Dai tempi di Mosè sino a Saulle l'organizzazione militare dovette essere molto imperfetta; e sono assai poche le nozioni che a tale riguardo ci vengono somministrate dai libri santi. Sappiamo soltanto che erano sottoposti alla milizia tutti i maschi dall'età dei 20 anni in su; che la milizia non si componeva che di fanti; che tutti i militi di una stessa tribù marciavano uniti sotto lo stesso vessillo; che l'apertura della guerra si faceva allo suono di trombe; che i sotérim facevano le proclamazioni da noi già sopra dette, prima dell'attacco, per fare sortire dalle file gli esentati dalla legge. Alcune disposizioni riguardanti la pulizia delle truppe dimostrano evidentemente che nel campo degli ebrei doveva regnare la proprietà e i buoni costumi.
Saulle fu il primo a dare l'esempio di truppe stanziali. Dopo la sua proclamazione a re d'Israele sul Ghilgál scelse tremila uomini: duemila li tenne sotto i suoi ordini immediati, e pose gli altri mille sotto gli ordini di Gionata suo primo figlio. I Filistei già prostrati da Samuele erano ridivenuti tanto insolenti, e facevano pesare sugli ebrei tale servaggio, da proibire loro la fabbricazione di qualunque specie di utensili di ferro: motivo per cui questi erano costretti a provvedersi presso i loro dominatori, persino gli [pg 223] strumenti agricoli. Ciò nullameno per un atto eroico di Gionata e del suo scudiero, Saulle ottenne su quelli una vittoria segnalatissima, che servì a consolidare il suo trono e ad umiliare la baldanza dei Filistei. Ma dovendosi aspettare improvvisi loro attacchi, quantunque la storia non ne faccia nissun cenno, dovette certo mettersi in misura di respingerli tenendo sotto le armi un buon numero di truppe sperimentate, sotto la direzione del valoroso Abner; poichè la storia c'informa ch'egli «combattè intorno contro tutti i suoi nemici in Moab, nei figli di Amon, in Edom, e nei re di Sovà, e nei Filistei, negli Amaleciti ed ogni dove si dirigeva egli dava sconfitte».
Davide, guerriero in tutto il senso della parola, chiamato a succedere a quel valoroso quanto infelice monarca, inebbriato dai suoi successi dimenticò che un re ebreo doveva limitarsi a conquistare e a difendere il territorio che Dio aveva assegnato al suo popolo, si lasciò dominare dall'ambizione e compose una vera armata regolare.
Cominciò col circondarsi di una numerosa guardia reale probabilmente composta di soldati stranieri; poscia compose un corpo di milizia di 285 mila soldati diviso in dodici corpi ciascuno di ventiquattromila uomini, che dovevano restare in servigio un mese dell'anno nei dintorni della Capitale. Queste truppe venivano esercitate per turno sotto gli occhi stessi del re da abili capitani, da lui nominati e scelti fra i suoi trenta eroi.
Salomone completò l'opera del padre colla formazione di un corpo di cavalleria, e colla provvista di carri da guerra, ch'egli distribuì in diverse piazze forti: non pare però ch'egli abbia dovuto servirsene, perchè il suo regno fu pacifico per eccellenza. Più tardi noi troviamo in ambidue i regni armate perfettamente organizzate, particolarmente sotto Assà, Giosafatte, Amasia, Ozia e Gioacaz. Nell'esercito si distinguevano tre divisioni principali: l'infanteria, la cavalleria e i carri. Questi portavano, oltre al conduttore, parecchi combattenti. L'armatura sola faceva certo distinguere il soldato dal semplice borghese, perchè noi [pg 224] non troviamo traccia di uniforme fra le truppe ebree. Ogni corpo d'armata si componeva, di parecchie legioni di mille uomini, suddivise in bande di cento e di cinquanta. Il generale in capo detto sar ahháil o sar assavà, oppure il re quando prendeva il comando in persona, aveva sotto i suoi ordini i generali comandanti le divisioni, ed era seguito da uno scudiero o portatore d'armi detto noscè chelim. A quanto pare i carri formavano due divisioni, di cui ciascuna aveva il proprio capitano. Gli ufficiali superiori formavano un consiglio, che in tempo di guerra si erigeva a tribunale per giudicare gli accusati di delitto politico. Probabilmente fu un consimile tribunale che fece gettare Geremia in un pozzo contro il volere del re stesso, perchè predicava al popolo l'alleanza coi Caldei. Il mantenimento dei soldati era a carico delle loro proprie famiglie; e dal fatto di Barzilai bisogna convenire che i ricchi proprietarii erano larghi di provvisioni alle truppe che militavano presso i loro possedimenti.
Le armi che adoperavano gli ebrei erano come quelle degli altri popoli di due specie difensive ed offensive. Quali armi difensive noi troviamo menzionate le seguenti: 1º Il Sinnáh o il grande scudo, il quale probabilmente aveva la forma ovale e copriva tutto il corpo; 2º Il maghén, il piccolo scudo di forma tonda e che copriva il ventre. Quest'arma è molto più antica del Sinnah perchè mentre questa la troviamo menzionata ai tempi di Abramo, non troviamo traccia dell'altra sino dopo l'epoca di Davide. Da un passaggio d'Ezechiele risulta, che queste armi erano in legno, coperte di una pelle che talvolta veniva unta d'olio. Ciò non toglieva però che se ne fabbricassero anche in rame, e che Salomone ne avesse parecchie d'oro sospese alle pareti del suo palazzo quali ornamenti. 3º Il Kóvanh (elmo) ordinariamente di rame. 4º Il Sirion corazza di rame fatta a scaglie. 5º Il Mishhà gambale di rame menzionato una sola volta nella descrizione della armatura di Golia, epperciò forse non in uso fra gli ebrei.
