Il matrimonio dovrebbe essere l'unione di due cuori, di due anime che si comprendono a vicenda, che a vicenda si amano. Dovrebbe essere l'unione di due esseri di sesso diverso che si propongono di condividere le gioie ed i dolori della vita. Il fine del matrimonio è di perpetuare legittimamente l'umana specie. Due esseri che si amano desiderano adrentemente quest'unione che per sempre li congiunge con una catena dorata, che assimila le loro inclinazioni, le simpatie loro e la loro moralità. E infatti, come è sufficientemente dimostrato nel precedente racconto, questa dote è indispensabile per rendere un matrimonio felice. Tanto le gioie quanto i dolori poi li uniscono ancora più strettamente, perchè accrescono la simpatia e la stima reciproca. L'amore ardente che li univa d'amanti a poco a poco s'acquieta, si calma, dando luogo ad un affetto profondo che raramente si può svellere dal cuore.
Difficilmente i matrimoni d'onore riescono a bene, ed anche il proverbio «chi per onor si piglia per rabbia si scapiglia» conferma quest'asserzione.
Come sono felici coloro che legati dai vincoli della stima, dell'affezione e della devozione trascorrono la vita loro tranquilli, col cuore pieno di gioia e di tenerezza! Come lesti trascorrono i giorni loro! Come arride loro il sereno avvenire.
E la loro contentezza s'accresce quando il primo frutto d'amore rende ambiziosa e fiera la sposa che può sentirsi chiamata col dolce nome di madre.
Le cure dei coniugi allora sono rivolte al figlio loro perchè possa crescere dietro il loro esempio buono e virtuoso, e benedica quando sarà adulto chi gli diede la vita fisica e morale!
Quando la donna è resa madre, i suoi pensieri, le sue più tenere cure, le sue più dolci affezioni sono riservate per la sua creaturina. È istinto di amarle profondamente affinchè possano crescere forti e robuste. E l'amore e tanto più intenso verso il bambino quanto più grande è l'affetto che porta al marito. Osservate con quanta gioia quella affettuosa madre accarezza il suo fanciullino, con quanta gioia lo bacia prodigandogli le più affettuose cure. Essa si assoggetta per lui a fatiche, a veglie, a inquietudine con costanza e quasi con gioia, per avere un sorriso, un bacio del suo angioletto. Come scrive Giusti nella sua poesia:
«In ogni pena, un nuovo affetto impara.»
Essa condivide le piccole afflizioni del bimbo, e gioisce de' suoi giuochi infantili. Cerca di indovinare i suoi minimi bisogni, i suoi piccoli desideri per soddisfarli affine di vedere il viso del suo figliuolino raggiante di gioia. E non meno profondo, quantunque diverso, è l'amore del padre. Anche esso è dominato da questo istinto lodevolissimo che lo attacca sempre più alle gioie della famiglia. Solo gli uomini abruttiti dal vizio mancano di questo sentimento naturale, rendendosi così di lunga inferiore alla belva la più feroce.
Se il padre non presta ai bimbi suoi quelle amorose cure che sono proprio delle madri, egli però cerca col suo indefesso lavoro di formarsi uno stato sempre migliore del presente per poter dare alle sue creature quell'educazione di cui tanto abbisogna un giovane. E quando stanco del lavoro giornaliero si reca a casa, con quanta gioia vede venirsi incontro i suoi demonietti vispi e allegri, e gettarsi fra le sue braccia e baciarlo e chiamarlo col tenero nome di papà.
Non è questa per un uomo di delicati sentimenti una delle più dolci soddisfazioni? Ma il suo amore s'accresce quando i fanciulli si fanno più grandicelli, quando cominciano a parlare, a comprendere. Con quanta pazienza esso allora cerca d'istruirli e risponde loro alle più piccole domande!... E fatti giovani, allora i coniugi ripongono in loro le loro più lusinghiere speranze, perchè allora possono raccogliere il frutto dei loro sacrifizi, del loro amore!
Norme igieniche.—Coloro che amano di godere sempre una buona salute e quei conjugi che desiderano avere una bella e maschia prole devono procurarsi e leggere attentamente l'Hygiène du Mariage, perchè per la salute dei frutti e per quella degli stessi procreatori non è indifferente di librarsi ai piaceri voluttuosi di amore in tutti i luoghi, tempi e circostanze. Noi accenneremo le norme elementari. Intanto le epoche migliori per la fecondazione sono la primavera e l'autunno. Migliore poi è la primavera, perchè quella dolce aura profumata che spira accarezzando i primi fiori, i verdi ramoscelli, quel tiepido sole che ci rallegra, la natura che ci risveglia, tutto insomma ci invita a gustare delle dolci ebbrezze di amore.
I fisiologi, in base a molte osservazioni prese, sostengono che gli individui concepiti durante i rigori invernali, o durante i cocenti calori d'estate, crescono deboli, gracili, e sono difficilmente educabili.
Gli animali invece non hanno che una sola epoca dell'anno per procreare; ma sebbene l'uomo possa far ciò in tutte le stagioni, deve osservare le predette norme, e prova della verità di questi citerò il seguente
«I coniugi di Lor..., dotati d'una buona costituzione fisica, d'una salute floridissima e senza alcun vizio ereditario, dopo 10 anni di matrimonio, non avevano potuto conservarsi un sol figlio dei sei che avevano avuto, perchè, quantunque il parto fosse regolare, essi non campavano che due o tre mesi stante la loro gracilità.
