Title: La Repubblica di Venezia e la Persia
Author: Guglielmo Berchet
Release date: November 17, 2010 [eBook #34352]
Most recently updated: January 7, 2021
Language: Italian
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PER
GUGLIELMO BERCHET
TORINO
TIPOGRAFIA G. B. PARAVIA E COMP.
1865
Nell'anno 1861 il Governo di S. M. il Re d'Italia deliberò d'inviare una missione diplomatica a S. M. il Re di Persia, e scelse per essa il commendatore Marcello Cerruti, in allora Ministro Residente, ora Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario. Volendosi dal viaggio in paese, sul quale in diversi rami di scienza tuttora si desiderano notizie meglio esatte e complete, ottenere altresì vantaggio di studi ad incremento delle cognizioni universali, il Governo del Re destinò pure alcuni distinti naturalisti, matematici ed ufficiali di armi diverse ad accompagnare il commendatore Cerruti. La spedizione italiana partì nell'aprile dell'anno 1862 per la via di Costantinopoli, e fu di ritorno nel dicembre successivo per quella di Pietroburgo.
Durante i preparativi della spedizione, e nel corso della medesima, il Governo del Re più volte mi aveva fatto l'onore di chiedere il mio avviso sulle istruzioni ad impartirsi per le utilità del commercio, e sugli studi a preferirsi. Sottoponendo in tali argomenti le mie opinioni, mi si presentò altresì il pensiero, che sarebbe stato utile di cogliere questa circostanza anche per attivare ricerche negli archivi italiani, onde illustrare la storia nazionale, mediante la pubblicazione delle antiche relazioni diplomatiche delle repubbliche italiane colla Persia, circa le quali non erano state finora date alle stampe se non incomplete notizie. A questo effetto si ordinarono a diversi archivi del regno indagini, le cui risultanze, almeno finora, non hanno ben corrisposto alle brame. Ma era specialmente negli archivi di Venezia che doveva ritrovarsi la massa dei documenti di maggiore importanza, perchè già era noto che nessuno degli Stati italiani aveva avuto così antichi e frequenti rapporti colla Persia, quanto la repubblica di Venezia; stante l'interesse massimo della stessa repubblica di coltivare l'amicizia di Stato potente, situato alle spalle di Turchia, ad entrambi nemica, e per l'eccellente ordinamento di Venezia nelle diplomatiche cose, delle quali essa fu a tutti gli Stati maestra. E poichè vincoli d'amicizia e di stima mi legavano al cav. dott. Guglielmo Berchet, che già aveva avuto a studente di legge in Padova, quand'io era colà, ed egli aveva dato prove ripetute di somma diligenza ed abilità nel raccogliere e pubblicare documenti diplomatici esistenti nell'archivio dei Frari, così mi rivolsi privatamente a lui, e lo pregai di voler sospendere per qualche tempo gli altri lavori suoi sulle Relazioni degli Ambasciatori veneziani, il Commercio della repubblica, e le Leggi venete monetarie, e di favorirmi d'indagini su tale argomento pur esso di molto interesse italiano e di onore alla sapienza della sua nobile città. Il cav. Berchet aderì volentieri all'invito dell'amicizia, ed al proprio desiderio di contribuire ad illustrare la storia veneta, che è tanta parte dell'italiana, ed a nessuna delle europee è seconda nella gloria dei fatti; ed abile ed indefesso si pose alle ricerche, che riescirono sommamente felici. Mi ha quindi trasmesso con lettera espressiva della sua benevolenza per me le risultanze delle solerti sue indagini, accompagnando le copie degli originali documenti con una elaborata memoria, la quale è molto opportuna a seguirne la serie, ed a comprenderne la colleganza ed il valore.
Venuto così, per merito altrui di esperienza e sapere, al possesso di scritti, che sono fondamento e luce di una parte di storia italiana rimasta fino al presente alquanto vaga ed oscura, parmi conveniente di consegnare al pubblico il frutto non mio. E siccome conosco che i lavori del Berchet sono sempre commendevoli per diligenza e perizia, così mi astengo da qualsivoglia inserzione di frase non sua, od esclusione di alcuna scritta da lui. Di me in questo caso veramente può dirsi ciò che leggiamo nel sacro codice: — Quid habes quod non accepisti?
Spero poi che il cav. Guglielmo Berchet mi vorrà essere cortese d'indulgenza quanto mi fu d'amicizia, se io non volli che l'utile suo lavoro avesse ad essere fecondo solamente di privata istruzione per me, ma col darlo alle stampe accrebbi con esso il patrimonio delle cognizioni comuni.
Torino, 20 novembre 1864.
Comm. Negri Cristoforo.
Illustre Professore ed Amico Carissimo,
Poichè ella, ottimo amico, rammentando i nostri antichi colloquii sull'attuale ufficio della storia, i quali assai mi giovarono d'istruzione e d'incoraggiamento, ed usando cortese benevolenza ai miei studi, volle chiedermi se ne' miei lavori sulle relazioni diplomatiche della Repubblica di Venezia, avessi raccolte alcune memorie intorno alle cose veneto-persiane, e mi espresse il desiderio di averne notizia; mi adoperai con ogni cura possibile per ordinare alcuni appunti che tenevo, e per completarli con una serie di ricerche, negli archivi di questa città, le quali riuscirono fortunate così, che io oso sperare sia il presente lavoro degno di esserle presentato, con animo grato alla di lei gentile fiducia.
