Il terzo senso è l'odorato o alfato, senso che, come l'intermediario fra i sensi superiori e tra gl'inferiori, partecipa delle qualità dei primi e dei secondi. La sede dell'odorato è nelle fosse nasali, dove risiede la membrana pituitaria, sulla quale disponendosi le particelle odorose fanno impressione sul nervo olfativo che comunica col cervello.
Quell'appendice più o meno lunga, che noi chiamiamo naso, non serve che a dirigere l'aria carica d'odori verso la parte superiore delle forze nasali. Affinchè l'odorato possa esercitare le sue funzioni conviene che la membrana pituitaria sia sana e che l'aria circoli liberamente nel canale nasale, essendo l'aria il veicolo delle molecole odorose.
Le sensazioni prodotte dagli stessi odori variano da individuo a individuo, ossia agli uni piace un odore, che disgusta un altro.
Vi sono odori soavi e penetranti che svegliano in noi nobili sentimenti, altri che eccitano i trasporti amorosi come gli odori ambrosiaci o afrodisiaci.
Non sono del parere di fuggire gli odori, ma di usarne moderatamente, perchè l'abuso degli odori non solo è dannoso alla salute, ma snerva ed affievolisce il corpo.
Fino ad oggi non si è potuto classificare giustamente gli odori in conseguenza della tenuità delle molecole odorose. Il naturalista Linneo li divise in sette classi: aromatici, fragranti, ambrosiaci, agliacei, nauseanti, fetidi, ripugnanti.
Trascriveremo la classificazione fisiologica che è basata sopra la proprietà degli odori.
Tonici, che agiscono sull'economia animale;
Debilitanti, che producono svenimenti e lipotimie;
Inebbrianti, che cagionano l'ebbrezza;
Caustici, la cui prolungata azione produce la tumefazione delle membrane mucose e provoca delle emorragie;
Nevrofili, che calmano l'agitazione nervosa;
Antisterici e isterici, che calmano o provocano gli spasimi nervosi;
Emmenagoghi, che ristabiliscono il flusso catameniale ritardato o soppresso;
Sonniferi, che producono sonnolenza;
Vomitivi, che danno luogo al vomito;
Purgativi, che danno luogo allo scioglimento di corpo;
Carminativi, che fanno cessare i dolori di ventre;
Esilaranti, che eccitano la gioia;
Ambrosiaci, che eccitano gli organi genitali.
Vi sono altri odori che hanno qualità speciali, ma rimandiamo il lettore al libro Les Parfums et le fleurs.
È imprudenza il dormire in una camera ove vi siano tanti fiori, perchè questi assorbono l'ossigeno dell'aria e versano in questa l'acido carbonico; quindi chi non vuol levarsi alla mattina con un forte dolor di capo, osservi questa norma.
Quantunque le aberrazioni di questo senso sieno molto rare pure citeremo due casi.
Un avvocato avendo fatto una fortissima indigestione di formaggio trovava il sapore e l'odore di questo in tutte le vivande che gli si portavano, e per ben sei mesi non mangiò altro che mele e frumento alla stato naturale. Però dopo una fortissima flussione di stomaco, e ricuperata la salute, si trovò libero da questa aberrazione.
Un'attrice s'immaginò che gli amanti da lei licenziati, oltre all'ingiuriarla, le gettassero sulla sua candida pelle delle materie fetide che le toglievano perfino il sonno.
Le norme igieniche sono le seguenti: non usare delle polveri irritanti come la canfora il pepe, il tabacco che irritano la pituitaria, e fanno perdere la sensibilità olfativa.
Evitare le variazioni troppo rapide di temperatura, perchè il raffreddore è dannoso all'odorato. Pure dannosa è la vegetazione alla superficie della pituitaria, lo scirro, il cattivo vezzo che tanti hanno di stimolarsi il naso colle dita.
L'avulsione dei peli del naso è pure pericolosa; spesso ne risultano ulcerazioni profonde e anche la cancrena. Per levarsi questi peli bisogna servirsi del depilatorio.
Inoltre è da raccomandarsi, specialmente alle signore, di non abusare dei profumi dei fiori, perchè l'abuso attutisce la sensibilità dell'odorato stesso.
