CAPITOLO XI.

Età virile e i suoi piaceri.

Parte Prima.

Virilità.

La virilità è l'epoca più lunga della vita umana, poichè comincia qualche anno dopo della pubertà, e finisce giunti alla prima vecchiaia.

Questa è l'epoca la più felice della vita di colui che non è stato deteriorato dagli eccessi giovanili, dalle malattie o dalla privazione. È l'epoca in cui tutti i sogni giovanili ci lasciano, nella quale la riflessione prende il loro posto, e la realtà si presenta senza tante illusioni ai nostri occhi oramai fatti esperti. Una rivoluzione fisica e morale si è operata nel nostro organismo. L'amore scema per dar luogo ad un affetto profondo, a una sincera devozione. L'amicizia diventa un bisogno, e getta nel nostro cuore profonde radici. È in questo periodo che i gusti diventano più serii e ragionati, e che l'uomo tende a procurarsi una stato degno di lui nella società. Questa è l'epoca dei lavori utili, nella quale i piaceri sono meno strepitosi, ma più vivi, nella quale non si gustano le distrazioni se uon quando si hanno adempiti ai doveri di cittadino, di marito, di padre! Di marito e di padre, dico, perchè in questi anni l'uomo si cerca una sposa buona e gentile, e la donna un compagno laborioso ed onesto. Questo passo è il più importante della vita, e la prudenza di usare prima di stringere il nodo coniugale non è mai troppa, perchè da questa unione dipende la nostra felicità o la nostra sventura.

Ho detto che una grande rivoluzione si è operata nel morale dell'individuo; infatti esso non obbedisce come da giovane alle prime impressioni, ma si lascia guidare dalla ragione e dall'esperienza. Prima di intraprendere una speculazione riflette, la guarda da tutti i suoi lati, e se la trova dubbia vi rinunzia per non esporre i suoi beni, giacchè egli è responsabile anche del benessere della sua famiglia. Cerca qualunque mezzo onesto di arricchire, perchè le ricchezze acquistate da giovane servono nella tarda età ed all'educazione dei figli suoi.

Il marito deve essere più sobrio che il celibatario nei piaceri dell'amore e condurre una vita più regolata di questi, perchè i figli che procurerà saranno più belli e rigogliosi.

È oramai provato che le qualità fisiche e morali del padre si trasmettono direttamente ai figli, per cui quanto più il padre godrà una florida salute, tanto più il figlio crescerà forte e robusto. È dunque necessario per un padre che senta il proprio dovere, che abbia a dar vita ai figli che diverranno utili alla patria, stante che ciò sta per tre quarti in suo potere. Dovrà perciò consultare varii libri che trattano della procreazione, fra i quali anche la nostra Hygiène du mariage.

Parte Seconda

Età matura.

L'età matura non è che la continuazione della virilità, quindi tutte le qualità che in quell'epoca già germogliavano ora prendono vita e si manifestano. Infatti questa è l'epoca la più pratica della vita. È l'epoca nella quale si cercano avidamente le ricchezze, le cariche, gli onori, nella quale l'uomo si occupa con ardore per aumentare il proprio benessere e stabilirsi una fortuna. Quando i mezzi che egli adopera per giungere al suo fine sono onesti, allora non si può che applaudire, ma pur troppo non tutti li impiegano. Questi, quantunque dispensino oro, dovunque passano, dovrebbero essere disprezzati! Ma non lo sono; l'oro accieca gli occhi del volgo, e purchè gli si dia denaro non svela le macchie che intaccherebbero l'onore di questi ricchi. Ai nostri tempi la potenza del danaro è sì grande che con esso si acquista persino l'onore!

Parte Terza.

Piaceri dell'età matura.

Siccome nell'età matura il cerchio delle relazioni è più largo che durante la giovinezza, così i piaceri saranno più numerosi, perchè maggiori saranno anche le soddisfazioni.

Però le inclinazioni ed i gusti dell'uomo in questo periodo si sono cangiati. L'ardore giovanile che lo animava nelle sue partite di piacere è scomparso. Gioie più calme e meno effimere sottentrarono a quelle folli e strepitose. Ancora gli piacciono i divertimenti, i solazzi, i passatempi, ma pur godendoli, ha sempre innanzi agli occhi il fine de' suoi desiderii. In quest'epoca c'è molta varietà di piaceri a seconda del diverso grado che si occupa nell'umano consorzio.

Pel commerciante i prosperi e lucrosi affari sono fonti di piacere, come le fortunate speculazioni pel capitalista, un isperato raccolto per l'agricoltore, un'abbondante messe per l'affittaiuolo, ecc.

Non è forse un'immensa gioia per uno scrittore che una sua opera ottenga un favorevole successo? Per un poeta, per un pittore sapere che il suo nome vola di bocca in bocca accompagnato da elogi e ammirazione? Non è forse una gioia sincera quella dell'impiegato, del soldato che avanza di grado, che si rende superiore ai compagni per la sua abilità?

E lo scienziato che dopo un faticoso studio e un indefesso lavoro giunge ad ottenere una scoperta che renderà un immenso servizio all'umanità non prova nell'anima una calda soddisfazione, una gioia ineffabile? Infiniti sono i piaceri di questo genere, che potrei enumerare, sempre graditi agli uomini eletti.