«I medici riuniti a consulto credettero che il male fosse durante la gestazione, perciò ordinarono un regime particolare di vita alla signora quando si sentì di nuovo madre. Il parto ebbe luogo felicemente, ma il bambino ebbe la stessa sorte dei fratelli.
«I signori di Lor..., esasperati, decisero di non aver più prole. Ma il caso volle che al sig. Lor... capitasse nelle mani l'Hygiène du Mariage. La lesse attentamente, la comunicò anche alla moglie, e decisero di seguire tutte quelle auree norme e quei precetti per una nuova procreazione, giacchè in loro il desiderio d'avere un figlio era vivissimo.
«Il 15 gennaio infatti la signora Lor...... partorì un grazioso bambino che prometteva di campare visto la sua robustezza. La madre medesima lo alattò, ed ebbe la consolazione di vederselo crescere dinanzi sano e vispo come un pesce. Ne ringraziò di ciò Iddio che le aveva fatto capitare fra le mani il suddetto libro.»
Ed ora due paroline di ossarvazione:
Perchè quest'ultimo bimbo sopravisse e gli altri morirono? Basterà per risposta far osservare che i parti della signora Lor.... avvenivano sempre nei mesi di marzo, aprile, agosto o settembre, il che vuoi dire che la fecondazione avveniva nei mesi di luglio, agosto, dicembre e gennaio, i mesi più sfavorevoli ad una sana procreazione.
Estratto dagli annali fatti rari.
I piaceri dell'amore sono cause che producono una intensa scossa del sistema nervoso. Questa scossa è talmente forte che ha prodotto perfino la morte; essa chiamasi anche spasimo venereo. È evidente dunque, ed anche la scienza ce lo insegna, che pur gustandoli moderatamente bisogna che noi ci troviamo in uno stato di calma fisica e morale, e che tutti i nostri organi sieno in riposo.
Norme elementari.—Il coito non si dovrà effettuare quando noi avessimo ammalato un organo qualunque, perchè il male si aggraverebbe.
Quando si è mangiato e bevuto copiosamente, perchè, arrestando la digestione, sarebbe causa d'una gastrite fortissima o peggio.
Quando si hanno appena finiti lavori intellettuali o fisici che richiedono fatica, o quando si ha corso, saltato, camminato, ecc. perchè il nostro fisico ha bisogno di riposo; l'atto sessuale non farebbe che prostrarlo maggiormente.
Quando si è stato poco prima in preda a un eccesso d'ira, di dolore, di spavento, o si è provato una forte emozione, perchè il male non solo si propagherebbe a voi, ma anche alla prole vostra.
Quando poi si gustano questi piaceri non si deve mai oltrepassare i limiti prescritti dalla natura, perchè il nostro fisico ne risentirebbe; dopo ci abbisogna un assoluto riposo, perchè mettendo in moto subito dopo i nostri muscoli, s'incorrerebbe in abbattimenti.
Bisogna altresì evitare durante il coito le posizioni anormali od incomode; il luogo, l'occasione, la paura d'essere scoperti durante questo atto sono sempre nocevoli. Sono malori che non si sentiranno direttamente, e da giovani si considerano questi avvertimenti come superflue pedanterie, ma ben se ne pente quando vecchi si è aggravati da tutti quei piccoli acciacchi e malori che sono l'effetto degli eccessi giovanili.
Quegl'individui che sempre vivono sotto la influenza genitale perdono a poco a poco ogni intelligenza. Non sono più capaci di pensare, nè di agire, e si rendono uguali ai bruti dominati sempre dal pensiero di soddisfare i loro brutali desideri. E questi eccessi venerei, dei quali prego i giovani di sempre astenersi, producono gravi malanni e forse anche la morte. Questo fatto convincerà gli increduli.
Massimo Dub..., figlio di ricchi genitori, era un bel giovane sui 24 anni circa, e studiava volonteroso alla Facoltà di Parigi, quando per somma sventura gli morì il padre. Passatogli il primo dolore, e trovandosi padrone d'un bel capitale, si recò di nuovo a Parigi, che aveva lasciato per recarsi in famiglia. Gli amici suoi, sapendolo ricco, si attaccarono maggiormente a lui, ed approfittavano dell'inclinazione di Massimo ai piaceri per godere alle sue spalle.
Da principio erano festini, gite in campagna, pranzi in compagnia di donne prive del pudore. Vennero in seguito le serate, le orgie, alle quali Massimo invitava tutti i suoi compagni libertini e le loro mantenute. Il nostro povero giovane che camminava diritto al precipizio era da tutti adulato, tutti lo riguardavano come il campione della festa, ed egli pur troppo non ismentiva questa asserzione. Ma il patrimonio intanto scemava, e la salute gli si era alterata. A 25 anni, in seguito agli strapazzi ed agli eccessi dei piaceri d'amore, pareva già vecchio. Le sue forze erano esauste, il suo volto era pallido e macilento, gli occhi senza vita, come coperti di un fitto velo; una completa calvizie denotava una precoce caducità.
Ben se ne avvide Massimo, se ne avvilì, ed ebbe abbastanza intelligenza per comprendere che la sua vita sarebbe oramai perduta. Per cui decise di finirla in mezzo ai più folli piaceri.