Io mi lusingo, che mentre gli sguardi di tutta l'Europa sono rivolti all'Oriente, per escogitare o la sorte riservata all'impero ottomano, dalle combinazioni della diplomazia e dal progresso della civiltà, o la importanza vera che acquisteranno i porti del Mediterraneo, per le nuove vie che si aprono alla navigazione e si tentano nel continente dell'Asia; giovare potranno, come giustamente Ella, egregio Commendatore, mi avvertiva, questi studi documentati intorno alle relazioni diplomatiche di Venezia colla Persia, i quali gettano nuova luce sugli intendimenti politici e sugli interessi commerciali di quella Repubblica, che fu scudo alla civiltà contro le invasioni turchesche, ed ebbe per gran tempo il primato nel commercio dell'Asia.
Fin da quando la Persia cominciò a risorgere nel secolo XV, la Repubblica di Venezia, che dopo la conquista di Costantinopoli intraprendeva per istituto e per necessità le lotte secolari contro la Turchia, mirò costantemente a quella regione, e sopra di essa posò le proprie speranze per la divisione dell'impero ottomano, che i suoi uomini di Stato ripetevano in Senato: non potersi ottenere, se non mediante l'accordo dei principi cristiani colla Persia, situata alle spalle di Turchia, e ad essa nemica per sentimento religioso e per gelosia di dominio nell'Asia.
I Veneziani in fatti, prestarono aiuto ai Persiani nella guerra del 1470-74 fra Mohammed e Uzunhasan, e stabilirono con quest'ultimo le basi di una divisione dei possessi turchi; spinsero gli shàh della Persia a conquistare il Laristan, che diede loro la chiave del golfo Persico; li animarono ad impossessarsi dell'Asia turca, durante le guerre di Cipro, di Candia e della Morea.
E non soltanto a questo intendimento precipuo della politica tradizionale della Repubblica mirò l'accordo continuamente da essa mantenuto colla Persia, mediante una serie di missioni diplomatiche pubbliche e secrete; ma eziandio per la tutela e svolgimento del reciproco commercio, e per conservare o ristorare verso il Mediterraneo il ricchissimo traffico dell'Asia interiore, che dopo la scoperta del capo di Buona Speranza rivolgevasi a mezzogiorno.
La preziosa raccolta dei documenti relativi alle guerre dei Veneti nell'Asia del 1470-74, pubblicata dal chiarissimo mio amico Enrico Cornet in Vienna nel 1856, e la celebre collezione di viaggi fatta dal Ramusio in Venezia nel 1559, mi offerirono le prime basi di questo studio, che ho procurato di rendere possibilmente compiuto, attingendo a fonti inedite accreditate ed a documenti ufficiali.
E poichè ebbi la ventura di raccogliere un copioso numero di questi documenti, per la maggior parte tuttora ignoti, ho potuto dare al lavoro che Le presento quell'ampiezza, che senza sorpassare i limiti imposti dall'argomento è dovuta alla sua importante specialità; e con quel rigore che ora chiedesi alla storia, chiamata si può dire a rendere ragione, con prove irrefragabili di ogni singolo fatto od asserzione, giovare alla precisa intelligenza di quei gelosi negoziati di Persia, che il Foscarini lamentava non essere ben conosciuti; nonchè della condizione del traffico veneto-persiano, e della origine e sviluppo del sistema consolare della Repubblica che fu maestra, a chi venne di poi, nei metodi di protezione dei propri nazionali e dei propri interessi nell'estero, e segnatamente nell'Asia.
Ho diviso pertanto la Memoria in due parti, cioè:
Parte prima: Delle Relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Venezia e la Persia.
Parte seconda: Delle Relazioni commerciali: e questa in due sezioni:
I. Del commercio dei Veneziani colla Persia.
II. Dei consolati veneti, negli scali del commercio persiano.
Appendice: Dei viaggiatori veneziani nella Persia, e delle venete descrizioni edite ed inedite di quella regione.
Questa Memoria precede la bella serie di 85 fra i più importanti documenti veneto-persiani, ai quali essa si richiama; ed alcuni disegni che eziandio valeranno ad illustrarla.
Eccole, pregiatissimo amico, quello che ho potuto fare per corrispondere al di lei desiderio. Questi materiali, ho la persuasione che potranno nelle di lei abili mani, riescire di qualche importanza agli studi storici; io quindi la prego di accoglierli coll'antica benevolenza, e di tenerli siccome cosa sua e qual pegno del mio affetto e della mia devozione.
Venezia, il 30 febbraio 1864.
Di Lei Egregio Professore
Obblig.mo Amico
GUGLIELMO BERCHET.