Gli onori, le decorazioni, le distinzioni, ecc. sono quelle che solleticano vivamente l'amor proprio dell'uomo di questa età. Il piacere che si prova giungendo in possesso di una decorazione, per esempio, è tanto più grande quanto maggiori furono le difficoltà che si sorpassarono per arrivarvi. Però bisogna guardarsi da questi generi di piaceri, perchè alle volte si provano delle disillusioni e degli acerbi disinganni, vedendo onorato chi non ne ha punto i meriti e vedendo sè dimenticati. Ma non affliggetevi per questo, chè il merito e la virtù sempre sono ricompensati!

Parte Quarta.

Piaceri paterni e materni.

Nell'età matura i piaceri della tavola sono più sentiti e più ricercati, perchè quivi generalmente l'uomo laborioso riposando delle fatiche giornaliere, prova i più cari piaceri della famiglia. È infatti a tavola che il padre di famiglia si trova circondato dai suoi cari figliuoletti, e quando l'appetito non manca a nessuno, il pranzo è allegro e chiassoso, perchè in quest'ora in cui tutti sono riuniti si raccontano le cose della giornata, e generalmente l'allegria regna tra la famigliuola. Il pranzo del celibe invece è privo di tutta questa gioia sincera, anzi è il più delle volte freddo e melanconico, perchè il suo cuore non si apre alle dolcezze infinite che procurano una moglie affettuosa e dei vispi fanciulletti.

Gioia e piacere maggiore provano il padre o la madre quando ricorre il santo del loro nome, perchè i figli lor fanno a gara a preparare loro mille sorprese, che loro attesti il loro affetto e la loro riconoscenza. E questi sono piaceri vivi, che scendono soavi al cuore, e vi lasciano traccie indelebili, sono piaceri che sorpassano di lunga quelli che si gustano al teatro, a un ballo, ad un festino, sono piaceri infine che non può immaginare se non chi ha moglie ed è padre di figli amorosi ed educati.

Parte Quinta.

L'uomo prudente che desidera una vecchiaia esente da infermità deve essere in particolar modo sobrio dei piaceri dell'amore dai 40 ai 50 anni, perchè, sebbene l'uomo si trovi ancora forte e robusto, pure, essendo la perdita di fluido nerveo piuttosto copioso, così ne deriva un indebolimento muscolare, e alle volte un malessere non si ripara che col tempo e talora imperfettamente. Dalla sua nascita sino ai 40 anni le funzioni organiche dell'uomo crescono crescono, poi rimanendo un po' stazionarie, decrescono sensibilmente.

Come nelle altre età l'amore è un grato piacere, così lo è anche nell'età matura, ma il marito non ha per iscopo dell'amore il solo piacere. Esso pensa alla prole, perchè in questa età la si desidera ardentemente.

Ripeteremo dunque che l'uomo ammogliato deve essere più che mai sobrio dei piaceri d'amore, perchè questi diminuiscono le sue forze fisiche ed intellettuali, delle quali più che mai abbisogna, e perchè deve sentire il dovere di procreare figli forti e robusti, e se il suo corpo è sciupato gli esseri a cui darà la vita saranno pure deboli e gracili. Infatti è oramai provato l'ereditorietà delle qualità fisiche e morali del padre, e se quest'opera lo permettesse si potrebbero citare mille esempi a testimonianza.

Ripetiamo dunque per conclusione che coloro i quali nella giovinezza fuggono gli eccessi e i disordini, godono nella virilità maggior numero di piaceri.

CAPITOLO XII.

Nubilità—Età matura.

Quantunque i piaceri della donna sieno meno numerosi e svariati di quelli dell'uomo, pure non sono meno vivi, anzi le donne li sentono maggiormente e più profondamente di noi.

Il sogno della giovinetta è di potersi unire con un nodo indissolubile all'uomo che ama, che ha fatto sossultare il suo cuore, e di poter legittimare il suo amore col matrimonio. E il giorno di nozze rimane sempre scolpito nel suo cuore come un lieto e sacro ricordo.

La gioia della giovane sposa sempre più si aumenta quando ella sentirà portare nel seno il frutto del suo amore, perchè presto avrà la consolazione di sentirsi chiamare col dolce nome di madre! Nulla è più dolce infatti per una donna di vedersi circondata da una corona di figliuoletti vispi e graziosi.

La donna incinta negli antichi tempi era stimata ed onorata da tutti. Presso i Romani e presso i Greci si prodigavano tutte le cure le più amorose. La condizione non influiva nulla, la donna incinta aveva la preminenza su tutti, perchè essa doveva dare alla patria un cittadino di più.

I Greci si alzavano rispettosamente all'avvicinarsi di una donna in istato di gravidanza, e anche oggi la società civile prodiga le più minuziose attenzioni alla donna che sta per diventare madre di famiglia.

Voi donne che non avete scelto un compagno, se comprendeste le soavi gioie della maternità, sono sicuro che invidiereste colei che tiene fra le sue braccia un bambinello vezzoso, che lo nutre col suo latte, che lo bacia, che lo accarezza, e per ricompensa vuole da lui un sorriso che dimostri la sua contentezza. Non si possono descrivere con parole le emozioni, le gioie che può provare una madre, emozioni sempre dolci, gioie sempre ineffabili.