E così fu.... Pochi giorni dopo diede una festa sontuosa, alla quale invitò tanti amici e prostitute quanti ne poteva capire la sala. Questa era tutta messa a nuovo, tutta dorata ed illuminata da mille candele. I fiori più rari esalavano un odore delicato e soave, tutto invitava all'orgia. Il banchetto incominciò. Lascio al signor lettore immaginarne la descrizione, che mi ripugna il farla. Fu un vero inferno: uomini e donne, assaporati i cibi più succosi ed irritanti, e accesi da vini ed a liquori alcoolici, si abbandonarono, ebbri, ai più ributtanti piaceri, e al pari dei bruti, quando le loro forze furono esauste, s'addormentarono sul pavimento, gli uni addosso agli altri, seminudi e nelle posizioni più schifose. Era una scena ributtante. Quando il sole era già alto sull'orizzonte, parecchi ancora stravolti si alzarono, ed a vicenda svegliaronsi. Cercarono Massimo, lo videro, lo scossero, lo chiamarono ripetutamente!.... Invano.... Massimo Dub.... abbracciato strettamente ad una giovane donna, era freddo cadavere!
I piaceri solitari sono fra i vizi i più degradanti e i più dannosi, perchè non solo sono funesti al fisico, ma anche al morale, e le facoltà intellettuali si impiccioliscono sempre più.
Se noi dunque parliamo di questi vergognosi vizi, gli è per mostrarne i pericoli, gli è per poter arrestare quei giovani che vi si abbandonano, e che corrono indubbiamente su quella via sdrucciolevole che li conduce al precipizio. Pur troppo entrambi i sessi hanno esempio di infelici che furono trascinati ad una mala fine per questa degradante abitudine.
I caratteri principali dai quali si potrà conoscere l'infelice dedito ai piaceri solitari sono:
Affievolimento della intelligenza, perdita della memoria, timidità eccessiva, pusillanimità, pigrizia, stupidità ed alle volte follia.
Si conoscono dal fisico per:
Persistente pallidezza, magrezza, indebolimento di forze, tremito nervoso, alito fetente, in seguito sordità, tisi, consunzione e forse anche la morte.
Questa deplorevole passione però è più frequente fra le ragazze, perchè, dicono i medici, maggiore è il loro sistema genitale, e perchè, facendo una vita sedentaria, non possono essere distratte da brutti pensieri quanto un giovane.
Noi traccieremo qui un quadro dei mali che derivano da questa tremenda passione.
Questi mali nelle donne sono diretti o simpatici.
Diretti se colpiscono direttamente il sistema genitale, simpatici se colpiscono organi meno o più lontani.
Distruzione della verginità.
Dilatazione del canale vulvo-uterino.
Rilassamento della mucosa che copre quelle parti, donde hanno luogo i fiori bianchi meno o più abbondanti e fetidi.
Irritazione e indebolimento dell'utero, da cui l'interruzione della mestruazione.
Emorragie uterine.
Vapori isterici.
Rilassamento del canale della vescica, da cui l'incontinenza di urina.
Sterilità.
Perdite abbondanti che alterano la salute, distruggono le forze, conducendo al marasmo e fors'anche alla morte.
Ammollimento delle mammelle.
Indebolimento delle forze digestive, indigestioni, vomiti, gastriche croniche.
Irritazione cronica dei polmoni, catarri, asma, tisi.
Indebolimento del cervello e del sistema nervoso.
Degradazione intellettuale.
Tristezza, noia, disgusto per la società.
Stupida indifferenza.
Aspetto d'idiota.
Perdita della memoria.
Difficoltà di pensare, ecc.
Debolezza muscolare.
Pigrizia, affievolimento generale.
Magrezza del corpo intero.
Pelle floscia, pallidezza, orbite profonde, occhi senza vita.
Finalmente atonia completa, sonnolenza, morte.
Ecco le terribili conseguenze che derivano da questo detestabile vizio. Voi giovinette osservate di quali mali sia causa la masturbazione, e pensate che se non vi arrestate, vi piomberanno tutti addosso conducendovi ad una certa e misera fine. Voi che dovreste essere corteggiate ed adorate, voi che dovreste ispirare la poesia, l'amore, sarete da tutti fuggite, da tutti disprezzate. I vostri lineamenti gentili si altereranno, la vostra giovanile freschezza scomparirà per dar luogo a rughe precoci, il vostro colorito roseo darà luogo a una pallidezza livida. Oh! no, no fuggite questo vizio così abbominevole e funesto!
Non seguendo i miei consigli, invece di una gioventù brillante, d'un vicino matrimonio sereno e ridente, che vi farà gustare tutti gli ineffabili piaceri di sposa e di madre, non troverete sul vostro cammino che compianto, tristezza ed abbandono.
Spero che questa lettura vi sarà di giovamento, e se il vizio non è già radicato in voi, potrete svellerlo con forza d'animo e di volontà, e allontanare tutti quei mali che da questo derivano mediante alcune cure ragionate, un'alimentazione particolare, distrazioni, viaggi, esercizi fisici, ecc. Allora soltanto potrete vivere di un'altra vita, e diverrete ancora vispe, allegre e amate da tutti.
E ciò che dissi per le giovinette, fra le quali però questo vizio si osserva maggiormente, lo dico a voi giovani che foste d'animo sì basso per abbadonarvi ai pieceri solitari. Non vedete i mali che ne provengono, non vedete come voi perdete in gaiezza, in salute, in intelligenza?
