(inchinandosi)
Io, certo. Colle donne ho le parole più facili; il mio estro s'accende; ma cogli uomini.... ah, cogli uomini, mi cascan le braccia. Farò quanto posso; ma prevedo male.
Volusia
Oh brutto, questo Valerio! Mi duole perfino ch'ei porti il nostro nome. E Fulvia gli ha da voler bene?
Annia
Fulvia è sorella a Catone; catoneggia anche lei.
Marzia
Lo credi?
Annia
Ma!.... E tu?
Marzia
Io credo che la donna è ciò che vuole; e l'uomo la segue.
Fundanio
Questo ha da esser vero.... per gli uomini che hanno la fortuna....
(con aria languida inchinandosi verso Marzia)
Marzia
Di meritare....
(ridendo)
Fundanio
Marzia
Cattivo! e che altro si è fatto, se non tirar dalla nostra il tribuno Marco Fundanio? Vuoi di più? Sappiamo il debito nostro. Ti si intreccieranno corone; ti si porterà in trionfo come Bacco.
Fundanio
(a Marzia)
Oh tigri! Parole, parole, e poi non sarà niente.
Birria
(in fretta dalle quinte)
Due matrone si son fermate all'ingresso, precedute da due schiavi piccini e bistorti.
Marzia
Fa entrare.
(Birria esce)
Annia
Ah! dovrebbero essere di Marco Porcio Catone, che ci ha i più brutti schiavi di Roma.
Fundanio
Stravaganze del grand'uomo. Ma, come qui le sue donne?
Marzia
Avevo preveduto la tua mala sorte con Valerio. Ora vedremo d'esser noi più fortunate.
Fundanio
Che non posson le donne?
Marzia
Or dunque, un gran colpo! Si va incontro al nemico. Tu, mamma, bada a Licinia; chè la va da consolessa a consolessa. Noi ci incaricheremo di Fulvia.
Licinia, Fulvia e Detti, con Birria in disparte.
(Licinia e Fulvia indossano la stola, stretta all'imbusto da due cinture. Quella di Licinia, di color bruno; quella di Fulvia di color cenerognolo, o bianco. Ambedue portano in capo il ricinio).
Claudia
(muovendo incontro a Licinia)
Ben vieni, o Licinia. La casa di Lucio Valerio è tua.
Licinia
Tu sei sempre cortese, o nobile Claudia. Marco Porcio rammenta sempre ciò che deve a Lucio Valerio.
Claudia
E noi, mogli a tai valentuomini, ci siamo sempre amate.
Licinia
Bontà tua! Noi povere campagnuole....
Claudia
Zitta! La virtù non conosce differenze di villa e di città, di patriziato e di plebe. Tuo marito dalla sua virtù fu tratto in alto, non dal favore di Lucio Valerio.
(sotto voce a Marzia)
Me ne fate dire, voi altre!
Volusia
(a Fulvia)
Come ti sei fatta bella!
Fulvia
Annia
(a Marzia)
Come lo dice: «ne godo!» Vedete che contadina rifatta!
Marzia
La bellezza, te lo dirò con mia madre, non conosce differenze di villa e di città....
Annia
Salvo le lentiggini!
Marzia
Ah sì, ne ha qualcheduna; ma certi uomini vogliono che sia questa una bellezza di più.
Annia
Che gusti!
Volusia
(a Fulvia)
Ti rammenti di Tuscolo e dei nostri bei campi? E di quella fontana, dove c'era un'eco meravigliosa, che ci rimandava tante belle cose? Io ero molto piccina....
Fulvia
Ed io molto grande.
Volusia
Oh, vediamo! Quanti anni hai!
Fulvia
Indovina.
Volusia
Diciotto. Io ne ho quasi sedici.
Fulvia
Sono più vecchia.
Volusia
Venti?
Fulvia
Va innanzi.
Volusia
Ventuno?
Claudia
Zitta là! non si chiedon gli anni a nessuno.
Fulvia
Perchè, nobilissima madre? Lasciala dire. Amo parerle giovine tanto; ma in verità, carina mia,
(volgendosi a Volusia)
ne ho venticinque.
Marzia
Eh via!
Fulvia
Certamente. Son nata colla seconda guerra punica, sotto il consolato di Livio Salinatore.... quando incominciò tanta carestia d'uomini. Il che non era di buon augurio per me.
Claudia
Cara ed ingenua sempre!
Licinia
Ma, una così leggiadra adunanza?....
Marzia
Fulvia
Come sarebbe a dire?
Marzia
Che qui si congiura.
Fulvia
(mostrando di vedere Fundanio)
Ah, per altro, fino a tanto egli c'è un tribuno della plebe, la repubblica non ne avrà detrimento.