Il quarto senso è il gusto, che forma col tatto i sensi inferiori. Questo senso agisce solamente quando le molecole dei corpi sapidi vengono a contatto di esso. Varie sono le opinioni circa la residenza del gusto. Alcuni lo mettono nelle papille della lingua, alcuni nel palato, altri nel velo palatino, ma i più dotti credono che lingua, palato, e velo palatino concorrano a completare il senso del gusto. Questo senso guida l'uomo e specialmente i bruti, alla ricerca degli alimenti.
I sapori si dividono nelle classi seguenti:
Dolci: come lo zucchero, i datteri, i fichi, ecc., e hanno proprietà emolienti, lassative.
Acquosi o scipiti: come le zucche, i cocomeri, la lattuga, ecc., e hanno proprietà debilitanti e leggiermente diuretiche.
Grassi vischiosi: come il tasso barbasso, la bismalva, i fiori di soffola, ecc., e hanno proprietà dolcificanti e snervanti.
Acidi: come il ribes, la melagrana, il limone, e hanno proprietà rinfrescanti, debilitanti.
Amari: come il rabarbaro, le foglie di salice, l'assenzio, e hanno proprietà toniche e purgative.
Salati: come l'acqua di mare, la soda, la potassa, e hanno proprietà detersive, purgative.
Stitici o acerbi: come le cotogne, le sorbe, le nespole verdi, ed hanno proprietà astringenti.
Piccanti, aromatici: come il pepe rosso, ì chiodi di garofano, la cannella, e hanno proprietà toniche, fortemente eccitanti.
Acri-mordenti: come l'aglio, le cipolline, ed hanno proprietà riscaldanti.
È da notarsi che l'odorato previene il gusto nella ricerca delle sostanze alimentari, perchè le sostanze composte racchiudono in loro stesse un profumo: come le fragole, le mele, i lamponi, ecc., quindi agiscono doppiamente sul gusto e sull'odorato; questo poi si unisce al primo per raddoppiare i piaceri. Il senso del gusto infatti è fonte di svariatissimi godimenti più o meno vivi e squisiti a seconda dell'età, della salute, della delicatezza, del temperamento e della condizione sociale dell'individuo. Per esempio i fanciulli e le donne in generale amano le cose dolci e per contrasto le acide o acerbe. Quando si è giovani, siccome l'appetito si fa sentire, così si amano tutti i sapori tranne quelli a tutti antipatici.
Avanzando sempre più in età i gusti si cambiano, il palato diventa più ottuso, e si cercano le vivande eccitanti, i sapori forti e piccanti, e ciò per eccitare l'appetito e rendere la digestione più facile. Alcune volte sono dunque necessarie, ma più spesso alterano l'organismo, e sono più di danno che di vantaggio alla salute. È un passatempo abbastanza istruttivo assistendo a un numeroso pranzo di famiglia di osservare sulle fisionomie di diversi le varie impressioni provocate dagli organi del gusto e dell'odorato.
Voglio ora trascrivervi un raccontino fattomi da un amico all'uscire da un lauto e copioso banchetto. Eccolo:
Esistono i due proverbi: vivere per mangiare e mangiare per vivere. Proverbi entrambi da evitarsi. Ecco perchè presi la via di mezzo. Io mangio principalmente per vivere, ma in certo qual modo vivo anche per mangiare. Se gusto, se assaporo una vivanda gli è perchè io sono un essere superiore al bruto che inghiottisce gli alimenti per puro istinto; si è perchè io sono un uomo intelligente che voglio servirmi di tutti i sensi che l'Ente Supremo mi ha concesso; si è perchè voglio fare onore al Lucullo che mi ha invitato alla sua mensa e al cuoco che ha preparato le succose vivande. Non è forse vero quanto vi ho detto? Vi scorgete l'ombra di una biasimevole leccornia? Del resto, signori miei, leccardi non possono essere tutti, perchè per aguzzare il senso del gusto occorre uno studio speciale che io feci con cura amorosa.
In primo luogo dovetti attenermi ad un severo regime per sviluppare questo senso, regime al quale forse non tutti si assoggetterebbero, e giunsi ad un discreto risultato dopo un corso di fisiologia degli organi e dei sensi. Volete il riassunto delle mie osservazioni? Eccolo.
