L’ANALFABETISMO

L’analfabetismo è una delle piaghe dell’isola, che va amorevolmente studiata e curata.

I vantaggi generali che si avrebbero da una buona istruzione impartita alle classi lavoratrici sono evidenti. Vero è che l’istruzione è un prezioso coefficiente per la propaganda socialista, anche quando riesca a creare un grande numero di spostati, come ha dimostrato il Bebel; ma non si dovrebbe ignorare che anche colla più crassa ignoranza non si sono evitate le ribellioni e i tentativi di rivendicazioni sociali; dalle guerre servili alle Jacqueries; dai moti di Ben Tillet in Inghilterra e dell’anabattismo in Germania e in Isvizzera, ai tumulti dei contadini del Napoletano nel secolo scorso e della Sicilia dal 1860 al 1894. Si rileva che l’analfabetismo non è rimedio efficace per impedire le esplosioni determinate dalle sofferenze dei lavoratori. Dalla storia invece si apprende che dovunque gli operai e i contadini hanno acquistato una certa coltura, ivi la lotta si è fatta pacifica, evolutiva, con manifesto vantaggio delle classi dirigenti.

Vero è che l’istruzione obbligatoria com’è attualmente organizzata, non dà risultati corrispondenti alla spesa che costa ai comuni; ma questo non autorizza a prendere occasione dall’insuccesso delle leggi attuali per domandarne l’abolizione o indicarla come spesa facoltativa ai comuni, come con mia sorpresa ha proposto un egregio scrittore.

Meglio sarebbe invocarne la riforma e comprenderla tra gli obblighi dello Stato assai più utilmente e più equamente che non si faccia col lasciargli l’insegnamento secondario ed universitario, ch’è un bisogno meno universale della istruzione elementare.

SI DICHIARA LA GUERRA ALL’ISTRUZIONE

Ma purtroppo le classi dirigenti o il governo non apprezzano in Sicilia i vantaggi della istruzione, non ne vedono che i pericoli. Ivi appena si affacciò sull’orizzonte la reazione trionfante fu dichiarata guerra a morte all’istruzione. L’odio che alcuni lords in Inghilterra manifestarono contro la istruzione e di cui parla Marx, si è ripresentato nell’isola, dove dapertutto quasi venne invocata la chiusura delle scuole serali istituite saviamente dai Fasci. Nella Sala Ragona non solo si protestò contro l’insegnamento universitario, che ha tendenze socialiste; non solo s’invocò che nelle scuole s’imponesse il catechismo ma quando un oratore parlò degli aggravi che l’istruzione obbligatoria impone ai Comuni si gridò con entusiasmo! abolitela! abolitela! E quel ch’è peggio i rappresentanti del governo si mostrano dello stesso avviso dei reazionarî grandi proprietarii della Sala Ragona.

NECESSITÀ DELLA RICOSTITUZIONE DEI “FASCI„

Tali riforme e tali provvedimenti dovrebbero essere coronati da un ultimo d’indole politica, che pur troppo incontra la più viva opposizione e nel governo e nelle classi dirigenti che spadroneggiano in parlamento e fuori: la ricostituzione dei Fasci dei lavoratori.

Se si tenesse conto delle savie considerazioni svolte dall’on. Di San Giuliano nel suo libro sulla opportunità di conservare i Fasci (p. 23 e 120) si converrebbe anche adesso da conservatori intelligenti che alla causa dell’ordine vero gioverebbe la ricostituzione di quei sodalizî, che rappresenterebbero tante valvole di sicurezza, tanti organi per la esplicazione legale dei bisogni e delle tendenze delle classi lavoratrici. Il Brentano ritenne che le Trade Unions—delle cui vicende si fece menzione—in Inghilterra furono un vero elemento di ordine e di conservazione sociale, e l’Howel ha dimostrato (Le passé et l’avenir des Trade Unions) che le grandi associazioni inglesi cessarono di essere causa di perturbamento dopo che vennero lasciate libere di svolgersi ed intraprendere le loro lotte contro il capitalismo pel miglioramento del salario dei loro socî.

IL MERITO DEI “FASCI„

Le dichiarazioni dell’on. Sonnino—ministro e non più semplice touriste—sulla iniquità del dazio di consumo e sulla ripartizione dei tributi locali avevano a sufficienza giustificata l’azione, anche tumultuaria, dei Fasci dei lavoratori; chi poi l’ha addirittura glorificata è stato l’on. Crispi colla presentazione del suo disegno di legge agraria. Se lo ha presentato, è segno che lo ritiene giusto e necessario, e se così è tutto il merito della sua iniziativa dev’essere restituito esclusivamente ai Fasci, che la propugnarono, che minacciosamente la chiesero e senza la cui azione non sarebbe venuta come non era venuta per trentaquattro! anni. Se quel disegno verrà ripresentato e trionferà, potrà il governo iniquamente continuare a mantenere in galera i capi e gli organizzatori dei Fasci dei lavoratori, ma esso stesso avrà loro innalzato un altare nel cuore dei contadini che alla loro agitazione e ai loro sacrifizî dovranno la terra tanto desiderata e invano per tanti secoli.

E qui è opportuno ribattere qualche sofisma che le reminiscenze liberiste fanno spuntare anche in bocca di chi dal liberismo si mostra lontano, a dimostrare ancora che ciò che è avvenuto testè in Sicilia non è che un caso di una regola generale.

UNA STRANA AFFERMAZIONE

Il Cavalieri, che ripetutamente ha invocato il savio intervento dello Stato, a certo punto si ricorda di essere conservatore in politica e torna liberista in economia per dare ingiustamente addosso ai Fasci. Egli dopo avere osservato, che da Giorgio III in poi senza bisogno dei socialisti la legislazione inglese promosse molte radicali riforme agrarie esclama: «non c’è bisogno di stringersi in una setta (?), di ordire costanti macchinazioni (?), di ricorrere alla violenza per fare trionfare nuovi canoni di distribuzione della ricchezza, che se son giusti, faranno certo la loro strada da sè.» (p. 64)

Non avrei rilevata questa strana affermazione—che suona aperta contraddizione in bocca del Cavalieri—se essa non venisse ripetuta—in buona o in mala fede—da molti uomini politici, che vanno per la maggiore e dai loro giornali.

No! non è vero che i nuovi canoni di distribuzione della ricchezza, se giusti, faranno la loro strada da sè, nè importa se la parola socialisti e socialismo ai tempi di Giorgio III non esistevano: altri ne rappresentarono l’azione equivalente e le riforme furono la conseguenza delle agitazioni popolari e di una maggiore partecipazione dei lavoratori alla vita politica, come risulta dalla citata polemica tra il Prof. Luzzatti e l’avv. Bissolati, nonchè dal libro del Thorold Rogers sulla interpretazione economica della storia d’Inghilterra.

E le grandi riforme agrarie dell’Irlanda, che tra non guari saranno completate dall’Home rule, non si devono esclusivamente ad un secolo di lotte ed anche di violenze? Che cosa avrebbe ottenuto l’Isola senza gli agitatori, senza i Feniani, senza la Land League e forse anche senza il tremendo delitto di Phoenix Park?

Nulla! La giustizia non avrebbe trovato la strada da sè; e se la violenza gliel’aprì spesso, la responsabilità dei suoi possibili danni ricade intera sui governanti e sulle classi dirigenti, che vogliono tenerla sbarrata ad ogni costo e in tutti i modi.

Da tanti anni, per non dire secoli, si conoscono i mali della Sicilia; ma quali i rimedi efficaci sinceramente apportati? Nessuno! Ebbene i contadini di Piana, di Corleone e di cento altri siti unendosi in setta, ricorrendo alla violenza se si vuole, migliorarono salari e patti agrari, mentre l’inchiesta sulla Sicilia del 1875, l’inchiesta agraria, i libri di Caruso, di Sonnino, di Franchetti, di Basile, di Villari, ecc., gli articoli di Baer e di tanti altri non cavarono, da sè pur troppo! un ragno da un buco.