Il marito poi, quantunque abbrutito dai vizii, prodiga alla moglie incinta le attenzioni di cui egli è capace. La gravidanza dunque è l'epoca più importante della vita femminile.

CAPITOLO XIII.

Igiene dell'età matura.

L'igiene di questa età comprende le azioni della vita fisica e morale, ma principalmente sulle tendenze essa deve apportare i suoi consigli.

Come già abbiamo accennato, ciò che si impadronisce dell'uomo a questa età è l'ambizione e la vanità. È infatti in questa età che l'uomo ambisce alle cariche, agli onori, alle ricchezze, alle distinzioni. Questa passione se non oltrepassa i limiti è di vantaggio all'uomo, perchè gli dà il coraggio e il desiderio di sopportare e di riescire.

Ma se tale passione oltrepassa i limiti, allora è dannosa e rende all'individuo che è assalito la vita pesante e penosa. È allora che il desiderio di possedere ricchezze, di acquistare una fortuna, si impossessa di lui e gli resta nella mente come un'idea fissa. Si combatta dunque questa passione al suo nascere, si cerchi qualunque mezzo per soffocarla, perchè la tendenza all'acquisività, spinta all'eccesso, può diventare avarizia, e all'avarizia va sempre unita l'invidia, questa passione che rode sordamente l'animo dell'uomo, e che sempre cresce e mai non gli lascia riposo.

Tuttavia anche quando questa passione si è impadronita di noi non bisogna mai disperare, perchè con forza d'animo si può sradicarla dal cuore. I mezzi che si suggeriscono sono i soliti che distruggono il nostro spirito, e ci offrono nuovi piaceri. Tali sono la caccia, la pesca, la scherma, i viaggi, l'equitazione, ecc.

I piaceri che in questa età predominano sono i piaceri della tavola. Abbiamo già detto che l'individuo giunto a questa età ricerca tutte le vivande le più piacevoli e i vini più squisiti, perchè questi piaceri sono quelli che maggiormente rallegrano l'individuo. Questi piaceri, gustati moderatamente, sono di vantaggio all'uomo, perchè gli procurano distrazioni e gioie, essendochè si riunisce in liete brigate d'amici e di compagni.

Ma se questi piaceri occupano troppo la mente dell'individuo, allora degenerano nella ghiottornia, vizio che, oltre all'essere sprezzato da tutti, può nuocere immensamente alla salute. L'abuso delle vivande stuzzicanti e dei liquori sono cagioni di gravissime infermità che, sviluppandosi presto o tardi, sono però d'una gravezza talora irrimediabile.

Le bevande alcooliche in ispecie portano un immenso danno al sistema nervoso, e producendo sconcerti nel cervelletto, intorpidiscono l'intelligenza dell'individuo che ne abusa, rendendolo vecchio prima del tempo e inutile a sè stesso ed alla società.

Con tutto ciò però io non biasimo gli allegri pranzi di famiglia, perchè sono essi mezzi eccellenti per far nascere le gioie sì pure e sì sante come quelle dell'amicizia. Però ricorderò ancora che coloro che sono ingordi e mangiano più del bisogno diventano stupidi, sonnacchiosi, pigri, vanno soggetti a malattie infiammatorie e possono con tutte le probabilità essere colpiti d'apoplessia.

Gli uomini dovrebbero fare come fanno gli animali; mangiare e bere solamente quando hanno fame e sete, e non stuzzicare l'appetito per gustare gli squisiti cibi e le delicate vivande. Fin che si è giovani la costituzione è robusta, e non sente le tristi conseguenze degli eccessi, ma giunti all'età matura gli organi, trovandosi logorati, non prestano intiero il loro ufficio, e troppo tardi si rimpiangono i bagordi trascorsi.

CAPITOLO XIV.

Prima vecchiaia.

La prima vecchiaia comprende nell'uomo il periodo dai 50 ai 65 anni, nella donna dai 45 ai 55. Periodo poi che in ambo i sessi varia in più od in meno a seconda della costituzione dell'individuo che gli fu trasmessa dai genitori.

Questa età è per taluni piena di acciacchi, per altri scorre limpida e serena. È in questa epoca che si manifestano tutte le tristi conseguenze degli eccessi giovanili, è in questa epoca che si riprovano tutti gli abusi ed anche le soverchie continenze.

Se invece nella giovane età l'individuo ha condotto una vita regolare, ed i disordini ed i vizi non hanno logorato i suoi organi, allora la prima vecchiaia può essergli grata, perchè ancora può provare varii piaceri. Quando però l'età del declino arriva si devono raddoppiare le attenzioni e le cure, perchè il minimo eccesso è in questa età fatale.

I piaceri che si provano in questa età non sono molto variati, perchè a 60 anni si affatica facilmente. Si cerchino quindi quei piaceri che richiedono minor spreco di forze muscolari. Si abbandoneranno dunque le passeggiate lunghe, le partite di caccia, di pesca, di campagna. Si cercheranno invece le riunioni d'amici nei caffè o nei clubs, i concerti; si frequenteranno i teatri, le accademie musicali, le case private, le distrazioni artistiche.