Ma quì non voglio infastidire il lettore con questi appunti che si possono trovare più estesi in un trattato di storia naturale. Dirò solamente che questo amico quasi quasi mi convinse che l'esser leccardi non è una cosa tanto facile quanto credeva, perchè bisogna davvero studiare tutte le minutezze per vieppiù assaporare una bottiglia di champagne o un'ala di fagiano.
Il mangiare e il bevere, dicono taluni, è un piacere puramente fisico e materiale; non importa, ma non si può negare che si ha un piacere dolce e vivo.
Non si prova forse una gradevole soddisfazione quando dopo un eccellente pasto, inaffiato con un delicato vinetto di Piemonte si fuma una cigaretta seduto al balcone?
Chi potrebbe negare che il nostro fisico tutto si ristora quando d'estate si beve una fresca e dolce bevanda al limone, al lampone, al ribes; quando si prendono a centellini quei soavi gelati?
Sì, noi dobbiamo ascoltare anche il senso del gusto, perchè, ascoltandolo moderatamente, si procura dei piaceri gredevolissimi, quantunque sieno fisici e materiali.
Due avvocati, amici intimi, pranzavano sempre insieme, ed offrivano delle aberrazioni affatto speciali. L'uno si lamentava che il cuoco salava troppo le vivande. Al contrario l'altro le trovava insipide. Si bisticciavano un po' e quando l'aberrazione cessava mangiavano tutti e due deliziosamente.
Affinchè il senso del gusto agisca esattatamente occorre il completo sviluppo e la sanità di tutte le parti che lo compongono.
Si dovrà quindi guardarsi da tutte quelle sostanze che possono danneggiare la lingua, la mucosa della bocca o il velo palatino; da quelle che alterano la sensibilità dell'apparato gustatorio, dalle abitudini che nuociono alla secrezione salivale come l'abuso degli aromi, della pipa, del tabacco, dei liquori, ecc.
Se la lingua fosse coperta da qualche impurità allora il gusto diventa ottuso, appena percettibile; le bevande acide e toniche possono però risvegliarlo dal suo torpore.
Il senso del gusto non è sviluppato se non nella età adulta, se questo si affievolisce è un sintomo d'un'affezione allo stomaco. Quindi bisogna guardarsi da tutte quelle cause che possono nuocere non solo a questo senso ma all'intiero organismo.
L'ultimo senso inferiore, il più fisico e materiale, è il tatto. Esso però è il più diffuso, poichè risiede nell'organo cutaneo.
Il tatto si attua toccando l'oggetto che si vuol esaminare. Per mezzo di questo senso si conoscono le asprezze, la morbidezza, il peso e la grandezza d'un corpo; per mezzo suo inoltre si sente il caldo e il freddo, e molti individui anche lo stato elettrico dell'atmosfera.
La mano è la parte del corpo dove maggiormente risiede la sensibilità tattile e precisamente esso si trova nei polpastrelli delle dita. Per formarsi un'idea dell'importanza speciale di questo senso bisogna pensare ai ciechi che fanno ogni sorta di lavori servendosi del tatto, che perfino giungono a leggere gli scritti in rilievo ed a conoscere i varii colori.
La mano, per meglio godere delle sensibilità tattiche, deve essere coperta da una bianca e morbida pelle, deve avere le dita bene articolate terminanti in una polpa mollemente arrotondita. Le signore che s'interessano delle loro mani possono leggere la opera intitolata: Hygiène des mains et des pieds.
Il tatto, a seconda del modo col quale è esercitato, prende varii nomi.
Il solletico è un tatto speciale che tutti conoscono. Quando è esercitato sotto la pianta dei piedi provoca talmente il riso da essere assaliti da convulsioni e fors'anche della morte in un eccesso titanico.
Il solletico delle labbra o del palmo della mano produce un'irritazione voluttuosa, di maniera che si hanno parecchie donne che provano per questo solletico dei trasalimenti nervosi e degli attacchi isteriformi.
Il solletico dell'ugula produce il vomito, quello della pituitaria lo starnuto, ed altri fenomeni le altre parti del corpo.