COSA AVVENNE SOPPRESSI I “FASCI„

E che cosa è avvenuto non appena soppressi i Fasci e impedita la loro e proficua agitazione? I miglioramenti ottenuti scompaiono e si torna all’antico colla antica miseria eccessiva dei lavoratori. E ciò che previdi sin dallo scorso gennaio in alcuni articoli e nella prima edizione di questo libro oggi viene riconfermato dall’agitazione che rinacque in Corleone, e altrove, appena tolto lo Stato d’assedio, e ch’è tanto giusta che provoca scoppi di sdegno anche nella più autorevole stampa ufficiosa, che se la prende colla improntitudine, colla slealtà e colla ingordigia dei grandi proprietari e che invece si dovrebbe scagliare contro il governo e contro il suo proconsole cicisbeo, che ai grandi proprietari hanno prestato mano forte e della cui iniquità si sono fatti strumento.

E questa solidarietà di fatto tra governo, proconsole e grandi proprietari è tanto più mostruosa in quanto che tra gli ultimi non si è levata sin ora una voce coscienziosa, autorevole, efficace contro la propria classe e in favore dei contadini, mentre in Irlanda non mancarono landlords, che dettero l’esempio della equità e del disinteresse, come risulta dalla relazione della Commissione presieduta dal duca di Richmond e che preparò la legge agraria del 1881 di cui fu segretario un grande proprietario irlandese, il colonnello King-Harman, che si mostrò tra i più energici e convinti nel propugnare la causa dei lavoratori della terra.

Il vicino passato e gli avvenimenti contemporanei adunque, se c’è sincerità nell’on. Crispi nel promettere il miglioramento dei contadini, dovrebbero indurlo a consentire la ricostituzione dei Fasci, che prima delle sue leggi varrebbero ad infrenare il mal volere dei grandi proprietari.

SINISTRI INDIZII

Ma per quanto ciò non sarebbe altro che il rispetto puro e semplice dei diritti riconosciuti dallo Statuto, nulla fa sperare che verranno rispettate queste leggi nostre, in sè stesse tanto inferiori in liberalismo alle straniere—come osservò l’Impallomeni—e c’è tutto da temere che si perdurerà nella reazione ignominiosa e pericolosa. Certe abbominevoli liste di proscrizione a me note, le leggi antianarchiche, la loro interpretazione—di cui si ebbe già un saggio nell’applicazione retroattiva pei reati di stampa—le decimazioni tra gli elettori popolari, i numerosi arresti arbitrarî, l’avviso dato dalla questura di Palermo al barone Colnago e ad altri socialisti di astenersi da qualunque agitazione e propaganda, la proibizione dei congressi socialisti di Carpi, di Bozzolo e d’Imola e cento altri sinistri indizî confermano un tale timore.

Ben so che c’è una circolare dell’on. Crispi, che invita le autorità ad interpretare nel senso più largo e meno illiberale le così dette leggi anti-anarchiche; ma ammesso pure che egli l’abbia dettata colle migliori intenzioni del mondo, se conosce uomini e cose del suo paese deve immaginare che le sue raccomandazioni, data la qualità delle nostre autorità di pubblica sicurezza, rimarranno lettera morta.

Nè questo è giudizio avventato suggerito dalla partigianeria politica: venne formulato in termini più severi da un amico del governo, da un alto funzionario dello Stato, da un conservatore infine, qual’è il Senatore Costa nella relazione sulle stesse leggi.

Ed ora prendiamo quanto di ottimismo ci rimane in fondo dell’animo e concediamo che governo e Parlamento concordemente si mettano all’opera per dare alla Sicilia una legislazione riformatrice economico sociale, quale le occorre—e quale, del resto, su per giù occorre al resto d’Italia.—Di fronte ad una siffatta manifestazione di buona intenzione potremo dire che si sono superate le più gravi difficoltà e che si è risoluto il problema? Sarebbe strana illusione il pensarlo.

I BILANCI DELLO STATO E DEI COMUNI

Le riforme tributarie, intese ad alleviare la sorte dei contribuenti—e che sono le più urgenti—e quelle economico-sociali sopraccennate, presuppongono bilanci dello Stato e dei Comuni in condizioni tali da potere sopportare le prime; capitali a disposizione dello Stato e dei Comuni e dei privati per eseguire le seconde.

È quasi impossibile, dato l’attuale sistema tributario, pensare alla soppressione dei dazi di consumo, che maggiormente pesano sui lavoratori di fronte alla condizione dei bilanci dei Comuni (che nei medesimi spesso trovano la maggiore risorsa) e del bilancio dello Stato che attinge nella stessa sorgente di entrate.

I PROVVEDIMENTI FINANZIARII DELL’ON. SONNINO

Crescono la difficoltà dopo la votazione dei provvedimenti finanziarî dell’on. Sonnino, che hanno peggiorato le condizioni finanziarie dei Comuni, di già dissestate dalla continua diminuizione del prodotto del dazio di consumo a causa delle peggiorate condizioni economiche del paese; e i provvedimenti dell’on. Sonnino riescono esiziali ai Comuni anche per l’insufficiente abbuono ch’essi ricevono dal governo per l’abolizione del dazio governativo sulle farine, per l’avocazione allo Stato dei decimi sulla ricchezza mobile e per avere imposto ai comuni alcune spese, che per lo passato venivano sopportate dallo Stato[92].

Ho sottocchio un prospetto redatto dal Comitato permanente dal Congresso dei sindaci nel quale si notano i danni recati dai nuovi provvedimenti a centocinquanta comuni del regno; ma lasciando da parte ciò che riguarda il continente, correggendo e completando i dati del Comitato dei sindaci si avrà un’idea del danno che subiranno i Municipî dell’isola da queste sole cifre: Palermo perderà circa 600 mila lire, 200 mila Catania, 200 mila Messina, 50 mila Caltanissetta.... E il danno è tanto sicuro e grave che il presidente del Consiglio promise di occuparsene. La promessa sarà sincera, ma di dubbia realizzazione; certo è invece il danno che arreca questo ministero restauratore che continua nell’antica e cattiva politica che mira a peggiorare le condizioni dei municipî sottraendo ad essi i cespiti di entrata e addossando loro spese che prima erano dello Stato.

Andiamo avanti.

DOVE SI TROVERÀ IL DENARO

Per la istruzione, per la sicurezza pubblica, per le strade di campagna, per le case coloniche, per le acque potabili, per gli attrezzi agricoli, per le sementi, per gli animali da lavoro, per le scorte ecc. ecc. occorre denaro, denaro, denaro. Chi lo appronterà? I Comuni, lo Stato, gl’Istituti di credito, i grandi proprietari? Nessuno credo che attualmente sia in condizione di soddisfare tale primario e prepotente bisogno; meno che tutti lo Stato, il cui bilancio è in deficit minaccioso; lo Stato, cui l’on. di San Giuliano formalmente attribuisce tale obbligo; lo Stato, che non si stanca di chiedere sacrifizi ai contribuenti per riempire la botte delle Danaidi, che si chiama bilancio del ministero della guerra; lo Stato che il denaro ha saputo trovare per profonderlo sulle aride sabbie dell’Africa maledetta, lo Stato a cui non mancò il denaro per la pronta repressione dei moti di Sicilia e che forse meno ne avrebbe speso se avesse pensato alla savia e benefica prevenzione sociale!

E quale risultato potrebbe avere qualunque buona legge economico-sociale, di fronte ai mezzi finanziari che mancano per eseguirla, ci lascia indovinare il disegno di legge agraria dell’on. Crispi.