Questa è l'età nella quale si attende con più pazienza ai lavori non faticosi. Per un pittore od uno scultore questa è l'età nella quale più diligentemente attende ai suoi artistici lavori.

Nelle lunghe sere d'inverno questi buoni vecchietti cercano di scacciare la noia facendo una partitina agli scacchi, alle carte, a dama o a dominò.

Inoltre il piacere più sviluppato in questa età è quello della tavola. In quest'epoca però non si bada alla quantità ma specialmente alla qualità del cibo, e al vecchio piace immensamente di vedersi davanti una tavola bene imbandita e ama gustare un po' di molti cibi squisiti. Si guardi però il vecchio dalla ghiottornia, perchè una sola indigestione può essergli fatale. Siate dunque prudenti, perchè anche il proverbio dice: Chi più mangia meno mangia.

CAPITOLO XV.

Dell'erotismo nella vecchiaia.

Quando l'individuo, uomo o donna, è giunto alla vecchiaia deve astenersi assolutamente dai piaceri che procura l'amore.

Quantunque la facoltà riproduttrice occupi la più gran parte della vita umana, pure finisce al cominciare della vecchiaia, ossia verso i 60 o 65 anni. Le forze dell'uomo verso questa età sempre più diminuiscono, e per lo più anche i suoi desiderii. Così vuole natura. L'imprudente che osasse infrangere queste leggi si troverebbe ben presto pentito, perchè andrebbe incontro ad amare disillusioni. E pur troppo si è constatato che in questa età i desiderii si ridestano in molti con una insolita forza, e si mantengono con una certa costanza nella mente del misero che ne è assalito. Questo, invece di accarezzare e secondare tali desiderii, deve fare di tutto onde allontanarli da sè. E pur troppo nella maggioranza dei casi ciò non avviene. Il vecchio che è assalito da questi nocivi desiderii, cerca ogni mezzo per poter soddisfarli e per ristabilire la sua attitudine genitale. Infelice! esso forse ignora il danno che da ciò deriva. Esso forse ignora la malattia, gli acciacchi che lo assaliranno, conseguenze di questa insana passione. Ebbene legga attentamente queste poche righe, e se ragiona si asterrà per sempre dal gustare i piaceri dell'amore.

Ogni sacrifizio che il vecchio dedica all'amore è una parte della salute, della sua stessa esistenza che da lui sen fugge. Di più il vecchio che si abbandona ai piaceri venerei subisce un enorme disperdimento di fluido nerveo, e siccome questa perdita non si può riparare come in gioventù, ne deriva che lo individuo resta abbattuto per settimane intere. L'abuso poi produce delle laboriose digestioni, delle notti insonni, delle tremende infiammazioni alla vescica e mille altre malattie che conducono l'individuo alla tomba. Si guardi bene da ciò il vecchio, perchè se coltiva la sua lubrica immaginazione può essere colpito da quella schifosa malattia che abbiamo precedentemente descritta: la follia erotica!

CAPITOLO XVI.

Prima vecchiaia, sue distrazioni e suoi piaceri.

Anche la prima vecchiaia che, come abbiamo già detto, corre dai 60 ai 70 anni, può offrire i suoi piaceri e le sue distrazioni. Il vecchio che è arrivato a questa età senza aver abusato delle cose mondane, senza essere in preda a dolori e ad afflizioni morali, e che si trova in condizioni agiate, può condurre una vita abbastanza felice, accontentandosi del proprio stato, e cercando le distrazioni proprie alla sua età.

Questa per chi ha lavorato per tutta la vita è un'epoca di riposo, è un'epoca nella quale, non essendo più soggetto agli usi del mondo, può condurre una vita indipendente e gustare la sua libertà.

Questa età riesce più ricca di distrazioni per colui che ha avuto la fortuna d'istruirsi. Infatti quale migliore distrazione della conversazione per un vecchio? Quale maggior passatempo di discutere su mille cose tra parenti e amici?

La conversazione in generale è piacevole pel vecchio, perchè egli ama riandare coi suoi amici d'infanzia sulle cose passate, sugli avvenimenti, sulle peripezie comuni della giovinezza; ed ora che si è divenuti più riflessivi, si considerano attentamente le scapate giovanili, e se ne cavano utili avvertimenti per la gioventù nascente.

Anche la lettura offre un gradevole passatempo pel vecchio istruito, perchè non solo trova diletto nella lettura dei giornali, ma anche nelle produzioni letterarie rinomate, e si compiace di vedere i progressi nelle arti e nelle scienze. In questa età si apprezzano quei lavori classici che da giovani si trascuravano, e si leggono e si analizzano con piacere.