Fino a che questo vizio vi dominerà, voi non potrete concepire nulla di nobile, nulla di grande; i vostri studi saranno per voi ardui, perchè svanita sarà la memoria, rimarrete ignoranti, e sarete spregiati da chi conosce l'abitudine vostra. Oh! no, miei cari giovani, sradicate con ogni sforzo questo vizio riprovato dalla natura e dalla società; ritornate coi vostri amici, fate parte dei loro giuochi chiassosi, dei loro divertimenti! Non sentite vergogna di voi medesimi? dunque rialzate orgogliosi la testa, dimenticate i giorni vergognosi trascorsi, ridiventate giovani onorati e forti, pensate che avete parenti, amici e sopratutto una patria.
Quando i genitori o coloro presso i quali vive il fanciullo abbiano acquistato la certezza che il giovinetto è dedito a questo detestabile vizio dovranno porre in opera tutti i mezzi per impedirlo. Dovranno però usare prudenza e dolcezza perchè la violenza ed i castighi irriterebbero solamente il soggetto.
I mezzi da impiegarsi sono fisici o morali.
I mezzi morali, però, sono quelli che meglio riescono, perchè scuotendo l'immaginazione, destano un sentimento di timore e risvegliano l'amor proprio.
Si cercherà, per esempio, di far comprendere al giovane come tutti possono accorgersi delle sue abitudini, perchè gli traspare dal viso, e che invece di compiangerlo, lo disprezzeranno e mostrandolo a dito, lo lascieranno solo, temendo che esso guasti i compagni che gli sono vicini.
Se giungete a fare arrossire di vergogna il fanciullo o la fanciulla siete sicuri che questi faranno il loro possibile per cambiarsi.
Un altro mezzo da usarsi colle giovinette, è di suscitare la loro ambizione, ripetendo loro sovente che erano belle, fresche, avvenenti, e che gli adoratori cominciavano a ronzare loro d'attorno, invece che ora sono brutte, pallide, macilenti, e che in luogo di farle segno di mille gentilezze come le sono le giovinette loro pari, sono fuggite e guardate con disprezzo.
Se l'ambizione comincia a far capolino, se si persuadono che un giorno potranno eclissare in bellezza le loro orgogliose compagne, allora siete sicuri che esse saranno istantaneamente guarite da questo vizio.
Bisogna allontanare dai giovanetti le occasioni che possono trascinarli, come la lettura di romanzi, la vista di pitture o di incisioni indecenti, i teatri dove si danno produzioni immorali o leggiere, e tutto ciò che può accendere l'immaginazione loro.
Le giovinette che raggiunsero la pubertà sono dotate di una impressionabilità squisita, e risentono più vivamente dei giovani lo stimolo d'amore.
Se la giovinetta che manifesta l'inclinazione per l'altro sesso è nubile è un sacro dovere dei genitori di maritarla. Se non lo è bisogna che questi raddoppino l'attenzione perchè è facile che si dia al piacere solitario. I mezzi eccellenti per arrrestarlo sono le gite, le partite di piaceri, i viaggi, le passeggiate, ecc.
Alimentazione e distrazioni:
a) Nutrimento dolce e corroborante da cui saranno escluse le carni scure, i pesci di carne rossa, il caffè, il vino, le vivande ventose, le droghe, gli zuccherini, ecc.;
b) Fare una leggiera cena di frutti rinfrescanti prima ai coricarsi;
c) Vietare gli alimenti indigesti e le bevande eccitanti;
d) Fare uso di cioccolatte di buona qualità, che è un alimento eccellente e di facile digestione. Accennerò il cioccolatte fabbricato dalla Compagnia coloniale, che è preparato con zuccaro e cacao di prima qualità;
e) Si procurerà di far fare un leggiero esercizio fisico dopo il pasto;
f) Ogni quindici o venti giorni si dovrà accordare al soggetto il piacere d'un pranzo o d'una colazione in campagna, quando il tempo lo permette, oppure in un albergo, perchè la distrazione e il cambiamento di cibi sono efficacissimi, e producono ottimi effetti.
Raccomandazioni diverse:
a) Si cerchi di stancare il giovane con esercizi muscolari faticosi prima di lasciarlo coricare;
b) Si procuri che il suo letto sia abbastanza duro e poco carico di coperte;
c) Si faccia alzare appena svegliato;
d) Gli si dieno vesti leggiere piuttosto ampie e non mai troppo calde;
e) Non si lasci scaldare al sole o al fuoco;
f) Non si permetta l'uso dello scaldino alle giovanette;
g) Si allontani finalmente qualunque causa morale o fisica che ecciti le loro funeste tendenze.
Consiglio ai genitori.
Si cerchi di correggere il fanciullo sino da bambino, perchè allora, come la pianticella, più facilmente si sradicheranno dall'animo loro le cattive abitudini.
Che le correzioni sieno dolci e prudenti, e che si cerchi di sfavorire lo sviluppo delle buone qualità, l'amore al lavoro, all'operosità, alle occupazioni attive, che sono la salvaguardia dell'innocenza e la conservazione della salute.
La donna, secondo gli artisti, è un complesso grazioso ed armonioso di linee delicate e di soavi contorni; è l'essere il più perfetto che abbia prodotto Natura. Essa giganteggia sopra tutte le altre creazioni; è intelligente quanto l'uomo, lo supera per le doti morali.