I mezzi assegnati per la sua esecuzione erano deficienti e facevano presentire che la legge agraria, come le precedenti leggi sanitaria e di pubblica sicurezza, nella parte buona e sociale che esse contenevano, sarebbe rimasta una platonica affermazione con niuna o ridicola efficienza reale.

Ma per quanto deficienti i mezzi per l’attuazione della legge agraria dove essa li attingeva? Alla cassa di soccorso per le opere pubbliche in Sicilia, alle opere pie, al quarto dei beni dell’asse ecclesiastico assegnato ai comuni dell’isola.... cioè a tutti quegli enti, che sono stati dissestati dal governo e che avrebbero bisogno di essere rafforzati e che rispondono a bisogni presenti e impellenti, come la cassa di soccorso per le opere pubbliche!

NON BISOGNA ILLUDERSI

Nelle condizioni del bilancio dello Stato e nelle generali condizioni economiche del resto d’Italia sta la maggiore difficoltà a provvedere efficacemente ai mali della Sicilia. Non bisogna illudersi: se nella maggiore isola del regno si soffre, non si sta molto meglio nelle altre e nel continente; e si può tanto meno riparare alla crisi locale in quanto che realmente la crisi è generale. E nel grido partito dalla Sicilia, che si ripercosse, sebbene debolmente, in Calabria e nelle Puglie, potrebbe ravvisarsi un salutare avvertimento: il segnale dello incendio, scoppiato in un punto ieri, ma che domani potrà divampare in tutto il regno!

Questa considerazione sulla vastità del pericolo affacciatosi da principio al di là dello stretto, dovrebbe altresì far apprezzare più esattamente la natura dei movimenti siciliani, nei quali si errerebbe di gran lunga se non si vedesse che la risultanza delle condizioni locali. Queste sono innegabili, ed hanno accelerato la esplosione e le hanno dato una impronta speciale, ma non si dimentichi ciò che i grandi proprietari della Sala Ragona avvertirono sul malessere generale; ma non si dimentichi che se in Sicilia da principio la lotta ha assunto carattere municipale, ciò si deve in gran parte alle condizioni intellettuali del popolo che la abita: i contadini e gli operai dei piccoli centri essendo quasi tutti analfabeti, non leggendo giornali e non sapendo scorgere le cause lontane e indirette delle loro sofferenze, tutte quante le attribuiscono alle amministrazioni locali e contro di esse hanno accumulati i loro risentimenti e contro di esse sfogano la loro ira. Le ingiustizie, talvolta enormi, del sindaco, degli assessori, dei consiglieri, rappresentano le ultime goccie che fanno traboccare il liquido del vaso.

Le vittime di tante ingiustizie si ribellano contro le autorità amministrative, perchè non sanno risalire più in alto per ricercare e trovare gli oppressori.

La forza delle cose adesso, o una maggiore coltura in appresso, li spingerà alla ricerca.

IL MALESSERE È GENERALE

E la ricerca farà loro apprendere che i municipî ricorrono a tasse odiose, angariche, perchè il governo centrale non ne lascia altre a loro disposizione per i bisogni della vita locale, e per soddisfare le numerose esigenze che lo Stato ha loro imposto in nome della civiltà; che il governo centrale assorbe tutte le risorse economiche della nazione, perchè spende e spande pazzamente, e talvolta disonestamente; che della denegata giustizia, degli abusi perpetrati, delle violenze subite è responsabile interamente il governo centrale, che ha lasciato impuniti i colpevoli, conoscendoli tali e che dei colpevoli spesse volte si è fatto complice.

SI DEVE PENSARE AL RESTO DELL’ITALIA

Si prendano pure e subito tutti quei provvedimenti che si credono indispensabili e particolari per la Sicilia; ma non si dimentichi che bisogna anche pensare al resto d’Italia, che soffre assai e che presto o tardi avrà anche esso le sue manifestazioni sanguinose.

Si deve mutare l’indirizzo della politica generale; si deve sopratutto pensare alla questione economica. I casi di Sicilia devono servire di monito severo: essi devono far riflettere che oggi la semplice proposta di nuove imposte è una grave provocazione.

Che sia grave il generale malessere economico che genera alla sua volta quello politico e morale, si rileva da indizi numerosi, molti dei quali sono stati raccolti e sobriamente commentati dall’illustre Comm. Bodio nella sua monografia presentata all’Accademia dei Lincei. (Di alcuni misuratori del movimento economico in Italia. 2. Ed. 1891)[93] Infatti da alcuni anni diminuiscono i consumi e aumenta la emigrazione, aumentano o rimangono stazionarie le alte cifre dei reati e rimangano parallele quelle dell’analfabetismo, si chiudono le officine, si moltiplicano i fallimenti, si consumano i risparmi, o rimangono inoperosi nelle casse pubbliche, paurosi di avventurarsi in qualsiasi intrapresa di cui si vede quasi sicuro l’insuccesso, diminuisce a miliardi la ricchezza nazionale, e mentre si pensa ad aumentare pazzamente le imposte, lo stesso ministro del tesoro è costretto a confessare che quelle esistenti renderanno nel corrente anno finanziario circa 30 milioni meno del previsto. Si potrebbero avere più evidenti i segni dello esaurimento della economia pubblica?

CAUSE DI ESAURIMENTO ECONOMICO

Se si vogliono rintracciare le cause di questo esaurimento l’impresa riesce agevole: si sono spesi molti miliardi in armamenti senza riuscire a dare all’Italia un esercito ed una flotta corrispondente ai sacrifizî fatti, come dichiarò l’on. Crispi in uno dei suoi scatti di sincerità; si sono sperperati tanti altri miliardi, in soverchi lavori pubblici ed autorizzando i più gravi sospetti di corruzione, per non dire di furti ingenti, come risulta dai discorsi e dalla relazione sui lavori pubblici pel bilancio 1894-95 dell’onorevole Brunicardi, da una relazione dell’on. Carmine, da una interrogazione dell’on. De Bernardis e dagli stessi discorsi dell’on. Saracco ministro dei lavori pubblici; si può infine garentire in generale che il tenore di vita dello Stato, delle Province, dei Comuni, dei privati adottato e sviluppato dal 1860 in qua non è stato e non è menomamente proporzionato allo incremento della ricchezza; d’onde un disquilibrio nel bilancio della nazione e dello stato tra le entrate e le spese; e gli sforzi persistenti, direi quasi feroci del secondo per provvedere a sè premendo con tutta la sua forza sulla seconda ed assorbendone rapacemente tutte le risorse sino alla usurpazione del necessario.

CHE COSA DICONO I CONFRONTI STATISTICI

I confronti statistici tra le nostre condizioni economiche e quelle degli altri Stati ci dicono perchè da noi il risentimento e il malumore sono più vivi che altrove e più vicino, anzi imminente, sembri uno scoppio, e i confronti statistici tra i bilanci europei ci somministrano del pari la ragione per cui risentimento e malumore in Italia a preferenza si acuiscono contro il governo, anzichè indurre come in altri paesi alla rassegnazione, considerando le sofferenze come circostanze fatali di cui non si potrebbe facilmente assegnare la responsabilità a chicchessia[94].

CONSEGUENZE INESORABILI

Le conseguenze di siffatte premesse sono chiare, inesorabili: bisogna mutare l’indirizzo nella cosa pubblica non solo rispetto alla Sicilia, ma relativamente all’Italia tutta, bisogna mutare la politica doganale, la politica tributaria, la politica africana, la politica militare, e la politica estera, che su tutte le altre preme e sopratutto si percote sulla politica interna. La necessità di mutare s’impone, perchè come dice l’on. E. Giampetro: «oramai il dilemma sembra messo nettamente: o un governo avrà il coraggio di trasformare radicalmente tutto ciò che sinora si è fatto, o il paese farà da sè una completa demolizione di tutto ciò che in politica esiste.» (L’Italia al bivio, Roma 1894)

ANALOGIE CO’ CASI DI FRANCIA

I segni precursori di questa demolizione che principia non mancano e presentano una grande analogia con quelli che nel secolo scorso precedettero lo scoppio tremendo della rivoluzione francese.