Ma il più dolce piacere che il vecchio possa provare si è quello del far del bene. E per far ciò non occorrono le ricchezze; un consiglio, un saggio avvertimento, una correzione a tempo possono apportare più utili frutti che una manciata d'oro. Il far del bene non consiste solo, come molti lo credono, di distribuire elemosine quà e là dove la miseria fa strage; vi sono infelici che muoiono di fame piuttosto che abbassarsi a domandar l'elemosina. Il vecchio che ama di vedersi venerato e amato da tutti deve andare egli stesso a visitare gli ammalati, a soccorrere i poverelli; in persona deve penetrare nei più oscuri bugigattoli, incoraggiare il misero, procurargli un utile lavoro, asciugare le lagrime agli orfanelli. Egli deve cercare di mantenere la pace ovunque egli possa, egli deve avviare i giovani sulla retta strada del buono, del bello, del vero; egli deve cercare di lenire i dolori, calmare gli affanni! Egli insomma deve mettere la sua esperienza a profitto di quei poverelli che si trovano in condizioni d'abbisognarne. Così facendo egli sarà da tutti benedetto, i suoi protetti e i suoi beneficati pregheranno per lui l'Ente Supremo. La sua vita trascorrerà lieta e serena, l'orizzonte sempre azzurro gli arriderà sempre, non una nube offuscherà il suo avvenire e camminerà verso la tomba su un allegro cammino coperto di fiori. La sua coscienza sarà pura e tranquilla, un'interna soddisfazione lo renderà contento perchè tutti lo mostreranno a dito, come il benefattore dei poveri, il consolatore degli afflitti. E quando Iddio lo chiamerà a sè, egli morrà rimpianto da tutti i suoi protetti, che rimanderanno il suo nome ai posteri a eterna memoria della loro sincera gratitudine e riconoscenza.

CAPITOLO XVII.

Seconda vecchiaia

Parte Prima.

La seconda vecchiaia comincia nel 70° anno, e finisce verso il 79° anno più anno meno e seconda della costituzione del regime e della condizione sociale dell'individuo. Questa età, secondo i fisiologi, sarebbe la penultima della vita umana, ma è ben raro che l'individuo che raggiunga questo periodo sia ancora in buona salute, perchè di rado un giovane si mantiene lontano dai vizi e dagli abusi.

Gli svaghi e i passatempi di questa età sono affini a quelli della precedente, solo che diventano molto più rari.

Il vecchio a 70 anni desidera la quiete, il riposo. Le distrazioni che ancora gli rimangono sono la compagnia di un amico d'infanzia, la tavola, la pipa o la tabacchiera.

Ciò che a un settuagenario torna molto caro e gradito è il discorrere della sua gioventù, delle sue avventure, delle sue buone azioni, e una debolezza comune a tutti i vecchi è quella di sentirsi lodare.

Un altro piacere speciale a certi individui è quello di ammassare ricchezze per paura che abbia loro a mancare il necessario, anche quando hanno denaro più del bisogno. Coloro poi che furono prodighi in gioventù sono ora tanto più parchi ed economi. Qualità del resto che gli eredi trovano buona quando il vecchio non si assoggetti a privazioni.

Parte Seconda.

Dell'abitudine e della noia dei vecchi.

Pei vecchi settuagenari l'abitudine è divenuta una necessità, una propensione irresistibile della loro esistenza che bisogna guardarsi bene dal contrastare, perchè ne potrebbe derivare uno sconcerto nel debole organismo dell'individuo. Nei vecchi le abitudini si verificano su tutte le cose e su tutte le circostanze della vita. Inutile è l'enumerare tutte le occupazioni, gli svaghi dei quali un vecchio può formarsi un'abitudine. Diverse sono a seconda del suo grado, della sua posizione sociale. Così può riscontrarsi l'abitudine di alzarsi e coricarsi ad una data ora, di fare quella data passeggiata, quella tale visita, di frequentare una conversazione, un caffè, ecc.; abitudini che se gli sono contrariate, il vecchio diventa irascibile, si inquieta e si attrista. E infatti è evidente. Il poveretto a quest'età, non potendo gustare certi piaceri, non potendo avere altri svaghi, si attacca vivamente a questi ultimi passatempi che gli rimangono per non restare solo e non lasciarsi sopraffare dalla noia.

La noia infatti è uno dei principali nemici della nostra salute. La noia colpisce il nostro fisico e il nostro morale. Essa ci abbatte e ci annichilisce rendendoci incapaci di operare con saggia energia. Ciò che mantiene viva ed animata la vita nostra è la speranza di raggiungere un fine che abbiamo concepito. Se questa speranza per varii motivi viene a cessare, cessa anche lo stimolo, l'eccitante della vita, la noia sopravviene e l'uomo da questa assalito più non vive, ma vegeta.

Se la noia è mortale per un giovane, lascio immaginare al lettore quanto funesta sia per un vecchio la cerchia delle cui distrazioni è sì ristretta. Quando essa assalisce il povero settuagenario, esso non desidera altro che la morte venga a por fine alla sua monotona e melanconica vita di amarezze e di rimpianti. Felice è il letterato, il filosofo e l'artista che s'invecchia; per loro la vecchiezza non ha queste mortali ore di noie e di scoraggiamento. Felice il vecchio che ha la fortuna di passare gli ultimi suoi anni in grembo alla sua famiglia, circondato dai figli amorosi e da una allegra corona di nipotini. Per lui le ore scorrono piacevoli e serene! Felice anche il settuagenario contadino, che, conducendo una vita operosa, quantunque dura e faticosa, non può essere assalito dalla noia. Felice infine il vecchio che da giovane ha condotta una vita regolata, perchè godendo ora buona salute, può camminare ridente e sereno verso l'età del declino.

Parte Terza.