La donna è indispensabile per l'uomo, e senza lei, infatti, non vi sarebbe nè amore, nè famiglia, quindi nessun piacere puro e soave.
Oh! sì, l'uomo deve rispettare e amare la donna che si sacrifica a lui, che prodiga le più affettuose cure ai frutti del suo amore, che condivide i suoi dolori e le sue gioie. Dovrà esserle immensamente grato, perchè essa è un inestimabile tesoro di modestia, di grazia, di amabilità, di devozione, di amore. E quanto più l'uomo la ama e la rispetta, tanto più essa gli si affeziona, e gli è devota, e maggiori e ineffabili saranno i piaceri che essa gli apporterà, e di tutto farà per rendere felice l'uomo che le dimostra un vero e sincero amore.
Morali e fisici sono i piaceri che ci procura la donna.
I fisici derivano dalla sua bellezza, dalle sue attrattive che soddisfano gli occhi nostri.
I morali derivano dalle doti che essa possiede, dalla grazia, dal suo spirito, dalla dolcezza del suo carattere, ecc. La donna può impressionare tutti i sensi nostri, ma principalmente quelli dell'udito, della vista e del tatto.
Quantunque il senso dell'udito ci procuri minori sensazioni che quello della vista pure gli armoniosi suoni d'una voce graziosa di donna ci scendono sempre dolci al cuore. Non si prova forse una squisita sensazione quando la donna amata ci parla, quando arrossendo ci confessa il suo amore?.... Allora tutti i sensi sono come soggiogati da una ebbrezza deliziosa, non si desidera che di sentire ancora la sua voce melodiosa e soave.
E il senso dell'udito non resta dolcemente impressionato quando una voce di donna canta una bella romanza e quando le diverse modulazioni e colore delle sue note esprimono i diversi sentimenti dell'animo suo?
Il timbro della voce d'una donna è generalmente puro e dolce, ed accarezzando il nostro orecchio, ci fa una impressione gradevolissima. Però si da il caso che molte giovinette anche belle abbiano una voce grossa e rozza, che fa perder loro i pregi e le attrattive fisiche esterne. Per cui è da raccomandarsi ai genitori di rettificare possibilmente la voce dei figli loro quando sono ancora bambini per mezzo di utili esercizi che troveranno nella nostra Hygiène de la voix.
Il senso della vista ci procura le più dolci sensazioni. È infatti cogli occhi che si osservano le bellezze della donna, che si ammirano i contorni delle sue forme eleganti, che si seguono i suoi movimenti graziosi, che si scorge il suo incantevole sorriso; cogli occhi infine che si apprezzano le mille attrattive delle quali Natura la regalò.
Il senso del tatto è la sede dei piaceri fisici, inutile è il dimostrarlo. Infatti quale sensazione è più dolce di quella che si prova quando la gentile e morbida mano della donna amata ci accarezza, o quando questa ci bacia dimostrandoci l'amor suo, la sua devozione?
Guai però a quegli individui che non hanno abbastanza forza per resistere alle voluttà dei piaceri fisici! Questa funesta passione è causa di molti mali morali e materiali; presto le loro forze si estenuano e se la morte non li colpisce, invecchiati precocemente conducono una vita misera e amareggiata dall'infermità.
Tutte le passioni umane vanno soggette a dei traviamenti più o meno comuni, ma l'amore offre delle aberrazioni singolarissime. Talvolta si manifesta con tale energia che inspira perfino paura. Talvolta si tiene celato fino ad una propizia occasione, e allora si manifesta pubblicamente.
Generalmente l'amore ha per iscopo il godimento fisico. Quando si trova rivestito della forma platonica si manifestano delle singolari aberrazioni, e allora la passione è portata alla frenesia, al delirio. Gl'infelici che ne sono colpiti destano timore e devono essere rinchiusi in stabilimenti opportuni.
I traviamenti venerei si manifestano sotto diverse specie, dall'amore sensuale all'irritazione genitale e all'uteropatia.
La prima, propria all'uomo, comprende il priapismo e la satiriasi mali gravissimi che finiscono spesso colla morte.
La seconda, propria alla donna, comprende l'isterismo e l'uteropatia, mali che però offrono speranza di guarigione.
Fra questi mali gravissimi ve ne sono altri intermedi che sono perversioni dell'apparecchio nervoso-sensorio.
Vi sono anche, all'incontro, parecchi individui d'un eccessivo rigorismo per la maggior parte delle donne, e non comprendono la donna che in mezzo alle ricchezze, all'eleganza, alle dovizie; tutte le altre per loro sono sciupate e ripugnanti. Ben presto però la follia s'impadronisce di essi.
Esistono taluni anche ai quali piacciono le donne alte, altri le piccole, altri ancora o le grosse o le magre; v'è chi adora la donna dal colorito vivace, chi ama quella dal viso pallido, ecc.
Vi sono individui pei quali i piaceri sensuali sono la loro principale occupazione, e cercano qualunque mezzo per soddisfarli, però sono frenati abbastanza per nascondere il loro vizio. Questa irritazione genitale soddisfatta conduce alla satiriasi. Si dica lo stesso delle donne che, soddisfando le loro brame sensuali, vanno incontro all'isterismo e alla uteropatia. Questo sia d'avviso a coloro che hanno un temperamento tendente all'amore.