Il tatto poi occupa il primo posto nei diversi atti dei piaceri sessuali. Le impressioni però che sono trasmesse al cervello sono meno o più vive e intense a seconda del temperamento dell'individuo. Se uno ha un temperamento sensibile e nervoso il piacere che prova accarezzando una superficie morbida, tondeggiante e vellutata è molto più vivo che non quello di un linfatico, nel quale la fibra è più molle e meno sensibile ed ha bisogno d'un contatto più pronunziato e prolungato per giungere a sensazioni meno vive di quelle dei soggetti nervosi. È dunque vero però che essendo il tatto il senso fisico per eccellenza trova in amore le sue più dolci applicazioni.
Numerosi sono gli esempi di aberrazioni del tatto che ci offrono gli annali di medicina. Noi ne citeremo qualcuno.
Una signora sentiva una miriade di sorci correre sopra il suo corpo; finiti questi si credeva circondata da infiniti mosconi che la punzecchiavano. L'allucinazione durava una mezz'ora e tutti i giorni aveva luogo.
Un'altra signora si credeva d'essere preda d'una quantità di bruchi.
Una terza sudava a larghe goccie di sudore nel cuore del verno.
Una quarta, avendo bevuto ad un ruscello dove aveva visto una rana, credeva di sentire le rane danzare nel suo stomaco.
E non la finiremmo più; eccone un'altra più curiosa:
Un povero notaio aveva una moglie che per fargli fare ciò che voleva lo bastonava. Per farla corta la moglie morì. Il notaio, contento da una parte, ringraziava il Cielo che lo aveva liberato. Ma ahimè! Povero illuso! La moglie (così credeva lui) tutti i giorni a quell'ora istessa gli faceva la sua visitina, e lo picchiava ancora di santa ragione, di maniera che il povero notaio gridava perfino pel dolore!
Siccome il tatto si trova diffuso in tutto l'organo cutaneo, perciò chi desidera conservarsi un tatto sensibile e delicato bisognerà che allontani tutte le cause che possono alterare o guastare la pelle. È perciò che per evitare le numerose affezioni che possono nuocere alla pelle diviene indispensabile di vegliare alla sua integrità e di mantenerla, in uno stato di polizia che nulla lasci a desiderare.
Bisognerà dunque guardarsi dai grandi calori, come dai freddi eccessivi, dal fuoco, dagli alcali, dagli acidi; si dovrà evitare la alternativa dell'acqua calda e di quella fredda, chè tutte sono cause di indurimento dell'epidermide o di screpolature gravissime. Inoltre i geloni trascurati possono anche trasformare le dita.
Coloro dunque che, oltre all'evitare queste affezioni abbastanza dolorose, desiderano conservare il senso del tatto in tutta la sua integrità, si procuri la nostra Hygiène des mains et des pieds, ove diffusamente si parla di queste norme che qui sono solamente accennate.
Il giorno è indicato dalla natura per occuparsi dei propri affari, per lavorare e anche per godersi qualche divertimento.
La notte fu creata per riposare, per riparare, mediante il sonno, alle perdite della giornata. Chi inverte queste leggi di natura si troverà a suo tempo pentito.
E pur troppo nell'alta società si fa giorno della notte e viceversa. La vita passata nei teatri, nei caffè, nei clubs, attrae questi signori, ma li rovina e li rende gracili ed insani. Guardate le contadine che si levano e si coricano col sole. Quantunque il loro viso sia abbronzito, pure presentano i colori di una ferrea e vigorosa salute!
Il mattino corrisponde alla primavera e alla gioventù dell'uomo.
La parte migliore del giorno è il mattino quando il sole non ancora visibile sull'orizzonte, manda avanti a sè i suoi raggi di fuoco che indorano e fanno brillare pari a gemme le terse goccie di rugiada che coronano i petali dei fiori, quando gli uccelletti appena svegli ringraziano col loro allegro cinguettio il sole nascente, il padre della vita! Quanta gioia, quanta felicità si prova assistendo alla levata del sole in un calmo mattino di primavera! Appena che i suoi benefici raggi inondano l'atmosfera i contadini escono giulivi dalle loro case per avviarsi al lavoro. Dovunque la vita circola e si manifesta, noi ci sentiamo più spigliati, più vigorosi; è nel mattino che le nostre facoltà intellettuali funzionano con maggior facilità ed energia. È per questo che i letterati, i poeti e gli artisti stanno occupati più nella mattina che nel resto della giornata.
