi che io sono già pronta a tutto?... a separarmi da lui... (con un accento d'inconsapevole pietà) ad abbandonarlo... a fuggirlo... a strapparmelo anche dal cuore.... Ma tu, tu, Ludovico, tu che sei migliore di me,... impediscimi di commettere questo delitto!
Ludovico
(udendo la parola «delitto», la respinge bruscamente. Si riconcentra in se medesimo. Raccoglie il soprabito e il cappello, e, dopo una pausa, in un tono tra di comando e di concessione, le dice:) Resta!
(Si guardano a lungo, intensamente, dubbiosamente, l'uno sperando ancora ch'ella lo segua, l'altra sperando ancora ch'egli non se ne vada.)
Ludovico
(con poca voce) Addio! (E fugge.)
Caterina
(immota, col volto trasformato, terreo, come se finalmente avesse consumato il sacrifizio necessario) È finita! (Indi, va alla finestra: attraverso i vetri vede Ludovico che si allontana. Estenuata, quasi inebetita, col passo malfermo si avvia verso l'uscio della sua camera. Le forze le mancano. I ginocchi le si piegano. Stramazza. Poi si sorregge a una sedia, si leva, e, soccorsa dalla suprema volontà, oltrepassa la soglia.)
Note della cantilena
[Ascolta]
La scena come al primo atto.
(La signora Teresa si è addormentata sopra una poltrona. Betta è seduta, in fondo, con le braccia piegate. Le imposte della finestra sono socchiuse. La stanza è nella penombra.)
Luisa
(entrando, affaccendata, dalla prima porta a destra, e rivolgendosi a Betta, a bassa voce) Dov'è la biancheria pulita?
Betta
(piano) Quella lì, sulla sedia, è già pronta.
Luisa
(prende in fretta la biancheria e sta per uscire.)
Betta
E di': che te ne pare di quel medico?
Luisa
A vederlo, mi pare il più bravo di tutti. (Esce dalla porta da cui era entrata.)
Betta
(getta un sospiro.)
Teresa
(svegliandosi) Cos'è? È già tramontato il sole?
Betta
(alzandosi) No, signora Teresa. È ancora giorno.
Teresa
Così buio?
Betta
Ho socchiuso le imposte per lasciarvi riposare un poco. Sono tre notti che voi e la signora Caterina non avete dormito.
Teresa
Apri, apri.... Alla mia età non bisognerebbe mai dormire, perchè non c'è più tempo da perdere....
Betta
(apre le imposte. L'ambiente si rischiara.)
Teresa
Ho fatto un bel sogno, sai?
Betta
Che avete sognato, signora Teresa?
Teresa
Ho sognato tanti fiori, tanti fiori, più di quanti ce ne sono nel nostro giardino.
Betta
E poi?
Teresa
E poi, nient' altro. Sognando, ho avuto l'idea di regalarli tutti al piccino, ma ora sto riflettendo che... il profumo dei fiori potrebbe fargli male.
Betta
S'intende.
Teresa
Se invece ne regalassi alla Madonna? Che ne dici?
Betta
Fareste bene.
Teresa
(si alza) Vado a raccoglierne io stessa.
Betta
Ma no, signora Teresa. A questo, penserò io. Andate piuttosto di là, voi; andate a sentire un po' quest'altro medico.
Teresa
Un altro?
Betta
La balia mi ha assicurato che è il più bravo di tutti.
Teresa
E non me ne avvertivi, benedetta?! (Si avvia.)
(Felsani è un vecchio dall'aspetto nobilissimo e severo. In ogni sua parola, in ogni suo atto, egli è prudente, lento, misurato, pensoso.)
Caterina
(precedendo Felsani, entra dalla prima porta a destra) Per di qua, dottore. (Va alla scrivania.)
Felsani
(seguendola) Mi favorisce da scrivere?
Caterina
S'accomodi, se non le dispiace. (Indica la sedia che è presso la scrivania.)
Betta
(si trae in disparte.)
Felsani
(siede.)
Caterina
(guarda il dottore con occhio ansioso, scrutatore, interrogativo.)
Felsani
Le prescrizioni del medico curante sono inappuntabili.
Caterina
Niente da mutare? Niente da aggiungere?
Felsani
(stringendosi nelle spalle) Niente.
Caterina
E allora?
Felsani
Io scriverò la mia diagnosi.
Caterina
Sarà utile, non è vero?
Felsani
Può darsi. (Mette i suoi occhiali d'oro. Si dispone a scrivere.)
Betta
(con timidità, a Caterina) Badi, signora, in quel calamaio l'inchiostro si è disseccato. (Abbassando molto la voce, quasi all'orecchio di lei) Non si adopera da quando andò via il signor Ludovico....
Caterina
Già. (A Felsani) Abbia pazienza, dottore.... (A Betta) Porta subito un altro calamaio.
Betta
(via dal fondo.)
Teresa
(a Felsani, avanzandosi un po') Sa, siamo tutti intontiti in questa casa: vorrà perdonarci se....
Felsani
Prego, prego.
Caterina
(indicando Teresa) È la mia avola materna.
Teresa
Ottantadue anni.
Felsani
(guardandola) Assai ben portati.... È una buona notizia per chi ne ha settanta come me. (Girando lo sguardo intorno) E... suo marito, signora, non è in casa?
Caterina
(che non s'aspettava questa domanda) No... non è in casa.
Felsani
Lo conosco di fama: è un vero umanitario....
Caterina
(imbarazzata) Senza dubbio.
Felsani
Avrei voluto parlare con lui.
Caterina
Con lui?
Felsani
Sì, e sarà necessario ch'io gli parli.... (Sta per soggiungere qualche cosa, ma, vedendo Betta, s'interrompe.)
Betta
(mette un calamaio sulla scrivania.)
Felsani
(a Betta, con un gesto di congedo) Grazie. (E comincia a scrivere.)
Caterina
(è tutta intenta a leggere ciò che Felsani scrive.)
Teresa
(quasi presso l'uscio a destra, guarda un po' nelle stanze dov'è il bimbo e un po' il dottore.)
Betta
(piano, a Teresa) Che fa il piccino?
Teresa
Pare che riposi: vedo che la balia se ne sta tranquilla con le braccia piegate.
Betta
E questo medico che dice?
Teresa
Parla come una sibilla... ma aspetta che glie la tiro io di bocca la verità.
Betta
Senza che la signora se n'accorga, veh! Non si sa mai!...
Teresa
Bisognerebbe che restassi sola con lui....
Betta
Quando starà per andarsene, non vi sarà difficile.
Teresa
Lascia fare a me.
Betta
Ma state attenta!...
Teresa
E tu non dimenticare i fiori.
Betta
Ve ne raccolgo un fascio... un fascio così. (Via per la seconda porta a destra.)
Felsani
(firmando la diagnosi) Ecco, signora.
Caterina
(ha letto attentamente.) Non capisco le ultime parole.
Felsani
E io non desidero che rendergliele del tutto comprensibili. Ma.... (Accenna con uno sguardo prudente alla signora Teresa.)
Caterina
(a voce alta) Oh... è la mia confidente.