Si legga l’Ancièn règime di Tocqueville e di Taine e si vedrà che in Francia prima del 1789 come in Napoli, nelle Puglie, in Sicilia nel 1893 e nel 1894 si sente che c’è un popolo in rivoluzione latente, che aspetta l’occasione per irrompere; che questo popolo manca ancora di organizzazione e di capi, non avendo più fiducia in quelli che hanno l’autorità legale. Anche allora si gridava: «Pane, non tasse non cannoni!» ch’è il grido del bisogno, dice Taine, e il bisogno esasperato irrompe e va avanti come un animale inferocito. E i magazzini scassinati, i convogli di cereali arrestati, i mercati saccheggiati.—E si grida: abbasso l’ufficio del dazio! E le barriere sono infrante, gl’impiegati vinti e scacciati.... E si danno al fuoco i registri delle imposte, i libri dei conti, gli archivi dei comuni... e si fa tutto al grido di Viva il Re!»[95]

La scena descritta dal Taine per Bignolles e per altri siti non sembra la fotografia di ciò che è avvenuto a Valguarnera, a Partinico, a Monreale, a Castelvetrano, a Ruvo, a Corato? Eppure i contadini di Sicilia e di Puglia non sanno e non conoscono cosa sia la rivoluzione francese, i cui preludi imitano e ripetono.

Non basta ancora; l’analogia continua più grande che mai sulle cause che accelerano la catastrofe in Francia e che potranno accelerarla adesso in Italia. Si disse dei gravissimi imbarazzi in cui si dibatte il nostro paese e Gomel ha messo stupendamente in evidenza le cause finanziarie della rivoluzione Francese.

Qualche piccola inversione nell’ordine degli avvenimenti vi potrebbe essere; quando Joly de Fleury si decise all’aumento delle imposte i Parlamenti di Francia protestarono e invocarono la riunione degli Stati Generali. Noi non abbiamo assemblee che per la storia si rassomiglino ai Parlamenti francesi, ma abbiamo una Camera dei Deputati, che dovrebbe equivalere agli Stati Generali, che sotto l’incubo dello scioglimento ha approvato le imposte proposte dall’on. Sonnino, e che potrà essere disciolta se non farà quell’ultimo sforzo che si chiama ultimo per ischerzo, ma ch’è sempre seguito dalla domanda di un altro.

SI ASCOLTEREBBE IN ITALIA UN TURGOT?

Chi può garentire che in Italia non si cominci da uno scioglimento mentre in Francia si cominciò da una convocazione? E qualche altra differenza ci sarebbe ancora nei protagonisti del prologo. L’Italia da alcuni anni ha visti i Maurepas, i Vergennes, i Calonne, i Brienne, i Joly de Fleury ed anche i D’Ormesson; l’Italia potrà anche trovare il suo Necker; ma in tanta decadenza indarno cerca un Turgot! Dov’è il ministro che dica coraggiosamente al Re ch’è impossibile ogni ulteriore accrescimento delle imposte; che prestiti non se ne possono fare più; che la salvezza è nelle economie e nelle riforme?

E tutto ciò disse Turgot al buon Luigi XVI; ma non fu ascoltato!

Lo sarebbe adesso in Italia?

Nessuno può dirlo; ma tutti devono riconoscere che gli avvenimenti incalzano e che la scintilla partita dalla Sicilia, che nell’arte, nella coltura, nella organizzazione sociale, in tutto, si trova—come direbbe Giuseppe Ferrari—in ritardo di fronte alle fasi di sviluppo percorse dalla Francia e da altre regioni dell’alta Italia, che sentirono l’alito della rivoluzione francese; quella scintilla, ove non si provveda in tempo, potrà, varcando lo stretto, far divampare l’incendio nel resto d’Italia.

UN VOTO ARDENTE

Comunque, se insipienza di uomini di governo o fatalità di cose vorranno che gli avvenimenti non abbiano quel corso pacifico ed evolutivo, che dev’essere vagheggiato da quanti conoscono i danni e gli orrori delle cruente rivoluzioni, io faccio voti ardenti pel bene del mio paese che il grido: «morti a li cappedda» non possa acquistare quella triste celebrità che al di là delle Alpi acquistò il grido: «les aristocrates à la lanterne!»

FINE

NOTE:

[82] Una lunga serie di riforme di ogni specie enumerò l’onorevole Marchese di San Giuliano e quasi tutte sono accettabili da chi pur essendo socialista convinto, non crede di potere arrivar in un fiat alla trasformazione totale dell’attuale ordinamento politico ed economico. Vedremo più innanzi se le proposte furono fatte sul serio.

[83] Qualche cosa è giusto si dica è stata fatta colla legge del 23 luglio 1894.

[84] Delle riforme amministrative più opportune e più urgenti mi occupai dal 1882 nel libro: Le istituzioni municipali—presso Remo Sandron, Palermo L. 3.

[85] L’anonimo citato del Giornale degli economisti, ch’è piuttosto conservatore anzichè radicale non solo afferma vigorosamente la necessità di ordinamenti diversi nelle diverse regioni d’Italia, ma arriva a formulare la proposta della libertà doganale da sperimentarsi limitatamente alla Sicilia, e alla Sardegna, perchè crede che la forma insulare di quelle due regioni si presti alla prova. E ciò tanto più in quanto che la Sicilia e la Sardegna sono state tra le più danneggiate regioni del regno colle tariffe doganali generali del 1887—contro le quali mi onoro aver fatto il mio primo discorso alla Camera dei deputati, nel Gennaio 1891.

[86] Ho fatto i nomi dei membri della Commissione perchè si vegga come e quanto in Italia, tra i deputati, fatti e parole concordino. Invero per quanto lo avessi temuto e preveduto rimasi oltremodo addolorato dal contegno dell’onorevole Di San Giuliano, che dimenticando tutte le belle cose scritte nel citato libro sulle Condizioni della Sicilia, si schierò della parte dei latifondisti, che volevano la conservazione dello Statu quo e che confidavano ancora nella libera iniziativa dei medesimi latifondisti!

[87] Tra i pochi che si mostrarono favorevoli al principio del disegno di legge dell’on. Crispi sento il dovere di ricordare l’on. Nasi.

[88] La somiglianza tra le idee sostenute da me in seno alle Commissioni dei Deputati Siciliani col principio cardinale della legge Crispi fece credere ad alcuni, che io fossi stato l’autore principale di quest’ultima, come venne telegrafato a qualche giornale di Sicilia. Ciò che non è affatto vero.