Inoltre pei divertimenti campestri si sceglie sempre la mattina. Chi non ama questi sollazzi? A chi non piace quando si è in una compagnia allegra e piacevole andare in un ameno boschetto, sulla riva d'un ruscello e fare una colazione resa saporitissima dall'appetito che sviluppa l'aria del mattino?
I medici hanno anche osservato che il maggior numero di miglioramenti nelle malattie avvengono nella mattina, perchè in questa fase del giorno tutto concorre per allietare l'anima ed il corpo.
Il mezzodì corrisponde all'estate e all'età matura nell'uomo.
Nell'estate e nel mezzodì i raggi solari hanno acquistato tutta la loro forza, i lavoranti in quest'ora di massimo calore cercano l'ombra e il riposo per rivigorire le stanche loro membra.
Così l'uomo maturo che ha gustato tutti i piaceri della giovinezza e che durante questa epoca si è procurato coll'assiduo lavoro uno stato discreto, può gustare tranquillo e contento i piaceri e le pure gioie della famiglia, godendo unitamente a questi un poco di riposo e di tranquillità.
Un altro rapporto che esiste è il seguente: come nell'estate, così nelle calde ore del mezzodì maggiormente si esercita l'azione morbifica e particolarmente sullo stomaco, sul fegato e sugli intestini. È perciò che l'igiene prescrive l'esclusione di certi alimenti che possono essere funesti. E siccome l'età matura è un'età di riposo, così bisogna gustare con grande moderazione quei piaceri che affievoliscono e rendono inerte l'individuo.
La sera corrisponde all'autunno e all'età del declino.
Come la sera fa cessare i lavori, sospende tutte le occupazioni, così l'età del declino domanda l'assoluto riposo, perchè nelle età precedenti si è a sufficienza lavorato e goduto.
La sera come l'autunno e l'età del declino è triste e melanconica.
Infatti, sebbene l'autunno presenti le sue belle giornate, pure la natura morente non può ispirare allegria. E in questa stagione che gli alberi si spogliano delle loro verdi fronde; è in questa stagione che i fiori scompaiono, che le praterie ingialliscono, che le pioggie ingrossano i torrenti, è in questa stagione infine che la natura muore!
In tal modo cammina la vita umana che dall'età del declino entra nella vecchiaia.
Come l'età del declino, così l'autunno è fertile in malattie; si raccomenderà quindi la prudente sobrietà ai vecchi e l'astinenza degli abusi di quei frutti che prodiga l'autunno.
Il rapporto che esiste è dunque spiccante. Tutti e tre offrono un vago indefinibile che si avvicina alla tristezza.
La notte corrisponde all'inverno ed alla decrepitezza.
La notte deve intieramente dedicarsi al riposo, poichè non solo gli animali dormono la notte, ma anche un gran numero di vegetali, poichè per essi il sonno è di assoluta necessità.
In primavera le notti sono spesso stellate e fredde; in estate ora tiepide, limpide, ora calde tempestose; in autunno sono umide e malsane; in inverno gelide.
A seconda delle stagioni il sonno è dolce, piacevole; grave ed interrotto; profondo o leggiero a seconda dell'atmosfera; lungo e intenso.
Si può dire che la durata del sonno è a seconda delle perdite fatte nella giornata. Mille volte infelici quegli ammalati che la notte non possono godere del sonno placido e riparatore, perchè sono molestati da crudeli dolori!
Ecco così esaminate le diverse parti del giorno, le stagioni e le età dell'uomo, ed accennato al rapporto che havvi tra loro.
Terminerò il capitolo raccomandando di non invertire le leggi naturali facendo come i ricchi notte del giorno e del giorno notte, perchè immenso è il danno che ne deriva.
In quest'ultimo capitolo accenneremo ai diversi piaceri che offrono le quattro stagioni. Piaceri diversi tra loro, perchè, come ogni stagione ha i suoi fiori, così ha i suoi godimenti.
Nei climi temperati, ove quattro sono le parti dell'anno, vi hanno piaceri non conosciuti; nella zona torrida le stagioni sono due: quella delle pioggie e della siccità.
Invece noi siamo contenti, quando dopo un po' di giorni di sole eccessivo che dissecca la terra e infuoca il cielo, di ricevere una benefica acqua che spenga gli eccessivi calori. Questa continua alternazione non può renderci monotoma la vita.