Annia
(sotto voce a Marzia)
Ben detto, per una contadina!
Marzia
Or dunque, sediamo, con gravità romana. Vi dirò ora il perchè vi abbiamo qui convocate. Tu, Licinia, e tu, madre, siete i consoli. Fulvia, Annia, Luscina e Volusia, son le centurie.... un po' smilze....
Fundanio
(sotto voce a Marzia)
Di numero?
Marzia
Ci s'intende. Io, poi, sarò il tribuno, con tua licenza, o Fundanio.
Fundanio
Oh, di gran cuore; ma io?
Marzia
E tu sarai il littore.
Fundanio
Sta bene; dunque incomincio. Non vengo attorno, o centurie, a distribuirvi le tavolette pel voto, perchè questo già s'indovina.
Fulvia
Che ne sai tu, littore?
Fundanio
Possibile? Daresti tu il voto contrario alla dimanda.... d'un tribuno? Basta, lasciamola lì. Dirò invece che non distribuisco tavolette, perchè non ne ho. Sono côlto alla sprovveduta. Il voto lo darete ad alta voce, nè ci sarà confusione.
(imitando il far dei littori)
Ora, se vi pare, fate silenzio, o Quiriti. Tribuno, esponi la causa.
Marzia
(alzandosi)
Incomincio. Egli fu dopo la rotta di Canne, consoli Quinto Fabio Massimo e Tito Sempronio Gracco, che i padri nostri votarono la sciocca legge, proposta da Caio Oppio tribuno. Che dico sciocca? scellerata ed iniqua. «Niuna donna abbia ne' suoi ornamenti più che una mezz'oncia d'oro; nè usi vesti ricamate di varii colori; nè possa andare in cocchio per Roma, o per altre città, ovvero a mille passi in giro di quelle, se non per cagione di pubblici sacrifizii». E v'ebbero cittadini, che la diedero vinta a quel pazzo!....
Fundanio
Per non dirne altro!
Marzia
Le madri nostre si comportarono degnamente. La patria era in pericolo. Rinunziarono agli ornamenti loro, non pure al superfluo, ma al necessario eziandio; certe che gli uomini non sarieno stati da meno di loro e che, rifiorite le sorti della patria, la legge sarebbe stata cassata. Vent'anni sono trascorsi, e questa bellezza di legge è viva pur sempre. E perchè, perchè si conserva, ora che le sorti di Roma sono di tanto cangiate? Vônno ricondurci ai vieti costumi dei pastori del Lazio; pretendono che i nostri ornamenti, il lusso nostro (se lusso può dirsi un limbello di porpora, due libre d'oro lavorato sulla persona e un cavalluccio da tiro, due alle più grave, per fare le nostre visite) guasterebbero, farieno tralignare questi forti Romani! Ma, per Quirino e per Venere genitrice, chi è che li fa, questi forti Romani?
Volusia
Noi!
Fundanio
(sotto voce, da sè)
Finora no.
Annia
I nostri mariti trionfano in cocchio; noi andiamo umilmente a piedi.... e non c'è mica occasione di trionfi, per noi.
Fundanio
(sotto voce, ad Annia Luscina)
Eh via, s'ha da credere?
Annia
Eglino in tuniche palmate, in toghe ricamate, listate di porpora; noi in lana greggia, e d'un solo colore. Se capita un forastiero a Roma, torrà noi per uomini, e per matrone romane i nostri mariti.
Fundanio
Se capita un forastiero con questa sorta d'occhi, io, nella mia qualità di littore, lo accoppo!
Marzia
Conchiudo. Le cause che fecero proporre la legge, dato che ragionevoli cause ci fossero, non esistono più. E per dignità nostra, e per decoro del nostro sesso, e per ragione d'uguaglianza cogli uomini, si chiede la cassazione della legge. E la si concederà, se non si vuole la nostra vergogna. Ho detto.
(segni di approvazione di tutti, salvo da parte di Fulvia, che è rimasta sovra pensieri)
Fundanio
Ottimamente,... tribuno. Ma consenti ad un amico del vero di mettere in sodo, che, bene o male in arnese, siete poi belle del pari.
Marzia
Grazie,... littore, sebbene, a te non spettasse parlare; ma vedi? come la bruttezza può esser scemata, così la bellezza può essere accresciuta, da un po' d'ornamenti. Olà, Birria!
(a Birria)
Birria
Padrona!
Marzia
Vanne a Mirrina, tu, e dille che si faccia innanzi. Or ora vedrai.
(a Fundanio)
Birria
(da sè)
Ah, questa poi di fargliela vedere!.... Che volesse invescarlo di Mirrina?
Marzia
Non vai?