[89] Il progetto sull’ordinamento dei dominî collettivi nelle provincie dell’ex-Stato pontificio venne presentato nella seduta del 20 febbraio 1893 e porta le firme degli on. Tittoni, Zucconi, Garibaldi, Pugliese, Fani, Zappi, Colajanni Napoleone, Suardi Gianforte, Gamba, Comandini, Rava, Tasca Lanza, Torlonia e Sacchetti. Fu svolto e preso in considerazione nella seduta del 7 febbraio 1894. L’on Tittoni fu eletto relatore della Commissione ed ha presentato testè alla Camera dei deputati una pregevolissima Relazione sul disegno di legge, inteso a disciplinare l’esercizio dei dominii collettivi nelle provincie ex pontificie e nell’Emilia. Se nel lungo dibattito ch’ebbe luogo alla Camera, nel 1888, circa l’abolizione delle servitù prediali in quelle provincie, Governo e Commissione avessero accettato l’emendamento all’art. 9 proposto e vivamente sostenuto dall’on. Pantano—con cui nella maggioranza dei casi si conferiva agli utenti la preferenza dello svincolo, e si chiedeva per lo meno venisse loro riconosciuto, come si riconosceva in senso inverso ai proprietarii, il diritto di pagare un canone e godersi il fondo in natura tutte volte che l’interesse e i diritti degli utenti fossero in prevalenza su quelli dei proprietarii—; noi avremmo avuto oggi in quelle provincie una congerie di dominii collettivi ben più vasta e ricca di quella, già per importante, illustrata dall’on. Tittoni. Anche l’on. Andrea Costa appoggiò quell’emendamento e prese parte a tutta la discussione, come vi presero parte, con decisa simpatia pei diritti degli utenti e per l’utilità dei dominii collettivi, parecchi altri egregi oratori politicamente più che temperati.

La commissione dei deputati siciliani si chiarì favorevole agli sperimenti di proprietà collettiva e di cooperazione nei demanî comunali.

[90] Tolgo queste cifre dall’opera citata dell’Alimena (I limiti e i modificatori dell’imputabilità p. 321 e 322); il quale, a rincalzare sempre più l’influenza del fattore economico sulla delinquenza, ha messo pure in rapporto le liti coi delitti. Procedono parallelamente le une e gli altri in Sicilia e in Sardegna: perciò il chiarissimo scrittore cosentino al Ferri, che aveva affermato non esservi notevoli differenze tra le singole regioni d’Italia chiede: «dinanzi a questi fatti, potrebbe ripetere che le condizioni sociali dell’Italia settentrionale non differiscono molto da quelle dell’Italia meridionale?»

Si hanno poi i dati numerici del malessere maggiore in Sicilia di fronte alle altre regioni d’Italia in queste altre cifre:

Quota per abitante di
  Ricchezza Dazio di consumo Sovrimposta sui terreni
SiciliaL. 1,471L. 6,76L. 1,63
Piemonte2,7463,714,03
Lombardia2,4003,275,35
Veneto1,9352,425,45

«E anche va notato che i dati della ricchezza per abitante e per regione si riferiscono ad un quinquennio (1884-1889) di eccezionale prosperità sopratutto in Sicilia. La crisi sopravvenuta dopo, ha certamente arrestato e retrocesso lo sviluppo della sua ricchezza proporzionalmente più che sulle regioni del Nord, per effetto della politica economica, più specialmente lesiva del mezzogiorno. Ma pure restando per larghezza di concessione, ai dati del Pantaleoni, il dazio consumo, che in Sicilia è quasi il doppio che in Piemonte, mentre la ricchezza ne è la metà, esercita nell’isola una pressione tributaria almeno quattro volte maggiore. Invece la sovrimposta sta ad un limite di poco inferiore a quello, che potrebbe ancora raggiungere in vista della ricchezza rispettiva; mentre le altre imposte (valor locativo, tassa famiglia bestiame, vetture e domestici) sono già in cifra assoluta per abitante più gravose pel contribuente siciliano. Questi dati permettono due considerazioni: 1º che il sistema delle imposte comunali in Sicilia esercita una pressione maggiore che nel continente; 2º che la ripartizione del carico tributario locale è fatta tutta a danno dei contribuenti, che pagano imposte indirette». (L’Insurrezione siciliana nel Giornale degli Economisti. Febbraio 1894).

[91] In Giugno dopo i fatti dolosi del Dicembre ’93 e Gennaio ’94—quando i zolfatari di Grotte fecero una dimostrazione furono suonati due squilli di tromba ed intimato lo scioglimento dell’assembramento; ma quei disgraziati rimasero immobili gridando: «Sì, ammazzateci! vogliamo morire, giacchè i nostri figli provano la fame!» Si evitò una catastrofe per la prudenza del delegato. Sulla crisi zolfifera ho pubblicato due lunghi articoli nella Riforma Sociale del Nitti. In un terzo ed ultimo mi occuperò dei possibili rimedi.

[92] Pare impossibile, ma pure è vero, che alcuni grossi comuni dell’isola hanno cominciato a violare le prescrizioni relative alla misura del dazio sulle farine; e la legge non è votata che da pochi mesi!

[93] Questi dati vennero completati e aggravati nei discorsi pronunziati sul bilancio della guerra e sui provvedimenti finanziari dagli on. Carmine, Colombo e da me alla Camera dei deputati in maggio e giugno 1894.

[94] Il bilancio della Francia, dice il Vivante, è il prodotto dei fasti e delle avventure dell’impero, delle catastrofi del 1870, dello sperpero demagogico della repubblica, di costose recenti imprese coloniali, delle imperiose esigenze di una triplice difesa—i Vosgi, le Alpi ed il Mediterraneo—e malgrado questo sciagurato concorso di fattori disastrosi, esso è intrinsecamente migliore del nostro.

Il bilancio della Francia è il doppio del nostro: ma la ricchezza pubblica della prima essendo quattro volte maggiore della nostra si comprende che la pressione tributaria in Italia sia assai più grave che nella vicina repubblica.

La cifra complessiva delle spese intangibili e militari nel nostro bilancio rappresenta una percentuale superiore a quella che si riscontra nel bilancio di tutti gli altri Stati; supera del 6 e 1/2 % quella del bilancio francese. Lo stesso può dirsi facendo il paragone tra il bilancio nostro, il nostro reddito patrimoniale e il nostro reddito nazionale. Il bilancio nostro in rapporto al reddito patrimoniale supera 23 % quello francese e del 7 1/2 % pel reddito nazionale. Di più: «in tutti gli altri Stati di Europa, ad eccezione della Spagna (e dell’Austria in minime proporzioni) hanno la totalità del loro debito pubblico all’interno. Il Tesoro riversa dunque nel paese tutto il prodotto delle imposte; da noi ciò non è il caso. I 200 milioni circa che rimettiamo all’estero è denaro definitivamente perduto e sottratto dal reddito nazionale con doppio danno economico e monetario. Inoltre, in Austria, in Francia, in Inghilterra e più ancora in Germania lo sviluppo dei bilanci militari fu connesso ad uno sviluppo corrispondente delle industrie relative, che non solo forniscono allo Stato tutto ciò che gli abbisogna, ma esportano l’eccedenza dei loro prodotti all’estero. L’Italia non basta a sè stessa!» (Felice Vivante. Il nostro bilancio. Roma 1894.)

[95] Filippo Cordova—nel più volte citato discorso—sin dal 1863 trovò delle analogie tra i casi di Sicilia e i casi di Francia.