L'inverno è passato, il vento gelido e freddo di questa stagione di morte s'intiepidisce; e la natura si sveglia a nuova vita. Sì colui che si è alzato una di queste mattine gioconde nella quale la natura ti sorride a ciascun passo, si è sentito il cuore sollevarsi, e respirando l'aria a pieni polmoni ha dovuto esclamare: Viva la primavera! Viva questa epoca nella quale tutto rinasce sotto lo splendido risveglio della natura, nella quale il cielo si fa più bello e la terra gli sorride di amore. È in questi giorni che tutto ritorna, che ritornano le rondinelle al nido del porticato, i piccoli fiori al vaso della fanciulla, i zefiri profumati a scuotere certe ciocche di capelli nere e lucenti. Chi sarà colui che non benedirà quest'epoca, la più bella, la più gioconda di tutto l'anno; quest'epoca nella quale un sole brillante dà la forza e la vivacità a tutta la natura?!....
La primavera! Non è forse la più bella di tutte le quattro stagioni? Non è forse nella primavera che si può vedere ed ammirare la onnipotenza dell'Ente Supremo?
Bisogna certamente essere pessimisti per odiare quest'epoca; bisogna certamente aver perduto tutto lo spirito per non sentire questi profumi che ti spingono all'amore plastico, come l'autunno all'amore platonico.
Infiniti sono i piaceri che quest'epoca ci offre. Le poetiche passeggiate, le escursioni, le colazioni nei campi, le cavalcate, le gite di campagna a piedi o a cavallo; e l'uomo fatto che ama studiare ha la botanica, la zoologia, la mineralogia che gli offre un esteso campo per acquistarsi utili cognizioni e passatempo.
È nella primavera che lo spirito, il talento, il genio che giaceva annichilito, senza forza e senza slancio, è in questa stagione, dico, che hanno preso il volo, che hanno stese le loro ali gigantesche e che volano nei campi ridenti dell'immaginazione.
Vivano i fiori e la bella natura! Ecco il grido che l'anima invia alla primavera, il grido che viene dal cuore tratto dai zeffiri profumati all'ideale. Come si può restare insensibili davanti alla splendida ricchezza che si spiega maestosa e sorride davanti agli occhi, che ci attira, che ci solleva in un mondo novello, che ci mostra un orizzonte dorato e meraviglioso, che ti fa sentire i profumi i più inebbrianti?! Come sei bella o natura! Quanto sei grande! Dove hai preso le mille forme di fiori che rendono vivaci le praterie, le siepi, i campi? Ove li hai presi potenza soprannaturale?
In ciascun angolo il più remoto brilla un fiore, brilla uno de' tuoi figli vaporosi che levano la monotonia e il dolore con un vago sorriso che t'inspira amore. L'aria ne è addolcita, e ciascun zefiro che passa accoglie sulle sue tiepidi ali il sospiro d'amore di mille rose. Nei capelli neri e lucenti, sul seno della fanciulla, sugli altari, nei pranzi e sulla tomba, sul davanzale dell'umile finestra e sulla terrazza del sontuoso palazzo, avunque brilla un fiore, ovunque è un profumo d'amore.
Il mese di maggio è arrivato e mille angioletti dalle rosee ali l'accompagnano. Sono i fiori. Aprite, aprite le vostre finestre, apritele al sole, al profumo dei fiori. Come sono belli; io vi amo e vi saluto. Vi amo perchè dai vostri calici spira una dolcezza triste e solitaria; v'amo perchè la bruna fanciulla poetica pure vi ama; v'amo infine perchè siete i fiori, i figli della primavera.
Le tiepide aurette primaverili più non scuotono mollemente la nera treccia di capelli. La primavera è finita e l'estate col suo calore tanto benefico alla campagna si fa avanti maestoso ed infuocato. Il sole è giunto al punto più culminante. I suoi raggi sono perpendicolari alla terra; la sua forza benefica è al massimo. In estate maturano le biondeggianti messi, i frutti i più squisiti, le tinte si fanno più scure e intense; tutto insomma partecipa al cambiamento che il sole di giugno opera nei campi.
Fra i piaceri che si possono godere nell'estate figurano le passeggiate di buon mattino e di sera in campagna. Queste passeggiate sono piacevolissime per coloro che sanno gustare le pure gioie campestri.