Birria
Vo, corro, volo.
(esce)
Fulvia
(a Marzia)
Che è ciò che prepari?
Marzia
Tu pure vedrai. La donna bella che può diventare bellissima; la natura rinfiancata dall'arte!
Mirrina elegantemente vestita e Detti; Birria segue, con alcuni capi di vestiario sulle braccia.
Annia
Ah, buoni Dei, la leggiadra matrona!
Licinia
In verità, l'ottava meraviglia! Ed è la tua ornatrice?
(a Claudia)
Claudia
Sì, ed ornata alla sua volta da quella bricconcella di Marzia, colle spoglie venute di Grecia.
(Tutti, tranne Fulvia che rimane in disparte, vanno a considerare minutamente Mirrina)
Marzia
Eccovi; fo come Iperide, l'oratore ateniese, allorquando, per guadagnare la causa della sua bella cliente, la messe in mostra nell'Areopago. Questa è l'acconciatura greca, coll'anadèma ed i capegli ricadenti a ricciolini sul fronte. A noi, con queste tunicacce, non andrebbe; ma, con una veste sontuosa, fa spicco. Non è egli vero? Eccovi; questa è la nostra stola, ma più aggraziata, colle maniche serrate al pugno da armille d'oro, stretta da due cinture all'imbusto e colla giunta dello strascico. Dite, non aggiunge maestà al portamento?
(Mirrina fa alcuni passi lungo la scena)
Vedete adesso!
(pigliando un pallio diploide dalle mani di Birria e aggiustandolo alla persona di Mirrina)
Questo è il pallio che addoppiato si rafferma alla spalla con un bel fermaglio d'oro. Togliete questo!
(come sopra, togliendo dalle mani di Birria e spiegando un ampio velo di fine tessuto di colore scarlatto, che aggiusterà sul capo di Mirrina)
Abbiamo il velo porporino, i cui lembi si raccolgono sulle braccia, e ravvolgono bellamente la persona. Guardate il grazioso meandro che corre a' piè della stola! E questi sandali traforati!
Annia
Le armille alla noce del piede! Oh bella! Le metto subito anch'io.
Volusia
Fundanio
(a Marzia)
Così che, mi pare inutile di andare attorno pei voti. Hai il «come tu chiedi» all'unanimità.
Marzia
Ma.... egli pare.... cioè, non affatto.
(muovendo verso Fulvia)
Che ne sembra a te, mia divina, di questi ornamenti?
Fulvia
Bellissimi.
Marzia
Con che aria lo dici! Pare che a te non farebbe caso di vestir più sfoggiato? Invero, saresti la prima.... e l'unica, poichè il seme di tai donne finirebbe con te.... Ma già si capisce; sorella di Catone!...
Fulvia
Oh, egli non è per cotesto. Non farmi così austera per vezzo d'imitazione. Mio fratello pensa a suo modo, ed io.... se pensassi diverso, non mi terrei men buona sorella per ciò.
Marzia
Ma allora....
Fulvia
Cara mia, a dirti schiettamente ogni cosa, non sento.... come chiamarla?
Marzia
La vanità; di' pure la brutta parola.
Fulvia
Non volevo andare tant'oltre. Non sento.... Via, mettiamo il desiderio.... Non sento il desiderio di comparire. Questo è il mio modo di pensare. O si piace, o non si piace; e gli ornamenti che fanno?
Marzia
Orgogliosetta! Lo sai, che piaci così disadorna, lo sai?
Fulvia
Io?
Marzia
Non lo negare! Fosti veduta alla recita dell'Epidico.... e fu veduto e notato anche un altro.
Fulvia
(arrossendo)
Ah!
Marzia
Ma l'amico è dunque molto possente su te? Egli t'ha ammaliata a segno di farti dimenticare la tua.... Come chiamarla?
Fulvia
Dignità; di' pure la gran parola.
Marzia
Arguta! mi rendi la pariglia? Orbene, sì, io la dirò, senza cercarne un'altra; la tua dignità femminile.
Fulvia
Marzia
Sì; non è forse noto che Lucio Valerio (parlo del tribuno, e non del babbo console) difende a spada tratta la legge? E non fu udito a dire che le donne sono ornate anche troppo?
Fulvia
Eh, può aver torto; ma la è un'opinione come un'altra.
Marzia
Sì, ma egli ha aggiunto che le donne sono fatte per la casa....
Fulvia
Anche qui....
Marzia
Che egli, qualunque sia la donna che condurrà in moglie, l'avrà per ottima, purchè governi la casa, sappia filare e distribuire il lavoro alle fantesche.
Fulvia
Ah, è ben poca cosa che egli richiede, per trovare una moglie!