Decrepitezza.

La decrepitezza è l'ultima fase della vita umana. Pochi sono coloro che vi arrivano, e questi pochi sono tormentati da acciacchi e da diversi malanni.

In quest'epoca le distrazioni sono infinitamente rare. L'ottuagenario, essendo molto debole, ha bisogno d'un costante riposo, quindi le lunghe passeggiate più non convengono a lui. Esso pone la sua vita quasi sempre seduto sul seggiolone. Le sue membra inferiori essendosi di molto affievolite hanno bisogno d'un bastone sul quale appoggiarsi per camminare. I sensi più non gli servono, perchè funzionano imperfettamente; il gusto è quello che ancor più gli serve. Lo stomaco, se ha condotto una vita regolata nelle fasi precedenti della vita, funziona regolarmente, e quindi anche la salute sarà buona.

L'unico passatempo che resta all'ottuagenario è la conversazione. Però egli ama sempre discorrere delle passate cose, e trova che tutto una volta andava meglio, che il mondo presentava più attrattive, che insomma ora più non si progredisce e che si comincia a deteriorare.

Così sembrano le cose a lui, perchè i suoi sensi affievoliti non funzionano che imperfettamente,

E conducendo questa vita abbastanza monotona ogni giorno s'avvicina ad una morte serena e tranquilla. Pochi però arrivano alla morte senile. I più sono colpiti avanti la caducità.

CAPITOLO XVIII.

Dei sensi.

Come la storia naturale ce lo insegna, cinque sono i sensi umani. La vista, l'udito, l'odorato, il gusto, il tatto. Per mezzo di essi noi siamo suscettivi di dolore o di piacere. I sensi ricevono la impressione esterna, la quale viene immediatamente trasmessa al cervello per mezzo dei nervi. Colui che possiede i suoi sensi in tutta la loro integrità può essere felice, perchè sopra essi agiscono tutti gli eccitanti della vita. Per ragioni plausibili ed incontrastate i fisiologi hanno collocato i sensi in ordine di merito come più sopra li abbiamo accennati. La vista occupa il primo posto, perchè è il senso il più delicato e sottile. La retina, principale organo della visione, è il prolungamento dei nervi ottici, è perciò quindi che gli occhi brillano del fuoco della mente. L'udito, che occupa il secondo posto, ha pure la sua origine nel cervello. È un senso abbastanza esteso perchè possiamo intendere i suoni più minuti a grandi distanze.

L'odorato, che ha col cervello meno intimità, ha anche una sfera d'azione poco estesa.

Il gusto, che occupa il quarto posto, è ancora più lontano del cervello e non agisce se non colle molecole colle quali è in contatto.

Il tatto infine, che occupa il quinto posto, è il più esteso, e si esercita immediatamente su tutti i corpi sottomessi alla sua azione. A seconda della corrispondenza e dell'armonia che esiste fra questi sensi, le facoltà intellettuali sono altrettanto sviluppate. Per esempio, le orecchie, gli occhi ben conformati trasmettono rigorosamente al cervello le sensazioni che provano.

Siccome la vista e l'udito sono in maggior relazione col cervello, così questi, ricevendo le impressioni del bello, sono detti sensi superiori.

Il gusto e il tatto invece, che ne sono più lontani, non ricevono che impressioni fisiche, perciò chiamaronsi sensi inferiori.

L'odorato appartiene tanto alla prima, quanto alla seconda categoria a seconda delle occasioni.

Quanto più i sensi superiori sono esercitati, tanto meno hanno preponderanza gli inferiori e viceversa. In generale un senso più degli altri esercitato sempre più si sviluppa e prepondera su noi. Per esempio, i fanciulli che hanno bisogno di mangiare sovente si mostrano ordinariamente golosi, ecc.

Parte Prima.

Piaceri dei sensi.

Vista. La vista, come senso superiore, è fonte di piaceri d'un ordine elevato. Questi piaceri colpiscono ordinariamente l'immaginazione, mettendo in attuazione le facoltà intellettuali. Infinite sono le impressioni che ci procura la vista, impressioni gradevoli o dolorose, diverse le une dalle altre, che fanno però sempre breccia nell'animo nostro. Non è forse cogli occhi che noi ammiriamo le bellezze dell'universo, che noi apprezziamo le produzioni del Creatore?

Sempre ci occorre di vedere; la vista è il senso il più indispensabile. Qualunque divertimento che noi godiamo, qualunque passatempo che ci procuriamo ha per fattore principale la vista. Noi viaggiamo, andiamo in campagna, al teatro, ecc.; è per vedere luoghi nuovi, per bearsi alla vista di prospettive incantevoli, per vedere le produzioni più spettacolose. Non è forse delizioso l'assistere ad un ballo grandioso? Ad un ballo nel quale lo splendore dei fuochi e della illuminazione, la magnificenza delle decorazioni, la leggierezza e la leggiadria delle ballarine, la ricchezza dei loro costumi, ecc., ti inebbria e ti rapisce.

Non è delizioso l'assistere ad una solennità, ad una festa pubblica; il vedere quella folla giuliva che accorre per assistere all'illuminazione fantastica, al bengala, ai diversi fuochi d'artifizio? Non ci fanno una dolce impressione quei cento razzi che scoppiettando si elevano al cielo, si dividono e cadono in forma di stelle lucenti di tutti i colori?