CATALOGO

DI

SCIENZE SOCIALI E POLITICHE

DELLA

Libreria Editrice REMO SANDRON

PALERMO

Opere di Scienze Politiche e Sociali

Albertin L. La questione delle otto ore di lavoro. Un vol. in-8, pag. 116, Torino 1894L. 2 50
Alongi G. La camorra. Studio di sociologia criminale. Un vol. in-8, pag. 237, Torino 18904 50
Aspres (Des) G. Un peuple exproprié. (Études sociales). Un volume in-18 jesus, Parigi 18924 —
Avogadro A. Per la pace fra capitale e lavoro. (Esperimenti e risultati). In-16, p. 264, Como 18932 50
Backhaus. Allen die Erde! Kritisch-geschichtliche Darlegungen zur sozialen Bewegung. Un volume in carta tela in-16, Lipsia 18944 50
Bastiat F. Sofismi economici, voltati in italiano da F. Perez. Un vol. in-16, pag. 256, Firenze 18711 70
—— Sofismi economici, versione italiana di Enrico Zezon. Un vol. in-16, pag. 200, Napoli 18481 25
Baudrillart H. La libertè du travail, l’association et la démocratie. Un vol. in-184 —
Bebel A. La Donna ed il Socialismo. La Donna nel passato, nel presente e nell’avvenire. Un vol. in-16 gr., pag. 476, Milano3 50
Bellamy E. Nell’anno 2000-Looking Backward. Racconto americano. Versione di. G. Oberosler, con un Post-scriptum ed un Dizionario economico-sociale. Un vol. in-16, Milano 18921 —
Bérnard Th. N. Le socialisme d’hier et celui d’aujourd’hui. Un vol. in-183 —
Benoist. Ch. La Politique. Un vol. in-8, rileg. in tela inglese4 50
Berardi D. Le funzioni del governo nell’Economia sociale. Un vol. Firenze5 —
Bissolati L. La lotta di classe e le “alte idealità„ della borghesia. (Polemica col Prof. Luzzatti)— 25
Bleibtreu. Massenmord (Eine Zukunftsschlacht). Un vol. in-32, con copertina illustrata, Lipsia 1894 1 50
Block Maurice. Le quintessence du socialisme de la chaire. Brochure in-81 15
Böhmert V. La partecipazione al profitto. Ricerche sui salari e profitti con prefazione del Deputato Luigi Luzzatti. Un volume in-8, pag. 4707 —
Borin-Fournet. La societé moderne et la Question sociale. Un vol. in-8, Parigi 18944 —
Casaretto P. P. Influenze reciproche tra Movimento operaio. Produzione e ricchezza. Un volume in-8, Torino 18934 —
Cencelli Berti A. La proprietà collettiva in Italia. Le origini. Gli avanzi. L’avvenire. Un volume in-8, Roma1 50
Chialvo A. Il libretto colonico o il connubio fra capitale e lavoro nella colonia toscana. 2ª ediz., in-8, Torino1 50
Ciccotti E. Socialismo di Stato e socialismo democratico.— 20
Cimbali G. Il diritto del più forte. Saggio di scienza sociale e giuridica. Torino4 —
Colajanni D.r Napol. (Deputato al Parlamento). Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause. Eleg. volume in-18, di circa pag. 500, Palermo 18942 —
—— Istituzioni municipali. Cenni ed osservazioni. 1 vol., di pag. 340, Piazza Armerina3 —
Conferenza di Berlino. (Atti della) Regolamentazione internazionale del lavoro, tradotti ed annotati da Michele Ricciardi con prefazione di Francesco S. Nitti. Un vol., in-16, pag. 500. Napoli 18902 50
Contento Aldo. La teoria del Salario nel concetto dei principali economisti. Un volume in-16. pag. 374. Milano 18943 —
Courcelle Seneuil N. La liberté et le socialisme. Un vol. in-89 —
Courtois Alph. fils. L’anarchisme thèorique et le collèctivisme pratique. Un vol. in-322 25
Criconia D. G. Lo Stato, la Chiesa e la Scienza, relativamente alla Questione sociale2 —
Critica Sociale (La). Rivista quindicinale del socialismo scientifico, diretta da Filippo Turati.—Abbonamento annuo per l’Italia L. 8 — Semestre L. 4 — Trimestre 2 —
Cusumano V. Saggi di Economia politica. Un volume in-16, pagine 1502 —
—— Le scuole economiche della Germania in rapporto alla Questione sociale. Un vol., in-8, Napoli5 50
D’Abzac. La quèstion sociale. Un proget de rèforme. Un vol. in-8 3 50
Dameth M. H. Les bases naturelles de l’économie sociale. Un vol. in-183 —
—— Le mouvement socialiste et l’economie politique. Resumè du cours public fait a Lion sous les auspices de la Chambre de Commerce et de la Societé d’Economie politique. Un vol. in-161 15
—— La quèstion sociale. Un vol. in-181 40
Danesi A. G. Socialismo e migliore avvenire dell’operaio. Opuscolo in-16º, pag. 19, Mistretta 18941 —
Dauby. Des grèves ouvrieres. Un vol. in-183 50
De Amicis Edm. Lavoratori alle urne! Un opusc. in-16º — 20
—— Sulla Questione sociale. Conferenza. Una brochure, in-8— 50
De Luca F. I “Fasci„ e la questione siciliana— 20
Denayrouze G. Le socialisme de la Science, essai d’économie positive. Un vol. in-83 —
Depasse H. Transformations sociales. Un volume in-12, Parigi 18944 —
Desjardins A. La liberté politique dans l’Ètat moderne. Un vol., in-8, Parigi 18948 75
—— Il dovere presente. Un vol. in-8, Roma 1894 1 —
Didon. Indissolubilitè et divorce. Un volume in-16, p. 236, Parigi4 —
Di Fratta P. La socializzazione della terra (Studio sui demani)— 25
Diritto (Pel) del più forte: polemica con la Critica Sociale, in-8, pagine 601 —
Donnat L. La politique expèrimentale. Un volume di 504 pagine, in tela inglese6 50
Dubois. F. Le peril Anarchiste. Un volume in-18. di pagine 300 con 70 illustrazioni e documenti, Parigi 18944 —
Dunoyer Anatole. Organization de l’Association internationale des Travailleurs. Brochure in-81 15
Durkheim. Les règles de la metode sociologique. Un vol. in-12, Parigi 18952 80
Dynamite et Dynamiteurs. Descriptions des engins anarchistes. Un opuscolo in-8, con 15 figure, Parigi 1894 1 15
Ellero P. La Sovranità popolare. Un volume in 8, pag. 440, Bologna 1886 9 —
—— La questione sociale. Un volume in-8, pag. 440, Bologna 18899 —
—— La tirannide borghese. Un vol. in-8, pag. 672 10 —
—— La riforma civile. Un vol. in-8 gr. Torino7 —
—— Scritti politici. Un vol. in-8º gr. Bologna4 50
Engels F. Socialismo utopistico e socialismo scientifico— 25
Ferri E. Socialismo e Scienza positiva (Darwin-Spencer-Marx). Un vol. in-8, pag. 170, Roma 18941 50
Filadelfio. Socialismo. Un opusc. in-8, Milano 1894 0 70
Fiorese S. Il Socialismo di Stato nella ragione e nella vita odierna. Un volume, in-8, pagine 244, Bologna 1888 5 —
Fisichella S. F. Il divorzio, osservazioni critiche. In-8, pagine 104, Messina 3 —
Fontanelli C. Manuale popolare di economia sociale. Un vol. in-16, Firenze2 —
Fornasari di Verce E. La criminalità e le vicende economiche d’Italia dal 1873 al 1890. Con prefazione di Cesare Lombroso. Un vol. in-8 grande, di pag. 260, Torino 18946 —
Fourier C. Opere scelte. Prima traduzione italiana di G. Pozzi. Un vol. in-16, pag. 265, Roma 1894 1 —
Fragapane S. Contrattualismo e Sociologia contemporanea. Un vol. in-8 gr. Bologna5 —