INDICE
| PARTE PRIMA | |
| Delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Venezia e la Persia. | |
| I. | |
| Risorgimento della Persia pel valore di Hasanbei, detto poi Uzunhasan 1460 | Pag. 1 |
| Rapporti di famiglia tra quel re e la repubblica di Venezia | ivi |
| Relazioni politiche-internazionali dei due Stati | 2 |
| Missione di Lazaro Quirini nella Persia | 3 |
| Arrivo a Venezia di Mamenatazab oratore persiano | ivi |
| Alleanza Veneto-Persiana contro la Turchia | ivi |
| Trattative dei Veneziani col messo persiano Kasam Hasan | 4 |
| Pratiche di pace colla Turchia 1470 | 5 |
| Ritorno a Venezia di Lazaro Quirini, insieme all'oratore persiano Mirath, 1471 | ivi |
| Esposizione fatta dal Quirini e dal Persiano nel veneto senato, risposte e deliberazioni | 6 |
| Arrivo di un messo persiano diretto a Roma | ivi |
| Nomina di Caterino Zeno ambasciatore veneto al re di Persia | ivi |
| Commissioni date dal senato allo Zeno | ivi |
| Suo arrivo in Persia ed accoglienze ivi ricevute | 7 |
| Legazione persiana a Venezia. Agì Mohammed reca un prezioso dono alla signorìa | 8 |
| Arrivo a Venezia del medico Isaach, altro messo persiano, e deliberazioni del senato | ivi |
| Nomina di Giosafat Barbaro ambasciatore in Persia | 9 |
| Commissioni palesi e segrete, date al Barbaro | ivi |
| Suo viaggio per la Persia | 11 |
| Soccorsi ed aiuti dati al principe di Caramania | ivi |
| Uffici dello Zeno per spingere Uzunhasan alla guerra | 12 |
| Nunzio persiano a Costantinopoli per intimare la guerra | ivi |
| Prime mosse dei Persiani | 13 |
| Esposizione al veneto senato di un nuovo messo persiano | ivi |
| Battaglia sull'Eufrate vinta dai Persiani | 14 |
| Deliberazione del veneto senato di far assalire Costantinopoli | ivi |
| Vano ricorso all'imperatore ed al re d'Ungheria | ivi |
| Sconfitta dell'esercito persiano a Terdshan 1473 | 14 |
| Commissione data da Uzunhasan a Caterino Zeno | 15 |
| Viaggio di ritorno dello Zeno | ivi |
| Elezione di due oratori in Persia: Paolo Ognibene e Ambrogio Contarini | 16 |
| Commissioni palesi e secrete date ai medesimi | 17 |
| Esito della missione dello Zeno presso varii sovrani d'Europa | 18 |
| Relazione dell'ambasciata del Barbaro | ivi |
| Relazione dell'Ognibene | 20 |
| Relazione del Contarini | ivi |
| Morte di Uzunhasan e pace tra Venezia e la Turchia 1479 | ivi |
| II. | |
| Spedizione nella Persia, di Giovanni Dario segretario della repubblica nel 1485 | 22 |
| Pratiche di alleanza introdotte tra la repubblica ed Ismail sufì | 23 |
| Relazioni al senato dei successi di Ismail sufì | 23 |
| Lettera del sufì al doge e monete persiane a Venezia | 24 |
| Arrivo in Venezia di oratori persiani, 1508 | 25 |
| Scopo ed esito della loro missione | ivi |
| Spedizione al Cairo di Domenico Trevisan | 27 |
| Interesse della Repubblica nelle guerre turco-persiane | ivi |
| Guerra di Cipro, 1571 | 29 |
| Missione in Persia di chogia Alì con lettere a quel re | ivi |
| Commissione a Vincenzo Alessandri veneto legato allo shàh Thamasp | ivi |
| Suo viaggio in Persia, accoglienze ivi ricevute ed esito della sua legazione | 30 |
| Relazione della ambasciata in Persia di Vincenzo Alessandri | 37 |
| Pace della repubblica colla Turchia, 1572 | 38 |
| Arrivo in Venezia di chogia Mohammed inviato persiano, 1580 | ivi |
| Scopo ed esito della segreta missione di lui | 39 |
| Nuove lotte fra Turchi e Persiani e relazioni presentate al veneto senato | 40 |
| III. | |
| Abbas il Grande re della Persia rinnova l'antica amicizia colla repubblica di Venezia | 41 |
| Ritratto di lui, letto in senato dal console Malipiero, 1596 | ivi |
| Egli è spinto dai Veneziani a conquistare il Laristan | 42 |
| Arrivo in Venezia di Efet beg oratore persiano 1600 | 43 |
| Esposizione in senato di Efet beg e risposta avuta | ivi |
| Solenne ambasciata persiana di Fethy bei, 1603 | 44 |
| Esposizione in senato, doni recati, e accoglienza ricevuta | ivi |
| Doni fatti dalla repubblica al re persiano | 46 |
| Quadro commesso a Gabriele Caliari per memoria dell'ambasciata di Fethy bei | 47 |
| Arrivo in Venezia del messo persiano Chieos, 1608 | ivi |
| Simile del chogia Seffer, 1610 | ivi |
| Nuova ambasciata persiana a Venezia, 1621, come accolta e licenziata | 49 |
| Guerra di Candia 1645. La repubblica ricorre alla Persia | 50 |
| Invio di due oratori veneti nella Persia per diverse vie | ivi |
| Il re di Polonia unisce un proprio legato al veneto | 51 |
| Viaggio ed esito della missione veneto-polacca | ivi |
| Relazione presentata al senato dai due oratori veneti al re della Persia | 52 |
| Pace colla Turchia | 53 |