Marzia
E non basta. Che l'uomo dee mantener fermo il suo diritto e la maestà maritale contro l'orgoglio delle donne....
Fulvia
(con piglio d'incredulità)
Ha detto questo? Valerio tribuno? E a chi?
Marzia
A Fundanio, qui presente, che voleva indurlo a caldeggiare la parte nostra.
Fulvia
(scossa dalle parole di Marzia)
A te, Fundanio?
(Fundanio, che s'era avvicinato, rimane alquanto dubbioso: Marzia gli accenna ripetutamente degli occhi)
Marzia
Rispondi! Ciò che hai narrato a me, non puoi ripetere a Fulvia?
Fundanio
Egli è che.... Infine, sì, ha detto questo ed altro ancora. O fosse il suo pensiero, o non mirasse che ad entrare nella grazia del Console tuo fratello, egli ha per giunta chiamato la donna: questo sesso arrogante! questo indomito animale! Animale!
Fulvia
(con accento di corruccio)
Anche questo?
Marzia
Cara mia, egli può aver torto; ma la è un'opinione come un'altra.
Fulvia
Non mi far celia! Cotesta non è più materia da scherzo. Che così parli mio fratello, padrone; egli ha moglie; se la intenda con lei. Ma Valerio, che non l'ha ancora!... Vuol trovarla, e a modino, se pensa e ragiona così.
Marzia
Pure, sarai tu quella.
Fulvia
Oh, nè egli mi ha chiesta, nè io....
Fundanio
Ti chiederà.
Volusia
(facendosi innanzi con un velo di color giallo e brillante, che ella ha già indossato)
E tu porterai un flammèo di sposa come questo. Provalo! Io l'ho già messo. Ah, come ti va bene! vuoi vederti allo specchio?
Fulvia
(respingendo il velo)
Lascia, te ne prego. A te, non a me, queste allegrezze nuziali!
(l'abbraccia)
Fundanio
(a Fulvia)
Ma dimmi; e che farai, quando Lucio Valerio chiederà la tua mano.
Fulvia
Tribuno, vuoi saper troppo.
Volusia
Oh! quello che tu farai, lo so io.
Fulvia
Tu?
Volusia
Sì, fatti in qua! Sai che l'abrogazione della legge sarà proposta nei comizi. I comizi non sarebbero validi se i sacri polli non mangiassero. La capisci tu, questa relazione tra i polli e i comizi? Io no, ma così è. Ora, io te lo giuro, non accetterò la mano di Caio Claudio Pulcro, se, il dì dei comizi, i suoi polli non mi useranno la cortesia di mangiare.
Fulvia
Brava! Comincia così, tu che lo puoi; comanda agli uomini! A far diverso, ci si perde della sua dignità e non ci si guadagna nulla in compenso.
Marzia
Tu sei nostra; ho capito. Il tribuno Valerio ha da tenersi saldo, se può.
Fulvia
Ah, quanto a lui!... Ma mio fratello, piuttosto....
(con aria peritosa)
Marzia
Vinci; è l'essenziale. Tuo fratello farà come mio padre, come mio marito, come il marito di Annia Luscina, come tutti i senatori; se la recherà in pace. Infine, che cosa domandiamo noi? Un po' di lusso non guasta. Ci volete? Fateci belle!
Annia
Brava, ben detto; fateci belle! Ah, se le donne volessero sempre mettersi d'accordo!
Fundanio
(da sè, mentre le donne si accomiatano nel fondo della scena)
Primo guadagno; non si graffierebbero più!
FINE DELL'ATTO PRIMO
La scena rappresenta un tablino in casa di Marco Porcio Catone. Soffitto di legno a cassettoni, senza ornamenti, o dorature; pareti rozzamente dipinte; pochi e semplici arredi. Un Larario nel fondo, con entro le immagini di Saturno e di Opi. A destra uno stipo di ferro, con suvvi un gruppo di terra cotta, che rappresenta la lupa e i gemelli. A sinistra una tavola, su cui si vedono pezzi di stoffa e una scatola di aghi da cucire. A fianco della tavola una sedia alta con spalliera e senza bracciuoli, collo sgabello davanti, e vicino ad essa un canestro da lavoro. Sulla tavola è anche un codice dalle carte di legno.
Valerio, e un servo che sta per andarsene.
(Lucio Valerio è vestito a un dipresso come il suo collega Marco Fundanio nell'Atto primo. Per far varietà, può avere sotto l'angusticlavio una tunica intima, di color violetto, e sovra ambedue la toga anch'essa violetta).
Valerio
Bene, non importa; aspetterò. Va pure per le tue faccende, che, tornando egli da Tuscolo, non abbia a sgridarti.