Frigieri Prof. Cav. A. Il Socialismo. Dialoghi. Un vol. in-16, di pag. 105, Palermo 18941 20
Gabelli A. Il Mio ed il Tuo, conferenze popolari. Un vol. in-16, pag. 80, Milano1 —
Galletti B. Il socialismo innanzi al libero esame. Un vol. in-8, Palermo1 —
—— Monitorio d’occasione per il 1. Maggio 1893 0 50
Garin. L’anarchie et les l’anarchistes. Un vol. in-18 4 —
Garnier J. Du principe de population. Un volume in-16, pag. 380, Parigi4 —
George H. Fortschritt und Armut1 60
—— La condizione dei lavoratori (a proposito dell’Enciclica di Leone XIII). Un vol. in-8, Torino2 25
Giampietro E. L’Italia al bivio. Un opusc. in-8, p. 135, Roma 1894 2 —
Gimenez A. E. I fanciulli operai. Studio sulla quistione sociale. Un vol. in-16, pag. 160, Torino 1879 3 —
Gnocchi-Viani O. e A. C. Delle Camere del Lavoro in Italia — 25
Gobbi U. Il lavoro e la sua retribuzione. Studio sulla questione sociale. Un vol. in-16, Milano2 —
Godin M. Solutions sociales. Le même. Un vol. in-18 6 —
—— Le gouvernement, ce qu’il a été et ce qu’il doit être et le vrai socialisme en action. Un vol. in-89 —
Gonetta G. La donna e l’emancipazione. Studio intimo-sociale. Quinta edizione riveduta e notevolmente ampliata. Un vol. in-16, pag. 160, Milano 18942 50
Gramantieri P. La Guerra e il Socialismo nel Futuro. Un vol. in-16, pag. 180, Messina 18942 50
Granata L. Il giudizio dei probiviri, osservazioni e studi sulla legge 15 giugno 1893. Un volume in-8 grande, Messina2 —
Graziani A. Le idee economiche degli scrittori Emiliani e Romagnoli sino al 1848. In-45 —
—— Di alcune questioni relative alla dottrina del salario 2 —
Guarnieri L. Radicali e socialisti dell’avvenire in Italia. Un opusc. in-8, pag. 560 30
Guccia Giuseppe. Confutazione del Socialismo di Marx Nordau nell’interesse delle Classi lavoratrici. Un volume in-8, pag. 112, Palermo 1894 1 25
Guerra (La) e lo Stato sociale. 2 ediz. In-32., pag. 180, Roma 1894 — 50
Gumplowicz La lutte des races. Recherches sociologiques. Tradution de M. Charles Baye. Un vol. in-8 cartonato, Parigi 1894 10 50
Guyot Ives. La Tirannide socialista. Traduz., pref., e note di F. Ciotti. Un elegante volume in-18. pagine 320. Palermo 1894. 1 50
Guyot Y. I principî dell’89 e il Socialismo. Traduzione con note e appunti di Biagio La Manna. Un vol. in-18, di 350 pagine, Palermo 1894 1 50
—— La Science économique. Un vol. di 474 pagine con 56 figure grafiche, legato in piena tela inglese. 6 50
—— Ètudes sur les doctrines sociales du Christianisme: avec une preface et un appendice. Un vol. in-12, pagine 405, Parigi4 —
Hertzka. Un voyage à Terre-libre. Coup d’œil sur la societé de l’avenir, avec une introduction de T. De Wyzewa. Un vol. in-18 jesus, Parigi 18944 —
Howell G. Le passé et l’avenir des Trade-Unions. (Trade-Unionism new and old) traduct. et pref. par Le Cour Grandmaison. Un volume rilegato in tela inglese. Parigi 1894 10 —
Hubbard G. Saint Simon, sa vie et ses travaux, suivis des fragments des plus célèbres écrits de Saint Simon. Un vol. in-18 3 50
Jewons W. S. La moneta ed il meccanismo dello scambio. Un vol. in-8, pag. 349 6 —
Jona G. La rappresentanza politica. Un volume in-8 gr., pag. 340, Modena 18936 50
Kautzky C. Socialismo e malthusianismo4 —
Kennan G. Rivelazioni sulla Siberia. Traduz. dall’inglese di S. Fortini-Santarelli. Due volumi, in-16. Città di Castello 5 —
Kuliscioff Dott. Anna. Il monopolio dell’uomo. (Studio sulla questione femminile), 2ª ediz— 50
La borghesia fuori della legge. (Discorsi dei deputati socialisti alla Camera, 23 febbraio, 1 e 2 marzo 1894) — 20
Lafargue P. Il materialismo economico di Marx. — 25
—— L’evoluzione della proprietà dalla barbarie alla civiltà. (In corso di stampa)
—— Il Capitale—Estratti—(Vedi Marx C.)
La Loggia Enr. Teoria della popolazione. Un vol. in-8, pag. 64, Bologna 18932 50
Lazare B. L’antisemitisme, son istorie, et ses causes. Un vol. in-18 jésus. Parigi 1894 4
Lepetit I. Il Socialismo. Saggi. Un vol. in-8. Milano 3 50
Leroy-Beaulieu. Le collectivisme. Examen critique du nouveau socialisme. 2e Edition, revue et augmentée d’une préface. Un vol. in-89 —
Letourneau Ch. La Sociologie d’après l’Ethnographie. Un vol. di 598 pagine, legato in piena tela inglese 6 50
Levi avv. Giulio G. Lavoro e Libertà. Trattato popolare di scienza economica, politico-sociale. Due vol. in-16 gr. di pag. 670 circa, Torino7 —
—— Catechismo sociale-politico. (Estratto del vol. II dell’opera “Lavoro e Libertà„ Un opuscolo in-16 gr., pag. 32, Torino 1894— 20
Lombroso C. L’antisemitismo e le scienze moderne. Un vol. in-16, pagine 150, Torino 18942 —
—— Gli anarchici. Un vol. in-8, Torino 18941 50
Lustrac (De). Christianisme et socialisme. Un vol. in-18 3 50
Luzzi U. La donna e la lotta per l’esistenza. Studio sulla Questione sociale. Milano, in-162 —
Malon B. Il socialismo. Compendio storico, teorico pratico. Un vol., in-16, pag. 325 con ritratto, Milano 1894 2 50
—— La terza disfatta del proletariato francese. 2 vol. in-16, pag. 241. Milano 1894 0 80
Marescotti Ang. Il Socialismo, temperamento, forza, assiomi e temperamenti suoi, note con una lettera di Olindo Guerrini. Un vol. in-16, Bologna 2 —
Margani Ortisi A. La giustizia sociale. Esame critico del malessere economico e morale del popolo italiano e della questione sociale. Un vol. in-8, p. 238, Catania 18942 —
Mariano. L’individuo e lo Stato nel rapporto economico e sociale3 50
Mario Withe J. Le Miniere di zolfo in Sicilia. Un opuscolo in-8, Roma 1 50
Martuscelli E. Le società di mutuo soccorso e cooperative. Un vol., Firenze 4 —
Marx C. Il Capitale, Estratti di Paolo Lafargue, con introduzione critica di Vilfredo Pareto, ed una Contro-Introduzione di Paolo Lafargue. 2.ª ediz. Splendido vol. in-24. pag. LXXXV-240, Palermo 1895 2 —
Marx C. Capitale e salario— 25
—— Discorso sul libero scambio con proemio di F. Engels— 20
—— e Engels F. Manifesto del partito comunista— 25
Masè Dari E. Il socialismo (Bibl. del Cittadino) 0 50
—— Lo sciopero nell’economia e nelle leggi (Bibl. del Cittadino) 0 50
Massarani T. Come la pensava il D.r Lorenzi. Confidenze postume di un onesto borghese. Un volume in-8, di pag. 360, Roma 1894 3 50
Menger. Il diritto civile e il proletariato. Un vol. in-8º. Torino 18944 50
Michaelis. Ein Blik in die Zukunft. Eine Antwort auf: Ein Ruckblick von Bellamy. Un volume in-16, (Collez. Reclam) — 40
Minghetti M. Della economia pubblica e delle sue attinenze colla morale e col diritto. Libri cinque. 2ª edizione. Un volume, Firenze4 —