| Nuovi messi persiani a Venezia, 1673 | ivi |
| Franchigie accordate ai cristiani nella Persia per intercessione della veneta signoria | 54 |
| Guerra della Morea — La Repubblica tenta associarsi la Persia | 55 |
| Carattere dei rapporti internazionali veneto-persiani nel secolo decimo-ottavo | ivi |
| PARTE SECONDA | |
| Delle relazioni commerciali tra la Repubblica di Venezia e la Persia. | |
| I. | |
| Del commercio dei Veneziani colla Persia. | |
| Commercio delle spezie delle Indie e dei prodotti dell'Asia | 59 |
| Via che tenevano le merci dell'Asia, verso quali porti del Mediterraneo | ivi |
| Importanza del mercato di Tauris | 60 |
| Trattati dei Veneziani per facilitare il commercio con quella piazza | 61 |
| Come sia stato favorito il commercio della Persia; e come i mercanti armeni e persiani. Leggi relative | 62 |
| Mercanzie che da Venezia si importavano nella Persia | 64 |
| Mercanzie che dalla Persia si esportavano per Venezia | 66 |
| Leggi intorno al commercio delle sete persiane | 67 |
| Decadimento del commercio dei Veneziani colla Persia | 68 |
| Carovane e scali del commercio persiano | 70 |
| Relazioni ufficiali della condizione del commercio colla Persia | 71 |
| Provvedimenti pubblici veneti e persiani per sostenerlo | 73 |
| II. | |
| Dei consolati veneti negli scali del commercio colla Persia. | |
| Antica istituzione dei Consolati | 76 |
| Baili e Consoli. — Loro diritti e giurisdizioni | ivi |
| Magistratura dei Consoli dei mercanti | 77 |
| Magistratura dei Cinque Savi alla mercanzia | ivi |
| Luoghi di residenza dei consoli veneti negli scali del commercio persiano | ivi |
| Memorie di quei consoli | 78 |
| Magistrato del Cottimo di Damasco | ivi |
| Relazioni consolari presentate al senato | 79 |
| Leggi relative ai consolati della Sorìa | 81 |
| Diritto consolare dei Veneziani | 84 |
| Vicende del consolato di Aleppo | 85 |
| APPENDICE | |
| Notizia intorno ai viaggiatori veneziani nella Persia, ed alle descrizioni edite ed inedite di quella regione | 89 |
| DOCUMENTI | |
| PARTE PRIMA | |
| I. | |
| I. Dell'origine di Assanbei sive Ussun Cassan, breve notatione | 97 |
| II. Deliberazione del veneto senato, 2 dicembre 1463 | 102 |
| III. Deliberazione del senato, 15 febbraio 1464 | 104 |
| IV. Deliberazione del senato, 26 settembre 1464, e lettera ducale ad Uzunhasan di Persia | 105 |
| V. Lettera ducale ad Uzunhasan, 27 febbraio 1466 | 106 |
| VI. Commissione data a Caterino Zeno ambasciatore veneto in Persia, 1471 18 maggio | 108 |
| VII. Altra commissione allo stesso, 1471 10 settembre | 111 |
| VIII. Credenziale del medico Isaach messo persiano a Venezia, 1472 | 114 |
| IX. Commissione data a Giosafat Barbaro ambasciatore veneto in Persia, 28 gennaio 1473 | 116 |
| X. Commissione segreta allo stesso, 11 febbraio 1473 | 125 |
| XI. Relazione al veneto senato di Caterino Zeno ambasciatore in Persia, 27 luglio 1473 | 130 |
| XII. Relazione della battaglia di Terdshan, 18 agosto, 1473 | 135 |
| XIII. Lettera d'Uzunhasan alla veneta signorìa, 16 ottobre 1473 | 137 |
| XIV. Commissione data ad Ambrogio Contarini ambasciatore veneto in Persia, 11 febbraio 1474 | 139 |
| XV. Commissione secreta allo stesso, 11 febbraio 1474 | 145 |
| XVI. Altri punti secreti allo stesso, 11 febbraio 1474 | 148 |
| II. | |
| XVII. Dispaccio 10 luglio 1485 di Giovanni Dario spedito in Persia dal bailo veneto a Costantinopoli | 150 |
| XVIII. Altro dispaccio dello stesso, 11 luglio 1485 | 152 |
| XIX. Relazione al senato fatta da Costantino Lascari spedito in Caramania ed in Persia, 14 ottobre 1502 | 153 |
| XX. Altra deposizione dello stesso, 16 ottobre 1502 | 156 |
| XXI. Lettera del sufì Ismail al doge Leonardo Loredano, gennaio 1505 | 158 |
| XXII. Lettera ducale al re di Persia, 27 ottobre 1570 | ivi |
| XXIII. Commissione data a Vincenzo di Alessandri veneto oratore in Persia, 30 ottobre 1570 | 160 |
| XXIV. Lettera ducale al re di Persia, 30 ottobre, 1570 | 162 |
| XXV. Dispaccio 25 luglio 1572 del segretario Alessandri | 163 |
| XXVI. Relazione letta in senato da Vincenzo Alessandri nel 1574 | 167 |
| XXVII. Lettera dello shàh di Persia Mohammed Kodabend alla repubblica di Venezia, 1º maggio 1580 | 182 |
| XXVIII. Relazione segreta fatta dal chogia Mohammed oratore persiano a Venezia, 1º maggio 1580 | 183 |
| III. | |
| XXIX. Atto verbale della presentazione nell'Ecc. Collegio dell'oratore persiano Efet beg, 8 giugno 1600 | 192 |
| XXX. Lettera dello shàh Abbas il Grande al doge di Venezia, ricevuta 18 giugno 1600 | 193 |
| XXXI. Lettera ducale al re della Persia, giugno 1600 | 195 |