In questa stagione deve essere contento anche il proprietario che può passeggiare sui suoi fondi, e vedere le messi biondeggianti, l'uva che matura, i prati smaltati di fiori. Beato il proprietario, perchè tali beni, essendo suoi, ne può godere tutti i giorni e tutte le ore!
D'estate poi sono un'occasione di divertimento, e sono di un'utilità incontestabile i bagni. Le acque minerali e termali sono molto frequentate durante l'estate da ammalati, oppure da coloro che vogliono condurre una vita relativamente quieta. In questi stabilimenti si trovano tutti i divertimenti della capitale, di più si possono fare le passeggiate campestri che sono d'una grandissima utilità alla salute.
La massima principale per migliorare in questi stabilimenti è di non lasciarsi sopraffare dalla noia. La noia è il peggior nemico della salute; quindi se un bagnante si annoia causa il cattivo tempo o lo stabilimento, dovrà subito abbandonare questo luogo per cercarne uno migliore, nel quale i concerti, la conversazione, i giuochi di società non lo lascino annoiato o melanconico.
Altro fra i piaceri è quello dell'acque, e sotto questa denominazione intendo le gite in barca, in battello a vapore, le passeggiate lungo le rive dei fiumi o dei laghi, infine il nuoto, tutti esercizi che dilettano immensamente ed irrubostiscono i nostri muscoli.
L'estate offre pure la sua parte di poesia. Non inspira forse dei nobili ed elevati sentimenti la vista d'un ameno ed ombroso boschetto dove nulla s'intende altro che il gorgheggio degli uccelli e il mormorio del terso ruscello?
Non si rimpiangono forse i convegni amorosi datisi nei boschi remoti e poetici? Non siamo eccitati alla riflessione quando seduti all'ombra d'un gigantesco platano nella quieta campagna ammiriamo intorno a noi l'opera del Creatore?
Insomma i piaceri estivi, quantunque meno chiassosi dei primaverili, ci tornano ciononostante graditi, perchè accompagnati dalla riflessione.
L'autunno è la stagione più ricca di frutta, è la stagione nella quale anche il regno animale ci dà gli elementi più svariati e di migliore qualità, per cui questa stagione è desiderata dai fanciulli, dai buongustai e dai leccardi.
La natura in autunno cambia ancora di aspetto. Le mattine e le sere si fanno sempre più fresche, l'aere è più mite. L'autunno è l'epoca dei viaggi nei paesi meridionali; è l'epoca della caccia.
Riguardo a questo piacere dobbiamo dire che se è spinto alla fatica diventa nocivo alla salute. Alla caccia bisogna guardarsi dalle correnti d'aria fresca quando si è in traspirazione, nel bevere quando si è sudati, o dall'attraversare qualche acqua quando i piedi sono riscaldati dal percorso cammino. Queste sono norme che non si osservano quando siamo in preda all'entusiasmo di inseguire qualche lepre, ma che dovrebbero seguirsi per non prepararsi delle infermità.
Un altro piacere per i proprietarii di terre è quello di assistere al raccolto e principalmente alle vendemmie. Nei paesi viniferi si danno delle feste campestri, come le colazioni, i pranzi, i balli, feste che ci tornano gradite, perchè nuove e purificate dall'aura imbalsamata della campagna. Ma la seconda metà dell'autunno non presenta questi dolci piaceri. Essa è triste, melanconica. La natura si spoglia de' suoi verdi colori, gli alberi nudi sono tetri, gli augelletti più non gorgheggiano, le brine cominciano a coprire la terra, l'aquilone freddo sibila fra i rami, le nebbie, le pioggie sono frequenti, i torrenti straripano, i raggi solari si affievoliscono, la natura si addormenta per ridestarsi più viva, più appariscente in primavera.
L'autunno però, sebbene abbondante in piaceri, è pure abbondante in malattie. Queste provengono dai cambiamenti repentini di temperatura che sono frequentissimi in autunno. Provengono però principalmente dalle scorpacciate di frutta di cui è ricca questa stagione. Si guardino bene i golosi dagli eccessi di questo genere, perchè non sanno quanto dolorosi sieno i flussi di ventre, le febbri ribelli o le dissenterie.
Un alimento che raccomando caldamente nell'affievolimento di stomaco è il buon cioccolatte, perchè, oltre all'essere facilmente digeribile, ripara subito le perdite del corpo. Bisogna però guardarsi dal cioccolatte di cattiva fabbricazione, perchè non fa altro che ingombrare lo stomaco.