Non la finirei più se volessi accennare tutte le impressioni, tutti i piaceri che ci procura il senso della vista. Il lettore medesimo li prova; è inutile quindi che glie li dica io.

Parte Seconda.

Allucinazioni ed aberrazioni della vista.

Le cause che producono le allucinazioni possono essere fisiche o morali.

Le fisiche consistono nell'abuso delle bibite alcooliche, o di quelle che eccitano il sistema nervoso, nell'uso della digitale, dell'aconito, della belladonna, ecc.

Le morali sono più numerose, come per esempio le idee fisse, le tristi passioni che irritano il cervello, i rimorsi, l'isolamento, il timore, la speranza, ecc.; e le aberrazioni che producono solo talvolta gradevoli e piacenti, altre volte lugubri e spaventevoli apparizioni.

RACCONTI.

Giovane e pieno di dolci memorie, viaggiava in Grecia. Una sera tiepida e serena di primavera m'era sdraiato ai piedi del monte Liceo all'ombra d'un colossale platano, ed assorto come in estasi contemplava il tramonto che dava a questa regione un singolare ed incantevole aspetto. Lontano lontano la cima dei monti si confondeva coll'azzurro cielo e l'azzurra onda del golfo d'Arcadia scintillava agli ultimi bagliori del sole. I crisantemi e gli anemoni fiorivano sulle rive del fiume Ladone che scorreva ai miei piedi. Gli uccelletti dolcemente gorgheggiavano salutando il giorno morente. Ed io, sdraiato com'era, teneva fisso lo sguardo su quelle amene rive, e mi pareva d'udire il canto delle ninfe che danzavano al suono del flauto del Dio Pane. E distingueva le loro eleganti e seducenti personcine che premevano coi loro piedi il suolo in cadenza, e scorgeva le loro braccia voluttuosamente alzarsi e di quando in quando scopriva le loro forme rotondeggianti ed incantevoli, se il zeffiretto profumato solleva mollemente i loro aerei vestiti.

Ma ahimè, un sol movimento della pupilla dissipò questa dolce visione.


Tra le allucinazioni della vista è da notarsi anche questa:

Un impiegato al Ministero della guerra ogni mattina quando si destava vedeva un ragno che, girando rapidamente, s'ingrossava in maniera tale da occupare tutto il locale, quindi l'infelice era costretto ad uscire perchè gli sembrava di soffocare.

Questa allucinazione in seguito si cambiò, e lo stesso impiegato tutte le mattine si deliziava alla vista d'una stupenda colazione. Ma avvicinandosi per gustarla questa spariva e a lui non restava altro che l'appetito insoddisfatto.

Parte Terza.

Igiene della vista.

Essendo la vista il più delicato senso, così bisogna usare ogni riguardo per mantenerlo e conservarlo nella sua integrità.

La prima cura che devesi avere è la pulitezza. Gli occhi devono essere lavati con acqua fresca l'estate e con acqua leggiermente tiepida l'inverno, e ciò basta per levare le impurità che le glandole lagrimali e sebacee che hanno deposto sui contorni dell'occhio. Se l'occhio fosse un po' irritato bisogna lavarlo con acqua ove siavi qualche goccia di astringente.

Bisogna evitare, per conservare l'integrità della vista, il fumo, la polvere, i colpi, le cadute, la luce viva, l'oscurità profonda. È di grave danno un assiduo lavoro al lume della candela, perchè la fiamma oscillando obbliga incessantemente l'occhio a mutar centro. È di danno alla vista una fiamma biancastra, meno una rossa. Si cercherà di non passare mai da una viva luce ad uva profonda oscurità e viceversa.

Un consiglio utile ai giovani è questo: di non portar occhiali se non per un imperioso bisogno, perchè questi indeboliscono la vista.

Si avrà altresì cura di non esporsi alle intemperie a capo scoperto, e di non bagnarsi il cranio quando la pelle di esso è in traspirazione, perchè può risultar danno alla vista, all'udito e ai denti. Dunque che il lettore segui queste norme se vuol conservare sano questo indispensabile senso.

CAPITOLO XIX.

Dell'udito

Parte Prima.

Il senso dell'udito, che occupa il secondo posto, segue immediatamente quello della vista. Esso appartiene alla categoria degli organi superiori, perchè ci procura piaceri poetici e sentimentali.

Questo senso è pure importantissimo, e, direi, quasi indispensabile. È infatti per mezzo dell'udito che possiamo intendere ciò che i nostri simili ci dicono, e possiamo colla parola rispondere loro ed essere intesi. L'udito e la parola riconfermano quindi i vincoli sociali.

Per mezzo dell'udito noi conosciamo e distinguiamo i suoni, per mezzo di esso noi gustiamo i dolci canti degli uccelletti, il dolce mormorio del ruscello, il fremire del zefiro fra i rami fronzuti. È per mezzo dell'udito anche che intendiamo la graziosa voce della donna amata, e ci beiamo di questo suono melodioso e gentile che giocherella contro la membrana del nostro timpano. È per mezzo dell'udito infine che l'animo nostro si solleva e può gustare le infinite dolcezze che procura la musica.