| XXXII. Lettera di Abbas il Grande alla repubblica, 5 marzo 1603 | 196 |
| XXXIII. Nota dei doni recati a Venezia dall'oratore persiano Fethy bei, marzo 1603 | 197 |
| XXXIV. Deliberazione del senato, 6 marzo 1603 | 198 |
| XXXV. Lettera ducale al re di Persia, 2 settembre 1603 | 199 |
| XXXVI. Lettera dello shàh, recata al doge dall'armeno Chiéos, 1607 | 200 |
| XXXVII. Dispaccio 2 settembre 1609 del console veneto nella Soria, F. Sagredo | 201 |
| XXXVIII. Atto verbale della presentazione in collegio del messo persiano Seffer, 30 gennaio 1610 | 203 |
| XXXIX. Lettera alla veneta signorìa dello shàh Abbas il Grande ricevuta nel gennaio 1610 | 207 |
| XL. Ricevuta delle robe di Fethy bei fatta dal chogia Seffer | 208 |
| XLI. Lettera ducale al re di Persia, 30 gennaio 1610 | 209 |
| XLII. Lettera del re di Persia, recata al doge dagli oratori Alredin e Sassuar, 1 marzo 1613 | 210 |
| XLIII. Atto verbale della presentazione in collegio del messo persiano Sassuar, 1º febbraio 1621 | 212 |
| XLIV. Lettera del re di Persia alla signorìa, 1º febbraio 1621 | 214 |
| XLV. Deliberazione del senato, 4 febbraio 1621 | 215 |
| XLVI. Rapporto di Domenico Santi, inviato dai Principi cristiani nella Persia, 26 giugno 1645 | ivi |
| XLVII. Lettera ducale al re della Persia, 2 decembre 1645 | 216 |
| XLVIII. Simile, 17 luglio 1646 | 217 |
| XLIX. Lettera del re di Persia, ricevuta il 28 marzo 1649 | 218 |
| L. Relazione della Persia presentata nell'Ecc. Collegio dal padre Antonio di Fiandra, veneto legato, allo shàh Abbas II, 28 marzo 1649 | ivi |
| LI. Relazione spedita al senato da Domenico Santi messo in Persia, 29 marzo 1649 | 225 |
| LII. Lettera ducale al re di Persia, 22 gennaio 1661 | 229 |
| LIII. Offerta dell'arcivescovo armeno Aranchies di trattare la lega fra la repubblica e la Persia, 10 giugno 1662 | 230 |
| LIV. Lettera ducale al re di Persia, 10 giugno 1662 | 231 |
| LV. Rapporto al senato, intorno alcuni padri domenicani venuti a Venezia con incarichi dello shàh di Persia, 19 luglio 1673 | ivi |
| LVI. Lettera dell'Arcivescovo di Nashirvan alla signoria, 19 luglio 1673 | 232 |
| LVII. Lettera del re di Persia alla repubblica, 19 luglio 1673 | 234 |
| LVIII. Relazione al senato intorno ad un colloquio secreto, tenuto coi messi persiani 19 luglio 1673 | 236 |
| LIX. Ducale al re della Persia, 22 luglio 1673 | 239 |
| LX. Idem, 4 giugno 1695 | 241 |
| LXI. Lettera dello shàh Abbas al doge di Venezia, ricevuta il 5 settembre 1669 | 242 |
| LXII. Ducale al re di Persia, 29 dicembre 1663 | 243 |
| LXIII. Istanza dell'arcivescovo Aranchieli, 18 luglio 1669 | 244 |
| LXIV. Litera ducalis ad Persarum regem, 20 julii 1669 | 245 |
| LXV. Lettera dello shàh Husein al doge Silvestro Valier, 1696 | 246 |
| LXVI. Lettera ducale al re di Persia, 15 marzo 1697 | 247 |
| LXVII. Simile, 23 dicembre 1718 | ivi |
| PARTE SECONDA | |
| I. | |
| LXVIII. Relazione ai Savj alla Mercanzia, intorno le spese che occorrono sopra le merci, che si distaccano da Venetia, per giungere in Astrakan, attraversando la Persia | 248 |
| LXIX. Lettera del re di Persia al nobiluomo G. F. Sagredo, 1609 | 252 |
| LXX. Simile, 1610 | 253 |
| LXXI. Simile, 1611 | 254 |
| LXXII. Manifesto del re di Persia alla onorata turba dei mercanti venetiani, 1611 | 255 |
| LXXIII. Lettera del re di Persia alla repubblica di Venezia, 1611 | 256 |
| LXXIV. Lettera dello shàh al nobiluomo Alvise Sagredo, 1627 settembre | 257 |
| LXXV. Ducale al re della Persia, 13 marzo 1629 | 259 |
| II. | |
| LXXVI. Deliberazione del senato, 7 dicembre 1548 | 260 |
| LXXVII. Istanza di Andrea Benedetti ai Cinque Savi alla mercanzia | 261 |
| LXXVIII. Scrittura dei Cinque Savi al senato, 23 dicembre 1762 | 264 |
| LXXIX. Decreto del senato, 29 dicembre 1762 | 268 |
| APPENDICE | |
| LXXX. Lettera di ser Donato da Leze a Zuan Caroldo, con una descrizione della Persia, 14 settembre 1514 | 269 |
| LXXXI. Simile, 7 ottobre 1514 | 273 |
| LXXXII. Simile, 2 novembre 1514 | 275 |
| LXXXIII. Relazione della Persia, di Teodoro Balbi, 1570 | 276 |
| LXXXIV. Relazione della Persia, 1586 | 290 |
| LXXXV. Relazione per li viaggi di Persia, 1673 | 293 |
| TAVOLE | |
| Sigillo reale (homajon) dello shàh Husein, 1694 | 1 |
| Coppa donata da Uzunhasan alla veneta signorìa, 1470 | 8 |
| Quadro dipinto da Gabriele Caliari, per ricordare l'ambasciata persiana a Venezia del 1603 | 47 |
| Lettera dello shàh Abbas il Grande, 22 gennaio 1610 | 48 |
| Lettera dello shàh Husein al doge Silvestro Valier, 1696 | 55 |
LA
REPUBBLICA DI VENEZIA
E LA
PERSIA
Delle relazioni diplomatiche
tra
la Repubblica di Venezia e la Persia.