Inoltre se lo spasimo venereo è prolungato oltre i limiti possono derivare infiniti mali, e pur troppo delle convulsioni mortali, e fors'anche la morte fulminante.
Questi piaceri poi, gustati troppo spesso, ci abbrutiscono, facendoci svanire le facoltà intellettuali e le forze fisiche, e rendendoci inutili a noi stessi e alla società.
Questa funesta affezione deriva dal temperamento con predominio genitale, dall'impero dell'istinto brutale sulla ragione, e dall'irritazione morbosa del sistema nervoso, dell'apparato generatore e del cervelletto. L'individuo affetto da questa malattia soccombe indubitabilmente.
Citeremo un esempio.
Il giovanetto Amedeo R..., dotato di un temperamento nervoso-sanguigno con predominio genitale, si era fin da fanciullo abbandonato ai piaceri solitari. Ma la sua forte costituzione e la sorveglianza dei genitori ne scongiurarono i tristi effetti. Uscito però dalla famiglia potè abbandonarsi anima e corpo ai piaceri d'amore, bazzicando nelle case di tolleranza e dandosi in braccio a prostitute. Perfino la morte di suo padre non giunse a scuotere quest'anima depravata. Lasciò la capitale per andare a raccogliere l'eredità, e poi vi tornò sciupandovi più di prima patrimonio, salute e onore. Ben presto però, povero affatto e cacciato anche dalle donne perdute, cui incuteva spavento colle sue brutali passioni, si vide costretto per soddisfarle di girovagare pei luoghi deserti della capitale tra i ruderi e le rovine, dando l'assalto alle donne che per malaventura vi passavano sole. Ma la polizia seppe subito arrestarlo, e lo trasse in prigione. Ma da qui fu trasportato all'ospedale dei pazzi, e ivi legato con ferri, perchè offrì i più violenti sintomi di furore genitale.
Fu messo in una gabbia di ferro della quale mordeva le spranghe, e qui stette come un cane idrofobo per una settimana in preda a convulsioni tremende. Impossibile fare il ritratto di quest'infelice; più non era un uomo, aveva l'aspetto d'una belva arrabbiata, l'espressione di Lucifero. Infine, dopo sette giorni in preda ad una tremenda ed atroce convulsione, spirò. Fu una scena orribile. Il guardiano stesso, assuefatto ed insensibile, non potè trattenere una lagrima!
Come gli eccessi in più sono dannosi alla salute, così lo sono anche gli eccessi in meno, perchè distruggono l'equilibrio che deve esistere fra le diverse funzioni. Infatti, essendo qualunque organo necessario alla macchina umana, se le funzioni di questo organo sono soppresse o ritardate, ne deriva un disquilibrio più o meno profondo. Il solo buon senso ci dimostra che sarebbe una follia il volere porre un limite alle leggi naturali. Quindi bisogna usare moderatamente delle cose della vita, ma non privarsene affatto.
Gli esempi dei mali che provengono da una soverchia continenza sono raccolti negli annali della medicina, e non potendo qui esporli indirizziamo il lettore alla nostra Igiene del matrimonio.
Abbiamo detto che la satiriasi, speciale all'uomo, prende il nome di ninfomania quando s'impadronisce della donna. I mali che ne provengono sono i medesimi e le cause sono le stesse, le cause predisponenti consistono nell'avere un temperamento bilioso sanguigno, nel leggere o vedere cose oscene, e infine nell'avere amici viziosi e dediti ai piaceri venerei.
La ninfomania prende alle volte spaventevoli proporzioni, avendo la donna organi genitali molto sviluppati; allora bisogna legare le infelici che ne sono affette, perchè squarcierebbero tutti gli uomini che loro capitassero sotto mano. Per fortuna però questa forma di ninfomania è rara, e coloro che ne sono colpiti o guariscono per mezzo di una rivoluzione nel temperamento loro, o muoiono fra le convulsioni della febbre erotica.
Vi sono però diverse gradazioni di ninfomania, ma il pudore e la vergogna fanno sì che le donne affette nascondino i loro trasporti nell'ombra e nel mistero.
Quando la ninfomania assale fortemente le donne, queste cadono in convulsioni alla vista di un uomo. Il viso loro è orribile a vedersi, perchè tutti i muscoli si contraggono in un ironico sorriso, gli occhi scintillanti, la voce rauca ed acuta, le membra scricchiolanti denotano il loro spasimo e il loro dolore.
Vive una giovane che all'età di 23 anni offriva i più singolari contrasti di lubricità e di pudore. Ciascun mese essa era in preda alla crisi ninfomaniaca che durava cinque o sei giorni, e durante questo tempo sentiva un insaziabile desiderio dei piaceri venerei.
Quando la crisi era passata si vergognava degli eccessi che aveva commessi, e camminava a testa bassa per paura che le si leggesse in viso il vergognoso difetto che la degradava.
Impiegò tutti i mezzi sedativi ed antivenerei, ma invano. Due anni durò questo stato. Alla fine del secondo per fortuna ingravidossi; dico per fortuna, perchè da quest'istante in poi le crisi erotiche più non si manifestarono. Diede alla luce una bella bambina. L'amor materno soffocò qualunque altro sentimento. Essa vive ritiratissima, riponendo tutte le sue gioie, i suoi affetti, le sue speranze nella sua creaturina, che ama profondamente.