Un'altra raccomandazione è quella di coprirsi ai primi freddi per evitare i raffreddori e le soppressioni di traspirazione.
Questa è la stagione più monotona e melanconica dell'anno. Il sole più non ci riscalda, e pare che ci abbia abbandonati. La neve bianca e fredda copre come un funebre lenzuolo tutta la campagna. Ovunque è tristezza, ovunque è torpore.
Ma se l'inverno è triste pel vecchio e pel fanciullo che se ne stanno rincantucciati al caminetto, non lo è però pel giovane, il quale trova nell'inverno dei cari e graditi divertimenti. Egli sfida i rigori del verno per assistere all'opera, al dramma, ai concerti; egli sfida la neve per correre dove la danza lo chiama e lo attira, e non lascia la minima occasione per festeggiare l'amore e il piacere.
Una molestia dell'inverno è il freddo delle mani e dei piedi. Freddo che deriva da ciò che il sangue più non circola nella rete muscolare superficiale, ma bensì è spinto nei vasi interni.
È sopratutto nell'inverno che il vecchio deve usare a sè stesso tutti i riguardi, perchè il freddo intenso è fatale a questa età. I suoi piaceri devono essere quelli del focolare, della lettura, della conversazione, dei giuochi di famiglia che occupano e cacciano la noia.
È nell'inverno poi che si gustano maggiormente i piaceri dell'amicizia, perchè in questa stagione si stà lunghe ore coll'amico in conversazione. Un vero amico non è mai abbastanza custodito. L'amicizia è un porto dove si rifugia durante l'uragano, ove si felicita dopo il pericolo. Qual maggior gioia di quella di rivedere dopo molto tempo l'intimo amico, al quale si hanno mille cose da confidare, mille da sentire!
L'inverno è anche la stagione più propizia ai pranzi, ai festini, ai banchetti. In questa epoca l'appetito è in tutti sviluppato; lo stomaco possiede maggior energia; le sue funzioni hanno luogo più prontamente, e può quindi digerire più presto una maggiore quantità di alimenti che nelle altre stagioni.
È nell'inverno che si hanno le feste di Natale e quelle del primo giorno dell'anno.
Quest'ultima in Francia è festeggiata da tutti, non solo dai bimbi che desiderano i regali, ma anche dagli adulti, ai quali tornano gradite le riunioni di famiglia.
Il carnevale viene poi a portare l'allegria ai giovani, e procurare loro mille sorta di piaceri nei quali la folla delirante si getta a capo fitto.
E quì termina l'opera, lo scopo della quale non solo era di accennare i piaceri delle diverse stagioni, ma bensì di cercare di assegnar loro un limite uniformandole alle norme dell'igiene. Dunque di nuovo raccomandiamo ai nostri lettori di guardarsi dagli abusi delle cose della vita, perchè, come abbiamo accennato in questo libro, possono apportare gravi sconcerti, affezioni, malattie, infermità e forse anche la morte!
CAPITOLO I
Definizione del piacere pag. 3
CAPITOLO II.
Parte I. La giovinezza ed i suoi piaceri—Adolescenza—pubertà pag. 7
» II. I piaceri della giovinezza e loro igiene pag. 13
» III. Igiene alimentare della giovinezza pag. 15
CAPITOLO III
Parte I. Dell' amor fisico—Primi palpiti d'amore pag. 18
» II. Sensazione del coito pag. 19
» III. I due lati dell'amore pag. 20
» IV. Dell'amore e sua igiene morale pag. 21
CAPITOLO IV.
Conseguenze d'una cattiva scelta—Racconto pag. 26
Parte I. Il matrimonio ed i suoi piaceri pag. 32
» II. I piaceri dell'amore materno e paterno pag. 33
CAPITOLO VI.
Parte I. Della procreazione—Norme igieniche pag. 35
» II. Pericoli che s'incontrano abbandonandosi ai piaceri d'amore pag. 37
CAPITOLO VII.
Parte I. Mali derivanti dai piaceri solitari pag. 41
» II. Mezzi per impedire i piaceri solitari pag. 45
» III Mezzi per curare gli effetti dei piaceri solitari pag. 46