Scomparso quasi il nome della Persia, durante il periodo dei califfati (anno 652-1258), soggiogata e divisa quella regione dagli Arabi, dai Mongoli, dai Tartari e dai Turcomanni, cominciò soltanto nel secolo XV a risorgere pel valore di Uzunhasan, il quale potè far rivivere col nome persiano le gloriose tradizioni degli Acmenidi e dei Sassanidi.
Nelle lotte delle due fazioni turcomanne, dell'ariete nero (Karakojunlu) e dell'ariete bianco (Akkojunlu), Hasanbei, detto poi Uzunhasan (il lungo), capo di quest'ultima, rimanendo vincitore, occupò gli stati e le castella di alcuni potenti signori suoi vicini. E mossosi, di poco varcata la metà del secolo XV, contro Gihan shàh, sovrano dell'ariete nero, lo vinse nelle campagne di Erzengian; quindi, sconfitto Ebusaid signore dell'Azerbeigian, si impadronì di tutta la Persia, fra questi confini: a levante l'Indo e la Tartaria, a ponente la Georgia, Trebisonda, la Caramania, la Siria e l'Armenia minore, a mezzogiorno l'Arabia ed il mare dell'India, a tramontana il monte di Bakù[1].
Uzunhasan sposò la despina Teodora, figlia di Giovanni imperatore di Trebisonda, il quale gliela accordò per consorte colla condizione che ella continuasse a vivere nella religione greca [Documento I].
Quest'imperatore, seguendo l'esempio di altri deboli sovrani trapezuntini, che, disposando le proprie figlie a principi barbari, si assicuravano la loro protezione, credette con tale unione, e coll'alleanza conchiusa col nuovo signore della Persia, di difendere il proprio trono dalla potenza minacciosa di Mohammed, il quale, dopo la conquista di Costantinopoli, voleva impadronirsi di quegli ibridi imperi greci, che erano sorti dalle rovine di Bisanzio.
L'imperatore Giovanni diede in isposa l'altra sua figlia, sorella della despina di Persia, al duca dell'Arcipelago Nicolò Crespo, da cui nacquero quattro figliuole maritate con altrettanti gentiluomini veneziani, cioè:
Fiorenza con Marco Cornaro[2].
Lucrezia con un Priuli.
Valenza con Giovanni Loredano, e
Violante con Caterino Zeno[3].
Ecco relazioni di famiglia, che, oltre agli interessi politici internazionali, avvicinarono la signorìa di Venezia alla Persia. E questi ultimi erano della massima importanza.
Il grande signore di due mari e di due parti di mondo, titolo che Mohammed si diede dopo la presa di Costantinopoli, non sazio di nuove conquiste, mirava ad estendere i confini del suo impero a danno dei principi suoi vicini. Tra questi, i più potenti erano dalla parte dell'Europa: Venezia, che offeriva alla civiltà l'antemurale dei suoi possedimenti in levante; dalla parte dell'Asia, il nuovo monarca persiano. Venezia quindi e la Persia dovevano porsi d'accordo contro il comune naturale nemico, dacchè la Provvidenza destinava principalmente questi due stati a frenare l'ambizione di lui in occidente ed in oriente.
La conquista dell'impero di Trebisonda, fatta da Mohammed nell'anno 1461; la guerra mossa ai Veneziani nella primavera del 1463, che cominciò coll'improvviso assalto di Argo; e le spedizioni contro i principi di Caramania, protetti da Uzunhasan, porsero occasione al sire persiano ed alla repubblica di Venezia di apprestare d'accordo le armi contro il comune nemico.
A' 2 di dicembre 1463 il veneto senato ordinava ad Andrea Cornaro di offerire al principe di Caramania Pir Ahmed, e ad Uzunhasan proposta di lega, commettendogli di spedire a questo fine Lazaro Quirini nella Persia, qualora egli in persona non avesse potuto recarsi colà[4].
Contemporaneamente vincevasi in senato la parte di mandare ambasciatori, Nicolò Canal in Francia, Marco Donà al duca di Borgogna, altri ai re di Sicilia e di Portogallo; e di scrivere ai re d'Ungheria e di Boemia, per invitarli a concorrere nella lega contro il Turco[5], della quale il pontefice erasi dichiarato capo e banditore.