Molte volte il triste ricordo dell'obbrobrioso passato le si affacciava alla memoria, ma ella lo cacciava da sè, e ritraeva novello e vigoroso coraggio da un bacio della sua bambina.
E questa donna vive ancora, quantunque sempre triste, cercando di espiare il passato con una vita esemplare e ritirata.
Eccovi in breve le diverse affezioni erotiche che affliggono i due sessi. L'unico consiglio che possa darvi si è quello di chiamare lo aiuto di un medico rinomato appena se ne sentano i sintomi. Un giorno che si ritardi potrebbe causare gravi crisi e forse anche la morte.
Per preservarsi dalle malattie suaccennate, bisogna avere delle precauzioni e perseveranza. La prima norma è quella di allontanare da sè il predominio generale all'irritazione prima che questa si dichiari negli organi genitali.
I genitori devono avere cura della condotta e delle tendenze del figlio loro, dipendendo queste malattie dal temperamento del giovane. Se riconoscono l'esistenza della predisposizione dovranno senza indugio consultare un medico.
Le norme igieniche da osservarsi per combattere l'irritazione genitale riguardano la alimentazione, e richiedono la ginnastica.
Si sottoporrà il giovane ad un regime alimentare basato sopra lo stato della sua salute e delle sue forze.
Se è d'un temperamento robusto, gli si prescriveranno carni bianche, fecule, latticinii, erbaggi, sostanze povere di succhi nutritivi; gli si proibiranno le bibite eccitanti, dandogli invece quelle che rinfrescano.
Se invece è d'un temperamento debole, gli si ordinerà il brodo di carne, l'arrosto di bue, vitello, pollo, e specialmente dell'eccellente cioccolatte, e per bevande le acque zuccherate, aromatizzate, le infusioni leggiermente toniche, per esempio la camomilla, il tiglio, l'acqua di fior d'arancio e simili.
Si dovrà in seguito sottoporre il soggetto ad esercizi ginnastici, al ballo, all'equitazione, al giuoco della palla, del bigliardo, ecc., e qualunque altro esercizio o giuoco che richiegga uno sforzo muscolare, così si riporterà sul tronco quella forza che è in eccesso negli organi genitali.
Se questi mezzi fossero vani, e le tendenze erotiche non diminuissero, si ricorrerà alle medicine ed agli altri mezzi sedativi ed antivenerei. I salassi, le bevande rinfrescanti e debilitanti abbattono l'irritazione. Ma il regime alimentare trionfa su tutto. Noi abbiamo dimostrato questo ad evidenza nella nostra Hygiène alimentaire, e infatti coll'alimentazione non solo si possono sradicare le malattie, ma perfino mutare la costituzione dello individuo.
I piaceri dell'amore gustati con prudenza e moderazione servono come tutte le altre funzioni vitali a mantenere la nostra salute. Invece gli eccessi la sciupano, e sono causa di gravissime malattie. Quegli spensierati giovani che si abbandonano con trasporto alle snervanti voluttà d'amore, e si vantano coi loro amici di poter più volte rinnovare la fatica d'Ercole, non sanno che la loro spavalderia ed imprudenza attenterà alla loro salute, alle loro facoltà mentali e che prepara loro una vecchiezza precoce.
Quando i primi desiderii si manifestano bene sarebbe d'ammogliarsi. Ma da noi pur troppo non è così, perchè si prende moglie quando si è già avanzati in età e quando si ha davanti la prospettiva d'una bella dote.
E pur troppo i desiderii, che già sono abbastanza forti, devono essere soddisfatti. Pur troppo, dico, perchè per soddisfarli bisogna gettarsi in braccio alle donne pubbliche!
Giovani, siate per lo meno sobrii se dovete abbandonarvi a questi mezzi estremi!
Le prostitute sono a temersi, perchè appartenendo esse a tutti gli uomini che le pagano, possono facilmente incalzarsi varie malattie sempre gravi, perchè infettano il sangue, e fra le tante la più grave che è la sifilide. Guai a colui che ne è colpito, perchè il virus non solo appesta l'affetto senza speranza di guarigione, ma si trasmette anche alla prole innocente.
Voi, giovani, pensate ai mali che vi possono danneggiare varcando la soglia di una casa di prostituzione, non dispregiate questi consigli, pensate che la vergogna ed il rimpianto succedono sempre alle ore dell'orgia.
Eccone un esempio.
Un giovane di 24 anni Alfonso Du..., figlio d'agiata famiglia, aveva abbracciato la carriera di commerciante. Primo commesso di una delle principali case della capitale, era ben veduto da tutti, perchè amato e stimato da' suoi superiori e da quelli a lui sottoposti.
Da parecchi anni conviveva con una donna, ma l'aveva circondata da tanto mistero che nessuno poteva immaginare questo fatto. Ma avuti dei dissensi con essa, erano già quattro giorni che più non la vedeva, quando una sera in compagnia di tristi amici varcò la soglia di un postribolo. Mai non l'avesse fatto. Ne uscì col germe di una malattia che amareggiò la sua esistenza. S'affidò ad un medico, ma dopo due mesi la malattia peggiorò, e l'infelice si vide perduto. Le glandole erano oltremodo gonfie, gli cadevano i capelli a ciocche, la pelle gli si copriva di pustole, il virus straziava orribilmente il povero Alfonso.