Di armi offensive ne troviamo pure diverse: 1º Il hhérev [pg 225] (coltello o spada) chiuso in una fodera thàar e attaccato a una cintura particolare; 2º differenti specie di lancie, e di dardi designati colle parole: rómahh, hhanid, hhídon, hhess; di cui è difficile precisare le forme; 3º Késced (arco) ordinariamente di rame, colle freccie che si portavano in un turcasso sulle spalle; 4º Kélan (fionda), che era a dir vero un'arma pastorale, ma convien credere che se ne servissero anche nelle guerre perchè la Bibbia registra che la tribù di Beniamino contava «settecento giovani scelti mancini, i quali tutti miravano colla fionda ad un capello e non fallivano».
Per completare queste nostre nozioni, dovremmo discorrere delle macchine da guerra che erano di un'immensa importanza nello assedio delle città, e nella loro difesa. Ma sono pochissime le nozioni che ci sono somministrate dalla Scrittura a questo riguardo. Nel secondo libro dei Paralipòmeni leggiamo che Ocozia re di Giuda, fece fabbricare in Gerusalemme mai più vedute hhissevonóth, per metterle sulle torri e sugli angoli delle mura a lanciar dardi e grosse pietre. Ora tali macchine non potevano essere che catapulte e baliste e fors'anche arieti il cui nome proprio carim, e l'appellativo mehhí kobél (percottente di faccia) sono adoperati in Ezechiele. Di fatti la catapulta era un grande arco che si stendeva e lanciava molto lontano freccie, giavellotti pesantissimi ed anche travi; e la balista teneva luogo di grande fionda gittando sassi a grandi distanze.
Ma le più micidiali fra tutte le macchine da guerra erano i così detti carri falcati, che la Scrittura distingue in due specie: gli uni servivano solamente per condurre i principi o generali; gli altri armati di ferro si spingevano contro la fanteria e menavano grande strage. I primi carri bellici di cui ci si parli, sono quelli condotti da Faraone contro gli ebrei dopo la loro uscita dell'Egitto, e che vennero sommersi nell'Eritreo in numero di sei cento: ma Mosè non dice se erano armati o semplici carri da corso. I Cananei, i Filistei e i Sirii ne facevano grande uso, perchè [pg 226] Sìssera si portò a combattere contro Debora con settecento carri di ferro, ma non scorgesi che i re ebrei siansene mai serviti.
Tre vocaboli sono adoperati in ebraico per designare le insegne militari, cioè déghel, oth e ness. È impossibile determinare con certezza la differenza degli oggetti indicati con tali nomi. Molti interpreti però credono che il vocabolo ness si adoperasse per designare un piuolo o pertica alla cui sommità attaccavasi una striscia di stoffa od altro che sventolasse, e che si ergeva sulle colline quale segnale o punto di convegno; che il vocabolo oth significasse l'insegna particolare di ciascuna tribù; e che il déghel, distinto dagli altri due pel colore della stoffa, fosse l'insegna comune di ogni corpo d'armata composto di tre tribù.
Secondo i Rabbini le dodici tribù d'Israele formavano quattro corpi colle seguenti insegne. Giuda, Issacar e Zebulun portavano sulla loro bandiera un lioncello con queste parole: Kumà adonaî véiafússu oievéhha ecc. (Sorgi o Signore! e saranno dispersi i tuoi nemici e fuggiranno i tuoi avversarii dal tuo cospetto); Ruben, Simeone e Gad portavano sulla loro bandiera un cervo colla leggenda Scemáh Israel ecc. (Ascolta Israele l'Eterno Dio nostro è Dio unico); Efraim, Manasse e Beniamino avevano un fanciullo ricamato col motto Vaanán adonaï aleém iomám (e la nube di Dio era sopra di loro nel giorno, nel loro partire dall'accampamento) e finalmente Dan, Asser e Naftali avevano un'aquila collo scritto Suvvà adonai rivevóth alfè Israél (Ritorna o Dio fra le migliaia d'Israele!),
Giunti oramai al compimento del nostro lavoro, e rincrescendoci di separarci dai lettori che ebbero la gentilezza di seguirci sin qui, coll'argomento che la disposizione della materia ci obbligò a trattare per ultimo; ci sia permesso che ci accomiatiamo da loro coll'esprimere un voto che parte spontaneo dal nostro cuore: ripetendo qui le parole colle quali il profeta Isaia e Michea, vaticinarono l'epoca [pg 227] beata che immancabilmente dovrà sorgere per l'umanità. «Popoli numerosi si porranno in cammino, e diranno: «Venite, andiamo al monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe; perchè c'insegni alcuni dei suoi dettami, in guisa che possiamo seguire le sue vie». Imperocchè da Sionne uscirà ammaestramento, e la parola del Signore da Gerusalemme. Egli giudicherà tra le nazioni, e pronunzierà sentenza a popoli numerosi, i quali quindi spezzeranno le proprie spade per farne delle marre, e le proprie lancie per farne falci; una nazione non alzerà più contro l'altra la spada, nè altri più si eserciterà nell'arte della guerra.... Gli stranieri poi aggregatisi al Signore per prestargli Culto, e per amare il nome del Signore, ed essergli servi.... Io li condurrò al mio sacro monte, e li rallegrerò nella mia Casa d'orazione; i loro olocausti ed altri sacrifizii saranno graditi sul mio altare: perciocchè il mio Tempio si chiamerà Casa d'orazione di tutti i popoli».
[image]