Andrea Cornaro conchiuse l'alleanza col principe Caramano [Documento III]; e mentre Lazaro Quirini s'incamminava per la Persia, arrivò in Venezia a' 13 di marzo 1464, per la via di Aleppo e di Rodi, Mamenatazab ambasciatore di Uzunhasan[6].
Espose quegli in senato: « che era spedito dal suo signore per bene intendersi contro i Turchi; che egli prometteva di mettere in campo nella prossima primavera un esercito di 60,000 cavalli; che l'albero grosso sta pur forte contro i venti, tamen se un piccolo verme entra a rodere il tronco da basso, lo riduce così, che il vento facilmente lo atterra; e Uzunhasan sarà quel verme che roderà questo grand'albero, e mai conchiuderà pace colla Turchia senza partecipazione della veneta repubblica, purchè anch'essa dal proprio canto ciò prometta; avendo essa intenzione di muovere sulle rive dello stretto verso Gallipoli, affinchè la veneta armata potesse inoltrarsi fino a Costantinopoli ».
Questo oratore persiano fu assai bene accolto dal senato, che ordinava, ai 26 di settembre 1464, gli fosse data pel suo re una lettera ducale, colla quale accettando la proposta lega, lo si rendesse avvertito della cooperazione certa del pontefice, del duca di Borgogna e del re di Sicilia, e della guerra sussistente fra i Turchi ed il re d'Ungheria; e animandolo a muovere gagliardamente contro l'Ottomano lo si assicurasse che ogni acquisto nella terra ferma la repubblica lo riterrebbe interamente di lui [Documento IV].
Convenivasi poi a voce con Mamenatazab, che ove col concorso della veneta armata si acquistassero coste o porti di mare, questi resterebbero della repubblica[7]: la quale più che lontani possessi mirava ad ottenere punti strategici od interessanti al commercio; e secondo la frase del Dandolo volle i popoli piuttosto amici che sudditi, e scali al suo traffico, anzichè ampii dominii, ma sempre libero il mare.
L'oratore persiano partì da Venezia colle galere di Beiruth, assai soddisfatto e regalato, portando seco oltre alla predetta lettera ducale, braccia venti di panno d'oro da offerirsi in nome della veneta signorìa a Uzunhasan. Ed arrivato a Rodi, il capitano generale da mar, Mocenigo, gli fece vedere in ordinanza la veneta armata, assicurandolo che l'avrebbe impiegata in servizio, e per secondare i disegni e le imprese magnanime del suo re[8].
Nell'anno seguente arrivò a Venezia un altro messo persiano chiamato Kasam-Hasan, con lettere di Uzunhasan, le quali attestavano la sua pronta disposizione a far la guerra ed eccitavano la repubblica, e per di lei mezzo i principi cristiani, a muovere di comune accordo le armi.
Il senato rispose ai 27 febbraio 1466 [Documento V] confermando la deliberata volontà sua di continuare gagliardamente la lotta, e partecipando le conchiuse leghe e le speranze che tenevansi: quantunque per la morte di Pio II, e per le gelosie dei principi cristiani verso la repubblica veneta, che trovavasi all'apogèo della sua potenza pei nuovi acquisti, fosse di assai minorata la energìa colla quale davasi dapprima opera a tal lega contro la prepotenza ottomana.
Scriveva in fatti il senato ai proprii oratori a Roma....... « Et propterea omni studio et efficatia querite, ut ad conclusionem deveniatur, et Sanctitas Sua si quid in effectum collatura est, non amplius promittat sed conferat, hoc idem faciant caeteri et omnes recidite conventus, omnes collationes non solum dedecorosas, sed etiam detrimentosas, quum dum hujusmodi collationibus et consultationibus, tempus territur, Hannibal Saguntum oppugnat[9] ».
Dopo la presa di Negroponte[10], dubitando Mohammed, che per questa nuova ed importante sua conquista, i principi europei si decidessero, nel pericolo comune, ad accorrere efficacemente in soccorso della repubblica, mandò a Venezia proposizioni di pace, per mezzo della propria matrigna sorella del despota Zorzi di Servia; laonde il senato, che da qualche tempo mancava di ogni notizia delle mosse e dei progressi di Uzunhasan, commise a Nicolò Cocco ed a Francesco Cappello di proporre destramente all'imperatore la restituzione di Negroponte, verso il pagamento di una somma che avevano facoltà di portare fino a ducati d'oro 250,000 da soddisfarsi per rate in 5 anni, rimanendo però alla repubblica tutte le isole che allora teneva[11]; ma tali furono le pretensioni di Mohammed, che ogni trattativa fu dai Veneziani disdegnosamente respinta.
Mentre duravano queste pratiche di accomodamento, arrivò dalla Persia in Venezia nel febbraio 1471 Lazaro Quirini, insieme ad un oratore persiano chiamato Mirath[12], il quale era latore di una lettera del suo re[13], che annunciava le vittorie da esso riportate sopra varii principi suoi confinanti, e la sua intenzione di muovere contro la Turchia col concorso della veneta armata.
Il serenissimo principe rispose nel giorno 7 di marzo all'oratore persiano: che si sentivano con gioia le notizie del suo re, e si teneva assai cara la sua amicizia dalla repubblica, sempre disposta ad assisterlo. E « per confermare in perpetuo quell'amicizia e stringerla maggiormente » il senato deliberava nello stesso giorno: di mandare un solenne ambasciatore in Persia, eletto fra i nobili, con stipendio di ducati mille, incaricandolo di portarsi colà, insieme all'oratore persiano Mirath, un notaio ducale e cinque famigliari. La parte fu presa in Pregadi con 148 voti affermativi contro 2 negativi; e furono eletti dapprima ser Francesco Michele, poi ser Giacomo Medin che rifiutarono, finalmente Caterino Zeno il quale accettò[14].