Fortuna volle che un suo amico lo condusse da un celebre medico, il quale, pur non nascondendogli la gravezza del suo male, gli promise la guarigione se adottava il suo sistema. Alfonso seguì infatti tutte le istruzioni del bravo medico, e dopo 10 mesi si credette libero dal virus che l'infettava. Infatti egli si sentiva tanto bene che dopo due mesi pensò a prender moglie. Il medico non glielo permise, dicendogli però che poteva ammogliarsi senza pericolo di trasmettere la malattia ai figli dopo due anni. Alfonso ebbe tanta costanza di aspettare a sposarsi passati i ventiquattro mesi ed ebbe anche la consolazione di avere un figlio. Esso crebbe robusto sino al ventesimosesto mese, nel quale fu colpito da un'oftalmia purulenta. Questa guarita, il male si trasportò all'orecchio e alla bocca. Insomma aveva ereditato il male paterno. La povera creaturina rimase mingherlina per tutta la sua infanzia.
Sorte migliore non ebbe il secondo figlio, epperò la sua costituzione rimase egualmente molto gracile.
Alfonso, desolato, decise di non aver più figli, per non avere il dolore di vederli sopportare le conseguenze de' suoi trascorsi.
Povero giovane! Egli condusse poi una vita trista, pensando che i suoi due figliolini un giorno gli rinfaccierebbero le amarezze della loro esistenza! Ancora qualche anno vegetò piuttosto che visse, e morì di dolore e di crepacuore!
Lettori, che questo fatto vi sia d'esempio. Pensate a tutte le conseguenze prima di gettarvi fra le braccia d'una cortigiana.
Credo utile di riassumere in questo capitolo alcuni precetti risguardanti i piaceri dell'amore.
L'unico consiglio per conservare a lungo la propria salute è di gustare con moderazione i piaceri venerei. Gli eccessi prostrano il nostro fisico ed estenuano le nostre forze. L'unico mezzo per rendere il piacere più vivo è di gustarlo raramente.
Inoltre è male abbandonarsi alle voluttà d'amore dopo il pasto, perchè tale voluttà, turbando la digestione, può essere causa di soffocazioni, di svenimenti e fors'anche di apoplessia.
Dopo una lunga corsa od esercizi che richiedono spreco di forze fisiche.
Quando si ha qualche organo ammalato, si prova un malessere generale, perchè il coito non farebbe altro che accrescere il male.
Si debbono scansare o reprimere i desideri immoderati, o i trasporti troppo focosi, perchè logorando rapidamente la macchina umana ci possono essere funesti. Coloro che hanno stomaco debole, e che sono disposti alle affezioni polmonari sono generalmente inclinati a siffatti piaceri, dovranno dunque fare ogni sforzo per frenarsi, perchè le voluttà sensuali precipitano i battiti del cuore, producono delle congestioni ai polmoni, che sono sempre funeste per chi tende alla tisi.
Quando l'appetito venereo fu soddisfatto, oppure quando è assopito naturalmente, è sempre dannoso alla salute il ridestarlo con mezzi morali o fisici, perchè bisogna concedere agli organi genitali il loro istante di riposo. E così dicasi di tutti i mezzi usati dagli impotenti.
È male gustare in piedi i piaceri dell'amore, perchè lo spasimo venereo, cagionando una forte tensione dei muscoli degli arti inferiori che già portano il peso del corpo, li affatica oltre misura. Le conseguenze non si manifestano istantaneamente, e fin che si è giovani e robusti non ci si bada, ma ben se ne accorge quando, vecchi, le gambe, ricusando il loro ufficio, domandano l'aiuto del bastone, e si affaticano per un nonnulla, di maniera che la stanchezza vi accompagna perfino a letto.
Male è ripetere il coito più volte, perchè scuote il sistema nervoso ed esaurisce le nostre forze. Per lo meno tra un accostamento e l'altro è bene lasciare l'intervallo di un giorno.
L'impotenza si riscontra specialmente nei beoni, perchè il loro sangue fu riscaldato da liquori, da vivande aromatiche, da idee lubriche, che accelerano i moti del cuore ed irritano il cervello.
Può derivare anche da un'alimentazione povera, debilitante, dal regime latteo o esclusivamente vegetale e dall'uso delle bevande acide.
Siccome le perdite della donna sono minori di quelle dell'uomo, così essa può ripetere il coito più volte, ma però è bene se ne astenga, perchè è provato che quelle che ne abusano vanno soggette alle tristi affezioni delle ovaie, della matrice, qualche volta anche al cancro.
Dunque, riassumendo, diremo:
L'assoluta continenza, come l'incontinenza della voluttà d'amore, sono due estremi riprovati dalla natura e dalla ragione.
Infatti se la continenza è conservata strettamente è causa d'una sequela di malattie e di acciacchi, e qualche volta dà luogo alle allucinazioni oscene, alla follia, al delirio erotico.
L'incontinenza o gli eccessi, come abbiamo veduto logorano istantaneamente la salute, e sono causa di sterilità. È il libertinaggio che produce quegli esseri che poi crescono gracili e sparuti; è il libertinaggio che riempie le sale degli ospedali di infelici che aspettano la morte come fine dei loro mali. Giovani, guardatevi dagli eccessi delle voluttà sensuali; essi conducono spesso alla morte.