Molinari (de) G. Les bourses du travail. Un volume in-8. Parigi 1894 4 50
Montanari A. Elementi di economia politica, 4ª edizione nuovamente riveduta ad uso delle scuole. Un vol. in-8. pag. 548, Padova 5 —
Montry (De) Albert. Quéstions sociales. Conferences. Un vol. in-8 3 —
Morpurgo C. La Statistica e le Scienze sociali. Un vol. con quattro tavole, Firenze 1894 4 —
Naudier. F. Le socialisme et la Revolution sociale. Etude historique e philosophique. Un vol. in-18, Paris 18944 —
Nitti F. S. L’ora presente. Un volume in-16. pag. 76, Torino 18931 —
—— La popolazione ed il sistema sociale. Un volume in-8, pag. 212, Torino 1894 3 50
—— Studi sul Socialismo contemporaneo. Il socialismo cattolico, 2ª ediz. Un vol. in-8 gr., Torino 1893. 4 —
Nordau Max. Le menzogne convenzionali della nostra civiltà. Un vol. in-16 gr., pag. 434, Milano 1885 5 —
Novicow. Les gaspillages des sociétés moderne et la question sociale. Un vol. in-8, Parigi 1895 5 75
O.... Le contrat démocratique. Un volume in-16 jésus, Parigi 1894, 1 75
Oberti E. Riforme tributarie. Imposta progressiva. Riduzione di quote minime. Un vol. in-8, Torino 1894, 2 50
Ollivier E. Solutions politiques et sociales. Un volume in-18, Parigi 1894, 4 —
Petrone J. La terra nella odierna economia capitalistica. Studi di sociologia economica. Un fascicolo in-8 di pag. 130, Roma 1893, 1 —
Petrucci G. La questione sociale in Sicilia: diagnosi e cura. Un opuscolo in-16, pag. 48, Roma 1894, 1 —
Pinchia. Opuscoli politici ed economici, 2 —
Pioger. La vie sociale, la morale et le progres. Un vol. in-8, Parigi 1893, 5 75
Pisacane C. Saggio sulla rivoluzione, con prefazione di Napoleone Colajanni. Un vol. in-16, di pag. VIII-271, Bologna 1894, 2 —
Polacco V. La questione del divorzio e gli Israeliti in Italia. Un vol., in-16, Verona 1894, 1 —
Pompery (De) V. Le dernier mot du Socialisme rationnel. Un volume in-18 jésus, Parigi 1894, 2 35
Ponzoni. Imposte e questione sociale. Un fascicolo in-8, Milano, 1 —
Provenzano Palazzo N. Le presenti condizioni sociali in Sicilia. Un opuscolo in-8, Palermo 1894, 1 —
Quetelet D. Du système social et des lois qui le regissent. Un vol. in-8, 7 —
Rabbeno A. Il contratto di mezzadria. Un vol. in-16, pag. 206, Torino 1881, 2 50
Rae O. Il socialismo contemporaneo, trad. di A. Bertolini, con un cenno sul Socialismo in Italia. Un volume in-8, pagina XCVI-495, Firenze 1889, 5 —
Reforme (La) religieuse et sociale et l’esprit nouveau par un Catholique. Un vol., pag. 376, Paris 1891, 3 50
Reich E. Die bürgerliche Kunst und die besitzlosen Volksklassen. Un volume in-16, Lipsia 1894, 3 —
Resoconto del primo Congresso delle Camere del Lavoro: Parma 1893, — 30
Reybaud L. Etudes sur les réformateurs ou socialistes modernes. 7e Édition revue, corrigée staugmentée d’une Etude sur Anguste Comte et d’une autre Etude sur les Mormons. Due vol. in-18 8 —
Ricca Salerno G. Sulla teoria del Capitale. Un volume in-16, pag. 150, Milano 2 50
—— L’imposta e le forme tributarie di alcuni stati Europei. Una brochure in-8, pag. 27, Palermo 1 —
Richter E. Dopo la vittoria del socialismo. 7ª edizione. Un vol. in-16, pag. 212, Milano 1894 1 —
Riforma Sociale (La). Rassegna di scienze sociali e politiche. Direttori: F. S. Nitti e Luigi Roux. Esce ogni 15 giorni in fascicoli di 80 pagine in-8, cad. fasc.      1 25
Abbonam. per l’Italia, anno L. 20 — Semestre L. 10.
Rinnovamento politico-amministrativo (Il). Direttore: Dr. Edoardo Pantano. Esce una volta al mese in fascicoli di pag. 96, in-8, cadun fascic. 1 25
Romano-Catania G. Sul comunismo. Notizie storiche. Un opuscolo in-8, pag. 80, Palermo 1892 1 50
Rossi A. L’agitazione in Sicilia. A proposito delle ultime condanne. Un vol. in-16, pag. 130, Milano 1895. 1 —
Rousseau J. J. Contrat social ou Principes de droit politique. Un vol. in-16, pag. 512, Parigi 3 50
Salvioli Prof. G. Il passato e l’avvenire della lotta di classe in Inghilterra — 20
Sangiuliano (Di) A. Le condizioni presenti della Sicilia. Studi e proposte. Un vol. di pag. 226 in-16, Milano 1894 2 —
Schaeffle A. F. La Quintessenza del Socialismo. Prima traduzione italiana autorizzata del prof. Avvocato Angelo Roncali. Un volumetto in-16, pagine 104, Genova 1892 1 —
Schiattarella R. Il plebiscito sociale. Un opusc. in-8, Palermo 1893 0 60
—— La riforma sociale. Un opusc. in-8, Palermo 1893. 0 60
Schmidt K. Brot! Ein Büchlein für alle die Brot essen. Un vol. in carta tela in-16, Lipsia 1893 1 50
Schroeder A. Das Rect in der geschlechtlichen Ordnung. Un volume in-8, Berlino 189318 —
Siciliani P. Socialismo, Darwinismo e Sociologia moderna. Terza ediz. interamente rifusa e accresciuta dalle Questioni contemporanee. Un vol. in-8, Bologna 5  
Siotto Pintor M. La riforma sociale in Italia, tentativo di critica e di ricostruzione. Un vol. in-8 pag. 150 8  
Smith L. Les coalitions et les grèves d’après l’histoire et l’économie politique avec une appendice de lors des diverses pays. Un vol. in-87  
Spencer H. Dalla libertà alla schiavitù (a proposito di socialismo). Traduzione di S. Vianello. Brochure in-8, Torino 1893— 80
—— Problemès de Morale et de Sociologie, tradotto da Henry de Parigny. Un vol. in-8, carton., Parigi 189410 —
—— Beneficenza negativa e positiva, traduzione di Sofia Fortini-Santarelli con Revisione del prof. Felice Di Tocco. Un vol. in-16, pag. 254, Città di Castello 18942 50
—— Introduzione allo studio della sociologia, con prefazione di A. Sergi. Un vol. in-8, pag. 570, Milano7 —
—— L’individuo e lo Stato. Traduz. di S. Fortini-Santarelli con prefazione di Giacomo Barzellotti. Un volume in-16, di pag. CVII-164, Città di Castello 18862 50
—— La Giustizia, traduzione di S. Fortini-Santarelli con uno studio sul sistema etico-giuridico di H. Spencer del Prof. Icilio Vanni. Un vol. in-16, pag. LII-432, Città di Castello 18935 —
Starkenburg H. La degenerazione sessuale dei nostri tempi. Trad. di L. F. P. con prefazione di A. G. Bianchi. (In corso di stampa).
Strafforello G. La quistione sociale ovvero Capitale e lavoro. Un vol. in-16, pag. 246, Torino 1872 2 —
Sedre M. A. Histoire du Communisme ou rèfutations des Utopies socialistes. 5e Edition. Un vol. in- 184 —
Tammeo G. La prostituzione nella storia, nella legislazione nella società. Mali e rimedi. Un volume in-8, pag. 212, Torino 18934  
Tarde G. La logique sociale. Un vol. in-8, Parigi 18958 50
Tarroux F. Lettres sur le socialisme. Un vol. in-18, Paris 18944  
Tounissoux M. Quèstion sociale et bourgeoisie. Un vol. in-182 30
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