Frattanto arrivava pure in Venezia un altro legato di Uzunhasan, il quale, passato il mar Nero da Trebisonda a Moncastro[15] e venuto per la via di Polonia insieme ad un ambasciatore di quel re, dirigevasi al sommo pontefice per sollecitare col suo mezzo il concorso dei principi cristiani. Il senato gli rispose opportunamente « conforti per conforti et offerte per offerte » e lo accompagnò con lettera di raccomandazione all'oratore veneto in Roma, dove fu vestito ed accarezzato dal pontefice, e rimandato in Persia con un legato papale, frate di S. Francesco[16].
Caterino, figliuolo di Dracone Zeno[17], essendo stato molti anni col padre in Damasco, e qual nipote della despina moglie di Uzunhasan, si giudicò potesse servir bene e con profitto la patria in questa ambasceria al sovrano della Persia.
Ai 18 di maggio 1471 fu allo Zeno rilasciata dal senato la commissione [Documento VI]; ma dietro proposta del savio agli ordini Pietro Donato, fu differita la di lui spedizione, fino all'arrivo da Costantinopoli di precise notizie sulle incamminate trattative di pace.
Le quali, poichè furono di manifesta e decisa rottura, il senato dava allo Zeno una seconda commissione a' 10 settembre 1471 [Documento VII].
Con queste due commissioni veniva incaricato lo Zeno di andare in Persia, per la via di Cipro e di Caramania, insieme al legato Mirath, e di mostrare a quel re il contento della repubblica per la sua potenza, e la perfetta sua disposizione di concorrere coll'armata navale in pieno accordo e lega con lui. Doveva pure lo Zeno giustificare le incamminate trattative di pace, accolte dietro domanda del Turco e in mancanza di ogni notizia dalla Persia, ma con lieto animo opportunamente a tempo reiette. Gli fu ordinato di portar seco un dono di panni d'oro da presentarsi ad Uzunhasan, e di visitare la regina, nonchè il signore di Caramania ed il re di Georgia. Finalmente egli ebbe incarico di rilevare e descrivere tutte quelle minute informazioni che potesse avere: della potenza del re di Persia, della sua età, valore, stato, confini, vicinanze, redditi, esercito; nonchè della sua disposizione e volontà nella guerra contro la Porta, e di tutte le altre cose che egli riputasse degne di essere conosciute.
Con questi ordini pertanto Caterino Zeno partitosi da Venezia, passò a Rodi pochi mesi, e di là, entrato nel paese del Caramano, pervenne dopo molto travaglio in Persia. Ed annunciato il suo arrivo, fu egli da quel re ricevuto con grandi dimostrazioni di onore, quale ambasciatore di una repubblica potente e confederata; e avendo poi chiesto di presentarsi alla regina, ne ebbe per grazia speciale il permesso, cosa insolita a concedersi a qualsiasi persona, dacchè non era costume in Persia che le donne, e particolarmente le regine, si lasciassero vedere.
Laonde condotto lo Zeno innanzi alla despina Teodora, e datale notizia di sè, fu accolto e ricevuto come caro nipote, fu alloggiato nel reale palazzo, e presentato ogni giorno (cosa riputata di molto onore) delle stesse vivande della real mensa. Ed udita più particolarmente la cagione della sua venuta, la regina gli promise ogni aiuto e favore, riputandosi parente della signorìa di Venezia; e di fatto ella contribuì efficacemente ad indurre Uzunhasan a muovere le armi contro Mohammed[18].
Scriveva quindi lo Zeno il 30 di maggio 1472[19] al capitano generale Pietro Mocenigo, essere egli arrivato in Tauris al 30 aprile, aver trovata la più liberale accoglienza dal re e dalla regina, e la migliore disposizione di muovere nella Caramania e verso le coste contro gli Ottomani. E pregava il capitano generale di accordare passaggio ad un nuovo legato persiano, che Uzunhasan spediva a Venezia.
Giunse in fatti, alla fine di agosto, in Venezia l'oratore agì Mohammed, per chiedere alla repubblica soccorso di artiglierie, delle quali mancava il campo persiano.
Questo oratore recava alla signorìa un preziosissimo dono, che tuttora si conserva fra gli stupendi cimeli del tesoro di S. Marco. Esso consiste in un catino ricavato in una sola turchese di smisurata grandezza, avente il diametro delle celebri colonnette della cattedrale di Siviglia (m. 0,228). Sulla superficie esteriore stanno intagliate cinque lepri, e nel fondo le parole bar allah, interpretate dal Montfaucon opifex Deus, avvegnachè opera sì straordinaria e preziosa debba riputarsi divina. Il catino è contornato da una doppia legatura, entro e fuori, d'oro finamente cesellato e guernito di cinquanta gemme. Il Montfaucon dichiara che nessun altro cimelio gli ha destato maggior meraviglia, così pure il Cicognara; ma lo Zanotto ed il Durand dubitano, e forse a ragione, che il catino sia invece di pasta vitrea, la cui arte era perfettissima in Persia, d'onde si diffuse per la civile Europa[20].