È l'udito che ha dato origine alla musica; a misura che questo senso è più delicato tanto più è atto ad afferrare le leggiere gradazioni delle melodie vocali ed istrumentali. Ed è specialmente la voce cantata che tocca deliziosamente il nostro udito e ci procura degli ineffabili piaceri. Il canto è l'unione della melodia alla poesia, e quando esso è l'espressione fedele dei moti del core di chi canta quale essere tanto insensibile potrebbe resistere agli incanti ineffabili di quella voce? Il sordo soltanto è insensibile a tutte queste note d'amore, di gloria, di ebbrezza.

Parte Seconda.

Della musica sull'organismo umano.

La musica piace generalmente a tutti e specialmente a quelle persone che hanno la mente colta. Il suono musicale è il più numeroso fra gli eccitanti dell'udito. Si accetta sempre con piacere di assistere ad un concerto, ad un'accademia musicale, ad un'opera, ad una riunione, dove, come si dice, si fa un po' di musica. La musica produce più violenti i suoi effetti se il sistema nervoso dell'individuo è molto impressionabile.

Infiniti sono gli esempi che ci offre la storia antica. Ne citerò qualcuno.

Il musico Antigenita riscaldò talmente il cervello di Alessandro Magno suonando su un flauto Il Governo del Carro che il re, levandosi da tavola e gettandosi sulle sue armi, voleva far strage de' suoi commensali.

Tepandro, musico spartano, pacificò col suono della sua lira una disputa che doveva decidersi con un duello.

Tutti conoscono l'impero dell'arpa di Davide sopra il re Saulle.

E potrei citare altri esempi, ma rimanderò il lettore alla Hygiène de la voix, dove ne può trovare di curiosi assai.

La musica inoltre può estendere la sua benefica influenza anche su persone ammalate. Così si racconta che la lira di Chirone e il flauto d'Ismenia calmarono i dolori sciatici.

Asilepiade ordinava certi motivi musicali contro la frenesia.

Teofrasto si sentiva sollevato mediante la musica, da un affezione nervosa.

Si conta altresì che una donna caduta in letargo da cinque giorni si risvegliò al suono della musica.

Inoltre Filippo V di Spagna, colpito da un'alienazione mentale, era insensibile a qualunque rimedio. S.M. la regina, conoscendo il delicato carattere del re, fece venire a Corte l'esimio cantante Farinelli. Il re si sentì talmente trasportato da quella voce di tenore così penetrante che volle vedere il cantante. Questi, giunto che fu alla presenza del sire, gettandosi ai suoi piedi, esclamò: una grazia, sire, tornate a presiedere al Consiglio. La grazia fu accordata. Il re era salvo, e dopo un po' di tempo guarì completamente.

Questi esempi basteranno a dimostrare la influenza della musica sull'udito.

Questo senso dunque, dopo quello della vista, ci procura maggiori e più sentiti piaceri. Beato dunque colui che possiede un fino e delicato orecchio.

Parte Terza.

Allucinazioni dell'udito.

L'organo dell'udito, come quello della vista, va soggetto a delle strane aberrazioni. Citerò un esempio fra i molti, che darò al lettore un'idea.

RACCONTO.

La signora E......, quantunque godosse di tutta la sua ragione, andava soggetta a delle aberrazioni che la disturbavano non poco.

Tutti i giorni infallibilmente, sedendosi alla sua toeletta, sentiva d'apprima una voce di uomo gentile che lodava il suo angelico viso, le sue rotondeggianti forme, la sua fresca carnagione, ecc. e dopo un po' di tempo un'altra voce pure d'uomo, ma dura ed aspra che le sussurrava all'orecchio: «Brutta civetta, vanitosa che prendi a imprestito dal profumiere il tuo roseo colorito, che ti fai seducente di forme con mille mezzi artificiali. Cosa direbbero i tuoi adoratori se ti vedessero ora come io ti vedo?»

La povera signora E..... si guardava atterrita attorno per scorgere l'imprudente, e poi esciva spaventata dal gabinetto per distrarsi e dissipare le proprie emozioni.

Parte Quarta.

Igiene dell'udito.

Le norme igieniche relative alla conservazione dell'udito sono le seguenti:

Guardarsi dagli agenti indiretti o diretti che in certo qual modo possono nuocere alla mucosa che ricopre il condotto uditivo.

Così bisognerà guardarsi dalle manovre dello stuzzica-orecchi, dai liquidi irritanti, dai rumori violenti, dalle scariche d'artiglieria, dai colpi, dalle grida acute, dallo stridere della sega, dalle correnti di aria fredda quando il capo è in traspirazione, dall'abuso delle bevande alcooliche od eccitanti; tutte le cause che partoriscono una maggiore o minore sordità, e che possono dar luogo a convulsioni nervose o a veri attacchi di nervi.

Inoltre bisogna avere cura di tenere netto l'orecchio lavandolo con acqua fresca all'estate e con acqua tiepida all'inverno, e se si fa uso dello stuzzica-orecchi, guardarsi dall'offendere in qualsiasi modo la membrana mucosa o il timpano. Che il lettore segua dunque queste norme, perchè il senso dell'udito è fonte inesausta di piaceri.